ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 371

“Ambiente a tutto TOndo” prosegue il 21 con gli incontri virtuali

Il 21 gennaio si terrà il quarto dei sei incontri virtuali con tecnici ed esperti, associazioni ed enti attivi della società civile torinese, per discutere sul tema Cittadinanza attiva

La Casa dell’Ambiente di Torino è un polo di cultura ambientale e della sostenibilità a tutto tondo.Il progetto nasce per essere, nel senso reale del termine, una “casa”: un luogo fisico in cui poter parlare di ambiente, uno spazio d’incontro per le realtà del territorio, realizzando la possibilità di costruire collaborazioni e partenariati.  Per impedire che l’emergenza attuale possa ostacolare tali possibilità di confronto, la Casa dell’Ambiente ha deciso di riprendere le proprie attività in modalità a distanza. La prima iniziativa on line proposta è una serie di tavole rotonde tra dicembre e febbraio, con due incontri mensili.

Questo ciclo di incontri verrà realizzato in modo da presentare le sfide, i progetti e le realtà del territorio torinese, affrontando sei tematiche:

mobilità, inquinamento atmosferico, verde urbano, cittadinanza attiva, cibo e rifiuti.
L’iniziativa è rivolta a tutti i cittadini, con l’obiettivo di renderli più consapevoli della realtà in cui vivono, dando loro la possibilità di partecipare e condividere idee, dubbi e perplessità.
Ogni incontro vedrà la partecipazione di tecnici ed esperti, associazioni ed enti attivi della società civile, con l’obiettivo di rispondere a due domande:
Come la città sta affrontando le sfide ambientali?
Cosa può fare ciascun cittadino per contribuire?
La durata indicativa è di 60 minuti per ciascun incontro.

 

Sarà possibile seguire la tavola rotonda virtuale tramite la pagina Facebook di “Casa dell’ambiente” https://www.facebook.com/casadellambiente

FUTURI INCONTRI

I prossimi incontri dell’evento si terranno:
21 gennaio: Verde urbano e nature based solutions
4 febbraio: Inquinamento atmosferico
18 febbraio: Mobilità
Ambiente a tutto TOndo è organizzato da Casa dell’Ambiente – WEEC
Media partner “.eco, l’educazione sostenibile”, Eco dalle Città, Istituto per l’Ambiente e l’Educazione Scholé Futuro Onlus

“Parlaconme”, una puntata tutta al femminile

In onda giovedì 7 gennaio scorso su Radio Vida Network condotta dall’Agrifood & Organic Specialist Simona Riccio

Prosegue con successo la trasmissione dal titolo “Parlaconme” sulla web radio di Carmagnola, Radio Vida Network (www.radiovidanetwork.it) , condotta dalla Agrifood & OrganicSpecialist e Social Media Manager Simona Riccio, ogni giovedì dalle 18 alle 19.

Dopo la pausa natalizia la trasmissione ha ripreso giovedì 7 gennaio scorso con la partecipazione, tutta al femminile, di treinteressati ospiti: Nuccia Alboni, Responsabile Marketing  di Ortonatura Melanzi’, Teresa Diomede, Ceo dell’Azienda AgricolaRacemus, e Patrizia Manghi, Division Manager dell’azienda SalFrutta.

La puntata è stata incentrata sul tema del confronto in merito allaproduzione agroalimentare da Nord a Sud e sulle esigenze di innovazione avvertite nello stesso settore. Il dibattito è risultato tanto più interessante in quanto le tre realtà produttiverappresentate dalle ospiti della trasmissione sono espressioni di treterritori diversi, Ortonatura Melanzi è di Vittoria; l’azienda Racemus sorge a Rutigliano, in provincia di Bari, ed esporta il 90 per cento della sua produzione prevalentemente in Spagna e Portogallo e, a seguire in Germania, Olanda e Repubblica Ceca; Sal Frutta, nata nel lontano 1988, comprende una serie di prodotti delle aziende di proprietà Zone Vocate Emilia Romagna (Gattatico, Reggio Emilia) e Zone Vocate Sicilia (Acate e Ragusa).

Dal confronto tra le ospiti è emersa la forte richiesta di un maggiore confronto tra le realtà produttive agroalimentari e di un cambiamento degli stessi mercati agroalimentari, in direzione della necessità di far emergere anche i prodotti particolari e di nicchia, in modo tale da promuoverne la conoscenza in maniera più approfondita, sia nei confronti dei negozianti, sia dei consumatori finali. È anche emersa dal confronto nato in trasmissione la richiesta di un’esigenza di innovazione nei centri agroalimentari, soprattutto per quanto riguarda il fattore del cambiamento dell’orario di lavoro, in considerazione del passaggio generazionale dei lavoratori che operano all’interno degli stessi.

Un altro elemento che è fortemente emerso nella sua importanza è quello riguardante il packaging, che deve risultare sempre più innovativo, rispondendo alle esigenze di un utente finale, il consumatore attuale, che deve essere informato in maniera sempre più capillare. Solo un maggior grado di conoscenza, infatti, e una relazione più adeguata con i produttori possono facilitare l’acquisto da parte del consumatore, che si sentirà maggiormente tutelato. Un altro aspetto che è stato analizzato durante la trasmissione, soprattutto da parte della manager Teresa Diomede, Ceo dell’Azienda  Agricola Racemus, è stato quello della digitalizzazione, che ha fatto il suo ingresso nel settore agroalimentare per consentire di aprirsi anche ai mercati esteri, che l’Azienda Racemus è stata, per esempio in grado di conquistare, anche facendo uso della piattaforma di Alibaba, per ottenere una vetrina di vendita all’estero.

Mara Martellotta 

Confagricoltura: “pronti a collaborare al Patto per il Piemonte”

Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte: “Pronti a collaborare  per fare meglio”. Piano di Sviluppo Rurale: finora il Piemonte ha erogato poco più del 60% dei fondi disponibili per il periodo 2014-2020. “Bene la volontà di ridurre drasticamente la burocrazia”.

 

Concordiamo con il presidente Cirio sulla necessità di un Patto per il Piemonte e siamo pronti a impegnarci per costruire e realizzare un piano di rilancio dell’economia che veda l’agricoltura tra i principali artefici della ripresa”. Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte, intervenendo sulle dichiarazioni del presidente della Regione Alberto Cirio, condivide gli obiettivi indicati dalla giunta subalpina. “Dobbiamo lavorare tutti insieme – afferma Allasia – per definire un nuovo Programma di Sviluppo Rurale che consenta alle imprese di poter sfruttare completamente e in tempi rapidi tutte le risorse a disposizione”.

Confagricoltura evidenzia che nel periodo di programmazione che si è appena chiuso, pur tenendo presente che le risorse residue potranno essere utilizzate nei prossimi due anni,  la capacità di spesa del Piemonte si è dimostrata assai limitata.

In base ai dati non definitivi al 31 dicembre 2020 elaborati da Agea relativi all’avanzamento della spesa (Pubblica e quota FEASR) effettivamente sostenuta il Piemonte si posiziona al 60,34%, a fronte dell’impegno pressoché totale delle risorse. “Questo significa che il sistema di pianificazione, gestione dei bandi, rendicontazione e collaudi ha funzionato a rilento e che può e deve essere migliorato”, commenta il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia.

Apprezziamo l’impegno del presidente Cirio che ha dichiarato di voler ampliare il ricorso alle autocertificazioni e ai controlli ex post per le autorizzazioni e i contributi regionali, al fine di velocizzare snellire il carico burocratico per cittadini e imprese –  ha aggiunto il direttore di Confagricoltura Piemonte Ercole Zuccaro – perché l’agricoltura, che nell’anno del Covid ha continuato a lavorare per assicurare cibo di qualità e materie prime di valore alle industrie agroalimentari locali che hanno potuto mantenere posizioni importanti anche sui mercati internazionali, è pronta a fare la propria parte, con oltre 42.000 imprese agricole attive e 65.000 occupati, nell’interesse del territorio e dei cittadini”.

 

Come va il mercato del vino?

Calano le vendite in Italia, va un po’ meglio all’estero. Giacenze in aumento e ordini in calo per i prossimi quattro mesi. “Per fronteggiare l’emergenza e riprendere competitività serve un piano strategico, gli aiuti finora concessi solo una goccia nel mare”.

 

L’emergenza Covid cambia i modelli di consumo e le imprese vitivinicole piemontesi che imbottigliano vini di qualità fanno i conti con gli effetti della pandemia. “Il mercato del vino sta cambiando profondamente: il canale della ristorazione e dei bar si è ridotto fortemente e in alcuni casi pressoché annullato; si recuperano spazi nella distribuzione organizzata dove i margini però sono ridotti all’osso e, fortunatamente, tengono le esportazioni – dichiara Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – ma le prospettive non ci lasciano tranquilli”.

L’organizzazione degli agricoltori del Piemonte che annovera le più prestigiose firme dell’enologia regionale, ha realizzato un’indagine su un campione significativo di cinquanta produttori – imbottigliatori vitivinicoli delle più denominazioni più significative.

La vendemmia 2020, pur con produzioni pressoché nella norma, è risultata superiore ai livelli dello scorso anno e, per alcune tipologie di prodotto, le prospettive di commercializzazione risultano critiche. In attesa di poter riprendere l’attività commerciale e promozionale per agevolare le vendite sul mercato interno e le esportazioni – spiega Ercole Zuccaro direttore di Confagricoltura Piemonte – abbiamo sottoposto alle imprese un questionario, riferito ai primi 11 mesi del 2020, per ottenere informazioni utili per programmare per tempo l’adozione di interventi di riequilibrio dell’offerta”.

Il campione preso in esame è composto per il 36% da aziende con una superficie inferiore a 5 ettari di vigneto, il 25 % con la superficie tra il tra i 5 e 10 ettari, il 30% tra i 10 e i 20 ettari e il 9% oltre i 20 ettari. Il 32% dei viticoltori imbottigliatori intervistati produce meno di 10.000 bottiglie, il 41% da 10 a 50mila  bottiglie il 27% oltre 50mila bottiglie.

L’82% dei vitivinicoltori nei primi undici mesi di quest’anno evidenzia un calo complessivo di vendite (il 31% ha avuto una flessione superiore al 30%); il 7% rileva vendite stazionarie, mentre l’11% registra un aumento, seppur contenuto.

Il 77% denuncia un calo delle vendite in Italia; il 7% ha mantenuto le posizioni, mentre il 16% incrementato la commercializzazione.  Per quanto riguarda le esportazioni il 69% denuncia un calo delle vendite, per il 23% il mercato è stazionario, mentre l’8%  ha incrementato le vendite.

Il 52% degli intervistati ha mantenuto stazionari i prezzi di vendita delle bottiglie, il 41% ha applicato una politica di sconti per poter mantenere i volumi, ma c’è anche un 7% che è riuscito ad aumentare i prezzi.

Per quanto riguarda le giacenze alla produzione il 23% delle cantine mantiene i volumi stazionari rispetto allo stesso periodo del 2019, ma il 56% evidenzia un aumento degli stoccaggi (dei quali il 12% oltre il 20% dei volumi);  il 16% ha le scorte in calo.

La situazione degli ordini per i prossimi quattro mesi, rispetto allo stesso periodo 2019-2020, è quella che preoccupa maggiormente: il 72% degli intervistati evidenzia ordini in calo (dei quali il 23% oltre 30%); per il 19% il portafoglio ordini è stazionario, mentre il 9% delle cantine ha ordini in crescita.

Dal questionario è emersa un’indicazione interessante sulle misure necessarie per affrontare l’emergenza”, spiega il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia. Il 73% degli intervistati reputa lo stoccaggio uno strumento insufficiente per gestire l’emergenza. Anche la riduzione della produzione di uva per la prossima vendemmia non è considerata una misura risolutiva (si espresso in questo molto il 69% degli intervistati). La misura che, a malincuore, gli intervistati privilegiano è la distillazione di crisi, giudicata utile dal 43% degli intervistati.

Dalle interviste emerge un clima di sfiducia nei confronti degli interventi adottati dalle istituzioni pubbliche. Solo il 9% delle aziende che hanno partecipato al questionario reputa utili gli interventi varati dal Governo; il giudizio migliora per quanto riguarda le iniziative adottate dalla Regione Piemonte, con il 21% che giudica la distillazione di crisi una misura positiva per alleggerire il mercato. L’88% degli intervistati ritiene che non si siano tenute in debita considerazione le indicazioni della filiera vitivinicola.

Tra i suggerimenti raccolti da Confagricoltura un intervento di detassazione, la moratoria sui mutui e, soprattutto, un effettivo snellimento della burocrazia. Per gli imbottigliatori di vini di qualità aderenti a Confagricoltura “gli aiuti economici sono una goccia nel mare e non sono mirati alla salvaguardia delle imprese agricole”. Occorre “dare maggior ascolto alle associazioni di categoria e adottare interventi mirati per supportare l’internazionalizzazione delle piccole imprese”. Occorre inoltre indirizzare la politica vitivinicola verso la valorizzazione della qualità. “Che si tratti di vendemmia verde, distillazione o stoccaggio – suggeriscono le imprese – gli interventi dovranno riguardare i soli vini doc e docg, vero patrimonio da proteggere”.

Quanto è bello vivere in un comune fiorito

Asproflor Comuni fioriti lancia con Uncem e Confcooperative il progetto “Vivere in un Comune Fiorito” che affiancherà il “Marchio di qualità dell’ambiente di vita Comune Fiorito”. L’Associazione dei Produttori florovivaisti ha costruito il nuovo progetto su misura per i piccoli Comuni italiani sotto i 5000 abitanti

Asproflor nel 2020 ha compiuto 40 anni di attività, principalmente volti alla promozione del florovivaismo e al miglioramento della qualità della vita e  dell’accoglienza turistica nei centri urbani. “L’esperienza di Asproflor – evidenzia il Presidente Sergio Ferraro – è stata in fondo l’evoluzione naturale di un’idea, sorta con l’obiettivo di far crescere e diffondere in Italia la cultura del verde e delle fioriture nelle città. Intorno a questa idea negli anni si sono raccolti oltre 2000 Comuni vicini al motto ‘fiorire è accogliere’, pronti a sfidarsi nel nome della bellezza e dei valori dell’ambiente. Da quest’anno Asproflor ha deciso di mettere a disposizione la sua esperienza e i suoi professionisti anche per i piccoli Comuni desiderosi di migliorare il proprio territorio con la bellezza e i colori dei fiori”.
Per i piccoli Comuni è previsto un percorso di crescita triennale che ha come traguardo l’ingresso nel grande circuito dei Comuni fioriti italiani. Avverrà non attraverso il tradizionale concorso – sottolinea Franco Colombano, Vicepresidente Asproflor – ma tramite un approccio identitario e di crescita collettiva che porti ad apprendere e apprezzare i segreti per belle e durature fioriture. A tutti i Comuni iscritti  verrà consegnato “l’albero della qualità della vita”: un Quercus nelle specie Robur, Cerris o Ilex in base alla latitudine del Comune, unitamente a materiale informativo per promuovere e divulgare l’iniziativa presso i propri cittadini. I Sindaci avranno a disposizione un servizio di assistenza tecnica e di consulenza professionale gratuita online. I Comuni potranno avere un kit professionale costituito da fiori e piante di particolare interesse e innovative, individuato specificamente per ogni Comune iscritto (lobularia o nemesia per i Comuni montani e dipladenie o solanum per i Comuni marini) e completato da un substrato professionale per la messa a dimora. Inoltre, tutte le piante saranno consegnate in vasi biodegradabili, in modo da eliminare completamente la plastica da smaltire e dunque promuovere anche il progetto plastic free per amministrazioni pubbliche.

Sono moltissimi i Comuni montani che già fanno parte della rete dei Comuni fioriti. Tra questi Ingria, guidata da Igor De Santis, Vicepresidente Uncem Piemonte, Bellegra, dove è Sindaco il Vicepresidente nazionale Flavio Cera, Pomaretto con Danilo Breusa, membro della Giunta Uncem Piemonte. Asproflor-Comuni Fioriti è l’unica associazione italiana autorizzata dal partner mondiale “Communities in Bloom” a selezionare ogni anno dal circuito dei Comuni fioriti italiani due località che si sfidano in ambito internazionale con comprensibili e positive ricadute d’immagine. Per il 2021 le città candidate sono Ingria (TO) e Alba (CN).

“Da dieci anni Uncem sostiene Asproflor e la rete dei Comuni fioriti. Quest’anno la collaborazione si intensifica e lavoriamo per rendere più belli e accoglienti i nostri Comuni, grazie alla partecipazione delle comunità che è decisiva”, evidenzia Marco Bussone, Presidente Uncem.

Sulla pagina www.comunifioriti.it vi sono tutte le modalità di partecipazione alla rete Comuni fioriti.

Turismo, la forza della montagna

Nel 2020 la montagna estiva non fa flop. E il turismo non cala come succede invece per altre destinazioni. Lo confermano i dati Istat pubblicati  relativi al “Movimento turistico in Italia” da gennaio a settembre 2020. Non solo la montagna tiene, anche “i borghi vincono”.

Secondo l’Istat, la preferenza dei turisti italiani, infatti, si indirizza, più che in passato, sulle località montane, le quali ad agosto raggiungono gli stessi livelli dello scorso anno (-0,4% di presenze) e soprattutto sui Comuni a vocazione culturale, storico, artistica e paesaggistica, dunque i borghi in particolare, che registrano addirittura un incremento (+6,5%) rispetto al 2019 (unica variazione positiva registrata in tutto il dossier che confronta 2019 con l’anno della pandemia). Incrementi delle presenze dei clienti italiani si verificano solo in Umbria (a vocazione fortissima per un turismo di qualità nei borghi) e nella Provincia autonoma di Bolzano (entrambe con valori intorno al +15% rispetto al 2019). Le presenze turistiche in Italia nei primi mesi del 2020 si sono dimezzate rispetto allo stesso periodo del 2019 (-50,9%). Per i comuni a vocazione culturale, storico, artistica e paesaggistica la diminuzione è del 54,9%, per quelli con vocazione marittima è del 51,8%. I comuni a vocazione montana, invece, registrano un calo inferiore alla media nazionale (-29,3%). I mesi da marzo a maggio 2020 (quelli del lockdown) vedono cali anche vicini a -95% rispetto al 2019. Nel trimestre estivo, la flessione del turismo nelle grandi città è addirittura più grave (-76,3% nei mesi di luglio, agosto e settembre 2020 rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno); per i Comuni a vocazione culturale è pari a -41,2%, per quelli a vocazione marittima è -38,7% mentre per i Comuni a vocazione montana è -19,4% (-36,1% la flessione media nazionale). La montagna è il comparto che subisce flessioni minori rispetto al 2019.

Blocco degli sfratti: la posizione di Ape Confedilizia Torino

Alla luce delle proteste scritte e verbali che da tutta Italia stanno arrivando alle sedi locali di Confedilizia, compresa la sede di Torino, l’Ape Confedilizia di Torino e Provincia sottolinea come l’ulteriore proroga disposta con il Decreto Legge n. 183 del 31 dicembre 2020  fino al 30 giugno 2021, porti la sospensione dell’esecuzione degli sfratti a quasi un anno e mezzo per immobili appartenenti, nella massima parte, a famiglie di piccoli risparmiatori che integrano la pensione già insufficiente, con il canone di locazione dell’immobile, frutto dell’investimento della liquidazione alla fine del rapporto lavorativo

Un provvedimento che limita il diritto di proprietà privata, visto che di fatto si requisiscono immobili privati, di piccoli proprietari, privi di un adeguato meccanismo di risarcimento e obbligati a pagare l’IMU.

Una misura senza buonsenso e che mette indistintamente sullo stesso piano tutti gli sfratti per morosità, anche quelli antecedenti allo stato di emergenza, annullando di fatto provvedimenti dei giudici spesso risalenti ad anni fa. Situazioni che nulla hanno a che fare con la pandemia. I giudici avevano già ordinato di restituire gli immobili ai loro proprietari, ma la legge ha fatto carta straccia di questi provvedimenti.

Una norma che colpisce in egual misura morosità colpevole e volontaria relativa a qualsiasi tipo di immobile residenziale o commerciale e non compie alcuna distinzione fra chi è davvero in difficoltà economica e chi sta approfittando della situazione.

Il proprietario dopo i sacrifici sostenuti per l’acquisto,  non solo perde la rendita, ma deve far fronte al pagamento delle tasse e svolgere un’attività assistenziale non di sua competenza.

Sarebbe, infatti, compito dello Stato, nel caso di difficoltà dell’inquilino, di individuare interventi di sostegno e non scaricare l’incombenza sui privati cittadini.

Il blocco degli sfratti indurrà molti proprietari ad abbandonare l’affitto tradizionale, a svantaggio delle famiglie in cerca di casa e il mercato immobiliare sarà paralizzato. Si preferirà tenere la loro casa vuota, in attesa di cederla a un figlio e altri ancora proveranno a vendere il proprio immobile, con effetti sociali negativi. Gli effetti drammatici sono descritti nelle proteste di tanti cittadini, che continuano a inondare la casella di posta elettronica nazionale (bloccosfratti@confedilizia.it) e quelle di giornali e televisioni.

Il danno sarà grave per l’intera economia, anche per il comprimersi della mobilità sul territorio: le persone non si fidano di uno Stato che non le tutela e si muovono di conseguenza. I più fortunati si tufferanno nel settore degli affitti brevi, quando finalmente torneranno i turisti.

La strada da seguire non è il blocco degli sfratti, che incoraggia di fatto l’illegalità e danneggia gli stessi inquilini onesti, ma l’individuazione, in concreto, delle difficoltà collegate alla pandemia, per far seguire interventi di sostegno a carico dello Stato e non di privati cittadini.

In ogni caso Confedilizia sta studiando l’ipotesi di ricorrere alla Corte Costituzionale essendo la norma affetta dal sospetto di grave vizio di incostituzionalità”.

Nucleare, Legambiente: “Dopo anni di ritardi è il momento della condivisione”

Deposito nazionale rifiuti radioattivi, pubblicata  la CNAPI

 

 “Serve un cambio di passo per trovare una corretta destinazione per i rifiuti radioattivi a bassa e media intensità, mentre per quelle ad alta intensità serve un deposito europeo”

“Lo smaltimento in sicurezza dei nostri rifiuti radioattivi è fondamentale per mettere la parola fine alla stagione del nucleare italiano e per gestire i rifiuti di origine medica, industriale e della ricerca che produciamo ancora oggi. La partita è aperta da tempo, non è semplice ma è urgente trovare una soluzione visto che questi rifiuti sono da decenni in tanti depositi temporanei disseminati in tutta Italia. Per questo dal 2015 abbiamo più volte denunciato il ritardo da parte dei ministeri competenti nella pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee. Ora è necessario che si attivi un vero percorso partecipato, che è mancato finora, per individuare l’area in cui realizzare un unico deposito nazionale, che ospiti esclusivamente le nostre scorie di bassa e media intensità, che continuiamo a produrre, mentre i rifiuti ad alta attività, lascito delle nostre centrali ormai spente grazie al referendum che vincemmo nel 1987, devono essere collocate in un deposito europeo, deciso a livello dell’Unione, su cui è urgente trovare un accordo”. È questo il commento di Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, sulla Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee a ospitare il Deposito Nazionale e Parco Tecnologico (CNAPI), pubblicata oggi dalla Sogin, che individua 67 aree le cui caratteristiche soddisfano i criteri previsti nella Guida Tecnica n. 29 dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) del 2014 e i requisiti indicati nelle linee-guida dell’International Atomic Energy Agency (IAEA).

Già nel 1999 con il dossier “L’eredità radioattiva” Legambiente evidenziò come la stagione del nucleare italiano non fosse finita, alla luce della pesante eredità delle scorie nucleari collocate in depositi temporanei situati in aree assolutamente inidonee e delle operazioni di smantellamento e bonifica delle vecchie centrali ancora da completare. Per questo nel passato l’associazione ambientalista ha più volte ricordato come il problema degli attuali siti nucleari a rischio non può essere risolto costruendo nuovi depositi in questi stessi siti ma individuando, con trasparenza e oggettività, il sito per una diversa e sicura collocazione di tutti i materiali radioattivi presenti in quelle aree. Il Deposito nazionale (che secondo il Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi dovrà essere realizzato entro il 2025) sarà inoltre funzionale allo smantellamento e alla bonifica delle vecchie centrali nucleari ancora presenti sul territorio nazionale e per gestire i rifiuti prodotti annualmente negli ospedali, dall’industria e dai centri di ricerca.

“Il Piemonte ospita oltre l’80% di tutte le scorie nucleari nazionali – dichiara Giorgio Prino, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – stoccate nei due impianti di Saluggia e Trino. Nei due siti è depositata la grandissima parte delle scorie nazionali ad alta attività, e conseguentemente ad altissima pericolosità. Due siti riconosciuti come inidonei per la vicinanza a fiumi, falde, zone abitate, due siti la cui pericolosità per ecosistema e cittadinanza è assolutamente evidente. Al più presto si deve giungere, ancor prima del 2024, ad un accordo internazionale per il loro trasferimento in quei Paesi che gestiscono già grandi quantitativi di materiali, e che diano tutte le garanzie per trattarli in sicurezza per le persone e per l’ambiente, in attesa del Deposito Unico Europeo. Contestualmente è necessario procedere al trasferimento di tutti gli altri materiali radioattivi nel Deposito Nazionale, scelto con oggettività e trasparenza in modo che possa rappresentare la soluzione caratterizzata dal rischio e dall’impatto più basso possibile”.

“Il documento CNAPI – continua Giorgio Prino – individua in Piemonte 8 siti (due in provincia di Torino e 6 in provincia di Alessandria). È necessario imbastire un percorso trasparente ed un dialogo completo, partendo dai dati dei rapporti SOGIN, con tutti i soggetti territoriali: istituzioni, associazioni, cittadini, tecnici e comunità scientifica. Abbiamo 60 giorni per portare le osservazioni. Lo faremo come sempre basandoci su oggettività scientifiche, in tutela del nostro territorio, delle sue specificità e senza forzature NIMBY”.

“Tutti ricordiamo quello che successe nel 2003 quando l’allora commissario della Sogin e il governo Berlusconi scelsero, con un colpo di mano e senza fare indagini puntuali, il sito di Scanzano Jonico in Basilicata che, dopo le sollevazioni popolari a cui partecipammo anche noi, fu ritirato – conclude Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente – Si tratta di un’esperienza davvero terribile da non ripetere. La pubblicazione della CNAPI è solo il primo passo. Siamo infatti convinti che i troppi ritardi e la poca chiarezza che hanno caratterizzato fino ad ora questo lungo e complesso percorso, rischiano di far partire il tutto con il piede sbagliato. Formalmente da oggi ci sono 60 giorni per produrre delle osservazioni da parte del pubblico al lavoro fatto, ma non ci si può limitare a questo. Ribadiamo con fermezza l’urgenza di avviare un percorso trasparente, partecipato e condiviso col territorio che coinvolga i cittadini, le associazioni, le amministrazioni locali e la comunità scientifica, a partire dalle informazioni contenute nella CNAPI”.

Parte la stagione dei saldi Spenderemo 200 euro a testa

Saldi al via a Torino e in Piemonte giovedì 7 gennaio

C’è la soddisfazione dell’Ascom che riterrebbe un eventuale nuovo lookdown “un disastro per l’intera filiera della moda e dell’abbigliamento”.  Intanto un sondaggio di Confesercenti, rivela che un torinese su due è interessato a fare acquisti  durante i saldi, ma appena il 10% ha già stabilito un budget: mediamente 200 euro, in calo rispetto al 2020. La lista dei desideri dei torinesi registra  calzature, cappotti, giacconi e giubbotti, oltre a capi di maglieria (38%), capi di camiceria (26%), magliette e intimo (entrambi al 22%), borse (13%) e accessori (11%).

«Vite in Gioco» coinvolge più Comuni

Il progetto interessa Chieri (capofila), Moncalieri, Carmagnola e Nichelino.A Chieri lo Sportello avrà sede in via Vittorio Emanuele II 1 (fronte Biblioteca Civica), sarà aperto al pubblico una mattina al mese. La Linea Telefonica attiva 6 ore a settimana.

L’assessore Raffaela VIRELLI: «Offriremo un servizio di accompagnamento, anche legale, oltre che di informazione e sensibilizzazione.»

 

Il Comune di Chieri con il progetto «Vite in Gioco» si è aggiudicato il concorso di idee promosso dall’AslTO3 (Dipartimento Patologie della dipendenza).

Il progetto, realizzato in collaborazione con i Comuni di Moncalieri, Carmagnola e Nichelino ed il SerD dell’AslTO5 e finanziato con 24mila euro, consiste nell’attivazione di una Linea Telefonica e di uno Sportello Itinerante, Informativo e Creativo, che promuoverà azioni di consulenza economica e finanziaria rivolta alle famiglie, vittime indirette del gioco d’azzardo, e azioni di cittadinanza attiva, ovvero percorsi informativi e formativi insieme alle realtà sociali attive nei territori.

«Il gioco d’azzardo patologico costituisce un problema molto grave dal punto di vista sanitario e sociale, il gruppo GAP segue 83 pazienti tra Chieri, Carmagnola, Moncalieri e Nichelino, ma esiste un significativo sommerso, persone e famiglie che sono reticenti a rivolgersi al SerD, e questo progetto intende intercettare le potenziali richieste di aiuto e quindi intervenire per aiutare le famiglie a contrastare le difficoltà economiche che il problema comporta, affrontando e circoscrivendo la situazione di crisi, favorendo contatti con la rete formale ed informale che è presente sul territorio. Con la Linea Telefonica e con lo Sportello offriremo un servizio di accompagnamento, anche legale, oltre che di informazione e sensibilizzazione, e l’AslTO5 garantirà il proprio supporto pubblicizzando il servizio, facendolo conoscere alle famiglie e incentivando così le persone ad avvicinarsi. Sportello, SerD e servizi sociali opereranno in stretta sinergia»: così spiega l’assessore alle Politiche sociali Raffaela VIRELLI.

Il servizio sarà gestito da due operatori: un educatore economico finanziario, specializzato sui temi  relativi all’indebitamento causato dal gioco in denaro, e un educatore professionale, formato e con esperienza relativa al gioco d’azzardo patologico, che avrà il compito di coordinare e connettere le attività dello sportello con i servizi territoriali e le realtà socialmente attive sui territori.

La Linea Telefonica si rivolgerà principalmente alle famiglie indirettamente colpite dai debiti di gioco dei loro familiari e agli stessi giocatori problematici, e sarà uno strumento per tutti quei cittadini che vogliono informarsi sul tema dei rischi relativi al gioco d’azzardo e sui servizi di cura attivati dai SerD dell’ASLTO5. Attraverso la chiamata telefonica sarà possibile valutare la domanda e concordare con la persona interessata un incontro personalizzato con l’educatore finanziario, presso lo sportello locale oppure tramite videochiamata. La Linea Telefonica sarà attiva 6 ore settimanali per parlare direttamente con l’operatore; in altri orari sarà possibile lasciare un messaggio vocale o un messaggio scritto su WhatsApp o sms per essere ricontattati.

Lo Sportello Itinerante offrirà supporto e consulenza economico-finanziaria (analisi e supporto della situazione debitoria, valutazione della gestione del denaro e del rischio economico e patrimoniale per sé, i figli e i congiunti), accompagnando i famigliari nella comprensione della complessità del Gioco d’Azzardo Patologico, individuando e pianificando strategie maggiormente funzionali sulla gestione del denaro, coinvolgendo professionisti esperti in materie giuridiche e finanziarie, ed inviando gli interessati al servizio specialistico dell’ASL che procederà alla presa in carico per la diagnosi e la cura.

I Comuni di Chieri, Moncalieri, Carmagnola e Nichelino cofinanzieranno il progetto, mettendo a disposizione locali idonei ad ospitare lo Sportello e coprendo le spese di funzionamento delle sedi.

A Chieri lo Sportello avrà sede nei locali che già ospitano il centro antiviolenza (via Vittorio Emanuele II 1, fronte Biblioteca Civica), inizialmente sarà aperto al pubblico una mattina al mese, per poi arrivare a garantire un’apertura quindicinale.

L’intenzione è anche quella di avviare un percorso di conoscenza e di collaborazione con le realtà sociali presenti, promuovendo momenti aperti alla cittadinanza e affiancando gradualmente all’attività dello Sportello e della Linea Telefonica una serie di volontari formati sul tema, che potranno divenire moltiplicatori di messaggi e di informazioni corrette sui rischi legati al gioco d’azzardo, nonché ricevitori e identificatori di situazioni critiche che potranno così essere orientate ai servizi specialistici dell’ASL.