I giovani di Confindustria e le proposte per la ripartenza

in ECONOMIA E SOCIETA'

Intervista al Presidente dei Giovani di Confindustria Piemonte, dottor Andrea Notari

All’indomani della nomina a Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Lei ha sottolineato l’importanza di approfondire nel programma della sua presidenza, sul territorio piemontese, alcune tematiche quali la digitalizzazione, l’education, l’internazionalizzazione, il turismo e la cultura. A che punto è la digitalizzazione delle imprese in Piemonte?

Grazie al programma “Industria 4.0 negli anni scorsi abbiamo assistito a un picco di investimenti da parte delle imprese. Finiti i fondi a disposizione si è registrato un rallentamento e gli investimenti sono proseguiti solo in alcune aziende, principalmente di grandi dimensioni. Come sistema Confindustria stiamo facendo pressione affinché vengano introdotte nuove agevolazioni fiscali per l’informatizzazione dei processi e ci attendiamo, se le nostre istanze saranno accolte, una ripresa degli investimenti. Le imprese piemontesi hanno ancora molto da fare, ma sono sulla strada giusta grazie a una capacità di visione strategica che è particolarmente orientata sull’innovazione.

Quali strategie ritiene che sia fondamentale seguire per rendere il processo di digitalizzazione ottimale?

Penso che la digitalizzazione debba essere il più possibile diffusa: è opportuno che le imprese private si adeguino, ma devono poter interloquire con il sistema pubblico allo stesso livello, sia in termini di infrastrutture informatiche sia di digitalizzazione dei processi, utilizzando possibilmente le stesse piattaforme. È inutile che un’azienda sia sempre aggiornata con fibra e software all’avanguardia se poi deve perdere ore e ore a presentare progetti o compilare moduli su carta…

Esistono presupposti per una base comune nella digitalizzazione delle imprese o è  necessario, piuttosto, che questa si differenzi a seconda del target di clienti a cui le singole imprese si rivolgono?

Ogni processo deve essere adeguato alle esigenze della singola impresa. A volte le Pmi sono un po’ reticenti a fare il necessario “salto perché vedono la digitalizzazione di processo come qualcosa di riservato alle grandi industrie, ma devono cambiare mentalità e approccio, comprendendo che la digitalizzazione può agevolare in modo significativo le loro attività.

Le imprese oggi sono in grado di “raccontarsi” al proprio target di utenti, per sfruttare al meglio al loro interno il punto di vista degli utenti e dei clienti stessi?

A mio parere le aziende piemontesi potrebbero e dovrebbero comunicare meglio ciò che sono e che cosa fanno, dato il notevole know how di cui sono portatrici. I nostri grandi “brand”, non soltanto nel settore consumer, sono all’avanguardia nella comunicazione, mentre i comparti più tradizionali devono fare di più, anche per puntare all’espansione verso nuove fette di mercato, soprattutto all’estero.

La digitalizzazione può essere supportata da un ascolto attivo delle necessità avvertite dai clienti e dal mercato, oltre che dall’utilizzazione di tecnologie mirate?

Certo, deve esser un processo “in & out. Noi imprenditori dobbiamo essere dei divulgatori o, se si preferisce, degli “ambasciatori” della digitalizzazione: dobbiamo invogliare utenti e clienti a utilizzare più possibile e nel migliore dei modi le nuove tecnologie.

L’internazionalizzazione ed il Piemonte. Un traguardo che potrebbe essere più facilmente ottenuto anche grazie al potenziamento della rete regionale dei trasporti verso l’estero e dei mezzi di collegamento con le realtà aeroportuali piemontesi, tra cui l’aeroporto di Torino Caselle.

Certo, le infrastrutture di trasporto rimangono fondamentali per lo sviluppo economico della regione e dei suoi territori. A partire dalla Tav l’elenco delle necessità è noto: le infrastrutture in Piemonte non sono, a mio parere, sufficienti ed adeguate per rendere le nostre aziende competitive all’interno di un mercato globale, dove un fattore di competitività fondamentale è il tempo con cui si sposta una merce.

Che cosa intende con il termine ‘education‘?

Un processo il più possibile articolato e diffuso di formazione, specializzazione e aggiornamento continuo, a livello sia di strutture scolastiche sia di organizzazione interna alle aziende. In sua assenza non si va da nessuna parte.

Le soluzioni di formazione per le imprese ed i loro dipendenti possono passare attraverso l’uso dell’e-learning o, secondo Lei, sarebbe preferibile l’adozione di lezioni e corsi di aggiornamento frontali, quando possibile?

Di sicuro la digitalizzazione favorisce le possibilità di partecipare a processi di formazione da remoto, ma credo che sia ancora fondamentale la presenza del corpo docente. Questo non significa necessariamente fare ricorso alle lezioni frontali comunemente intese, ma vuol dire attivare processi formativi che siano orientati soprattutto al “learning by doing: non c’è miglior modo per acquisire nuove conoscenze e per attivare nuove competenze che fare ciò che si deve imparare a fare.

In che cosa può rivelarsi utile il confronto con le problematiche di imprese che operano nello stesso settore, ma in situazioni differenti di mercato, per la formazione sia nelle imprese sia a livello del management?

Il confronto e la condivisione sono fondamentali. Da questo punto di vista Confindustria e il mondo dell’associazionismo aiutano molto a crescere, a livello personale come a livello aziendale, perché consentono di creare occasioni importanti per lo scambio di idee con i propri colleghi, a prescindere dalrispettivo settore di appartenenza. Infatti l’innovazione nell’ambito produttivo può essere applicata trasversalmente a diversi settori e, solo tramite il confronto associativo, molte aziende, riuscendo a comprendere appieno le potenzialità dell’innovazione, possono calarla nella loro realtà produttiva.

Quali possono essere le peculiarità e le necessità, in particolar modo, avvertite da questa richiesta di formazione in Piemonte?

È fondamentale avere una formazione scolastica che sia sensibile alle esigenze del mondo delle imprese, in modo da poter dare coerenza agli sbocchi professionali previsti dal percorso di studi che si è scelto. Il dialogo scuola-impresa va costantemente perseguito e potenziato. È imprescindibile se vogliamo avere un futuro. Per quanto concerne la formazione interna alle aziende, invece, ritengo che vadano implementati i processi di digitalizzazione, soprattutto per consentire a chi non abbia le competenze adeguate di riuscire a stare al passo coi tempi.

Come può essere potenziata la cultura materiale del Piemonte ed il sistema turistico locale, dopo l’emergenza da Covid 19? In che modo il territorio piemontese potrà beneficiare, nel settore turistico,  della misure di credito e finanziarie messe in campo dal decreto Cura Italia?

La Legge regionale n. 13 (“Riparti Piemonte”) ha al suo interno alcune misure e stanziamenti significativi per favorire il settore, mentre il DL “Cura Italia” è meno orientato al sostegno diretto ed immediato agli operatori. Ritengo, però, che questo fondamentale comparto del nostro sistema economico debba cogliere l’occasione della crisi per ridefinire il proprio perimetro di riferimento. In sintesi, più che pensare alle singole strutture ricettive o a specifiche zone, si deve iniziare a ragionare in un’ottica di “sistema”, allargando il concetto di vocazione turistica sulla base di una progettazione aggregata che coinvolga una molteplicità di soggetti più allargata possibile. Solo così sarà possibile anche accedere a forme di finanziamento piùsignificative, come quelle previste dai recenti accordi in sede Ueo ai fondi strutturali 2021-2027, che richiedono modalità di progettazione più evolute rispetto al passato. Penso a interventi che sostengano la valorizzazione integrata delle risorse naturali, culturali e paesaggistiche, delle produzioni locali, dell’accoglienza e dell’ospitalità attraverso approcci intersettoriali, che coinvolgano ad esempio anche parchi e strutture di intrattenimento, al fine di promuovere un turismo “sostenibile” e “responsabile”, orientato sia alla domanda domestica sia a quella internazionale. Il Piemonte ha già sul proprio territorio tutti quegli elementi e caratteristiche da aggregare per fare “sistema”, manca solo una cabina di regia che permetta di fare questo “salto” culturale: credo che il sistema Confindustria potrebbe diventare il soggetto aggregatore per la proposta, l’elaborazione e la gestione di questo sistema progettuale.

In che modo possono essere aiutate soprattutto le medie e piccole imprese che operano in campo turistico?

Si devono aiutare con confronti diretti per illustrare loro le potenzialità nel nuovo mercato post-covid, convincendole a modificare prima di tutto le mentalità e gli approcci dei singolioperatori: fare sistema, collaborare, anche con i propri competitor, e aprirsi a tutti i tipi di finanziamento, sono passi fondamentali. Un’impresa, soprattutto turistica, non è un mondo a se stante, ma è parte di un sistema che va sempre più potenziato e integrato. Non dimentichiamo che esistono anche forme di finanziamento agevolato che passano attraverso il fintech o le campagne di crowdfunding, consentendo di far nascere operazioni di partnership potenzialmente molto interessanti anche a fronte di impegni relativamente ridotti.

Quali sono le province in Piemonte che hanno subito una maggiore crisi in campo turistico, in seguito a questa emergenza sanitaria? La situazione risulta migliore nel Distretto dei Laghi?

A soffrire di più è stato il Torinese, ma anche il Verbano Cusio Ossola ha registrato seri problemi: i nostri laghi hanno un’affluenza di turisti proveniente prevalentemente dal Nord Europa, soprattutto olandesi e tedeschi, e le conseguenze della loro assenza, solo parzialmente compensate dalla clientela locale, sono state molto impattanti. Speriamo che i prossimi mesi consentano una ripresa, ma per scongiurare un altro lockdown, che sarebbe fatale, sarà fondamentale la responsabilità di tutti, come imprese e come cittadini.

Mara Martellotta 

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