ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 591

Comune, le ragioni dell’addio dei revisori

Assenza di collaborazione e continue pressioni” sono ottime ragioni che possono indurre un revisore a presentare le proprie dimissioni, nel caso specifico, dell’intero Collegio dei Revisori dei Conti del Comune di Torino.

Anni di studio e di lavoro dopo aver superato un difficile esame abilitante per l’esercizio, fanno del revisore legale uno delle professioni più rispettate presenti nel nostro Paese: una figura che si distingue non solo per la professionalità, ma anche per l’imparzialità e la diligenza richiesta per lo svolgimento della carica.

Nel caso del Comune, il revisore viene scelto tramite sorteggio, per garantire la massima indipendenza da coloro con i quali dovranno interloquire. Il ruolo prevede una particolare “forma di collaborazione” tra il Revisore e l’ente/società revisionato: ciò significa che il revisore, a periodi prestabiliti, dovrà effettuare dei controlli per verificare che l’andamento presente e futuro di una determinata situazione economico-finanziaria sia rappresentata secondo il rispetto dei principi di bilancio basati sulla chiarezza, verità e correttezza, il tutto accompagnato dal rispetto della normativa vigente.

Ovviamente, sarà a carico dell’ente corrispondere tutta la documentazione richiesta dai revisori al fine di consentire al Collegio di svolgere il controllo dei conti nel più breve tempo possibile. Da notare che “collaborazione” non significa che l’ente decide “come” e “quando” adempiere alle richieste.Rapporto di collaborazione non significa neanche “rapporto di amicizia”. Occorre da parte dell’ente, una “buona” conoscenza della materia, al fine di evitare ostacoli “involontari” durante le verifiche dei revisori. Qualora il revisore, a causa di svariate motivazioni, dovesse trovarsi nell’impossibilità di svolgere il proprio lavoro, potrebbe addirittura emettere un “giudizio negativo”, come nel caso del bilancio del Comune di Torino, il quale presenta degli errori di applicazione dei principi contabili.

A causa del parere negativo, l’ente non può chiedere la revoca dall’incarico: devono sussistere gravi motivazioni, quali per esempio il venir meno dell’indipendenza del revisore, per poter procedere con la richiesta. Non esistendo tali presupposti, il Comune di Torino non ha potuto, ovviamente, procedere con l’istanza di dimissioni. Questo dimostra l’ineccepibile lavoro svolto dai revisori. Questi ultimi, però, accompagnati da principi di professionalità, diligenza ed indipendenza ,di fronte ad una situazione del tutto negativa, nella quale sono prevalse “difficoltà nello scambio delle comunicazioni ed ostacoli nell’attività” (come indicato nella lettera), non potevano che rassegnare le proprie dimissioni. Prossimamente verranno scelti (sempre per sorteggio) altri tre revisori che dovranno comunicare con la stessa amministrazione comunale, a fronte di un precedente giudizio negativo: cosa mai successa. Massima solidarietà ai colleghi revisori uscenti ed un grande in bocca al lupo ai colleghi che saranno sorteggiati.

                                                            Raffaella Chiaravalloti

                                                                 Revisore Legale

Dipartimenti di eccellenza, premiato il Poli

Sono cinque i Dipartimenti del Politecnico di Torino che sono stati valutati come “eccellenti” dall’ANVUR, l’Agenzia nazionale per la valutazione, che ha selezionato 180 strutture dipartimentali delle università italiane che otterranno fondi straordinari dal Miur nel quinquennio 2018-2022, ripartendosi 271 milioni di euro complessivi previsti annualmente secondo quanto stabilito dalla legge di bilancio 2017. Per il Politecnico, le risorse aggiuntive ammontano a 41 milioni e 261 mila euro in cinque anni. L’Ateneo riceverà circa il 3% del finanziamento totale: una percentuale superiore rispetto al peso del Politecnico sul sistema nazionale, che si attesta attorno al 2%. I Dipartimenti premiati sono Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture, Ingegneria Gestionale e della Produzione, Scienza Applicata e Tecnologia, Scienze Matematiche “G. L. Lagrange”e il Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio. Quasi la metà dei Dipartimenti dell’Ateneo (5 su 11), quindi, è stata riconosciuta come eccellente. La valutazione è avvenuta sulla base di progetti di alto valore scientifico elaborati e presentati nei mesi scorsi, e successivamente vagliati da una commissione di sette esperti individuati dal ministero in collaborazione con ANVUR. In una prima fase, l’ANVUR aveva individuato 352 strutture, attraverso un indicatore standardizzato di performance (ISPD) che ha messo a confronto, per ciascun settore disciplinare, la valutazione ottenuta dalle pubblicazioni dei docenti di ciascun Dipartimento nell’ultima Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) con le valutazioni medie del settore a livello nazionale. Il Politecnico ha quindi registrato un tasso di successo del 63% dei propri Dipartimenti che hanno ottenuto il finanziamento, più alto rispetto alla media nazionale del 51% (180 ammessi su 352 ammessi al processo di valutazione).

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Una conferma della qualità della ricerca del Politecnico, come ha sottolineato il Rettore Marco Gilli:“Una valutazione estremamente positiva che conferma ancora una volta quanto la nostra attività di ricerca si svolga su tematiche di frontiera e con metodologie e strutture che garantiscono risultati di altissimo livello e che posiziona l’Ateneo tra le strutture che hanno ottenuto un numero di dipartimenti finanziati superiore alla media nazionale. Il Politecnico ha creduto molto in questi iniziativa mettendo a disposizione notevoli risorse, sia finanziarie sia in termini di posizioni: ai Dipartimenti proponenti infatti è stato attribuito un importante cofinanziamento in termini di punti organico in aggiunta a 44 posizioni da ricercatore di tipo A, assegnate a tutte le strutture”. I fondi saranno destinati a rafforzare e valorizzare l’eccellenza della ricerca, con investimenti in capitale umano, infrastrutture di ricerca e attività didattiche di alta qualificazione. “Si tratta di un cospicuo finanziamento che va ad affiancarsi agli interventi di sostegno alla ricerca che l’Ateneo ha varato nel corso del 2017 e che impegnano il budget 2018 per più di 40 milioni di euro”, conclude il Rettore. “È un risultato – commenta il Vice Rettore alla Ricerca Stefano Corgnati – che premia la qualità dei progetti presentati, concepiti in coerenza con le strategie dell’Ateneo. Un risultato raggiunto grazie al vivo supporto di tutti i nostri Dipartimenti, non solo a quelli direttamente coinvolti: questa iniziativa è stata ancora una volta l’occasione per dimostrare la capacità del nostro Ateneo di fare squadra, operando con spirito di servizio per il successo dell’istituzione nel suo complesso, al di là dei risultati del singolo”.

(foto: il Torinese)

Consigliera porta la figlia all’asilo sull’auto blu. Ma sarà mica stata un diesel Euro5?

AVVISTAMENTI  di Effevi
I grillini come tutti i rivoluzionari: arrivati al potere, fanno peggio di quelli di prima

Non ci vorrà molto per capire se la consigliera grillina che ha richiesto l’auto di servizio del Comune di Torino per andare a prendere la figlia all’uscita dell’asilo ha commesso un reato di rilevanza penale o amministrativa, una serie di infrazioni ai regolamenti comunali, o semplicemente un esercizio di privilegio incompatibile con chi è stato eletto grazie alla retorica della lotta alla casta. Non che i grillini siano gli unici a cadere nel sacco: a memoria almeno  una decina di assessori del pd di quelli che nascono nei giusti salotti borghesi e si sposano soltanto tra famiglie note teorizzavano di imporre la mobilità ciclabile a tutti, salvo poi fare tutti i giorni la navetta tra Palazzo e domicilio rigorosamente su auto blu – e talvolta pure con scorta.

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Però quelli non facevano la morale contro i privilegi, e a differenza di molti grillini non costruivano carriere (altrimenti loro precluse per un ovvio difetto di cultura e talvolta di quoziente intellettuale) sulla marea nera dell’invidia sociale. In realtà, l’episodio della consigliera è una metafora microscopica dell’inevitabile parabola di quasi tutti i rivoluzionari, che finiscono per replicare in peggio i peccati dei regimi da loro abbattuti. I comunisti russi restaurarono immediatamente il regime poliziesco zarista, aggiungendoci processi farsa, fucilazioni di massa, carestie indotte, e gulag. Ma se uno legge i diari del viaggio in Russia del marchese di Custine, nel 1839, sembrano scritti in era brezneviana. Tutto questo, tornando alla consigliera grillina che si fa scarrozzare per le incombenze domestiche, potrebbe anche far sorridere. Il problema è che chi inizia la caccia alle streghe non soltanto rischia di finire personalmente al rogo, ma finisce per appiccare il fuoco all’intero villaggio, in una furiosa palingenesi dove non si trova neppure un Giusto per salvare la città. Un esempio recente è la ventata puritana che ha travolto l’industria del cinema americano, distruggendo allegramente carriere, spesso sulla base di pettegolezzi o denunce generiche. Per cui tutto si confonde in un immenso falò di purificazione: lo stupro o l’estorsione sessuale insieme al normale invito a uscire, magari respinto. Matt Damon, uno dei pochi apparentemente sani in quel mondo, ha provato a mettere un po’ di buon senso e l’hanno crocifisso. 
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Anche i grillini hanno appiccato i loro fuochi, ingenuamente illudendosi di restarne prigionieri. Hanno fulminato le parentopoli salvo replicarle a tappeto, con i casi unici nelle cronache parlamentari di madre e figlia eletti ciascuna in una delle due Camere? Hanno innescato l’isteria sui rimborsi e sugli scontrini, rendendo difficile alla fine distinguere tra sprechi vergognosi, ma legali, e reati di peculato ai danni della pubblica amministrazione. Hanno fatto apparire come porcherie istituti legali ed necessari al funzionamento minimo del sistema, come i rimborsi ai datori di lavoro per le ore non lavorate dai loro dipendenti, perché fanno il loro lavoro in consiglio comunale. Una misura essenziale per evitare che le amministrazioni locali, dove lavorando full-time come consigliere si ottiene un compenso di circa mille Euro mensili, finiscano in mano a un’orda di incompetenti senza arte né parte. Il che, detto per inciso, configura il profilo medio del l’esponente grillino. Governare in queste condizioni è impossibile, e non a caso quando arrivano al potere i grillini cambiano lo spartito, per cui il Sindaco raggiunto da avviso di garanzia, non deve dimettersi solo se appartiene al movimento. Altrimenti, la gogna o il cappio. Quindi, il danno arrecato da questa mentalità da finti rivoluzionari (in realtà aspiranti alla casta in cerca di scorciatoie dei necessari percorsi professionali e formativi) non si risarcisce quando cadono nella loro stretta trappola. Ma alla fine di tutto resta una domanda di fondo: l’auto blu utilizzata dalla consigliera era almeno ecologica, o magari era un diesel Euro5? Perché il vero peccato sarebbe quello.

Tari errata? Come chiedere il rimborso

Di Patrizia Polliotto* 

 

Ecco quel che bisogna sapere sulla TARI. La prima parte di essa riguarda la grandezza della casa, ovvero il costo che viene attribuito a ogni metro quadro risulta essere di circa due euro. Per ogni componente del nucleo familiare, che rappresenta la seconda parte, quella variabile, si parla di un costo di circa cinquanta euro. Moltissimi comuni italiani avrebbero dovuto moltiplicare i metri quadri che compongono la casa per il costo attribuiti ad essi ed allo stesso tempo per il numero di persone che compongono il nucleo familiare. L’errore è stato nel calcolare diverse volte questo dato per tutte le diverse superfici che compongono la casa. La prima parte per ottenere un rimborso consiste nel valutare attentamente gli importi presenti nel bollettino. Generalmente questi sono caratterizzati da due diciture differenti tra di loro che appunto indicano la parte fissa, indicata con la sigla PF, ma anche quella variabile, la quale viene identificata con la dicitura PV. Esaminando con scrupolo proprio tale parte sarà possibile controllare se vi sono degli errori gravi nel bollettino che deve essere pagato. Se il bollettino è privo di tali diciture, occorre semplicemente procedere con la richiesta di verifica da parte del Comune, al fine di effettuare il ricalcolo di cui sopra e cercare così di ottenere un eventuale rimborso. Se il Comune si dimostra poco disponibile nello svolgere questo particolare tipo di controllo sarà necessario procedere con un ulteriore tipo di verifica che garantisce la possibilità di poter sapere se vi sono stati degli errori nell’effettuare il calcolo. Per ottenere il rimborso occorre compilare una lettera indirizzata all’ufficio amministrativo del proprio comune in modo tale che si possa essere sicuri del fatto che, la propria richiesta, venga presa in considerazione.

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* Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI
COMITATO REGIONALE DEL PIEMONTE
TEL. 011 5611800, Via Roma 366 – Torino
EMAIL: UNC.CONSUMATORITORINO@GMAIL.COM

 

 

Ferrovie, aumenta l’impegno economico della Regione

La seduta straordinaria sulla manutenzione della rete ferroviaria svoltasi il 9 gennaio in Consiglio regionale ha consentito all’assessore ai Trasporti Francesco Balocco di chiarire che negli ultimi anni l’impegno economico della Regione sul fronte del trasporto con il treno è andato in crescendo, nonostante le difficoltà del bilancio e il taglio di 14 milioni da parte dello Stato nel 2017. L’assessore ha poi fatto il punto sugli investimenti previsti: sul materiale rotabile 65 milioni dallo Stato, 42 dalla Regione e 42 da Trenitalia; per la manutenzione ordinaria e straordinaria della rete RFI, a fronte dei 150 milioni spesi nel 2017, ha annunciato un piano da 600 milioni dal 2018 al 2021. E infine, i 6 miliardi previsti per investimenti sulle infrastrutture, senza contare le risorse per l’alta velocità. Infine, ha rilevato che negli ultimi quattro anni la puntualità è aumentata di cinque punti, passando dall’84% all’89% sebbene il 2017 abbia solo mantenuto e non migliorato i risultati raggiunti l’anno prima, che durante lo scorso dicembre ci sono stati dei disservizi che hanno creato problemi significativi per guasti sulla rete causati dal freddo, che nel 2017 RFI ha effettuato 100 assunzioni di personale addetto alla manutenzione, che sta concludendo ora la formazione e sarà presto operativo. In conclusione, l’assessore ha evidenziato che ci sono le premesse perché il sistema ferroviario piemontese possa migliorare in modo significativo e che la Regione si muoverà con forza nei confronti di RFI, con la consapevolezza che i rapporti sono regolati da contratti in qualche modo vincolanti.

 

(foto: il Torinese)

Università di Torino tra le migliori d’Italia

L’ateneo torinese è tra i migliori d’Italia con dieci dipartimenti (15 ne avevano fatto richiesta) assegnatari del Fondo ministeriale che per il quinquennio 2018-2022 concederà un finanziamento di oltre 81 milioni di euro, ben 16 in più per ogni anno. Si colloca al terzo posto tra le università per numero di dipartimenti finanziati: tre per l’area medica, tre per l’area scientifica e quattro per l’area umanistica. Le risorse saranno destinate all’acquisto di infrastrutture strumentali per la ricerca, per la didattica di alta qualificazione e per assumere  20 nuovi ricercatori, 20 nuovi docenti ordinari e associati e 10  tecnici della ricerca.

Amazon aprirà nel Torinese con 1200 posti di lavoro

Il colosso delle vendite online Amazon aprirà un nuovo centro di distribuzione a Torrazza Piemonte, 25 km da Torino, nell’autunno del 2018, un anno dopo le aperture dei siti di Passo Corese (Rieti) e Vercelli, in funzione da settembre del 2017. Saranno creati 1.200 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato a tre anni dal lancio del sito e 150 milioni di euro saranno investiti nella nuova struttura di 60.000 metri quadri, studiata per garantire consegne rapide per i clienti in Italia e in Europa.

Zero Robotics Competition in finale a Torino

La competizione tra Scuole superiori di tutto il mondo porterà in città 150 studenti di tutta Europa 

GLI STUDENTI SI SFIDANO A COLPI DI PROGRAMMAZIONE

Aula Magna “G.Agnelli”, Politecnico di Torino, Corso Duca degli Abruzzi 24

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Un torneo tra studenti delle scuole superiori di tutto il mondo che si sfidano nella programmazione degli Spheres, piccoli satelliti sferici ospitati all’interno della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La Zero Robotics Competition (http://zerorobotics.mit.edu/), organizzata per l’Europa da Politecnico di Torino, ASI, Università degli studi di Padova, Ufficio scolastico regionale del Piemonte e Rete Robotica a scuola, si concluderà quest’anno proprio al Politecnico, che ospiterà 150 dei ragazzi arrivati in finale, tra i quali anche gli alunni di tre scuole piemontesi. Gli studenti assisteranno in diretta all’ultimo torneo della competizione, che si svolgerà a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e in collegamento con il MIT di Boston e con l’Università di Sidney, dove si troveranno per assistere alla finale gli studenti provenienti da Stati Uniti e Australia. La finale torinese è organizzata da Politecnico di Torino insieme ad AMMA, Camera di commercio di Torino, ITS Mobilità sostenibile Aerospazio Meccatronica, Unione Industriale di Torino, Turismo Torino e provincia.

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11 gennaio 2018, ore 13.15 – Il programma:

12.00
Arrivo degli studenti finalisti al Politecnico e visita all’esposizione dei lavori di gruppi di ricerca e team studenteschi in ambito aerospazio (Sala Consiglio di Facoltà)

13.15
Competizione (Aula Magna)
– Saluti istituzionali

– Presentazione degli astronauti della ISS e della missione

– Torneo finale della Zero Robotics Competition

– Premiazione

Arsenale della Pace, il Sermig punta sull’ accoglienza delle donne in difficoltà

di Paolo Pietro Biancone *

 

Si chiama Nuova Accoglienza il primo impegno del 2018 del Sermig –Arsenale per la Pace, Servizio Missionario Giovani, nato a Torino nel 1964 da un’intuizione di Ernesto Olivero, insieme a sua moglie e a un gruppo di amici e che porta soccorso a popolazioni colpite da calamità naturali e ha realizzato oltre 77 missioni di pace in Paesi in guerra quali Libano, Rwanda, Somalia, Iraq, ex Jugoslavia ecc. Sarà Matteo Baronetto, chef stellato del Ristorante Il Cambio, a sostenere il progetto, preparando una cena per 200 invitati presso il Sermig – Arsenale della Pace, mettendo la sua preziosa competenza a servizio della solidarietà. L’intero incasso sarà utilizzato per portare a termine la nuova struttura recettiva per l’accoglienza di donne in difficoltà che bussano alla porta dell’Arsenale della Pace. Al termine della cena – in programma il 9 febbraio prossimo – si terrà un’Asta solidale con maglie di Juventus, Torino, Inter, Milan. L’accoglienza femminile del Sermig, che nel tempo ha realizzato oltre 3mila interventi di sviluppo nei 5 continenti e vive di giorno in giorno grazie al contributo di migliaia di volontari, è stata aperta nell’ottobre del 1998, registrando oltre 13mila passaggi. Di fronte al crescente numero di donne sole immigrate senza casa e in cerca di un lavoro e italiane in situazioni di precarietà economica, nasce l’esigenza di aprire un’accoglienza notturna femminile che offrisse al maggior numero possibile di donne un’accoglienza in un luogo sicuro, in locali puliti, affinché chi si trova senza casa possa consumare almeno un pasto caldo al giorno, la colazione, usufruire della doccia, della lavanderia e di un posto letto per la notte. “Nel tempo – dicono dal Sermig – il confronto con l’aumento di richieste di accoglienza da parte di donne italiane e immigrate con bisogni complessi, quindi più fragili (incinta, malate, dimesse dai reparti psichiatrici, maltrattate, sfruttate, con bambini) e il desiderio di offrire risposte adeguate e flessibili consone ai reali bisogni delle persone ci ha più volte portato a cambiare i criteri e le modalità di accoglienza. La nostra attenzione si è concentrata in modo particolare su tutte quelle situazioni che, per motivi diversi, non rientrano nei percorsi di tutela dei servizi sociali territoriali”. Attualmente il Sermig è, in grado, di offrire quotidianamente ospitalità a 55 donne sole e/o con bambini negli spazi dell’Arsenale e negli alloggi e strutture esterne. A ciò si aggiungono 24 posti per donne sole o con bambini nella struttura sita all’interno dell’Arsenale della Pace di Torino. Spazi insufficienti, che hanno stimolato nuove ambizioni: il progetto è destinare la ristrutturazione dell’ultimo padiglione dell’ex Arsenale militare assegnatoci a locali per l’accoglienza di donne sole e con bambini in situazione di maggior fragilità, prevedendo di poter offrire ospitalità complessivamente a 37 persone.

Più precisamente:

-ospitalità serale- notturna (16-8.00) a 17 donne sole in stanze da 2, 3, 4, 6 persone, ognuna con servizi;

-ospitalità residenziale a 20 donne sole o con bambini in stanze doppie o al massimo triple dotate di servizi.

Per entrambe le accoglienze sono previsti spazi comuni come la lavanderia, la sala mensa e la sala tv, il soggiorno, una sala giochi per i bambini e un angolo cucina. Lo scopo del servizio di accoglienza che viene offerto tra le mura dell’Arsenale della pace è affiancarsi alla persona che sta vivendo un momento particolarmente delicato e difficile proponendo un intervento costruttivo affinché la precarietà non diventi la normalità di vita.

 

 

*Professore ordinario di economia aziendale e coordinatore del corso di dottorato in Business e Management dell’Università di Torino

 

Basterà un “vaffa” a cambiare la politica?

LA VERSIONE DI GIUSI  di Giusi La Ganga

In questi giorni di avvio della campagna elettorale emerge la difficoltà delle forze politiche, per così dire, istituzionali nel contrastare la propaganda del Movimento 5 Stelle.   Ma emerge ancor di più un’impostazione della polemica, che a me pare sbagliata, inefficace e talora controproducente. Il voto ai 5 Stelle non è, almeno per la maggioranza degli elettori, un voto per un programma di governo o per una classe dirigente qualificata. Può darsi lo possa diventare in futuro, ma, al momento, è essenzialmente un “vaffa” espresso con la scheda elettorale. E il “vaffa” deriva da una sensazione di inadeguatezza della politica tradizionale nel fronteggiare i problemi generati dalle trasformazioni del mondo. Questo si manifesta nell’espressione di tesi aberranti sulla rappresentanza diretta, nella prospettazione di miracolistiche soluzioni, nella promozione di un ceto politico ancor più raccogliticcio e dequalificato di quello della seconda repubblica, nello sbandierare una diversa moralità (questa l’abbiamo già vista), e, infine – ma è la cosa più importante – dando voce alla generazione sotto i 35 anni, a cui si offre, con il reddito di cittadinanza e con una generica prospettiva di rottamazione delle classi dirigenti, la speranza di un futuro migliore. E’ una campagna insidiosa, che si fonda su una miscela di verità e di menzogne, che sfrutta il sentimento diffuso di ostilità alla politica, come se anche la loro non fosse politica. Il centrodestra è più attrezzato a reagire e a contrapporsi, perché è portatore di una pluralità di disegni, anzi di sogni, che possono competere sullo stesso terreno.

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Per una forza di governo di centrosinistra è tutto più difficile, soprattutto quando non sfrutti i tuoi punti di forza e accetti lo stesso terreno di gioco dell’avversario. Ma qui il centrosinistra, e soprattutto il PD, scontano errori antichi. Pensiamo allo slogan “onesti contro disonesti”, che affonda le sue radici nella propaganda comunista dell’altro secolo. Per una nemesi della storia oggi è usato contro coloro che lo usarono a piene mani, contribuendo a distruggere partiti e storie politiche. Oggi quasi mi intenerisco quando ascolto persone perbene (e sono quasi tutte) del PD, sorprendersi per l’uso spregiudicato di intercettazioni telefoniche, di inchieste giudiziarie, di vicende amministrative spesso controverse e di difficile interpretazione. “C’è sempre qualcuno più puro di te, che ti epura”, diceva Pietro Nenni. Pensiamo alla campagna antipolitica. Il confronto con i grillini è del tutto impari. Se tu non ti dai una linea, coerente con i tuoi principi, e la difendi con durezza, l’alternativa è inseguire la demagogia, senza raggiungere mai l’avversario, che è imbattibile. E’ stato così con il finanziamento pubblico dei partiti e dei gruppi parlamentari. Le vergognose degenerazioni hanno fatto diventare il finanziamento pubblico una sorta di male assoluto, portandoci alla situazione di oggi, in cui la politica sembra diventare terreno solo per ricchi, per servi di qualche lobby, o per persone dabbene inconsapevoli di essere espressione di interessi governati altrove. Naturalmente sono le degenerazioni che favoriscono questa ondata. L’idea del mandato parlamentare vincolato e imperativo (tipico dei regimi autoritari) viene riproposto come antidoto al trasformismo senza decenza. E non si ha più il coraggio di difendere principi che sono il fondamento della democrazia liberale.

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Non so se siamo ancora in tempo per organizzare una controffensiva adeguata. Per farlo occorrono persone dotate di credibilità e di autorevolezza, che abbiano uno stile diverso da quello sguaiato che ci aggredisce. Io penso che in politica l’offerta condizioni e dia forma alla domanda. Se offriamo versioni bonsai delle ricette populiste altrui, saremo sempre perdenti. La nostra offerta politica deve valorizzare Gentiloni, Padoan, Calenda, Minniti. So che anche a loro vengono rivolte critiche. E’ normale ed accettabile. Ma sono comunque un modello di azione di governo seria, che rispetta compatibilità e non illude nessuno. Ma il problema del come contrapporsi ai 5 Stelle non riguarda solo il PD, ma anche il neonato movimento dei Liberi ed Uguali.   E qui cadono le braccia. Nell’attuale crisi sociale italiana è legittimo e in teoria sarebbe utile un soggetto politico che provi a modernizzare e a rafforzare la rappresentanza del mondo del lavoro, che ha subito non pochi torti nell’ultimo decennio. Ma questo implica un preciso e radicale distinguo rispetto al populismo. La sinistra storica, di origine marxista, ma non solo, nasce, si sviluppa e diventa egemone proprio contrapponendosi ai movimenti demagogici. Pensare che dopo le elezioni politiche LeU possano porre sullo stesso piano il centrosinistra e i 5 Stelle è assolutamente sconcertante. E’ purtroppo l’ennesimo sintomo di uno sbandamento culturale delle classi dirigenti. Si dice che sia l’elettorato a spingere in quella direzione. Ma si dimentica una lezione fondamentale: i partiti nascono per orientare e formare l’opinione pubblica, non per subirla. E si dimentica altresì che se non poni vincoli e barriere che ti distinguano nettamente, ammetti implicitamente l’utilità di un voto populista. E lì andranno gli elettori.