ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 3

Stop superato, riparte la 500 ibrida: Mirafiori tra rilancio e incognite

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La produzione della Fiat 500 ibrida nello stabilimento Stellantis di Mirafiori è ripresa dopo l’interruzione tecnica che nella giornata di martedì aveva imposto il blocco delle linee e il conseguente stop all’attività lavorativa. Il problema, legato a un malfunzionamento dei sistemi produttivi, aveva alimentato timori tra i dipendenti e nell’indotto, arrivando in un momento considerato particolarmente delicato per il rilancio industriale del sito torinese. La ripartenza rappresenta un segnale positivo per uno stabilimento che negli ultimi anni ha vissuto fasi alterne, ma che oggi è tornato al centro delle strategie produttive del gruppo automobilistico.

Il nuovo modello ibrido della 500 è uno dei progetti su cui Stellantis punta per aumentare i volumi produttivi a Torino e rafforzare la presenza industriale nel capoluogo piemontese. L’obiettivo dell’azienda è incrementare progressivamente la produzione del modello, affiancandolo alla versione elettrica già realizzata nello stabilimento, con l’intento di intercettare una fascia più ampia di mercato in una fase di transizione del settore automobilistico. La vettura, dotata di una motorizzazione ibrida leggera, è destinata a rappresentare un elemento chiave nella strategia industriale che mira a garantire continuità produttiva allo storico impianto torinese.

Nonostante la ripresa delle attività, il contesto occupazionale resta caratterizzato da numerose incognite. Qualsiasi rallentamento produttivo nello stabilimento, infatti, si riflette inevitabilmente sull’intera filiera della componentistica locale, che negli ultimi anni ha già subito una significativa contrazione. Il settore automotive torinese ha registrato una riduzione consistente sia del numero di aziende sia dei posti di lavoro, conseguenza di una trasformazione industriale che sta modificando profondamente la struttura produttiva del territorio. La progressiva transizione verso veicoli elettrificati comporta infatti cambiamenti tecnologici che richiedono competenze diverse e, in alcuni casi, un minor impiego di manodopera rispetto alla produzione tradizionale.

A rendere ancora più complesso il quadro contribuisce la dimensione internazionale delle scelte industriali del gruppo, che valuta investimenti e strategie produttive su scala globale. Questa impostazione alimenta preoccupazioni tra le organizzazioni sindacali e tra gli operatori dell’indotto, che temono una progressiva riduzione del peso produttivo italiano nel medio periodo. Negli ultimi anni, inoltre, la produzione complessiva del gruppo nel Paese ha mostrato segnali di flessione, riflettendo le difficoltà che l’intero comparto automobilistico europeo sta affrontando tra calo della domanda, trasformazione tecnologica e aumento dei costi industriali.

La ripartenza della produzione ha comunque già determinato l’ingresso di nuovi lavoratori, seppure in molti casi con contratti a tempo determinato, aspetto che i sindacati considerano un primo segnale incoraggiante ma ancora insufficiente a garantire stabilità occupazionale. Le organizzazioni dei lavoratori chiedono infatti un piano industriale strutturato che consolidi la presenza produttiva a Torino e offra prospettive di lungo periodo non solo per Mirafiori ma anche per l’intero sistema dell’indotto.

Il ritorno della produzione della 500 ibrida assume quindi un valore simbolico oltre che industriale per una città storicamente legata all’automobile. Tuttavia, la ripresa produttiva si inserisce in un contesto ancora fragile, nel quale la tenuta occupazionale dipenderà dalla capacità di Stellantis di mantenere e ampliare le attività nello stabilimento torinese e di affrontare con successo le sfide legate alla trasformazione del settore. Il guasto che ha temporaneamente fermato le linee ha evidenziato quanto Mirafiori resti un punto nevralgico per l’economia locale, confermando al tempo stesso che il futuro del comparto automobilistico torinese rimane strettamente legato alle strategie industriali che verranno adottate nei prossimi anni.

Al via la campagna di comunicazione sul vino di Coldiretti

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Il via alla campagna istituzionale di comunicazione sul vino risponde alla richiesta di Coldiretti ed è fondamentale per dire basta ai tentativi di demonizzazione di un prodotto cardine del Made in Italy a tavola, patrimonio economico, ambientale e culturale del Paese, la cui filiera vale oggi 14,5 miliardi di euro. Ad affermarlo è la Coldiretti, in occasione della presentazione delle misure per il settore. La campagna si pone l’obiettivo di raccontare il vino quale pilastro della cultura italiana e di valorizzare il legame tra prodotto, paesaggio e tradizione millenaria.

“È necessario rinsaldare i valori in cui si riconosce la filiera e rimettere il vino al centro del sistema – afferma Monica Minticone, Presidente Coldiretti di Asti, nonché vignaiola e membro di Giunta della Coldiretti Piemonte con delega territoriale al settore vinicolo – difendere il vino significa difendere un patrimonio di imprese e famiglie, oltre che una cultura millenaria che ha fatto grande l’Italia, il Piemonte e l’Astigiano nel mondo”.

In Piemonte il comparto vitivinicolo conta ben 15 mila imprese e 43 mila ettari di superficie coltivata a vite, per lo più a marchio DOC e DOCG.

“Il vino e la vigna sono la nostra storia, la nostra tradizione e la nostra economia  – prosegue Monica Monticone – sono paesaggio, ambiente, natura e cultura. Il vino è una delle massime bandiere astigiane in tutto il mondo, ma anche la più minacciata. Mi riferisco agli effetti del cambiamento climatico, ma anche alla politica disattento, al terrorismo mediatico e alle congiuntura geopolitiche”.

Per questo motivo sono oltremodo importanti le battaglie Coldiretti perché l’attenzione non si abbassi e il sacrificio di un’intera generazione non vada perduto, insieme a una cultura millenaria che appartieni a questi territori. In momenti come questo, Coldiretti torna a fare formazione.

“Sul fronte dell’educazione, ad Asti abbiamo incontrato i discenti delle scuole superiori e i giovani universitari, approcciandoci in modo scientifico. Su quello della produzione, abbiamo aperto la prima enoteca comprensiva di oltre 500 etichette rigorosamente astigiane. Per quanto attiene la promozione, stiamo rafforzando il turismo esperienziale, perché il vino è un’esperienza da vivere a tutto tondo con il paesaggio, che noi agricoltori manuteniamo, salvaguardiamo nella sua bellezza e diversità. Abbiamo bisogno che la politica ci ascolti e non agisca a tavolino. I bandi vanno snelliti di burocrazia e confezionati in maniera sartoriale sui reali bisogni delle aziende. Non stanchiamoci di unirci in mobilitazione anche per contrastare la concorrenza sleale. Abbiamo produttori di uve eccellenti pagate metà degli effettivi costi di produzione, e giacenze che crescono nelle cantine, ma abbiamo anche industrie e agroindustrie che acquistano mosti provenienti dall’estero, e che con una semplice trasformazione ottengono spumnati che spacciano per italiani”.

“Pretendiamo l’obbligo di origine in etichetta – prosegue il direttore di Coldiretti Asti, Giovanni Rosso – e che ogni accordo con Stati fuori dall’UE contempli il principio di reciprocità. Pretendiamo l’abolizione del codice doganale sull’ultima trasformazione, difendiamoci dal falso Made in Italy che all’estero ha raggiunto la cifra record di 120 miliardi di euro, colpemso tutte le specialità italiane, a partire dalle Denominazioni d’Origine. Politiche, risorse e ascolto del mondo agricolo devono fornare alla base del dialogo e della progettazione. Abbiamo il diritto e il dovere di difendere il vero Made in Italy e tutte le tutele raggiunte a suon di mobilitazioni, presidi e partecipazione”.

Mara Martellotta

Piemonte primo per utilizzo dei fondi UE con il 99%: 58 milioni reinvestiti nel settore agricolo

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Il fatto di essere ai vertici nazionali per capacità di programmazione e utilizzo delle risorse europee destinate all’agricoltura — con oltre il 99% dei fondi impegnati e liquidati — ha consentito alla Regione Piemonte di recuperare e riallocare 58 milioni di euro derivanti dalle economie del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2022. Si tratta di risorse aggiuntive che potranno essere impiegate per rafforzare i bandi già attivi e attivare nuove misure.

Un risultato che l’assessore Paolo Bongioanni definisce «una straordinaria operazione di buona amministrazione, che non solo ha evitato il rischio di riduzione o perdita delle quote di cofinanziamento statale e regionale ad esse collegate, ma ha anche consentito di reimmettere le economie del Psr 2014-2022 nel Complemento di sviluppo rurale 2023-2027, senza incidere sul bilancio regionale».

Le nuove risorse saranno destinate in parte all’incremento delle dotazioni finanziarie di specifici bandi e misure, permettendo lo scorrimento delle graduatorie e quindi l’accesso ai finanziamenti per ulteriori soggetti idonei attualmente in attesa. Un’altra quota servirà invece a sostenere nuove iniziative e priorità strategiche. Come anticipa Bongioanni, «6 milioni di euro saranno destinati a un nuovo bando per la promozione dei prodotti certificati di qualità, mentre 4,6 milioni finanzieranno un ulteriore bando dedicato ai sistemi del cibo, alle filiere e ai mercati locali. Saranno inoltre stanziati 18,8 milioni per investimenti finalizzati a rafforzare la competitività delle aziende agricole, con particolare attenzione al sostegno dei giovani agricoltori e alla biosicurezza nel comparto suinicolo. Aumenterà di un milione di euro anche la dotazione del bando per la trasformazione dei prodotti agroalimentari, che raggiungerà così i 18,6 milioni».

Sono inoltre previste integrazioni finanziarie per interventi legati alla riduzione delle emissioni, al risparmio idrico e alla gestione sostenibile dei pascoli permanenti.

Le risorse complessive, pari a 58,74 milioni di euro, potranno essere utilizzate entro la metà dell’anno, una volta che le proposte di modifica saranno inserite nel Piano strategico nazionale della Pac 2023-2027, dopo il passaggio al Ministero e alla Commissione Europea.

Politecnico e Confindustria rinnovano l’accordo

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È stato rinnovato fino al 2031 l’accordo di collaborazione tra il Politecnico di Torino e Confindustria Piemonte per la realizzazione di progetti condivisi di partnership, in cui ricerca, innovazione e formazione siano strettamente legate al contesto economico e produttivo territoriale, realizzando le sinergie tra università e imprese che consentano di generare le eccellenze nelle aree di ricerca e formazione. A siglare l’accordo, che arriva al termine di un processo di revisione avviato a luglio, sono stati il rettore, Stefano Corgnati e il presidente degli industriali piemontesi, Andrea Amalberto. Sono cinque gli ambiti lungo cui si svilupperà l’accordo: Ricerca, sviluppo, innovazione e trasferimento tecnologico; Internazionalizzazione e attrazione investimenti; Didattica, alta formazione e formazione permanente; Sviluppo territoriale, infrastrutturale e della logistica; Filiera del turismo.

Il mondo delle imprese è uno degli interlocutori principali con il quale il Politecnico di Torino, per natura e storia, dialoga da sempre. Confindustria Piemonte si conferma quale partner strategico per comprendere le specificità industriali della nostra regione e trovare le giuste sinergie per avviare collaborazioni tra il mondo della ricerca e innovazione e quello produttivo. In particolare, il nuovo accordo ha una visione di lungo periodo e in piena sintonia con le traiettorie del Piano Strategico di Ateneo che vede nella relazione università-industria uno degli asset principali per lo sviluppo del territorio” dichiara il rettore del Politecnico di Torino, Stefano Corgnati.

La collaborazione con il Politecnico di Torino è stata avviata con un primo accordo già nel 2009, e da allora abbiamo costantemente ampliato le opportunità di collaborazione, siglando due rinnovi quinquennali. Per i prossimi cinque anni abbiamo definito una strategia ancora più strutturata con nuovi ambiti. Potranno essere stipulati anche specifici accordi, a valenza funzionale ed operativa, con le otto associazioni territoriali del sistema Confindustria, per rendere ancora più efficace e mirata l’individuazione di fabbisogni e progettualità. Si tratta quindi di una nuova fase su cui costruire un rapporto ancora più sinergico tra accademia e impresa” spiega il presidente di Confindustria Piemonte, Andrea Amalberto.

Operativamente Politecnico e Confindustria Piemonte si impegneranno per l’attuazione di iniziative di orientamento; organizzazione di seminari e testimonianze aziendali all’interno dei corsi; l’organizzazione di visite, conferenze, dibattiti e seminari nelle aziende. Inoltre, è prevista l’organizzazione di testimonianze ed inerenti per gli studenti, su argomenti ad hoc, da parte sia di docenti del Politecnico sia di manager di Confindustria e delle Associazioni Territoriali, il finanziamento di borse di studio, borse e assegni di ricerca.

A coordinare l’accordo operativamente si è deciso di dare vita a un comitato guida: per il Politecnico ne faranno parte oltre al rettore Stefano Corgnati, il direttore generale Vincenzo Tedesco, la prorettrice, Elena Maria Baralis, e Maria Ferrara per la Consulta Giovani. Per Confindustria Piemonte dal presidente Andrea Amalberto, dal segretario generale, Paolo Balistreri, dal presidente del Comitato Regionale Piccola Industria, Alberto Biraghi, e dalla presidente regionale Giovani Imprenditori, Giulia Tancredi. Inoltre, l’accordo prevede l’organizzazione di un Open Day, indicativamente nel mese di aprile, durante il qual sono previsti incontri e di approfondimenti tra le imprese industriali associate a Confindustria Piemonte e gli studenti del Politecnico. Confindustria e Politecnico si propongono infine di individuare azioni comuni nella definizione di network di rapporti a livello nazionale e internazionale e nell’organizzazione di eventi istituzionali di promozione della cultura scientifico-tecnologica ed imprenditoriale a livello locale e internazionale.

La Fiera A&T Automation&Testing all’Oval Lingotto

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La 20° edizione della Fiera A&T – Automation&Testing – che si svolgerà all’Oval Lingotto di Torino, dall’11 al 13 Febbraio 2026, si presenterà al grande pubblico con un format rivisitato nell’immagine e nei contenuti, con un obiettivo molto chiaro: essere una manifestazione capace di generare un valore, tecnologico e formativo, all’interno del tessuto economico e industriale del Piemonte e delle regioni limitrofe.

Il capoluogo piemontese ospiterà una nuova grande expo dedicata alla manifattura italiana (il secondo appuntamento sarà presso la Fiera di Vicenza dal 27 al 29 ottobre 2026) con la presentazione in anteprima di tecnologie intelligenti e sostenibili alla portata di grandi aziende e PMI. Sarà possibile comprendere, attraverso casi d’uso reali, come l’Intelligenza Artificiale sia oggi facilmente applicabile in moltissime filiere industriali: dall’automotive, all’aerospazio, dalla logistica all’agrifood. Umanoidi, cobot e robot, linee di produzione automatizzate, processi produttivi ecosostenibili, un viaggio dentro l’innovazione delle imprese (oltre il 50% degli espositori saranno piemontesi) dove emergerà un dato significativo: l’utilizzo dell’IA modificherà l’assetto delle competenze e sarà sempre più necessario stabilizzare percorsi formativi di upskilling e reskilling del capitale umano. 

Il nuovo piano industriale di IEG-A&T

Italian Exhibition Group, leader nell’organizzazione di grandi eventi fieristici in Italia e all’estero, ha acquisto il controllo di A&T nel 2023 con l’obiettivo di sviluppare un format di manifestazione genuinamente orientato alle necessità delle imprese e dei territori, focalizzato a connettere le imprese, in particolare le PMI con tecnologia e innovazione. Il richiamo alla forte vocazione industriale del Piemonte, è stato il punto di partenza nella costruzione di un piano industriale che intende offrire ai visitatori un prodotto espositivo concreto e di prossimità: accanto alle anteprime tecnologiche si snoderà infatti un programma di eventi orientati al trasferimento tecnologico e all’aggiornamento delle competenze.

L’intento è accrescere la conoscenza e il networking industriale, connettendo imprenditori manager e addetti ai lavori del territorio con un pubblico interessato ad implementare e aggiornare i propri modelli industriali, affidandosi all’esperienza e al know-how del distretto piemontese. In questo contesto è stata fondamentale la collaborazione con l’Unione Industriale di Torino e il Competence Center CIM. Al tempo stesso A&T Torino ha l’ambizione (il programma dell’edizione 2026 è stato pensato proprio con questa missione) di contribuire ad accelerare una coesione territoriale sulla scia delle moderne Smart Land europee, capaci di disegnare modelli industriali sostenibili, innovativi e persino attrattivi per i giovani.

 

Coldiretti Torino è contraria al cambio d’orario del CAAT

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“Siamo nettamente contrari al cambio di orario di vendita al CAAT, il Centro Agro Alimentare. I consumatori hanno diritto a un cibo di qualità, e la prima componente di questa è la freschezza. Inoltre un’idea del genere porterebbe a una fuga di clienti in un momento delicato per il settore Agro Alimentare torinese”. Ferma la posizione di Coldiretti Torino, espressa dalle parole del presidente Bruno Mecca Cici, contro la proposta di variazione d’orario avanzata dal presidente di Fedagro Torino-Apgo, Vittorio Rovetta, che vorrebbe posticipare l’orario di vendita alle ore diurne. Oggi l’apertura alle vendite è fissata alle 3.30 del mattino. Il sindacato agricolo che al CAAT raggruppa la maggioranza dei produttori agricoli, avvisa che la conseguenza radicale di variazione dell’orario potrebbe comportare l’abbandono del CAAT da parte di alcuni acquirenti, che hanno già manifestato la volontà di rivolgersi a mercati all’ingrosso limitrofi, aventi orari più confacenti alle loro esigenze, e ribadisce la totale contrarietà dei soci alla variazione di orario. La reazione di Coldiretti Torino nasce dalla dichiarazione del presidente di Fedagro Torino-Apgo, espressa in seguito al sopralluogo organizzato dalla terza commissione consiliare della Città di Torino, avvenuto il 30 gennaio scorso. Fedagro vorrebbe cambiare l’orario del mercato all’ingrosso CAAT entro il prossimo mese d’aprile. Al CAAT sono presenti 101 produttori agricoli e 76 grossisti. Le ragioni d’opposizione al cambio d’orario le spiega Simone Gili, rappresentante di Coldiretti nel CAAT.

“Un orario d’apertura del mercato all’ingrosso mattutino o pomeridiano – afferma Gili – andrebbe a interferire con i tempi dell’agricoltura e dell’allevamento. Le aziende agricole, soprattutto a conduzione familiare, si troverebbero in difficoltà a reperire manodopera specializzata che li sostituisca, con conseguente aumento dei costi di produzione. Inoltre, un’apertura dei mercati nel periodo pomeridiano faciliterebbe il deperimento del prodotto in vendita. Immaginiamo, per esempio, che fine potrebbero fare gli ortaggi a foglia in un pomeriggio estivo. Inoltre i mercati comunali, dove confluisce la merce degli agricoltori del CAAT, hanno orari mattutini. I commercianti comprano prima dell’alba per avere il prodotto fresco sul banco all’inizio dei mercati. L’acquisto in orario diurno comporterebbe lo stoccaggio della merce in magazzini per poi ricaricarla sui mezzi e recarsi ai mercati, il che vorrebbe dire un ulteriore aggravio logistico per le ditte che hanno il banco ai mercati, e che spesso sono composti da soli membri di famiglia”.

“Le aziende che rappresentiamo – aggiunge il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – gli operatori su area pubblica, agricoli e commerciali, non hanno espresso volontà di modifiche all’orario di apertura alle vendite, perché consolidati in una routine quotidiana che tiene conto delle necessità aziendali, dei tempi di spostamento per raggiungere le aree mercatali della Provincia di Torino e in quelle limitrofe, degli orari di apertura al pubblico dei mer ATI e dei flussi di traffico presenti nell’area metropolitana”.

Coldiretti Torino apprezza invece il lavoro di preparazione del nuovo piano di sviluppo complessivo del CAAT, strumento di visione che dovrebbe affrontare i rapporti con le filiere, i tempi di approvvigionamento alimentare di un’are urbana popolata da oltre 1 milione di consumatori, ma anche temi come la logistica integrata e la digitalizzazione.

Mara Martellotta

PoliTo: l’incubatore I3P premiato a Parigi

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Startup Ecosystem Stars Awards 2025

 

Conferito dall’International Chamber of Commerce (ICC) e da Mind the Bridge, in collaborazione con l’OCSE e la Commissione Europea, il premio internazionale ha riconosciuto la leadership e le best practice dell’Incubatore del Politecnico di Torino.

La terza edizione degli Startup Ecosystem Stars (SES) Awards, tenuta a dicembre 2025 presso il quartier generale dell’International Chamber of Commerce (ICC) a Parigi, si è conclusa con la premiazione di 54 vincitori globali, selezionati tra le principali organizzazioni al mondo che promuovono gli ecosistemi dell’imprenditoria innovativa a livello locale, regionale o nazionale. Tra le realtà che hanno conquistato il riconoscimento c’è I3P, l’Incubatore del Politecnico di Torino, incluso tra le 36 “Stars” del 2025 e una delle sole 3 provenienti dall’Italia. Assegnati dall’ICC e da Mind the Bridge, in collaborazione con l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e la Commissione Europea, i SES Award sono un riconoscimento della leadership e delle best practice adottate da enti, associazioni e cluster di settore nel supporto allo sviluppo e all’internazionalizzazione delle startup attive sul territorio, con particolare attenzione agli sforzi del settore pubblico volti a favorire ecosistemi di startup dinamici, competitivi e di grande impatto. Il premio è suddiviso nelle due categorie “Stars”, assegnata alle organizzazioni di spicco che hanno dimostrato un impatto duraturo e un’eccellenza a tutto tondo nel sostegno al proprio network imprenditoriale di riferimento, e “Rising Stars”, rivolta ai soggetti che stanno seguendo un percorso promettente nel diventare leader nella creazione di ecosistemi innovativi. L’incubatore d’impresa I3P, fondato nel 1999 e già riconosciuto come uno tra i migliori e più longevi incubatori universitari anche al di fuori dell’Italia, è stato selezionato come Startup Ecosystem Star 2025 in virtù della portata e della qualità del suo portfolio di imprese innovative, che ad oggi sfiora le 400 startup passate per il percorso di incubazione standard, nonché per la sua dimensione ecosistemica complessiva e per la capacità di creare reti di player di primo piano in grado di offrire supporto concreto alla nuova imprenditorialità. In particolare, il premio a I3P è stato riconosciuto per l’eccellenza nella dimensione “Talent & Research”, in relazione al supporto alla valorizzazione delle competenze scientifiche e al trasferimento tecnologico. La selezione delle realtà più meritevoli del premio è stata operata da due organizzazioni internazionali con una grande esperienza in materia di imprenditoria innovativa. L’International Chamber of Commerce – presente anche nel nostro Paese con ICC Italia – è l’organismo che rappresenta istituzionalmente oltre 45 milioni di aziende in più di 170 paesi: la sua missione principale è quella di rendere il commercio internazionale più efficace e inclusivo per tutti, ogni giorno, ovunque. Tra i suoi membri figurano molte delle principali aziende mondiali, PMI, associazioni imprenditoriali e camere di commercio locali, tra cui la Camera di commercio di Torino, uno dei soci di I3P insieme al Politecnico di Torino. Mind the Bridge è invece una società di consulenza globale che promuove lo sviluppo economico e mette in connessione il mondo corporate con i principali startup ecosystem mondiali. Fondata nel 2007 dall’imprenditore e business angel italiano Marco Marinucci, oggi Mind the Bridge ha sede nella Silicon Valley e uffici in tre continenti: la società lavora con oltre 10.000 startup all’anno, supportando le grandi aziende con iniziative di Open Innovation e servizi di benchmarking. Giuseppe Scellato, Presidente di I3P, ha dichiarato: “Siamo onorati di aver ricevuto il premio Startup Ecosystem Star 2025 dall’International Chamber of Commerce e da Mind the Bridge: ci fa molto piacere che l’ecosistema di imprese innovative sviluppato e supportato ogni giorno dall’Incubatore del Politecnico di Torino da più di 25 anni sia oggi al centro di valutazioni e riconoscimenti di livello internazionale. Questo risultato ci spingerà a crescere ulteriormente e a intensificare le attività di internazionalizzazione per raggiungere obiettivi ancora più alti nei prossimi anni, sempre a vantaggio delle nostre startup.” Giuliana Mattiazzo, Vicerettrice per l’Innovazione scientifico-tecnologica del Politecnico di Torino, ha commentato: “Siamo orgogliosi di questo riconoscimento che riflette l’impegno del Politecnico di Torino nel trasferimento tecnologico e nell’innovazione, anche attraverso la creazione di nuove startup, per accrescere l’impatto industriale delle attività di ricerca. Il premio conferma la crescita dell’ecosistema per l’imprenditorialità innovativa del territorio anche grazie con il contributo del nostro Ateneo.” Massimiliano Cipolletta, Presidente della Camera di commercio di Torino, ha sottolineato: “Questo premio conferma il valore positivo della collaborazione delle imprese con le istituzioni accademiche per lo sviluppo di soluzioni innovative di qualità. Una sinergia che la Camera di commercio promuove facendosi parte attiva di un network di accompagnamento alle startup, dalla loro nascita – con un registro dedicato e ricerca di finanziamenti – al loro sviluppo attraverso servizi dedicati ad incrementarne la capacità innovativa.”

La Fondazione Marazzato racconta i suoi valori in un video

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Celebrazione del passato e visione del futuro, salvaguardia della storia e dell’ambiente, cultura d’impresa e attenzione alle nuove generazioni, sono molti i dualismi che si possono trovare nei valori promossi dalla Fondazione Marazzato, da oggi riassunti e illustrati da un breve e suggestivo videocorporate. In appena due minuti e mezzo di parole e immagini, amalgamate dal tocco sapiente del regista Matteo Bellizzi, a cui si deve già il docufilm “Il sogno di Carlo”, presentato lo scorso aprile e dedicato alle origine della Collezione Marazzato, descrivono i valori fondanti di questo ente, nato nel 2023 intorno al patrimonio rappresentato dalla collezione di mezzi storici, unico in Europa, e da cui si sviluppano una serie di iniziative legate non soltanto alla cultura motoristica.

La Fondazione Marazzato è infatti attiva in ambiti che vanno dalla responsabilità sociale, con iniziative benefiche a sostegno della ricerca contro i tumori, promossa dalla Fondazione Umberto Veronesi, ai progetti di sensibilizzazione e di formazione dei più giovani su tematiche legate all’ambiente e alla sostenibilità. Dai mezzi prende spunto la valorizzazione della cultura d’impresa, grazie alla collaborazione e ai contatti di aziende, associazioni e musei anche del territorio vercellese, con cui esiste un legame profondo. Particolarmente forte è la tutela dell’ambiente, che la Fondazione eredità dall’azienda da cui trae origine: il Gruppo Marazzato, leader nei servizi ambientali, nelle bonifiche e nel trattamento dei rifiuti industriali , riconosciuta essa stessa come società benefit nel 2023. Essa realizza, attraverso la Fondazione, progetto finalizzati al benessere e alla collettività, applicando la stessa visione imprenditoriale che la guida agli obiettivi dell’Ente.

Il Gruppo Marazzato nasce nel 1952 e si occupa di servizi ambientali, con otto sedi nel Nord Ovest, e un raggio d’azione nazionale grazie alle reti cui aderisce. Con 300 dipendenti e un parco mezzi di oltre 250 unità, fornisce servizi di gestione, intermediazione e trasporto dei rifiuti industriali, bonifiche ambientali, rimozione di amianto, serbatoi e spurghi. Nel febbraio 2023 il Gruppo ha dato vita alla Findazione Marazzato, che si occupa delle iniziative legato al mondo CSR, della sostenibilità ambientale e della preservazione del patrimonio culturale, con particolare riferimento alla collezione privata di mezzi storici, composta da oltre 250 veicoli e custodita presso lo showroom di Stroppiana, nel vercellese.

www.fondazionemarazzato.com

Mara Martellotta

Nuovi format per Horeca Expoforum

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Dal mondo della ristorazione, dell’ospitalità e della caffetteria (Ho.Re.Ca.) torna a Lingotto Fiere, dal 15 al 17 marzo prossimo, per la terza edizione di Horeca Expoforum, il salone professionale organizzato da GL Events Italia. Nei 14 mila mq del Padiglione 3, la manifestazione si presenta con un respiro sempre più internazionale grazie alla partecipazione di espositori europei, confermando il proprio ruolo di riferimento per il comparto. Cresce del 30% la presenza del comparto caffè e aumentano gli espositori del beverage. Protagonista anche l’artigianalità italiana attraverso aziende che portano specialità gastronomiche, attrezzature professionali e prodotti di alta qualità, offrendo una panoramica completa del patrimonio agroalimentare nazionale. Tra le novità, per la prima volta è presente la Regione Piemonte con PiemonteIS, uno spazio dedicato ad approfondimenti e dibattiti, show cooking e momenti di confronto tra istituzioni, imprese e professionisti, con l’obiettivo di valorizzare le eccellenze del territorio e favorire nuove opportunità di network e sviluppo di tutta la filiera Ho.Re.Ca.

Debutta anche Alimentability, festival dedicato all’informazione agroalimentare etica e consapevole, promosso da Gruppo ASA Associazione Stampa Agroalimentare Italiana.

“Horeca Expoforum arriva a poca distanza dalla recente investitura della cucina italiana a Patrimonio UNESCO, riconoscimento straordinario per una grande eccellenza del settore – dichiara Gàbor Ganczer, AD di GL Events Italia – la manifestazione intende trasformare questo prestigioso riconoscimento in un motore di rilancio per tutta la filiera dell’ospitalità, volendo offrire uno spazio in cui la qualità, la creatività e l’artigianalità italiane possano trovare nuova energia”.

Il canale occupa un ruolo di preminenza nell’economia nazionale: stando all’ultimo report della Camera di Commercio di Torino, risalente a settembre scorso, in Piemonte le imprese riconducibili al canale Horeca sono quasi 30 mila, il 7,1% del tessuto imprenditoriale regionale. A livello italiano, il Piemonte rappresenta il 6,4% dell’indotto su un totale di circa 460 mila imprese, il 90,8% delle quali svolge servizi di ristorazione e bar.

Cresce del 30% il numero di espositori del comparto caffè, anche grazie alla collaborazione con SCA Speciality Coffee Association, che torna con un’area dedicata a competizioni, a torrefattori da tutto il mondo e rifornisce innovative. Al suo fianco tante realtà radicate sul territorio piemontese, di cui alcune presenti per la prima volta, come Malabar e Dicaf, mentre tornano Caffè Ghigo e Perrero Caffè.

Il Salone rafforza inoltre la propria dimensione nazionale con aziende da tutta Italia, tra cui Caffè Pascucci (PU) e che debuttano come Gruppo Izzo (FR). Significativa anche l’espansione del beverage con new entry di distributori di Bever Food e Nuova Alba 82. Non mancano piccoli imprenditori d’alta qualità come La Torinese e Suqqo, che presenta estratti naturali, dal Cuneese il birrificio Refuel Brewing e La Corte, che produce erba latte, il primo latte italiano certificato da Agricoltura Simbiotica, un metodo che rigenera il suolo senza uso di pesticidi e garantisce agli animali un’alimentazione naturale. Da Novare provengono gli energy drinks B52, distribuiti da Deas, mentre la viticoltura del Grossetano sarà rappresentato dalla Tenuta La Parrina. Torna inoltre Coca Cola, che presenterà le bevande Lurisia, storico marchio piemontese parte del suo portafoglio.

Tra i temi di questa edizione, vi è la valorizzazione dell’eccellenza artigiana: al fianco di una vasta rappresentanza piemontese, alla manifestazione prendono parte aziende provenienti da tutta Italia, tra queste il caseificio mantovano Latteria Agricola San Pietro, produttore di Grana Padano DOP, la Parmigiana 50 Bio, nel campo delle conserve alimentari, da Bergamo Baldassarre Agnelli, impresa leader in forniture da cucina e utensili, la trevigiana Rumori, specializzata in polpette, che metterà a disposizione il proprio food track. Da Montichiari (BR) i suinicoltori Salumi Sei Colli, esperti di insaccati e formaggi. Dalla Sicilia, Fruit Service di Bronte, produttore e distributore di pistacchi nel mondo. A confermare il ruolo del Salone ci saranno le principali associazioni di categoria per la pasticceria, la Scuola Italiana Pizzaioli per la Panificazione, La FIC per la cucina e l’Accademia IFSE di alta formazione gastronomica. Accanto alle realtà di settore saranno presenti anche organizzazioni di imprenditoria e commercio come Federalberghi, ASCOM, Confartigianato, CNA, Confesercenti e API.

15-17 marzo 2026 – ore 9.30/18.30 – Padiglione 3 Lingotto Fiere, via Nizza 294. Evento dedicato ai professionisti del settore Ho.Re.Ca. con ingresso gratuito previo accredito sul sito della manifestazione.

Mara Martellotta

Inaugurato il Competence Center SEASTAR,

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 Istituito dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Politecnico di Torino e IIT Istituto Italiano di Tecnologia

Taglio del nastro all’Environment Park venerdì 30 gennaio scorso per il Competence Center SEASTAR, alla presenza del Ministro dell’Ambiente e Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, del Rettore del Politecnico di Torino Stefano Paolo Corgnati e del Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia, Giorgio Metta.

Dopo i saluti istituzionali del presidente di Environment Park, Giacomo Portas, si sono tenute una breve tavola rotonda tra le istituzioni coinvolte nel progetto per confermare impegni e obiettivi del Centro, e la visita ai laboratori di avanguardia.

Il Centro di competenza SEASTAR, per lo sviluppo del quale è stato sottoscritto un accordo tra il MASE, il Politecnico di Torino e IIT, costituisce un centro di aggregazione e di integrazione delle competenze sul tema della conversione dei giacimenti di idrocarburi esauriti, dello stoccaggio sotterraneo dei fluidi e della Sicurezza per la produzione degli idrocarburi e dei fluidi stoccati nel sottosuolo, in particolare lo offshore. Grazie al supporto del MASE e agli importanti investimenti di infrastrutture, nel corso degli anni SEASTAR ha potuto crescere eaffermarsi come un centro di livello internazionale.

Oggi per l’hub si apre una nuova fase: grazie ai laboratori all’avanguardia e alle sue attrezzature specialistiche, inclusa una galleria del vento di grandi dimensioni, svilupperà e testerà sempre più soluzioni tecnologiche per la transizione energetica, inclusi idrogeno e metano verde, monitoraggio ambjentale, nuovi materiali, cattura e utilizzo del carbonio, sticcaggio elettrico e geologico dei fluidi.

“Negli anni il Centro di Competenza SEASTAR è divenuto un riferimento internazionale sul tema della transizione verso un futuro a basso tasso di carbonio, costituendo un terreno comune di lavoro e di confronto per i ricercatori di molte università italiane ed Enti pubblici di ricerca, anche in collaborazione con  le PMI e l’industria – dichiara il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin – oggi inauguriamo i laboratori verso i quali il Ministero ha dato un grande contributo, e che rappresentano un momento di condivisione e incontro fra diversi livelli delle amministrazioni della ricerca sul piano della transizione energetica. Sono certo che ciò che si svilupperà nei prossimi anni porterà a risultati di grande impatto, in funzione agli obiettivi strategici del Ministero nel settore energetico”.

“Con l’inaugurazione del Centro SEASTAR si apre una nuova fase per un progetto che ha raggiunto la piena maturità scientifica e infrastrutturale – commenta il rettore del Politecnico di Torino Stefano Corgnati – il Centro offre un contributo concreto alla sostenibilità e alla sicurezza energetica del Paese. Il Politecnico di Torino opera mettendo a disposizioni strutture, competenza e capitale umano altamente qualificato con l’obiettivo di trasformare la ricerca in soluzioni operative applicate a supporto del sistema industriale delle politiche pubbliche”.

Le principali tematiche affrontate da SEASTAR sono la sostenibilità e la sicurezza delle tecnologie Oil e Gas, nella fase di transizione ad un’economia Low Carbon. La sostenibilità e la sicurezza della dismissione e/o conversione degli impianti-infrastrutture Oil e Gas arrivati a fine vita, come le piattaforme offshore nei mari italiani, che oggi sono 136; la conversione di giacimenti di idrocarburi esauriti per lo stoccaggio sotterraneo di Metano “verde”, di idrogeno e/o di anidride carbonica. La compatibilità dei materiali all’idrogeno e/o all’anidride carbonica, gli aspetti normativi della transizione. Obiettivo principale dell’accordo SEASTAR è rappresentato dalla ricerca applicata e il trasferimento tecnologico, e la disseminazione delle competenze multidisciplinari sul territorio, per stimolare lo sviluppo e la crescita nei settori tecnologici e innovativi connessi alla transizione energetica.

“La transizione energetica rappresenta una delle più grandi sfide del nostro tempo e richiede un cambiamento profondo a partire dalla ricerca – commenta Giorgio Metta, Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia – con SEASTAR dobbiamo mettere le tecnologie più avanzate al servizio di soluzioni concrete per la sostenibilità, uno dei pilastri del piano strategico di IIT. Questo centro è un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni e ricerca, capace di trasformare conoscenza scientifica in impatto reale sull’industria e il territorio”.

Mara Martellotta