ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 359

Mense scolastiche in crisi: il Piemonte chiede aiuto a Roma

“L’assessorato del Piemonte ha già sollecitato il Governo affinché metta in campo ulteriori misure rivolte alle attività di somministrazione di cibi e bevande: lo scorso mese di gennaio ha infatti inviato una formale nota specifica con la domanda di abbuono dei costi fissi ai rispettivi ministeri competenti, comprese le spese di affitto per questa tipologia di attività”, ha chiarito l’assessore al Bilancio Andrea Tronzano per conto dell’assessore al Commercio Vittoria Poggio, rispondendo all’interrogazione presentata da Alessandra Biletta (Fi).

L’atto ispettivo chiedeva alla Giunta regionale se fosse a conoscenza di solleciti di pagamento di quanto dovuto dai gestori dei punti ristoro all’interno delle scuole, colpiti dall’emergenza Covid.
“L’ufficio scolastico regionale non ha alcun potere di intervento sul servizio mensa nelle scuole, a causa dell’esclusività dei rapporti di natura concessoria che intercorrono tra gestori dei punti ristori ed Enti locali o con singoli istituti scolastici”, è stato risposto.

Biletta aveva chiesto anche se la Regione intenda attivarsi nei confronti degli enti locali interessati per consentire una proroga dei termini di pagamento temporali delle concessioni, in modo da consentire ai gestori di queste attività un parziale recupero delle perdite e di ammortizzarne le spese; se si intendano assumere iniziative utili per sollecitare il Governo a prevedere ulteriori misure per le attività dei punti ristoro all’interno degli istituti scolastici, quali un ampliamento dei contributi e lo slittamento del pagamento dei tributi.

Nel corso delle interrogazioni e interpellanze è stata fornita risposta agli atti ispettivi del consigliere Domenico Rossi (Pd) su quale sia lo stato dell’arte della realizzazione dell’opera Pedemontana; del consigliere Alberto Avetta (Pd) sui patti territoriali del Piemonte, a che punto è la rimodulazione delle risorse?; della consigliera Francesca Frediani (M4o) sui servizi distrettuali per i pazienti affetti da tumori della mammella.

Smog, Legambiente: “Nulla di risolto”

Inchiesta smog a Torino, Legambiente: “Numeri e impatti dell’inquinamento atmosferico su salute pubblica e Sistema Paese confermano come la situazione sia ben lungi dall’essere risolta. Basta deroghe, sì a provvedimenti più coraggiosi in tema di traffico, patrimonio infrastrutturale e utilizzo dello spazio pubblico. Serve un piano organico”

 

L’associazione diffonde  i nuovi dati sul superamento dei limiti giornalieri di Pm10 nel capoluogo piemontese: nel 2021 registrati già 20 giorni di sforamento (su 35 annuali) dalla centralina Torino (Grassi)

 

“L’inchiesta avviata dalla procura di Torino per inquinamento ambientale iscrive nel registro degli indagati vertici e amministratori a più livelli e contesta una situazione da noi denunciata da tempo, suffragata da numeri via via più allarmanti: ossia la mancata adozione di misure sufficienti e adeguate a contrastare i livelli di smog che ogni giorno nel capoluogo piemontese compromettono la qualità dell’aria e la salute dei cittadini, tanto che Torino si è confermata maglia nera assoluta nelle classifiche stilate nel nostro rapporto Mal’Aria di Città 2021 – spiega il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani –  L’inquinamento atmosferico è una questione complessa legata a molteplici fattori, pertanto non può essere affrontato in maniera estemporanea o emergenziale. Uscire da questa logica significa anzitutto richiamare alla loro responsabilità gli amministratori locali: il problema va affrontato in maniera strutturale e con una pianificazione organica, senza ricorrere sistematicamente alle deroghe, come fatto finora. In città è fondamentale, inoltre, incrociare due temi quali la mobilità e l’utilizzo dello spazio pubblico, da porre al centro del Piano nazionale di ripresa e resilienza, e intervenire nell’immediato sull’abbattimento degli inquinanti atmosferici, a partire dalle polveri sottili che hanno impatti a catena anche sul sistema sanitario, sociale e produttivo del nostro Paese”.

Così l’associazione ambientalista commenta la notifica dei nove avvisi di garanzia ad amministratori ed ex amministratori piemontesi che dal 2015 a oggi si sono trovati a gestire il problema smog: tra loro sindaci, assessori all’ambiente, presidenti di Regione. Un’indagine per “inquinamento ambientale” (illecito entrato in vigore soltanto grazie alla legge sugli ecoreati 68/2015) aperta su impulso dell’esposto presentato nel 2017 dal Comitato Torino Respira, con cui Legambiente, a livello locale, da sempre dialoga. Nella denuncia, in particolare, si elencavano i dati sull’inquinamento atmosferico registrati dalle centraline dell’Arpa, nonché le disposizioni che altrove erano state messe in atto per combattere lo smog. E dalle consulenze effettuate in seguito all’apertura del fascicolo, era emerso che gli alti livelli di Pm10 e biossido di azoto a Torino “provocano 900 morti all’anno e riducono la speranza di vita dei cittadini di 22,4 mesi”.

Numeri e storie che emergono chiaramente anche dall’ultimo rapporto Mal’Aria di Città 2021 di Legambiente: nel 2020, infatti, Torino è stato il primo capoluogo d’Italia per superamento dei limiti giornalieri previsti per le polveri sottili (Pm10), ma anche maglia nera tra le città che hanno superato il valore medio annuale per le polveri sottili (Pm10) suggerito dalle Linee guida dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), con una media di 35 microgrammi/mc per tutte le centraline urbane del capoluogo. E anche nel 2021, Torino conferma le cattive performance, come rivelano i dati diffusi oggi da Legambiente: nei primi 50 giorni dell’anno, la centralina Torino (Grassi) ha infatti già registrato 20 giorni di superamento del limite giornaliero (su 35 annuali), con una media di periodo di 49 microgrammi/metro cubo. Numeri negativi sono stati registrati anche da Torino (Consolata), con 18 giorni di sforamenti e una media di 43 microgrammi/metrocubo, e da Torino (Rebaudengo), con 16 giorni di sforamenti e 43 di media.

“I dati sull’inquinamento atmosferico e sull’impatto dello stesso sulla salute pubblica sono lì a dimostrare che la situazione torinese e piemontese è ben lungi dall’essere risolta – dichiara Giorgio Prino, Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – Torino, in particolare, si conferma da troppi anni la città italiana più gravata dal peso delle polveri sottili: anche la centralina “migliore” (Rubino), nel 2020 ha fatto registrare 66 giorni di sforamenti, la peggiore addirittura 98. Qualcosa di apprezzabile sulla mobilità cittadina è stato fatto. Tanto, troppo resta da fare. Si arrivi velocemente alla chiusura della ZTL e al rilancio del TPL, partendo proprio del patrimonio infrastrutturale tramviario. È inoltre veramente scoraggiante – sottolinea Prino – vedere come a livello regionale si sia iniziato, finalmente, un percorso di presa di coscienza della politica sul tema dell’inquinamento atmosferico, solo a seguito della notifica delle infrazioni. E se su alcuni temi, come quello relativo alle biomasse, si stanno intraprendendo dei percorsi nella giusta direzione, benché insufficienti, sul tema del traffico si continua ad essere quantomeno timidi, come dimostrano il rinvio dei blocchi euro4 e il progetto Move In, nato per salvare le auto “fuorilegge” dalla rottamazione. Next Generation EU è alle porte, ma è necessario imboccare la strada giusta ed essere coerenti anche su questi temi. Lanciare un “tour” per raccogliere idee e proposte da inserire nella progettazione per il Recovery Fund annunciando una nuova strada a scorrimento veloce sulla tratta Novara -Vercelli, dopo aver negato la riapertura delle linee ferroviarie sospese, non ci sembra un buon punto di partenza!”.

Giornata professionisti sanità: 200 infermieri ammalati al giorno

 Nursing Up,  De Palma: «Oggi giornata nazionale dei professionisti sanitari: si ammalano ancora 200 infermieri al giorno in tutta Italia»

«In occasione di questa importante ricorrenza, ovvero la giornata nazionale dei Professionisti Sanitari, gli elogi nei confronti dei guerrieri del Covid potrebbero portarmi a disquisire all’infinito sui meriti di chi davvero si è immolato per difendere, in questo anno nefasto, la salute degli italiani senza risparmiarsi mai. Ma soprattutto potrei lasciarmi andare lanciando strali velenosi verso chi poteva e doveva contribuire a limitare i danni, ma invece è rimasto inesorabilmente a guardare, nascondendo la testa sotto la sabbia di fronte alla realtà nuda e cruda dei numeri più spietati. Qui si parla di dati che disegnano un quadro desolante: 81 decessi ufficiali tra gli infermieri dall’inizio della pandemia. 7129 operatori sanitari contagiati negli ultimi 30 giorni, di cui oltre 5mila (84,4% sono i dati INAIL relativi agli infermieri che si contagiano rispetto al resto del comparto sanitario) sono certamente professionisti di una categoria che ancora oggi viene martoriata quotidianamente.

Gli infermieri vengono martoriati due volte: sì perché da una parte ci pensa il nemico a cui ormai siamo abituati, un virus che ci ha sorpreso, ci ha colpito alle spalle quando era sconosciuto e virulento come non mai, e che oggi pur conoscendolo più a fondo, continua a farci del male. Perchè scalare le montagne a mani nude lascia segni sulle mani, comporta il triplo della fatica nelle braccia e nelle gambe e mette nella condizione di lasciare tante vittime per strada, che precipiteranno giù prima di arrivare alla meta. Ma consentitemi, nella Giornata Nazionale dei Professionisti Sanitari, ricordare che ogni giorno un avversario ben più pericoloso si organizza insidioso alle nostre spalle, pronto a depauperare tutti i nostri sforzi. Si chiama indifferenza: quella con cui gli infermieri gioco forza si sono abituati a vivere da tempo. Quella che disegna i contorni della disorganizzazione, dei turni massacranti ma soprattutto di una realtà contrattuale non ancora all’altezza del nostro valore, del nostro coraggio. Quello che meravigliosamente i cittadini hanno imparato ad apprezzare ancora di più rafforzando la stima nei nostri confronti, mentre la classe politica non conosce limiti, offendendoci con la loro gretta ottusità ogni volta che se ne presenta l’occasione!

Ma soprattutto, noi, che per combattere abbiamo addirittura imparato ad anestetizzare le nostre paure, offriamo sul campo una delle professionalità più complete e apprezzate a livello europeo eppure, ancora beffa delle beffe, siamo tra i peggio pagati nel Vecchio Continente. I nostri 1400 euro al mese di media urlano vendetta ogni giorno, ci fanno salire la rabbia all’acme!

I 100 euro lordi al mese di indennità specifica che siamo riusciti a conquistare, dopo anni di lotte, dimostrano che qualcuno ha ancora le orecchie per ascoltare, ma sono solo un contentino rispetto agli obiettivi, quei 500 euro al mese, che meritiamo di ottenere e per i quali sia certo che continueremo a lottare nei prossimi mesi.

In questo stesso giorno si celebra anche la giornata delle vittime della pandemia. Non possiamo non ricordarlo: dove c’è un infermiere, c’è un paziente.
I fiumi di parole non servono, mai come in questo caso il mio obiettivo deve essere quello di raccontare i fatti, celebrando con poche e semplici frasi, quanti non ci sono più. Ma anche quanti ogni giorno continuano a combattere nel ricordo di chi non ce l’ha fatta, rischiando di fare la stessa fine.

Il “lungo viaggio” di Lido Riba

Seguire il filo del racconto di “Un lungo viaggio” (edizioni arabAFenice,2020) è come sfogliare un diario. In questo caso il diario è il racconto della vita intensa, piena dell’autore: Lido Riba, uno dei protagonisti della vita politica e sociale piemontese dell’ultimo mezzo secolo.

Quello di Riba è davvero “un lungo viaggio” nell’impegno sociale e politico, dall’infanzia nei primi anni ‘50 ai nostri giorni, attraverso vicende conosciute e vissute dall’autore dalla vita nella borgata di Caraglio (nel fondovalle cuneese della valle Grana, dove è nato il 31 maggio del 1944, durante l’ultima guerra) alla conoscenza del mondo rurale, dalla trasformazione del territorio montano allo sviluppo economico e alle tante battaglie del movimento operaio e nelle file del Pci. Buona parte del libro è dedicata alla montagna, a quelle “terre alte” che sono sempre state un mondo caro a Lido Riba, occitano per nascita e per cultura: Un mondo ricco di risorse economiche e ambientali un tempo fondamentali per la sopravvivenza di intere popolazioni e oggi una possibilità di sviluppo per il Paese tutta da scoprire. Nelle trecento pagine di questo percorso autobiografico ci sono i viaggi – in Danimarca, Sudamerica, Africa -, le tante battaglie per valorizzare le filiere agroalimentari, quelle vitivinicole e del legno. Ci sono le storie e i volti di amici e compagni che l’hanno accompagnata e spesso condivisa. Molti non ci sono più. Alcuni li ho conosciuti e frequentati come Mario Riu e Osvaldo Giordanino. Con altri ci siamo equamente divisi impegni e lotte per la dignità e il futuro delle comunità di montagna come Alberto Buzio, Enrico Borghi, Bruna Sibille, Giorgio Ferraris, Ugo Boccacci, Marco Bussone, Bruno Mandosso e tanti altri. Talvolta si legge tra le righe un poco di amarezza per quanto era necessario e giusto fare ma le condizioni avverse non l’hanno consentito, forse ritardato, a volte decisamente impedito. La montagna è le sue genti, è il paesaggio agreste e quel grumo di fatiche e lavoro per creare le condizioni minime di una economia magari frugale ma dignitosamente orgogliosa. La politica, quella con la pi maiuscola, quella che ambisce a cambiare l’ordine delle cose è stata a volte matrigna e poco attenta, lasciando il compito a una schiera di appassionati e testardi combattenti che hanno impedito che questi temi finissero dimenticati come analisi storiche e sociologiche in qualche faldone d’archivio destinato a impolverarsi.

 

Nel “lungo viaggio” di Lido Riba traspare la passione politica di una parte importante della storia della sinistra nella bianca “provincia Granda”. Nulla di celebrativo o di auto assolutorio ma un insieme di aneddoti, incontri, vicende, passi compiuti in avanti, arretramenti e sconfitte che rappresentano un quadro realistico e onesto di una esperienza importante. Una parte significativa è dedicata al percorso formativo nelle istituzioni scolastiche del secolo scorso (anche se fa un certo effetto definire così vicende e fatti di qualche decennio fa), all’esperienza professionale vissuta da Lido nel mondo della scuola, prima come segretario economo ( ruolo che oggi corrisponde alla figura del direttore amministrativo) di un importante istituto scolastico e poi come funzionario direttivo del Provveditorato agli studi. Il racconto fluisce agevolmente, mescolando piacevolmente i momenti di vita personale e famigliare e le tante vite vissute dell’autore: militante politico, sindacalista del mondo contadino, segretario della Federazione del PCI cuneese e dirigente politico del PDS e dei DS a livello piemontese. “Il partito, oggi, non è più quello rievocato in molti capitoli del libro, ma merita di essere ricordato come parte importante e viva della storia della provincia cuneese e del Piemonte”, confessa lui stesso. Ed è proprio così. La democrazia non si nutre di nostalgia, ma deve sempre trovare alimento nella capacità di offrire soluzioni all’esistenza delle persone. Ma non vi è dubbio che quella comunità politica rappresentò un’esperienza importante e non solo per Lido Riba. Nella passione politica si riversavano traguardi percepiti come realistici ed era qualcosa che contava moltissimo. C’era il fuoco del conflitto, delle idee, dell’appartenenza ad un campo. Non si indulge, giustamente, in nostalgia nelle pagine del libro di Lido. Non sarebbe il caso e non è nella personalità dell’autore.

 

Ma c’è la volontà di fare tesoro di tutte quelle esperienze, tenendosele strette, a partire dalle buone pratiche  e dalle sane abitudini e tradizioni. Rubando a Gianni Cuperlo la bella citazione di un suggestivo aforisma di Gustav Mahler “la tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri” anche se è altrettanto vero che senza cenere il fuoco non può rinnovarsi, e questo fa parte della cultura contadina di chi, come cantava Guccini, è cresciuto “a castagne ed erba spagna”. Quante storie di “vite in salita”, di esperienze dure, raspate su terreni impervi dove il concetto di montanità si declinava nel quadrinomio altitudine, fatica, distanza e clima, dove le  scarse occasioni di lavoro favorirono nel dopoguerra il grande abbandono, l’esodo verso la pianura ,le città, le fabbriche. Le molte foto che corredano i capitoli raccontano per immagini i momenti salienti della vita di Lido Riba. Basterebbe scorrere l’elenco di impegni e incarichi pubblici per comprenderne la pienezza e l’intensità. Presidente dell’Alleanza dei Contadini (la Cia di oggi), consigliere comunale a Caraglio e a Pradleves, consigliere della Comunità montana Valle Grana, consigliere provinciale di Cuneo e segretario provinciale del PCI. Eletto nel 1990 in Consiglio regionale dove, nel giugno del 1994, diventa assessore all’Agricoltura. Rieletto nel 1995, vicepresidente  e poi presidente del gruppo DS. Rieletto per la terza volta nella circoscrizione di Cuneo con 6.416 voti di preferenza, vicepresidente del Consiglio regionale con delega al Comitato Resistenza e Costituzione. Per quindici anni è il presidente e l’anima dell’Uncem piemontese ( dal 2020 presidente onorario). Insomma, una lunga carriera per un uomo che, attraverso i suoi ricordi, ha voluto raccontare con grande umanità anche la storia di un’intera generazione.

Marco Travaglini

Terra Madre: obiettivo comune la salute del mondo

Politica, economia e società civile abbiano la salute del pianeta, degli ecosistemi e delle persone come obiettivo comune

Secondo gli scienziati la biodiversità, a partire dal microbiota e dal cibo che mangiamo, è la risposta alla crisi climatica

Esiste una sola salute, del pianeta, degli ecosistemi, degli animali, delle piante e della specie umana, tutto è strettamente connesso, a partire dalla biodiversità invisibile dei microbi e dal cibo che mangiamo. Ed è per questo che politica, economia e società civile devono lavorare sempre di più insieme, come in una sorta di triangolo, con lo stesso obiettivo di preservare l’equilibrio degli ecosistemi e il benessere delle persone.

È questo il messaggio che cinque medici, ricercatori e divulgatori scientifici di fama internazionale hanno lanciato nel corso della conferenza Salute del pianeta, salute delle persone disponibile a questo link sulla piattaforma di Terra Madre Salone del Gusto. Questo appuntamento fa parte del percorso realizzato da Slow Food grazie al supporto di Reale Mutua che per un mese approfondirà il tema Cibo e salute.

La pandemia di Covid-19 ci ha messo di fronte alla necessità, non più procrastinabile, di rivedere il nostro approccio con la natura, di guardare alla tutela della biodiversità non più come un impedimento alla corsa forsennata del sistema capitalistico, ma come una risorsa per mitigare la crisi climatica. «La chiave per agire di fronte a questo scenario è l’approccio olistico, basato sul fatto che il pianeta, le piante e gli animali, noi esseri umani, condividiamo tutti uno stesso futuro, che con le nostre scelte possiamo influenzare positivamente o negativamente» sottolinea Andrea Pezzana, direttore della S.C. Dietetica e Nutrizione Clinica presso ASL Città di Torino e consulente scientifico di Slow Food per il tema Cibo e salute, moderando l’incontro. Una visione che da sempre fa parte della filosofia e dei progetti avviati da Slow Food in oltre 30 anni di attività e che oggi si possono toccare con mano in 160 Paesi in cui il movimento è presente. «Sano è il naturale completamento di buono, pulito e giusto, i tre pilastri del cibo di qualità così come lo intende Slow Food ed è per questo che stiamo lavorando a un position paper su questo tema e chiediamo a tutti di offrirci il proprio contributo affinché questo documento possa davvero essere olistico e condiviso e possa indicare le linee guida da seguire a livello internazionale» conclude Pezzana.

Cibo e salute infatti è anche una sezione tematica, realizzata con il contributo di Reale Mutua, Sostenitore Ufficiale di Slow Food Italia, che si arricchisce di giorno in giorno di notizie, approfondimenti, video, consigli…

 

 

La Food Talk integrale di David Quammen Le connessioni tra distruzione ecologica, pandemie umane e cibo che mangiamo,  sarà disponibile a partire dall’11 febbraio 

L’effetto spillover e il concetto di One Health

Alla base del Covid-19, e di tutte le altre pandemie del passato, c’è il fenomeno dello spillover, reso ormai famoso dall’omonimo libro scritto nel 2012 dal giornalista e divulgatore scientifico David Quammen, intervenuto in apertura della conferenza: «Viviamo in un pianeta di virus, ma quello che genera il salto di specie, lo spillover, da un animale selvatico all’uomo, è lo squilibrio ecologico. Quando l’essere umano disturba ecosistemi remoti per catturare gli animali e nutrirsene, per abbattere alberi, estrarre carburanti fossili o altre risorse minerarie, si espone ai virus degli animali selvatici, creando opportunità per la diffusione di una pandemia».

Quammen ricorda il concetto di “one health”, su cui le Nazioni Unite lavorano dal 2017 per creare un fronte comune di ricerca e sensibilizzazione e prevenire proprio il diffondersi delle pandemie: «Siamo tutti connessi: le scelte che compiamo, compreso il cibo che mangiamo, e il modo in cui quel cibo è prodotto o allevato hanno implicazioni che possono condurre a un pianeta più sano oppure a una pandemia».

La vita al microscopio che fa la differenza

Abbiamo sempre pensato che i microbi, e cioè tutti quegli esseri invisibili alla base della vita sulla Terra, dovessero essere eliminati affinché la nostra salute fosse garantita. Negli ultimi 20-30 anni invece abbiamo scoperto che sono molto importanti per il pianeta, le piante e gli animali perché garanzia di biodiversità. E secondo Heribert Hirt, professore dell’Institute of Plant Sciences, Inra Paris, Francia; del Center for Desert Agriculture, Kaust, Arabia Saudita e del Max Perutz Laboratories, University of Vienna, Austria, sono proprio i microbi all’interno del nostro corpo che fanno la vera differenza tra un individuo e l’altro: «Osservando il nostro quadro genetico, abbiamo scoperto che siamo tutti uguali al 99,9%, mentre è guardando al microbiota intestinale, e cioè al complesso di microbi che popolano una persona, che si riscontrano differenze tra l’80 e il 90%. E questo incide anche nel modo in cui il nostro organismo funziona e reagisce alle pressioni esterne».

Un microbiota intestinale inadeguato è causa della disbiosi, cioè l’opposto della simbiosi, e può essere causa di patologie come diabete, Alzheimer e tumori. E allora come possiamo nutrire il nostro microbiota? «Nel nostro corpo ci sono più microbi che cellule e non sono solo passeggeri, sono abitanti a tutti gli effetti. Li ereditiamo a partire dal liquido amniotico, li rinforziamo con l’allattamento e l’ambiente che ci circonda. Ma è a partire dallo svezzamento che il quadro può cambiare sostanzialmente: i cibi tradizionali con alti contenuti di fibre, minerali e vitamine fanno la differenza. Dove trovarli? Innanzitutto mangiando tante verdure e cibi crudi, ma è essenziale che questi provengano da piante in buona salute, non coltivate con pesticidi, perché questi uccidono i microbi già in campo. Ecco perché è importante il cibo che mangiamo. Tutto è collegato, salute delle piante, degli animali, dell’uomo e il collegamento sono i microbi».

Fragilità dell’ambiente e fragilità dell’ecosistema

La crisi climatica, la crisi ambientale, la pandemia, determinano conseguenze innanzitutto sugli elementi di maggiore fragilità del sistema. Sono gli anziani, i primi a pagare il prezzo del Covid-19 in termini di vite umane. Ma anche gli impollinatori, fondamentali per garantire la varietà e variabilità sulla Terra, la sicurezza alimentare e quella biodiversità che, come ormai tutti gli esperti affermano, può aiutarci a mitigare la crisi climatica, e non solo: «Basti pensare che 1,4 milioni di api sono trasportate ogni anno in California per avviare la fioritura dei mandorli che altrimenti non avverrebbe. Il lavoro degli impollinatori solo negli Stati Uniti vale 15 miliardi di dollari. Eppure non siamo riusciti ancora a debellare la produzione e diffusione dei neonicotinoidi, così tossici per le api» racconta Kathy Sykes, esperta in politiche pubbliche, salute ambientale, invecchiamento e comunità sostenibili negli Stati Uniti. La buona notizia è che piccole azioni possono aiutare i nostri amici impollinatori ma un grande passo deve farlo la politica: «Nel 2015 Obama aveva messo in piedi una task force per salvare gli impollinatori e capire come favorire la loro attività. Pochi giorni fa, Biden appena eletto ha firmato il rientro negli accordi di Parigi sul clima, e questa è una buona notizia per noi».

Politiche globali coerenti su cibo, salute e ambiente

«Le politiche che influenzano il settore alimentare, a diversi livelli – locale, nazionale e globale – per affrontare le sfide attuali devono guardare a cibo, salute e ambiente in maniera olistica e coerente, come lati di uno stesso triangolo» sottolinea Rosalind Sharpe, direttrice del Food Research Collaboration (FRC) di Londra. «Il settore pubblico, quello privato e la società civile possono lavorare insieme a tutti i livelli, per definire, ad esempio, politiche agricole a sostegno delle aree rurali, o commerciali per agevolare la distribuzione di cibi di qualità piuttosto che prodotti altamente processati, possono agire sulle infrastrutture, per esempio l’e-commerce, per aiutare i piccoli produttori a essere competitivi anche in un mercato globale». In tutto il mondo sono diversi i governi che si sono già adoperati, anche grazie all’azione di advocacy di associazioni come Slow Food e alla collaborazione delle aziende private, mettendo in atto decine di iniziative che tutelano la salute pubblica, la biodiversità, i produttori di piccola scala, che limitano gli sprechi, l’uso di antibiotici e pesticidi, che mitighino il consumo di alimenti ricchi di zuccheri e fortifichino l’educazione alimentare a partire dai più piccoli. «Quello che serve è lavorare affinché le politiche globali siano coordinare e determinino un cambio di mentalità a tutti i livelli» conclude la ricercatrice inglese.

Parte nel Canavese la lotteria “Tutti per Gioele”

La raccolta di fondi per un’automobile per trasporto disabili. Estrazione finale dei premi il 22 maggio prossimo nel municipio di Castellamonte

 

È stata promossa, con il sostegno del Comune di Castellamonte, la lotteria solidale dal titolo “Tutti per Gioele”, un’iniziativa benefica a cura dell’Associazione “Noi ci siamo Onlus “, destinata a raccogliere fondi a favore della famiglia di un bambino di nome Gioele, che necessita di un’automobile per il trasporto disabili.

“Grazie alle camminate solidali dello scorso anno e alle donazioni dei privati cittadini di Castelnuovo Nigra – spiega il promotore dell’iniziativa, Gigi Querio – abbiamo raccolto quattromila euro; quest’anno per la lotteria abbiamo stampato 5 mila biglietti che saranno in vendita dalla settimana prossima nei diversi esercizi commerciali del Canavese a favore della famiglia di Gioele, che necessita di un’automobile per trasporto disabili”.

L’estrazione dei Premi si terrà  il 22 maggio prossimo nel municipio a Castellamonte. A fornire i Premi è stata la Maison“Palazzo Rosa- Le stanze della Cosmetica”, una linea cosmetica fondata da Carlo Rosa, comprendente prodotti di elevata qualità provenienti dal laboratorio stesso e risultato di materie prime selezionate sulla base di principi naturali e etici. Tra i premifigurano trattamenti di creme per il corpo (fanghi, creme da massaggio, scrub e cofanetto), collezione di creme innovative, tra cui la crema probiotica; collezioni di creme corpo comprendenti olio per il corpo, scrub, creme per le mani, cofanetti, e completi dicreme per trattamento viso.

 

Mara Martellotta

Premio Odisseo, webinar con le aziende finaliste

Promosso dal CDVM, in attesa della premiazione finale organizza i collegamenti web

Era il lontano 2005 quando il CDVM ( Club Dirigenti Vendite e Marketing dell’Unione Industriale di Torino) dava vita al premio Odisseo, volto alla valorizzazione di enti e imprese del Nord Ovest.

“Il Premio Odisseo – spiega il dottor Antonio De Carolis , Presidente del CDVM – si propone nell’edizione di quest’anno di premiare quelle realtà territoriali che si siano distinte per la realizzazione di progetti creativi, abbinati ad attività di marketing digitali e innovative. Da quando è nato, il Premio Odisseo non vuole soltanto premiare start up innovative sul territorio, ma anche identificare e proporre case history che costituiscano esempi di eccellenza per tutti i professionisti del marketing e del mondo delle imprese. CDVM ha instaurato un dialogo tra mondo economico ed artisti contemporanei, che partecipano al Premio Odisseo dedicando una loro opera, che rappresenterà il premio per ognuno dei vincitori dell’edizione in corso”.

“Il Premio Odisseo edizione 2020 si è ispirato – aggiunge il Presidente Antonio De Carolis – a tre principi, creatività, innovazione e sostenibilità, quali fattori di successo delle organizzazioni del futuro. Nel contesto della pandemia da Civid 19, in attesa di poter ufficializzare i nominativi dei vincitori, in occasione di una premiazione finale, che si spera possa svolgere in presenza, il CDVM ha dedicato al Premio una serie di webinar sulle aziende e gli artisti come occasione per raccontarsi. In ciascun webinar vengono presentate due aziende offrendo a coloro che parteciperanno (in diretta o in un secondo momento) alla visione del webinar la possibilità di conoscere molti aspetti di quelle che non esitiamo a definire realtà imprenditoriali molto interessanti. Seguendo una lunga tradizione verranno premiate sei aziende con un’opera d’arte esclusiva offerta da altrettanti artisti noti e apprezzati nel mondo dell’arte, quale espressione complementare di un unico talento”.

“Nel corso del webinar dell’11 febbraio scorso – precisa il dottor De Carolis – hanno partecipato due start up torinesi, nate entrambe nel corso del 2017, Fabbrica Innovazione Torino (nel campo dell’occhialeria) guidata dal Ceo Alessandro Monticone, e Izmade Is, impresa sociale guidata dal Ceo, architetto Giuseppe Vinci.
Fabbrica Innovazione Torino rappresenta una start up che ha rilevato uno storico marchio torinese, un’azienda artigianale che produce occhiali dal lontano 1922. Nasce dalla visione del Ceo Alessandro Monticone , che ha reso l’azienda un laboratorio creativo, in cui sperimentazione, innovazione e contaminazione costituiscono il fulcro capace di offrire il know-how della tradizione artigianale al servizio della visione contemporanea e futuristica degli artisti designer e stilisti, che creano prodotti in serie limitata in co-branding.

Izmade è, invece, un’impresa sociale, che rappresenta uno studio di progettazione e architettura che realizza arredi e allestimenti. Contemporaneamente condivide competenze e attrezzature, aprendo (in tempi pre Covid) il proprio laboratorio e organizzando corsi di artigianato per appassionati e eventi all’insegna della sostenibilità ambientale”.
A questo punto non ci resta che attendere il prossimo webinar per entrare sempre più a contatto con realtà di eccellenza e con gli uomini che la rappresentano.

Mara Martellotta

Che fine ha fatto Ahmadreza Djalali?

Che fine ha fatto Ahmadreza Djalali, è ancora vivo? Non si sa più nulla del ricercatore iraniano-svedese di 49 anni che per alcuni anni ha insegnato e lavorato a Novara e dopo il rientro in Iran è stato arrestato e condannato a morte dal regime degli ayatollah con la falsa accusa di spionaggio a favore del Mossad israeliano. Non è difficile scorgere nelle città iraniane persone che penzolano da una gru dopo essere state giustiziate in carcere. Non solo criminali comuni ma anche dissidenti, oppositori, giornalisti e artisti scomodi a un regime che da oltre 40 anni domina l’Iran con le mani sporche di sangue. Restano appesi alla gru anche per alcuni giorni, come monito a tutti gli iraniani a comportarsi bene e a non deviare dalla retta via. Non vorremmo che anche Ahmadreza Djalali finisse i suoi giorni in questo modo. Silenzio di tomba. Nessuna informazione trapela dal carcere né dal suo legale. C’è solo una foto che preoccupa, diffusa da Amnesty International. Lo si vede prima di finire in prigione e come è oggi, molto dimagrito, sofferente e con gli occhi terrorizzati. In questi giorni i suoi colleghi del Centro di ricerca Crimedim dell’Università del Piemonte orientale di Novara hanno rilanciato l’allarme perché sulla sua vicenda, iniziata cinque anni fa, non scenda il silenzio. Dal 2016 Djalali è richiuso nella famigerata prigione di Evin, alle porte di Teheran e da allora non vede né la moglie né i figli. Il carcere di Evin è l’anticamera della morte: le celle sono piccole, strette e luride, nessun mobile, nessuna finestra, solo qualche coperta da usare come letto. Gli fanno credere che l’impiccagione è questione di giorni o di poche ore e poi all’ultimo momento gli dicono che è stata rinviata. La mobilitazione internazionale per salvargli la vita continua.
Filippo Re

Carmagnola: altri 60 mila euro di buoni spesa

Dopo “Natale con i tuoi”, dal 12 febbraio al 14 marzo 2021 e in collaborazione con Ascom Confcommercio Carmagnola, il Comune di Carmagnola propone una nuova iniziativa che prevede l’erogazione di buoni spesa a sostegno degli acquisti delle famiglie carmagnolesi.

Questa volta la campagna prende il nome di “Cuori in Vetrina” perché inizia in concomitanza con la festa di San Valentino e perché vuole esprimere l’amore, il cuore, con il quale la Città di Carmagnola vuole sostenere i propri commercianti e i propri cittadini.

Nei primi giorni, per celebrare la festa degli innamorati, diversi esercenti aderenti all’iniziativa proporranno delle particolari Love Box con menù speciali, confezioni, pacchetti e idee regalo a tema.

I negozi aderenti alla campagna saranno identificabili grazie all’esposizione della locandina e di palloncini a forma di cuore. Come già accaduto nel periodo natalizio, i buoni del valore di 10 euro cadauno saranno erogati direttamente dai commercianti, sotto forma di compartecipazione alla spesa dei clienti.

Sono inoltre in cantiere ulteriori iniziative legate alla Festa della Donna e per il finanziamento della campagna verranno utilizzati i fondi messi a disposizione dallo stato per il sostegno alla spesa delle famiglie nel contesto della pandemia.

 

COME VERRANNO EROGATI I BUONI AI CITTADINI

I buoni saranno erogati dai commercianti con le medesime modalità dell’iniziativa natalizia: n. 1 buono da 10 Euro su una spesa di 20 Euro; 2 buoni su una spesa di 40 Euro e 3 buoni su una spesa di minimo 60 Euro. I buoni spesa saranno applicabili ai clienti, per un massimo di 3 buoni a persona, entro il 14 marzo. I negozianti saranno rimborsati dal Comune, previa presentazione della distinta dei buoni erogati entro il 30 aprile 2021.

 

DOVE TROVARE MAGGIORI INFORMAZIONI

L’elenco degli esercizi aderenti e le promozioni applicate dai singoli esercizi saranno disponibili sulla pagina facebook www.facebook.com/cuorinvetrinacarmagnola, sui canali social e sul sito del Comune.

Presso gli esercizi aderenti sarà esposta inoltre la locandina dell’iniziativa.

 

LE DICHIARAZIONI DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

Dichiarano il sindaco Ivana Gaveglio e l’assessore al commercio, Gian Luigi Surra: “Ci auguriamo che la ricaduta di questi buoni sui cittadini e sugli esercizi commerciali abbia efficacia e possa costituire un aiuto concreto. Notoriamente, il periodo successivo alle festività natalizie e ai saldi è un periodo difficile per il commercio e quest’anno le difficoltà sono ancora accentuate dalle gravi conseguenze della pandemia”.

 

La qualità nel carrello con i prodotti made in Piemonte

REGIONE PIEMONTE, VISITPIEMONTE E CARREFOUR ITALIA PER LA PROMOZIONE DEI PRODOTTI CERTIFICATI DEL PIEMONTE NELLA GRANDE DISTRIBUZIONE

Al via il progetto per la valorizzazione delle eccellenze DOP, IGP e DOC, DOCG del Piemonte, con l’obiettivo di sensibilizzare i consumatori sulla qualità delle produzioni certificate locali e sulle peculiarità dei territori di provenienza

Raccontare l’eccellenza dei prodotti del Piemonte a provenienza certificata DOP, IGP e DOC, DOCG nella grande distribuzione, favorire una maggiore conoscenza delle loro qualità presso i consumatori, sostenere il legame con il territorio di origine, educare alla sostenibilità e tradizione delle produzioni locali.
Questi i principi che hanno spinto l’Assessorato all’Agricoltura e al Cibo della Regione Piemonte, VisitPiemonte e Carrefour Italia a lavorare insieme per creare un nuovo progetto di valorizzazione e promozione delle produzioni locali certificate del Piemonte e dei territori dove sono nate e si sono sviluppate.
All’interno del settore agroalimentare piemontese emergono le produzioni di qualità certificata che si sono imposte sul mercato nazionale, nella vendita alla ristorazione, e che hanno un’elevata propensione all’export: sono 14 i prodotti Dop (Denominazione di origine protetta), 9 Igp (Indicazione geografica protetta), 18 i vini Docg (Denominazione di origine controllata e garantita) e 41 i Doc (Denominazione di origine controllata).
L’iniziativa prevede l’attivazione di un primo progetto pilota presso l’Ipermercato Carrefour di Grugliasco (TO), dove è stato allestito un info point di circa 10 metri quadrati, presente per la durata continuativa di quattro mesi nel punto vendita. In questo spazio, grazie anche alla presenza di schermi e materiali multimediali, saranno realizzate azioni di promozione delle eccellenze del Piemonte DOP, IGP e DOC, DOCG, per costruire un vero e proprio racconto del patrimonio piemontese, che per la prima volta su un punto vendita della grande distribuzione, non riguarda solo la promozione a livello gastronomico ma anche la valorizzazione turistica e culturale dell’intero territorio. Prevista anche la distribuzione di prove di assaggio e kit informativi per garantire una vera e propria esperienza immersiva nella cultura piemontese.
“Inauguriamo il primo spazio della Regione Piemonte per la valorizzazione dei prodotti agroalimentari piemontesi di qualità certificata, all’interno dei grandi punti vendita della Gdo, grazie alla collaborazione di Carrefour che ha dato l’adesione al progetto promosso da Regione e VisitPiemonte. – sottolinea l’assessore all’Agricoltura e Cibo della Regione Piemonte Marco Protopapa – L’obiettivo è sensibilizzare il consumatore a scegliere i prodotti Dop, Igp e Doc, Docg, perché le certificazioni sono garanzia di qualità, e raccontano il lavoro attento dei nostri agricoltori, allevatori e viticoltori. Anche in questo modo sosteniamo il comparto agroalimentare di qualità piemontese che a causa della chiusura delle attività Horeca e della contrazione dell’export in tempo di pandemia ha subito una riduzione delle vendite sia in Italia che all’estero. L’iniziativa di oggi infatti si inserisce tra le azioni dell’Assessorato regionale all’Agricoltura per il posizionamento sul mercato nazionale dei prodotti made in Piemonte, e per promuovere insieme il territorio di produzione, come rimanda il claim Piemonte, gusto singolare”.
“Il Piemonte ha una grande tradizione agroalimentare, materie prime di alta qualità e prodotti trasformati che fanno del nostro territorio una destinazione di riferimento per gli intenditori italiani e per i principali mercati internazionali – dichiara Luisa Piazza, Direttore Generale di VisitPiemonte – Il Gusto nelle sue componenti di materia prima ed enogastronomia riveste un ruolo di primaria importanza per la nostra regione e può contribuire in modo sostanziale alla ripresa della filiera turistica, dopo il rallentamento forzato dell’ultimo anno. E importanza storica dell’agroalimentare è dimostrata anche da alcune evidenze: 82 prodotti certificati UE, circa 350 Prodotti Alimentari Tipici, l’Università di Scienze Gastronomiche ospitata in una delle Residenze Sabaude patrimonio UNESCO (Pollenzo), 46 chef stellati, senza contare la varietà di ristoranti, trattorie e piole che reinterpretano il meglio delle produzioni piemontesi.
Oggi inauguriamo questa iniziativa – insieme con un Partner di rilievo della GDO, quale Carrefour, con l’obiettivo di invitare i consumatori a riscoprire qualità e varietà dei prodotti agro-alimentari piemontesi, una componente essenziale della buona qualità della vita e delle attrattive del territorio. Per questo motivo, il corner di presentazione delle produzioni piemontesi di qualità è stato allestito utilizzando immagini e grafica della campagna di comunicazione “Piemonte singolare”, realizzata da VisitPiemonte per conto della Regione, dove il Gusto è uno dei 4 temi portanti della proposta turistica piemontese, accanto ad arte e cultura, attività in outdoor e percorsi spirituali”.

Anche Christophe Rabatel, CEO di Carrefour Italia, sottolinea l’importanza di questo progetto per un’azienda come Carrefour: “Crediamo che la grande distribuzione, per la propria capillarità e presenza, abbia uno ruolo centrale nella promozione delle peculiarità dei territori di un paese come l’Italia in cui i localismi giocano un ruolo culturale ed economico fondamentale. Questo impegno è uno dei pilastri della nostra strategia di Transizione Alimentare per Tutti, che punta a costruire sistemi alimentari più sostenibili e di valore per la collettività. Per questo siamo molto felici di collaborare con Regione Piemonte e VisitPiemonte per la valorizzazione dei prodotti certificati di questi meravigliosi territori e portare questa esperienza anche in altre realtà in cui operiamo”.
I prodotti DOP, IGP e DOC, DOCG piemontesi verranno coinvolti stabilmente per tutta la durata del progetto e in più, ogni settimana, alcuni di questi verranno raccontati nel corner da una hostess dedicata: dal Riso Baraggia Dop ai liquori come Grappa, Genepì e Vermouth. Dai salumi, come il Salame Piemonte Igp, ai formaggi, il Raschera Dop, la Toma Piemontese Dop e il Castelmagno Dop, fino ai vini che portano la tradizione enologica del Piemonte in tutto il mondo, come la Barbera d’Alba Doc, l’Erbaluce di Caluso Docg, il Nebbiolo d’Alba Doc, il Dolcetto Doc oltre al vitigno autoctono del Cortese, rilanciato dalla Regione come vitigno dell’anno.