ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 390

L’appello di Confagricoltura: “Consumate italiano”

“Acquistate i prodotti agroalimentari italiani”. E’ l’appello rivolto ai consumatori dal presidente di Confagricoltura Alessandria, Luca Brondelli, alla vigilia delle nuove misure restrittive all’esame del governo e delle Regioni per fermare la diffusione dei contagi da Covid-19.

Un analogo invito è stato rivolto nei giorni scorsi dalla federazione dei produttori agricoli francesi FNSEA ai cittadini d’Oltralpe, per sostenere il settore agroalimentare nazionale in questo periodo di lockdown.
“Chiediamo anche noi un patriottismo alimentare per sostenere la filiera italiana, puntando sulla qualità. Da parte nostra, continueremo a lavorare per garantire i rifornimenti. Le imprese agricole non si fermano. La stretta sull’attività del canale Ho.Re.Ca. nel nostro Paese e a livello europeo inciderà anche sul giro d’affari dell’agricoltura e dell’industria di trasformazione – sottolinea Brondelli – In Italia, i consumi alimentari extradomestici ammontano a circa 80 miliardi di euro l’anno e nuove restrizioni sono già state decise in Francia, Germania e Regno Unito, vale a dire i principali mercati di sbocco per il Made in Italy agroalimentare”.
“Durante la prima ondata della pandemia – aggiunge il Presidente di Confagricoltura Alessandria – alcuni settori hanno sofferto più di altri per la chiusura di bar e ristoranti non compensata dall’aumento dei consumi domestici. E’ il caso di vini, ortofrutta di quarta gamma, salumi e carni bovine”.
“L’appello a privilegiare l’acquisto di prodotti italiani – prosegue Brondelli – è rivolto anche ai centri di acquisto per la ristorazione collettiva (ad esempio ospedali e caserme)”.
Alla grande distribuzione chiediamo di organizzare l’esposizione dei prodotti alimentari in modo da rendere più visibile il Made in Italy e agevolare così le scelte dei consumatori. Abbiamo di fronte mesi particolarmente difficili”.
“Il sostegno pubblico adeguato in termini di risorse finanziarie e rapido nell’erogazione risulta fondamentale, ma alcuni comportamenti degli attori economici possono contribuire ad attenuare le conseguenze della crisi e ad allentare le tensioni” conclude Brondelli.

Da Palazzo Lascaris via libera al bonus artigiani

La prima e la terza Commissione, riunite congiuntamente sotto la presidenza di Carlo Riva Vercellotti, hanno dato a maggioranza parere positivo sulla delibera di Giunta che estende il bonus Piemonte a nuove categorie di artigiani prima escluse dal finanziamento. La delibera, perché sia esecutiva, dovrà essere approvata dalla Giunta regionale.

Presentando il provvedimento, l’assessore al bilancio Andrea Tronzano ha ricordato che l’estensione del bonus era stata richiesta dal Consiglio regionale e dalle associazioni di categoria: “Grazie alle economie ottenute dal ‘Riparti Piemonte’ abbiamo a disposizione 10,5 milioni di euro che andranno ad artigiani che erano stati esclusi dal primo provvedimento. Riceveranno 1.500 euro a testa che non rappresentano un risarcimento, ma devono essere impegnati nell’acquisto di beni durevoli che permettano di continuare l’attività durante l’emergenza”, ha spiegato Tronzano. L’assessore ha anche informato che FinPiemonte ha effettuato sui beneficiari del primo bonus 1500 controlli a campione, senza riscontrare alcuna irregolarità.

Le opposizioni non hanno partecipato al voto. “Non siamo contrari al bonus agli artigiani, ma sarebbe importante una riflessione su quanto è avvenuto, in modo da poter discutere su quali misure di sostegno all’economia mettere in campo di fronte alla seconda ondata”, ha sostenuto Raffale Gallo (PD).

Per Sean Sacco e Sarah Disabato (M5s) “ci sono ancora delle categorie escluse, da recuperare” e hanno chiesto di poterne discutere. Marco Grimaldi (Luv) ha chiesto di assegnare il bonus anche alle categorie finora escluse, previste negli emendamenti al Riparti Piemonte dell’opposizione che erano stati bocciati: “Perché discriminare alcuni soggetti rispetto ad altri?”.

Successivamente, nella riunione ordinaria della prima Commissione, sono state assunte le prime determinazioni sull’assestamento di bilancio. L’assessore Tronzano, presentandolo, ha parlato di “un assestamento tecnico, in cui interveniamo solo per accogliere alcune prescrizioni del Mef e per aggiornare i conti, in coerenza con la parifica del rendiconto 2019 della Corte dei Conti”, ha spiegato. Tronzano ha motivato la scelta con la necessità di fare in fretta per “provare ad approvare il bilancio di previsione entro il prossimo dicembre”.
L’opposizione ha chiesto la documentazione necessaria per approfondire i contenuti dell’assestamento. Le consultazioni on line si concluderanno venerdì 13 novembre.

Emergenza sanitaria e prospettive economiche

Intervista al Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Piemonte Andrea Notari e a Carolina Tosetti VicePresidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Piemonte, con delega al Turismo e Cultura, sul settore della ristorazione e turistico

Il lockdown totale esteso a tutta la penisola  viene considerato ancora l’estrema ratio da parte del premier Conte per la risoluzione del problema dell’aumento esponenziale dei contagi; tuttavia si percepisce un notevole disorientamento da parte del governo nel prendere decisioni  adeguate, fatto che non facilita gli operatori nel settore privato, dai piccoli e medi imprenditori, agli esercenti della ristorazione, dai commercianti agli operatori turistici.

“Riscontriamo – spiega il Presidente Dei Giovani Imprenditori di Confindustria Piemonte, l’architetto Andrea Notari  – un grande disorientamento all’interno delle istituzioni, e ciò fa sì che gli imprenditori di qualunque ambito non possano pianificare tanto il normale svolgimento delle loro attività, quanto i dovuti investimenti. Ricordo che le attività che non investono, nel medio lungo periodo, non riusciranno a rimanere competitive sul mercato, e poiché l’incertezza e la peggior nemica degli investimenti, chiediamo alle Istituzioni di prendere decisioni chiare ed univoche, non revocabili da una settimana all’altra con DPCM. A questo proposito vorrei menzionare gli investimenti svolti proprio dagli operatori nel settore della ristorazione per adeguarsi alle norme sanitarie vigenti, i quali purtroppo dopo aver investito, hanno visto dimezzare il loro orario di apertura al pubblico, rendendo insostenibile il loro esercizio.

La ristorazione appare, infatti, uno dei settori maggiormente penalizzati dal nuovo Dpcm, e non pare incidere molto sui trasporti pubblici la chiusura dei locali a partire dalle 18, con la scelta ulteriore della diminuzione del numero delle persone ai tavoli; in che modo e con quali strategie alternative,  secondo Lei, poteva essere alleggerito il carico economico a svantaggio del settore?

A mio parere spiega il Presidente Andrea Notari – per alleggerire il carico economico nei confronti del settore della ristorazione, si devono adottare strategie più organiche e intersettoriali, andando ad intervenire sapientemente sui settori dove è comprovata la maggiore trasmissione del virus, senza pesare inutilmente su quello dei servizi di ristorazione. Ad esempio si deve intervenire sul trasporto pubblico, attivando partnership con quello privato, garantire un sistema di vigilanza su chi applica realmente i protocolli e chi no: proprio su questo punto è importante battersi. Torno a ripetermi: non è ammissibile che chi abbia speso per adeguarsi non possa tenere aperto! Puntiamo sul sanzionare chi invece non lo ha fatto!

Secondo Lei potrebbe il settore della ristorazione recuperare con la modalità del pranzo e della promozione di un aperitivo anticipato ad un orario pre-serale, quale le 17?

Purtroppo – spiega Il Presidente Notarinon credo che ciò possa aiutare il settore della ristorazione a recuperare quanto negatogli con la chiusura serale, principalmente per due motivi. La modalità di lavoro agile adottata dall’ente pubblico e da molti privati toglie necessariamente ai bar e ristoranti la cosiddetta utenza da pausa pranzo, mentre trovo infattibile anticipare alle ore 17 l’orario dell’aperitivo, in quanto a quell’ora è pieno orario di lavoro. Si stima che la chiusura anticipata delle attività di ristorazione faccia perdere all’intera filiera del Food ben 10 miliardi al mese.

È per questo motivo che reputo sia doveroso intervenire repentinamente nella distribuzione dei ristori accennata dal governo, affinché non si verifichi nuovamente la situazione vista nei mesi di aprile e maggio, dove di aiuti si è parlato, ma nella realtà non si è mai agito. Non possiamo permetterci di mettere in ginocchio l’intero comporto dei servizi di ristorazione, e con esso l’intera filiera dell’alimentare, perché sarebbe insostenibile per l’intero sistema Paese.

Il Dpcm provoca anche perdite economiche nell’ambito di altri settori, quali quello dello spettacolo, il settore termale e del benessere e, ovviamente, quello turistico.

Assolutamente spiega la Vicepresidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Piemonte, Carolina Tosetti I servizi sopracitati sono strettamente legati fra di loro. E’ ormai evidente e risaputo che il turismo sia stato tra i settori più fortemente colpiti dalla pandemia; il danno economico ha riguardato non solamente le strutture ricettive, costrette alla chiusura imposta dai decreti ministeriali o dalle infelici prospettive di occupazione, gli operatori turistici, le attività culturali ed i trasporti, ma anche tutte le attività e i settori che normalmente beneficiano dell’indotto generato dai turisti, quali il commercio e la ristorazione, solo per citarne un paio. 

Senza entrare nel merito ed esprimere giudizi sull’efficacia o meno dei provvedimenti che sono stati e che verranno adottati nei prossimi giorni al fine di salvaguardare la sicurezza nazionale, è evidente quanto questi influiscano sull’operatività di un settore che, dopo il timido accenno di ripresa del terzo trimestre, si ritrova nuovamente fortemente penalizzato e sull’orlo del collasso.

Un eventuale lockdown con divieto di spostamento interregionale verrebbe ad incidere ancora maggiormente sul settore turistico, compromettendo il turismo, per esempio, marino ed anche quello montano extraregionale. Secondo Lei potrebbero questi settori recuperare a partire dall’inizio del 2021?

Difficile prevedereaggiunge la Vicepresidente Tosetti –una ripresa già a partire dall’inizio del nuovo anno: il UNWTO (organizzazione mondiale del turismo) parla del terzo trimestre 2021 nell’ipotesi più favorevole. Fino a quando un vaccino non sarà messo a disposizione della popolazione e non si imparerà a convivere con il virus, fino a che non ci saranno protocolli coordinati ed armonizzati per regolare i flussi tra Stati, e fino a che le imprese non ricominceranno ad impiegare la forza lavoro e le persone non torneranno a portare a casa uno stipendio pieno, sarà difficile che la gente torni a viaggiare come prima. Ipotizziamo che il turismo di prossimità sarà il driver della ripresa nel 2021, così come è stato nel periodo estivo.

Alcuni alberghi in località marine avevano già deciso di chiudere a inizio ottobre, nonostante rimanessero gli anni passati aperti tutto l’anno, mentre alcuni hotel montani, aveva deciso di non riaprire per questa stagione invernale,  anche alla luce della difficoltà nella riapertura e gestione degli impianti sciistici in epoca Covid. Quanto queste chiusure “volontarie” peseranno sulla sopravvivenza di queste realtà?

Le chiusure “volontarie” – precisa la Vicepresidente Carolina Tosetti – sono di fatto obbligate dalle prospettive di occupazione, in molti casi vicine allo 0%, derivate dalle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria. In queste condizioni il punto di pareggio per molti alberghi, caratterizzati da una struttura dei costi molto rigida, diventa irraggiungibile: è pertanto comprensibile che molti imprenditori scelgano di salvaguardare la propria impresa mitigando le perdite.  

Nel settore turistico, cosi come in altri settori, sopravviveranno coloro che, avendo alle spalle un’azienda solida, saranno stati capaci di gestire la crisi con prontezza e lungimiranza, che avranno saputo innovare, evolvendo ed adattando la propria offerta alle nuove esigenze del mercato e che saranno in grado di sfruttare le opportunità che, ci auguriamo, affioreranno nei prossimi mesi a favore del nostro comparto. A proposito di sussidi, se il Governo e le Regioni non si attiveranno per sostenere concretamente la ripartenza del turismo, ci troveremo di fronte  ad uno scenario indegno del potenziale attrattivo del nostro Belpaese.

Il decreto Ristori quando inizierà a concedere i primi indennizzi per i ristoranti ed i bar?  Si parla di un decreto Ristori organizzato a duplice modalità,  uno per le attività chiuse del tutto e uno per quelle a chiusura limitata. Se dovesse intervenire una chiusura ancora più restrittiva da parte del governo  il decreto Ristori rimarrebbe comunque in piedi o sarebbe sostituito da un altro decreto?

Reputo sia necessario – aggiunge Il Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Piemonte,  Notari – intervenire non tanto sulle quantità dei ristori messi in campo, ma sulla celerità con cui essi arriveranno realmente alle attività obbligate alla chiusura. Purtroppo abbiamo ancora chiaro negli occhi l’enorme potenza di fuoco messa in campo ad aprile/maggio e che nessuno purtroppo ha visto scaricarsi a terra nelleconomia reale. A prescindere se si delineerà la necessità di un nuovo DPCM o se possa bastare quello ad oggi in vigore, l’importanza è che si faccia presto nei ristori, perché la velocità della messa a terra delle riforme farà la differenza sulla sopravvivenza o meno delle realtà produttive.  

Quali interventi imprenditoriali si potrebbero auspicare nel settore turistico e della ristorazione una volta terminato il Covid?

Tre parole chiave – precisa la Vicepresidente Tosetti – Formazione, Innovazione e Riqualificazione delle strutture. La gestione familiare caratterizza, ancora oggi, un gran numero di attività in ambito turistico. La mancanza di competenze strategiche, talvolta riscontrabile in queste piccole imprese, rappresenta una minaccia per l’evoluzione del settore che, nel nostro Paese, fatica ad innovare e adattarsi alle nuove esigenze dei viaggiatori. Se fino a qualche anno fa il nostro patrimonio naturalistico e culturale era sufficiente per attrarre i turisti di tutto il mondo, oggi le aspettative di quei turisti, in termini di qualità dei servizi, delle strutture ricettive e delle infrastrutture, sono decisamente più elevate e spesso rimangono disattese. Gli operatori italiani devono necessariamente investire nella formazione di qualità, nell’innovazione e nella riqualificazione per riportare le destinazioni Italiane ai vertici delle mete più ambite

Sarebbe necessario riprendere anche con un rimodellamento degli spazi?

Adattare l’offerta alle esigenze del mercato – conclude la Vicepresidente – significa anche rimodellare gli spazi, non solo per garantire il distanziamento, ma anche per assecondare i nuovi bisogni della clientela. Alcuni dei trend che caratterizzeranno i flussi turistici nei prossimi anni e sui quali ragionare, in ottica di rimodellamento degli spazi e dell’offerta, sono legati alla sostenibilità, al benessere fisico e mentale, all’esigenza di vivere delle esperienze autentiche a contatto con la natura e le popolazioni locali.

Mara Martellotta

La Regione promuove i vini piemontesi

In arrivo il bando regionale 2020/2021 attraverso la misura Ocm vino

La Giunta regionale del Piemonte, su proposta dell’assessore all’Agricoltura e Cibo Marco Protopapa, ha deliberato  l’assegnazione di 9,7 milioni di euro a sostegno delle attività di promozione dei vini piemontesi di qualità a denominazione di origine sui mercati extra Unione europea. La dotazione finanziaria permette l’apertura del bando regionale per l’annualità 2020/2021 attraverso la misura di investimenti Ocm vino.

Per il bando, che sarà pubblicato tra pochi giorni e si avvale di 1 milione in più di finanziamenti rispetto all’anno precedente, si è stabilito che 8,8 milioni di euro siano destinati alla copertura degli anticipi che saranno richiesti con le domande di aiuto presentate sull’annualità 2020/2021,

“La chiusura delle frontiere, avvenuta a inizio anno a causa della pandemia da Covid, ha comportato per le imprese vitivinicole piemontesi maggiormente votate all’internazionalizzazione enormi danni- precisa l’assessore all’Agricoltura Marco Protopapa – determinati dall’annullamento degli ordini e dall’azzeramento dei pagamenti per i primi mesi del 2020. “Risulta pertanto essenziale proseguire e intensificare le attività di promozione – prosegue l’assessore Protopapa – con l’obiettivo di preservare la reputazione dei vini piemontesi sui mercati internazionali, nonché di contrastare la pressione sui prezzi a causa dei potenziali dazi USA”.

Nei primi sei mesi del 2020 si è registrato un notevole rallentamento della domanda dei tradizionali paesi di esportazione per le imprese vitivinicole italiane e piemontesi, come gli Usa, o i mercati europei, oltre all’incertezza dei mercati asiatici, soprattutto Cina, Corea del Sud, Giappone e Sud Est Asiatico, che sono stati i primi Paesi a chiudere le frontiere.

La Fiat 500 3+1 Full Electric si promuove alla centrale

La centrale “Politecnico” di Iren co-protagonista della campagna di lancio 

L’impianto termico di integrazione e riserva, situato a Torino, è stato infatti scelto come sfondo per gli shot fotografici contenuti nel media kit internazionale di presentazione della novità in casa FCA.

L’avveniristico design della centrale, esaltato da una prestigiosa copertura a vele progettata dall’architetto Jean-Pierre Buffì, ha quindi accompagnato virtualmente la nuova vettura in giro per il mondo, comparendo su centinaia di testate e siti specializzati, italiani ed internazionali.

La centrale “Politecnico” Iren, costruita nel 2008, costituisce ormai un simbolo riconosciuto della città, grazie anche al particolare effetto che esercita la luce nella sua architettura: di giorno le vele di acciaio risultano illuminate e valorizzate dai raggi solari, mentre di notte la struttura è illuminata scenograficamente, grazie a un sistema di luci che originano dall’interno e filtrano attraverso le lastre metalliche.

Ricordiamo le vittime di Nizza per difendere l’Europa cristiana

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni/ Il fatto che il giorno dei Santi il Papa Francesco non abbia ricordato le vittime cristiane di Nizza sgozzate per mano di un assassino islamico, lascia oggettivamente perplessi ed amareggiati
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Io non ho prevenzioni contro il Papa, perché deve combattere ogni giorno battaglie difficilissime dentro le mura del Vaticano contro un clericalismo spesso corrotto e duro a morire . Ha forza e coraggio. Ha valorizzato anche il piacere del cibo e del sesso dono di Dio. Un passo avanti indubbiamente molto grande. Posso anche condividere la posizione sui gay anch’essi figli di Dio ,anche se la forma dell’intervista può essere motivo di sconcerto e la Sacra Scrittura e la tradizione cristiana condannano senza appello  il peccato contro Natura. Come credente so che debbo obbedienza al Papa, più che mai oggi necessario a guidare la navicella della Chiesa che naviga in mari burrascosi. E’ un Papa che cerca di portare ordine nella Chiesa e soprattutto pulizia. Chi lo osteggia sbaglia. Il suo predecessore era più carismatico, ma non aveva polso e si dimise come Celestino V.  Ma non aver ricordato anche questa volta le vittime cristiane dell’ Islam mi ha ferito. Con l’Islam occorre decisione e assoluta fermezza. L’Eurasia di cui parlava la Fallaci e’ vicina e non lasciamo ad un ometto come Salvini la difesa della Croce di Cristo di cui Salvini e ‘ indegno ed opportunista difensore. Deve essere il Papa di Roma a parlare, direi ad urlare la necessità di difendere l’ Europa cristiana e non solo.  Come Papa Gregorio Magno.

L’abisso della pandemia

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / Un mio caro amico ieri  ha approfittato della apertura festiva a mezzogiorno di un ristorante ed è andato a gustare i gnocchetti alla parigina, una specialità che mi piace molto. Non mi sono sentito di unirmi a lui perché l’inquietudine per la pandemia sta avendo il sopravvento e non ho più la gioia di vivere, quella gioia di vivere che costituisce il titolo di un mio recente  libro su Mario Soldati. E la paura del contagio mi blocca in casa. Il racconto del giornalista – contagiato  Massimo Giannini ricoverato di riguardo mi ha raggelato. Sono scene da bolgia infernale.

Ho seguito via internet la Messa dalla basilica del Santo di Padova  per la festa dei Santi e mi ha colpito l’assenza anche solo di un cenno se non di una preghiera per il Covid. Il Vescovo celebrante, colto e forbito, ha parlato del Regno dei cieli, ma non ha sentito la necessità di dire una parola in proposito di chi vive nella valle di lacrime.
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Conosco persone – e le invidio molto – che riescono a convivere con la pandemia . Io non riesco , sento che l’angoscia sta montando e l’indignazione per i politici sta sempre più  aumentando. Dissento da chi protesta  perché di fronte al Covid occorre disciplina e ritengo che le Forze dell’Ordine siano troppo morbide con manifestazioni che sono assembramenti dannosi, se non vere e proprie adunate sediziose. Certo io sono condizionato dal fatto di aver letto e studiato la peste di Atene di Tucidide e di Lucrezio, la peste descritta dal Boccaccio e dal Manzoni , per non parlare di Camus. Sono pagine che inquietano e restano indelebili nella memoria al di là degli anni. Manzoni in primavera mi ha dato conforto, ma oggi la tragedia del presente va al di là della razionalità. E questo aspetto nessuno lo considera. Siamo ormai allo sfascio provocato da una classe politica di dilettanti che dovrebbe essere mandata a casa. Le regioni , messe alla prova sul terreno della Sanità, hanno dimostrato di non essere all’altezza e di essere anzi inutili e dannose, con ordinanze stravaganti che consentono ai “governatori “ di farsi conoscere, ma non  affrontano seriamente i problemi. Chi non ha conosciuto la guerra era un privilegiato, ora il flagello sta distruggendo la nostra vita. Chi crede, trova conforto nella fede, chi non è credente rischia di lasciarsi sopraffare dalla disperazione.
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E’ oltre un mese che il virus genera dolore e morte e i nostri governanti non riescono a a produrre provvedimenti efficaci. Ci sono solo  chiacchiere inutili  che intasano le Tv   e creano solo terrore. Anche i cosiddetti scienziati di rivelano autoreferenziali e poco seri. Addirittura il ministro della Sanità ha trovato il tempo di scrivere un libro  sulla pandemia invece di impegnarsi anima e corpo nel suo dicastero. Oggi c’è da domandarsi dove andremo a finire. L’immunità di gregge evocata  dai peggiori governanti all’inizio della pandemia può essere la prospettiva fallace verso cui più o meno inconsciamente  siamo avviati. Uno Stato che non sa tutelare la salute e la vita dei suoi cittadini  non adempie ai suoi compiti , lasciando ampio spazio agli agitatori e ai violenti. Forse queste cose si sono dimenticate , ma sono la base della democrazia. C’è chi evoca il “Resistere, resistere, resistere” del giudice arcigno Borrelli, non certo quello del 1917 durante la Grande Guerra. Andare a visitare cimiteri non serve a nulla e fare discorsi di circostanza non serve. Occorrerebbero  interventi autorevoli  e coraggiosi che restituiscano la fiducia perduta dei cittadini che soffrono e rischiano il lavoro e la vita. Il buonismo generico diventa perfino fastidioso come appare fastidiosa la propaganda dell’opposizione che non sa essere responsabile in un momento in cui ogni viltà e ogni opportunismo è tradimento. Una parola terribile che evoca un passato tragico della nostra storia che può tornare.
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scrivere a quaglieni@gmail.com

Alberghi assistiti per anziani asintomatici o paucisintomatici

Pubblicato sul sito della Regione l’avviso per la manifestazione di interesse. Un secondo progetto coinvolgerà altre strutture alberghiere per soggetti in quarantena totalmente autosufficienti che non necessitano di assistenza sanitaria.

L’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha emesso un avviso per la creazione di “alberghi assistiti”, ovvero strutture alberghiere con supporto socio-sanitario da riservare per pazienti ultra 65enni, autosufficienti o parziamente autosufficienti, risultati positivi al Covid-19 in forma asintomatica o paucisintomatica.

Possono presentare domanda con la massima urgenza tutti i soggetti già coinvolti in progetti di assistenza e cura *(imprese, cooperative, enti no profit) e tutte le strutture ricettive in grado di fornire i servizi richiesti attraverso raggruppamenti di impresa con realtà specializzate del settore.

Ogni “albergo assistito” dovrà garantire un minimo di 20 camere provviste di bagno all’interno, il servizio di colazione, pranzo e cena, il cambio e la sanificazione della biancheria al massimo ogni tre giorni, 2 operatori socio-sanitari ogni 20 ospiti, un infermiere professionale che effettua 3 passaggi diurni di due ore per 20 ospiti, la reperibilità infermieristica h24. La fornitura dei dispotivi di protezione individuale sarà a carico del gestore. I medici di medicina generale o delle Usca garantiranno, invece, il supporto medico.

Illustrando le motivazioni dell’avviso, l’assessore regionale alla Sanità, Luigi Genesio Icardi, rileva che “un numero considerevole di ricoveri in ospedale riguarda persone autosufficienti o parzialmente autosufficienti positive al Covid-19 asintomatiche o paucisintomatiche che, pur non necessitando di un livello di cure di tipo ospedaliero, vengono ricoverate per la difficoltà di mantenere una condizione di isolamento o per l’assenza di una rete sociale valida. In questo modo possiamo offrire l’assistenza necessaria a questo tipo di pazienti e al contempo liberare posti letto per gli altri ammalati”.

Le aziende sanitarie potranno procedere a stipulare i contratti sulla base dei rispettivi fabbisogni e di tariffe ritenute congrue in relazione ai servizi richiesti.

Il bando è consultabile su https://bandi.regione.piemonte.it/avvisi-beni-regionali/reperimento-strutture-alberghiere-supporto-socio-sanitario-emergenza-covid-19

Parallelamente al progetto degli alberghi assistiti, la Regione Piemonte ha messo in campo una seconda misura che coinvolge il sistema alberghiero per pazienti totalmente autosufficienti, dimessi dagli ospedali ma ancora positivi, che non necessitano di supporto sanitario ma non possono stare a casa in attesa di diventare negativi. Il servizio è pensato in generale anche per chiunque non può fare la quarantena a casa e ha bisogno di uno spazio.

Al momento sono stati già individuati 1000 posti disponibili presso le strutture alberghiere di tutte le provincie piemontesi: 815 sono disponibili negli alberghi della provincia di Torino, 34 nell’Alessandrino, 20 nell’Astigiano, 20 nel Cuneese, 65 nel Novarese, 31 nel VCO e 16 nel Vercellese.

“Il lavoro è stato fatto con la Protezione civile tramite le Federalberghi provinciali – sottolinea l’assessore regionale alla Protezione civile Marco Gabusi – avendo cura di selezionare le strutture con il maggiore comfort per gli ospiti tra i 3, 4 e 5 stelle disponibili. Una volta individuate le strutture, le Asl valutano l’adeguatezza di spazi e servizi e procedono a contrattualizzare gli alberghi. Si tratta di un’attiva in progress, per cui potrebbero arrivare ancora ulteriori disponibilità”.

Ancora una volta – commenta l’assessore regionale al Turismo Vittoria Poggio – la collaborazione tra pubblico e privato si rende proficua ed indispensabile. Un ringraziamento a tutte le strutture ricettive che vorranno partecipare e collaborare per queste due misure, andando così ad aiutare quelle realtà assistenziali in difficoltà a causa del complesso momento storico che stiamo vivendo”.

“Torino città delle armi?”

Caro Direttore,  il 10 ottobre scorso, nel contesto del Festival della nonviolenza e della resistenza civile, si è svolto
il convegno “Torino città delle armi?” presso il Centro Sereno Regis di Torino.

Esso è stato organizzato dal coordinamento AGiTE per verificare le voci che prevedono la
creazione a Torino di un importante polo di sviluppo dell’industria militare centrato su Leonardo
con il coinvolgimento del Politecnico di Torino ed il supporto della città di Torino; sono stati quindi
invitati i rappresentanti sindacali, politici e del mondo accademico locale per approfondire la
questione ed iniziare un dialogo costruttivo su possibili alternative di sviluppo per la città che
escludano il settore militare e prevedano la riconversione dell’industria esistente.

Hanno partecipato l’assessore Marco Alessandro Giusta, le senatrici Elisa Pirro ed Anna
Rossomando, Davide Provenzano, Edi Lazzi e Sergio Di Ruzza.

In allegato inviamo un resoconto della discussione, molto approfondita e piena di stimoli.
Un percorso di confronto e dialogo con i principali attori locali è iniziato; i temi del rapporto tra
valori etici e lavoro, la necessità di prevedere per la città uno sviluppo industriale che sia
ecologicamente sostenibile, dia lavoro e aiuti a vivere in un mondo più giusto e pacifico, la ricerca
di alternative al militare, richiedono approfondimento e capacità di ascolto reciproco, ma c’è la
volontà da parte di tutti gli intervenuti a discuterne e proseguire nel confronto.

Molto interessante è la proposta del sindacato di usare le assemblee sindacali come momento
informativo su queste tematiche allo scopo di preparare un terreno fertile per questo processo presso
il lavoratori.

Contiamo di includere nella discussione i grandi assenti a questo convegno, il mondo accademico
ed in particolare il Politecnico, che invitato aveva declinato l’invito, scusandosi per l’assenza, ed il
mondo imprenditoriale, più specificamente la dirigenza di Leonardo.

Completerà il programma del convegno il webinar “L’industria militare e le proposte dei
movimenti per la pace” a cura di Francesco Vignarca; appuntamento su zoom mercoledì 4
novembre alle ore 18.00. Per partecipare occorre registrarsi su: https://www.eventbrite.it/e/bigliettilindustria-
militare-italiana-e-le-proposte-dei-movimenti-italiani-127305485133.

Per il Coordinamento A.G.i Te. contro l’atomica, tutte le guerre e i terrorismi

Paolo Candelari

Immobiliare, Fiaip Piemonte: aumentano i bilocali in vendita

Buon momento per chi acquista  Aumentano i bilocali in vendita nei centri urbani piemontesi: un altro effetto della pandemia che, seppur indirettamente, continua a influenzare il mercato.

Dalle rilevazioni di Fiaip Piemonte (Federazione italiana agenti immobiliari professionali), benché il trilocale nel 2020 continui a essere l’appartamento più richiesto e venduto con il 35% dell’offerta sul mercato, stupisce l’incremento di abitazioni con due stanze (living e camera da letto) messe in vendita. Rispetto al 2019, nelle principali città della regione, l’offerta dei bilocali è cresciuta di quasi 2,5 punti percentuali, rappresentando oggi il 32% delle soluzioni in vendita. In leggera contrazione i quadrilocali (20% dell’offerta), mentre sono stazionari i 5 vani (11%) e i monolocali (2%).

«L’aumento dell’offerta immobiliare dei bilocali è sintomatica delle trasformazioni in atto», commenta Paolo Papi, presidente di Fiaip Piemonte. «Oggi chi cambia la prima casa, cerca una stanza in più – spiega -. È dunque probabile che si lasci un appartamento con due stanze per passare a un trilocale. Ma c’è anche un’altra componente da tener conto. Il bilocale è il tipico taglio immobiliare ad uso investimento, per turismo, affitti brevi a trasfertisti e studenti. Con un calo di queste finalità – spiega Papi – non è raro che un proprietario decida di sbarazzarsi dell’immobile, vendendolo». Al contrario: «Chi dispone di una casa con metrature più ampie è più incline a mantenerla, reputandola confortevole e adeguata alle proprie esigenze».

La  tendenza si individua prevalentemente nei centri urbani più grandi della regione. «Potrebbe essere il momento buono per comprare bilocali – spiega il presidente Fiaip -. Chi intende investire nel mattone, oggi può trovare occasioni interessanti, perché sul mercato c’è un surplus d’offerta rispetto alla domanda»Infatti circa il 40% di chi cerca un alloggio guarda ai tre vani e solo il 25% punta al bilocale.  Dunque in testa alle ricerche c’è il trilocale, mentre si delinea un andamento generale verso case dalle dimensioni più grandi: unadomanda creata non solo dalle famiglie, ma anche dalle coppie che riesce a incontrare più rapidamente l’offerta presente sul mercato.

Chi invece vive in periferia e cerca una nuova casa, è più portato a guardare soluzioni indipendenti o semi-indipendenti per godere di maggiori libertà e spazi all’aperto. Negli ultimi mesi, complice anche la bella stagione, su cinque nuove richieste tre hanno riguardato case e villette con giardino o cortile. «Non è insolito – sottolinea Papi – che chi ha goduto di una casa in campagna, in affitto per villeggiatura, valuti un cambiamento abitativo non più temporaneo verso questa soluzione».