ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 216

Il Premio “Alfredo Biondi” al notaio Basso

Il Centro” Pannunzio” ligure ha istituito il Premio “Alfredo Biondi” avvocato penalista, deputato, senatore e ministro liberale di Genova che partecipo’ alla fondazione del Centro Pannunzio in Liguria. Alfredo Biondi, tra l’altro, fu anche il primo difensore di Enzo Tortora.“ Vogliamo ricordare  Biondi, principe del foro e liberale coerente, a due anni dalla morte, con un riconoscimento non effimero- dichiara Pier Franco Quaglieni – che quest’anno andrà al Notaio Luciano Basso, anche lui avvocato che, nella sua giovinezza, partecipo’ ,insieme alla moglie, alla vita del partito liberale di cui Biondi era leader. Il Premio a Basso è un dovuto riconoscimento ai liberi professionisti, una categoria benemerita, non sempre considerata come meriterebbe. Basso, nato  ad Albenga il 29 novembre 1953 e‘ sposato con la dott.  Laura Dagnino, ed ha due figli: Dominic e Sonia che ha adottato con atto moralmente  generoso ed esemplare anche sotto il profilo civico. Diplomato  al Liceo Classico Giovanni Pascoli di Albenga, si è  laureato in Giurisprudenza all’ Università di Genova nel luglio 1977.

Il notaio Basso

Svolge la pratica di Avvocato presso lo Studio del compianto Avv. Donato Cangiano e la pratica Notarile presso lo studio del suo Maestro e mentore il  Notaio Marcello Navone. Nella primavera del 1982 supera contemporaneamente l’Esame di Stato per l’abilitazione alla professione di Avvocato a Genova e il Concorso Notarile. Si iscrive all’Ordine Forense per cancellarsi non appena ricevuta l’attribuzione della Sede Notarile di Ceva (CN), dove esercita la professione e contemporaneamente la funzione di Vice Pretore Onorario per cinque anni. Nell’estate del 1988 ottiene l’assegnazione della sede Notarile di Albenga dove esercita per circa 30 anni la professione in Associazione con il Collega ed amico fraterno, purtroppo prematuramente scomparso, Notaio Angelo Navone; oggi continua la professione in forma autonoma, essendo ormai vicino al traguardo di 40 anni di anzianità. Ha fatto parte per due consigliature del Consiglio di Indirizzo della Fondazione De Mari di Savona. È socio da 38 anni del Lions Club Albenga Host, nel quale ha ricoperto gli incarichi  di Segretario, Cerimoniere e Presidente, oltre ad incarichi in qualità di Officer Distrettuale.

In viaggio Goletta dei Laghi con la seconda edizione del Forum Acque di Legambiente

Forum Acque 2022, tutelare e gestire la risorsa idrica di fronte alla siccità

 

A Verbania per porre le basi di un sistema idrico integrato e sostenibile

 

È partita Goletta dei Laghi in Piemonte, con la prima tappa sul Lago Maggiore. Ad avviare la campagna di Legambiente dedicata alla tutela dei bacini lacustri italiani, si è tenuto nella cornice di Verbania il Forum Acque organizzato da Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta.

La seconda edizione del Forum giunge in un momento in cui l’acqua appare sempre più come una risorsa tanto insostituibile quanto fragile. A inizio luglio, infatti, il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza in relazione al deficit idrico in diverse Regioni – tra le quali il Piemonte – una chiara conseguenza della crisi climatica che impatta nostri territori in modo tangibile.

L’evento dedicato alla valorizzazione, sensibilizzazione e analisi della risorsa idrica è stato ospitato dall’Hotel Majestic di Verbania, struttura a cui è stato assegnato il riconoscimento di Ambassador di Legambiente Turismo per l’impegno nella realizzazione di prodotti e servizi turistici sostenibili e attenti all’ambiente.

A dare il via al Forum Acque, moderato dalla Direttrice di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta Alice De Marco, sono stati i saluti istituzionali delle amministrazioni locali e regionali; sono intervenuti Matteo Marnati, Assessore all’Ambiente, Energia e Innovazione della Regione Piemonte, e Giorgio Comoli, Assessore all’Ambiente del Comune di Verbania. Spazio poi agli interventi di Angelo Robotto, Direttore di ARPA Piemonte, Mariangela Nieddu, General Manager del Grand Hotel Majestic, e Giorgio Prino, Direttore di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, che ha introdotto i temi del Forum.

“Proteggere e valorizzare un bene come l’acqua è una delle grandi sfide che non possiamo perdere. Siamo costretti ad essere resilienti e ad adattarci ad un ecosistema che, sempre più fragile, sarà in una crisi ormai cronica”, dichiara Giorgio Prino, presidente di Legambiente e Valle d’Aosta. “Le nostre campagne come il Big Jump, Goletta dei Laghi e Carovana dei Ghiacciai ci aiutano a puntare i riflettori sulla risorsa idrica, per pungolare non solo l’attenzione pubblica, ma soprattutto i decisori politici. Bisogna rivedere gli usi e i consumi dell’acqua, mettendo in discussione schemi consolidati non più sostenibili, ripristinando l’equilibrio tra uomo e ambiente”

La prima parte della mattinata è stata dedicata al problema delle microplastiche nei corpi idrici piemontesi, presentando il percorso di networking che Legambiente sta strutturando insieme ad Arpa, ENEA e CNR. Sono intervenute Arianna Nicola, collaboratrice tecnico-professionale di Arpa Piemonte, Maria Sighicelli, ricercatrice di ENEA, e Silvia Galafassi, ricercatrice di CNR IRSA – Istituto di Ricerca sulle Acque sede di Verbania.

Durante la seconda metà del Forum sono stati affrontati temi di scottante attualità: la siccità che da mesi colpisce il Piemonte e la conseguente necessità di adottare pratiche virtuose per gestire le risorse idriche. Sono intervenuti al riguardo Vanda Bonardo, Responsabile di Legambiente Alpi, e Angelo Robotto, Direttore di ARPA Piemonte, che ha inquadrato il problema degli oltre tre mesi senza precipitazioni significative sul territorio regionale all’interno del più ampio quadro della crisi climatica. Ora che i suoi segni hanno un impatto sulle vite quotidiane delle persone diventa fondamentale gestire in modo sostenibile le acque: su questo si sono concentrati gli interventi di Daniele Barbone, Amministratore Delegato di Acqua Novara VCO, e Roberto Ronco, Direttore Generale dell’Autorità d’Ambito Idrico Torinese ATO 3.

La siccità sta mettendo a dura prova anche il settore agricolo piemontese. A trattare il binomio acqua-cibo sono intervenuti Franco Parola, responsabile provinciale del settore ambiente di Coldiretti, e, a seguire, Maura Tuninetti, Ricercatrice in Ingegneria Ambientale del Dipartimento di per l’Ambiente, il Territorio e le Infrastrutture del Politecnico di Torino, che ha presentato il progetto Water to Food, con il quale si punta ad ottimizzare l’impiego delle risorse idriche nel sistema alimentare globale nell’ottica della sicurezza alimentare.

L’intervento di Pietro Volta, ricercatore CNR IRSA, ha portato l’attenzione sulla tutela della biodiversità ittica. A concludere la mattinata, l’ingegnere Matteo Cerruti di Navigazione Laghi ha affrontato il tema del turismo sostenibile sui bacini lacustri.

Il Forum Acque si è svolto con il supporto del Gran Hotel Majestic di Verbania e il patrocinio del Comune di Verbania, delle Province di Novara e del Verbano Cusio Ossola e della Regione Piemonte; media partner dell’evento è Italia che Cambia.

“L’Adieu des glaciers” in mostra al valdostano “Forte di Bard”

Il “Gran Paradiso”, al centro della ricerca fotografica e scientifica 

Fino al 13 novembre

Bard (Aosta)

Il titolo suona ancor più cupo a pochi giorni dalla tragedia della Marmolada. “L’Adieu des glaciers” (“L’Addio dei ghiacciai”) è un progetto iniziato dal “Forte di Bard” nel 2020, un viaggio iconografico e scientifico fra i Ghiacciai dei principali Quattromila della Vallée per raccontare e documentare in modo chiaro le loro preoccupanti (mai troppo!) trasformazioni. L’iniziativa si articola nell’arco di quattro anni ed ha come obiettivo, grazie al supporto di numerosi enti ed istituzioni, un approfondito lavoro di studio attorno al Monte Rosa, al Cervino, al Gran Paradiso e al Monte Bianco. Dopo avere esplorato, negli anni precedenti, il Rosa e il Cervino, nel 2022 il viaggio continua nella sua terza tappa ed è interamente concentrato sul Gran Paradiso, nell’anno, fra l’altro, in cui si celebrano i cento anni dall’istituzione del “Parco Nazionale”. Orbene i dati scientifici raccolti, insieme a un “paradiso” fotografico per lo più inedito e tendenzialmente storico-analogico (raccolto presso archivi pubblici, associazioni e privati in ambito valdostano, nonché presso il “Comitato Glaciologico Italiano”, la GAM e il Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino) li troviamo allestiti e raccolti nella mostra “Il Gran Paradiso: ricerca fotografica e scientifica”, ospitata al “Forte di Bard” fino al prossimo 13 novembre. Curata da Enrico Peyrot (fotografo e storico della Fotografia) e da Michele Freppaz (docente al “Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari” dell’Università di Torino), la rassegna propone un viaggio didattico e di forte suggestione visiva all’interno della vasta area glaciale e periglaciale compresa tra le Valli di Cogne, Valsavarenche, Valle di Rhêmes, Valgrisenche, Valle Soana e Valle Orco. E i dati di cui dà computo devono decisamente preoccupare e farci riflettere, rispetto agli effetti del surriscaldamento globale dei ghiacciai che rispondono all’ alterazione del clima arretrando e perdendo volume, fenomeni assolutamente percepibili ad occhio nudo, con i confronti fotografici e grazie alle preziose serie storiche (quasi trentennali) di misure prese sul terreno. “Sorvegliato speciale” per quanto riguarda il “Parco del Gran Paradiso” è il Ghiacciaio del “Grand Etrèt”, che dal 1999 ha perso per fusione uno spessore medio di 22 metri di ghiaccio, vedendone dimezzata la superficie. Non migliori le condizioni del Ghiacciaio “Ciardoney”, la cui “fronte” (secondo il monitoraggio compiuto dal 1986 dalla “Società Meteorologica Italiana”) si è ritirata di circa 350 metri dall’ ’86 e di 500 metri dal ’71. Altri ghiacciai oggetto di studio ad opera dell’“ARPA Valle d’Aosta” sono il “Timorion” e il “Rutor”, anch’essi interessati da uno stato di generale, progressiva e intensa riduzione della massa glaciale.

 “Le aree recentemente deglacializzate rivestono un’importante rilevanza scientifica – sottolineano i curatori – costituendo dei veri e propri laboratori per lo studio dei processi legati all’evoluzione dei suoli e alla colonizzazione della vegetazione, senza dimenticare la formazione di nuovi laghi, come quello di ‘Grand Croux’, monitorato dai tecnici della ‘Fondazione Montagna Sicura’”. Risultanze scientifiche e momenti di intensa arte fotografica (stampe originali e fine art): la mostra si snoda seguendo un percorso a doppia interpretazione, in perfetto equilibrio e lucida convivenza fra “creazioni formalmente contemplative della natura accanto a fotografie scientifico-documentali realizzate nell’ambito dello studio e della gestione del ricco patrimonio naturale”. A corollario della rassegna verranno programmate conferenze di approfondimento sul territorio.

Gianni Milani

“L’Adieu des glaciers: ricerca fotografica e scientifica”

Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II 85, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it

Fino al 13 novembre

Orari: mart. e ven. 10/18; sab. – dom. e festivi 10/19. Lun. chiuso. Ad agosto aperto anche al lunedì.

Nelle foto:

–       Vittorio Sella: “Cogne, Valnontey, sul ghiacciaio Dzasset”, aristotipo/carta, 1894

–       Renzo Videsott: “Cogne, Valnontey, studioso tedesco e la moglie in zona Lauson”, gelatina sali d’argento/carta, 1957

–       Annibal Ottino: “Cogne, prati di Sant’Orso”, lastra al collodio umido, fine anni ’60, primi ’70 dell’Ottocento

Denimtales, Severina e l’amore per i jeans

“Il jeans è universale, piace a tutti, giovani, anziani e bambini; raccoglie un’ utenza trasversale, internazionale. 

Lo si può trovare ai 4 capi del mondo”. A parlare è Severina, da sempre collezionista di capi in tela blu, creatrice della linea “Denimtales” perché, come lei stessa spiega “amo il denim, lo colleziono, lo trasformo, lo diffondo”…

Continua a leggere:

https://www.fatto-a-mano.it/denimtales-severina-e-lamore-per-i-jeans/

 

L’assessore Marnati: “Le start up sono un modello per il futuro e il ruolo del pubblico“

La Regione ne ha finanziate 43 con oltre 14 milioni di euro

Le start up innovative sono state le protagoniste dell’evento annuale del programma operativo del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr).

Dall’analisi effettuata dai vari relatori è emerso che una misura che potenzialmente rappresenta un ponte tra la vecchia e la nuova programmazione del Fesr e che meglio ha funzionato in anni difficili come quelli della pandemia è stata “SC-UP”, un bando sperimentale che ha suscitato interesse anche fuori dal territorio piemontese e che supportava la realizzazione di programmi di investimento da parte delle realtà più promettenti mediante un contributo a fondo perduto compreso tra 150.000 e 500.000 euro, in sinergia con gli interventi nel capitale di investitori privati terzi.

Al bando hanno partecipato 87 start up innovative, di cui 43 ammesse a finanziamento per uno stanziamento complessivo della Regione Piemonte di oltre 14 milioni di euro. Molteplici i settori tematici di riferimento: ICT/digital marketing & security (10), medical devices/salute/benessere (9), meccatronica (5), domotica/edilizia sostenibile (5), mobilità (4), agrifood e strumenti di produzione alimentare (4), economia circolare (3), cleantech (2), turismo (1).

Innovazione, sostenibilità e digitalizzazione sono i perni sui quali si deve costruire il futuro e risolvere le criticità con le quali ci troviamo a confrontarci, in modo particolare in questo momento decisamente complicato. Non ci sono alternative: o scegliamo un modello che ci riporta indietro di anni, e questo obiettivo non è perseguibile, o, se guardiamo al futuro, non possono che entrare in gioco idee che trovano il loro fondamento nell’innovazione – ha affermato l’assessore regionale all’Innovazione, Matteo Marnati – Idee e progetti che ci sono ma che spesso non trovano spazio per esprimersi e per espandersi. Le start up sono un modello per il futuro e il ruolo del “pubblico”, della Regione in particolare, è quello di sostenere e accompagnare queste realtà. Alle criticità bisogna rispondere con le eccellenze e la qualità. Dobbiamo costruire il modello del Piemonte almeno fino al 2027 e per farlo abbiamo bisogno di un lavoro di squadra, all’interno della quale un grande ruolo sarà giocato anche dalle Università”

Durante l’evento si è dedicata attenzione all’obiettivo di valorizzare l’ecosistema esistente e le prospettive di miglioramento, focalizzandosi sui due principali ambiti del ciclo di vita di una start up: cosa serve per nascere e cosa serve per crescere. Si sono potute così valorizzare le traiettorie efficaci di sostegno all’innovazione, dall’aiuto pubblico al sostegno di altri investitori che dimostrano di credere nelle prospettive di sviluppo della start up, finalizzate a costruire pilastri solidi attorno cui costruire il futuro industriale del Piemonte.

Congresso di apertura dell’anno sociale del Distretto 108 Ia1 del Lions Club

Sabato 16 luglio 2022 dalle ore 9.15

Museo dell’Automobile Corso Unità d’Italia, 40 – Torino

Si terrà sabato 16 luglio il 28° congresso di apertura dell’anno sociale del Distretto 108 Ia1 del Lions Club International. A partire dalle ore 9.15 al Museo dell’Automobile di Corso Unità d’Italia 40 a Torino, si svolgerà l’insediamento del nuovo Governatore Carlo Ferraris in carica per l’anno 2022-2023, con il Primo Vice Governatore Michele Giannone e il Secondo Vice Governatore Roberto Turri. All’ordine del giorno le linee guida del mandato del neo Governatore: si parlerà delle sfide che caratterizzano questi tempi ardui, con una pandemia che ha modificato le nostre abitudini e una guerra di cui non si conoscono né prevedono gli sviluppi, dell’attività associativa e di volontariato in questo contesto e dei Service che permettono alla Fondazione, ai singoli club e distretti, di intervenire sul territorio laddove vi sia la necessità. Seguiranno i lavori congressuali con la presentazione del bilancio e le relazioni distrettuali.

Saranno presenti, tra gli altri: Giovanna Pentenero, Assessora al lavoro e alle attività produttive; Maurizio Marrone, Consigliere Regionale; Sandro Castellana, Past Direttore Internazionale e Membro della LCIF; Elena Appiani, Direttrice Internazionale; l’immediato Past Governatore, il Presidente Distrettuale Leo, i Presidenti dei Club distrettuali.

Il nostro Distretto, nato nel 1995, conta oggi 1.984 soci, suddivisi in 72 club, di cui il 27% sono donne, un dato in crescita lieve, ma costante. Per incrementare l’impegno delle donne e coinvolgere i giovani è stato implementato anche il comitato New voices dice il neo Governatore Ferraris.

Le attività cardine del Distretto si suddividono principalmente in 5 grandi aree: diabete, ambiente, fame, vista, cancro pediatrico“Nell’anno 2021-22, il totale dei fondi donati attraverso i nostri Service ammonta a 66.2822 euro, così suddivisi: area diabete 12.388 euro, ambiente 13.295 euro, vista 49.640 euro, fame 12.2013 euro, cancro infantili 46.015 euro, altro 41.9469 euro. Su Torino città c’è un Service di grande rilevanza che riguarda l’area “fame” grazie al quale al mattino in alcune strutture vengono servite le colazioni agli ospiti” – continua Ferraris.

I Service del Distretto, declinati nelle attività dei singoli club, sono capillari e rispondono a esigenze e necessità del territorio: solo nell’ultimo anno sono state organizzate circa 3 mila attività Service, per un totale di più di 40mila ore di servizio volontario.

Una delle ultime attività in termine di tempo verso la cittadinanza, riguarda l’unico Centro italiano per la raccolta degli occhiali usatiuno dei tre presenti in Europa (gli altri due hanno sede in Francia e Spagna). Nato nel 2003 a Chivasso, raccoglie occhiali usati da tutta Italia e anche dall’estero per donarli a chi ne ha bisogno. Recentissima è l’apertura di una sede torinese del Centro presso l’Educatorio della Provvidenza: in un solo mese sono già state fatte 450 ore di lavoro nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro con l’Istituto Plana di Torino e 120 ore socialmente utili.

Durante l’evento di sabato 16 luglio, gli Inni Lions Club International saranno suonati dagli Orchestrali dell’Associazione Filarmonica Castellamonte – Scuola di Musica “Francesco Romana”, che nel 2022 festeggia i 200 anni di fondazione.

L’evento è aperto a tutti i soci.

CARLO FERRARIS

Classe 1950, Carlo Ferraris è laureato in Medicina e Chirurgia con specializzazione in Chirurgia e Oncologia. Nella sua carriera professionale ha ricoperto Ruoli di Direttore di Struttura Semplice e Dipartimentale all’Ospedale Martini di Torino; di Direttore di Struttura Dipartimentale, Direttore f.f.  della S.C. Chirurgia e infine Direttore S.C. Chirurgia all’Ospedale di Chivasso. È stato docente per 10 anni presso la Scuola Infermieri Professionali dell’Ospedale Molinette di Torino.

Autore di più di 50 pubblicazioni in tema di Chirurgia, ha tenuto relazioni in molteplici Congressi Scientifici Regionali, Nazionali e Internazionale, ha eseguito più di 15.000 interventi chirurgici di piccola, media, alta e altissima chirurgia addominale. Attualmente Libero Professionista, presta Servizio presso la Casa Di Cura San Luca di Pecetto Torinese come chirurgo ed endoscopista ed è Direttore Sanitario della GENEA Biomed di Chivasso.

Siccità, politica incerta, Covid, guerra. Il momento è tragico

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Un luglio caldissimo caratterizzato dalla siccità e da una ripresa del COVID si rivela un momento particolarmente drammatico.  La crisi energetica, l’inquietudine di parte del sindacato, la protesta dei taxisti, il caos nei voli aerei, le ripercussioni della guerra tra Russia ed Ucraina sulla nostra economia danneggiata dalle sanzioni,  un’agricoltura in ginocchio, una politica incerta appesa al filo dei Cinquestelle e alle turbolenze interne ai partiti rendono tragica la situazione italiana. Siamo alla vigilia delle grandi vacanze, i ristoranti sono pieni, la gente per ora, sfiancata dal caldo, non pensa o forse non vuole pensare a cosa la attende a settembre. In un momento come questo sarebbe necessario un governo forte in grado di affrontare di petto le situazioni irrisolte e le emergenze. Non basta un governo balneare dei tempi andati.
Invece la classe politica litiga e si rivela ancora una volta non adeguata. D’altra parte gli elettori che non votano più, sono maggioranza e rivelano una crisi della rappresentanza politica che vanifica la democrazia. C’è chi evoca l’Italia di cent’anni fa che accolse il fascismo come la soluzione alla ingovernabilità,  ma il confronto non regge sia perché la storia non si ripete e sia perché l’Italia di oggi non è paragonabile con quella uscita dalla Grande Guerra.  Appare invece singolare il confronto con la classe politica del 1922 che consegno’ con i suoi errori l’Italia al Fascismo.
C’è oggi un nuovo fascismo in agguato ? Per fortuna nostra possiamo escluderlo, ma la democrazia può morire non solo di fascismo.  Draghi in questo contesto e’ l’unica certezza a cui dobbiamo disperatamente aggrapparci. Ha sicuramente commesso degli errori,  ma non ci sono alternative. Chi vuole la salvezza dell’Italia deve rendersene conto e dobbiamo prepararci ad altri sacrifici senza i quali il nostro futuro non sarà possibile.  Questa è la realtà che si presenta alla vigilia delle ferie.

Cambiano i requisiti ISEE per le bollette

TUTTE LE NOVITA’

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

È stato potenziato anche per il terzo trimestre del 2022 il bonus bollette, lo sconto sulle fatture di luce e gas destinato alle famiglie in difficoltà economiche e fisiche per contenere i rincari dei costi dell’energia.

Con il nuovo provvedimento varato il governo ha colto l’occasione per fare chiarezza in merito a due aspetti della precedente versione del decreto rimasti oscuri. Mesi fa infatti l’esecutivo aveva esteso il bonus sociale per allargare la platea dei beneficiari dell’abbassamento dei costi energetici.

Ora il testo più recente mette nero su bianco la natura retroattiva del beneficio e conferma l’innalzamento della soglia dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE), criterio che serve a valutare e confrontare la situazione economica delle famiglie, da 8.265 a 12 mila euro dal primo aprile al 31 dicembre 2022. In merito al primo aspetto, è stato deciso che chiunque abbia raggiunto la vecchia soglia (8.265 euro) potrà usufruire dell’agevolazione per tutto l’anno corrente a partire dal mese di gennaio.

Tuttavia, nel caso in cui il contribuente raggiungesse la nuova soglia fissata a 12 mila euro, l’erogazione dell’emolumento partirà da aprile, mese in cui è scattato l’ampliamento.

La procedura per richiedere il bonus non è cambiata. In entrambi i casi infatti occorrerà presentare ogni anno la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) e ottenere una certificazione ISEE che comprovi una situazione economica compresa nell’intervallo previsto dalla legge. In alternativa basta risultare titolare di reddito o pensione di cittadinanza.

Infatti dal primo gennaio 2021 i percettori hanno diritto ai bonus utenze. L’INPS ha reso noto il nuovo metodo di calcolo dei redditi familiari percettori del reddito di cittadinanza: così cambiano (ancora) gli importi.

Il decreto approvato dall’Esecutivo chiarisce che toccherà all’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera) ridefinire l’ammontare degli assegni per il trimestre da luglio a settembre.

Il testo definitivo, approvato dal governo ed entrato in vigore, spiega che resterà immutato “l’obiettivo di mantenere inalterata rispetto al trimestre precedente la spesa dei clienti agevolati corrispondenti ai profili tipo dei titolari dei suddetti benefici”. Ecco perché l’Authority, di conseguenza, rinvierà l’annuale adeguamento dei bonus da riconoscere nel 2022 ai mesi successivi.

Il Consiglio dei ministri infine ha previsto che la stessa Arera è tenuta a impegnarsi in una campagna di comunicazione specifica che aiuti gli utenti a conoscere l’agevolazione e i cambiamenti più recenti. In particolare all’interno delle prossime fatture le famiglie troveranno un apposito spazio con tutte le informazioni utili su tale strumento.

Nel caso in cui il messaggio non fosse sufficientemente chiaro o ci sia bisogno di ulteriori specifiche sarà comunque disponibile il numero verde dello Sportello per il consumatore Arera: 800 166 654.

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.

A Torino vola il turismo internazionale. Anche grazie ai concerti

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I dati dell’Osservatorio alberghiero della Camera di commercio di Torino registrano il successo degli eventi musicali

I grandi concerti ospitati dalla città di Torino dal 30 giugno al 3 luglio hanno richiamato l’attenzione del turismo internazionale sulla destinazione. I dati di affluenza turistica sono stati elaborati dall’Osservatorio alberghiero, strumento di analisi della Camera di commercio di Torino, realizzato in collaborazione con Turismo Torino e Provincia e con le associazioni di categoria del settore.

L’Osservatorio, a cura di STR Global, raccoglie giornalmente i dati di vendita e pricing di diverse strutture alberghiere aggregandoli in report complessivi e confrontandoli con gli stessi dati degli anni precedenti e con i dati di alcune città di riferimento. Avviato nel 2010, oggi l’Osservatorio raccoglie le informazioni di numerose strutture torinesi, per un totale di 3.707 camere.

Nel periodo preso in esame, dal 26 giugno al 3 luglio, Torino è stata il palcoscenico di grandi concerti tra cui il concerto di Vasco Rossi presso lo Stadio Olimpico e il Kappa FuturFestival presso Parco Dora dal 1 al 3 luglio. Si evidenziano i seguenti risultati straordinari:

· Tasso occupazione settimanale: 71% con un picco del 90% per la notte del 2 luglio;
· Tariffa media per camera settimanale: €100 rispetto ad una media annuale pari a €88;
· Ricavi per camera disponibile a livello settimanale pari a € 1.839.552 (nel 2019 si registrava € 1.536.407). In particolare si segnala il 2 luglio dove emerge la cifra pari a € 354.363 (nel 2019 si registrava € 271.447)
Molto incoraggianti anche le previsioni per il concerto dei Rammstein del 12 luglio.

Secondo Dario Gallina, Presidente di Camera di commercio di Torino: “Ad ogni manifestazione che si svolge in città registriamo ottimi risultati alberghieri, soprattutto dal punto di vista della redditività. Questo ci spinge a lavorare congiuntamente da un lato sull’attrazione degli eventi, non solo musicali e sportivi, ma anche culturali e congressuali, dall’altro sulla programmazione e sulla migliore gestione dei calendari, per un coinvolgimento di tutti gli operatori“.

Torino vuole puntare sui grandi eventi e i concerti rappresentano uno degli ambiti più interessanti e una grande opportunità per la città – sottolinea Mimmo Carretta, Assessore al Turismo e Grandi Eventi – Abbiamo esperienza e capacità per essere attrattivi per i grandi organizzatori di concerti. In questi mesi abbiamo tutti registrato una grande voglia di tornare a vivere gli spazi pubblici e partecipare agli eventi culturali. La Città nella precisa volontà di diventare sempre più internazionale e turistica lavorerà con tutta la filiera che rende attrattiva, dagli albergatori ai commercianti. Solo insieme possiamo centrare questa opportunità per Torino.”

“I flussi turistici generati dai concerti e dai festival come il Kappa dimostrano ancora una volta come gli eventi, musicali e non solo, possano agire da catalizzatore e attrarre turisti a Torino. Gli eventi offrono inoltre la possibilità di puntare su un nuovo target, quello dei giovani che si spostano per partecipare ad essi e scoprono così la città – dichiara Fabio Borio, presidente di Federalberghi Torino – Per questo motivo, da sempre, poniamo l’accento sulla necessità di una programmazione pluriennale che copra anche i mesi estivi favorendo così la destagionalizzazione del turismo a Torino e provincia”.

Come sottolinea Maurizio Vitale, ideatore di Kappa FuturFestival e Presidente di Turismo Torino e Provincia “Sono entusiasta dei dati-record registrati sul nostro territorio, frutto di anni di intenso lavoro sia sul fronte imprenditoriale che sul versante del mio impegno civico da Presidente di Turismo Torino e Provincia.

La storia (si spera a lieto fine) dell’inflazione   

IL PUNTASPILLI di Luca Martina 

Parlare di inflazione in questo periodo mi suscita il fortissimo sospetto di annoiare il lettore. Allora perché insistere?  

Forse perché potrebbe non essere sempre così evidente a tutti quanto spesso nella storia degli ultimi 150 anni (da quando la seconda rivoluzione industriale, estendendosi dall’Europa agli Stati Uniti, ha precipitato il mondo civilizzato nella “modernità”) il fenomeno si è manifestato e quali siano state le sue origini ed i suoi effetti sui mercati finanziari.

Quello che segue richiede una certa pazienza: ci saranno più numeri del solito ma spero che la loro logica risulterà evidente e non scoraggerà il lettore che, se vorrà approfondire, potrà consultare lo studio, pubblicato la settimana scorsa, “Baltussen, Guido and Swinkels, Laurens and van Vliet, Pim, Investing in Deflation, Inflation, and Stagflation Regimes (July 6, 2022)”, dal quale ho tratto le informazioni riportate.

Incominciamo con il sottolineare come dal 1875 ad oggi l’inflazione sia stata su livelli superiori al 4% per 46 anni su 147 (poco meno di un terzo del periodo in osservazione).

I periodi estremi, inflazionistici ma anche deflazionistici hanno tutti una matrice comune: sono dovuti ad eventi “straordinari” e coincidono perlopiù con le recessioni.

A turbare in normale andamento dei prezzi, dove questi non superano il 4%, nell’ultimo secolo e mezzo sono state infatti l’esplosione di crisi finanziarie seguite alla formazioni di “bolle”, seguite a periodi con tassi di interesse molto bassi (come quella del 1870, la “Lunga depressione”, che perdurò sino al 1890 caratterizzata dal boom dei mercati immobiliari europei estesa poi sino agli Stati Uniti) e, soprattutto, le guerre (il periodo tra il 1915 ed il 1945 è un drammatico susseguirsi di fiammate, in su e in giù, dei prezzi ma anche la crisi petrolifera degli anni settanta ha origine da un conflitto, quello arabo-israeliano).

La situazione che stiamo attraversando si trova al pericoloso crocevia di queste due situazioni: veniamo da un lungo periodo privo d’inflazione, con tassi bassissimi (addirittura negativi) che aveva provocato la salita delle valutazioni di azioni ed obbligazioni (seppure, probabilmente, non a livelli di “bolla”) e l’uno-due pandemia-guerra ne ha fatto da detonatore.

Per un risparmiatore può essere utile osservare come nella storia, a partire da diversi livelli di inflazione, si siano comportati i mercati finanziari.

Come si può osservare dalla tabella riportata di seguito, i rendimenti nominali degli investimenti sono stati, nel complesso, sempre positivi mentre quelli reali, depurati dell’inflazione, hanno avuto un andamento negativo quando il costo della vita superava il 4%.

A soffrire non sono solo i mercati azionari (più rischiosi) ma anche quelli obbligazionari e quando l’inflazione è elevata neanche un portafoglio globale bilanciato (60-40 azioni/obbligazioni) riesce a produrre un rendimento reale positivo.

Di questo abbiamo avuto una dolorosa conferma proprio quest’anno: i rendimenti in rosso “nominali” (tra il -5% ed il il -25%) sono stati peggiorati da un’erosione di ulteriori 3-4 punti percentuali prodotti dall’inflazione (pari al 7-8% su base annua).

Ecco riassunto, mi si perdonino le inevitabili semplificazioni di un fenomeno così complesso, il motivo che rende così poco gradita l’inflazione al tavolo degli investitori e dei risparmiatori.

Si può ben comprendere come le speranze di tutti siano per un rapido ritorno alla “normalità” (il 2% è stato più volte sottolineato essere un tasso d’inflazione “desiderabile” dai banchieri centrali).

Sarebbe forse però dire “quasi tutti”: la storia ci ha insegnato che una elevata inflazione accompagnata da tassi di interesse reali negativi (ovvero fermi ad un livello inferiore all’aumento dei prezzi al consumo) rappresenta una comoda via di uscita per i governi da un indebitamento altrimenti poco sostenibile.

Quando, come oggi, i tassi di interesse sono distanti dal proteggerci dal carovita la crescita del PIL (nominale) supera quella del costo medio del debito pubblico (ora di poco superiore al 2,4%, frutto delle emissioni, per lo più a tasso fisso, ancora in circolazione) riducendone così il suo peso percentuale.

Se, ad esempio, il debito pubblico italiano attuale, pari a circa il 150% del PIL, fosse aumentato dei soli interessi (il 3,6%, ovvero il 2,4% su una volta e mezza il PIL), senza creare nuova spesa pubblica, salirebbe a fine anno al 153,6% ma quest’anno il PIL dovrebbe crescere del 7,5%, il 2,6% “reale” (previsioni del MEF) più l’inflazione stimata intorno al 5% (dati ISTAT), e in questo modo il debito si troverebbe ridimensionato al “solo” 140% (153,6/107,6 X 100)!

E’ proprio questa la strada percorsa dopo i conflitti mondiali e durante la crisi petrolifera degli anni settanta perché, come ricordava due secoli e mezzo fa Georg Christoph Lichtenberg, “l’inflazione è come il peccato: ciascun governo la denuncia, però ciascun governo la pratica”.

Sarebbe però un peccato mortale affidarsi solo alla “più iniqua delle tasse” (Luigi Einaudi dixit) per riportare il debito pubblico sotto controllo.

Ma questa è, davvero, tutta un’altra storia (si spera, a lieto fine).