La giunta ha deliberato di destinare circa un milione di euro aggiuntivi per le borse di studio dedicate alla mobilità internazionale. In questo modo le risorse regionali in tutto assegnate all’Edisu per il diritto allo studio universitario, per il 2018/2019, non sono più solo i 20,2 milioni di euro impegnati con delibera del 13 dicembre scorso ma 21,2 milioni di euro. “Questo atto è un’ennesima prova che la nostra Regione crede fortemente che, per avere una società migliore, è importante investire nei giovani e dar loro la possibilità di fare esperienze all’estero”, afferma l’assessora al Diritto allo studio, Monica Cerutti. Per il 2019, Edisu stima che le domande di borse di studio per la mobilità internazionale saranno in tutto 513, per un valore complessivo di 1,4 milioni di euro. Il resto delle risorse trasferite dalle Regione andranno invece per le Borse di Studio. Nell’anno accademico 2018/2019 sono 14.111 gli studenti aventi titolo (in aumento del 15,5% rispetto al 2007/2018), per un valore di circa 43,3 milioni di euro. Oltre ai finanziamenti di Regione l’ente allo studio coprirà queste spese con i soldi provenienti dal Fondo integrativo statale (12 milioni di euro) e dalla tassa regionale per il diritto allo studio.
È sempre difficile fare la stima del valore di un marchio. Nel caso di quello del Salone del Libro di Torino, in una conferenza stampa, ne avevamo sentita una molto alta, praticamente, pari al debito che vantano i creditori
Comunque sia, nello studio del notaio Caterima Bima, il 24 dicembre, per l’apertura dell’asta per l’acquisto del marchio, di offerta ce n’è stata solo una, quella presentata dall’Associazione Città del Libro – che raggruppa otto fornitori che vantano un credito di tre milioni di euro nei confronti della Fondazione per il Libro – mentre quella da parte del Comitato “Pazzi per Torino” è stata ritirata e preannunciato il rimborso dei fondi versati dai finanziatori. L’aggiudicazione è però provvisoria in quanto si aspetta la decisione finale del Ministero per i beni e le attività culturali (Mibact) che si esprimerà a marzo ma che aveva già anticipato di non voler entrare nell’acquisto del marchio come, del resto, si erano espressi Regione Piemonte e Città di Torino. Proposte di Urbano Cairo, patron di RCS, non ce ne sono state. Un respiro di sollievo per Torino, in quanto Silvio Viale e Lorenzo Loreti in rappresentanza degli acquirenti che hanno espresso la loro volontà di mantenere tutto in Piemonte. L’acquisto è avvenuto con il sostegno della Fondazione Crt e della Compagnia di San Paolo che hanno contributo rispettivamente con 200 mila euro e 400 mila euro che hanno dimostrato una lungimiranza notevole. L’organizzazione sarà tutta in mano ai privati mentre la parte culturale sarà appannaggio della parte pubblica, ma bisognerà correre perché il Salone del Libro è già programmato dal 9 al 13 maggio 2019. “Incontreremo al più presto il Circolo dei lettori per definire le attività da effettuare”, concludono i fornitori concludono i rappresentanti dell’Associazione Città del Libro (No Profift). Complimenti a chi ha tessuto sapientemente la tela per far rimanere il marchio del Salone a Torino in Piemonte. Auguri
Tommaso Lo Russo
Donare dopo il dono. Questo è accaduto la Vigilia di Natale presso il Centro Trapianti di polmone dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, diretto dal professor Mauro Rinaldi
Per la prima volta due trapianti di polmone sono stati eseguiti grazie alla donazione da parte di una giovane donna che aveva a sua volta ricevuto un cuore pochi giorni prima in un ospedale del centro Italia. Purtroppo il suo cuore troppo malato non ha dato tempo al cuore nuovo di darle una nuova vita. I familiari hanno autorizzato il prelievo dei suoi organi ed i suoi polmoni hanno permesso di eseguire due trapianti di polmone, dando nuova speranza a due persone affette da gravi patologie polmonari. A ricevere questo prezioso e “particolare” dono una donna di 59 anni di Torino, ricoverata nell’ospedale di corso Bramante da mesi per un progressivo peggioramento delle sue condizioni respiratorie, ed un uomo di 67 anni, residente a Napoli e trasportato nella notte a Torino con l’ausilio di un volo di Stato. Una corsa contro il tempo. I due trapianti sono stati effettuati in successione dal professor Massimo Boffini, grazie all’impegno contemporaneo di tre équipe chirurgiche. Gli interventi sono tecnicamente riusciti. I due pazienti sono attualmente ricoverati in Terapia Intensiva post-cardiochirurgica, le loro condizioni sono stabili ed a breve saranno trasferiti nel reparto di degenza ordinaria della Cardiochirurgia. I due ultimi trapianti segnano un nuovo record del numero di trapianti eseguiti nel 2018 presso il Centro di Torino, in cui da inizio anno sono stati effettuati 33 trapianti di polmone confermando il centro torinese come uno dei centri trapiantologici più attivi in Italia.
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E’ stato un Natale da Champions per i trapianti. Un Natale all’insegna dell’altruismo, delle donazioni e dei trapianti. In 36 ore tra la Vigilia, la notte ed il giorno di Natale si è verificata una vera e propria maratona di trapianti. Oltre ai due trapianti di polmone, 4 pazienti in lista d’attesa per trapianto di fegato hanno ricevuto un prezioso dono natalizio all’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino: l’organo tanto atteso, insieme con la possibilità di una nuova vita dopo una malattia così grave. I donatori quattro persone (3 donne e 1 uomo) tutte ultrasettantenni decedute per emorragia cerebrale in ospedali piemontesi. I riceventi quattro pazienti (2 uomini e 2 donne) di età compresa tra 54 e 69 anni, tutti residenti in Piemonte ed affetti da cirrosi epatica, complicata in 3 casi da un tumore maligno del fegato ed in 1 caso da una severa insufficienza funzionale. Il tour de force è iniziato nella giornata della vigilia e si è concluso nella tarda serata del giorno di Natale (nella foto allegata uno scatto dalla sala operatoria dei trapianti di fegato). Interventi tutti andati a buon fine grazie alla puntuale attivazione delle numerose èquipes coinvolte, in grado di far
fronte in ogni momento dell’anno al carico di lavoro generato dalla generosità delle famiglie dei donatori. Così facendo, il Centro Trapianto Fegato delle Molinette, che il 1^ novembre scorso ha visto avvicendarsi nella sua Direzione il professor Renato Romagnoli al professor Mauro Salizzoni, ha raggiunto quota 151 trapianti di fegato nel corso dell’anno 2018, consacrandosi ancora una volta Centro leader a livello italiano ed al top a livello europeo. Infine sono stati effettuati tre trapianti di rene: un trapianto di rene in un ricevente affetto da insufficienza renale cronica, un doppio trapianto renale in una ricevente ed un altro trapianto di rene singolo in una donna affetta da rene policistico. Gli interventi sono stati effettuati dal dottor Aldo Verri e dalla dottoressa Fiorella Violato dell’équipe di Chirurgia vascolare (diretta dal dottor Maurizio Merlo) insieme al dottor Omid Sedigh urologo dell’équipe del professor Paolo Gontero e con la dottoressa Chiara Melchiorri dell’équipe del dottor Pier Paolo Donadio come anestesista. I pazienti sono ricoverati e gestiti dal punto di vista clinico e dell’immunosoppressione per la delicata terapia preventiva antirigetto presso la Nefrologia del professor Luigi Biancone. Per Torino è già da parecchie settimane record di trapianti di rene da donatore deceduto in Italia ed il dato natalizio ha ulteriormente incrementato il già straordinario risultato. Un altro trapianto di rene singolo ed un trapianto di rene doppio attualmente in corso sono stati effettuati presso l’ospedale di Novara. Tutto questo anche grazie alla regia del Centro Coordinamento regionale trapianti della Città della Salute, diretto dal professor Antonio Amoroso.
Un piccolo messaggio di grande valore
A sostegno dei progetti di autonomia delle persone con sindrome di Down
“Un piccolo messaggio di grande valore”. È questo il nome della campagna di raccolta fondi proposta da CoorDown e Fondazione Più di un Sogno Onlus, alla quale anche la Città di Orbassano ha aderito. In occasione della Giornata Nazionale della persona con sindrome di Down, celebratasi la seconda domenica di ottobre, e della Giornata Mondiale della sindrome di Down, in programma il 21 marzo di ogni anno, le associazioni aderenti al CoorDown (Coordinamento Nazionale Associazioni delle persone con sindrome di Down) promuovono vari eventi e iniziative di comunicazione sociale e di raccolta fondi offrendo un “messaggio di cioccolato” in cambio di un piccolo contributo a sostegno dei progetti di autonomia delle persone con sindrome di Down. Il progetto presentato su scala nazionale, cui il Comune di Orbassano ha aderito, prevede l’installazione di alcuni dispenser di cioccolatini presso i principali luoghi di affluenza di persone: strumenti attraverso i quali l’Amministrazione vuole sensibilizzare sul tema dell’integrazione e dell’accoglienza e sull’importanza del sostenere i numerosi progetti realizzati dalle associazioni appartenenti al Coordown ed in particolare quelli realizzati dalle associazioni presenti nel territorio in cui vengono proposte le iniziative. Ogni dispenser contiene 120 cioccolatini, preincartati singolarmente, a forma di busta da lettera, realizzati con cioccolato fondente proveniente dal commercio equo e solidale. All’interno di ciascun dispenser è presente anche un salvadanaio in cui le persone che ricevono il cioccolatino possono fare la loro donazione. Gli erogatori di cioccolata saranno presenti sul territorio fino al 25 gennaio 2019. Sul territorio di Orbassano, i dispenser sono collocati presso:
1) Segreteria del Sindaco, piazza Umberto I, 5
2) Sportello del Cittadino, via C. Battisti, 10
3) Biblioteca C.M.Martini, strada Piossasco, 8
4) Laboratorio Magellano, strada Piossasco, 8
5) Asilo nido “Il Batuffolo”, via Italia, 13
6) Teatro S. Pertini, via dei Mulini, 1
7) Centro Sportivo Blu Station, via Gozzano
8) Chiesa Parrocchiale S.G. Battista, piazza Umberto I
“Con questa campagna di raccolta fondi vogliamo sostenere l’importanza di questo messaggio di alto valore sociale – ha affermato il Sindaco Cinzia Maria Bosso -. L’obiettivo è coinvolgere un numero sempre maggiore di persone, farle riflettere sul tema dell’inclusione nella società delle persone con maggiori fragilità. Grazie a questa raccolta fondi tutti possiamo dare il nostro contributo per sostenere i percorsi realizzati sul territorio torinese nell’ambito dei quali vengono offerti ai giovani con disabilità percorsi quotidiani di inserimento lavorativo, brevi stage residenziali e stage residenziali da svolgere nel fine settimana. Una raccolta fondi innovativa, alla quale speriamo possa aderire un gran numero di persone.”
Per maggiori informazioni è possibile visitare i siti: www.piudiunsogno.org | www.coordown.it
Consumi di Natale, cibo al top
Secondo l’analisi dell’Osservatorio per le pmi di Confartigianato Imprese Piemonte che ha studiato i dati Istat, UnionCamere-Infocamere e Mipaaf, relativi a imprese, produzioni alimentari e consumi delle famiglie, l’economia dei consumi tipici natalizi va a gonfie vele: 337 prodotti agroalimentari tradizionali, 6.568 imprese artigiane, 12.553 addetti e, nel solo mese di dicembre 1.215 milioni di euro di spesa delle famiglie. Commenta con l’agenzia Ansa Anna Maria Sepertino, presidente della Federazione regionale Confartigianato Alimentazione: “I nostri cibi hanno successo anche sulle tavole di tutto il mondo. Un patrimonio si tradizione che va difeso e valorizzato con l’acquisto dei prodotti del territorio in prossimità delle feste natalizie”.
Italia ’61. In quell’espressione era condensata la volontà da parte di Torino, in occasione dell’Esposizione Internazionale del Lavoro, di richiamare alla memoria collettiva il fasto del capoluogo subalpino quale prima capitale del Regno d’Italia e, successivamente, capitale dell’industria e dell’innovazione
Parteciparono all’evento promosso dal presidente del Comitato Italia ’61, Giuseppe Pella, l’allora sindaco di Torino Amedeo Peyron ed il presidente del Consiglio direttivo, Achille Mario Dogliotti. Molte erano le attrazioni, oggi quasi del tutto dimenticate, che sorsero in prossimità del Palazzo del Lavoro, progettato dal noto ingegnere Pierluigi Nervi, e del Palavela, progettato da Annibale Rigotti, fino a giungere al Museo dell’Automobile, nato come sede congressuale. “Erano inoltre presenti nell’area di Italia ’61 – spiega l’ingegner Valzano, che ha ideato un progetto di recupero di alcune di queste strutture ormai quasi dismesse presenti nella zona – la monorotaia ALWEG, il
Circarama della Walt Disney e l’Ovovia di Ugo Carlevaro. Dall’attuale zona della Scuola di Amministrazione Aziendale di Italia ’61 piccole cabine a due posti collegavano quest’area dell’Expo al Parco Europa a Cavoretto. Si trattava di una funivia interamente alimentata da energia elettrica, capace di snodarsi per 871 metri, per un dislivello di 118 metri tra la stazione di partenza e quella di arrivo. Un altro fiore all’occhiello del progetto di Italia ’61 era rappresentato dalla monorotaia, che ne divenne una delle figure simbolo. Si trattava di un mezzo di trasporto dal design futuristico e visionario al tempo stesso, che si estendeva per 1800 metri, correndo su un percorso sopraelevato di calcestruzzo armato che fungeva da sostegno, con alimentazione elettrica per il treno”.
“Il design della monorotaia – precisa l’ingegner Valzano – era metafora e paradigma di una modernità quasi onirica, ma al contempo realizzabile. Rispondeva a gusti e criteri tipici degli anni Sessanta: la scelta cromatica, la snella linea aerodinamica la rendevano simile alla fusoliera di un aereo, tanto da essere definita “aereo-treno”. Due le sue stazioni, una Nord, in prossimità del Museo dell’ Automobile, una Sud, di fronte al Palazzo del Lavoro, in corso Unità d’Italia. Mentre la stazione Nord, dopo anni di triste abbandono, è stata riconvertita in un centro di accoglienza per le famiglie i cui bambini sono ospitati nel vicino ospedale Regina Margherita, la stazione Sud e parte del tracciato della monorotaia continuano ad essere completamente abbandonati. Oggi sono , purtroppo, oggetto di ripetuti atti di vandalismo, ma anche visitati da curiosi e utilizzati dai torinesi che amano praticare jogging ed esercizi ginnici”.
“Abbiamo ideato – spiega l’ingegner Valzano – un progetto di recupero della stazione Sud della monorotaia e dei resti del tracciato dismesso che possa armonizzarsi con la futura destinazione del Palazzo del Lavoro, quale possibile centro commerciale. La monorotaia, di cui sopravvive solo una parte dell’originale struttura, in un simile contesto, potrebbe collegare il Palazzo del Lavoro con il parcheggio antistante il Palavela attraverso un percorso pedonale sopraelevato di grande suggestion. Il nostro progetto si prefigge di mantenere vivo il ricordo e lo spirito incarnato da Italia ‘61 e i valori di progresso di cui si era fatta promotrice questa Esposizione. Nella stazione abbiamo previsto la creazione di uno spazio espositivo multimediale in grado di illustrare la storia , la rilevanza e le ricadute positive di questo evento a cui si aggiungono una caffetteria e ulteriori servizi per il pubblico, al fine di creare una struttura di pubblica fruizione e un possibile futuro accesso al Palazzo del Lavoro.
La Madamin di Torino
Dopo la grande manifestazione Si Tav di sabato 10 novembre, in Piazza Castello a Torino, sono assurte a notorietà, anche nazionale, le organizzatrici della manifestazione. Con loro, le sette donne, professioniste, è diventato noto ai più il termine torinese, piemontese, madamin. Tanto che l’unico uomo che ha proposto e concorso ad organizzarla, l’ex sottosegretario ai Trasporti del governo Berlusconi, Bartolomeo ” Mino ” Giachino, è stato definito, un po’ per assonanza con il cognome ed un po’ per sminuirne il ruolo, madamino. Coniando così, non esistendo nella lingua piemontese, un neologismo. Ma la vera madamin di Torino è Lei, il Sindaco della città di Torino, Chiara Appendino. Questo non per situazione famigliare, colgo l’occasione per informare chi non conoscesse bene i termini piemontesi ed il loro significato. Si chiamava madamin la ragazza che si sposava ed andava, come succedeva una volta, specialmente in campagna e qualche volta anche in città, a vivere nella famiglia del marito assumendone anche il cognome. La suocera era madama e lei madamin. A Torino, tra l’altro, la madama era il termine con il quale si chiamava ed ancora si chiama la Polizia ed anche, sigh, la Juventus, ma questa è un’altra storia. Tornando alla nostra madamin Appendino in questi due anni e mezzo di consiliatura si è dimostrata proprio una “piccola” signora. Ha dimostrato una modestia, una mancanza di guida, di visione e progettualità imbarazzante e preoccupante. Ha evitato e si è sottratta, non presenziando, a tutte le sedute del Consiglio comunale dove poteva esserci uno scontro, Tav, Trasporti o, incredibile, la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nei giorni della nascita del governo. Il buon giorno si è visto dal mattino con la scelta della “squadra” di assessori. Tranne due o tre il resto dei
carneadi che con il passare del tempo non si sono rivelati dei campioni ma quasi tutti incapaci e nel migliore dei casi di una modestia sconvolgente. Fino ad ora una vera e propria “via crucis”. Dopo un anno, giugno 2017, cambia l’assessore all’ambiente Stefania Giannuzzi per manifesta inadeguatezza è la prima e molto probabilmente non sarà l’unica. I ” boatos” pongono in testa a questa particolare classifica l’assessore ai Trasporti Maria Lapietra che ha il triste primato del più grande ingorgo, Piazza Baldissera, mai avvenuto a Torino. E che dire della superficialità con la quale ha scelto i suoi più stretti collaboratori, il potente capo di gabinetto Paolo Giordano, prima coinvolto nella vicenda Ream, poi nella tragedia di Piazza San Carlo, voglio ricordare che vi fu un morto e oltre 1500 feriti, neanche nei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Poi “intercettato” in un’indagine sul bilancio GTT che coinvolge i vertici dell’azienda pubblica dei Trasporti, Giordano non è coinvolto, chiede al Presidente dell’azienda di togliere una multa per mancanza di biglietto ad un suo “amico “e per la quale e per il sommarsi delle vicende precedenti fu costretto, tra il tripudio di molti “grillini”, a dimettersi.
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E che dire della scelta del capo ufficio stampa del Comune? Quel Luca Pasquaretta che si era guadagnato, occupandosi di tutto e di più, il nomignolo di “pitbull”. In due anni, Pasquaretta,
realizza l’exploit di finire in due inchieste, quella, sempre lei, della tragedia di Piazza San Carlo, per avere autorizzato senza nessun atto ufficiale l’allestimento, al Parco Dora, di un maxi schermo e la seconda, che gli costa le dimissioni, per una, sembrerebbe finta, consulenza al Salone del Libro. Se per Giordano si era scatenato il tripudio per Pasquaretta siamo alla “ola”. Ed ancora il ritardo sulla seconda linea della metropolitana, il “coprifuoco”, unica grande città italiana, la sera dello scorso fine anno. Si sprecarono gli sfottò sui social, i torinesi a capodanno ad Asti. Chi di social ferisce di social perisce. Per non dimenticare due feste patronali, San Giovanni, la prima praticamente a numero chiuso. Era più facile entrare in un carcere di massima sicurezza che in piazza. La seconda con i ” fuochi” digitali e silenziosi per pochi eletti , alla faccia del popolo tutto. Parte la rivoluzione dei biglietti del tram con due vere “perle” un aumento degli abbonamenti stratosferici ed il biglietto elettronico “BIP” che non funziona tanto da portare ad una precipitosa retromarcia. Su tutte la madre di tutte le promesse, cancelleremo il “sistema Torino”. Risultato? Tutti quelli di prima confermati! Per non parlare di una serie di nomi indicati nelle società pubbliche o partecipate. In qualche caso senza i requisiti negli altri con una costante, modesti. Non possiamo dimenticare poi il gruppo consiliare, del Movimento 5 stelle, che ha la maggioranza assoluta in “Sala Rossa” i cui componenti si distinguono per un’estemporaneità, un’approssimazione ed una debolezza che a pochi paragoni e mai verificatasi prima nel consiglio comunale torinese. Lo specchio di questa situazione, dove brilla per pochezza e mancanza di incisività, è l’opposizione che non ha ancora elaborato il lutto della sconfitta, Ci sono poi i dati di fine anno riportati dall’edizione torinese del Corriere della Sera. Il confronto con la precedente consiliatura, quella guidata dal Sindaco Piero Fassino, è impietoso. L’attuale Consiglio comunale parla poco e decide meno.
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Il segno meno svetta su tutto, sedute, ore impegnate, interventi e
presenze in aula e nelle commissioni. L’unico segno positivo lo si trova nelle dichiarazioni dei redditi di Sindaco, Assessori e Consiglieri comunali a Cinque Stelle che hanno visto aumentare il proprio reddito da un +5% ad un +612%. Per alcuni si è rivelato, in anticipo, un vero e proprio reddito di cittadinanza. Fermandomi dall’andare avanti in questo lungo elenco dove senz’altro manca qualcosa, non posso non fare un’ultima considerazione sulla nostra madamin Appendino. Non le basterà, se mai dovesse ripresentarsi, venendo così meno a quanto ha dichiarato e cioè che con questa esperienza termina la sua avventura politica ed amministrativa, continuare a fare una delle poche cose che gli riesce bene e cioè andare per centri d’Incontro per anziani, Feste di Via, Case di Riposo con in testa il Cottolengo quasi che fosse una madamin di carità. Da questo vero e proprio cahier de doleances la nostra madamin Sindaco sarà travolta. La sciagurata e tragica, proiezione della finale di Champions League, con tutte le conseguenze immediate in essere e future, l’accusa di falso in bilancio, vicenda Ream, per un debito non inserito nel bilancio della Città, la manifestazione Si TAV di Piazza Castello che ha creato una vera frattura tra la città ed il suo Sindaco. Se la consiliatura dovesse arrivare alla fine naturale, tra due anni e mezzo, non so ancora cosa riusciranno a combinare. Lavorando poco per fortuna si riducono le possibili negatività, ma concorrono ad aumentare il declino di Torino che, come ho già scritto, è iniziato con il Sindaco Chiamparino, proseguito con Fassino e continua, ancora più speditamente, con madamin Appendino. Nonostante tutto questo, a dimostrazione della rottura profonda che si era creata e che portò al successo di Chiara Appendino e del Movimento 5 Stelle, la maggioranza dei torinesi non rimpiange la precedente amministrazione.
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P.S. A Natale si dice che bisogna essere più buoni ed io mi sono impegnato, in quanto scritto sopra, ad esserlo. Con questa ultima “fatica” chiudo questo 2018 di “Parole Rosse” e ci ritroviamo il prossimo anno. Colgo così l’occasione per fare gli auguri di Buon Natale e di un felice e sereno Anno Nuovo.
Roberto Placido
La provincia di Torino è prima per numero di compravendite, quelle di Asti e Vercelli le più vivaci (+13,5% e +10,4%). In calo Alessandria (-3,1%)
Nei primi nove mesi del 2018, il mercato immobiliare residenziale piemontese registra una crescita degli scambi di abitazioni. Secondo l’elaborazione del Centro Studi di Abitare Co., società attiva nell’ambito dell’intermediazione immobiliare, sui dati forniti dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, da gennaio a settembre le compravendite nel settore residenziale nella regione sono aumentate del +4,3%, raggiungendo in totale 36.907 unità. Un dato che posiziona il Piemonte al 4° posto in Italia per numerosità e all’10° per tasso di crescita. A livello territoriale, le province che hanno registrato il maggior numero di compravendite sono state, nell’ordine, Torino (21.399), Cuneo (4.643), Alessandria(2.759), Novara (2.627), Asti (1.700),
Verbano-Cusio-Ossola (1.367), Biella (1.223) e Vercelli (1.189). Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno si registra una crescita in quasi tutte le province, con Asti (+13,5%) e Vercelli (+10,4%) le più dinamiche. Seguono Verbano-Cusio Ossola (+5,2%), Biella (+4,8%), Torino(+4,7%), Novara (+3,6%) e Cuneo (+2,5%), mentre si evidenzia un calo solo ad Alessandria (-3,1%).
E sul fronte dei prezzi? Tra le città capoluogo di provincia, Torino è la più cara, con prezzi che si attestano sui €1.900 al mq (+1,1% sul 2017), seguita daVerbania con €1.850 (-1,6%), Cuneo con €1.700 (+1,4%), Asti con €1.200 (-2,5%), Novara con €1.100 (-1,7%), Alessandria con €900 (+0,4%), Vercelli con €850 (-4,4%, il calo più alto in regione) e Biella con €700 (-1,3%).
La risposta di architetti, ingegneri e designer alle catastrofi naturali in un concorso internazionale, che ha visto il team della laurea magistrale in ‘Architettura per il progetto sostenibile’ del Politecnico classificarsi tra i nove vincitori
Dal 1970 ad oggi gli eventi catastrofici sono quadruplicati (The Economist) e solo negli USA ammontano a 306 miliardi di dollari i danni provocati dagli uragani e dagli incendi nel 2017. Si stima che i rifugiati a seguito di disastri naturali siano circa 20 milioni l’anno; il loro numero supera quello dei rifugiati per conflitti bellici ed è in continua crescita a causa dei cambiamenti climatici. Con l’intento di rispondere al crescente numero di calamità naturali che colpiscono il nostro pianeta, laWorld Bank e Nazioni Unite – UN Habitat, in partenariato con Airbnb, Build Academy e Global Facility for Disasters Reduction and Recovery hanno promosso il concorso Resilient Homes Design Challenge, per la progettazione di piccole case economiche e sostenibili che possano essere costruite ad un costo inferiore a 10 mila dollari. Progettisti di tutto il mondo sono stati chiamati a confrontarsi su un tema cruciale a livello globale: la casa per i rifugiati a causa di disastri naturali. Il concorso ha proposto il tema in una chiave nuova: il “transitional housing”, ovvero superare l’approccio tradizionale basato su campi profughi temporanei – che nella realtà dei fatti vengono occupati invece per anni, quando non per sempre – per vedere il processo di rilocalizzazione come inizio di un nuovo insediamento evolutivo, in grado di diventare da temporaneo permanente, crescendo nel tempo per soddisfare esigenze che passano da primo rifugio alla casa definitiva sullo stesso pezzo di terra. Questo nuovo approccio rende la sfida progettuale appassionante, perché alla casa permanente si richiedono prestazioni di comfort e resilienza che un rifugio temporaneo può non avere, e perché il riferimento a luoghi concreti spinge a confrontarsi con condizioni operative reali – non solo progettare una architettura, ma verificarne la fattibilità logistica, economica, costruttiva.
Il final design studio “Design within the limits of scarcity” della laurea magistrale in ‘Architettura per il progetto sostenibile’ del Politecnico di Torino ha raccolto questa sfida: 48 studenti di tutto il mondo, iscritti al Politecnico o qui in Erasmus o con accordi di doppia laurea, coordinati da Francesca De Filippicon Roberto Pennacchio (tecnologia dell’architettura), Matteo Robiglio e Elena Vigliocco con Matteo Gianotti (progettazione architettonica e urbana) e Marco Simonetti (Sistemi di controllo ambientale) hanno dapprima sviluppato alternative di progetto in competizione per poi convergere in tre team – uno per ognuno degli scenari proposti dal concorso, collocati in contesti ambientali e climatici diversi.Il progetto “Core House” coordinato da Laura Munoz Tascon, studentessa colombiana, ha sviluppato una elegante soluzione di casa in bamboo a basso costo ed alta sostenibilità, auto-costruibile, in grado di resistere a ricorrenti inondazioni sollevandosi dal suolo grazie a un ingegnoso sistema di galleggianti realizzati con materiali di recupero. I vincitori sono stati annunciati la scorsa settimana e il team del Politecnico è risultato uno dei 9 vincitori su più di 300 proposte presentate; i progetti vincitori saranno invitati per una esposizione alla sede centrale della World Bank a Washington DC e altre sedi internazionali, e potranno essere realizzati e sperimentati nell’ambito di interventi della Banca Mondiale nel mondo.
Il Team PoliTo:
Francesca De Filippi, Matteo Gianotti, Roberto Pennacchio, Matteo Robiglio, Elena Vigliocco, Marco Simonetti, Laura Munoz Tascon, Simone parola, Maria Vélez, Zhang xinyun, Ma Xingyu, Manuela Reitsma, Alessandro Scarfiello, Francesco Sorasio, Florencia Courroux, Ferhat Dural, Hadi Charafeddine, Fernanda Souza Povoa, Luca Anselmino, Tzlil Lussato, Mirela Dadaj, Ghazal Amiri, LI biao, Ramezanzade.
E anche l’Iren se ne va…
Ma Torino deve per forza far rima con declino?
E anche l’Iren se ne va …si potrebbe cantare, malinconicamente, parodiando una canzone di Adriano Celentano. La notizia è di fine novembre ma è stata ripresa in questi giorni da più organi di informazione: la Finanziaria Città di Torino Holding (FCT) ” ha completato con successo il collocamento di complessive n. 32.931.830 azioni ordinarie di Iren, pari al 2,5% del capitale sociale“, come dice un comunicato ufficiale. L’incasso è di 61 milioni di Euro. E’ la vendita di un ulteriore 2,5% dei titoli del colosso dell’energia da parte del comune di Torino per fare quadrare i conti della città. La giunta Appendino continua una pratica , poco virtuosa, iniziata nel 2011, quella di cedere i gioielli di famiglia, quindi in piena continuità con le giunte precedenti, tanto contestate. I comuni emiliani hanno mantenuto le loro partecipazioni, Genova è salita dal 16,3 al 18,8%, diventando il primo socio
pubblico, ci ricorda Andrea Rossi ,in un preoccupato articolo sulla Stampa. E’ un altro segnale di un declino che sembra davvero inarrestabile , con la città che continua a perdere abitanti, posti di lavoro, reddito dei cittadini: oggi buona parte del Pil torinese è sostenuto da pensioni percepite da chi ha potuto usufruire degli anni “belli” della Torino capitale industriale e sostiene figli e nipoti . Non vogliamo fare del pessimismo lanciando questi allarmi , ma guardare in faccia la realtà per far sì che dalle classi dirigenti ci sia un sussulto d’orgoglio e di responsabilità che oggi scorgiamo in pochi organismi economici e politici (uno fra tutti, la Fondazione CRT grazie all’attivismo di un torinese di adozione , ma cuneese di nascita e mentalità, il prof. Giovanni Quaglia).
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La vicenda Iren è significativa: perché nessun privato torinese o piemontese sembra si sia fatto avanti e sia stato sollecitato dal Comune a
comprare la sua quota ( se proprio si doveva venderla), per salvaguardare la quota di ” torinesità” del gruppo . L’Iren è una azienda sana che dà utili, ha un piano di investimenti da mille miliardi nel Nord Ovest per i prossimi 5 anni , assumerà mille persone e garantirà fino a 300 milioni l’anno di utili ai suoi azionisti. Con la vendita della quota, il comune rinuncerà nei prossimi anni a cospicui dividendi: possibile che non si potesse mantenere la proprietà presso consolidate e radicate famiglie della finanza o dell’industria di questo territorio?
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Ammonisce giustamente Andrea Rossi ; La natura della società non la rende indifferente al peso dei suoi azionisti: finché Torino era il comune più “presente” poteva influenzarne le scelte. Negli anni scorsi Iren è andata in soccorso del Comune più volte, acquistando Amiat e l’inceneritore, sostenendo tutto il comparto della cultura. Il comune di Torino dimostra ancora una volta la sua visione di corto respiro: è disponibile ha rinunciare a 2 miliardi e 900 milioni di
investimenti sul territorio per la Tav , però, parole del sindaco, si candida agli ATP di Tennis : come se potessero sostituire un investimento strutturale. Insomma “panem et circenses” si sarebbe detto, sommando i giochi sportivi al cosiddetto reddito di cittadinanza tanto caro all’attuale maggioranza. Obbedienti ai voleri del partito ( 5 stelle) il sindaco e i rappresentanti piemontesi in parlamento del movimento , nulla dicono sulla “ecotassa” sulle auto (vero, sottosegretario Castelli?) : sono stati valutati i rischi per la produzione e l’occupazione? Quella che è ancora una grande area industriale (ma che sta perdendo i pezzi) non può vivere solo di cultura, turismo e food: tutti vedono il proliferare di ristoranti o luoghi dedicati al cibo. Quanto reggeranno in una città in crisi? E si può incentivare il turismo rinunciando ai grandi collegamenti veloci come il Tav e con un aeroporto (a proposito il comune non ha più nessuna partecipazione , venduta anche quella) di terza fascia? Caselle risulta al 14 esimo posto per numero di passeggeri, preceduto anche da Bari, Pisa , Cagliari e ha visto calare i passeggeri del 3% da gennaio a novembre 2018. L’unico fra i grandi e medi aeroporti italiani.
(foto grande di Mario Alesina)












