ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 539

Il Piemonte vuole l'autonomia. Nasce il comitato

L’autogoverno del Piemonte e la salvaguardia dell’identità e della lingua piemontese sono gli obiettivi prioritari del neo-costituito Comitato per l’Autonomia Piemont.
Nel corso della riunione costitutiva, che si è tenuta ad Asti, è stato approvato lo statuto ed è stato eletto, all’unanimità, il comitato provvisorio di coordinamento, che è composto da Carlo Comoli (coordinatore organizzativo), Massimo Iaretti (portavoce) ed Emiliano Racca (segretario/tesoriere). Il Comitato opererà affinché il Piemonte acquisisca la maggiore autonomia, legislativa e gestionale, per le proprie risorse agricole, commerciali, industriali e naturali, nonché per la difesa e la tutela del proprio territorio, e affinché vi sia una profonda revisione della finanza locale”. “La nostra azione, in particolare, sarà rivolta – dicono Comoli, Iaretti e Racca – a perseguire la massima autonomia possibile del Piemonte, Regione, già culla delle prime rivendicazioni autonomiste, che oggi è ancora al palo nel percorso già avviato da altre realtà come la Lombardia, il Veneto o l’Emilia Romagna”. Il Comitato evidenzia, poi, che opererà affinché l’identità e la lingua piemontese (patrimonio fondante del Piemonte) vengano promosse e valorizzate in ogni modo, attraverso il sostegno e il coordinamento con le istituzioni politico – amministrative a tutti i livelli. “I nostri obiettivi – dicono ancora gli esponenti del coordinamento del Comitato – verranno perseguiti attraverso una nostra presenza nelle Istituzioni, a partire dalla presenza alle elezioni del prossimo anno.

 

Agricoltura, il Piemonte ha la nuova legge

Il Piemonte ha una nuova legge quadro per l’agricoltura: il testo è stato approvato a larga maggioranza (38 favorevoli e 3 astenuti) dal Consiglio regionale 

Il riordino delle norme in materia di agricoltura e di sviluppo rurale, come ha spiegato l’assessore Giorgio Ferrero, ha comportato l’abrogazione di 35 delle 45 leggi vigenti, oltre a cinquanta articoli in materia, contenuti nei vari provvedimenti regionali. La legge, con le relative abrogazioni, entrerà in vigore all’atto dell’approvazione del Bilancio regionale, in quanto attualmente è in vigore l’esercizio provvisorio. Fra le principali novità, figurano la banca della terra, proposta dal M5s, per permettere l’uso agricolo dei terreni incolti; la tutela di manufatti come muretti a secco, piloni di pietra dei vigneti, siepi o filari di alberi con valore storico (Gianluca Vignale di Msn); maggiore tutela della lavorazione e della trasformazione dei prodotti da parte delle piccole realtà contadine, strumento per la difesa del territorio, dell’ambiente e della genuinità degli alimenti (Walter Ottria, Leu); l’agenda digitale per adeguare l’agricoltura all’evoluzione informatica della Pubblica amministrazione italiana “Si tratta di una vera e propria legge quadro necessaria per snellire, semplificare e rendere attuale la legislazione regionale, alla luce della trasformazione dell’imprenditoria agricola e della sfida ambientale e climatica. Abbiamo voluto soprattutto offrire attenzione ai territori più fragili e alle imprese più piccole, dove è necessario creare opportunità”, ha aggiunto Ferrero. Il quadro d’insieme del resto è mutato, a cominciare dalla riforma delle politiche comunitarie che sta entrando nelle agende politiche in questi mesi e che si rifletterà sul quadro normativo nazionale e piemontese: quando la vecchia legge fu approvata c’erano le politiche agricole che privilegiavano l’incremento produttivo attraverso il sostegno dei prezzi, il ritiro dal mercato delle eccedenze e l’agevolazione dei fattori di produzione, in un mercato europeo altamente protetto dalla concorrenza internazionale e nel quale i consumi erano molto più standardizzati di oggi. A quasi quarant’anni dalla legge 63 “Interventi regionali in materia di agricoltura e foreste”, arriva questa norma di riordino, che intende anche proporsi come legge quadro per gli interventi regionali in materia di sviluppo agricolo, agroalimentare, agroindustriale e rurale destinata a durare nel tempo. Nel corso del dibattito è stato messo in risalto lo spirito propositivo del confronto tra la Giunta e le varie forze politiche in terza Commissione (presidente Raffaele Gallo) e nel tavolo di lavoro. Domenico Rossi (Pd) ha svolto la relazione di Maggioranza, soffermandosi sullo sforzo di conciliare “la complessità del presente e la velocità con cui oggi si presentano i cambiamenti”. Per Mauro Campo (M5s), relatore di Minoranza, “il limite di questa legge è che per molti temi si tratta di un riporto delle norme esistenti, pur apprezzando in gran parte i cambiamenti effettuati”. Tra i vari interventi, quello di Paolo Mighetti (M5s) ha riguardato le filiere, che dovrebbero “generare il giusto prezzo pagato agli agricoltori”. Vignale ha sottolineato l’importanza per il Piemonte di salvaguardare la propria cultura agricola così come Ottria è ritornato sul ruolo delle piccole realtà contadine, mentre per Andrea Tronzano (Fi) “nel testo manca la valorizzazione dell’agricoltura produttiva tradizionale”. Gianpaolo Andrissisi è soffermato su quello che considera il punto di partenza fondamentale: “la globalizzazione economica ha messo in crisi anche l’agricoltura”.

In controtendenza è stata la posizione assunta da Gianna Gancia (Lega Nord): “Ci saremmo aspettati che questo riordino avesse un respiro molto più ampio, nella concezione che per essere più competitiva l’agricoltura deve essere di stampo industriale”.

Nuovi Postamat nei piccoli comuni

“Poste ha comunicato  a Uncem di aver avviato i sopralluoghi in 253 Comuni piccoli del Paese per l’installazione di altrettanti nuovi Postamat. Si tratta di un risultato che riteniamo molto positivo. L’azienda guidata dall’Ad Matteo Del Fante risponde a una nostra richiesta, fatta in diverse occasioni negli ultimi tre anni, e dà seguito a quanto annunciato a Roma il 26 novembre a Roma da Del Fante davanti a 3.500 Sindaci”.  

Lo afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem. “Le richieste dei Sindaci, per nuovi Postamat e altri servizi, sono moltissime – prosegue Bussone – Le stiamo indirizzando all’azienda. Molti Amministratori stanno scrivendo apiccolicomuni@posteitaliane.it ,  come suggerito dall’Ad e dalla Presidente Farina. Ringrazio in particolare il Responsabile Corporate Affairs Lasco per il lavoro che con il suo staff, a partire da Luigi Madeo, sta facendo con Uncem. In particolarevogliamo lavorare sull’attivazione dei servizi di tesoreria per gli Enti locali, tra i dieci punti lanciati da Del Fante alla Nuvola a novembre. Il comma 908 della legge di bilancio 2019 estende alle amministrazioni operanti nei piccoli Comuni la facoltà, già concessa ai piccoli Comuni stessi, di avvalersi di Poste italiane per la gestione dei servizi di tesoreria e di cassa”. “Ritengo Poste possa arrivare a mille Postamat in più, nei piccoli Comuni, entro la fine del 2020 – aggiunge il Presidente Uncem – Del Fante a Roma aveva annunciato che  i 3.542 piccoli Comuni senza Postamat, ma con Ufficio Postale, potranno fare richiesta per l’installazione di uno sportello automatico, che sarà valutata nell’arco di piano industriale. È un passo importante. Positivo anche che nei 254 piccoli Comuni senza uffici postali venga garantita l’erogazione dei principali servizi postali attraverso la rete dei tabaccai, grazie all’accordo tra Poste e la Federazione Italiana Tabaccai,  e il servizio a domicilio dei portalettere. Uncem ritiene decisiva la copertura degli uffici postali  ampliata nei Comuni turistici sulla base dei flussi di arrivi e presenze registrati. Abbiamo fiducia e proviamo a costruire percorsi nuovi, diversi dal passato, provando a traguardare il futuro puntando su moderni servizi, fisici e digitali”. Sul tema della distribuzione della corrispondenza, Uncem ha chiesto a Poste continuità, capillarità e stabilità, ma anche di valutare nuove opportunità di distribuzione ovvero di custodia in cassette postali per favorire pendolari, giovani, famiglie e tutelare la terza età, consentendo in particolare la regolare distribuzione di quotidiani e della stampa locale”.

E le stellette che noi portiamo, son disciplina …

di Pier Franco Quaglieni

Il ministro della Difesa Trenta sta procedendo al riconoscimento del sindacato all’interno delle Forze Armate, dando esecuzione rapidissima ad una sentenza della Corte costituzionale che si è pronunciata in merito.  Il ministro Trenta ha affermato che vuole dimostrare cosa significhino in concreto per i populisti le Forze armate.  E’ sicuramente vero che la Costituzione parla all’articolo 11 di “spirito democratico “a cui esse dovrebbero uniformarsi e sicuramente su quel terreno si è mossa la Suprema Corte.  Ma credo sia lecito anche obiettare che un sindacato di matrice politica e’ inconciliabile con la disciplina propria di chi indossa le stellette che , come diceva una vecchia canzone, “son disciplina”. Portare o non portare le stellette fa la differenza.  Quando venne consentito il sindacato alla Polizia di Stato , essa cambiò mostrine e nome .  Un esercito che non accetti la disciplina e’ inconcepibile . Vogliamo dirlo con chiarezza ?  Chi entra nelle Forze Armate non può chiedere il riconoscimento di un sindacato che snaturerebbe le F.F.A.A. medesime.  Conobbi a Lucca un ex ufficiale che si batte ‘ per il sindacato dei militari molti anni fa. Fu cacciato dall’esercito per insubordinazione e debbo dire che si tratta anche oggi di una delle persone più faziose che abbia conosciuto, che adotta un estremismo verbale intollerabile per un soldato. I Caduti di tutte le guerre si stanno rivoltando nella tomba al pensiero che le stellette non siano più simbolo di disciplina.

scrivere a quaglieni@gmail.com

Il Lessico finanziario

Beppe Ghisolfi è un professore prestato alla Finanza e, come aveva fatto un tempo il maestro Alberto Manzi, insegnando agli italiani a leggere con la indimenticabile trasmissione televisiva “Non è mai troppo tardi”, cerca di far apprendere agli italiani i rudimenti del linguaggio finanziario

Il paragone con il maestro Manzi sembrerebbe azzardato, ma non lo è, perché gli italiani, a parte alcuni termini come la parola “spread”, che è entrata nel patrimonio comune, in fatto di Finanza non sanno nulla. Edito dalla Casa Editrice Nino Aragno, il terzo volume di Beppe Ghisolfi sul Lessico finanziario racchiude una serie di interviste ad alcuni personaggi significativi del mondo bancario che forniranno la loro chiave di lettura di un sistema della Finanza sconosciuto ai più. Se alcuni tracolli finanziari avvengono più in Italia che in altri Paesi è perché da noi la conoscenza finanziaria è inferiore a quella di altre nazioni e c’è un gap da colmare in quest’ambito. A questo proposito, se sapere aude, l’opera di Beppe Ghisolfi è quanto mai meritoria per coprire queste carenze. L’opera segue la scia del “Manuale” e di “Banchieri” e ne è la logica continuazione. La prefazione è di Antonio Patuelli, presidente dell’ Abi (Associazione Bancaria Italiana ), di cui Beppe Ghisolfi è stretto collaboratore. Intervengono nel libro, che si legge con interesse, altri Guru della Finanza: Luigi Abete, Magda Bianco, Angelo De Mattia, Gian Maria GrosPietro, Giuseppe Guzzetti, Mauro Maria Marino, Mario Nava, Gianfranco Torriero, Maurizio Sella , Giovanni Sabatini, Corrado Passera, Domenico Siniscalco, Flavio Valeri, Gavino Sanna, Aldo Alessandro Mola, Alessandro Profumo. Dire che il libro si legge tutto d’un fiato sarebbe un po’ troppo, ma anche per i Gialli, talvolta si torna indietro per capire meglio un passaggio e, in tema di finanza, è quanto mai necessario colmare le nostre lacune, a tutti i livelli. Il vocabolario della Finanza vi sarà utile per acquisire consapevolezza dei vostri diritti e interessi. Leggetelo, dal 15 gennaio sarà in libreria, ma anche su Amazon.

Tommaso Lo Russo

 

Questa volta il Sì Tav dei sindaci

Di Ibis

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In piazza sabato 12 novembre

Dunque i “sì Tav” di nuovo in piazza Castello , sabato 12 gennaio alle 11,30 : il governo fa orecchie da mercante, l’analisi costi -benefici è affidata a noti no Tav (alcuni palesemente favorevoli al trasporto su strada) e si sa come finirà e forse proprio per questo Toninelli non la tira fuori per non inserire un nuovo elemento di tensione nel governo, mentre la Lega accetta di tirare in lungo. Ma in questa strategia leghista c’è un intoppo che pesa: sono gli organizzatori del “flash mob” Sì tav di sabato , gli stessi della grande manifestazione de 12 novembre a Torino : questa volta si punta sugli amministratori e già oltre 100 sindaci hanno aderito, oltre a consiglieri regionali, sindacati , categorie produttive .Fra i sindaci ce ne sono anche della Valsusa che così si presenta come in realtà è, spaccata e non unita nel no alla Tav ( d’altronde è noto che in Valle è stato eletto un senatore leghista favorevole all’opera).

Il “flash mob” di sabato più che sulle grandi folle ( i cittadini sono comunque bene accetti) punta quindi sui rappresentanti nelle istituzioni: ci sarà anche il Presidente della Regione Chiamparino, con altri consiglieri del centro sinistra e del centro destra, il capogruppo della lista Sala da Milano, il sindaco di Padova, consiglieri da Genova , la Liguria, il Veneto, oltre naturalmente da tutto il Piemonte. Si è puntato questa volta sulla rappresentanza politico-istituzionale per gettarne il peso sul piatto della politica nazionale. Parafrasando l’avvocato Agnelli , si potrebbe dire che anche il numero dei partecipanti alle manifestazioni talvolta si pesa più che si conta. Intanto è comparso sul Corriere della sera del 6 gennaio nella rubrica “Dataroom” di Milena Gabanelli il conto di quanto ci costa fermare la grandi opere: dice Milena Gabanelli che il ministro Toninelli sta bloccando 21 miliardi di investimenti per grandi opere già in corso ( la principale è la Torino-Lione che prevede un investimento di 8,6 miliardi) e che sono 418 mila posti di lavoro potenziali non attivati. Intanto 15 delle prime 20 aziende di costruzioni italiane sono in gravi difficoltà: fra queste , spiega Milena Gabanelli, da luglio a dicembre hanno fatto richiesta di concordato Astaldi, Grandi Lavori Fincosit di Roma, la Tecnis di Catania e, da ultimo, la più grande cooperativa italiana, la Cmc di Ravenna. 

Mancano i soldi? In realtà, dice la Gabanelli, il governo ha trovato in cassa 150 miliardi disponibili già stanziati, di cui è stato speso meno del 4%. Soldi immediatamente utilizzabili grazie ad un accordo con la Banca europea degli investimenti. Ma il governo ha preferito fermare tutto, e attingere da lì i fondi per la riforma delle pensioni, il reddito di cittadinanza, la flat tax per le partite Iva. Come avevamo scritto su “Il torinese”, questa è la scelta assistenzialista, quella, come dicono gli americani, di gettare un pesce a un povero invece di insegnargli a pescare. Per Torino questa scelta è particolarmente sbagliata: la città ha bisogno non di assistenza ma di un nuovo rinascimento economico, culturale ,politico. La città avrebbe bisogno di una guida con grandi contatti internazionali e grandi visioni in grado di sollecitare le migliori energie economiche interne che ci sono ancora ma che spesso se ne stanno un po’ appartate nei loro recinti tradizionali. Il rinascimento di Milano ( perchè avere timori reverenziali nei confronti dell metropoli lombarda?) ha alla base anche il fatto che un impresario edile ( tale era Silvio Berlusconi) si è lanciato in altri settori ( Tv , editoria, Finanza e politica) con spregiudicatezza e capacità.

Invece Torino ha svenduto e svende i suoi gioielli : se quelli perduti sono pesanti ( vedi due banche e una assicurazione), altri si stanno mettendo sul piatto: e lo fa il Comune primo fra tutti. La sindaca Appendino e gli altri amministratori grillini sono calati a Roma nei giorni sorsi per chiedere modifiche su alcuni punti della manovra che, per Torino, valgono 20 milioni in meno rispetto allo scorso anno. La vice ministro Castelli si è detta disponibile a cercare le coperture., ma decisioni concrete per ora non ci sono. ” Al di là delle buone intenzioni “, scrive Andrea Rossi sulla Stampa, “Appendino torna da Roma sapendo che probabilmente dovrà trovare soluzioni radicali per far quadrare i conti del 2019. L’anno scorso c’è riuscita grazie a pesantissime dismissioni patrimoniali, liquidando tutte le quote che la Città ancora controllava in Sagat, la società che gestisce l’aeroporto, e cedendo una parte delle azioni Iren. È molto probabile che debba nuovamente attingere all’unico vero asset di cui la Città dispone ancora: Iren.”

Come abbiamo scritto , un mese fa Torino ha già ceduto il 2,5%, incassando circa 61 milioni. Intanto si sta approvando il uovo statuto del colosso energetico – già approvato dal Consiglio comunale di Genova e prossimamente al voto a Torino, Reggio Emilia e negli altri comuni emiliani – con un nuovo riassetto della governance: per Torino significa che , una volta approvato il nuovo statuto, potrà vender un altro 2,5%. Il sindaco Appendino sembra decisa a farlo, per incassare altri
60-80 milioni, a seconda dell’andamento del titolo in Borsa, e far quadrare i conti del Comune. La conseguenza è chiara , il peso di Torino in Iren e nelle scelte conseguenti, già sceso al 13,8% mentre Genova saliva al 18,8%, quota che unita ad altre piccole partecipazioni in orbita ligure porta il peso di Genova al 22% circa, scenderà ancora. Con il nuovo statuto , in caso di mancato accordo sul rinnovo delle cariche, il Comune più forte sceglierà quale casella occupare. Non è azzardato dire che Genova rivendicherà la poltrona di amministratore delegato. Torino, se vorrà mantenere la presidenza, dovrà cercare alleanze in Emilia. Conclude Andrea Rossi “Iren sembra destinata a passare da una gestione fondata su un sostanziale equilibrio tra i suoi territori (investimenti, piani strategici, assunzioni), a una in cui ciascuno avrà in proporzione a quanto pesa. E siccome Torino ha scelto di pesare meno, è probabile che – non subito, ma nel medio periodo – riceverà meno”. Ma perché nessuno degli amministratori parla chiaro? Di chi le colpe di un comune in dissesto e di una regione nella quale la sanità è stata tanto dissestata quanto le regioni del Sud? Perché Lombardia e Veneto , Milano e Verona o Padova non hanno avuto gli stessi problemi? Perchè il peso economico, politico, culturale di Torino cala sempre anche quando si ha un “governo amico” ?

 

(foto: il Torinese)

Artusi: Open Day con vista sul lavoro

All’Istituto alberghiero per fare conoscere ai ragazzi una realtà educativa emergente che può offrire anche prospettive occupazionali importanti 

DAL PIEMONTE  L’Istituto alberghiero Artusi di Casale Monferrato apre, per la seconda volta in due mesi, le sue porte ed invita famiglie e ragazzi delle scuole medie a visitarlo con l’Open Day.I docenti accompagneranno gli ospiti nelle visite ai laboratori, alle aule ed agli spazi comuni illustrando il percorso didattico. I docenti di cucina e di sala – bar, insieme agli allievi, simuleranno le esercitazioni pratiche e prepareranno un ricco buffet rimanendo, inoltre, a disposizione per qualsiasi informazione. L’evento si svolgerà domenica 13 gennaio dalle ore 10 alle 17, ed ha come obiettivo quello di fare conoscere ai ragazzi una realtà educativa emergente che può offrire anche prospettive occupazionali importanti in un settore in cui la crisi economica attuale sembra avere minore impatto. Fondamentale in questo senso è la collaborazione che l’Istituto porta avanti con diverse strutture alberghiere Italiane e Internazionali, che permette l’immediato inserimento nel mondo del lavorativo degli studenti, grazie al prestigio di un’esperienza ultra-trentennale nel settore. A queste si aggiunge, unica in Italia, quella ormai consolidata da alcuni anni con l’innovativo progetto “L’Artusi va al mare”, grazie alla convenzione con l’Hotel Regina Mundi di Pietra Ligure in Provincia di Savona, dove il servizio ristorativo della struttura e curato gestito dall’Istituto casalese con i propri docenti ed allievi che si alternano durante l’anno con brigate di sala e di cucina in terra ligure, avendo così un’occasione unica di gestione “dal vivo” di una struttura alberghiera e ricettiva. Altra particolarità dell’Artusi è il convitto che consente a ragazzi e ragazze, provenienti anche da fuori provincia e regione, di frequentare la scuola senza dover affrontare viaggi gravosi e pesanti ogni giorno. L’Istituto Alberghiero Artusi si trova a Casale Monferrato, in corso Valentino n°95, per qualsiasi informazione è possibile contattare la segreteria al seguente numero 0142/73722 oppure tramite e-mail segreteria@istitutartusi.it

 

 

La lunga corsa delle plastiche verso il Polo Nord

Dall’11 gennaio al 15 febbraio 2019, presso l’Ufficio relazioni con il pubblico del Consiglio regionale del Piemonte (via Arsenale 14/g) si terrà la mostra ‘Innesti Artici’

La lunga corsa delle plastiche verso il Polo Nord’, reportage fotografico del giornalista e divulgatore scientifico ambientale Franco Borgogno sulla spedizione scientifica HighNorth18, a cui ha preso parte a luglio 2018 per l’European Research Institute. 31 immagini, tra scatti e mappe dei luoghi che documentano, per la prima volta, la presenza di oggetti e grandi frammenti di plastica dentro il ghiaccio e a ridosso della banchisa polare artica. La mostra rientra tra le iniziative che il Consiglio regionale ha deciso di lanciare nell’ambito della campagna di sensibilizzazione #divietodiplastica. L’inaugurazione della mostra avrà luogo giovedì 10 gennaio, alle ore 17.30, nella Sala incontri Urp

Intervengono

Nino Boeti, presidente del Consiglio regionale

Giorgio Bertola e Valter Ottria, consiglieri segretari 

Franco Borgogno, curatore

Introduce

Milena Boccadoro, giornalista Rai

Gira a pieno regime il motore della Mostra di San Giuseppe

In programma dal 15 al 24 marzo 2019 a Casale Monferrato

 

DAL PIEMONTE – La Mostra Regionale di San Giuseppe 2019 con l’inizio del nuovo anno si avvicina ormai all’edizione numero settantatre, che si svolgerà al Quartiere Fieristico della Cittadella di Casale Monferrato da venerdì 15 a domenica 24 marzo 2019. Ad organizzarla, all’insegna della continuità, sarà la D&N Eventi di Casale Monferrato, che ha già riconfermato gli ingredienti che avevano contribuito al grande successo dell’edizione del marzo 2018, ovvero de ‘La Fiera dei record’, con un afflusso senza precedenti di espositori e di pubblico: si tratta dell’ingresso gratuito e del percorso a giorni alterni, oltre che della tradizionale Piazzetta del Gusto con espositori provenienti da svariate regioni italiane.

 

Un’area green per gli amanti del giardino, dell’agricoltura, del verde

 

Quest’anno ci sarà anche una novità: un’area green lungo il percorso mostra, ideata e realizzata da Vivai Varallo con la collaborazione di Coniolo Fiori; a dimostrazione del proseguimento della collaborazione con la San Giuseppe che dura ormai da qualche anno. All’interno dell’area sarà presenta anche l’Istituto Luparia, scuola agraria della frazione San Martino di Rosignano Monferrato, anch’esso presenza costante negli anni. Sarà questa una anticipazione di ‘Monferrato Green Farm’, la grande mostra-mercato, sempre realizzata da D&N Eventi Srl, interamente dedicata alla cura del verde e all’agricoltura che si svolgerà al PalaFiere nella primavera del 2020, aperta a tutte le realtà delle regioni limitrofe dell’Italia di Nord-Ovest. A questa innovativa e significativa manifestazione collaboreranno, rilasciando anche il loro patrocinio, importanti realtà territoriali quali: Comune di Casale Monferrato, Camera di Commercio di Alessandria, Confartigianato Imprese di Alessandria e altre associazioni di categoria.

Come moltiplicare l’impatto sociale

Firma di un protocollo d’intesa, della durata di 5 anni, che vede i due poli universitari impegnarsi per lo sviluppo socio economico del territorio e del Paese

 

 

Si stringe l’alleanza tra Università e Politecnico di Torino: sull’esempio della costituzione del Competence Center piemontese, che vede una intensa e fattiva collaborazione tra le due istituzioni universitarie torinesi, e attraverso un processo che parte dalla formazione e dalla ricerca, i due Atenei lavoreranno insieme in modo ancora più sinergico con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo del territorio e del Paese attraverso la trasmissione e la crescita della conoscenza e dell’innovazione e la condivisione dei risultati della ricerca con il sistema produttivo, per massimizzare l’impatto sociale della propria azione.

Il protocollo d’intesa sarà siglato nel corso di una CONFERENZA STAMPA:

 

Mercoledì 9 gennaio 2019, ore 12.15

Sala Blu – Rettorato, Università degli Studi di Torino

Via Verdi, 8 – Torino

 

 

Interverranno:

 

Gianmaria Ajani – Rettore dell’Università degli Studi di Torino

Guido Saracco – Rettore del Politecnico di Torino