Calci, pugni e una ferita con coccio di bottiglia, poi gli rubano il monopattino

E’ accaduto sabato 2 maggio, alle 17.30 del pomeriggio, nella centrale Piazza Cesare Augusto

di Torino, nei pressi delle “Porte Palatine”: una banda composta da quattro giovani ha

bloccato un venticinquenne di origine egiziane che, con un’amica, stava transitando a bordo

di un monopattino. L’aggressione è stata immediata e violenta: una raffica di calci e pugni

nonché una ferita con un collo di bottiglia, poi rapida fuga con il monopattino e lo zaino

della vittima.

Il tutto non è passato inosservato ad una pattuglia del Nucleo Radiomobile del Comando

Provinciale Carabinieri di Torino, in servizio in zona, che ha inseguito e raggiunto due dei

quattro presunti rapinatori: ne è sorta una colluttazione durante la quale i due hanno tentato

di colpire con calci e pugni i militari dell’Arma ma non è bastato a evitargli l’arresto. Per i

due, un venticinquenne ed un trentatreenne, entrambi di origine nordafricana e già noti alle

forze di polizia, si sono aperte le porte della casa circondariale “Lorusso – Cutugno”:  le accuse

sono di “rapina e resistenza a pubblico ufficiale”

 

La refurtiva è stata recuperata e restituita alla vittima.

La giusta severità della maestra Pedrelli

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Quando mi hanno detto che la maestra Pedrelli è andata via dal paese ho provato una grande tristezza. Ora sta nel ricovero per anziani, tra le colline. Non che la notizia sia giunta inaspettata: dopotutto, pur essendo arrivata quasi a novant’anni ancora lucida, aveva da tempo dei problemi alle gambe che le impedivano di far da sola.

Andrò a trovarla, la mia maestra. Lo farò perché ogni volta che passo davanti al vecchio edificio delle scuole elementari il pensiero corre a lei, rigorosa ed esigente, sempre vestita con abiti quasi monacali e dotata di una incrollabile fede nel fatto che ci avrebbe, volenti o nolenti, insegnato a leggere, scrivere e far di conto. Era severa, la Pedrelli, ma giusta. Una sola volta perse del tutto la pazienza, quando prese Riccardo per le orecchie , gridandogli “esci dal banco“, tirandolo energicamente. Ricordo la scena: quello resisteva, avvinghiandosi al doppio banco come un polipo. Era uno di quei banchi di una volta, a due posti, con i buchi per infilarci il calamaio. Era pesante, pesantissimo. La maestra, rossa in volto, lo tirava per le orecchie. Riccardo, a denti stretti, con le labbra bianche per il dolore e le orecchie ormai violacee, non mollava la presa. Toccò alla Pedrelli gettare la spugna e chiamare a gran voce il bidello perché accompagnasse il mio compagno di classe al giusto castigo, dietro alla nera lavagna d’ardesia. Se avesse insistito ancora un po’, le orecchie di Riccardo le sarebbero rimaste in mano. E, nonostante le avesse infilato un rospo ripugnante nella borsetta, non meritava il distacco dei padiglioni auricolari. Per quanto mi riguarda, a scuola mangiavo le matite. Rosicchiavo il rivestimento di legno  fino alla mina e a vlte rimaneva l’ombra della grafite sulle  labbra. Mi rimproverava ma quel vizio era più forte di me. Una perdizione.  C’è voluto del tempo per  farmelo passare anche se alle matite sostituii le unghie delle mani. Le povere unghie , indifese, diventarono il bersaglio contro il quale mi scagliavo quando dentro di me si agitavano paure, disagi e insoddisfazioni. Sarà pure un brutto vizio ma, credetemi, faceva meno male che mangiarsi le matite. Per raggiungere la scuola di strada non dovevo farne tanta. Dalla casa di ringhiera al centro della frazione c’era, più o meno, un chilometro. Scendevo fino al “triangolo”, un prato cintato da un muretto basso che formava quella forma geometrica, dividendo  in due la strada. A destra il lungo il viale alberato che portava al crocevia, al Circolo Operaio e alla vecchia passerella sul Selvaspessa. A sinistra si finiva dritti nel “cuore” del paese. La cartella, a quei tempi, non pesava come quelle dei ragazzini di oggi che viaggiano piegati in due sotto il peso degli zaini affardellati. Avevo avuto la fortuna di ereditarne, da uno zio, una di pelle. Era consumata ( oggi si direbbe “vissuta”)  ma faceva ancora egregiamente la sua parte ospitando la coppia di quaderni a righe e a quadretti, il sussidiario, la cannuccia e i pennini, la matita e la gomma bicolore. Fino all’avvento della cinghia d’elastico, sono andato avanti così, sfruttandone la comodità. Ovviamente avevo il mio bel grembiule blu con un gran fiocco bianco che, immancabilmente, scioglievo senza riuscire a rifarlo: tant’è che la maestra incaricava Laura – più grandicella di un anno –  a rifarmi la galla. Lei, a dire il vero, sembrava ben contenta di quest’incombenza e io la lasciavo fare,  ringraziandola a denti stretti, più per timidezza che per imbarazzo. A quell’epoca, con i capelli tagliati corti e con la riga di lato, mi pareva di mettere in evidenza un orecchio a sventola. Uno solo, il sinistro che, pur essendo appena pronunciato – a causa  della postura a cui ero stato costretto quando avevo pochi mesi di vita, causa una lunga degenza ospedaliera per una brutta gastroenterite – mi pareva un orribile difetto al punto da paragonarmi al brutto anatroccolo. Così cercavo di pareggiare i miei limiti studiando a testa bassa. Quando suonava la campanella, entrava in classe l’insegnante. Tutti in piedi, di scatto, cantilenando un “Buongiorno, signora maestra” accompagnato dall’immancabile preghiera del mattino. Mi annoiavo alle prime prove di scrittura, sotto dettato: pagine di aste e dirampini per imparare a fare il punto interrogativo, seguite a ruota dai cerchi tondi delle “o” a cui s’aggiungeva una timida gambetta in basso a destra per trasformarle in “q di quaderno“. M’annoiavo perché sapevo già leggere e scrivere grazie alla Tv, al maestro Alberto Manzi e alla sua trasmissione “Non è mai troppo tardi“. Realizzate allo scopo di insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che avevano superato l’età scolare per contrastare l’analfabetismo, le trasmissioni del maestro Manzi ( che accompagnava le sue parole con degli  schizzi a carboncino su una lavagna a grandi fogli bianchi ) erano di una  semplicità disarmante e anch’io, a poco più di cinque anni, avevo imparato a tenere in mano la penna e ad usare le lettere dell’alfabeto per formare le parole. Sono stati anni felici quelli passati a scuola con la maestra Pedrelli. Ne conservo un buon ricordo, forse annebbiato e ammorbidito dal tempo, ma credo che siano stati davvero così. Del resto, l’età dei bambini è quella per cui si prova la maggior nostalgia e anche i doveri erano tollerati. Ricordo i giochi durante l’intervallo quando – vocianti – invadevamo come delle cavallette il giardino spelacchiato della scuola, dove allo scalpiccio delle nostre scarpe resistevano solo rari e tenaci ciuffi d’erba. Ricordo la pazienza di Giulio Stracchini, operaio del comune addetto alla caldaia che durante inverno alimentava con ciocchi di legno e pezzi di carbone. I più disperati gli nascondevano il berretto per scherzo ma lui non se la prendeva mai: faceva finta di minacciarli, agitando la mano aperta, ridendo con bonomia sotto quei suoi baffoni grigi. E i bidelli? La signora Lia e il signor Gianni: quanta pazienza anche loro. Dovevano pulire le aule, ramazzare i corridoi e sovrintendere al buon funzionamento della scuola. Oggi non ci sono più  ma sono certo che, per aver dovuto sopportare generazioni di ragazzini, si saranno certamente guadagnati un posto tranquillo nel paradiso dei bidelli, dove si può lavorare a maglia o leggere il giornale senza che nessuno dia loro il benché minimo grattacapo. I ricordi me li ravvivano alcuni dei compagni di scuola di allora con i quali, talvolta, ci si incontra per strada. E poi c’è la maestra Pedrelli. Uno di questi giorni andrò a trovarla alla casa di riposo. Sono pronto a scommettere che, dopo avermi salutato, il suo sguardo si poserà sulle mie mani e mi dirà, con tono critico: “Ma come? Ti mangi ancora le unghie, alla tua età?”.

Marco Travaglini

Percorsi di legalità… in scena con la Polizia di Stato

Questa mattina ha fatto tappa a Torino lo spettacolo itinerante “Percorsi di legalità… in scena con la Polizia di Stato” durante il quale, nella splendida cornice del Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino, 500 studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado di Torino e provincia si sono confrontati con le diverse Specialità della Polizia di Stato su temi di attualità.

L’iniziativa, promossa dall’Ufficio Comunicazione Istituzionale della Polizia di Stato, è stata realizzata dalla Questura di Torino in collaborazione con la Polizia Stradale, la Polizia Ferroviaria, il Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica del Piemonte e Valle d’Aosta, i Gruppi Sportivi Fiamme Oro e l’Osservatorio per la Sicurezza contro gli Atti Discriminatori (OSCAD).

Attraverso un vero e proprio spettacolo teatrale — presentato da Elia Tedesco, attore di teatro, cinema e tv, e arricchito dall’esibizione degli studenti del liceo coreutico “Germana Erba” di Torino — è stata offerta ai ragazzi un’esperienza formativa e coinvolgente. Nel corso dell’evento sono stati affrontati temi di grande attualità: dal contrasto alla violenza di genere alla sicurezza stradale e ferroviaria, dalla cybersicurezza al bullismo e ai pericoli della rete, fino al rispetto delle diversità e al valore educativo dello sport.

La legalità, raccontata attraverso il linguaggio universale dell’arte, diventa così una vera e propria scelta di vita, contribuendo ad avvicinare il mondo dei giovani alle istituzioni e a rafforzare il dialogo tra la Polizia di Stato e le nuove generazioni.

La manifestazione si è conclusa con la premiazione dei ragazzi che si sono classificati ai primi 3 posti nel gioco Kahoot della Polizia Ferroviaria e Stradale; i premi sono stati gentilmente donati dal Consiglio Regionale del Piemonte, mentre tutti i ragazzi intervenuti hanno ricevuto un cappellino della Polizia di Stato.

Un evento significativo, in cui legalità ed educazione civica sono salite sul palco anche grazie al coinvolgimento del MIUR e con il patrocinio della Città di Torino.

Ragazza di vent’anni trovata in strada ferita al torace forse scavalcando un cancello

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AGGIORNAMENTO: secondo le indagini della Polizia la ferita non sarebbe stata causata da un’arma da taglio durante un’aggressione, contrariamente a quanto emerso in mattinata. La ragazza  si sarebbe invece ferita da sola, scavalcando un cancello dopo  una festa  tenutasi in un appartamento della zona.

 

Ore 7,30:

una chiamata d’emergenza ha avvisato i soccorsi di Azienda Zero. I soccorritori sono giunti in via Borsi a Lucento all’altezza del civico 87. A terra una ragazza  vent’anni, colpita al torace da una coltellata. È ricoverata al Maria Vittoria in codice giallo. I carabinieri stanno cercando di verificare la dinamica dell’accaduto. Tra le ipotesi un litigio durante una festa.

Pentenero – Valle (PD): “Sulla sanità la Giunta cambia i numeri ogni settimana”

 “Servono trasparenza, rispetto per l’Aula e cittadini e dati certi, non slogan”

5 maggio 2026 – “Non si può governare la sanità piemontese con documenti che cambiano da un giorno all’altro. A inizio marzo la Giunta aveva portato in Commissione una variazione di bilancio da 209 milioni di euro per sanare il disavanzo delle Aziende sanitarie: una cifra importante, pur restando sotto la soglia del piano di rientro. In quella sede avevamo chiesto chiarezza sul reale stato di salute delle nostre Asl e sulle ragioni di un disavanzo così elevato, ma è calato il silenzio. Oggi, in Consiglio regionale, l’assessore Riboldi ha evitato del tutto la discussione sui bilanci delle ASR per infliggere all’Aula la consueta dose di propaganda sulle magnifiche sorti progressive della sanità piemontese” affermano la Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Gianna Pentenero e il Vicepresidente della Commissione Sanità Daniele Valle.

“Purtroppo, la realtà è ben diversa: la prima visita neurologica è disponibile a gennaio 2027 al S. Luigi, la prima risonanza magnetica del rachide è disponibile al Mauriziano nel febbraio 2027, stessa cosa per la prima visita gastroenterologica, al S. Luigi. La prima visita cardiologica con ECG a marzo 2027, la prima ecografia dei tronchi sovraortici a ottobre 2027 alle Molinette. Non parliamo poi del personale: Riboldi ci ha detto che nel 2025 si è registrata una crescita occupazionale del 3% rispetto alla media nazionale, peccato che, secondo Agenas, dal 2019 al 2023, il Piemonte ha visto un -3,44% sui medici impegnati e un – 2,14% infermieri impiegati. Anche nel 2024, il Piemonte ha conosciuto un passivo in crescita sulla mobilità sanitaria” precisa Valle.

“L’emendamento presentato dall’Assessore Tronzano al ddl 132 non è un semplice aggiornamento tecnico: è una riscrittura sostanziale della copertura del disavanzo sanitario 2025, che peggiora il quadro su ogni fronte e scarica il costo della crisi sanitaria piemontese su istruzione, trasporti, politiche sociali e ambiente. Partiamo dai numeri. Il disavanzo sanitario certificato sale da 203 a quasi 210 milioni di euro: quasi 7 milioni in più. Ma è sulla struttura delle coperture che l’emendamento rivela la sua vera natura. Nel testo originale del ddl, la copertura si reggeva su tre gambe: eccedenze IRPEF, rimborsi da amministrazioni pubbliche e tagli di spesa. Con questo emendamento, le prime due gambe vengono quasi integralmente rimosse. Gli 11,8 milioni di eccedenze IRPEF spariscono senza traccia. I rimborsi da PA crollano da 96,6 a 16,4 milioni: oltre 80 milioni in meno, con zero giustificazioni. Dove sono finite quelle risorse? Erano già incassate o solo attese? La Giunta deve rispondere” proseguono Pentenero e Valle.

“Il vuoto viene colmato interamente con tagli ad altri capitoli di bilancio, che passano da circa 94 a 193 milioni di euro: quasi il doppio. E l’Allegato 1 dice chiaramente dove si taglia: 44 milioni sull’istruzione universitaria, 22 milioni sul trasporto ferroviario, 17,6 milioni sulla tutela delle risorse idriche, 32 milioni sugli interventi per i soggetti a rischio di esclusione sociale. A cui si aggiungono 76,5 milioni di sospensione delle quote capitale sui mutui — un debito che non scompare, si rinvia. Questa non è una manovra di risanamento sanitario: è una manovra che paga la sanità, impoverendo tutto il resto. Il Piemonte non può permettersi di affrontare una crisi sanitaria strutturale — con un deficit 2026 già proiettato vicino agli 879 milioni — scaricando i costi su famiglie che dipendono dal trasporto pubblico, su studenti universitari, su persone in condizione di fragilità sociale” aggiungono i Consiglieri Pd.

“Questo modo di procedere è inaccettabile: serve rispetto per l’Aula e per i cittadini. Non possiamo discutere di sanità con slogan o annunci ottimistici su nuovi ospedali, meno liste d’attesa e più personale, quando non esiste alcun fondamento numerico che li sostenga. Parliamo di un disegno di legge che era stato sottoposto alla Commissione, poi è sparito e ora riappare modificato e dichiarato urgente. A che gioco si sta giocando? Chiediamo numeri certi, tabelle chiare, dati verificabili, non continue riscritture. E chiediamo che il provvedimento torni in Commissione, con un confronto vero anche con l’Assessore al Bilancio. La sanità non può essere gestita con documenti precari e coperture che evaporano e cambiano a seconda del momento. Manca un confronto serio sulle cause strutturali del disavanzo, dell’anno passato e di quello previsto per l’anno in corso” concludono Pentenero e Valle.

Carcere Torino: “rafforzare il supporto psicologico per detenuti e operatori”

Depositata in Senato una legge di iniziativa popolare

Accogliamo e rilanciamo le parole della garante regionale delle persone detenute del Piemonte, Manica Formaiano, a seguito del caso di suicidio all’interno del carcere “ Lorusso e Cotugno” di Torino sulla necessità urgente di rafforzare i protocolli di monitoraggio delle situazioni di vulnerabilità, con particolare attenzione ai soggetti più fragili all’interno degli istituti penitenziari.

L’ennesimo suicidio avvenuto in carcere rappresenta una sconfitta per lo Stato e richiama con forza l’urgenza di interventi strutturali e non più rinviabili.

“Diritto a stare bene” ha depositato in Senato una legge di iniziativa popolare che propone l’istituzione di un servizio psicologico specifico all’interno del Servizio di Psicologia di territorio.

Il servizio previsto dalla proposta di legge garantisce: assistenza e supporto psicologico alle persone detenute, ai soggetti in esecuzione penale esterna e al personale dell’amministrazione penitenziaria; percorsi di rieducazione, reinserimento sociale e promozione del benessere psicologico, anche a favore degli operatori carcerari; erogazione delle prestazioni psicologiche previste dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e dai Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS), a partire dall’accoglienza dei nuovi giunti, lungo tutto il periodo di detenzione, fino alla dimissione e al reinserimento nella società; valutazione e gestione dello stress lavoro-correlato tra il personale penitenziario.

La proposta stabilisce inoltre uno standard minimo di 3 psicologi ogni 100 detenuti, che sale a 6 in caso di sovraffollamento carcerario.

Rafforzare la presenza di figure professionali qualificate e garantire un supporto psicologico continuativo significa intervenire concretamente sulla prevenzione del disagio, sulla tutela della dignità delle persone e sulla sicurezza complessiva del sistema penitenziario. Azioni non più rinviabili.

Diritto a stare bene

La Cina che non c’era: donne e immaginario nel Settecento europeo

Il nuovo libro di Serena Vinci

C’è una Cina che non coincide con mappe né con cronache di viaggio, ma che prende forma tra palcoscenici, libretti d’opera e pagine letterarie. Una Cina immaginata, costruita, a tratti idealizzata. È questa la protagonista del volume di Serena Vinci“La Cina (è donna) nel Settecento. Sguardi di genere ed esotismo nella cultura letteraria e teatrale italiana, che sarà presentato sabato 9 maggio alle ore 18.30 presso la Libreria Chat Noir (Via Oddino Morgari, 17- Torino). L’incontro torinese si inserisce nel solco di una riflessione sempre più attuale: quella sul modo in cui l’Occidente ha storicamente costruito l’immagine dell’“altro”, intrecciandola con stereotipi culturali e rappresentazioni di genere. Abbiamo dialogato con l’autrice per addentrarci meglio nelle trame del suo libro e nella presentazione di sabato.

Da subito, già al primo capitolo del volume, Serena Vinci ricostruisce con precisione il processo di formazione del mito della Cina nell’immaginario europeo, mostrando come esso sia il risultato di una stratificazione culturale iniziata ben prima del Settecento. Ci racconta come già a partire dalla diffusione de Il Milione di Marco Polo, la letteratura italiana accoglie una rappresentazione fortemente idealizzata dell’Oriente. A questa si affiancano, nei secoli successivi, le cronache dei missionari gesuiti, che contribuiscono ad alimentare curiosità e immaginario, e soprattutto la moda delle chinoiserie francesi, che nel Settecento offrono un vero e proprio repertorio estetico e simbolico pronto per essere rielaborato. Nel secolo dei Lumi, la Cina diventa così una superficie riflettente: più che un luogo reale, uno specchio delle esigenze europee.

La Vinci racconto come questo possa apparire, di volta in volta, come modello virtuoso – una società governata da letterati e intellettuali selezionati per merito – oppure come esempio negativo, soprattutto in relazione ai costumi e all’educazione femminile, giudicati eccessivi, oscillanti tra libertà e oppressione. Questa fascinazione si traduce in una vera e propria “cineseria diffusa”: dagli abiti agli arredi, dalla progettazione dei giardini agli affreschi murali a tema orientale, particolarmente presenti anche nei palazzi aristocratici torinesi. Un gusto estetico che non resta confinato alla decorazione, ma diventa scenografia ideale per il teatro, per il melodramma e per la narrativa, contribuendo a consolidare un immaginario condiviso e potente.

Particolarmente significativa è l’analisi dedicata a La cinese in Europa di Pietro Chiari, dove Vinci propone una lettura che supera le categorie tradizionali, arrivando a suggerire un’apertura verso interpretazioni più fluide delle identità di genere. Un passaggio che, pur radicato nel contesto settecentesco, dialoga con sensibilità contemporanee e invita a rileggere il teatro dell’epoca come spazio di sperimentazione, non solo estetica ma anche culturale. La scrittrice mette in luce come anche se il Settecento possa apparire distante, le dinamiche messe in luce dal volume risultano sorprendentemente attuali. La costruzione dell’altro, l’esotizzazione, l’uso della differenza culturale come specchio delle proprie tensioni: sono processi che attraversano i secoli e arrivano fino a noi. In particolare, Serena racconta l’ esempio della sovrana come Caterina di Russia che, affascinata dalla cultura illuminista e dalla filosofia, cercò di cambiare il modo di governare e di percepire le categorie ritenute inferiori.

La presentazione torinese rappresenta dunque un’occasione preziosa non solo per conoscere il lavoro di Serena Vinci, ma anche per interrogarsi su come continuiamo, ancora oggi, a raccontare ciò che percepiamo come “altro”. Un appuntamento per chi ama la cultura, il teatro e la storia delle idee, ma anche per chi è curioso di capire quanto il passato continui a riscrivere il nostro sguardo sul mondo.

Valeria Rombolà

Chieri, concerto per le tele del Moncalvo

Sabato 9 maggio, alle ore 20.30, la Chiesa di San Domenico ospiterà  “L’arte per l’arte”, un concerto benefico finalizzato a sostenere gli interventi di restauro di due tele seicentesche di Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo. L’iniziativa propone una serata musicale di alto profilo, con la partecipazione di Anna Maria Cigoli di Schierano d’Asti, al pianoforte, Teresa Andreacchi (mezzo soprano) e Cesare Papasodaro (baritono), accompagnati dall’Orchestra Giovanile e dal Coro del Sermig (l’Arsenale della Pace di Torino) diretti da Mauro Tabasso. Il programma musicale comprende composizioni del repertorio classico e sacro con capolavori di Bach, Handel, Haydn e Bizet. L’ingresso è gratuito con offerta libera. “La Resurrezione di Lazzaro” e la “Moltiplicazione dei pani e dei pesci” sono i due capolavori del Moncalvo (1568-1625) custoditi nella chiesa di San Domenico a Chieri che rappresentano un patrimonio artistico e spirituale di gran valore per l’intera comunità. Oggi sono a rischio perché colpiti da muffa e funghi che hanno compromesso parte delle superfici pittoriche. Si sta facendo il possibile per salvare le due tele con un delicato intervento di restauro assai costoso.   Fr
nelle fotografie   la Chiesa di San Domenico a Chieri e le due tele del Moncalvo

Fondi in arrivo per 5 nuovi Distretti del Commercio. La Regione: «Più servizi e presidio delle periferie»

La Giunta Regionale del Piemonte, su proposta dell’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo Paolo Bongioanni, ha approvato uno stanziamento di 100mila euro grazie al quale potranno essere costituiti e sostenuti nelle spese d’avviamento 5 nuovi Distretti del Commercio, due dei quali potranno nascere a Torino. La somma – messa a disposizione a bilancio dall’assessore al Bilancio e Attività Produttive Andrea Tronzano – sarà assegnata tramite un bando che verrà pubblicato nelle prossime settimane e consentirà di intervenire con un sostegno di 20mila euro per ogni nuovo distretto.

Spiega l’assesssore Bongioanni: «Ho fatto questa delibera per soddisfare una forte richiesta del territorio che chiede di avere sul territorio altri Distretti del commercio, strumenti che in tutto il Piemonte si stanno rivelando uno strumento strategico per contrastare la desertificazione commerciale, per sostenere l’organizzazione e il miglioramento dei servizi al servizio delle comunità e rilanciare gli esercizi di vicinato. Proprio per questo, con questa delibera, ho modificato la normativa precedente togliendo il vincolo che prevedeva che Torino potesse avere al massimo due distretti, portando a tre il numero istituibile. Una scelta che consente una copertura ancora più capillare dell’area urbana e più rispondente alle specifiche esigenze di ogni quartiere».

Commentano il vicepresidente della Giunta regionale Maurizio Marrone e l’assessore Tronzano«Un distretto commerciale forte è anche un presidio di vitalità e controllo del territorio, e quindi di sicurezza sociale in contesti periferici e difficili. Con particolare riferimento alle periferie urbane di Torino, i negozianti che tengono esercizi di prossimità a fronteggiare spaccate e degrado sono eroi che devono trovare al loro fianco le istituzioni. Per questo motivo, poter accompagnare la nascita di due nuovi distretti in Torino è un intervento di straordinaria importanza per rilanciare il commercio di prossimità, con tutto il volano di effetti positivi che esso porta con sé per il tessuto urbano e i suoi abitanti».

Il bando è rivolto alle Amministrazioni comunali. La spesa progettuale ammissibile per l’istituzione di un nuovo Distretto ammonta a 25mila euro: le agevolazioni concesse della Regione Piemonte coprono fino all’80% della spesa, ossia 20mila euro per ogni progetto. Condizione necessaria per l’attivazione del Distretto è un protocollo d’intesa stipulato tra l’Amministrazione comunale (o le Amministrazioni comunali nel caso di Distretto diffuso) e almeno una fra le associazioni imprenditoriali maggiormente rappresentative per il settore del commercio a livello provinciale. In aggiunta a questi partner stabili possono aderire al Distretto altri soggetti interessati. È prevista l’istituzione di un solo Distretto Urbano per ogni Comune, con l’eccezione del Comune capoluogo di Regione che potrà procedere all’istituzione di ulteriori due Distretti oltre a quello già esistente, per un massimo di tre Distretti del Commercio.

Torino ha attualmente un Distretto Urbano del CommercioL’area del Distretto di Torino include il centro storico della città e altre zone limitrofe che comprendono piazza Vittorio Veneto e i Murazzi, Porta Palazzo e l’ambito di Borgo Dora, San Salvario, Vanchiglia e gli assi commerciali di via Sacchi e via Nizza, piazza Statuto. Si tratta di un’area che ospita circa 7.800 esercenti, più di 200 attività ricettive1.690 esercizi pubblici di somministrazione, oltre ad alcune centinaia di attività di servizi alla persona. Da tempo le associazioni di categoria sottolineano come un solo distretto sia ormai inadeguato per rispondere alle dimensioni territoriali del capoluogo, per capacità di copertura del territorio e rispondenza alle caratteristiche specifiche e al tessuto economico composito dei diversi quartieri.

Con i nuovi 5 Distretti del Commercio il numero di quelli attivati in Piemonte salirà a 103, di cui 78 già operativi e 20 in corso di avviamento.

Cosa potrà essere finanziato attraverso questo intervento?

– Spese per la definizione e sottoscrizione del protocollo d’intesa obbligatorio necessario all’individuazione, funzionamento e costituzione del Distretto del Commercio, comprensive di attività di accompagnamento al partenariato, consulenze specialistiche, attività di informazione, ecc.

– Spese per la predisposizione del programma strategico di interventi per il Distretto del Commercio, comprensive di analisi sul tessuto economico del territorio interessato, approfondimenti specialistici, ecc.

– Spese di formazione, di comunicazione e di marketing territoriale per il coinvolgimento del maggior numero possibile di imprese del commercio nell’esperienza del Distretto del Commercio e per la promozione dell’iniziativa

– Eventuali spese di incarico di un manager di Distretto.

La Grecia protagonista al Salone Off tra letteratura, cinema, musica e tradizioni

Torino si prepara ad accogliere un ricco calendario di iniziative dedicate alla cultura greca nell’ambito del Salone OFF, il programma diffuso del Salone Internazionale del Libro di Torino, che quest’anno vede la Grecia Paese ospite. Accanto agli appuntamenti ospitati negli spazi del Lingotto, sono in programma infatti mostre, proiezioni cinematografiche, concerti, incontri con gli autori e un momento di festa dedicato alle danze tradizionali greche in diversi luoghi della città. La rassegna, dal titolo “Cultura ellenica in atto, dai secoli al presente”, è organizzata e realizzata dal Consolato generale onorario di Grecia a Torino e dall’associazione culturale italo-ellenica Microkosmos, in collaborazione con associazioni e realtà culturali del territorio, con il patrocinio della Città di Torino e dell’Ambasciata di Grecia a Roma.

“La bella rassegna di eventi per il Salone Off organizzata dal consolato greco sarà una preziosa occasione per immergersi nella cultura greca in tutte le sue declinazioni – dichiara la vicepresidente del Consiglio comunale Ludovica Cioria –. Arte, spettacolo, artigianato, letteratura, un viaggio splendido che renderà degno omaggio alla Grecia, paese ospite di questa edizione del nostro Salone del Libro. Siamo orgogliosi che Torino abbia contribuito all’organizzazione di questo cartellone di eventi e invitiamo la cittadinanza a goderseli quanto più possibile. Buon divertimento a tutte e tutti!”

“Con il programma “Cultura ellenica in atto, dai secoli al presente” intendiamo rafforzare il dialogo interculturale, l’integrazione e le relazioni storico-culturali tra Italia e Grecia – dichiara il Console generale onorario di Grecia a Torino Fivos Valachis –. Le iniziative vedono coinvolti il Consolato, le associazioni culturali italo-elleniche Microkosmos, ATTO e Piemonte-Grecia Santorre di Santarosa, la Chiesa Ortodossa, l’Università e la Biblioteca Nazionale di Torino, il Museo del Cinema, la Fondazione Contrada Torino con BallaTorino e la boutique Poncif Torino, con l’obiettivo di consolidare le reti culturali, evidenziare la dinamicità della comunità greca locale, offrire spunti per nuovi incontri e nuovi approcci, mettendo in luce la continuità di un percorso culturale condiviso tra i nostri due popoli da oltre duemila anni. Siamo onorati di far parte di questo progetto”.

“Siamo orgogliosi di accogliere la Grecia come Paese Ospite d’Onore al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 – dichiara il segretario generale del Salone internazionale del libro di Torino Marco Pautasso –. Questa partecipazione non rappresenta solo un omaggio alle radici comuni della nostra civiltà, ma è una finestra aperta sulla straordinaria vivacità della letteratura greca contemporanea. Il programma che condividiamo è un viaggio che attraversa i confini: dai grandi dibattiti al Lingotto fino agli appuntamenti diffusi del Salone Off, che porteranno il battito della cultura ellenica nel cuore dei quartieri di Torino. L’invito è quello di lasciarsi coinvolgere e ispirare da questa ‘trasferta’ mediterranea, per riscoprire quanto, ancora oggi, il pensiero greco sia essenziale per leggere il mondo”.

Venerdì 8 maggio, il primo appuntamento sarà alle ore 18 negli spazi della società Poncif in piazza Vittorio Veneto 5, con l’inaugurazione della mostra “Lo sguardo sul gioiello contemporaneo greco. Le creazioni di Vassiliki Merianou tra arte e design”.

Sabato 9 maggio, a partire dalle ore 16, al Cinema Massimo si susseguiranno le proiezioni dei film “Holy Amy” di Araceli Lemos, “Digger” di Georgis Grigorakis e “Moon, 66 Questions” di Jacqueline Lentzou, nell’ambito della rassegna cinematografica dedicata al nuovo cinema greco, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema (repliche anche nei giorni successivi).

Alle ore 21, la Chiesa di Santa Pelagia ospiterà il concerto del coro bizantino Irini Passi, che porterà il pubblico alla scoperta delle sonorità della tradizione musicale religiosa orientale. Iniziativa in collaborazione con la Chiesa greco-ortodossa di Torino.

Lunedì 11 maggio alle ore 17, la Biblioteca civica Centrale ospiterà le presentazioni della fiaba storica “Il combattente Filelleno”, del film “Sfacteria” e dei libri “Ritorno a Sfacteria” e “L’Italia che non c’era” di Giovanni Bonavia, dedicati alla figura di Santorre di Santarosa.

Martedì 12 maggio alle ore 11, nella sala Firpo della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, sarà presentato il volume “Il prisma della Storia. Tre visioni, una memoria. La Divisione Acqui a Cefalonia e Corfù. 1941-1943”, a cura di Elisabetta Giudrinetti.

Mercoledì 13 maggio alle ore 15, nella sala delle mostre della Biblioteca Nazionale Universitaria, saranno esposti alcuni dei documenti più importanti della collezione manoscritta greca della Biblioteca, con un incontro di approfondimento a cura della professoressa Maria Rosa Piccione. Iniziativa realizzata con il sostegno dell’Università di Torino.

Alle ore 18, al Circolo dei Lettori, si terrà invece una tavola rotonda dedicata alla letteratura greca contemporanea e al ruolo della scrittura nella definizione dell’identità culturale della Grecia di oggi, con la partecipazione degli scrittori Flora Tzelepi, Antonis Ampartzidis e Christos Bezirtzoglou, in un dialogo con Sofia Mastrokoukou, docente dell’Università Mercatorum.

Giovedì 14 maggio alle ore 11, nella sala Firpo della Biblioteca Nazionale Universitaria, si terrà la presentazione del volume “Dialoghi extravagantes con gli studenti di diritto greco antico”, dedicato all’attualità del pensiero giuridico dell’antica Grecia.

Venerdì 15 maggio la Mole Antonelliana si accenderà in onore della Grecia, paese ospite della trentottesima edizione del Salone Internazionale del Libro.

Sabato 16 maggio alle ore 17, alla biblioteca civica Italo Calvino di Lungo Dora Agrigento 94, l’autore Petros Markaris presenta “La ricchezza che uccide”, ultimo romanzo della serie che vede protagonista l’investigatore Kostas Charitos.

Domenica 17 maggio alle ore 18.30, in piazza Santa Giulia, un’esibizione di danze e balli tradizionali greci porterà nel cuore della città i ritmi e i colori della cultura ellenica. Iniziativa a cura di Fondazione Contrada Torino Onlus.

Lunedì 18 maggio alle ore 18, al cinema Romano, il programma si conclude con la proiezione del film “Mediterraneo”, con la partecipazione dell’attrice greca Vana Barba.

Il programma dettagliato degli appuntamenti è disponibile sul sito del Salone Internazionale del Libro.