ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 416

La sede del Circolo dei Lettori acquistata da Ream

Quaglia: “continua l’impegno nella valorizzazione del patrimonio artistico”

La sede del Circolo dei circolo del lettori , ospitato nell’elegante Palazzo Graneri della Roccia, in pieno centro , a Torino è stata acquistata dalla società REAM sgr per conto del Fondo Social & Human Purpose 2, per 5.250.000,00 Euro comprensivi anche degli arredi e di tutti i mobili. L’operazione di acquisto è ora soggetta alla condizione sospensiva della prelazione da parte della Soprintendenza per i Beni e le Attività Culturali.

L’edificio , in via Bogino 9, è attualmente locato alla Fondazione Circolo dei Lettori, ed è destinato a centro conferenze, uffici, ristorante e luogo di incontro per eventi socioculturali. Il Circolo è diventato negli anni uno dei punti di incontro culturali più noti in città. Con questa operazione , sottolinea Giovanni Quaglia, Presidente di REAM SGR, si “conferma l’attenzione di REAM SGR in ambito etico, sociale e culturale e il suo particolare impegno ai servizi alle persone del territorio di riferimento di Fondazione CRT e di Compagnia di San Paolo, sottoscrittori del Fondo Social & Human Purpose 2.”
Il Circolo dei Lettori, nato nell’ottobre del 2006 su iniziativa dell’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte, è il primo circolo italiano esclusivamente dedicato ai lettori e alla lettura a voce alta. Il Circolo testimonia la volontà di far condividere ai lettori, agli autori e agli artisti rassegne ed avvenimenti pensati e realizzati sia come momento di incontro tra eccellenze culturali, sia come appuntamenti dedicati ad un vasto pubblico. Gli eventi organizzati dal Circolo riguardano letture collettive, letture con musica, incontri con personaggi di primo piano del mondo della cultura, cene letterarie, mostre, yoga letterario, letture per i più piccoli, letture per le scuole e anche eventi in trasferta.
REAM SGR si è resa disponibile a valutare la concessione di un diritto di opzione alla Fondazione Circolo dei Lettori per il riacquisto dell’immobile.

Il Fondo Social & Human Purpose 2, promosso da Fondazione CRT e da Compagnia di San Paolo, investe in beni immobili adibiti a servizi di valore sociale, in conformità a criteri di responsabilità ambientale, economica e sociale. Gli investimenti selezionati da REAM SGR riguardano scuole, università, asili, case di riposo, residenze sanitarie per anziani, musei, biblioteche, ospedali, progetti di rigenerazione urbana e/o di riqualificazione di aree e iniziative sociali destinate alle persone.
REAM SGR S.p.A., è una società di gestione del risparmio che ha istituito e gestisce, oltre al Fondo Social & Human Purpose 2, altri 13 fondi immobiliari con portafogli di immobili di varia tipologia: trophy, uffici, residenziale, commerciale, sanitario, green economy, per un AUM pari a oltre Euro 1,7 MLD.

Il Circolo dei Lettori, nato nell’ottobre del 2006 su iniziativa dell’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte, è il primo circolo italiano esclusivamente dedicato ai lettori e alla lettura a voce alta. Il Circolo testimonia la volontà di far condividere ai lettori, agli autori e agli artisti rassegne ed avvenimenti pensati e realizzati sia come momento di incontro tra eccellenze culturali, sia come appuntamenti dedicati ad un vasto pubblico. Gli eventi organizzati dal Circolo riguardano letture collettive, letture con musica, incontri con personaggi di primo piano del mondo della cultura, cene letterarie, mostre, yoga letterario, letture per i più piccoli, letture per le scuole e anche eventi in trasferta.

Opere prioritarie, Cirio scrive a Conte

La lettera inviata al premier Giuseppe Conte / Illustrissimo Presidente del Consiglio dei Ministri,  apprendiamo dal “Piano delle infrastrutture e dei trasporti per un’Italia ad Alta velocità” del 06 luglio 2020 che nella sezione “Direttrici Ferroviarie” la Nuova linea Torino-Lione è inclusa dal Governo nelle Opere Prioritarie.

L’inserimento della Tav al primo posto delle dieci infrastrutture italiane prioritarie non può che farci piacere, ma ci preme portare alla sua attenzione la descrizione dei lavori dell’opera sintetizzati in “tunnel di base ed adeguamento linea storica”.
Tale descrizione sembra ridimensionare la portata dell’opera, dal momento che l’adeguamento “della linea storica” indicato non è affatto equiparabile all’adeguamento delle “tratte di accesso” previsto dal progetto.

La realizzazione dell’opera, che è oramai irreversibile, per noi significa anche dare seguito a 100 milioni di opere di accompagnamento, alle quali non vogliamo rinunciare. L’adeguamento della linea storica escluderebbe di fatto la connessione della Tav con lo scalo di Orbassano con conseguenze estremamente dannose in quanto non solo la capacità della linea di accesso resterebbe la metà di quella di valico, ma anche perché il territorio ne soffrirebbe in maniera importante. Lo scalo di Orbassano risulterebbe tagliato fuori e andrebbe incontro a morte certa non potendo gestire treni lunghi e pesanti, mentre il traffico ferroviario si scaricherebbe nel centro delle cittadine di Grugliasco e Collegno dove la linea è già a pochi metri dalle case. Pesanti anche i contraccolpi per il servizio ferroviario metropolitano che utilizza la linea storica per il traffico pendolari da e per la Val di Susa.

In estrema sintesi, al Piemonte resterebbe solo una sorta di “servitù di passaggio” di una delle più grandi opere infrastrutturali degli ultimi decenni. Non vorremmo che la Torino-Lione diventasse la Milano-Lione.

Ci preme infine ricordare che siamo in attesa di una risposta, ormai più che urgente, rispetto alla nomina dei Commissari straordinari per tre opere piemontesi – la Torino-Lione, l’Asti-Cuneo e la Pedemontana – di assoluta priorità strategica. Confidiamo che tali interventi siano stati inseriti nell’elenco delle 130 opere per cui il Governo provvederà alla nomina di commissari. In particolare, quello per la Torino-Lione potrà assicurare la realizzazione dell’infrastruttura, ma anche delle opere di accompagnamento, fondamentali per il Piemonte.

Alberto Cirio
Presidente della Regione Piemonte

Marco Gabusi
Assessore alle Infrastrutture e Trasporti

Tasse: proroga al 30 settembre?

SCADENZE FISCALI. LE REGIONI CHIEDONO AL GOVERNO LA PROROGA AL 30 SETTEMBRE


La richiesta al governo è chiara: prorogare al 30 settembre le scadenze delle imposte in autoliquidazione (Irpef, addizionali Irpef, Irap e Ires). Nella seduta odierna della Conferenza delle Regioni, l’Assessore regionale Marco Gabusi, su delega del Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e dell’assessore al Bilancio Andrea Tronzano, ha sottoposto all’attenzione dei Governatori Regionali le proposte giunte dall’ordine dei commercialisti di Piemonte e Valle D’Aosta in merito alla necessità di rilanciare i consumi e di salvaguardare le aziende del Paese.

Il documento molto articolato verrà analizzato approfonditamente, ma la Conferenza delle Regioni, presieduta oggi da Giovanni Toti, ha ritenuto di predisporre immediatamente una comunicazione urgente al Governo in cui si sollecita la proroga della scadenza fiscale del 20 Luglio al 30 settembre senza sanzioni.

Come evidenzia la nota dell’Ordine, si stima che solo un terzo dei contribuenti italiani sarà in grado di rispettare i termini attuali, mentre gli altri andrebbero incontro a sanzioni ed interessi che in molti casi sancirebbero definitivamente la chiusura dell’attività.

«È una richiesta di buonsenso – sottolineano il Presidente Cirio,l’assessore alle Opere pubbliche Gabusi e l’assessore al Bilancio Tronzano e che mira a tenere in piedi il tessuto produttivo ed economico del Piemonte e dell’Italia. Non chiediamo sconti ma solo di avere qualche settimana in più per permettere alle attività che stanno faticosamente ripartendo di avere la liquidità sufficiente per poter onorare i debiti con l’erario».

Il Coordinatore Regionale degli Ordini dei Commercialisti Domenico Calvelli ricorda «l’importanza della collaborazione tra istituzioni e la necessità di assicurare un supporto ai contribuenti in questo momento economico così difficile per il territorio già funestato da una crisi di consumi».

“Due milioni e mezzo per proteggere i deputati dal Coronavirus”

Riceviamo e pubblichiamo / “Leggo con stupore, da cittadino prima ancora che da Presidente nazionale di un sindacato di infermieri, le cifre, pubblicate dagli organi di stampa nei giorni scorsi, relative al bilancio di spesa della Camera dei Deputati per fronteggiare l’emergenza Coronavirus”

 

«DUE MILIONI E MEZZO DI EURO SPESI PER PROTEGGERE I NOSTRI DEPUTATI DAL COVID. CERTO SI SONO BLINDATI BENE I NOSTRI POLITICI, MENTRE NOI INFERMIERI RISCHIAVAMO LA VITA CONTRO IL CORONAVIRUS»

LA DURA PRESA DI POSIZIONE DEL LEADER DEL SINDACATO INFERMIERI ITALIANI SULLE CIFRE SPESE DALLA CAMERA DEI DEPUTATI PER L’EMERGENZA SANITARIA: «I PARADOSSI DI QUESTE DUE ITALIE: QUELLA DEI PRIVILEGI DORATI PER POCHI, E QUELLA DEI LAVORATORI DELLA SANITA’, TRATTATI COME CARNE DA MACELLO PRONTI A RISCHIARE LA VITA PER 5 EURO AL GIORNO»

ROMA – «Leggo con stupore, da cittadino prima ancora che da Presidente nazionale di un sindacato di infermieri, le cifre, pubblicate dagli organi di stampa nei giorni scorsi, relative al bilancio di spesa della Camera dei Deputati per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.

1,7 i milioni di euro, spesi per i servizi medico-sanitari, che approderanno in aula nel progetto di bilancio per l’anno finanziario 2020, e ben 800mila gli euro aggiuntivi alla voce “Prodotti farmaceutici e sanitari”. Superano quindi i due milioni di euro, esordisce De Palma, leader del Nursing Up, le uscite durante il tragico periodo del Covid.

Ci piace, pensare, dice ancora De Palma, che nei soldi spesi sia stata inclusa anche la “voce infermieri”, prendendo atto che dei nostri colleghi siano stati impiegati, con la loro professionalità, per tutelare la salute dei nostri Deputati. Ma nonostante questo la cifra ci sembra davvero esagerata.

Poi, continuando a leggere la notizia, apprendiamo con maggiori dettagli “le voci” delle spese: oltre ai servizi infermieristici, si parla di un’ambulanza fissa per il biocontenimento (i mezzi sarebbero scesi da due inizialmente previsti a uno) ma soprattutto si fa riferimento all’utilizzo di termoscanner fissi che eviteranno di ricorrere in una fase successiva a professionisti appartenenti alla nostra categoria. Per non parlare poi delle ingenti spese sostenute per mascherine e guanti.
Bene, anche in questo caso avete messo gli infermieri alla porta. Meraviglioso direi!

Quanti soldi in ballo! E pensare che questo accadeva proprio mentre noi infermieri ci auto-tassavamo per comperare e mandare alle Regioni del nord le tute di bio contenimento che mancavano negli ospedali.

A questo punto, sbotta De Palma, dopo la riflessione iniziale, crescono la rabbia e il malcontento nei confronti di una classe politica che non ha mai visto da vicino questa pandemia.

E poi hanno pure il coraggio di chiedersi il perchè delle nostre battaglie nelle piazze italiane, per portare più che mai alla luce le carenze strutturali di questo sistema sanitario, che ci ingabbia in una situazione contrattuale che non riconosce il nostro valore e non ci “distingue”, da tempo immemore, per quanto meritiamo, e soprattutto nel ricordo dei colleghi che hanno profuso sul campo impegno, valori umani e capacità professionali, nella memoria di coloro che hanno perso la vita. Leggendo queste cifre ci si domanda se siamo parte di uno scherzo o tutto è pura, amara e triste realtà.

Cari Signori, lo abbiamo detto dal palco di Milano e lo ripetiamo ancora, continua De Palma. Il perno di questo sistema sanitario siamo noi e sempre lo saremo. Abbiamo combattuto nelle corsie contro “il mostro”, e mentre noi ci ammalavamo e vivevamo sulla nostra pelle la malattia e il dolore psicologico, ci chiediamo, ma voi dove eravate?

Le cifre spese per proteggere la vostra salute, come cittadini e come rappresentati del popolo, non andrebbero messe in discussione. In fondo cosa hanno a che fare con noi infermieri? Chi siamo noi per poter parlare in merito? Se non fosse però che noi abbiamo rischiato la vita per indennità ridicole, che i nostri premi, che non abbiamo mai chiesto ma che pure farebbero comodo alle nostre famiglie, sono spariti e riapparsi più volte, e che ancora l’agognato aumento di stipendio richiesto da tempo è solo una chimera.

Non potete a questo punto pretendere che leggendo queste cifre spese, un cittadino, prima che un infermiere, non inorridisca.
Soprattutto se si pensa a quanto ammontano i nostri stipendi, tra i più bassi d’Europa.
Noi abbiamo salvato la vita agli italiani, abbiamo visto la morte in faccia: voi, tranquilli nelle vostre “oasi dorate”, avete goduto di privilegi decisamente “speciali”.

Ad un certo punto della pandemia i nostri colleghi hanno indossato camici da macellaio per mancanza degli adeguati strumenti di protezione, e voi, cari signori, vi siete mai ritrovati nella medesima condizione? Addirittura spese extra per guanti e mascherine! Rimango senza parole! Noi ad un certo punto non avevamo nemmeno più quelle, e ce le siamo dovute comperare!

E allora adesso informiamo la stampa dei nostri successivi passi che fanno seguito alla manifestazione di Milano: ieri ho scritto a tutti i leader “carismatici” di questa politica, da Zingaretti a Crimi, a Grillo, alla Taverna e pure a Bersani, mettendoli al corrente della palese indifferenza del Ministro della Salute e della dichiarata impotenza del suo Vice, che afferma di non avere gli strumenti per agire da solo.

Cari Signori, nel vostro mondo dorato avete vissuto il Covid protetti e “ovattati”. Nel nostro mondo “reale” invece ci siamo ammalati e abbiamo difeso la salute dei cittadini “senza chiedere nulla”. Ma la vostra indifferenza ci è servita da lezione!», chiosa De Palma.

I consorzi dei formaggi uniti contro la crisi

Importante incontro tra i rappresentanti dei Consorzi di Tutela dei formaggi DOP facenti capo ad Assopiemonte DOP e IGP ed esponenti della politica e delle Istituzioni nazionali e regionali tra cui il Senatore Mino Taricco, i Deputati Monica Ciaburro e Federico Fornaro, l’Assessore regionale all0Agricoltura Marco Protopapa, il Presidente di Fedagri Piemonte Roberto Morello e il Presidente nazionale Uncem Marco Bussone.

L’incontro è stato ospitato a Barolo, nel Castello, location che è espressione nel mondo delle eccellenze piemontesi e dell’agricoltura come fonte di sviluppo e benessere, ormai da anni luogo di incontro, confronto per le filiere di qualità e anche di festa in occasione del festival Collisioni.
A determinare l’urgenza dell’iniziativa, condivisa e sostenuta anche da Uncem (Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani), è stata la necessità di documentare e far conoscere il tragico impatto economico della crisi covid-19 sulle microfiliere delle DOP che, per le loro caratteristiche produttive e soprattutto commerciali, hanno vissuto dai primi di marzo giorni di blocco quasi totale essendo poco o per nulla presenti nei circuiti commerciali del libero servizio della grande distribuzione organizzata. In tempi ordinari, i canali commerciali delle microfiliere sono i negozi tradizionali di specialità, i ristoranti, le trattorie, gli agriturismi, i mercati e le fiere locali, la vendita diretta al turismo locale ed anche, in piccola parte, l’esportazione. Vale a dire tutte strade che dall’inizio di marzo si sono chiuse e che solo ora a fatica iniziano a ripartire. Questo  ha significato il crollo e azzeramento delle vendite dei prodotti di filiera corta a cui si è aggiunto il permanere dei costi vivi di esercizio per il mantenimento e la gestione delle mandrie, delle greggi, degli impianti e delle aziende agricole.

“Siamo allo stremo, ma siamo abituati al sacrificio e al duro lavoro e vogliamo ripartire – afferma Evanzio Fiandino Presidente di Assopiemonte DOP e IGP – ci sforziamo di essere ottimisti, ma abbiamo bisogno di un’attenzione particolare e di misure di sostegno tarate sulle nostre specificità, in quanto noi non riusciamo a beneficiare di aiuti allo stoccaggio, di incentivi alla riduzione della produzione del latte e degli interventi di ritiro del prodotto dal mercato, studiati per le grandi produzioni. Attendiamo interventi a copertura delle mancate vendite, dei costi comunque sostenuti nel periodo di fermo commerciale ed in sostanza di un sostegno per poter ripartire. La preoccupazione più forte è che molte famiglie non riuscendo a superare questa annata così drammatica decidano di chiudere, e questo rappresenterebbe un danno incalcolabile per la salvaguardia delle filiere corte che pur modeste nei volumi rappresentano la storia dell’eccellenza e l’immagine gastronomica del Piemonte oltre che la cura e la tutela del territorio”.

L’appello di Fiandino è stato raccolto dai presenti che in un clima di condivisione e sintonia hanno stretto un patto tra Regione, Governo e Parlamentari, Uncem con il sistema degli Enti locali, per poter dare in tempi brevi risposte concrete ai problemi evidenziati da Assopiemonte DOP e IGP.

Lettera ad un padre tanto amato

Cosi lo voglio ricordare. Sono passati la bellezza di 43 anni. Era l’ 8 luglio e moriva Ferdinando Tosetto. Tutti lo chiamavano Nando. Il 26 agosto avrebbe compiuto 58 anni. Troppo presto. La camera ardente fu allestita in via Porpora sede della Flm. Federazione lavoratori metalmeccanici.

36 ore di processione ininterrotta, per tutti noi un vero calvario. Il suo impegno politico cominciò trent’anni prima, tra il partito comunista ed il sindacato. Eletto in commissione interna alla Grandi Motori e segretario della 9^ sezione PCI. Poi alla sera studio sui testi sacri del Marxismo e Leninismo. Una partenza fulminante. Ma non tutto era rosa e fiori. Da un lato la Fiat  lo blandiva e dall’altro lo minacciava. Obbiettivo fargli mollare l’ attività politica e sindacale in azienda.

All’inizio degli anni 60 il Pci . Candidato naturale per diventare parlamentare. La tradizione voleva
che un operaio di Barriera fosse onorevole. Gli preferirono altri. La sua colpa essere troppo
polemico. Prima incolpò Roasio, segretario del PCI provinciale, della sconfitta alla Fiat. La Fiom
crollò dal 57% dei consensi al 25%. Poi, addirittura condannò l intervento sovietico in Ungheria.

Era in buona compagnia con Calvino, Spriano e Giolitti, ma erano solo loro. E il Partito non
perdona. Guai a parlarne fuori, il  centralismo democratico imperversa. Tant’e’ che seppi il tutto
da altri, presenti, molti anni dopo. Lui con me e in famiglia parlava poco, se non niente. E i miei
bellissimi ricordi si perdono nella notte dei tempi. Quando mi portava in cantina insegnandomi
come si imbottiglia il vino. Le passeggiate in montagna con mia madre dove vedevo il suo
scuotere la testa. Solo molto dopo capii che lo avevano fatto fuori politicamente, insomma.

Ma di amici e compagni ne aveva a iosa. Come Emilio Pugno ed Aventino Pace. Loro erano stati
licenziati dalla Fiat per rappresaglia politica diventando i grandi capi della Fiom e poi della CGIL.
Dopo anni di isolamento e di fame, letteralmente parlando, visto che non si potevano permettere
uno stipendio, risorsero nel 1962. Gli operai Fiat dopo otto anni ritornarono a scioperare. Il
Ghiaccio è rotto. L’operaio massa si era arrabbiato.
Basta cottimo, basta salari da fame e basta condizioni di lavoro inumane.
Persino Vittorio Valletta cominciò a capire che il suo tempo stava finendo.

Nando fu chiamato prima nella segreteria provinciale e poi regionale Fiom. Responsabile
organizzativo e amministratore delle casse del sindacato. Aumentavano gli iscritti. Da quattro
compagni isolati ed emarginati a 100 mila iscritti solo nella provincia di Torino. Una potenza in
tutti i sensi.

Lontani anche gli anni in cui il partito comandava su tutto. Proporzionale con ‘ aumento delle
lotte e l’esplosione del ’68 e ’69. In Francia il ’68 fu soprattutto studentesco. In Italia soprattutto
operaio. Anche qui il PCI capì in ritardo ma capì. In altri posti proprio non capì. I sovietici
non si smentivano invadendo ed occupando la Cecoslovacchia. Mi ricordo, in un intervento di
mio padre la battuta: Lenin era per la dittatura del proletariato, non sul proletariato. Seppur lentamente il PCI tentava di cambiare.

Ma cambiare non è facile altro ricordo diretto. Avrò
avuto 15 anni. La Camera del Lavoro aveva sede in via Principe Amedeo, nel cuore di Torino. Un
freddo becc , sotto nel cortile continuava la discussione con Bruno Trentin che voleva sostituire
le commissioni interne con i consigli di fabbrica di gramsciana memoria con qualche accento
sovietizzante.

Mentre i primi avevano come eletti solo operai specializzati (la cosiddetta aristocrazia operaia)
nei consigli tutti potevano essere eletti di quel reparto e di quello spezzone di catena di
montaggio. Mio padre non era  d’accordo con Aventino Pace. Dall’ altraparte  Emilio Pugno e Bruno
Trentin. Vista la giovane età non capii molto. Anche qui realizzai dopo. Lìoggetto del contendere
era: chi dirige il movimento operaio verso l’immancabile vittoria del socialismo? Tanta ma
tanta passione, indubbiamente. Di quelle persone, di quei compagni si è rotto lo stampino.
Ed era nella logica delle cose. La Storia non può ripetersi e ripetendosi diventa farsa. Sia Nando
che io siamo citati in un libro scritto da Lorenzo Gianotti. Da Gramsci a Togliatti i comunisti sotto
la Mole. Ne sono orgoglioso perché l’unico che ha seguito le orme del padre. Complicato seguire
le orme di questi personaggi che sono entrati appieno nella Storia con la esse maiuscola.

Padri troppo alti come una montagna da scalare. Enrico Cavallito vorrebbe essere il mio editore.
Vorrebbe, ancorché, oramai 4 anni fa ho avuto un’idea: scrivere un libro intervista con Mio
padre morto 43 anni fa. Partendo da corso Vercelli (Grandi Motori) e attraversando tutto
corso Vercelli per  prendere un pullman fino a Viù dove si trascorrevano le vacanze agostane.
Ti devi dare una mossa Patrizio perché stanno morendo tutti. Questione di età
Ma ‘ indolenza è una brutta bestia. Anche ricordare, a volte, è una brutta bestia.

Dobbiamo comunque ricordare è nostro dovere per i nostri figli. Ed in questi tempi il ricordo
aiuta. Ciao Pa’, del resto  mai e poi mai potrei dimenticarti.

Non parlavamo tanto. Negli ultimi anni molti mi raccontavano di te. Come quell’ operaio che mi
confessò di sentirsi in colpa nei tuoi confronti. Gli operai del reparto avevano l’ ordine di non rivolgerti
la parola . Ti aspettavano a 500 metri per chiederti scusa. Paura di essere licenziati. Volevano
licenziarti per furto nascondendo pezzi di motore nella borsa. Solo la tua precisione ti aiutò.

Non eri un martire e come tutti gli umani avevi molti difetti. Con il pregio della coerenza pagata
a duro prezzo. Da uomo libero quale eri. Inarrivabile , indubbiamente. Questo mio scriverti è un
modo per rappacificarmi con Te.

Lettera ad un padre tanto amato. Ed anche questo l’ho capito dopo. Ciao Pa’.

Patrizio Tosetto

La casa batte il virus, domanda in crescita

Fiaip Piemonte: “Domanda in crescita del 10%; 3 su 5 vogliono il giardino. Prezzi stabili”

Riapertura dal lockdown, nuove esigente trainano il mercato: chi va a vivere da solo, chi decide di convivere

 

Il mercato immobiliare regge al virus. A due mesi dalla ripartenza dopo il lockdown per il Coronavirus, il mattone in Piemonte è in ripresa. “Nei mesi di maggio e giugno la domanda registrata è in crescita, anche del 10%, rispetto al pre pandemia”, spiega Paolo Papi, presidente di Fiaip Piemonte (Federazione italiana agenti immobiliari professionali).

 “Questa accelerazione era prevedibile – aggiunge – a contribuire allo slancio, ci sono le trattative lasciate in sospeso ai primi di marzo, cui si sommano le nuove richieste”.

Nonostante la crisi innescata dal virus, la compravendita tiene e le rilevazioni raccolte dalla Fiaip mostrano uno sprint sorprendente e omogeneo in tutte le province piemontesi (Asti, Alessandria, Vercelli, Novara, Biella, Cuneo, VCO, Torino).
Con l’isolamento, la voglia di casa non si è spenta. Anzi la consapevolezza del suo valore ha modificato la domanda, spingendo le scelte abitative verso giardini e terrazzi

In media in tutte le province piemontesisu cinque nuove richieste, tre riguardano case e villette con giardino, cortile o terrazzo”, aggiunge Papi. In alcune aree, il 75% delle nuove richieste si riferisce a case indipendenti. “Le manifestazioni di interesse – specifica il presidente – superano il 20%, chi poi si instrada verso l’acquisto è circa la metà”.

“Lo slancio della ripartenza del settore immobiliare – commenta – fa ben sperare per la tenuta del mercato e dimostra come il comparto sia una leva importante per l’economia generale. L’andamento dei prossimi mesi dipenderà dal sistema Paese, dalla capacità attuativa delle misure di Governo nel destinare la liquidità annunciata alle piccole e medie imprese. I conti – conclude il presidente regionale – si fanno a fine anno e solo allora si potrà pesare l’impatto dello stop legato al virus”.

MOTIVAZIONI ALL’ACQUISTO

La sostituzione della prima casa resta sempre in testa alla domanda immobiliare, complice il credito con tassi tra i più competitivi in Europa. Sorprende, nei mesi di maggio e giugno, la crescita della quota di giovani in cerca di un’indipendenza abitativa dai genitori, motivata probabilmente dal periodo di reclusione tra le mura domestiche.

Da una parte si individuano single decisi a vivere da soli, dall’altra ci sono giovani coppie che iniziano una convivenza, dopo il forzato allontanamento.

Si rintraccia anche qualche caso di coniugi o conviventi che, al contrario, hanno deciso di separarsi e vivere ognuno per conto proprio.

Aumenta il numero di chi vuole cambiare casa per mutate esigenze. “I bisogni, dopo i mesi di lockdown, sono cambiati e molti chiedono metrature più ampie e spazi più vivibili per lavorare in autonomia o in smart working”, spiega Aurelio Amerio, presidente di Fiaip Torino. “Si tratta di un’evoluzione del mercato – aggiunge- che può distribuire la domanda abitative in zone fino a oggi meno richieste, andando a rivalutare aree semi centrali e della prima cintura dei capoluoghi di provincia”.

prezzi degli immobili sono stabili. “Non si registra una svalutazione del residenziale, quindi chi ha intenzione di vendere la propria casa per comprarne una nuova, va incontro a buoni affari”, spiega Amerio. La tenuta dei valori riguarda l’intera regione.

TORINO

“Nel torinese non si parla di impennata di villette i cui costi sono elevati, ma di una crescente domanda, anche del 15% di quadrifamiliari e bifamiliari, decisamente più accessibili nel prezzo. Le zone sono nella prima cintura, Orbassano, Rivalta, Settimo, Borgaro, Rivoli”, specifica Lucia Vigna, vice presidente di Fiaip Torino.

Diversamente il settore commerciale, fatto di negozi e uffici, mostra segnali di sofferenza. “C’è una contrazione dei valori sia per le locazioni, sia per le vendite – spiega -. È un comparto penalizzato – aggiunge- che subisce le ricadute peggiori della crisi seguita alla serrata. Numerosi negozi non hanno riaperto o hanno dismesso locali e attività. La domanda si è spenta e chi vuole vendere ha due soluzioni: attendere o svendere. Una crisi che colpisce duramente le città più grandi e meno i centri urbani di piccole dimensioni”.

SECONDE CASE E TURISMO

Buoni i segnali sul mercato delle seconde case, almeno nelle zone a vocazione turistica. “Nell’astigiano è ripartito l’interesse per la casa vacanze da parte dei torinesi, c’è aumento degli spostamenti di piemontesi e lombardi”, dice Loredana Carboneris presidente di Fiaip Asti.

“Se l’80% degli acquisti è per la prima casa – commenta Franco Repetto di Fiaip Alessandria – la domanda per immobili diversi dall’abitazione principale deve essere incentivata abbassando l’imposta di registro e l’iva al 5%”.

Vivace il movimento immobiliare nelle località vicine agli specchi d’acqua. Il lago d’Orta nel Novarese, il lago di Viverone nel Biellese, il lago Maggiore nel Verbano registrano una nuova ondata di interesse, “non unicamente come appoggio per le vacanze o investimento turistico, ma anche come scelta abitativa principale”, commenta Alberto Actis, vice presidente di Fiaip del Verbano. “La posizione strategica a cavallo fra regioni – prosegue – intercetta lo stimolo alla vita fuori città, richiamando l’attenzione di molti professionisti lombardi che nell’ottica di migliorare la propria qualità di vita, stanno scegliendo di vivere sul lago e con un’ora di macchina raggiungere Milano”.

Rinata attrazione per la zona collinare nel vercellese.  “Il momento di incertezza, su spostamenti e regole da rispettare, disincentiva il mare”, commenta Elsa Belotti di Fiaip Vercelli. Molti preferiscono cambiare aria, rimanendo in prossimità della propria abitazione principale”.

“Tiene il turismo montano, fatto perlopiù da italiani, anche se i valori sono in media inferiori agli anni passati”, sintetizza Fulvia Pastorelli, presidente di Fiaip Cuneo con delega al Turismo. Le zone dominate dal turismo a trazione straniera, come Monferrato e Langhe, ma anche i laghi, si trovano in un momento di stallo. “La ripartenza – sintetizza Pastorelli – è frenata dal blocco dei collegamenti con l’estero. L’incertezza e la cancellazione di molti eventi sul territorio disincentivano i flussi turistici”.

Come aiutare gli agriturismi?

La modifica dei regolamenti europei consente, rimodulando le risorse residue disponibili, di attivare una nuova misura del Psr per concedere un ulteriore contributo a fondo perduto agli agriturismi e, a nostro giudizio, anche ad altri settori in crisi. Questa possibilità è stata illustrata dalla Regione nel corso della riunione del comparto agricolo tenutasi ieri alla presenza dei rappresentanti di Cia Piemonte.

“Già in sede di comitato di sorveglianza sul Psr – spiega Gabriele Carenini, presidente di Cia Piemonte -, avevamo proposto di destinare maggiori risorse al settore agrituristico, fortemente colpito dalla crisi legata al Covid. Accogliamo, quindi, con favore l’ipotesi di attivazione della misura 21 in Piemonte”.

”E’ vero che gli agriturismi sono già destinatari del bonus previsto dal “Riparti Piemonte” – sottolinea Carenini -, ma va detto che l’importo è limitato ad un massimo di 2500 euro e che per la maggior parte delle strutture esso non supererà i 1300. Una disparità di trattamento sulla quale bisognerebbe agire, parificando i contributi per tutte le aziende agrituristiche”.

“Noi  – conclude Carenini – proponiamo di finanziare l’intervento in favore degli agriturismi  e di altri settori, qualora ci fossero le risorse, con lo storno delle restanti risorse della Misura 1. Volendo fare un intervento ancora più corposo, si potrebbero attingere fondi dalla Misura 16, ferma a progetti del 2016 non ancora partiti. Riteniamo che non siano in alcun modo da toccare, invece, le risorse per l’insediamento dei giovani agricoltori e per lo scorrimento della graduatoria del bando investimenti del 2019”.

Oltre 130 occasioni di lavoro a Torino e in Piemonte

Sono oltre 130 le opportunità di lavoro in Piemonte offerte da Etjca – Agenzia per il Lavoro, attiva in Italia dal 1999 e oggi uno dei primi 10 player nel settore delle APL, fra contratti in somministrazione e inserimento diretto in azienda.

In Piemonte, l’agenzia per il lavoro ricerca professionisti nel settore sanitario, metalmeccanico, della grande distribuzione e alimentare. 

Nello specifico, le filiali di Torino, Alessandria, Asti e Carrù selezionano infermieri professionali con laurea in infermieristica e OSS qualificati disponibili a lavorare su tre turni oltre a figure da inserire all’interno di supermercati della zona, come macellai, addetti all’inventario e addetti al reparto gastronomia possibilmente con esperienza pregressa nell’ambito GDO e con ottime doti relazionali e comunicative.

Per il settore metalmeccanico si ricercano verniciatori carrozzieri, operai generici, reliability engineers, fresatori, addetti alle linee produttive e serramentisti con esperienza. Nel settore dell’industria alimentare sono fortemente richiesti operai addetti al confezionamento alimentare, capi turno per azienda in ambito alimentare, carrellisti, impiegati logistici, manutentori meccanici e receptionist per la gestione del centralino e accoglienza clienti.

Alta la richiesta di specialisti nell’ambito dell’installazione, manutenzione e riparazione industriale, come elettricisti, operai termoidraulici, manutentori elettrici junior, operai termoidraulici, elettricisti industriali di cantiere. Infine le filiali di Borgomanero e Alessandra per alcuni prestigiosi studi professionali e di consulenza del territorio, selezionano con urgenza impiegati contabili di studio professionale, addetti contabilità 730 e addetti paghe e contributi.

Tutte le posizioni aperte sono consultabili sul sito www.etjca.it

Contro la cimice asiatica arriva la vespa samurai

Il presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore all’Agricoltura Protopapa presenti ai primi lanci del piano triennale di lotta biologica

In Piemonte sono iniziate le operazioni di contrasto alla cimice asiatica attraverso la diffusione del parassitoide Trissolcus Japonicus, noto come vespa samurai, nemico naturale della cimice. In questi giorni in 100 siti individuati su tutto il territorio piemontese si stanno effettuando i lanci della vespa samurai, che a discapito del nome è un insetto di circa 1,5 mm ed è innocuo per l’uomo e gli animali, comprese le api.

Ai primi lanci avvenuti nei giorni scorsi hanno partecipato anche il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio e l’assessore regionale all’Agricoltura e Cibo, Marco Protopapa.

“Stiamo compiendo un passo importante per tutelare l’ortofrutticoltura piemontese che vuole essere di qualità e per confermarsi tale non deve essere schiava della chimica – sottolinea il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio – . La vespa samurai ci consentirà di risolvere il grave problema della cimice asiatica in modo naturale, dando così certezze ai nostri agricoltori e a chi vuole investire in Piemonte. Per fare questo ci sono voluti anni di ricerca, oltre alla modifica di normative a livello internazionale per poter importare questa specie dall’Oriente. L’agricoltura di qualità e d’eccellenza, naturale e biologica è il futuro del nostro Piemonte. Una delle leve su cui dobbiamo investire per garantire posti di lavoro e ricchezza alle generazioni di domani”.

Al presidente Alberto Cirio fa eco l’assessore regionale all’Agricoltura Marco Protopapa: “Grazie al lavoro di vari soggetti istituzionali – sottolinea l’assessore all’Agricoltura e Cibo, Marco Protopapa – si è potuto attuare concretamente un progetto di aiuto alle imprese agricole per prevenire e contenere i danni dell’insetto che sta devastando le produzioni ortofrutticole e di nocciole del Piemonte. Con i primi lanci della vespa samurai abbiamo avviato il piano di lotta biologica che ha una valenza triennale e il cui obiettivo finale è ottenere una progressiva riduzione delle infestazioni da cimice asiatica nel rispetto dell’ambiente e della salute umana”.

La lotta biologica alla cimice asiatica è stata avviata per fronteggiare un’emergenza che ha colpito fortemente l’agricoltura piemontese distruggendo intere coltivazioni di frutteti, ortaggi e corilicole: nel solo 2019 in Piemonte i danni derivanti dalla Halyomorpha halys ammontano a 170 milioni di euro e hanno interessato 13.500 aziende agricole.

La Regione Piemonte pertanto ha aderito al piano triennale nazionale di lotta biologica, emanato dal Ministero dell’Ambiente.Il Piemonte è infatti tra le Regioni del Nord Italia che hanno presentato richiesta ufficiale per l’immissione in natura del parassitoide T. japonicus per la lotta biologica, nell’ambito del Programma nazionale di contrasto alla cimice asiatica, elaborato dal Servizio Fitosanitario Nazionale in collaborazione con il CREA e le Regioni interessate. Dopo un complesso iter a livello nazionale per far modificare la normativa esistente del Ministero dell’Ambiente e consentire la lotta biologica con organismi utili alloctoni, si è arrivati all’autorizzazione ministeriale dell’introduzione del parassitoide oofago Trissolcus japonicus per le Regioni Piemonte, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, Provincia autonoma di Bolzano e Provincia autonoma di Trento.

Il Piemonte è impegnato dal 2018 nella ricerca e sperimentazione di nuove soluzioni di difesa dalla cimice asiatica attraverso il gruppo di lavoro che coinvolge la Regione Piemonte tramite il Settore Fitosanitario e Servizi Tecnico-Scientifici (SFR), l’Agrion – Fondazione per la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo tecnologico dell’agricoltura piemontese, il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università degli Studi di Torino (DISAFA), le Organizzazione dei Produttori e le Organizzazioni Professionali.

Le diverse azioni attivate in questi anni, dal monitoraggio territoriale, mediante trappole a feromoni e frappage, all’uso delle reti escludi-insetto, all’impiego di sostanze ad azione battericida e al rilievo degli antagonisti naturali, sono state rese possibili grazie al supporto di Regione Piemonte, Fondazione CRC – Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione CRT – Cassa di Risparmio di Torino e Ferrero Hazelnut Company.