ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 538

Ecco "e.DO" la piattaforma educativa

Comau, parte del Gruppo FCA, leader mondiale nella fornitura di prodotti e sistemi avanzati per l’automazione industriale, lancia e.DO™ Experience, la piattaforma educativa progettata da Comau Academy e disponibile a partire da gennaio 2019, che utilizza il robot e.DO per promuovere un approccio non-convenzionale e stimolante alla didattica, scolastica ed extra-scolastica.

Progettata per tutte le età, e.DO Experience ha l’obiettivo di favorire un approccio pragmatico all’apprendimento disciplinare, volto ad incoraggiare lo sviluppo di competenze trasversali e un coinvolgimento diretto nelle attività di formazione, di cui e.DO è il protagonista. Comau rivolge le sue e.DO Experience ad un pubblico ampio e diversificato, che comprende insegnanti, giovani studenti e manager aziendali, professionisti, appassionati di robotica, visitatori di mostre e musei, partecipanti a convegni, ma anche le famiglie e i loro bambini, con un’offerta formativa calibrata sulle specifiche necessità e le diverse competenze dei partecipanti. «L’innovazione tecnologica apre la strada a nuovi modi di insegnare e di imparare, – spiega Donatella Pinto Head of Human Resources di Comau – . Un esempio concreto è rappresentato da e.DO, il fulcro intorno al quale Comau ha sviluppato e.DO Experience, un programma di formazione innovativo, che ha l’obiettivo di consentire ai giovani, agli insegnanti, ai professionisti, di sperimentare l’efficacia e l’utilità di modalità di apprendimento capaci di incuriosire, coinvolgere e ispirare. Con questo progetto Comau, ancora una volta, dimostra di credere nel potenziale delle giovani generazioni e nella loro capacità di guidare la trasformazione digitale ormai in atto».

Ecco “e.DO” la piattaforma educativa

Comau, parte del Gruppo FCA, leader mondiale nella fornitura di prodotti e sistemi avanzati per l’automazione industriale, lancia e.DO™ Experience, la piattaforma educativa progettata da Comau Academy e disponibile a partire da gennaio 2019, che utilizza il robot e.DO per promuovere un approccio non-convenzionale e stimolante alla didattica, scolastica ed extra-scolastica.

Progettata per tutte le età, e.DO Experience ha l’obiettivo di favorire un approccio pragmatico all’apprendimento disciplinare, volto ad incoraggiare lo sviluppo di competenze trasversali e un coinvolgimento diretto nelle attività di formazione, di cui e.DO è il protagonista. Comau rivolge le sue e.DO Experience ad un pubblico ampio e diversificato, che comprende insegnanti, giovani studenti e manager aziendali, professionisti, appassionati di robotica, visitatori di mostre e musei, partecipanti a convegni, ma anche le famiglie e i loro bambini, con un’offerta formativa calibrata sulle specifiche necessità e le diverse competenze dei partecipanti. «L’innovazione tecnologica apre la strada a nuovi modi di insegnare e di imparare, – spiega Donatella Pinto Head of Human Resources di Comau – . Un esempio concreto è rappresentato da e.DO, il fulcro intorno al quale Comau ha sviluppato e.DO Experience, un programma di formazione innovativo, che ha l’obiettivo di consentire ai giovani, agli insegnanti, ai professionisti, di sperimentare l’efficacia e l’utilità di modalità di apprendimento capaci di incuriosire, coinvolgere e ispirare. Con questo progetto Comau, ancora una volta, dimostra di credere nel potenziale delle giovani generazioni e nella loro capacità di guidare la trasformazione digitale ormai in atto».

Raccolta fondi: “Work in Progress” e “Pane in Comune”

Un workshop promosso da Arturo Brachetti per giovani artisti emergenti e una raccolta nei mercati alimentari di Torino per combattere lo spreco e “trasformare” il cibo povero in ricette

Parte con “Work in Progress” e “Pane in Comune” la nuova campagna di crowdfunding del bando +Risorse di Fondazione Sviluppo e Crescita CRT ed Eppela, la principale piattaforma italiana di crowdfunding reward based. Le due iniziative, realizzate da enti non profit culturali e sociali del Piemonte e della Valle d’Aosta come previsto dal progetto, riguardano, rispettivamente, un workshop promosso da Arturo Brachetti per giovani artisti emergenti e una raccolta nei mercati alimentari di Torino per combattere lo spreco e “trasformare” il cibo povero in ricette.

 

Fino al 23 febbraio è possibile sostenere i progetti sulla piattaforma eppela.com/sviluppoecrescitacrt.

 

Workinprogress, nato dalla collaborazione tra la cooperativa sociale Edu-CARE coop con l’impresa culturale Articolo NOVE, intende realizzare un workshop di creazione artistica rivolto a giovani emergenti che vogliono sperimentare e perfezionare nuovi numeri o nuove performance. Durante il laboratorio, promosso da Arturo Brachetti, e composto da un ciclo di incontri coordinati da Philip Radice, fondatore e direttore della scuola “Atelier Teatro Fisico”, verranno insegnati ai partecipanti strumenti e metodi di approccio alla creazione.

“Workinprogress” consentirà ai partecipanti di realizzare due serate di varietà durante le quali potranno sperimentare sul palco del teatro Le Musichall la loro nuova creazione.

 

Pane in Comune, a cura dell’Associazione Eufemia, nata nel 2010 con l’obiettivo di realizzare progetti educativi, di inclusione sociale e di mobilità giovanile nell’ambito di programmi comunitari, è un’iniziativa non solo di raccolta (presso i mercati rionali di Corso Brunelleschi e Corso Racconigi a Torino), ma di trasformazione dei prodotti alimentari, che altrimenti andrebbero sprecati, impiegandoli in laboratori di cucina per la preparazione di “cibi poveri”. Il progetto è sostenuto dalla collaborazione di famiglie, singoli, operatori sociali e volontari dell’Associazione, ma anche di piccole realtà locali che vedono nel “fare-insieme” un seme di solidarietà e amicizia in grado di spezzare le solitudini e contrastare le forme di povertà, conferendo nuovamente al cibo il suo senso primario di “bene comune”.

L’iniziativa +Risorse, finanziata interamente dalla Fondazione Sviluppo e Crescita CRT e ideata con la piattaforma Eppela, prevede il cofinanziamento delle offerte raccolte secondo il meccanismo del matching grant: al raggiungimento del 50% dell’obiettivo fissato, le offerte saranno raddoppiate da Fondazione Sviluppo e Crescita CRT fino al tetto massimo complessivo di 130 mila euro.

 

Link ai progetti

PANE IN COMUNE: www.eppela.com/it/projects/19774-pane-in-comune

WORKINPROGRESS: www.eppela.com/it/projects/19743-work-in-progress

 

Fondazione Sviluppo e Crescita CRT

Costituita nel 2007 per iniziativa della Fondazione CRT, è un ente senza fine di lucro che collabora per lo sviluppo e la crescita del territorio di riferimento del fondatore, cui sono collegate le proprie finalità istituzionali. Opera affiancando l’attività istituzionale tradizionale della Fondazione CRT con molteplici attività a carattere innovativo, ascrivibili al campo ed alle logiche di impact investing.

La Fondazione Sviluppo e Crescita CRT ha come obiettivo il trasferimento delle competenze, lo sviluppo di nuove reti, l’incremento della sostenibilità dei progetti e la promozione dell’innovazione.

 

Eppela

È per contatti, progetti e raccolta la prima piattaforma italiana di crowdfunding reward-based e tra le prime 5 in Europa. Fondata a fine 2011 da Nicola Lencioni, è la prima realtà italiana ad aver inoltre ideato un modello di collaborazione in partnership, chiamato Mentoring, pensato per aziende e istituzioni interessate ad utilizzare la piattaforma per individuare talenti e sostenere progetti meritevoli di interesse. Eppela ha come obiettivo ultimo quello di rivoluzionare il mercato del lavoro e dare valore ai suoi protagonisti. Un mercato che sia fondato sulla meritocrazia e sulla capacità di sfidare i limiti di un sistema estremamente burocratico.

 

Raccolta fondi: "Work in Progress” e “Pane in Comune”

Un workshop promosso da Arturo Brachetti per giovani artisti emergenti e una raccolta nei mercati alimentari di Torino per combattere lo spreco e “trasformare” il cibo povero in ricette

Parte con “Work in Progress” e “Pane in Comune” la nuova campagna di crowdfunding del bando +Risorse di Fondazione Sviluppo e Crescita CRT ed Eppela, la principale piattaforma italiana di crowdfunding reward based. Le due iniziative, realizzate da enti non profit culturali e sociali del Piemonte e della Valle d’Aosta come previsto dal progetto, riguardano, rispettivamente, un workshop promosso da Arturo Brachetti per giovani artisti emergenti e una raccolta nei mercati alimentari di Torino per combattere lo spreco e “trasformare” il cibo povero in ricette.
 
Fino al 23 febbraio è possibile sostenere i progetti sulla piattaforma eppela.com/sviluppoecrescitacrt.
 
Workinprogress, nato dalla collaborazione tra la cooperativa sociale Edu-CARE coop con l’impresa culturale Articolo NOVE, intende realizzare un workshop di creazione artistica rivolto a giovani emergenti che vogliono sperimentare e perfezionare nuovi numeri o nuove performance. Durante il laboratorio, promosso da Arturo Brachetti, e composto da un ciclo di incontri coordinati da Philip Radice, fondatore e direttore della scuola “Atelier Teatro Fisico”, verranno insegnati ai partecipanti strumenti e metodi di approccio alla creazione.
“Workinprogress” consentirà ai partecipanti di realizzare due serate di varietà durante le quali potranno sperimentare sul palco del teatro Le Musichall la loro nuova creazione.
 
Pane in Comune, a cura dell’Associazione Eufemia, nata nel 2010 con l’obiettivo di realizzare progetti educativi, di inclusione sociale e di mobilità giovanile nell’ambito di programmi comunitari, è un’iniziativa non solo di raccolta (presso i mercati rionali di Corso Brunelleschi e Corso Racconigi a Torino), ma di trasformazione dei prodotti alimentari, che altrimenti andrebbero sprecati, impiegandoli in laboratori di cucina per la preparazione di “cibi poveri”. Il progetto è sostenuto dalla collaborazione di famiglie, singoli, operatori sociali e volontari dell’Associazione, ma anche di piccole realtà locali che vedono nel “fare-insieme” un seme di solidarietà e amicizia in grado di spezzare le solitudini e contrastare le forme di povertà, conferendo nuovamente al cibo il suo senso primario di “bene comune”.

L’iniziativa +Risorse, finanziata interamente dalla Fondazione Sviluppo e Crescita CRT e ideata con la piattaforma Eppela, prevede il cofinanziamento delle offerte raccolte secondo il meccanismo del matching grant: al raggiungimento del 50% dell’obiettivo fissato, le offerte saranno raddoppiate da Fondazione Sviluppo e Crescita CRT fino al tetto massimo complessivo di 130 mila euro.
 
Link ai progetti
PANE IN COMUNE: www.eppela.com/it/projects/19774-pane-in-comune
WORKINPROGRESS: www.eppela.com/it/projects/19743-work-in-progress
 
Fondazione Sviluppo e Crescita CRT
Costituita nel 2007 per iniziativa della Fondazione CRT, è un ente senza fine di lucro che collabora per lo sviluppo e la crescita del territorio di riferimento del fondatore, cui sono collegate le proprie finalità istituzionali. Opera affiancando l’attività istituzionale tradizionale della Fondazione CRT con molteplici attività a carattere innovativo, ascrivibili al campo ed alle logiche di impact investing.
La Fondazione Sviluppo e Crescita CRT ha come obiettivo il trasferimento delle competenze, lo sviluppo di nuove reti, l’incremento della sostenibilità dei progetti e la promozione dell’innovazione.
 
Eppela
È per contatti, progetti e raccolta la prima piattaforma italiana di crowdfunding reward-based e tra le prime 5 in Europa. Fondata a fine 2011 da Nicola Lencioni, è la prima realtà italiana ad aver inoltre ideato un modello di collaborazione in partnership, chiamato Mentoring, pensato per aziende e istituzioni interessate ad utilizzare la piattaforma per individuare talenti e sostenere progetti meritevoli di interesse. Eppela ha come obiettivo ultimo quello di rivoluzionare il mercato del lavoro e dare valore ai suoi protagonisti. Un mercato che sia fondato sulla meritocrazia e sulla capacità di sfidare i limiti di un sistema estremamente burocratico.
 

Stranieri, Piemonte primo per la formazione

Prima in Italia nella graduatoria dei progetti di formazione civico linguistica per stranieri, si aggiudica 2,5 milioni di euro

Il Piemonte si aggiudica 2,5 milioni di finanziamenti (europei e statali) per la formazione civico linguistica degli stranieri. In questo modo la nostra Regione ottiene l’intero importo richiesto, ma soprattutto arriva prima, rispetto alle altre Regioni italiane, nella graduatoria per il finanziamento dei ‘Piani regionali per la formazione civico linguistica dei cittadini di Paesi terzi 2018-2021’. “Il progetto Petrarca ha preso infatti 87,30 punti. – spiega l’assessora all’Immigrazione, Monica Cerutti – Il punteggio più alto tra i partecipanti”. In seconda posizione nella graduatoria, pubblicata il 24 dicembre, è arrivata l’Emilia Romagna. Mentre in terza il Friuli Venezia Giulia. “Se da una parte il ministero dell’Interno ci premia – prosegue l’assessora – D’altra parte con il decreto sicurezza ci sottrae i potenziali allievi. La norma infatti non permette ai richiedenti asilo di partecipare ai corsi per imparare l’italiano, visto che impedisce loro di avere carta d’identità, di iscriversi all’anagrafe. E siccome il nostro progetto era stato studiato tenendo conto anche di questo bacino di utenti, adesso rischiamo il paradosso: di avere i soldi, ma di non avere studenti”. Tra i criteri tenuti in considerazione dal ministero dell’Interno, ci sono la qualità complessiva della proposta progettuale, la coerenza del budget di spesa, della tempistica di progetto, ma anche le esperienze maturate in passato e la capacità di attivare reti.  Il Piano regionale, denominato “Petrarca 6”, si pone in continuità con le progettualità attivate negli anni passati, prevedendo anche specifiche azioni per l’orientamento e la conoscenza del territorio nel quale gli stranieri extracomunitari si vengono a trovare, dei servizi sanitari di cui possono usufruire, di quelli sociali. Oltre ai corsi di italiano, saranno forniti anche servizi per consentire la partecipazione alle attività didattiche al più alto numero di persone, ad esempio, servizi di babysitting per andare incontro alle madri, di mediazione interculturale, tutoraggio, di accompagnamento personalizzato rivolto a persone vulnerabili. “Il progetto Petrarca ormai va avanti dal 2011. E i risultati sono finora più che soddisfacenti. Dal suo inizio a oggi sono state coinvolte più di 10mila persone. – racconta Cerutti – Solo con Petrarca 5 si sono realizzati 364 corsi coinvolgendo 3460 beneficiari“. Diverse le nazionalità coinvolte. Per la maggior parte hanno seguito i corsi i marocchini (25%), i cinesi (8%), i nigeriani (7%), i senegalesi (5%), gli albanesi (5%), gli indiani e gli egiziani(4%). Soprattutto le donne hanno aderito all’iniziativa. Erano quasi sei su dieci (58% del totale).

 

(CS – foto: il Torinese)

L'alluvione che (non) verrà. Il Tanaro è un tesoro

Parafrasando, si potrebbe dire, una storia tira l’altra, basta inziare

Ad Alba, un bel convegno, venerdì 11 gennaio, nella sala comunale Vittorio Riolfo con tema le alluvioni, passate e future (si spera di no) è stato organizzato dal settimanale Gazzetta d’Alba.
 
I piemontesi, a tale dramma si sono assuefatti; da quella terribile del novembre del 1994 che sconvolse il territorio e provocò molti morti a quella meno invasiva del 2016.
 
La serata ha avuto relatori preparati con un folto pubblico particolarmente interessato a conoscere i risultati dell’inchiesta “Tanaro tesoro da salvare” e sul suo stato di salute.
 
Una serata tutta incentrata sul grande fiume. È stato citato l’Accordo di Programma stipulato con la Regione Piemonte per la valorizzazione della fascia fluviale a cura di alcuni comuni, tra cui Alba, in qualità di ente capofila, di cui fanno parte anche Govone, Roddi, Saliceto, Castelletto Uzzone, Mango, Prunetto, Barbaresco, Castino, Montà, Barolo, Mombarcaro, Bra.
 
Stando alla geografia, nell’elenco dei comuni ce ne sono alcuni, che con il Tanaro non c’entrano nulla, per esempio, Castino, Saliceto, Castelletto Uzzone, Mombarcaro, Prunetto e Mango, ma che ( a nostro avviso) dovrebbero essere invece coinvolti in un grande progetto afferente al torrente Belbo e ai suoi confluenti.
 
Un pò di scintille fra uno dei relatori, il geologo Carlino Belloni che ha analizzato le due alluvioni del 1994 e del 2016 e ha parlato delle rocce presenti lungo il corso d’acqua  e del ponte strallato “Caduti di Nassiriya” che attraversa Alba e di un “triangolo” vicino agli stabilimenti dell’industria dolciaria Ferrero.
 
Si è discusso dei due ponti della città di Alba, ma anche di realizzarne un terzo, che per un altro relatore, Roberto Cavallo, ambientalista della Cooperativa Erica, è inappropriato.
 
Non poteva mancare il focus sull’inquinamento, ambiente, biodiversità, flora e fauna, della pista ciclabile, del rapporto della cittadinanza con il corso d’acqua.
 
Stranamente se al Po i torinesi vogliono bene ed è anche spunto per tanti gialli, per gli albesi, il rapporto con il Tanaro non è esaltante e nemmeno la bella pista ciclabile è molto frequentata. Secondo Roberto Cavallo “il fiume è poco vissuto, non c’è un rapporto stretto con la cittadinanza e questo porta più inerti e più rifiuti.
 
Secondo il sindaco Maurizio Marello “normativamente abbiamo posto le basi per tutelare quest’area, ma anche per rilanciarla”.
 
Per il naturalista Edmondo Bonelli “Dal punto di vista della flora, per il Tanaro, ci sono dei problemi perché è un ambiente modificato, ma ricchissimo di biodiversità. Le aree incontaminate sono poche, alcune sono protette altre dovrebbero diventarlo. Il Tanaro è pieno di pesce e questo significa che è un ecosistema vitale. Nonostante sia pieno di pesce,  il Tanaro non ha più pescatori”.
 
Il dibattito è stato coordinato dai giornalisti di Gazzetta d’Alba Matteo Viberti e Francesca Pinaffo e oncluso con l’intervento del suo   direttore don Giusto Truglia.
 
A questo punto, l’augurio che facciamo è che ci siano altri “volenterosi” che si interessino (con un Accordo di Programma) anche delle sponde del Belbo e dei suoi confluenti perché non basta che siano aree protette, ma devono anche essere tutelate facendo tante cose, dal taglio dei boschi, alla realizzazione di una pista ciclabile che vada da Canelli, passando per Santo Stefano Belbo, Rocchetta Belbo, Bosia, Cravanzana e Feisoglio fino ad arrivare alle sorgenti del Belbo.
 
Vivi i tuoi torrenti e fiumi per tutelarli e tutelarti.

Tommaso Lo Russo

L’alluvione che (non) verrà. Il Tanaro è un tesoro

Parafrasando, si potrebbe dire, una storia tira l’altra, basta inziare

Ad Alba, un bel convegno, venerdì 11 gennaio, nella sala comunale Vittorio Riolfo con tema le alluvioni, passate e future (si spera di no) è stato organizzato dal settimanale Gazzetta d’Alba.

 

I piemontesi, a tale dramma si sono assuefatti; da quella terribile del novembre del 1994 che sconvolse il territorio e provocò molti morti a quella meno invasiva del 2016.

 

La serata ha avuto relatori preparati con un folto pubblico particolarmente interessato a conoscere i risultati dell’inchiesta “Tanaro tesoro da salvare” e sul suo stato di salute.

 

Una serata tutta incentrata sul grande fiume. È stato citato l’Accordo di Programma stipulato con la Regione Piemonte per la valorizzazione della fascia fluviale a cura di alcuni comuni, tra cui Alba, in qualità di ente capofila, di cui fanno parte anche Govone, Roddi, Saliceto, Castelletto Uzzone, Mango, Prunetto, Barbaresco, Castino, Montà, Barolo, Mombarcaro, Bra.

 

Stando alla geografia, nell’elenco dei comuni ce ne sono alcuni, che con il Tanaro non c’entrano nulla, per esempio, Castino, Saliceto, Castelletto Uzzone, Mombarcaro, Prunetto e Mango, ma che ( a nostro avviso) dovrebbero essere invece coinvolti in un grande progetto afferente al torrente Belbo e ai suoi confluenti.

 

Un pò di scintille fra uno dei relatori, il geologo Carlino Belloni che ha analizzato le due alluvioni del 1994 e del 2016 e ha parlato delle rocce presenti lungo il corso d’acqua  e del ponte strallato “Caduti di Nassiriya” che attraversa Alba e di un “triangolo” vicino agli stabilimenti dell’industria dolciaria Ferrero.

 

Si è discusso dei due ponti della città di Alba, ma anche di realizzarne un terzo, che per un altro relatore, Roberto Cavallo, ambientalista della Cooperativa Erica, è inappropriato.

 

Non poteva mancare il focus sull’inquinamento, ambiente, biodiversità, flora e fauna, della pista ciclabile, del rapporto della cittadinanza con il corso d’acqua.

 

Stranamente se al Po i torinesi vogliono bene ed è anche spunto per tanti gialli, per gli albesi, il rapporto con il Tanaro non è esaltante e nemmeno la bella pista ciclabile è molto frequentata. Secondo Roberto Cavallo “il fiume è poco vissuto, non c’è un rapporto stretto con la cittadinanza e questo porta più inerti e più rifiuti.

 

Secondo il sindaco Maurizio Marello “normativamente abbiamo posto le basi per tutelare quest’area, ma anche per rilanciarla”.

 

Per il naturalista Edmondo Bonelli “Dal punto di vista della flora, per il Tanaro, ci sono dei problemi perché è un ambiente modificato, ma ricchissimo di biodiversità. Le aree incontaminate sono poche, alcune sono protette altre dovrebbero diventarlo. Il Tanaro è pieno di pesce e questo significa che è un ecosistema vitale. Nonostante sia pieno di pesce,  il Tanaro non ha più pescatori”.

 

Il dibattito è stato coordinato dai giornalisti di Gazzetta d’Alba Matteo Viberti e Francesca Pinaffo e oncluso con l’intervento del suo   direttore don Giusto Truglia.

 

A questo punto, l’augurio che facciamo è che ci siano altri “volenterosi” che si interessino (con un Accordo di Programma) anche delle sponde del Belbo e dei suoi confluenti perché non basta che siano aree protette, ma devono anche essere tutelate facendo tante cose, dal taglio dei boschi, alla realizzazione di una pista ciclabile che vada da Canelli, passando per Santo Stefano Belbo, Rocchetta Belbo, Bosia, Cravanzana e Feisoglio fino ad arrivare alle sorgenti del Belbo.

 

Vivi i tuoi torrenti e fiumi per tutelarli e tutelarti.

Tommaso Lo Russo

Assistenza sanitaria, il perché del primato piemontese

E’ stato reso noto nei giorni scorsi che il Piemonte è al primo posto in Italia per la qualità dei livelli essenziali di assistenza sanitaria, i cosiddetti Lea: a decretarlo il monitoraggio relativo al 2017pubblicato dal Ministero della Salute, che analizza indicatori che verificano la qualità dell’attività di prevenzione, dell’assistenza territoriale e dell’assistenza ospedaliera. Vediamo di approfondire l’argomento

Decisivi per il raggiungimento di questo primato sono stati i miglioramenti ottenuti nella copertura vaccinale pediatrica, in particolare contro il morbillo, e nell’assistenza ai malati terminali. La testa per la prima volta della graduatoria tra le Regioni è stata raggiunta con il punteggio record di 221, davanti a Veneto ed Emilia Romagna (218 punti), Toscana (216) e Lombardia (212). L’anno scorso il Piemonte era al terzo posto. “Questo risultato ci rende estremamente orgogliosi – commenta il presidente Sergio Chiamparino – perché è un riconoscimento del lavoro svolto in questi anni: abbiamo rilanciato la sanità piemontese, che era di fatto commissariata, non solo mettendo ordine nei conti e tagliando gli sprechi ma migliorando i servizi e valorizzando le eccellenze. E la rilevazione del Ministero lo testimonia”. L’assessore Antonio Saitta ringrazia “tutti i dipendenti del servizio sanitario regionale per il grande impegno profuso in questi anni” e sottolinea che “continuiamo comunque a lavorare per migliorare ulteriormente la nostra sanità e per rispondere al meglio alle nuove esigenze di salute dei piemontesi: stiamo proseguendo con il piano per la riduzione delle liste d’attesa e con l’aumento delle assunzioni di personale, due priorità assolute, e con gli investimenti in edilizia sanitaria che porteranno alla realizzazione di ospedali moderni e più efficienti”.

 

www.regione.piemonte.it – foto: il Torinese

Monorotaia di Italia ’61: oggi è un cumulo di travi

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Era il simbolo della fiducia nel progresso

Uno dei più emblematici simboli di Italia ’61, la celebre monorotaia Alweg, giace oggi ridotta ad un cumulo di travi abbandonate in un prato a Nichelino, a pochi metri dalla tangenziale di Torino, presso la stazione di servizio Nichelino Sud ed il cavalcavia di via Napoli. L’avveniristico treno soprelevato di Italia ’61 copriva un percorso di 1.2 chilometri, congiungendo la stazione Sud a quella Nord, che sorge in Corso Unità d’Italia 70, in prossimità dell’attuale sede del Museo Nazionale dell’Automobile, struttura nata originariamente come centro congressuale, in occasione delle celebrazioni del primo centenario dell’Unità nazionale. Attualmente, mentre la Stazione Sud versa in uno stato di completo abbandono, quella Nord è stata riconvertita quale sede di casa UGI (Unione dei genitori italiani contro i tumori dei bambini), per accogliere i parenti dei piccoli degenti del vicino ospedale Regina Margherita. L’infrastruttura della monorotaia, inaugurata il 6 maggio 1961, venne smantellata all’inizio degli anni ’70 dopo che il convoglio era stato mantenuto attivo ancora qualche anno dopo l’esposizione, soltanto il sabato pomeriggio e la domenica. Già nel 1965 venne, però, dismesso a causa dei suoi alti costi di manutenzione, allora pari a 6 milioni di lire annui. Nel 1975 il sindaco Novelli dichiarava: “Se qualche ditta è disposta a lavorare gratis, il Comune le regalerà tutto il materiale che potrà portare via, salvo un troncone di rotaia che terremo per ricordo e la stazione Nord”.  Oggi della monorotaia rimane, come testimonianza, presso il laghetto di Italia ’61, soltanto un piccolo tratto di appena 14 campate su 58. “E’ triste constatare – spiega l’ingegnere Luca Valzano che lavora ad un progetto di recupero e riconversione di questa infrastruttura – come il simbolo dello spirito avveniristico e della fiducia nel progresso espressi dall’expo di Italia ’61, ben incarnati nella sua monorotaia, risultino oggi dispersi rispetto alla sede originaria, in parte in un prato abbandonato di Nichelino e, in parte, per quanto riguarda una decina di travi, in una discarica abusiva presente nel parco del Meisino”. “Le travi – precisa l’ingegnere Luca Valzano – sono in calcestruzzo armato precompresso, a sezione cava, di altezza pari a 1.4 m, di lunghezza di circa 20 metri e del peso di circa 40 tonnellate ciascuna. I convogli del sistema Alweg sfruttavano carrelli di ruote gommate aventi sia funzione di appoggio sulla trave sia di trazione mediante trazione elettrica. La soluzione adottata era l’esito di uno sviluppo tecnologico che risaliva agli inizi del Novecento con le prime realizzazioni in Germania. L’infrastruttura, all’epoca rappresentata alla stregua di un aeroplano, era largamente ammirata per il suo carattere visionario. In quegli stessi anni, d’altronde, proprio in Germania, nell’ambito della sperimentazione, venivano realizzati appositi circuiti per testare i convogli che già procedevano ad alta velocità”. “E’ ancora più triste constatare – conclude l’ingegnere Valzano – in quale stato di abbandono sia stata ridotta e versi l’intera infrastruttura. Inoltre il mezzo che correva lungo la monorotaia è andato in parte distrutto da un incendio e da diversi atti di vandalismo. La parte sopravvissuta è stata smantellata nel 1981 dal demolitore Ovan che, a quell’epoca, lavorava alla dismissione dei mezzi dell’Atm, l’allora azienda di trasporti metropolitani”.

 

Mara Martellotta

 

Il Piemonte vuole l’autonomia. Nasce il comitato

L’autogoverno del Piemonte e la salvaguardia dell’identità e della lingua piemontese sono gli obiettivi prioritari del neo-costituito Comitato per l’Autonomia Piemont.

Nel corso della riunione costitutiva, che si è tenuta ad Asti, è stato approvato lo statuto ed è stato eletto, all’unanimità, il comitato provvisorio di coordinamento, che è composto da Carlo Comoli (coordinatore organizzativo), Massimo Iaretti (portavoce) ed Emiliano Racca (segretario/tesoriere). Il Comitato opererà affinché il Piemonte acquisisca la maggiore autonomia, legislativa e gestionale, per le proprie risorse agricole, commerciali, industriali e naturali, nonché per la difesa e la tutela del proprio territorio, e affinché vi sia una profonda revisione della finanza locale”. “La nostra azione, in particolare, sarà rivolta – dicono Comoli, Iaretti e Racca – a perseguire la massima autonomia possibile del Piemonte, Regione, già culla delle prime rivendicazioni autonomiste, che oggi è ancora al palo nel percorso già avviato da altre realtà come la Lombardia, il Veneto o l’Emilia Romagna”. Il Comitato evidenzia, poi, che opererà affinché l’identità e la lingua piemontese (patrimonio fondante del Piemonte) vengano promosse e valorizzate in ogni modo, attraverso il sostegno e il coordinamento con le istituzioni politico – amministrative a tutti i livelli. “I nostri obiettivi – dicono ancora gli esponenti del coordinamento del Comitato – verranno perseguiti attraverso una nostra presenza nelle Istituzioni, a partire dalla presenza alle elezioni del prossimo anno.