ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 3

Chieri aderisce al Distretto “Carne Bovina di Razza Piemontese”

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Sostegno al mondo agricolo, tutela del territorio, qualità della carne e benessere animale

Sicchiero e Carillo: “Grazie al Distretto sarà possibile sviluppare iniziative comuni, favorire la collaborazione tra gli operatori e cogliere opportunità di finanziamento e sviluppo”

 

Il Comune di Chieri ha aderito al Distretto del Cibo di prodotto “Carne Bovina di Razza Piemontese” e sottoscritto nella giornata di ieri, a Carmagnola, il relativo Accordo del Distretto, che consentirà di presentare la candidatura alla Regione Piemonte per il riconoscimento. Lo annunciano il Sindaco Alessandro Sicchiero e l’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo Biagio Fabrizio Carillo: «L’adesione del Comune di Chieri al Distretto del Cibo della filiera della carne bovina piemontese rappresenta una scelta strategica per valorizzare il nostro territorio, le nostre aziende agricole e una delle eccellenze agroalimentari più riconosciute del Piemonte: la carne della razza Piemontese, conosciuta anche come Fassona. Per Chieri questa adesione significa partecipare attivamente a un progetto di valorizzazione economica, ambientale e culturale del territorio, promuovendo il ruolo dell’agricoltura, sostenendo le aziende locali e favorendo una maggiore conoscenza del percorso che porta dalla produzione agricola al consumatore. La filiera della carne piemontese non rappresenta soltanto un prodotto di eccellenza, ma anche un patrimonio di competenze, paesaggio rurale e identità territoriale. Attraverso il Distretto sarà possibile sviluppare iniziative comuni, promuovere la qualità delle produzioni, favorire la collaborazione tra gli operatori e cogliere opportunità di finanziamento e sviluppo. Con questa adesione Chieri conferma la propria attenzione verso il mondo agricolo e il proprio impegno nel costruire un modello di sviluppo in cui tradizione, innovazione e sostenibilità possano convivere».

Il Distretto del Cibo, che ha come Comune capofila Carmagnola, nasce con l’obiettivo di creare una rete tra Comuni, allevatori, imprese agricole, operatori della trasformazione, della ristorazione e altri soggetti del territorio, lavorando insieme per rafforzare una filiera sostenibile, di qualità e legata alla tradizione locale.

Aggiunge l’assessore Biagio Fabrizio Carillo: «Particolare attenzione viene dedicata al benessere animale, perché la qualità della carne è strettamente legata alla qualità dell’allevamento. Ambienti adeguati, ricoveri e box correttamente progettati e gestiti, spazi sufficienti, alimentazione equilibrata e attenzione alla salute degli animali sono elementi fondamentali per garantire un percorso virtuoso che parte dall’allevamento e arriva fino al consumatore. Un animale allevato in modo attento contribuisce alla produzione di una carne più sicura e di qualità. Aderendo al Distretto Chieri vuole sostenere un modello agricolo che unisce tutela del territorio, attenzione all’ambiente e pratiche rispettose degli animali, rafforzando così il legame tra produttori locali e comunità».

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Piano Aria, Uncem: “Valorizzare energia biomasse”

“Sarebbe assurdo e poco lungimirante bloccare l’energia dal legno in Piemonte e in Italia, la più rinnovabile delle energie. Uncem fa e farà di tutto, anche con il Cluster Legno Piemonte neonato, per dare valore alle filiere e per valorizzare l’energia dal legno, nelle case, per i Comuni, nelle montagne e nei paesi. Il Piano della qualità dell’aria appena approvato dal Piemonte fa un percorso che andrà perfezionato, proprio sulle biomasse, ma gli emendamenti inseriti in fase di dibattito in Consiglio regionale sono interessanti. In particolare nel dare valore alle filiere corte. Attenzione però a non bloccare le stufe a quattro stelle, favorendo le migliori, come quelle ad accumulo, per una visione ideologica che però porterebbe i costi di un singolo apparecchio domestico oltre i 10mila euro. Uncem dice NO all’ideologia per gli impianti più efficienti d’Europa, a compensazione delle misure sul traffico. Il Piano piemontese evidenzia che in primavera apriranno i bandi, 12,4 milioni di euro, per la messa a norma delle canne fumarie, la sostituzione di stufe e camini con generatori ad alte prestazioni e l’installazione di sistemi filtranti sulle caldaie esistenti. Uncem lo ritiene positivo. Accanto a questo sono previsti 1,9 milioni per la manutenzione professionale degli impianti e per la riduzione dei fabbisogni energetici degli edifici riscaldati a biomassa, e incentivi per l’uso di combustibili provenienti da filiera locale e sostenibile. Le biomasse vanno favorite in particolare in montagna e in collina. Serve una azione che favorisca le filiere corte, chi opera sui territori, chi agisce per dare valore a 1 milione di ettari di bosco del Piemonte”.

Così Roberto Colombero, Presidente Uncem Piemonte e Presidente del Cluster Legno Piemonte.

Al via il bando ampliamento Tunnel di Tenda

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Anas (Gruppo FS Italiane) ha pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea il bando di gara per i lavori di alesaggio, vale a dire allargamento, della canna storica del tunnel di Tenda, per un valore di 120,12 milioni di euro nel quadro di un investimento complessivo pari a circa 140 milioni di euro.

“A pochi giorni dall’approvazione del progetto esecutivo da parte del nostro Consiglio di Amministrazione e dal successivo via libera della Commissione Intergovernativa – ha dichiarato il Commissario Straordinario e AD di Anas Claudio Andrea Gemme – siamo arrivati alla pubblicazione della gara d’appalto. Un risultato apprezzabile anche in termini di efficienza amministrativa. Con la pubblicazione del bando entriamo nella fase operativa di un progetto che potenzierà in modo concreto la mobilità tra il Piemonte e le Alpi Marittime”.

Le domande di partecipazione, corredate di tutta la documentazione amministrativa richiesta, dovranno pervenire sul Portale Acquisti di Anas (https://acquisti.stradeanas.itentro e non oltre il 7 settembre 2026. Il termine di scadenza per eventuali richieste di chiarimenti è fissato per il giorno 21 agosto 2026.

Il progetto di adeguamento dello storico tunnel ottocentesco del Tenda prevede un intervento di alesaggio che comporta l’allargamento della canna esistente. A seguito dei lavori, il tunnel disporrà di una piattaforma stradale larga 6,50 metri, comprensiva di banchina e corsia di emergenza, così da consentire anche il transito affiancato di eventuali mezzi di soccorso.

La circolazione all’interno della galleria sarà organizzata in senso unico, dalla Francia verso l’Italia, mentre la nuova canna già in esercizio ospiterà la circolazione dall’Italia in direzione Francia. Il progetto include la realizzazione di by‑pass carrabili e pedonali che collegheranno la nuova canna in esercizio con quella storica allargata. Le dotazioni tecnologiche previste replicheranno i sistemi ad alta automazione già installati nel nuovo tunnel, con particolare attenzione ai dispositivi di rilevazione delle criticità di traffico e alle soluzioni impiantistiche dedicate alla sicurezza.

Scomparsa dei negozi di vicinato: la proposta Fesica

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Per un’economia di prossimità che unisca salario, identità e innovazione
CARO DIRETTORE,
con una media drammatica di circa 40 micro-attività che chiudono i battenti ogni giorno in Italia, il nostro Paese non sta perdendo soltanto serrande su strada, ma il cuore battente della propria identità urbana, sociale ed economica. Di fronte all’avanzata della Grande Distribuzione Organizzata, del commercio elettronico e delle catene a basso costo, la sindacalizzazione e la tutela del lavoro non possono limitarsi alla nostalgia: serve un patto di realtà tra Stato, lavoratori e impresa. A sottolinearlo è la Fesica, organizzazione sindacale in prima linea nella tutela dell’artigianato. Il sindacato interviene nel dibattito nazionale per rivolgere al Governo una proposta chiara e pragmatica, condividendo appieno le recenti dichiarazioni del presidente di Conflavoro PMI, Roberto Capobianco, ai microfoni di “Morning News” di Mediaset.
“Non possiamo ignorare la realtà quotidiana di milioni di lavoratori e famiglie italiane che affrontano salari tra i più bassi d’Europa”, dichiara il sindacato autonomo dei lavoratori. Un lavoratore con una busta paga al limite della sussistenza non sempre può permettersi il prosciutto di alta gastronomia nella bottega sotto casa, ma deve far quadrare i conti scegliendo la convenienza della GDO o del grande centro commerciale. Demonizzare il consumatore o i nuovi modelli distributivi — che pure garantiscono occupazione a migliaia di addetti — è un errore d’analisi. La vera priorità è restituire potere d’acquisto agli italiani e, contemporaneamente, mettere i micro-negozi nelle condizioni di competere dove ha senso farlo”.
La crisi del commercio di vicinato e dell’artigianato non è solo una questione di prezzi, ma risponde a un vero e proprio cambio d’epoca culturale e generazionale. I giovani di oggi legittimamente cercano un equilibrio tra vita privata e lavoro e non vedono più nel sacrificio di 10-12 ore giornaliere, sei giorni su sette compresa spesso la domenica, un modello di vita sostenibile per margini di guadagno sempre più ridotti. Per questo la Fesica ritiene che la risposta non possa essere “resistere come nel Novecento”, ma innovare l’organizzazione del lavoro e dell’offerta. Per salvare le botteghe storiche e l’artigianato senza fare pura assistenza a fondo perduto, la Fesica chiede al Governo e agli enti locali un pacchetto di interventi strutturali basato su quattro pilastri:
• Zero tasse sul lavoro di prossimità (Cuneo fiscale azzerato per le micro-imprese): Il costo del lavoro e la burocrazia per un piccolo artigiano o un negozio di quartiere non possono essere equiparati a quelli di una multinazionale. Serve una fiscalità di vantaggio mirata per chi mantiene viva la presenza nei centri storici e nelle periferie;
• Incentivi al “ricambio generazionale ibrido”: Agevolazioni a fondo perduto e credito d’imposta per i giovani che rilevano botteghe storiche digitalizzandole — introducendo vendita e-commerce locale, orari flessibili e servizi integrati di quartiere (punti ritiro, consegne a domicilio ad impatto zero, servizi alla persona);
• Calmiere sulle locazioni commerciali e TARI differenziata: Blocco degli affitti speculativi nelle città d’arte e riduzione drastica delle imposte comunali (TOSAP, TARI) per chi svolge una funzione di utilità sociale, presidio del territorio e sicurezza urbana;
• Patto di filiera tradizione-distribuzione: Favorire accordi in cui la stessa GDO e le piattaforme online riservino spazi d’eccellenza e vetrine digitali ai prodotti dell’artigianato locale, integrando la micro-produzione nelle grandi reti logistiche invece di soffocarla.
Un quartiere senza botteghe è, tra l’altro, un quartiere più buio, meno sicuro e socialmente più solo. L’artigianato italiano è la storia dei nostri padri e la qualità del nostro futuro. Ma per salvarlo non servono pianti sulla tradizione, serve una politica economica coraggiosa che aumenti i salari reali degli italiani, riduca le tasse su chi crea lavoro dal basso e aiuti le nuove generazioni a fare impresa in modo sostenibile. Competere sul prezzo è impossibile, vincere sulla qualità e sul servizio è ancora fattibile, ma solo se lo Stato fa la sua parte”, conclude la Fesica.

Fibra ottica a Carmagnola con Fibercop

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FiberCop, gestore dell’infrastruttura digitale più estesa e capillare del Paese, prosegue i lavori di potenziamento della rete internet in fibra ottica, fino alle abitazioni (FTTH), nel territorio di Carmagnola, in provincia di Torino.

 

Le attività per la realizzazione della nuova rete a banda ultralarga, previste dal ‘Piano Italia 1 Giga’ nell’ambito del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), hanno già interessato diverse aree del territorio comunale e si sono concluse entro la scadenza prevista. Gli interventi per il proseguimento dei lavori saranno interamente finanziati da FiberCop con l’obiettivo di rendere progressivamente disponibili collegamenti ultraveloci.

 

L’infrastruttura digitale predisposta da FiberCop può raggiungere una velocità fino a 10 Gigabit al secondo e permetterà di accelerare i processi di digitalizzazione di cittadini, imprese e pubblica amministrazione, consentendo la fruizione di servizi innovativi, quali lo streaming in 4K, lo smart working, la telemedicina e i servizi digitali come, ad esempio, la gestione del traffico, dell’illuminazione pubblica e il monitoraggio ambientale. Inoltre, la fibra ottica contribuirà ad aiutare l’ambiente grazie alla riduzione delle emissioni di CO2.

 

“L’estensione della rete in fibra ottica rappresenta un investimento importante per il futuro della nostra città e un passo concreto verso un territorio sempre più connesso e moderno. Disporre di un’ampia ed efficiente infrastruttura digitale significa offrire a cittadini, famiglie, imprese e professionisti migliori opportunità di accesso ai servizi, allo studio, al lavoro e all’innovazione, contribuendo a rendere Carmagnola ancora più attrattiva e competitiva. Ringrazio FiberCop per l’impegno profuso nella realizzazione dell’intervento e tutte le maestranze impegnate nei cantieri, così come i cittadini per la collaborazione e la comprensione durante l’esecuzione dei lavori, che saranno svolti con l’obiettivo di limitare il più possibile i disagi” – dichiara Ivana Gaveglio, Sindaco di Carmagnola.

 

“FiberCop continua a investire nella trasformazione digitale del Paese, promuovendo l’adozione della fibra ottica e facilitando l’accesso a servizi avanzati in tutto il territorio – dichiara Rosario Cristaudo, Responsabile Operations Area Nord Ovest di FiberCop. – La disponibilità di un’infrastruttura in grado di erogare volumi di traffico sempre maggiori attraverso connessioni stabili e veloci permetterà di sostenere le imprese nello sviluppo del loro business e di migliorare la qualità della vita dei cittadini, contribuendo alla crescita dell’economia locale”.

 

I lavori in programma

Gli interventi avranno inizio nel mese di agosto e proseguiranno fino a interessare la maggior parte del territorio comunale entro il 2026.

 

Per la realizzazione della rete saranno utilizzate, laddove possibile, infrastrutture già esistenti, mentre i nuovi scavi, ove necessari, saranno realizzati adottando tecniche innovative a basso impatto ambientale, con interventi sulla sede stradale di circa 10-15 centimetri. FiberCop opererà per limitare l’impatto sulla viabilità e procedere speditamente nella realizzazione della nuova rete.

 

I cittadini potranno verificare la copertura del servizio presso il proprio operatore telefonico e richiederne l’attivazione per beneficiare fin da subito delle prestazioni della nuova rete.

 

Commercio, 5 nuovi distretti: due a Torino Nord e Sud, uno nel Pinerolese, a Trofarello e a Castiglione

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 Bongioanni: «Fare rete per rilanciare commercio, servizi e comunità e riqualificare le periferie»

Nascono sul territorio piemontese cinque nuovi Distretti del Commercio, tutti nell’area della Città Metropolitana di Torino. Due a Torino città (Torino Sud e Torino Nord), uno nel Pinerolese, uno a Trofarello e uno nell’area di Castiglione Torinese. Sono i progetti risultati idonei e finanziabili fra quelli che hanno risposto al bando lanciato dalla Regione Piemonte lo scorso 14 maggio, voluto dall’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi Paolo Bongioanni. Il bando conta su una dotazione di 100mila euro, che andrà a sostenere i nuovi distretti nelle spese di costituzione e d’avviamento con un contributo di 20mila euro ciascuno. Con i nuovi 5, i Distretti del Commercio attivati in Piemonte salgono a 103, di cui 87 già operativi e 16 in corso di avviamento.

Soddisfazione dall’assessore Bongioanni: «Abbiamo chiuso a tempi di record un bando voluto per rispondere alla richiesta delle amministrazioni, dei territori e delle associazioni di categoria del commercio. Molto attesi i due di Torino, per i quali ho modificato la normativa che prevedeva il limite di un solo distretto per Comune. Sono tutti progetti di qualità, che dimostrano come presso gli operatori e le amministrazioni sia in costante crescita la consapevolezza di quanto sia importante fare rete, mettere in comune forze, competenze, servizi e progettualità per arginare la desertificazione commerciale e la concorrenza dei grandi centri commerciali, per rilanciare la competitività del commercio di vicinato, per migliorare la qualità della vita dei cittadini, il decoro delle periferie e la sicurezza delle comunità».

Due sono i Distretti Diffusi che nasceranno. Uno è il Distretto Diffuso del Commercio dell’Unione Montana del Pinerolese, con soggetto capofila l’Unione Montana del Pinerolese e l’adesione dei Comuni di Angrogna, Bibiana, Bobbio Pellice, Bricherasio, Luserna San Giovanni, Lusernetta, Prarostino, Roletto, Rorà, San Pietro Val Lemina, San Secondo di Pinerolo, Torre Pellice, Villar Pellice. L’altro è il Distretto Diffuso del Commercio Riviera del Po, con ente capofila il comune di Castiglione Torinese e che coinvolgerà anche i comuni di Cinzano, San Raffaele Cimena, Sciolze, Rivalba. Tre i Distretti Urbani: il Distretto Urbano del Commercio Torino Nord e il Distretto Urbano del Commercio Torino Sud, entrambi con soggetto capofila il Comune di Torino, e il distretto urbano di Trofarello. I due nuovi distretti urbani di Torino vanno ad affiancarsi a quello già esistente, esteso sul centro storico della città e zone limitrofe che comprendono piazza Vittorio Veneto e i Murazzi, Porta Palazzo e l’ambito di Borgo Dora, San Salvario, Vanchiglia e gli assi commerciali di via Sacchi e via Nizza, piazza Statuto.

Affinché possa essere dato seguito all’erogazione dei finanziamenti per la costituzione dei due nuovi Distretti Urbani di Torino, la Regione accerterà il rispetto del limite massimo annuo di 40 giornate di svolgimento nel 2026 per il mercatino denominato “Barattolo”, come stabilito dall’apposita convenzione sottoscritta tra la Regione Piemonte e la Città di Torino.

La spesa progettuale ammissibile per l’istituzione di un nuovo Distretto ammonta a 25mila euro: le agevolazioni concesse della Regione Piemonte coprono fino all’80% della spesa, ossia 20mila euro per ogni progetto, che andranno a coprire:

– Spese per la definizione e sottoscrizione del protocollo d’intesa obbligatorio necessario all’individuazione, funzionamento e costituzione del Distretto del Commercio, comprensive di attività di accompagnamento al partenariato, consulenze specialistiche, attività di informazione, ecc.

– Spese per la predisposizione del programma strategico di interventi per il Distretto del Commercio, comprensive di analisi sul tessuto economico del territorio interessato, approfondimenti specialistici, ecc.

– Spese di formazione, di comunicazione e di marketing territoriale per il coinvolgimento del maggior numero possibile di imprese del commercio nell’esperienza del Distretto del Commercio e per la promozione dell’iniziativa.

– Eventuali spese di incarico di un manager di Distretto.

Nasce il Tavolo Verde in Regione

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Agricoltura, Bongioanni: «strumento di consultazione fondamentale fra Regione e mondo agricolo piemontese»

La Giunta regionale del Piemonte, su proposta dell’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte Paolo Bongioanni, ha ufficialmente istituito il Tavolo Verde, strumento permanente di consultazione fra la Regione Piemonte e il mondo agricolo piemontese per il confronto e la discussione sugli orientamenti e le decisioni in materia di politiche agricole.

Spiega l’assessore Bongioanni: «Grazie a questa delibera, che istituisce formalmente il Tavolo Verde, conferiamo una veste istituzionale all’organismo consultivo destinato a diventare la sede principe per l’ascolto e la condivisione delle principali problematiche che interessano l’agricoltura piemontese: tanto nel definire orientamenti e assumere decisioni al livello propriamente regionale, quanto per un coordinamento costante con il livello nazionale per la tutela degli interessi comuni del settore primario della nostra regione. Ringrazio le associazioni di categoria e i rappresentanti del mondo cooperativo per i contributi che offriranno al nostro lavoro attraverso questo strumento».

Il Tavolo Verde è presieduto dall’assessore regionale all’Agricoltura. Ne fanno parte il Direttore della direzione Agricoltura e Cibo, o un suo delegato; un rappresentante designato da ciascuna delle tre associazioni datoriali di categoria più rappresentative a livello regionale (ColdirettiCiaConfagricoltura); un rappresentante designato da ciascuna delle organizzazioni rappresentative delle cooperative agricole (LegacoopConfcooperativeUecoopCopagri), e un segretario verbalizzante, individuato ogni volta dall’Assessore all’Agricoltura. Su proposta del Presidente, in casi particolari, il Tavolo Verde potrà essere allargato ad altri soggetti quali rappresentanti delle associazioni, degli enti locali e di strutture regionali competenti nelle materie di interesse comune, portatori di interessi, esperti e rappresentanti di altri enti. Il Tavolo resterà in carica fino alla scadenza della legislatura regionale, e comunque opera fino alla successiva ridesignazione.

Giachino: Perché la TAV e’ ancora più importante di prima

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“La incompetenza di molti, la mancata conoscenza dei benefici da parte di chi dovrebbe portarla avanti uno dei motivi della lentezza di un’opera che l’Italia avrebbe dovuto accelerare in  ogni modo”
Più si è consapevoli della importanza di una cosa e più si cerca di realizzarla in fretta. Cavour sapeva benissimo che senza traforare le Alpi rischiavamo la esclusione dalla rivoluzione industriale in corso in Europa così come sapeva che all’epoca il nostro PIL era 1/4 di quello inglese. Così in soli due mesi dopo la approvazione del progetto del Traforo del Frejus costituì la Società che avrebbe dovuto costruirlo e con Vittorio Emanuele II partirono prestissimo al mattino per andare a Bardonecchia a dare il via ai lavori . I lavori grazie anche al lavoro straordinario dei tre Ingegneri incaricati , Sommeiller, Grandis e Grattoni, terminarono prima del previsto . La Autostrada del Sole venne costruita in soli otto anni perché i Governi avevano letto bene la ricerca sulla povertà degli italiani fatta dal Parlamento italiano. Così il Piano Casa di Amintore Fanfani. Al contrario molti che si sono occupati sin qui della TAV non ne conoscono le enormi ricadute economiche, sociali e ambientali. Probabilmente è anche diminuita la sensibilità umana e politici e tecnici non sentono più come proprie le difficoltà dei senza lavoro e dei territori e pertanto se non è un anno sarà l’altro e così via.
L’Europa nei primi anni 90 volle realizzare una Rete di trasporti europea green, su rotaia , quando Greta non era ancora nata. La Rete è composta da 10 Corridoi che coprono l’Europa come una griglia quadrata. I corridoi trasversali come il corridoio dove c’è la Tav e l’altro al Nord sono essenziali per costruire la rete, non a caso Jacques Delors riteneva il Corridoio 5, si chiamava così prima di essere chiamato Mediterraneo, quello più importante.
La TAV è l’anello centrale del Corridoio Mediterraneo che partendo dal sud della Spagna raccoglierà merci e passeggeri del Portogallo arriverà a Lione e dí attraverso le Alpi attraverserà tutta la Pianura Padana sino a Kiev. In questi anni l’Europa ha implementato il progetto decidendo giustamente che i corridoi fossero collegati direttamente  ai porti proprio per facilitare il trasferimento dei container direttamente dalla nave alla rotaia. L’Italia grazie a una norma che ideai e feci approvare, nel 2009 quando ero al Governo , istituì il FERROBONUS il primo incentivo europeo alle aziende manifatturiere ad usare il treno anziché la strada. Per quanto riguarda le ricadute economiche e sociali nella Pianura Padana si incroceranno Corridoi che collegheranno paesi che producono oltre il 50% del PIL europeo . La comodità dell’uso del treno perdipiu veloce e moderno farà aumentare il numero dei passeggeri e quindi l’arrivo dei turisti internazionali alla Stazione di Susa e a quella di Torino. Tra recuperi di traffici logistici italiani che oggi perdiamo a favore dei porti e degli aeroporti tedeschi o olandesi e l’aumento dei traffici merci e passeggeri penso che la crescita della nostra economia potrà aumentare di almeno 1 punto di PIL con benefici per il nostro Bilancio pubblico e il nostro Debito importanti. Se abbiamo presente che da anni cresciamo dello zero virgola l’aumento di un punto di PIL dovrebbe essere l’obiettivo nazionale. Ecco perché da tempo sollecito una presa di posizione da parte della Premier, Giorgia Meloni.
Il ruolo della TAV però non si riduce solo al territorio europeo perché consentirà insieme alla costruzione della Nuova Diga di Genova alla Grande area logistica della Pianura Padana di  rappresentare la porta di accesso o di uscita delle merci dalla Europa all’Africa, al Medio e all’Estremo Oriente e viceversa.
Ovviamente ciò presuppone una politica della logistica che riduca le pastoie burocratiche e le inefficienze pubbliche e private oltre ad una politica turistica coordinata tra le Città e il Governo nazionale. Ecco perché le lentezze degli ultimi anni ai vari livelli locali e nazionali dopo il voto del Senato del 7.8.2019 sono stati gravi. La stasi dei lavori dalla parte italiana ha contribuito a generare la convinzione nei NOTAV che l’opera sia ancora bloccabile. Ecco perché stiamo pensando a una nuova Manifestazione che coinvolga tutta la Città a partire dal mondo del lavoro dai cantieri alla logistica, al turismo, ai giovani e agli anziani, alle Università ai Centri di ricerca perché la Tav dovrà segnare il rilancio economico e sociale di tutti i territori attraversati.
Mino GIACHINO
Associazione SITAV SILAVORO

Per le vacanze i piemontesi scelgono l’Europa

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Per l’estate, i piemontesi si orientano verso un ampioventaglio di destinazioni e tipologie di viaggio. A delineare le preferenze è un’analisi di Fiavet Piemonte, che fotografa le principali tendenze delle vacanze estive dei residenti della regione.

L’Europa continua a rappresentare la meta prediletta, con una particolare attenzione rivolta alle grandicittà. Tra le destinazioni in crescita spicca Cracovia, favorita dall’attivazione del collegamento aereo diretto con l’aeroporto di Torino. Restano inoltre molto richieste Grecia, Croazia e Albania, mentre tra le mete africane prevalgono l’Egitto, le localitàdel Mar Rosso, il Kenya e la Tanzania. Mantengono un buon livello di interesse anche i viaggi verso il Centro e il Sud America, scelti soprattutto da chi cerca itinerari più articolati e ricchi di esperienze.

Dall’analisi emerge anche una rinnovata preferenza per i viaggi organizzati, considerati una soluzione capace di offrire maggiore assistenza, sicurezza e tutela in uno scenario internazionale caratterizzato da diverse incertezze. Continuano a riscuotere successo anche le crociere all-inclusive nel Mediterraneo, mentre la permanenza media delle vacanze estive si conferma intorno a una settimana.

AI, Master PoliTo per la classe dirigente internazionale del futuro

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Le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale stanno trasformando il modo in cui imprese e pubbliche amministrazioni creano valore e competono, incidendo anche sulla capacità di perseguire obiettivi di sostenibilità e ottimizzazione delle risorse energetiche. La trasformazione digitale è soprattutto una questione di capacità organizzativa e manageriale, in cui competenze, governance e processi decisionali determinano la reale capacità di adottare e scalare l’IA. Sul piano infrastrutturale, l’Italia ha colmato parte del divario, con una copertura in fibra ottica FTTH superiore al 70%, in linea con la media UE. Tuttavia, questo progresso non si riflette ancora in un adeguato livello di maturità digitale: nelle imprese con meno di 50 addetti, solo il 14% ha adottato soluzioni basate su intelligenza artificiale1.

Il limite principale risiede nel capitale umano. Circa il 60% dei lavoratori italiani intervistati in una ricerca del Politecnico di Torino per Anitec-Assinform non ha competenze digitali adeguate per affrontare le attività quotidiane e professionali, né riesce a svolgerle con rapidità. Questo deficit di competenze rappresenta oggi il principale fattore di freno alla diffusione dell’intelligenza artificiale, più ancora della disponibilità delle tecnologie.

La sfida del post-PNRR si sposta quindi con decisione dal potenziamento delle infrastrutture alla costruzione di competenze, modelli di governance e capacità organizzative in grado di abilitare un’adozione efficace dell’innovazione. In questo contesto, la Scuola di Master e Formazione Permanente del Politecnico di Torino, in collaborazione con l’ITCILO (International Training Centre dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite), promuove la quinta edizione del Master in Technology and Public Policy – Achieving Social Impact, con l’obiettivo di formare decisori pubblici e privati capaci di comprendere l’impatto delle tecnologie, dall’intelligenza artificiale all’osservazione satellitare, dalle tecnologie digitali a quelle energetiche al quantum computing, nel processo di produzione delle politiche pubbliche. Il percorso fornisce infatti le competenze necessarie per utilizzare l’innovazione tecnologica come leva per migliorare la qualità delle politiche e dei servizi offerti, rendere più efficiente la gestione delle risorse e sviluppare risposte più efficaci alle sfide economiche, sociali e ambientali.

“La trasformazione in atto richiede un cambio di paradigma nella formazione della classe dirigente pubblica e privata. Per governare efficacemente società e processi decisionali complessi oggi non è più sufficiente una preparazione esclusivamente giuridica, economica o amministrativa: è necessario integrare competenze avanzate sulle tecnologie e in particolare sull’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di saperle impiegare in modo competente quando si prendono decisioni, e quindi nella progettazione e nell’implementazione delle politiche pubbliche”, commenta Stefano Sacchi, Vice Rettore del Politecnico di Torino, Professore di Scienza Politica, ideatore e Direttore scientifico del Master. “Al cuore del programma si situa la capacità di comprendere il rapporto tra innovazione tecnologica e regolazione, di valutare gli effetti economici, sociali, giuridici e istituzionali delle nuove tecnologie e di progettare interventi pubblici basati su evidenze. ll Master in Technology and Public Policy nasce proprio con questo obiettivo. È un percorso che ha anticipato in modo pionieristico una direzione oggi condivisa anche da alcune fra le più importanti università internazionali, ma che trova in questa iniziativa, giunta alla quinta edizione, la sua espressione più strutturata”.

Tecnologia come strumento per favorire l’impatto sociale, il piano di studi del Master – Il Master si fonda sull’idea che la tecnologia rappresenti uno strumento abilitante per l’impatto sociale e per il miglioramento delle politiche pubbliche. Il piano formativo integra competenze tecnologiche e di policy design, con vari moduli dedicati tra gli altri temi a intelligenza artificiale, tecnologie digitali e fisiche per l’inclusione, sostenibilità e governance pubblica, affiancati da attività laboratoriali, case study e il project work finale applicati a contesti reali. L’approccio didattico è fortemente interdisciplinare e combina formazione online, fase residenziale e lavoro progettuale finale, con l’obiettivo di sviluppare competenze operative immediatamente spendibili nei contesti istituzionali e organizzativi. Per questo sono particolarmente importanti i contenuti relativi alla valutazione rigorosa degli effetti e degli impatti delle politiche e degli interventi pubblici.

Il programma accoglie professionisti provenienti da tutto il mondo che operano ai più alti livelli della pubblica amministrazione, delle organizzazioni internazionali e dei governi nazionali. Le precedenti edizioni hanno visto la partecipazione di consiglieri ministeriali, advisor strategici per governi e istituzioni internazionali, dirigenti di sindacati e associazioni degli imprenditori nazionali e internazionali, responsabili delle politiche per lo sviluppo economico di livelli di governo nazionali e sovranazionali, di servizi statistici nazionali e di dipartimenti per la regolazione e la competitività di governi e imprese, confermando la vocazione internazionale del percorso e il suo posizionamento come programma di alta formazione per i decision maker pubblici.

Il Master apre a sbocchi professionali nei settori della governance pubblica, delle organizzazioni internazionali, della consulenza strategica e delle istituzioni impegnate nei processi di trasformazione digitale e innovazione delle politiche pubbliche, così come nei dipartimenti di regolazione e governance di imprese transnazionali.

Dalla sostenibilità alle sfide sociali, le competenze della nuova classe dirigente – I trend globali mostrano come l’avanzamento tecnologico, la digitalizzazione e l’evoluzione dell’intelligenza artificiale stiano ridefinendo i modelli di sviluppo, generando scenari sempre più complessi per sistemi economici e istituzionali. In questo contesto, i processi decisionali pubblici sono chiamati a evolvere per garantire risposte efficaci e tempestive alle nuove sfide economiche, sociali e ambientali.

Su queste direttrici si sviluppa il Master, che propone un percorso formativo orientato alla costruzione di competenze avanzate per la nuova classe dirigente pubblica. Il programma integra innovazione tecnologica, trasformazione digitale e intelligenza artificiale con la progettazione e l’attuazione di politiche pubbliche in contesti di cambiamento, dedicando particolare attenzione al ruolo della tecnologia nella transizione verso modelli di sviluppo più sostenibili. Il piano di studi approfondisce infatti temi come la transizione energetica, l’economia circolare, le città sostenibili, le politiche climatiche e l’innovazione per l’inclusione sociale, affiancandoli agli strumenti per la valutazione delle politiche pubbliche, all’analisi degli impatti, alle transizioni socio-tecniche e all’economia dell’innovazione e del lavoro, con l’obiettivo di fornire competenze integrate e immediatamente applicabili nei contesti decisionali.

Dall’Economia circolare al Quantum tech: i progetti dei partecipanti al master – Project Work rappresentano uno degli elementi centrali del Master e il principale momento di applicazione delle competenze acquisite. I partecipanti sono chiamati a sviluppare interventi concreti di politica pubblica su sfide economiche, sociali e ambientali, con l’obiettivo di elaborare soluzioni operative e verificabili a livello nazionale o internazionale e potenzialmente applicabili nei contesti istituzionali identificati.

Dalla transizione energetica alle tecnologie quantistiche, i lavori realizzati nelle precedenti edizioni testimoniano l’approccio concreto del Master. Tra questi, un progetto dedicato alla riconversione dell’area di Bełchatów (Polonia), focalizzato sul rapporto tra economia circolaredata center e nuove infrastrutture nucleari, e uno dedicato al quantum computing, che propone un modello per rafforzare le partnership internazionali in materia di ricerca, competenze e sviluppo tecnologico. Altri hanno affrontato la digitalizzazione della fiscalità immobiliare in Senegal, utilizzando intelligenza artificiale e dati satellitari per migliorare il censimento degli immobili e l’efficienza della riscossione tributaria; la progettazione di un framework regolatorio per la connettività satellitare nelle comunità indigene di Panama, con l’obiettivo di favorire l’accesso a istruzione, telemedicina e turismo sostenibile; e lo sviluppo di un sistema digitale di protezione sociale per i lavoratori informali, basato su identità biometrica e piattaforme integrate per garantire la portabilità dei benefici e un accesso più semplice ai servizi pubblici. I Project Work funzionano come un vero laboratorio di policy design applicato: sono seguiti da tutor dedicati e permettono di trasformare le conoscenze teoriche in soluzioni operative, con un impatto diretto sui processi di governance pubblica e innovazione.

Le iscrizioni al Master in Technology and Public Policy sono aperte fino alle ore 14.00 del 18 settembre 2026. Maggiori informazioni su requisiti di iscrizione, modalità del bando e scadenze sono disponibili sul sito ufficiale del Politecnico di Torino.