ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 410

La colazione monferrina per avviare una nuova era del turismo?

La crisi COVID19 ha assestato un colpo pesantissimo al settore dell’ospitalità e della ristorazione italiane, su cui peserà inevitabilmente la proroga della dichiarazione di emergenza del Governo fino a fine ottobre. Tanto che gli operatori del turismo di tutti i territori italiani sono alla ricerca di un modo diverso per proseguire la loro attività, altrimenti destinata al fallimento.

I dati ufficiali dicono che il turismo internazionale si riprenderà non prima della metà del 2021, con una perdita dell’80% rispetto allo stesso periodo del 2019, senza alcuna possibilità di pronosticare quando si potrà tornare a contare su numeri stabili: occorre pertanto esplorare nuovi mercati, ma sicuramente saper cogliere tutte le opportunità di sviluppo sostenibile che la situazione impone e, ancor di più, puntare sulla valorizzazione delle capacità di generare e percepire sicurezza e benessere nei nostri territori…

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La colazione monferrina per avviare una nuova era del turismo?

 

Aperto il nuovo Eurospar

Al taglio del nastro presenti le autorità locali, il Direttore generale di Despar Italia Lucio Fochesato, il Direttore generale di Despar Servizi Pasquale Matullo, Marco Fuso, Santo Cannella e Carmine Leo legali rappresentanti del Gruppo 3 A.

Progettato per offrire un’esperienza d’acquisto facile, veloce, conveniente e di qualità, è stato inaugurato  a Bruino in provincia di Torino il nuovo Eurospar di Gruppo 3A, l’azienda entrata a far parte ufficialmente del Consorzio Despar nel gennaio 2020.

Si tratta di 1.200 mq ristrutturati, all’insegna della sostenibilità ambientale e del risparmio energetico, dell’ex punto vendita Simply Auchan di via Orbassano. La rivisitazione dell’illuminazione a led, sia all’interno del supermercato che nell’area parcheggio, e i banchi frigo  per ridurre al minimo le dispersioni sono state le principali soluzioni adottate per un efficientamento del consumo energetico.

Il nuovo Eurospar non solo ha confermato i contratti del personale della vecchia insegna ma anche assunto nuove risorse portando a 31 i collaboratori in forza al punto di vendita.

Il cliente al centro: questa la filosofia che ha guidato la ristrutturazione del nuovo Eurospar. Oltre alla conferma dei banchi assistiti per i reparti gastronomia e pescheria e una vasta offerta di freschissimi – quali frutta e verdura, salumi e latticini – la customer experience si arricchisce di 2 novità:

  • nuovo reparto “macelleria servita”, con carni selezionate del territorio
  • nuovo reparto  “panetteria assistita” che permette di acquistare ogni giorno pane, dolci e salati appena sfornati di altissima qualità artigianale

L’assortimento di circa 8.500 referenze riserva particolare attenzione ai localismi e alla marca del distributore, rafforzando dunque il legame con il territorio e l’italianità, elementi centrali nelle strategie Despar.

L’Eurospar di Bruino conferma la capacità dell’Insegna di rispondere alle attuali esigenze dei consumatori. È infatti stata incrementata l’offerta di piatti pronti e take away e, da settembre, sarà presente anche un locker Amazon all’esterno del punto di vendita.

Inoltre ad ottobre sarà attivata la modalità di spesa click & collect, grazie alla quale ordinando online  si potrà ritirare direttamente nel parcheggio.

Il nuovo Eurospar pensa anche alla scuola. Sul sito www.desparsupermercati.it  nella sezione “scuola 2020” i clienti potranno prenotare da casa i libri di testo e ritirarli all’Eurospar di Bruino ricevendo un buono spesa pari al 15% del valore dei libri.     Inoltre grazie al progetto “Scuola Facendo” si contribuirà a fornire materiale didattico ai plessi scolastici del territorio.

Un nuovo programma fedeltà facile e gratificante consenitirà a tutti i clienti che sottoscriveranno la “Card I Am Despar” di accumulare velocemente punti e convertirli in buoni spesa.

L’apertura in tempi molto rapidi di questo Eurospar, nonostante il periodo di emergenza che stiamo ancora vivendo, rappresenta un traguardo importante che conferma la convinta adesione di Gruppo 3A ai valori Despar. L’impegno si consoliderà ulteriormente con nuove importanti inaugurazioni che avverranno nei prossimi mesi nell’area NordOvest seguendo il piano di rebranding di oltre 130 punti di vendita in Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta”, ha commentato Lucio Fochesato, Direttore Generale di Despar Italia.

La progettazione e realizzazione di questo punto vendita esprime pienamente la filosofia Despar che coniuga l’attenzione a garantire la migliore esperienza d’acquisto, anche in termini di innovazione e attenzione alle nuove esigenze di consumo, con la valorizzazione delle eccellenze del territorio e dei prodotti a marchio dell’Insegna”, ha commentato Santo Cannella Amministratore Unico di Centro 3 A.

 

“Siamo inoltre molto soddisfatti per aver garantito l’occupazione di tutto il personale che operava nel precedente punto vendita  e di averlo ulteriormente ampliato con nuovo inserimenti”, ha sottolineato Carmine Leio, Amministratore Unico di Punto 3 A.

L’Eurospar Bruino sarà aperto dal lunedì al sabato, dalle 8 alle 20, la domenica, dalle 9 alle 19.

Blocco veicoli Euro 4: il Piemonte per lo slittamento al 2021

«Sono favorevole allo slittamento del blocco dei veicoli Euro 4 al 1° gennaio 2021» ha detto l’assessore all’Ambiente della Regione Piemonte, Matteo Marnati durante la riunione del Tavolo sulla qualità dell’aria del Bacino Padano fra le Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

Non solo traffico veicolare: l’incontro si è articolato sviluppando diversi temi, dalle emissioni prodotte dal mondo agricolo a quello dei riscaldamenti da biomassa, considerati particolarmente inquinanti. L’assessore è intervenuto assicurando che «il Piemonte su questo tema è avanti, poiché già da tempo, ossia dal 1 ottobre 2019, è consentita esclusivamente l’installazione di impianti biomassa con classe di prestazione emissiva a quattro stelle».

Ritornando sul tema del traffico veicolare, Marnati ha ricordato che dal 31 luglio 2020 parte il bando regionale per la rottamazione dei veicoli aziendali, oltre a quelli degli enti pubblici, e ha concluso dicendo che: «il Piemonte è particolarmente favorevole alla deroga degli Euro 4 per venire incontro alle esigenze dei cittadini. In settimana abbiamo approvato il sistema Move-in, che potrà essere una vera alternativa al blocco totale, consentendo ai cittadini di circolare, con un occhio di riguardo per l’ambiente».

(foto Liguori)

Piccole imprese in difficoltà, un aiuto dalla Regione

10,9 milioni per contributi a fondo perduto finalizzati a sostenere le MPMI

La giunta regionale ha approvato l’integrazione, per un importo di 10,9 milioni di euro, della quota di dotazione riservata alle Micro Piccole e Medie imprese (MPMI) nell’ambito della Misura “Emergenza Covid – 19. Si tratta di Contributi a fondo perduto finalizzati a sostenere le MPMI (comprese le imprese di autoimpiego di artigiani e commercianti senza dipendenti, e i lavoratori autonomi piemontesi) finalizzati al pagamento interessi sul credito ottenuto nell’attivazione di operazioni finanziarie connesse ad esigenze di liquidità approvata lo scorso mese di aprile

Già alla sua attivazione in sole 48 ore oltre 2000 erano state le domande presentate da parte delle MPMI fino ad arrivare allo scorso 24 luglio a superare le 7.000 unità. Che fosse una misura particolarmente sentita e necessaria è stato chiaro fin da subito e abbiamo ben recepito le istanze che venivano dal mondo produttivo con una misura azzeccata per tempi e metodi. – commenta l’Assessore alle Attività economiche e produttive Andrea Tronzano – Il sostegno alle micro e piccolo medie imprese è un atto doveroso per permettere al nostro sistema produttivo di rimettersi in carreggiata dopo il lockdown. La Regione ha dimostrato sensibilità e attenzione e l’incremento di risorse – continua Tronzano – va proprio nella giusta direzione di dotare il sistema dei mezzi utili per ripartire”.

Il Bando per accedere al contributo verrà adeguato alle modifiche introdotte in sede di conversione in legge del Decreto Liquidità, che consente l’allungamento fino a 120 mesi della durata massima dei finanziamenti attualmente previsti in 72 mesi.

Quarant’anni fa la strage della stazione di Bologna

Nel più sanguinoso attentato degli anni della strategia della tensione persero la vita anche quattro piemontesi 

 

di Marco Travaglini

Sono passati quarant’anni dal 2 agosto 1980. Quel giorno, alle 10.25 di un caldo mattino di sabato, avvenne uno degli atti terroristici più gravi del secondo dopoguerra, il più sanguinoso e criminale degli anni della strategia della tensione. Nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione ferroviaria di Bologna Centrale esplose un ordigno a tempo, nascosto in una valigia abbandonata. Ottantacinque persone persero la vita e oltre duecento riportarono ferite molto serie.

La violenta esplosione venne avvertita nel raggio di parecchi chilometri. Un’intera ala della stazione crollò come un castello di carta, investendo il treno Ancona-Chiasso che sostava sul primo binario e il parcheggio dei taxi antistante l’edificio. Tra le ottantacinque vite innocenti che furono spezzate quel giorno quattro erano piemontesi. Mauro Alganon, 22 anni, era di Asti e viveva in casa con i genitori pensionati. Ultimo di tre figli lavorava come commesso in una libreria ed era appassionato di fotografia. Era partito molto presto quella mattina con un amico per andare a Venezia. A Bologna dovevano cambiare treno, ma, a causa di un ritardo, persero la coincidenza. Faceva caldo e cercarono ristoro nella sala d’aspetto, uscendo a turno a prendere un po’ d’aria.L’esplosione lo uccise mentre stava leggendo un giornale. L’amico che era uscito dalla stazione riuscì a salvarsi.

Rossella Marceddu aveva 19 anni e viveva con i genitori e la sorella a Prarolo, piccolo comune a sud di Vercelli. Studiava per diventare assistente sociale e aveva appena trascorso alcuni giorni di vacanza con il padre e la sorella al Lido degli Estensi. Stava rientrando a casa per raggiungere il fidanzato. Inizialmente, con l’amica che l’accompagnava, avevano pensato di fare il viaggio in moto, poi scelsero il treno ritenendolo più sicuro. Quella mattina si trovavano sul marciapiede del quarto binario in attesa del treno diretto a Milano. L’aria era afosa e così decise di andare a prendere qualcosa da bere. La bomba scoppiò mentre la ragazza stava andando al bar e la uccise. L’amica rimasta sul quarto binario si salvò.

Il cinquantaquattrenne Amorveno Marzagalli viveva ad Omegna sul lago d’Orta, con la moglie Maria e il figlio Marco.Lavorava come dirigente in una ditta produttrice di macchine da caffè. In quell’estate dell’80 aveva accompagnato la famiglia al Lido degli Estensi, in provincia di Ravenna e, poi, avrebbe dovuto raggiungere il fratello a Cremona con il quale aveva programmato una gita sul Po. Erano dieci anni che il fratello lo invitava, ma solo quella volta Amorveno acconsentì, anche per non lasciarlo solo dopo la morte della madre avvenuta in giugno. La mattina del 2 agosto si fece accompagnare alla stazione di Ravenna e di lì, dopo vent’anni che non saliva su un treno, si mise in viaggio alla volta di Bologna dove lo attendeva una coincidenza in partenza alle 11.05 che però non riuscì mai a prendere.

La quarta vittima aveva 33 anni, si chiamava Mirco Castellaro ed era nato a Frossasco in provincia di Torino. Nel paese a due passi da Pinerolo, dove il padre Ilario era stato sindaco, aveva vissuto a lungo per poi trasferirsi a Ferrara dove risiedeva con la moglie e il figlio di sei anni. Capoufficio presso la ditta Vortex Hidra a Fossalta di Copparo, nel ferrarese, aveva da poco acquistato un’imbarcazione in società con un amico, accarezzando il progetto di avviare una attività rivolta ai turisti. In quell’estate del 1980 l’obiettivo era di sistemare il natante ormeggiato in Sicilia e di fare alcuni piccoli viaggi di rodaggio. Una serie di imprevisti costrinse Mirco a ritardare la partenza. E l’appuntamento con il destino lo colse quel maledetto sabato di agosto alla stazione di Bologna. L’individuazione delle responsabilità della strage di Bologna rappresenta una delle vicende giudiziarie più complicate, lente e discusse della storia contemporanea del nostro Paese. Una vicenda che ha conosciuto tentativi di depistaggio e che, viceversa, nella ricerca della verità, ha visto l’impegno dell’associazione tra i familiari delle vittime della strage, costituitasi il 1° giugno dell’81. Dopo vari gradi di giudizio si giunse a una sentenza definitiva di Cassazione solo quindici anni dopo la strage, il 23 novembre 1995: vennero condannati all’ergastolo come esecutori dell’attentato i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro (che si sono sempre dichiarati innocenti, pur avendo apertamente rivendicato vari altri omicidi di quegli anni). Per i depistaggi delle indagini furono condannati l’ex capo della P2 Licio Gelli, l’ex agente del Sismi Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. Il 9 giugno del 2000 la Corte d’Assise di Bologna emise nuove condanne per depistaggio e sette anni più tardi venne condannato a 30 anni per l’esecuzione della strage anche Luigi Ciavardini (minorenne all’epoca dei fatti). Altri due imputati — Massimiliano Fachini (anch’esso legato agli ambienti dell’estrema destra ed esperto di timer ed inneschi) e Sergio Picciafuoco (criminale comune, presente quel giorno alla stazione di Bologna, per sua stessa ammissione) — vennero condannati in primo grado, ma poi assolti in via definitiva, rispettivamente nel 1994 e nel 1996.

Nel 2017 è stato rinviato a giudizio per concorso nella strage di Bologna, l’ex terrorista dei Nar Gilberto Cavallini. Nell’ambito di questo procedimento è stata richiesta una nuova perizia sui reperti della stazione ancora conservati. In questa perizia è segnalato il ritrovamento di quello che potrebbe essere l’interruttore che fece esplodere l’ordigno. Nuovi e recenti scenari potrebbero aprirsi sulla strage di quarant’anni fa: il 9 gennaio di quest’anno Cavallini, sulle cui spalle pesano già otto ergastoli, è stato condannato con sentenza di primo grado, per concorso nella strage. A maggio la Procura generale del capoluogo emiliano ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex militante di Avanguardia nazionale Paolo Bellini, in quanto esecutore dell’attentato alla stazione mettendo in rilievo che avrebbe agito in concorso con Licio Gelli, con l’ex capo dell’ufficio Affari riservati del Viminale Federico Umberto D’Amato, con l’imprenditore e finanziere piduista Umberto Ortolani e col giornalista Mario Tedeschi, tutti morti nel frattempo e tutti coinvolti come possibili mandanti o finanziatori dell’eccidio. Si può arrivare finalmente a gettare luce sui mandanti? C’è davvero una svolta importante nell’inchiesta sulla strage? Questo si vedrà ed è augurabile che accada per dare finalmente dei volti e dei nomi a chi decise di colpire al cuore la nazione, stroncando la vita e i sogni di tanti innocenti e delle loro famiglie.

Certificazioni Covid: siglato protocollo italo-cinese

L’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi, ha sottoscritto il protocollo pilota del Tavolo italo-cinese di dialogo permanente sulla qualità e la sicurezza dei materiali anti-covid19, promosso dalla Camera di Commercio Internazionale di Wenzhou e dall’Associazione Nuova Generazione Italo-cinese (Angi), in collaborazione con il Centro Studi sullo sviluppo e l’internazionalizzazione di Wenzhou e il Portale Risorse Umane di Wenzhou.

«L’esperienza dell’Unità di crisi – osserva Icardi – ha messo in evidenza l’estrema necessità di armonizzare gli standard delle certificazioni di idoneità e sicurezza dei dispositivi di protezione individuale (maschere facciali, guanti, tute ed occhiali protettivi), così come dei dispositivi medici (mascherine chirurgiche). Nell’emergenza, il riconoscimento immediato della qualità dei prodotti sanitari che si vanno ad acquistare non deve lasciare margini all’incertezza. Il percorso avviato nei mesi di maggiore difficoltà con l’Associazione Nuova Generazione Italo-cinese del presidente Chen Ming ci ha condotto ad individuare riferimenti condivisi per la certificazione dei dispositivi sanitari, la formulazione di “black list” delle aziende produttrici non affidabili e la ricerca di migliori procedure di transito doganale. L’obiettivo è accrescere la sensibilità e la consapevolezza sulla qualità e la sicurezza, attraverso il confronto e la collaborazione».

L’iniziativa ha trovato questa settimana un’occasione di incontro coordinato dallo stesso Cheng Ming, con la partecipazione, oltre che dell’assessore Icardi, dei responsabili di Accredia Dipartimento Certificazione Ispezione, dell’Ufficio controlli – dogane, dell’Ente notificatore Dolomiticert e di un centinaio di operatori cinesi, tra cui il presidente della Camera di Commercio Internazionale di Wenzhou, Lai Xiaohua e il vice presidente Yu Xinchen, il vice direttore del Centro Studi per Sviluppo e l’internazionalizzazione di Wenzhou, Xu WEijun, il dirigente dell’Ufficio normativo della Dogana di Wenzhou, Mao Fanglong, il dirigente dell’Ufficio controllo della Dogana di Wenzhou, Bao Zongwen, la vice direttrice dell’Ufficio Scambio Internazionale di Wenzhou, Ye Yao e rappresentanti dell’Assessorato al Commercio di Wenzhou e dell’Istituto Scienza-Tecnologia su controllo qualità di Wenzhou.

In particolare, Accredia, ente unico di accreditamento designato dal Governo italiano, ha ricordato in una nota che per far fronte alla circolazione di falsi certificati di accompagnamento di prodotti importati e per agevolare il riconoscimento della validità di una certificazione di Dpi rilasciata da un Organismo Notificato, è stata aperta una sezione speciale del proprio sito web istituzionale, all’interno della quale sono fornite alcune indicazioni per riconoscere un certificato valido di attestazione della conformità di un Dpi. Sempre Accredia, il 7 aprile scorso aveva chiesto a tutti gli Organismi di Certificazione e Ispezione accreditati di astenersi dall’emettere attestazioni di tipo “volontario” in quei settori in cui per immettere prodotti sul mercato europeo è necessaria una certificazione emessa da un Organismo Notificato.

Sul fronte cinese, il Ministero del Commercio riconosce e istituisce una lista dei fabbricanti di mascherine non medicali che hanno ottenuto la certificazione o registrazione dagli Stati Esteri (www.cccmhpie.org.cn), mentre l’Agenzia nazionale per la regolamentazione del mercato istituisce una lista delle imprese produttrici di mascherine non medicali non conformi (www.samr.gov.cn).

Dal 25 aprile, le imprese cinesi che esportano mascherine non medicali devono presentare alla Dogana una dichiarazione congiunta della parte esportatrice e della parte importatrice, confermando la conformità del prodotto agli standard cinesi oppure a quelli dello Stato estero. La Dogana procede sulla base della “Lista Bianca” del Ministero del Commercio, oppure per le imprese che non risultano nella “Lista Nera” dell’Agenzia nazionale di regolamentazione del mercato, accertate le dichiarazioni, autorizza l’esportazione.

«Parliamo di una realtà di circa 130 imprese della zona di Wenzhou – rileva l’assessore Icardi -, soprattutto grandi imprese tessili convertite, con una capacità produttiva di 20 milioni di mascherine al giorno e che, secondo i dati della Dogana di Wenzhou, tra gennaio e maggio 2020 hanno esportato 143.770.000 tute protettive e 914 milioni di mascherine. Sono numeri da tenere in considerazione, nel malaugurato caso in cui ci trovassimo ad affrontare una nuova emergenza».

I giovani di Confindustria e le proposte per la ripartenza

Intervista al Presidente dei Giovani di Confindustria Piemonte, dottor Andrea Notari

All’indomani della nomina a Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Lei ha sottolineato l’importanza di approfondire nel programma della sua presidenza, sul territorio piemontese, alcune tematiche quali la digitalizzazione, l’education, l’internazionalizzazione, il turismo e la cultura. A che punto è la digitalizzazione delle imprese in Piemonte?

Grazie al programma “Industria 4.0 negli anni scorsi abbiamo assistito a un picco di investimenti da parte delle imprese. Finiti i fondi a disposizione si è registrato un rallentamento e gli investimenti sono proseguiti solo in alcune aziende, principalmente di grandi dimensioni. Come sistema Confindustria stiamo facendo pressione affinché vengano introdotte nuove agevolazioni fiscali per l’informatizzazione dei processi e ci attendiamo, se le nostre istanze saranno accolte, una ripresa degli investimenti. Le imprese piemontesi hanno ancora molto da fare, ma sono sulla strada giusta grazie a una capacità di visione strategica che è particolarmente orientata sull’innovazione.

Quali strategie ritiene che sia fondamentale seguire per rendere il processo di digitalizzazione ottimale?

Penso che la digitalizzazione debba essere il più possibile diffusa: è opportuno che le imprese private si adeguino, ma devono poter interloquire con il sistema pubblico allo stesso livello, sia in termini di infrastrutture informatiche sia di digitalizzazione dei processi, utilizzando possibilmente le stesse piattaforme. È inutile che un’azienda sia sempre aggiornata con fibra e software all’avanguardia se poi deve perdere ore e ore a presentare progetti o compilare moduli su carta…

Esistono presupposti per una base comune nella digitalizzazione delle imprese o è  necessario, piuttosto, che questa si differenzi a seconda del target di clienti a cui le singole imprese si rivolgono?

Ogni processo deve essere adeguato alle esigenze della singola impresa. A volte le Pmi sono un po’ reticenti a fare il necessario “salto perché vedono la digitalizzazione di processo come qualcosa di riservato alle grandi industrie, ma devono cambiare mentalità e approccio, comprendendo che la digitalizzazione può agevolare in modo significativo le loro attività.

Le imprese oggi sono in grado di “raccontarsi” al proprio target di utenti, per sfruttare al meglio al loro interno il punto di vista degli utenti e dei clienti stessi?

A mio parere le aziende piemontesi potrebbero e dovrebbero comunicare meglio ciò che sono e che cosa fanno, dato il notevole know how di cui sono portatrici. I nostri grandi “brand”, non soltanto nel settore consumer, sono all’avanguardia nella comunicazione, mentre i comparti più tradizionali devono fare di più, anche per puntare all’espansione verso nuove fette di mercato, soprattutto all’estero.

La digitalizzazione può essere supportata da un ascolto attivo delle necessità avvertite dai clienti e dal mercato, oltre che dall’utilizzazione di tecnologie mirate?

Certo, deve esser un processo “in & out. Noi imprenditori dobbiamo essere dei divulgatori o, se si preferisce, degli “ambasciatori” della digitalizzazione: dobbiamo invogliare utenti e clienti a utilizzare più possibile e nel migliore dei modi le nuove tecnologie.

L’internazionalizzazione ed il Piemonte. Un traguardo che potrebbe essere più facilmente ottenuto anche grazie al potenziamento della rete regionale dei trasporti verso l’estero e dei mezzi di collegamento con le realtà aeroportuali piemontesi, tra cui l’aeroporto di Torino Caselle.

Certo, le infrastrutture di trasporto rimangono fondamentali per lo sviluppo economico della regione e dei suoi territori. A partire dalla Tav l’elenco delle necessità è noto: le infrastrutture in Piemonte non sono, a mio parere, sufficienti ed adeguate per rendere le nostre aziende competitive all’interno di un mercato globale, dove un fattore di competitività fondamentale è il tempo con cui si sposta una merce.

Che cosa intende con il termine ‘education‘?

Un processo il più possibile articolato e diffuso di formazione, specializzazione e aggiornamento continuo, a livello sia di strutture scolastiche sia di organizzazione interna alle aziende. In sua assenza non si va da nessuna parte.

Le soluzioni di formazione per le imprese ed i loro dipendenti possono passare attraverso l’uso dell’e-learning o, secondo Lei, sarebbe preferibile l’adozione di lezioni e corsi di aggiornamento frontali, quando possibile?

Di sicuro la digitalizzazione favorisce le possibilità di partecipare a processi di formazione da remoto, ma credo che sia ancora fondamentale la presenza del corpo docente. Questo non significa necessariamente fare ricorso alle lezioni frontali comunemente intese, ma vuol dire attivare processi formativi che siano orientati soprattutto al “learning by doing: non c’è miglior modo per acquisire nuove conoscenze e per attivare nuove competenze che fare ciò che si deve imparare a fare.

In che cosa può rivelarsi utile il confronto con le problematiche di imprese che operano nello stesso settore, ma in situazioni differenti di mercato, per la formazione sia nelle imprese sia a livello del management?

Il confronto e la condivisione sono fondamentali. Da questo punto di vista Confindustria e il mondo dell’associazionismo aiutano molto a crescere, a livello personale come a livello aziendale, perché consentono di creare occasioni importanti per lo scambio di idee con i propri colleghi, a prescindere dalrispettivo settore di appartenenza. Infatti l’innovazione nell’ambito produttivo può essere applicata trasversalmente a diversi settori e, solo tramite il confronto associativo, molte aziende, riuscendo a comprendere appieno le potenzialità dell’innovazione, possono calarla nella loro realtà produttiva.

Quali possono essere le peculiarità e le necessità, in particolar modo, avvertite da questa richiesta di formazione in Piemonte?

È fondamentale avere una formazione scolastica che sia sensibile alle esigenze del mondo delle imprese, in modo da poter dare coerenza agli sbocchi professionali previsti dal percorso di studi che si è scelto. Il dialogo scuola-impresa va costantemente perseguito e potenziato. È imprescindibile se vogliamo avere un futuro. Per quanto concerne la formazione interna alle aziende, invece, ritengo che vadano implementati i processi di digitalizzazione, soprattutto per consentire a chi non abbia le competenze adeguate di riuscire a stare al passo coi tempi.

Come può essere potenziata la cultura materiale del Piemonte ed il sistema turistico locale, dopo l’emergenza da Covid 19? In che modo il territorio piemontese potrà beneficiare, nel settore turistico,  della misure di credito e finanziarie messe in campo dal decreto Cura Italia?

La Legge regionale n. 13 (“Riparti Piemonte”) ha al suo interno alcune misure e stanziamenti significativi per favorire il settore, mentre il DL “Cura Italia” è meno orientato al sostegno diretto ed immediato agli operatori. Ritengo, però, che questo fondamentale comparto del nostro sistema economico debba cogliere l’occasione della crisi per ridefinire il proprio perimetro di riferimento. In sintesi, più che pensare alle singole strutture ricettive o a specifiche zone, si deve iniziare a ragionare in un’ottica di “sistema”, allargando il concetto di vocazione turistica sulla base di una progettazione aggregata che coinvolga una molteplicità di soggetti più allargata possibile. Solo così sarà possibile anche accedere a forme di finanziamento piùsignificative, come quelle previste dai recenti accordi in sede Ueo ai fondi strutturali 2021-2027, che richiedono modalità di progettazione più evolute rispetto al passato. Penso a interventi che sostengano la valorizzazione integrata delle risorse naturali, culturali e paesaggistiche, delle produzioni locali, dell’accoglienza e dell’ospitalità attraverso approcci intersettoriali, che coinvolgano ad esempio anche parchi e strutture di intrattenimento, al fine di promuovere un turismo “sostenibile” e “responsabile”, orientato sia alla domanda domestica sia a quella internazionale. Il Piemonte ha già sul proprio territorio tutti quegli elementi e caratteristiche da aggregare per fare “sistema”, manca solo una cabina di regia che permetta di fare questo “salto” culturale: credo che il sistema Confindustria potrebbe diventare il soggetto aggregatore per la proposta, l’elaborazione e la gestione di questo sistema progettuale.

In che modo possono essere aiutate soprattutto le medie e piccole imprese che operano in campo turistico?

Si devono aiutare con confronti diretti per illustrare loro le potenzialità nel nuovo mercato post-covid, convincendole a modificare prima di tutto le mentalità e gli approcci dei singolioperatori: fare sistema, collaborare, anche con i propri competitor, e aprirsi a tutti i tipi di finanziamento, sono passi fondamentali. Un’impresa, soprattutto turistica, non è un mondo a se stante, ma è parte di un sistema che va sempre più potenziato e integrato. Non dimentichiamo che esistono anche forme di finanziamento agevolato che passano attraverso il fintech o le campagne di crowdfunding, consentendo di far nascere operazioni di partnership potenzialmente molto interessanti anche a fronte di impegni relativamente ridotti.

Quali sono le province in Piemonte che hanno subito una maggiore crisi in campo turistico, in seguito a questa emergenza sanitaria? La situazione risulta migliore nel Distretto dei Laghi?

A soffrire di più è stato il Torinese, ma anche il Verbano Cusio Ossola ha registrato seri problemi: i nostri laghi hanno un’affluenza di turisti proveniente prevalentemente dal Nord Europa, soprattutto olandesi e tedeschi, e le conseguenze della loro assenza, solo parzialmente compensate dalla clientela locale, sono state molto impattanti. Speriamo che i prossimi mesi consentano una ripresa, ma per scongiurare un altro lockdown, che sarebbe fatale, sarà fondamentale la responsabilità di tutti, come imprese e come cittadini.

Mara Martellotta 

Slovenia, Trentino e Piemonte alleati per un turismo intelligente

Una collaborazione turistica che rifugge dalle invasioni di folle attratte dalla fama delle località più famose, che ignora i consigli per gli acquisti degli influencer, ma che è basata su pochi ma chiari punti fermi: identità, sostenibilità, accoglienza nel senso più vero del termine….

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SLOVENIA, TRENTINO E PIEMONTE ALLEATI PER UN TURISMO INTELLIGENTE

Bimbi e obesità: un percorso all’ospedalino Koelliker

Gli effetti del Covid-19 si fanno sentire anche sull’infanzia: secondo un recente studio condotto congiuntamente dall’Università di Verona e dall’Università di Buffalo (USA) il lockdown avrebbe infatti alimentato il sovrappeso e l’obesità nei bambini e negli adolescenti.

Anche a fronte di un aumento di richieste in questa direzione registrato nel post Covid, l’Ospedalino Koelliker di Torino, struttura specializzata nella cura dell’infanzia, apre oggi un percorso specifico rivolto a bambini e ragazzi con problemi di eccesso ponderale in età scolare.

L’Ambulatorio di Sovrappeso e Obesità Infantile di Koellikerche prenderà in carico i giovani pazienti e le loro famigliesi avvale di un team multidisciplinare composto da 6 diversi specialisti: una Pediatra ed Endocrinologa, una Dietista, due Psicoterapeute, due Terapiste della NeuroPsicomotricità in Età Evolutiva (TNPEE).

Il solo approccio dietetico è infatti insufficiente per risolvere il problema dell’obesità nei bambini. Occorre un percorso educativo o ri-educativo più ampio, che coinvolge lo stile di vita: abitudini alimentari, attività motoria e atteggiamenti mentali. Naturalmente è indispensabile la supervisione di diversi specialisti che preveda il coinvolgimento del bambino e della famiglia attraverso il gioco, la scoperta e la sperimentazione. Il ruolo della famiglia, ed in particolare dei genitori, è fondamentale perché è enorme la loro influenza sulle abitudini dei bambini e le cause dell’obesità si possono rintracciare in abitudini alimentari scorrette fin dalla gravidanza e dallo svezzamento.

Per sensibilizzare genitori e cittadini su un disturbo tanto diffuso e allarmante, ma anche per offrire una consulenza e un supporto, Koelliker ha messo a disposizione uno spazio di discussione sui social con l’intervento di alcuni medici del percorso. La prossima video diretta sulla pagina Facebook dell’Ospedalino Koelliker si terrà il 30 luglio alle ore 18:30.

La Dott.ssa Patrizia Chiabotto, Medico Specialista in Pediatria e Endocrinologia spiega: “Cibo in eccesso e minore attività fisica durante il lockdown hanno peggiorato un quadro già allarmante secondo cui si stima che in tutto il mondo, nel 2016, fossero 40 milioni i bambini tra gli 0 e i 5 anni e oltre 330 milioni tra i 5 e i 19 anni a presentare sovrappeso o obesità. Problemi complessi che vanno affrontati in maniera multidisciplinare e che, se trascurati, non hanno solo ricadute estetiche ma conseguenze anche molto gravi sulla salute, con evoluzione in patologie e complicazioni tali da incidere addirittura sulla aspettativa di vita”.

“E’ molto importante – continua la dottoressa – intercettare precocemente quei bambini che si avviano verso lo squilibrio peso/altezza, così che possano essere portati alla correzione dell’eccesso di peso in modo più rapido e facile. E’ necessario iniziare con una valutazione clinica specialistica che escluda le rarissime obesità causate da malattie sottostanti (2-3% dei casi) e che preveda misurazioni corporee accurate e indagini diagnostiche specifiche per ogni paziente, grazie alle quali quantificare l’eccesso di peso e comprenderne la gravità.

Solo così è possibile mettere a punto una strategia terapeutica personalizzata e veramente efficace”.

www.ospedalinokoelliker.it

Bovini di razza piemontese: le preoccupazioni del mondo agricolo

Elezioni Anaborapi, l’allarme di Cia e Confagricoltura Piemonte

Situazione di preoccupazione all’interno dell’Anaborapi (Associazione nazionale bovini razza Piemontese): Cia e Confagricoltura Piemonte esprimono perplessità e allarme per le modalità di svolgimento delle elezioni dei delegati che rappresenteranno gli allevatori all’assemblea generale a Carrù, nel prossimo autunno.  Lo scorso 23 luglio a Carrù erano previste le elezioni per le nove sezioni di razza delle sei province del Piemonte più le regioni Emilia Romagna, Lombardia e Liguria.

Gli appuntamenti erano stati rimandati a causa dell’emergenza sanitaria, ma questa tornata, spiegano Cia e Confagricoltura, si è svolta secondo modalità contestabili, come raccontano i rappresentanti Anaborapi Gian Piero Ameglio per Cia Piemonte e Alberto Brugiafreddo per Confagricoltura Piemonte: “La prima assemblea del Comitato di razza di Cuneo avrebbe dovuto avere inizio alle ore 9,30 e a seguire le altre, il presidente Renato Giordano non era presente e non si è svolta alcuna discussione su nessun tema, ai presenti è stata consegnata la scheda elettiva per la compilazione. Giordano è arrivato pochi minuti prima di mezzogiorno, quando la maggior parte dei partecipanti era già andata via, molti dei presenti non hanno nemmeno votato né perfezionato la presenza. Si sono ottenuti una manciata di voti a fronte di centinaia aventi diritto”.

Confagricoltura e Cia Piemonte esprimono forte preoccupazione per il futuro dell’allevamento della Razza bovina Piemontese. Continuano Ameglio e Brugiafreddo: “Negli ultimi anni si sono verificati importanti risultati positivi in seno alla selezione di razza e al sistema tra Consorzio di Tutela, Cooperative per la vendita e Libro genealogico: questo ha premiato il territorio, l’allevamento e la tipicità delle carni di pregio di questa splendida razza. Nonostante questo, gli accadimenti che si sono verificati nelle assise delle sezioni dei delegati all’assemblea generale, ci paiono alquanto irregolari e poco rispettoso nei confronti di tutti quei soci che ripongono fiducia nel sistema della delega e della rappresentanza. Da molti anni diamo il nostro qualificato contributo al sistema, ma mai come oggi ci è parso di assistere ad una scalata volta al controllo dell’apparato. Il nostro auspicio è che il dialogo e l’interesse collettivo prevalgano sempre nella piena trasparenza”.