ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 589

Bitcoin, quale futuro?

“Sul futuro del bitcoin – afferma il notaio Remo Morone – esistono due diversi orientamenti di pensiero: c’è chi ritiene che sia l’Internet della valuta e che, quindi, questi beni siano sottovalutati, e chi, sul versante opposto, sostiene che il bitcoin non possieda nessun sostrato e non abbia garantito nessun valore reale sottostante e possa essere una bolla, come fu quella dei tulipani nel Seicento”.

” Ci sono Paesi – prosegue il notaio Remo Morone – che si sono apertamente schierati contro i bitcoin, come la Cina e alcuni Stati sudamericani. D’altronde le regole sull’esportazione del denaro in Cina sono piuttosto stringenti. Presenta un problema di politica interna fondamentale, che è quello di mantenere in piedi il mercato interno, e quindi ostacola l’esportazione di capitali all’estero. In Cina è, infatti, presente un sistema di controllo centralizzato. Sull’altro versante ci sono, invece, Paesi favorevoli all’uso del bitcoin, come la Bielorussia, che ha indicato che le plusvalenze del bitcoin non devono essere soggette al pagamento di imposte.”

“Quest’anno – precisa il dottor Remo Morone – il G 20 in programma il 30 novembre prossimo a Buenos Aires sarà anche teatro di una discussione sulle criptovalute. Il crollo del bitcoin a inizio 2018 è stato dovuto a una sua precedenza eccessiva salita. Ritengo siano investimenti adatti per quei soggetti che possono non utilizzare quei flussi di denaro per il loro mantenimento. Nel caso del bitcoin, infatti, non esistono limiti giornalieri ( in un solo giorno possono scendere o salire anche + 40%); quindi è uno strumento adatto ad investimenti a lungo termine. Se si poteva considerare all’inizio la moneta degli millenians, ora anche persone di età più avanzata si stanno orientando verso un diversificazione degli investimenti anche nel campo delle criptovalute”.

Mara Martellotta

 

Gran Premio di Matematica Applicata

In gara 142 istituti superiori da tutta Italia: coinvolte scuole di Torino, Alessandria, Cuneo, Novara e Vercelli 

Sono oltre 9.000 studenti (+18% rispetto al 2017) a partecipare alla XVII edizione del “Gran Premio di Matematica Applicata”, concorso educativo realizzato dal Forum ANIA-Consumatori in collaborazione con la Facoltà di Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e il patrocinio del Consiglio Nazionale degli Attuari.Il concorso vede coinvolte quest’anno 142 scuole superiori (erano 104 nell’edizione precedente) di 18 regioni italiane, compreso il Piemonte. In particolare, partecipano a questa competizione: IIS C. Olivetti di Ivrea (Torino) e Liceo scientifico E. Majorana di Torino; IIS C. Balbo di Casale Monferrato (Alessandria); ITCG E. Guala e Liceo G. Giolitti – G.B. Gandino di Bra (Cuneo), ITCS F. A. Bonelli di Cuneo; Istituto Salesiano San Lorenzo di Novara; Istituto Mercurino Arborio di Gattinara (Vercelli) e IIS C. Cavour di VercelliQuesta iniziativa ha l’obiettivo di valorizzare le competenze logico-matematiche dei ragazzi e avvicinarli all’aspetto più utile e concreto di una disciplina fondamentale per la loro formazione. Infatti, la conoscenza delle applicazioni pratiche della matematica nella vita reale costituisce una base importante per affrontare efficacemente situazioni complesse e prendere in futuro delle decisioni importanti in ambito finanziario. Secondo l’ultima rilevazione OCSE PISA – indagine internazionale promossa con lo scopo di valutare periodicamente il livello di istruzione degli adolescenti dei principali paesi industrializzati – la mathematical literacy dei nostri ragazzi sembra progressivamente migliorare. Proprio per contribuire a innalzare e armonizzare il livello di queste competenze, il Forum ANIA-Consumatori continua ad impegnarsi nelle scuole realizzando il “Gran Premio di Matematica Applicata” e il programma di educazione assicurativa “Io e i rischi” (www.ioeirischi.it). La XVII edizione del “GP” si svolgerà come di consueto in due manche con difficoltà progressive, nelle quali i giovani partecipanti cercheranno di risolvere problemi che richiedono l’applicazione di modelli logico-matematici intuitivi alla vita reale. La prima prova si svolge presso l’istituto di appartenenza dei ragazzi, mentre la seconda – a cui parteciperanno solo gli studenti con i migliori punteggi – avrà luogo il 23 febbraio presso le sedi dell’Università Cattolica di Roma e di Milano e determinerà la classifica finale. L’iniziativa si concluderà poi il 24 marzo 2018 con la cerimonia di premiazione dei vincitori con i loro docenti, in contemporanea presso le sedi dell’Università Cattolica di Roma e Milano, alla presenza di rappresentanti del mondo accademico, delle istituzioni e del settore assicurativo.

Rientro al lavoro dopo la maternità

Incentivare il rientro al lavoro delle donne in seguito alla nascita di un figlio e, al tempo stesso, favorire la condivisione delle responsabilità di cura famigliare tra i genitori, stimolando i papà a fruire maggiormente dei congedi parentali. Sono gli obiettivi della delibera di indirizzo approvata dalla Regione Piemonte, su proposta delle assessore alle Pari Opportunità e al Lavoro e finanziata con risorse regionali ed europee per 500 mila euro. L’intervento, riassunto nell’acronimo “RI.ENT.R.O.” (Rimanere Entrambi Responsabili e Occupati) prevede l’apertura, nella primavera prossima, di un bando a cui potranno far domanda le mamme lavoratrici, per ottenere un contributo una tantum volto a sostenere il loro rientro lavorativo, nel caso in cui il padre fruisca del congedo parentale. L’incentivo, valido anche in caso di adozione o affidamento di minori, viene riconosciuto in un’unica soluzione sia alle lavoratrici dipendenti del settore privato, sia alle lavoratrici autonome e alle titolari o socie di micro imprese, al termine della fruizione da parte del papà del congedo parentale. In particolare, l’importo, del valore di 400 euro, viene erogato per ogni mese in cui il padre ha fruito del congedo, fino al 12esimo mese di vita del bambino (18esimo nel caso di minori in situazione di grave disabilità). Per i nuclei monoparentali composti dalla sola mamma, invece, l’incentivo, in questo caso di 500 euro, viene riconosciuto, al termine del congedo di maternità o parentale, a fronte del suo ritorno al lavoro, fino al 12esimo mese di vita del bambino (18esimo nel caso di minori in situazione di grave disabilità disabili)Soddisfazione per l’approvazione del provvedimento è stata espressa dall’assessora al Lavoro della Regione Piemonte,  Monica Ceerutti, che ha sottolineato come la rinuncia al lavoro da parte delle donne che hanno figli piccoli sia dovuta ancora in gran parte al permanere di modelli culturali che tendono a riservare la responsabilità di cura in modo quasi esclusivo alla figura materna, oltre che alla scarsa conoscenza delle possibilità offerte dalle norme oggi in vigore. Di qui, secondo l’assessora, l’importanza dell’iniziativa, che si propone di favorire la permanenza delle donne nel mercato del lavoro, nella consapevolezza che un’occupazione femminile di maggiore qualità rappresenti un’occasione di crescita per l’economia locale nel suo complesso.

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Secondo l’assessora  la questione della maternità continua a essere questione irrisolta nella società italiana: il mondo del lavoro la considera un problema non un valore comune. Solo così si può  spiegare anche il bassissimo tasso di natalità. Le istituzioni possono e devono fare la loro parte. L’assessora ha sottolineato come con l’intervento “RI.ENT.R.O.” si cerchi di intervenire sui congedi genitoriali con misure concrete che accompagnino anche il necessario cambiamento culturale. Non è la prima volta che l’ente affronta questo tema, infatti tra l’aprile 2011 e il marzo 2014 grazie al progetto “Insieme a Papà” sono stati erogati 162.850 euro di contributi per un totale di 170 richieste evase. Che il tema del mancato rientro al lavoro da parte delle neo mamme sia attuale lo confermano i dati della direzione territoriale del lavoro di Torino, secondo cui nel 2016 oltre 700 lavoratrici dipendenti hanno rassegnato le dimissioni nel primo anno successivo alla maternità. L’iniziativa regionale, di cui saranno rese note nelle prossime settimane le modalità di adesione, si configura come un contributo aggiuntivo rispetto al “Bonus mamme domani”, introdotto con la Legge di Bilancio 2017 e confermato quest’anno, che prevede un premio alla nascita di 800 euro riservato alle future madri, al compimento del settimo mese di gravidanza o all’atto dell’adozione.

L’aldiqua

Da sei mesi a questa parte la signora Cristina Giordano era solita aggiornare il profilo Facebook del figlio Luca Borgoni, deceduto la scorsa estate sul Cervino. Le foto e i post pubblicati a nome suo erano un modo per tenerlo ancora in vita e conservare un contatto con gli amici. Qualche giorno addietro, il social network le ha bloccato l’accesso: la pagina è diventata commemorativa, così come prescrive il regolamento, dunque non può più essere modificata. Per ovviare a tale procedura, il titolare dell’account in vita dovrebbe nominare un contatto erede, cosa cui Luca non aveva provveduto a fare. La vicenda ha naturalmente commosso e suscitato commenti di varia natura. Sia pure in sintesi, si può utilizzare un approccio psicologico per comprendere meglio le dinamiche interiori e suggerire qualche elemento di riflessione.L’idea della morte come fine definitiva e totale della vita non trova spazio consapevole nella mente umana. Il nostro Io ha una capacità limitata di rappresentarsi la propria dissoluzione. Anche se la intendiamo come un evento razionalmente comprensibile, possiamo pensare alla morte in termini razionali, ma non siamo in grado di concepirla sul piano emotivo. Posto di fronte a questo evento tanto ineluttabile quanto inconcepibile, l’essere umano può mettere in atto un duplice meccanismo di difesa. Il primo consiste nel credere di poter continuare a vivere senza mai morire veramente. È la posizione delle dottrine che sostengono l’immortalità dell’anima, destinata a un nuovo e superiore ciclo di vita. Freud sostiene che tale idea di immortalità rappresenti una difesa estrema dal lutto: solo così l’Io riesce a mettere sotto controllo l’angoscia che comporta la fine dell’esistenza – personale o dei propri cari.Un secondo meccanismo consiste nel rifiutare l’esistenza di un mondo ultraterreno, propugnando il dissolvimento dell’uomo nel nulla eterno di foscoliana memoria. Una negazione paradossale, in quanto la mente umana, essendo una struttura finita, non può rappresentarsi nulla che sia infinito.

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L’uomo del Duemila ha la stessa incapacità di concettualizzare la morte che aveva l’uomo del Pleistocene. Le incisioni rupestri delle grotte di Lascaux o di Altamira, che avevano un ruolo centrale nelle pratiche religiose, erano probabilmente un modo per stabilire un contatto con la vita ultraterrena. Ritroviamo questo tipo di pensiero figurativo presso gli Egizi: i defunti giunti nell’aldilà avrebbero potuto essere confortati dalle riproduzioni degli oggetti a loro più cari e usuali. Ma la necessità di immaginare e visualizzare un’esistenza dopo la morte appartiene a tutti i popoli e culture antiche. L’uomo del Duemila non ha più a disposizione le pareti scabre di una caverna o di una piramide. Nel corso del XX secolo, inoltre, si è osservata una progressiva rimozione della morte dalla coscienza collettiva. L’aldilà raffigurato dalle civiltà passate ha perduto nella cultura “occidentale” attuale ogni connotato religioso e filosofico. Il rapporto con la morte sta cambiando in termini di peso, di significato, e i social media fungono in questo senso da cartina al tornasole. Le moderne tecnologie telematiche offrono oggi un affascinante muro virtuale, immateriale, senza limiti apparenti. L’esposizione pubblica del dolore e del lutto privato è diventata, ormai, una tendenza consolidata. Recente è stato il caso di Antonella Clerici che ha condiviso in Rete la notizia della morte del proprio cane, ottenendo una partecipazione considerevole di followers con gran dispendio di emoticon e faccine piangenti. Gli esempi di questo genere di esibizionismo, tipico dei personaggi pubblici più seguiti, non mancano. Drammatiche sono invece le immagini dei bambini uccisi dalla guerra in Siria, quella del piccolo Aylan annegato su una spiaggia turca, dei migranti morti in mare, delle esecuzioni messe in scena da Daesh. Tralascio qui il discorso riguardante il dark web, che propone video estremi e ripugnanti, realtà di portata più limitata. In ogni caso, la novità dell’età contemporanea sta proprio nello sdoganamento della morte come rappresentazione pubblica, nella collettivizzazione dell’esperienza del lutto e della sofferenza, nel segno del cosiddetto spirito social. Queste immagini, tuttavia, colpiscono l’emotività popolare solleticando un voyeurismo fine a se stesso e, solo raramente, scuotono le coscienze. Commentato e condiviso il post, versata la lacrimuccia d’ordinanza, si chiude la pagina e si prosegue la giornata. La partecipazione e i sentimenti di solidarietà appaiono tanto solerti quanto superficiali. Prevale un’opera di rimozione massiccia e, pare, piuttosto efficace. La Rete induce una percezione della morte che finisce per svuotarsi del suo senso più profondo.

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Dobbiamo evitare di cadere nella tentazione di esprimere un giudizio sul comportamento della signora Cristina che, mediante Facebook, non vuole lasciare andare Luca. La morte di un figlio è la tragedia più grande che possa accadere a un essere umano: l’elaborazione del lutto percorre strade impervie e difficoltose, talora inadeguate, sovente incomprensibili. In altri termini, si fa quel che si può. Lo sguardo degli sconosciuti è allora desiderato e inseguito per ottenere attenzione sulla propria condizione, per ricevere una testimonianza di vicinanza, un cenno di conforto che possa alleviare in qualche modo una sofferenza altrimenti indicibile. Tale comportamento, però, è anche la prova che la morte non è più un tabù da nascondere o metabolizzare nell’ambito della sfera privata, bensì un fatto pubblico: un evento condiviso non solo insieme ai propri cari, ma con utenti anonimi senza voce né corpo. Intesa e fruita in questo modo, la Rete diventa un aldiqua volto a consolare e rassicurare chi resta, garantendo un simulacro di immortalità a chi non c’è più. Non potendosi risolvere, il mistero angosciante della morte si dissolve per divenire una fantasia di sopravvivenza magica. Sotto i nostri occhi sta avvenendo un cambiamento di mentalità le cui linee evolutive sono ancora troppo difficili da delineare. Posta di fronte alla morte, la mente umana sta predisponendo nuovi meccanismi di difesa – o semplicemente aggiornando quelli consolidati.Restano da fare due brevi considerazioni. Facebook non va anzitutto considerato ingenuamente come uno spazio bianco neutro: La Facebook Inc. è un’azienda quotata in Borsa, un Grande Editore che, traendo guadagno principalmente dalla pubblicità, imposta di conseguenza le proprie strategie commerciali. La seconda riflessione riguarda proprio l’idea della morte cui accennavo sopra, che non andrebbe rimossa, ma pensata come parte della vita, di cui rappresenta non il termine, bensì il compimento. Il considerare la morte come condizione per vivere una vita piena e ricca di senso appartiene a tutta la cultura filosofica, da Seneca a Montaigne, da Spinoza ad Heidegger. Abbiamo a disposizione un tempo limitato, ogni esperienza e ogni persona amata sono preziose proprio in virtù della propria fuggevolezza.

 

Paolo Maria Iraldi

Uno per tutti, tutti per uno: riflessioni sul congresso Uilm

 

STORIE DI CITTA’ di Patrizio Tosetto
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Dario Basso è come al solito “gentilmente deciso” nel dire ciò che vuole dire. Garbati toni nel delineare cio che deve e  può  fare la Uilm, sindacato che rappresenta operai, impiegati e quadri intermedi metalmeccanici. Segretario di Torino sottolinea i positivi risultati dell’organizzazione.  Nonostante la crisi e nonostante i segni di ripresa economica stentino nel farsi largo in Regione.  É stato ed è un “mestiere” difficile quello del sindacato, il cercare un equilibrio tra interessi generali, dei lavoratori e dei datori di lavoro. Nella relazione, come dagli interventi, la volontà di affrontare e risolvere i problemi industriali ed occupazionali del presente. Risolverli anche per darsi un futuro. Mi sembra che il cuore della relazione sia la collaborazione in azienda. Il conflitto non paga, almeno il conflitto come soluzione dei problemi e diventa importante la stessa professionalità dei rappresentanti sindacali  Rsu. Tanto tempo e tante energie dedicate alla formazione, poi una riorganizzazione territoriale e accompagnare lo sviluppo economico difendendo i diritti dei lavoratori. Ed il loro primo diritto é il lavoro. La vicenda Embraco lo dimostra. Poi gli interventi degli invitati. La consigliera di Forza Italia Claudia Porchietto e l’assessore al lavoro Gianna Pentenero su un punto sono  d’accordo: l’ impotenza delle istituzioni. L’on Boccuzzi: sono uno di voi. Rappresentanti di Fiom e Fim desiderosi ancora di un percorso sindacale unitario. E il  funzionario della Unione industriale per una fattiva collaborazione. Segue il dibattito tra i delegati, mediamente al di sotto dei 40 anni,  dato molto positivo per la Uilm. Personali impressioni: estremamente sintetici descrivono il loro quotidiano lavoro in fabbrica, davvero  molto orgogliosi di appartenere alla Uilm. Comincio a capire che Dario Basso è stato eletto dal direttivo due anni fa in una situazione di emergenza. Doveva rinnovare e svecchiare i quadri dirigenti, c’erano troppe rendite di posizione che impedivano lo sviluppo sul territorio e degli iscritti. Si direbbe che questo compito sia stato assolto. Dario mi sottolinea d’essersi impegnato anche nella formazione  Rsu, in particolare in aziende in crisi, spiegando diversità tra procedure concorsuali o fallimenti. E il  “premio” é arrivato: eletto direttamente dai delegati. Un riconoscimento per il lavoro svolto e un rafforzamento per il lavoro futuro. Personalmente non mi rimane che auguragli buon lavoro, rubandogli la citazione detta nella sua relazione, a sua volta “rubata” dai Tre moschettieri: tutti per uno per tutti.
Patrizio Tosetto

L’Avvocato 15 anni dopo, simbolo di una Torino che non c’è più

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di Pier Franco Quaglieni

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Sono passati 15 anni dalla morte di Gianni Agnelli, l’avvocato per antonomasia, simbolo di una Torino che non c’è più . Ai suoi funerali solenni in duomo ci fu una grande folla che, tanto per non farsi mancare nulla , fischiò il presidente del Consiglio Berlusconi mentre entrava in chiesa. Assistetti ai suoi funerali in un banco vicino a Vittorio Chiusano, considerato l’avvocato dell’Avvocato. Si senti’ in quell’occasione che finiva un mondo che Agnelli aveva rappresentato. La Fiat, già in crisi , precipitò  anche per gli errori del suo presidente che aveva ceduto le redini del comando a Cesare Romiti. Il periodo aureo della Fiat fu quello di Vittorio Valletta , il ragioniere che seppe affrontare la ricistruzione e l’urto frontale con i comunisti che subito dopo la liberazione lo avevano estromesso. Agnelli fu per molti anni sotto tutela di Valletta, poi spiccò il volo.Era un personaggio sicuramente eccezionale abituato a vivere nel mondo più che nella Torino provinciale che pure amava. Era stato ufficiale del “Nizza Cavalleria “ durante la guerra in Africa. Seppe godersi avidamente la sua giovinezza senza limiti in rapporto con donne bellissime e anche la cocaina. Amò la Fiat che fu di suo nonno Giovanni, ma non riuscì ad essere un grande imprenditore , fortemente ostacolato da una contestazione operaia violenta che andò molto oltre l’autunno caldo .

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Una volta a cena con Mario Soldati ascoltai da lui una frase che mi è rimasta impressa : “In fondo io sono di sentimenti socialisti”. Mi sembro’ una frase paradossale , forse per compiacere Mario che era sfegatato per la Juve. Con Mario c’era una grande amicizia : Gianni gli metteva a disposizione la macchina targata Torino su cui era solito viaggiare lo scrittore. Un altro grande amico di Gianni fu Jas Gawronski che ,quand’era a Torino, era ospite fisso a casa Agnelli in collina e passava le vacanze con Gianni .  Jas ,quando Gianni mori, si chiuse nel silenzio e non volle scrivere nulla ne’ rilasciare dichiarazioni . Lo stile del principe polacco prevalse su quello del giornalista e in tanti anni di frequentazione non mi parlo’ mai del suo rapporto con Gianni. 

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La Juve fu la vera passione dell’Avvocato. Al liceo d’Azeglio lo ricordammo su mia iniziativa . Tutti resero omaggio avvocato,anche certa sinistra che lo aveva avversato . Dopo 15 anni di lui resta un ricordo sbiadito . Non è certo Evelina Christillin che l’avvocato fece conoscere , la sua erede perché la spocchia non è cosa legata al nome di Gianni. L’amato giornale di famiglia e’ finito nel gruppo De Benedetti che dopo qualche mese Gianni aveva cacciato dalla Fiat in cui era entrato come socio. Senatore a vita , ebbe un rapporto con la politica limpido . Non credo avrebbe speculato in borsa per la telefonata di un presidente del Consiglio. Era un uomo di stile quasi inimitabile non solo perché portava l’orologio sopra il polsino della camicia . Quando ho avuto l’occasione di parlare con lui constatai come fosse un uomo eccezionale, gentile di animo, che sapeva mettere l’interlocutore a suo agio . La tragica morte del figlio suicida e la morte crudele del nipote Giovannino,il vero erede,lo avevano rattristato profondamente . Sembrava un uomo annichilito e spento . Ho letto con disgusto i libri denigratori che un piccolo giornalista che fa dello scandalismo il suo mestiere, ha scritto su di lui e sulla sua famiglia . Forse non è stato un grande imprenditore come il nonno, ma sicuramente è stato un grande uomo e un grande piemontese . I suoi nemici, al suo confronto , erano dei nani. Anche molti suoi collaboratori erano dei nani. E questo spiega molte cose. L’unico Agnelli di alto livello fu Umberto oscurato dal fratello, imprenditore capace e solido, un uomo che va riscoperto .

Tirocini in azienda: la porta per il lavoro

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Di Paolo Pietro Biancone*

Si parla molto di alternanza scuola-lavoro e tirocini in azienda. Questa è la strada per imparare sul campo e acquisire competenze adeguate per il mondo del lavoro

L’alternanza scuola – lavoro è una modalità didattica innovativa, che attraverso l’esperienza pratica aiuta a consolidare le conoscenze acquisite a scuola e testare sul campo le attitudini di studentesse e studenti, ad arricchirne la formazione e a orientarne il percorso di studio e, in futuro di lavoro, grazie a progetti in linea con il loro piano di studi. L’Alternanza scuola-lavoro, obbligatoria per tutte le studentesse e gli studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori, licei compresi, è una delle innovazioni più significative della legge 107 del 2015 (La Buona Scuola) in linea con il principio della scuola aperta. Questo percorso si completa e arricchisce nel percorso universitario in cui gli studenti sono supportati con servizi per tirocini facoltativi e, in molti casi, obbligatori da svolgere durante il percorso di studio. Il servizio job placement delle Università gestisce l’offerta di tirocini curriculari ed extracurriculari per i propri studenti e laureati, con lo scopo di promuovere l’integrazione tra la formazione universitaria e il mondo del lavoro.

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Attraverso l’attivazione di tirocini curriculari ed extra-curriculari si pone l’obiettivo di offrire agli studenti ed ai neo-laureati l’opportunità di acquisire quelle competenze operative che solo un’esperienza “sul campo” può dare e di rendere partecipe l’azienda delle competenze impartite nei percorsi di laurea. Il tirocinio diventa così sempre più parte integrante del percorso formativo universitario dello studente e un’occasione di confronto e di primo approccio delle aziende con il laureato. Non di rado anche porta d’accesso all’inserimento lavorativo. Secondo i dati diffusi dal Senato della Repubblica sul mercato del lavoro e i giovani, in Italia la fascia di popolazione tra i 15 e 24 anni non occupata è in incremento già nel 2008 e l’intensità del fenomeno abbia continuato a crescere fino ai livelli critici del 2014, in cui l’indice ha raggiunto quota 42,7% (inferiore solo a Grecia e Spagna). All’inizio del 2014, la giunta della regione Piemonte ha deliberato di anticipare l’attuazione della Garanzia Giovani, approvando il Progetto straordinario Garanzia Giovani Piemonte – GGP5 . Il Progetto, finanziato con 5.600.000 euro di risorse residue del POR FSE 2007-2013, è iniziato il 1° giugno 2014 e si è concluso il 30 marzo 2015. Prevedeva dall’inizio azioni rivolte ai servizi per il lavoro e alla formazione finalizzata all’occupazione, mentre le altre misure sono state progressivamente attivate nei mesi successivi (ISFOL 2016a; Regione Piemonte 2016).

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Le misure attuate nel piano straordinario regionale hanno di fatto aperto la strada a quelle poi adottate nell’ambito della Garanzia Giovani nazionale: è ad esempio già presente il principio della retribuzione a risultato, mentre manca ancora il sistema di profilatura dei beneficiari, caratteristica peculiare – come si è visto – del programma nazionale. Nell’ambito della GG nazionale risulta assegnato alla regione Piemonte un ammontare di risorse pari a 97.433.240 euro. Anche alla luce della concorrenza con il piano straordinario regionale, il Piemonte ha scelto di concentrare la gran parte di tali risorse su poche tipologie di intervento: il contrasto dell’abbandono scolastico, l’inserimento occupazionale e il tirocinio extra-curriculare. La regione ha inoltre scelto di non finanziare la misura del bonus occupazionale. Le misure finanziate sono articolate in quattro percorsi offerti ai giovani iscritti al Programma: i primi tre sono concentrati sul reinserimento in formazione, sul tirocinio extra-curriculare e sull’inserimento al lavoro (perc. 3). In ciascun percorso, alla misura principale si accompagnano una serie di misure accessorie, di accoglienza o di orientamento specialistico. I dati successivi rivelano che le porte di accesso al mondo del lavoro sono migliorate e l’occupazione giovanile di conseguenza. Questo è anche confermato dai dati crescenti di attivazione stage e tirocini, che manifestano l’interesse delle imprese al mondo della formazione e rivelano la convinzione che gli stage possono essere strumento formativo sul campo utile a tutte le parti coinvolte.

*Presidente del corso di studi in professioni contabili

Coordinatore del Corso di Dottorato in Business & Management

Università di Torino

 

Viaggio nel mondo della pet therapy

Aula Magna “Giovanni Agnelli”, Corso Duca degli Abruzzi, 24 – giovedì 25 gennaio 2018 – ore 17:45 UNA RELAZIONE CHE CURA. Teresa Bevivino, Direttore del Distretto di Moncalieri ASLTO5 e Paolo Guiso, Medico veterinario ASLTO5

 

Dalla caccia al lavoro nei campi ai trasporti, fino allo svago, al tempo libero e allo sport. L’uomo e gli animali hanno intrecciato le loro storie sin dalle più lontane origini. Un’antica relazione, di cui negli ultimi tempi si sta esplorando un aspetto particolare: gli Interventi Assistiti con Animali, cioè quelle attività che attraverso la mediazione degli animali possono aiutare le persone nel disagio e nella malattia. È la Pet therapy, “una relazione che cura”protagonista il 25 gennaio della prima trasferta di GiovedìScienza al Politecnico di Torino (Aula Magna “Giovanni Agnelli”, in Corso Duca degli Abruzzi, 24)  con Teresa Bevivino e Paolo Guiso (rispettivamente Direttore e Medico veterinario Asl To5 Moncalieri, TO) che da anni si occupano di progetti di Terapie Assistite da Animali. Possiamo ormai classificare la pet therapy tra le terapie non farmacologiche: benché non abbia ancora completato il suo percorso di validazione scientifica, si avvicina sempre più al suo scopo, che si concretizza nella ricerca della salute e del benessere degli esseri umani e nella tutela della qualità della vita degli animali impiegati. Protagonisti di questa storia cani, gatti e umani, insieme mentre realizzano un progetto di lavoro, ad esempio i programmi di fisioterapia e riabilitazione con animali in anziani ospitati in una casa di riposo.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili

MIRAFIORI BIKE TOUR: COME NARRARE LA CITTA’ E IL TERRITORIO

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All’interno dei progetti Mira Up e Mirafiori On Air promossi dalla fondazione di Comunità di Mirafiori, le associazioni Kallipolis ed ECOntACT hanno condotto un percorso volto a formare nuovi “narratori del territorio”. In continuità con le balade (passeggiate urbane) condotte da Kallipolis gli scorsi anni all’interno del progetto Mirafiori Social Green che hanno riscosso un elevato interesse e partecipazione di pubblico, sono stati proposti sei workshop gratuiti da settembre a dicembre 2017 condotti da esperti nell’ambito dell’architettura, analisi urbana, promozione turistica e mobilità sostenibile, con la partecipazione di Engim, Bici-T e Comitato di Borgata Mirafiori. Gli incontri hanno portato i partecipanti all’ideazione di un percorso turistico ciclabile che avrà luogo il giorno domenica 28 gennaio dalle ore 10 alle ore 12.30 aperto a tutti con aperitivo finale presso la Locanda nel Parco di via Panetti 1. Mauro, Marcella, Arianna, Tommaso, Sara, Tommaso e Marina, i partecipanti dei workshop, daranno voce una visione rinnovata del quartiere Mirafiori per conoscere, scoprire, o riscoprire questo territorio attraverso le tracce di un passato prima agricolo e poi industriale, di trasformazioni architettoniche, urbane e sociali guardando il quartiere come una grande fabbrica non solo di storia, ma anche di storie. L’appuntamento è in corso Giovanni Agnelli 200 davanti alla Palazzina FIAT. La partecipazione al tour è gratuita. Per l’aperitivo presso la Locanda nel Parco è richiesto un contributo di 5 euro. La prenotazione è obbligatoria all’indirizzo e-mail: mirafioricconto@gmail.com

Da non credere: dopo decenni si pulisce il parco Michelotti

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STORIE DI CITTA’ di Patrizio Tosetto
Ieri non credevo a ciò che vedevo. Ero titubante, invece oggi sono convinto di ciò che è accaduto. Stanno pulendo dopo decenni il Parco Michelotti, uno degli angoli più incantevoli di Torino viene restituito alla città. Meta di giovani che passeggiando e  dimostrano il loro amore, padroni di cani amorevolmente accuditi. Sportivi e crocchi di vocianti pensionati che parlano ad alta voce. Come di genitori inteneriti dai giochi dei figli.  Ma anche – se non soprattutto – di concerti abusivi dove probabilmente scorrono fiumi di droga. Rifugio di senza tetto, luogo dove convivevano bene e male. Ma, si sa,  che se non si interviene in tempo il male ha sempre ragione. Ed il degrado si combatte, almeno in questo caso, con la pulizia.  E la pulizia è cominciata. Sono passati tre giorni e inizia a prendere corpo una nuova realtà. Si rivedono i giochi ed il Parco ricomincia a rivivere. Ora speriamo che la pulizia sia la premessa per la gestione degli spazi pubblici. Nn siamo incontentabili, ma realisti e contenti.  Contenti perché FINALMENTE si è cominciato.