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Scuola, dad fino al 16 gennaio per le superiori. In presenza dal 7 per elementari

SCUOLA: IN PIEMONTE RIPARTENZA  Il presidente della Regione Cirio firmerà l’ordinanza nelle prossime ore: «Siamo pronti a partire con continuità e in sicurezza, ma l’attuale quadro epidemiologico ci impone prudenza» Il Piemonte chiede al Governo di vaccinare subito anche il personale scolastico 

 

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio firmerà nelle prossime ore una ordinanza per la ripartenza della scuola in Piemonte, che conferma il ritorno in classe in presenza dal 7 gennaio per le primarie e le secondarie di primo grado e prevede il mantenimento della didattica a distanza al 100% per le scuole superiori fino al 16 gennaio (ad eccezione degli studenti con esigenze speciali e delle attività di laboratorio), con ritorno in classe in presenza a partire dal 18 gennaio, sempre compatibilmente con l’andamento dell’epidemia.

La decisone è stata condivisa questa mattina dalla Regione durante un incontro con le Prefetture, i Sindaci dei Comuni capoluogo, i Presidenti delle Province, i rappresentanti degli Enti locali (Anci, Anpci, Upi, Uncem e Ali-Legautonomie), sentiti anche i sindacati, l’Ufficio scolastico regionale e il Ministro della Salute.

«In queste settimane – sottolinea il presidente Cirio – il prezioso lavoro coordinato dalle Prefetture con la collaborazione degli enti locali e di tutto il mondo della scuola piemontese ha portato alla definizione di un piano di organizzazione dei trasporti operativo per garantire il ritorno in classe degli studenti delle scuole superiori sia al 75% che al 50%. Il Piemonte è pronto a partire, ma l’attuale quadro epidemiologico ci impone prudenza, perché la curva del contagio in crescita in molti Paesi europei e in altre regioni italiane ci mette concretamente di fronte al rischio di una terza ondata che dobbiamo fare in modo di contenere. Il Governo, inoltre, ha modificato nella notte i criteri per la definizione delle soglie di rischio, abbassando i valori per il passaggio di colore tra le diverse zone, per cui è fondamentale avere questa settimana di tempo in più per monitorare l’andamento epidemiologico. Dobbiamo dare sicurezza e certezza alle famiglie e al mondo della scuola, perché non avrebbe senso aprire per poi richiudere dopo qualche giorno».

«L’obiettivo – aggiunge ancora il presidente Cirio – è far tornare in nostri ragazzi in classe ma con continuità e in sicurezza, proprio per questo abbiamo predisposto il Piano scuola sicura, partito ufficialmente ieri per il personale docente e non docente e dall’11 gennaio per gli alunni delle seconde e terze medie, con tamponi gratuiti su base volontaria per prevenire la nascita di focolai e garantire la didattica in presenza. Anche per questo chiedo al Governo di poter usare le rimanenze delle dosi di vaccino destinate alla prima Fase per vaccinare subito anche il personale scolastico, tra le categorie professionali più colpite dal contagio nella seconda ondata che è prioritario tutelare».

Fondazione Crt, 3,9 milioni per 200 progetti

235 progetti di istituzioni ed enti non profit saranno realizzati sul territorio con i 3,9 milioni di euro di contributi assegnati dalla Fondazione CRT . Salgono così a 571 le iniziative ordinarie sostenute quest’anno da Fondazione CRT con circa 8 milioni di euro complessivi.

“Sostenere capillarmente le istituzioni e le associazioni non profit, che costituiscono la ‘trama’ produttiva, sociale e culturale delle comunità, significa rafforzare la resilienza del territorio in un periodo eccezionalmente complesso come questo”, dichiara il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia.

“Phygital experience, sostenibilità sociale e ambientale, nuove generazioni: sono gli elementi al centro delle iniziative sostenute da Fondazione CRT, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e con le esigenze del nuovo mondo post Covid”, afferma il Segretario Generale della Fondazione CRT Massimo Lapucci. La fetta maggiore dei finanzianti va all’area Ricerca e Istruzione : approvati 103 contributi per oltre 2,3 milioni di euro: circa 1,1 milioni di euro agli enti del territorio e 1,2 milioni di euro ai progetti degli Atenei.
Fondazione CRT sostiene quest’anno numerose progettualità focalizzate sul Covid, sugli effetti della pandemia nella società e su possibili soluzioni concrete alle problematiche in ambito scuola, lavoro e trasporti. Fondazione CRT supporta inoltre le attività di ricerca di realtà come la Fondazione Edo ed Elvo Tempia, l’Istituto Zooprofilattico e gli istituti del CNR che operano in Piemonte e Valle d’Aosta, e il sistema della ricerca degli Atenei del territorio: progetti che vanno dall’oncologia alla tecnologia, dalla neurologia all’ambiente, dalla didattica alla fisica, dalle scienze internazionali alla psicologia – permettono a giovani ricercatori e scienziati di portare avanti la propria attività e, nello stesso tempo, contribuiscono all’avanzamento della conoscenza in numerosi campi del sapere. All’area Welfare e Territorio vanno 104 contributi per 1,3 milioni di euro. Si segnalano fra i progetti finanziati gli interventi in ambito volontariato, il progetto “Sviluppo rete metropolitana e regionale di assistenza alle vittime di reato” dell’Associazione Rete Dafne onlus che aprirà 3 nuovi sportelli di accoglienza ad Asti, Cuneo e Rivarolo; le iniziative di sostegno alimentare “Educhiamo al cibo, aggiungiamo valore” dell’Associazione veterinaria per la cooperazione internazionale, che gestisce l’Emporio della Solidarietà cui si rivolgono circa 500 persone; il progetto “Respiro” della Fondazione torinese don Mario Operti Onlus per la costituzione di un fondo di garanzia a supporto di persone, famiglie e micro attività in difficoltà economica a causa della crisi sanitaria.
Fra le iniziative per lo sviluppo de territorio, viene finanziato il progetto “Il Monferrato dei Castelli Bruciati” a Odalengo Grande, un itinerario di oltre 100 km per il turismo lento a piedi, a cavallo, in bicicletta; il progetto “Semi di Biodiversità” dell’Associazione WWF oasi e aree protette piemontesi di Biella, per conservare le piante rare o protette; il progetto dell’Unione montana Valle Stura “Oltrepassare il confine”, un festival itinerante che, attraverso il territorio della Valle Stura, declinerà il tema dei confini nel presente, nel passato e nel futuro, nei diversi linguaggi contemporanei.

Nel campo dell’Arte e Cultura Fondazione CRT ha assegnato 28 i contributi per complessivi 280 mila euro a sostegno, in particolare, di festival cinematografici e culturali, iniziative di audience engagement, archivi digitali. Tra i progetti sostenuti, il Dirittibus del Museo Diffuso della Resistenza, il bus che, toccando quartieri e scuole di Torino (compatibilmente con l’emergenza sanitaria), coinvolge la città sul tema dei diritti; la “Rete di Archivi della Collina Torinese e del Chierese”, un portale ad hoc per valorizzare un patrimonio culturale locale rendendolo accessibile a un pubblico ampio; il Seeyousound International film, primo festival cinematografico in Italia dedicato al cinema di genere musicale. E ancora: l’iniziativa “A scuola con Rodari. Dai giornalini scolastici cartacei degli anni ’70 ai giornalini di classe online di oggi”, promossa dal Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia per il centenario della nascita dello scrittore.
Fondazione CRT contribuisce infine all’acquisto di un autocarro per la Colonna Mobile Regionale, cui ha destinato negli anni 6 milioni di euro per la costituzione e il mantenimento.

In un anno il Piemonte perde una vasta superficie agraria

Procede senza sosta il consumo di suolo agricolo. “Edificazioni civili, opere pubbliche e nuovi insediamenti produttivi – chiarisce il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia – in trent’anni hanno eliminato il 20% della superficie agricola utilizzata per l’espansione delle città e delle infrastrutture, per il degrado delle aree periurbane e per l’abbandono dei territori collinari e montani”.

Il problema – come evidenzia in una nota Confagricoltura – è acuito dalla combinazione del degrado del suolo, dell’erosione e dei cambiamenti climatici che ridurrà sensibilmente i raccolti, se non si interverrà con determinazione. Il suolo è un bene prezioso e non riproducibile: se si riduce la superficie destinata all’agricoltura diminuisce la possibilità di produrre cibo, mentre la popolazione mondiale aumenta e richiede sempre maggiori derrate alimentari.

Nel 2019 , in base alle rilevazioni dell’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – si sono “persi” 21.400 chilometri quadrati sul territorio totale italiano. Questo significa che nel nostro Paese ogni giorno il suolo artificiale impermeabilizzato aumenta di 2 metri quadrati al secondo.

Nella nostra regione – spiega il direttore di Confagricoltura Piemonte  Ercole Zuccaro –  abbiamo consumato il 6,72% del totale nazionale, per una nuova superficie impermeabilizzata di  222 ettari. È una superficie imponente. Per rendere l’idea consideriamo che un campo da calcio, solo per quanto riguarda il terreno di gioco, ha una superficie di 7.140 metri quadrati: questo significa che nel 2019 in Piemonte abbiamo consumato una superficie pari a 311 nuovi campi da calcio”.

Per Confagricoltura è necessario acquisire consapevolezza del ruolo chiave che svolge l’impresa agricola sana, vitale e produttiva, nella gestione del terreno in un contesto pesantemente influenzato dall’urbanizzazione e dai cambiamenti climatici. “Green Deal, Farm to Fork, la futura Pac, le politiche di coesione, il nuovo programma nazionale della ricerca, ma soprattutto il Recovery plan – dichiara Enrico Allasia –  sono le grandi opportunità da cogliere per salvaguardare e vitalizzare la risorsa suolo”.

 

Nuovo Psr e filiera del cibo nell’agenda dell’assessore Protopapa

IL FUTURO DELL’AGRICOLTURA

La nuova programmazione del Programma di sviluppo rurale del Piemonte farà parte dei tre pilastri principali dell’azione di Governo regionale nel 2021.

Ci sarà un prolungamento del Psr 2014-2020, appena scaduto, con due anni di transizione che permetteranno di impostare il nuovo Psr,  strumento principale di programmazione per l’agricoltura piemontese, e con una dedizione a semplificare le norme e ad ampliare i soggetti beneficiari, rivolgendo particolare attenzione all’insediamento dei giovani agricoltori.

Sarà importante il rinnovamento delle misure della futura programmazione del Psr – precisa l’assessore Marco Protopapadella Regione Piemonte – per rispondere alle nuove esigenze che arrivano dai nostri territori, dalla diffusione capillare della banda larga su tutte le aree regionali agli investimenti sul green. Al tempo stesso nei due anni di transizione proseguirà il sostegno alle aziende piemontesi attraverso le misure del Programma di sviluppo rurale sull’agroambiente, dal biologico all’innovazione della meccanica e del tecnologico nella coltivazione”.  

In prospettiva di una ripartenza di tutte le attività legate al settore enogastronomico piemontese, nel 2021 l’Assessorato all’Agricoltura e Cibo della Regione Piemonte impegnerà più risorse e rafforzerà le azioni di promozione della filiera cibopuntando sempre alla qualità, alla conoscenza dell’origine e quindi della tracciabilità dei prodotti. La nascita e il riconoscimento dei futuri Distretti del cibo del Piemonte, il cui regolamento regionale è stato approvato a fine 2020, va nella direzione di una promozione legata al territorio, che si caratterizza per peculiarità naturali e gastronomiche, e nel rispetto e rivalutazione anche delle tradizioni locali.

Il comparto legato al cibo rappresenta la punta più elevata, più diffusa e più radicata nella cultura del Piemonte: i vini, i tartufi, la carne, la frutta, le nocciole, il riso sono solo alcuni esempi di filiere agroalimentari che confermano il rilievo internazionale delle nostre produzioni – sottolinea l’assessore regionaleProtopapa – Il sistema cibo in Piemonte coinvolge tutti gli ambiti di un territorio, oltre alla filiera produttiva anche quella dello sviluppo turistico locale e della tutela ambientale”.  

Un capitolo di particolare importanza sul quale si impegnerà l’Assessorato all’Agricoltura e Cibo, con il coinvolgimento di altri assessorati regionali, sarà quello del “No spreco del Cibo” che sarà rivolto all’educazione alimentare ed al risparmio.

Covid, una nuova “zona bianca”?

Se ne sta parlando dal 26 dicembre ed a quanto pare sta per diventare realtà: il governo  sta anche per introdurre la quarta fascia di rischio, dal 15 gennaio ci sarà una “zona bianca” che consentirà di far ripartire tutte le attività, palestre, cinema e teatri compresi.

L’idea che può cambiare il quadro di chiusure e riaperture l’ha lanciata Dario Franceschini dopo aver ascoltato gli scienziati. Il ministro della Cultura ha proposto la creazione di una quarta fascia di rischio, una «zona bianca» nella quale entrerebbero le regioni con gli indicatori migliori. Alcuni scienziati hanno proposto al governo di valutare l’anticipo del coprifuoco dalle 22 alle 20. Ma anche i ministri della «linea dura» pensano che questa misura non influirebbe in maniera determinante sul controllo dei contagi.

All’interno della regione “zona bianca”ci sarà la quasi normalità: uniche due  restrizioni, distanziamento sociale ed utilizzo delle mascherine. No assembramenti ma incontri tra varie persone possibili.

Vincenzo Grassano

Apertura delle scuole: troppi punti in sospeso

Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della disciplina dei Diritti Umani segnala ulteriori preoccupazioni in merito all’apertura delle scuole giorno 7 gennaio per le continue dichiarazioni espresse da svariati esperti come quella del presidente dell’Ordine dei Medici (https://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Scuola-Ordine-Medici-Riaprirla-aumenta-i-contagi-ok-solo-se-ce-zona-rossa-5e42deb5-ccca-4c1e-b039-09ab63f0a253.html) che creano molta confusione e ansia tra i docenti ed il personale scolastico, in quanto spesso discordanti con la posizione del Ministero dell’Istruzione.

Tendenzialmente vengono messe in evidenza inefficienza e inadeguatezze delle infrastrutture e dei vettori preposti alla mobilità delle persone (regionali, provinciali e comunali), alle quali le singole scuole, i prefetti e i sindaci sono chiamati a far fronte soltanto attraverso gli ingressi differenziati; misure sicuramente insufficienti rispetto alla curva epidemica in costante aumento quotidianamente.

Per avere un’idea chiara della realtà territoriale e dei divari a cui ci riferiamo, basta consultare la raccolta degli studi pubblicati dalla Banca D’Italia – Le infrastrutture in Italia: dotazione, programmazione, realizzazione (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/collana-seminari-convegni/2011-0007/7_infrastrutture_italia.pdf) e il saggio di Mariano Bella (a cura di) Trasporti e Logistica: analisi e prospettive per l’Italia – Ricerche per Conftrasporto – Confcommercio Bologna, Il Mulino 2020.
I Governi di Gran Bretagna e di Germania, sentiti i pareri dei propri esperti, chiudono per altri dieci / 28 giorni le scuole (18 gennaio, l’Inghilterra; 31 gennaio, Germania).
Secondo un’indagine statistica elaborata dallo statistico Livio Fenga, l’impatto della riapertura della scuola a settembre sulla diffusione del Coronavirus sarebbe quantificabile in oltre 225.000 casi. Attualmente, in tutta Italia, la curva dell’epidemia di Covid-19 sta tornando a salire. Se non sono mutati gli scenari (non è stata ridotta la ratio alunni – docenti, non sono state fornite mascherine ffp2, non sono stati introdotti nuovi sistemi di areazione delle scuole, per il vaccino occorre attendere maggio-luglio), come si può ipotizzare un azzeramento o, quantomeno, una riduzione dei contagi nel settore scolastico nel periodo gennaio-marzo, notoriamente periodo di maggiore diffusione di virus influenzali?
Non riusciamo a comprendere l’ostinazione con cui ci si stia affrettando in Italia ad aprire indiscriminatamente tutte le scuole, senza tenere conto delle realtà territoriali che, ribadiamo, sono profondamente differenziate e complesse nel nostro Paese.

Come già segnalato, contraddittoria appare anche la definizione del piano vaccini che sembra essere in contrasto con il piano di rientro. Risulta palese la discrasia tra la pressione al rientro fondamentalmente pubblicizzata sulla scorta di un mai accertato scientificamente basso rischio per i docenti ed il piano che individua nei mesi di giugno-luglio il periodo di somministrazione del vaccino per i docenti. Se, dopo le numerose e reiterate richieste di specifiche e ulteriori misure da parte del nostro ente (come la somministrazione di mascherine ffp2 e ffp3, l’attivazione di sistemi di purificazione dell’area, la riduzione della ratio alunni-docente, etc.), l’unica misura prevista resta quella del vaccino, coerenza imporrebbe la riapertura delle scuole dopo il completamento dell’iter di somministrazione dello stesso. A ben vedere, si tratterebbe di attendere solo 40-60 giorni lavorativi, un periodo decisamente accettabile, se si considera il numero di vite che si possono salvare.
La scelta opposta, quella del rientro, non fa che aprire le porte alla diffusione di germi patogeni con il rischio di far incorrere il soggetto competente nel corrispondente livello territoriale in responsabilità di varia indole, non solo politica. La preoccupazione del CNDDU è che gli enti regionali e locali potrebbero vedersi destinatari di numerose azioni in sede penale e civile, non essendo l’orientamento nazionale sufficiente a tutelare la posizione giuridica del singolo organo decisionale.
Valga, infatti, ricordare che lo strumento DPCM è stato considerato incostituzionale, con la conseguenza di lasciare “scoperti” ad eventuali azioni Presidenti di regione, Prefetti, Sindaci e delegati.
A ben vedere, non si tratta nemmeno di “arrendersi” come taluni hanno impropriamente osservato, ma di adottare la migliore strategia per vincere la “battaglia” contro il Coronavirus. Quando si è privi di “armi” per combattere, o quantomeno di “scudi” per proteggersi, non basta né il “coraggio”, né la “vocazione docente” a rendere immuni.
Si sta chiedendo ai docenti di rientrare a scuola senza strumenti di protezione (che, invece, vengono forniti a medici, biologi, cassieri di supermercato, etc.), senza sistemi che garantiscano il ricambio di aria (come avviene, invece, negli ospedali, ma anche nei supermercati). Occorre comprendere, una volta per tutte, che la vita di un solo docente, quella di un solo alunno o di un familiare, vale sicuramente l’attesa di poche settimane.

Invitiamo, perciò, il lettore a domandarsi, onestamente “Fermerebbe la didattica in presenza per 3 settimane, per salvare la vita di un suo caro?” ed a riflettere sul fatto che la scuola, ad oggi, non è mai stata chiusa e non è mai stata ferma; che l’istruzione non si è mai arrestata, ma si è sviluppata con la didattica a distanza; che tutti i dirigenti hanno adottato misure per salvaguardare l’accesso alle risorse didattiche fornendo anche in comodato strumenti tecnologici a chi ne avesse bisogno.
Sono, pertanto, avulse da ogni riscontro con la realtà, le propagande portate avanti da piccoli gruppi che sono sorti con l’intenzione spesso di porre le basi ad azioni legali finalizzate al rientro a scuola e che pubblicizzano dati irreali sull’adesione di gruppi di genitori spesso inesistenti. Si avvisano, in proposito, anche i Governatori che tali condotte appaiono finalizzate solo a realizzare una pressione mediatica su scelte che non possono basarsi sul mero timore di azioni legali. Non c’è chi non veda all’orizzonte, dopo eventuali ricorsi sul rientro, anche ricorsi circa l’eliminazione dell’obbligo di mascherina in classe, come avvenuto recentemente, con l’Ordinanza Tar-Lazio n. 7468/2020 del 04.12.2020 che, addirittura, ribalta la strategia di ritorno definita a livello centrale, lasciando trasparire che la fascia di alunni meno indicata per il rientro e l’uso della mascherina in aula è quella con età tra i 6 e gli 11 anni. Quali garanzie di tutela avranno i docenti e il personale scolastico? Quali garanzie le famiglie? Quante responsabilità dovranno assumere gli amministratori del territorio interessato?

Prof. Alessio Parente Segretario generale CNDDU 

prof. Romano Pesavento Presidente CNDDU

Disabilità, Vivomeglio con Fondazione Crt

Dai giardini sospesi ai laboratori di prototipi 3D, dai percorsi per il “dopo di noi” alla formazione dei “caregivers”

 

Al via 138 progetti di welfare per aiutare le persone con disabilità e le loro famiglie. Con l’iniziativa “Vivomeglio”, Fondazione CRT assegna alle associazioni non profit del territorio 1 milione e 450 mila euro per migliorare la qualità della vita di donne, uomini, ragazzi in difficoltà, e aumentare l’autonomia delle persone con disabilità: percorsi per l’inserimento lavorativo, programmi di avvicinamento all’autonomia abitativa e di preparazione alla vita indipendente, attività ricreative, interventi di integrazione scolastica, formazione e sensibilizzazione sul tema della disabilità.

 

Salgono così a oltre 25 milioni di euro i contributi erogati dalla Fondazione CRT nell’ambito di “Vivomeglio” a enti e associazioni dal 2005 ad oggi, per un totale di oltre 2.300 interventi.

 

I progetti di quest’anno – valutati anche rispetto alla centralità strategica del settore digitale – vanno dall’avvio di tirocini e borse lavoro alle attività ludico-ricreative; dalla giardino-coltura ai laboratori di prototipi 3D; dalla formazione per i “caregivers” (famiglie, operatori, volontari, figure educative che, a vario titolo, si relazionano con le persone con disabilità) ai percorsi di preparazione alla vita indipendente orientate al “dopo di noi”, ovvero al sostegno e all’assistenza delle persone con disabilità nel periodo successivo alla scomparsa dei genitori o familiari più prossimi. Molte iniziative messe in campo rispondono ai bisogni relazionali delle persone con disabilità e delle loro famiglie, acuiti dopo la fase di lockdown.

 

“Con Vivomeglio Fondazione CRT sostiene il mondo del volontariato, le associazioni non profit, le cooperative sociali che si prendono cura responsabilmente delle fragilità e aiutano a superarle, anche promuovendo una cultura che valorizza la diversità come risorsa per l’intera collettività – spiega il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia –. Un impegno per il bene comune che porterà nel 2021 alla realizzazione dell’Agenda per la disabilità, per migliorare le opportunità del territorio per le persone con disabilità, le famiglie, le comunità”.

 

“I progetti di Vivomeglio contribuiscono a rendere ogni giorno più concreto il diritto alle pari opportunità e alla dignità di ogni persona, costruendo nuove occasioni di crescita e inclusione per donne uomini e bambini, a partire dall’investimento nelle competenze – dichiara il Segretario Generale della Fondazione CRT Massimo Lapucci –. Realizziamo così la mission della Fondazione: costruire una società migliore per tutti, in linea con lo spirito del ‘no one left behind’ dell’Agenda 2030”.

 

Tra i 138 progetti sostenuti quest’anno da Fondazione CRT: “Tech4Inclusion” dell’Associazione Hackability di Torino, per avviare, attraverso un workshop di formazione continuativo, un laboratorio di prototipazione nella fabbricazione digitale rivolto a terapisti, persone con disabilità e caregiver: trasformare gli ausili termoplastici utilizzati dall’unità spinale di Torino in modelli 3D stampabili e disponibili in cloud.

 

L’iniziativa “A riveder le stelle. Disabilità e creatività digitale per ricostruire spazi di relazione” del consorzio intercomunale dei servizi socioassistenziali Ovest Ticino (con sede a Romentino, nel Novarese). Una risposta ai bisogni relazionali delle persone con disabilità e delle loro famiglie, acuiti dopo il lockdown, attraverso l’uso strategico del digitale. Nello specifico, il progetto prevede un laboratorio digitale di racconti e un laboratorio teatrale con evento finale, uno spazio di incontro, confronto e sostegno tra famiglie, percorsi di crescita culturale e artistica.

 

E ancora: il progetto “Giardini sospesi” della cooperativa sociale Proposta 80 di Cuneo per realizzare un ciclo completo di produzione nell’ambito della giardino-coltura utilizzando la tecnica del kokedama (piccole sfere di terra e muschio che ospitano piccole piante verdi) da parte di adulti con disabilità. Il percorso prevede la formazione e l’inserimento lavorativo: dalla creazione delle serre alla realizzazione di laboratori alla commercializzazione dei prodotti per la creazione di giardini sospesi.

 

InformaTour. Circuito Integrato verso l’Autonomia” della cooperativa sociale Tantinenti di Biella. Obiettivo: realizzare un circuito di residenze dei mestieri per un percorso formativo laboratoriale di matrice professionale e a forte connotazione esperienziale. Le persone con disabilità potranno quindi sviluppare competenze relazionali e apprendere tecniche di produzione, confezionamento, vendita e commercializzazione di prodotti artigianali.

 

 

Asti-Cuneo: buone notizie da Roma?

“Il nuovo Anno – sottolineano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alle Infrastrutture e ai Trasporti della Regione Piemonte Marco Gabusi – ha portato una buona notizia per il territorio piemontese con la firma degli atti aggiuntivi di Astm con il Ministero dei Trasporti sull’Asti Cuneo per lo sblocco dei cantieri:

speriamo sia di buon auspicio non solo per il completamento di quest’opera, ma anche per l’avanzamento di tutti gli altri interventi infrastrutturali che il Piemonte attende da tempo. Come promesso, dopo l’importante delibera del Cipe dello scorso maggio abbiamo continuato a monitorare e a spronare tutti i soggetti coinvolti affinché si possano aprire i cantieri. I risultati si stanno concretizzando con progressivi passi in avanti per completare una grande opera che il nostro territorio aspetta da decenni. Dopo la firma del decreto interministeriale di inizio novembre per l’avvio dei lavori, questo nuovo tassello conferma che l’iter prosegue senza intoppi amministrativi proprio grazie ai riflettori che abbiamo nuovamente acceso sull’opera”.

Il 2020 del Gruppo Iren: oltre 630 milioni di euro in investimenti

Realizzate operazioni di M&A per 200 milioni e circa 500 nuove assunzioni a sostegno della crescita su scala nazionale del Gruppo

 

 Si chiude in queste ore un 2020 che ha visto Il Gruppo Iren particolarmente attivo sul fronte industriale ed economico-finanziario, nonostante la situazione emergenziale a livello mondiale causata dalla pandemia Covid-19.

 

Nel corso dell’anno l’azienda ha infatti realizzato investimenti stimati in misura pari a oltre 630 milioni di euro (quasi raddoppiati rispetto ai 330 del 2017) in crescita su tutte le Business Unit e prevalentemente in attività legate alla Sostenibilità nella logica della “multicircle economy” definita nel Piano Industriale. Quest’ultimo, presentato alla comunità finanziaria in autunno, prevede entro il 2025 investimenti per circa 3,7 miliardi (+12% rispetto al precedente piano industriale) ed è stato anticipato, a luglio, dall’introduzione di un nuovo logo e una nuova corporate identity per celebrare i primi 10 anni di vita di Iren e tracciare la rotta dell’evoluzione futura del Gruppo.

 

Nel 2020 l’azienda ha realizzato importanti operazioni di M&A per circa 200 milioni di euro in particolare per l’acquisizione di UNIECO Ambiente e I.BLU, realtà che permettono al Gruppo un posizionamento primario nel trattamento dei rifiuti speciali e nel recupero dei materiali della raccolta differenziata ed evidenziano, ulteriormente, il perimetro nazionale assunto dalle attività Iren.

 

Nel corso di un anno pesantemente condizionato dall’emergenza sanitaria, il Gruppo ha garantito sempre la piena continuità operativa dei servizi erogati ad oltre 7 milioni di abitanti attraverso l’attuazione di modalità organizzative flessibili ed innovative fra le quali:

  • l’uso dello smart working, esteso nell’arco di pochi giorni da 1000 a oltre 3000 addetti;
  • la riorganizzazione delle squadre operative di gestione delle reti con nuove modalità lavorative atte a limitare le situazioni di contagio;
  • la gestione flessibile degli impianti di smaltimento dei rifiuti e di produzione elettrica in funzione del mutare dei flussi e dei consumi per effetto del blocco delle attività produttive.

 

Il Gruppo, grazie alla capacità organizzativa interna, al positivo dialogo con le OO.SS e all’introduzione dello strumento delle ferie solidali, ha gestito la situazione emergenziale senza fare ricorso agli ammortizzatori sociali.

 

Il 2020 ha confermato anzi il trend positivo delle assunzioni da parte di Iren che si stimano in circa 500 sul territorio nazionale, il 55% dei quali sotto i 30 anni di età, a conferma del forte ricambio generazionale avviato all’interno dell’azienda e della crescita quantitativa e qualitativa in atto su ogni linea di business.

 

Infine, nelle scorse settimane Iren ha concluso con pieno successo l’emissione di un Green Bond di 300 milioni di euro, rafforzando ulteriormente il percorso intrapreso nell’ambito della Finanza Sostenibile e risultando la prima multiutility italiana per numero di strumenti emessi in questo formato grazie a quattro Green Bond per complessivi 1,8 miliardi di euro.

 

 

Il Comune approva la dichiarazione di emergenza climatica

DA PALAZZO CIVICO La Giunta Comunale ha approvato  su proposta dell’Assessore all’Ambiente Alberto Unia, la dichiarazione di emergenza climatica e ambientale per la Città di Torino, riconoscendo l’urgenza della lotta al cambiamento climatico e impegnando la città ad una transizione verso l’azzeramento del proprio impatto sul clima.

Torino si aggiunge alle tante città che in Italia e nel mondo hanno dichiarato “emergenza climatica”, riconoscendo e appoggiando le rivendicazioni del movimento Fridays for Future, e impegnandosi a dare il proprio contributo, costituito da azioni concrete, per contrastare il cambiamento climatico e ad attuare politiche sostenibili che abbiano come obiettivo primario la riduzione dell’inquinamento, il rispetto dell’ambiente e dei sistemi naturali, la tutela della salute.

La dichiarazione, preceduta da una mozione del Consiglio Comunale del 1 luglio 2019, impegna l’Amministrazione a reagire nell’immediato per:

– Intensificare il proprio impegno per la riduzione delle emissioni climalteranti e per l’introduzione di energie rinnovabili per incentivare il risparmio energetico nei settori della pianificazione urbana, nella mobilità, negli edifici, nel riscaldamento e raffreddamento, nonché per il contenimento degli impatti e delle vulnerabilità della città associati al cambiamento climatico;

– Favorire e intensificare il coinvolgimento attivo di cittadini e associazioni nel processo di individuazione delle criticità ambientali e nella loro soluzione, anche con il supporto di altri enti – Ministero dell’Istruzione, Università, Enti di ricerca e società con competenze specifiche – e di appoggiare tutte le iniziative di rivendicazione del diritto umano al clima;

– Proporre al Governo nazionale, alla Regione e a tutti gli altri enti locali di confermare e aumentare i fondi per la difesa dell’ambiente, del territorio e del clima, e il concorso finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico locale;

– Richiedere al Governo nazionale, alla Regione e a tutti gli altri enti locali competenti di prendere provvedimenti analoghi e di proseguire e andare oltre quanto previsto dall’Accordo di Parigi del 2015, in particolare dimezzare al 2030 e annullare al 2050 le emissioni climalteranti in atmosfera.

La Città ha realizzato e avviato da tempo una serie di progettualità e attività – come l’approvazione del Piano d’azione Torino 2030 e del Piano di Resilienza Climatica – che costituiscono la base per la sua strategia di risposta ai cambiamenti climatici, e protezione ambientale in generale, con l’impegno di sviluppare ulteriori azioni che verranno definite nell’ambito del futuro Piano d’Azione per l’Energia e il Clima, che dovrà redigere in attuazione dell’impegno assunto con l’adesione al nuovo Patto dei Sindaci per il clima e l’energia.

(f.t.) www.comune.torino.it