ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 2

Le donne spingono il cambiamento. Anche in agricoltura

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Nel territorio torinese aumentano le aziende agricole guidate da donne: hanno ormai raggiunto una cifra significativa, con 2.706 realtà che gestiscono principalmente allevamenti di bovini e pollame, frutteti, serre dedicate a ortaggi, piante e fiori, oltre a vigneti; inoltre si occupano direttamente anche della lavorazione delle materie prime, producendo formaggi, prodotti da forno, marmellate, succhi, salumi e preparazioni a base di carne e verdure. Tra gli 11mila associati Coldiretti del Torinese, 4.300 sono donne e 1.600 di loro sono titolari di un’azienda.

“Le donne sono il motore dell’innovazione in agricoltura – sottolinea Mirella Abbà, allevatrice che ha scommesso sul biogas, responsabile di Coldiretti Donne Torino – In una famiglia di agricoltori la spinta a trasformare la vecchia società agricola in una moderna azienda agrituristica con ristorante e posti letto; o di aprire spazi per i bambini e aprire un “agriasilo”; o quando si adegua l’azienda per integrarla con una “fattoria didattica” o per fare vera e propria “agricoltura sociale”; l’idea è della donna, che porta avanti la scelta e diventa conduttrice diretta di questi servizi innovativi”.

Il contributo innovativo portato dalle donne nel settore agricolo riguarda soprattutto la trasformazione dell’azienda agricola: da semplice attività di produzione alimentare a realtà capace di offrire servizi collegati al mondo rurale.

“Ma sono anche le donne a occuparsi della vendita diretta in azienda e nei mercati – ricorda Tiziana Merlo, vicepresidente di Coldiretti Torino – Su 270 soci di Campagna Amica in provincia di Torino un terzo sono donne. Molte di queste hanno dato una svolta all’azienda decidendo di aprire punti vendita e trasformare i prodotti venendo incontro alle esigenze di consumo delle famiglie di. Se l’agricoltura torinese sta cambiando pelle per essere più vicina ai consumatori e alle esigenze dei territori è soprattutto grazie alle donne».

Secondo Claudia Roggero, apicoltrice e titolare di fattoria didattica, responsabile di Coldiretti Giovani Impresa Torino: “In questi tempi dove soffiano di nuovo pericolosi venti di guerra vogliamo ricordare che il cibo è pace, che produrre cibo significa lavorare per le persone e per la vita. Come donne e come coltivatrici non possiamo non ribadire la nostra passione per la vita. Una passione che proviamo a mettere ogni giorno anche nel nostro lavoro e nelle nostre scelte familiari. Ma non solo, con le attività sociali e didattiche contribuiamo a diffondere una cultura del rispetto delle persone, del lavoro agricolo e degli ecosistemi”.

 

Marco Bussone eletto nuovo Presidente di AIEL

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Marco Bussone è stato eletto nuovo Presidente di AIEL – Associazione italiana energie agroforestali nel corso dell’Assemblea straordinaria e ordinaria dei Soci, riunitasi mercoledì 4 marzo 2026 nella sede di Veneto Agricoltura a Legnaro (Padova). L’Assemblea ha inoltre approvato il Piano programmatico 2026-2029 e rinnovato il Consiglio Direttivo e gli altri organi associativi.

Giornalista professionista, è Presidente di PEFC ITALIA e di UNCEM – Unione Nazionale Comuni, Comunità ed Enti Montani dal 2018. Nel suo percorso ha maturato una consolidata esperienza lavorando sui temi dello sviluppo territoriale, della gestione sostenibile delle risorse forestali, delle energie rinnovabili e del dialogo istituzionale a livello locale, nazionale ed europeo.

La sua elezione avviene in una fase di evoluzione normativa e di trasformazione del mercato, in cui la filiera foresta-legno-energia è chiamata a rafforzare il proprio ruolo nel percorso di decarbonizzazione e nelle politiche per la qualità dell’aria.

«Ringrazio il Presidente Domenico Brugnoni e tutto il Consiglio Direttivo uscente per l’importante lavoro svolto nell’ultimo triennio e tutti i Soci di AIEL per la loro fiducia – ha dichiarato Bussone nel corso dell’Assemblea -. La filiera legno-energia non è un settore marginale: è parte dell’economia reale della montagna e delle aree interne, è presidio ambientale, è gestione attiva del bosco, è prevenzione del dissesto idrogeologico. Ma è anche la risposta alla Strategia forestale nazionale di fronte alle crisi che continuano a minacciare la sicurezza energetica nazionale. L’economia del bosco è una priorità che riguarda l’intero Paese».

Nel suo intervento, Bussone ha indicato le priorità della nuova governance associativa: stabilità normativa e fiscale per dare certezze alle imprese, rafforzamento della qualità e della trasparenza del mercato, sviluppo della filiera nazionale dei biocombustibili legnosi, pieno riconoscimento delle bioenergie nei piani energetici per il raggiungimento delle quote d’obbligo di energia da fonti rinnovabili.

«Alle aziende serve un quadro regolatorio chiaro, stabile e coerente – ha proseguito – che valorizzi chi investe in innovazione e qualità. Il nostro obiettivo sarà garantire stabilità normativa e certezza fiscale, rafforzare la qualità e la trasparenza del mercato e sostenere lo sviluppo della filiera nazionale, valorizzando il contributo delle biomasse legnose nel raggiungimento degli obiettivi energetici e ambientali italiani ed europei. AIEL continuerà a essere interlocutore autorevole delle istituzioni, punto di riferimento per imprese e operatori ma soprattutto ad aggregare le aziende di tutti i segmenti della filiera che sono il vero patrimonio e un unicum di questa associazione».

Presentato il Rapporto OTI Nord 2025. Il punto sui sistemi infrastrutturali strategici

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L’Osservatorio Territoriale Infrastrutture conferma una dinamica complessivamente attiva, ma segnala la necessità di rafforzare strumenti di semplificazione, stabilità finanziaria e coordinamento tra livelli decisionali. Nella sede degli Industriali genovesi,  Assolombarda, Confindustria Genova e Unione Industriali Torino. 

Genova, 6 marzo 2026 – È stato presentato questa mattina, nella sede di Confindustria Genova, il Rapporto OTI Nord 2025, redatto dall’Osservatorio Territoriale Infrastrutture, nato nel 2001 su iniziativa di Assolombarda, Confindustria Genova e Unione Industriali Torino con l’obiettivo di monitorare lo stato di avanzamento dei sistemi infrastrutturali strategici di questa area del Paese.

Il Rapporto 2025 restituisce un quadro articolato delle principali opere strategiche del Nord Italia, evidenziando progressi significativi ma anche criticità che richiedono un rinnovato impegno istituzionale.

Delle 84 opere monitorate nel 2025, il 43% risulta in linea con il cronoprogramma (48% nel 2024), il 36% in lieve frenata (35% nel 2024) e il 21% riporta gravi ritardi (17% nel 2024). Le migliori performance riguardano il sistema portuale e i nodi metropolitani di Venezia e Bologna, con il 100% delle opere in linea con i tempi; la peggiore performance, invece, è del Corridoio plurimodale Tirreno-Brennero (TI.BRE), con il 100% delle opere in forte rallentamento.

Il 2026 è un anno significativo per il completamento di diverse opere necessarie a migliorare accessibilità e competitività del Nord del Paese, quali l’attivazione dell’Alta Velocità Brescia-Verona, la conclusione del 1° lotto dell’Alta Velocità Verona-Padova nonché l’ultimazione di numerose opere del sistema portuale e di alcune ricomprese nei nodi metropolitani di Genova, Torino, Venezia e Bologna.

All’introduzione ai lavori, a cura di Andrea Carioti, vice presidente di Confindustria Genova con delega a Territorio, infrastrutture e rigenerazione urbana, è seguita una sessione dedicata a “I sistemi infrastrutturali strategici del Nord”, con gli interventi di Davide Zannotti (Unione Industriali Torino) su “I Corridoi Te-T”, di Andrea Agresti(Assolombarda) su “I grandi nodi metropolitani” e di Vincenzo Cellario Serventi (Confindustria Genova) su “Il Sistema portuale”.

Il completamento delle reti TEN-T (Trans-European Network – Transport) rappresenta l’infrastruttura strategica fondamentale per trasformare l’Europa da un insieme di reti nazionali isolate in un unico spazio economico e logistico interconnesso. In questa ottica, il triangolo MITOGENO (Milano-Torino-Genova) emerge come una piattaforma logistica integrata dove le grandi opere transfrontaliere devono trovare una sponda immediata nelle tratte nazionali di accesso. Se da un lato la Torino-Lione procede con 18 fronti di scavo attivi e il 28% dell’opera già completata verso l’orizzonte del 2033, dall’altro l’attenzione si sposta sulla continuità territoriale, strettamente legata alle opere citate in precedenza, come la tratta Avigliana-Orbassano e il potenziamento dello scalo merci di S.I.TO, dove risulterà fondamentale la sincronizzazione con l’ultimazione del tunnel di base. Allo stesso modo, l’efficacia del Terzo Valico dei Giovi è strettamente legata alla risoluzione delle “parti mancanti” verso la Lombardia, in particolare il quadruplicamento della Milano-Pavia-Voghera, essenziale per evitare che i flussi ad alta capacità provenienti da Genova si fermino alle porte di Milano. La sfida per il prossimo decennio, dunque, non riguarda solo la stabilità finanziaria ma la capacità di completare l'”ultimo miglio” ferroviario. Solo garantendola continuità degli standard europei su tutto l’asse Genova-Torino-Milano, il Nord-Ovest potrà trasformare la sua posizione geografica in un vantaggio competitivo permanente, agendo come un unico hub multimodale e connesso, capace di dialogare alla pari coni grandi distretti del Nord Europa.

Il Rapporto OTI Nord 2025 conferma il ruolo strategico dei nodi metropolitani nel garantire accessibilità, integrazione dei sistemi di mobilità e competitività del Nord Italia, evidenziando tuttavia un quadro differenziato nelle performance di avanzamento delle opere infrastrutturali. Nel 2025 si registrano risultati particolarmente positivi per i nodi metropolitani di Venezia e Bologna, che presentano il 100% delle opere in linea con i cronoprogrammi, e un andamento complessivamente favorevole per il nodo di Torino, seppur con alcuni rallentamenti. Tali contesti mostrano una buona capacità di attuazione e una maggiore stabilità dei processi realizzativi. Permangono invece criticità rilevanti nei nodi metropolitani di Milano e Genova, caratterizzati da un’elevata incidenza di opere in rallentamento o in grave ritardo. In particolare, il nodo di Milano si conferma tra i più problematici anche nel confronto con il 2024, a causa di complessità procedurali, vincoli autorizzativi e difficoltà nel reperimento delle risorse, che incidono sull’avanzamento degli interventi ferroviari e metropolitani.

Per quanto riguarda il sistema metropolitano di Genova, ottobre 2025 ha visto l’inaugurazione di una parte del Nodo ferroviario (quadruplicamento Voltri-Genova Principe), in attesa del completamento del Nodo (sestuplicamento Principe-Brignole) previsto nell’estate 2026. Purtroppo il 2025 registra un’opera fondamentale come la Gronda di ponente ancora ferma al lotto “0”, mentre è stato cancellato lo Skymetro in Val Bisagno in attesa di individuare sistemi di trasporto alternativi. Nell’ambito del sistema dei valichi alpini, il raddoppio ferroviario del ponente ligure è ancora privo di adeguata copertura finanziaria ma, attualmente, in Conferenza dei Servizi. Con riferimento al sistema portuale, a fine 2025 il Programma Straordinario di investimenti urgenti per la ripresa e lo sviluppo del porto e le relative infrastrutture di accessibilità e per il collegamento intermodale dell’aeroporto con la città ha raggiunto circa il 70% di realizzazione, Programma che registra un valore complessivo degli interventi superiore a 3 miliardi di euro. Sono proseguiti i lavori della nuova diga di Genova con previsione di ultimare la fase A tra fine 2027 e inizio 2028 mentre non è ancora chiara la data di completamento della fase B.

Per i presidenti di Assolombarda, Alvise Biffi, di Confindustria Genova, Fabrizio Ferrari, e dell’Unione Industriali Torino, Marco Gay, è stata l’occasione per un confronto sui sistemi infrastrutturali, logistica e digitalizzazione in ottica “MITOGENO”, il progetto lanciato alcuni anni fa dalle tre Associazioni con l’obiettivo di condividere un percorso di integrazione delle proprie attività a vantaggio delle rispettive business community e dei territori sui quali operano.

«Le infrastrutture sono un fattore abilitante imprescindibile per rafforzare le connessioni tra territori ad alto valore economico come Milano, Torino e Genova e per valorizzare appieno asset strategici e alleanze industriali che rappresentano un motore di crescita per l’intero Paese – ha dichiarato Alvise Biffi, Presidente di Assolombarda -. Molto resta ancora da fare, come evidenzia il Rapporto OTI Nord: il nodo centrale è certamente quello della burocrazia e dei tempi eccessivamente lunghi, ma anche della disponibilità delle risorse necessarie. Sono emblematici i prolungamenti delle linee metropolitane milanesi, la M4 e la M5, che insieme ai potenziamenti ferroviari risultano fondamentali per costruire un’area metropolitana sempre più accessibile e sostenibile, riducendo la congestione che oggi la penalizza e genera ricadute negative anche sui corridoi di lunga percorrenza che qui trovano un punto critico. Per accelerare su queste opere è ora necessario che il Governo pubblichi il decreto con il finanziamento dei 589 milioni di euro promessi per consentire l’avvio dei cantieri della M5 e si attivi con determinazione per reperire anche i 619 milioni di euro necessari all’estensione della M4 fino a Segrate. A livello generale, per semplificare la burocrazia sul tema delle infrastrutture, diventa fondamentale applicare un modello che renda “ordinario lo straordinario”, attraverso una collaborazione pubblico – privato virtuosa come successo per Expo 2015 e per le Olimpiadi Milano Cortina, dove sono stati accorciati i tempi raggiungendo ottimi risultati».

Per il Presidente di Confindustria Genova, Fabrizio Ferrari «I sistemi infrastrutturali efficienti sono una condizione decisiva per rendere un territorio competitivo e attrattivosia per nuovi insediamenti produttivi sia per i giovani. Investitori nazionali e internazionali scelgono territori dove esistano connessioni rapide e reti logistiche integrate, elementi particolarmente cruciali per Genova, primo porto italiano e sempre più centrale nel traffico dati intercontinentale; così come collegamenti veloci e servizi urbani moderni contribuiscono a creare un ecosistema attrattivo per professionisti qualificati e startup. Elementi cruciali, appunto, per una città e una regione oggi, di fatto, isolate, eppure con grandi potenzialità di sviluppo, come abbiamo sottolineato anche nel nostro recente Position Paper(realizzato con il contributo di Confindustria Alessandria) sulle prospettive di rilancio delle attività siderurgiche e industriali nelle aree di Cornigliano e Novi Ligure. Un ultimo accenno alla Gronda, opera fondamentale non solo per Genova, della quale non si vedono avanzamenti: occorre intervenire con chiarezza sulle criticità ancora presenti, pena rinunciare a una straordinaria leva di crescita nazionale».

«Una rete di infrastrutture e di servizi logistici d’eccellenza è la precondizione della competitività – ha ribadito Marco Gay, Presidente dell’Unione Industriali Torino -, che ci consente di rimanere dentro le catene del valore globali. Perché l’export inizia sui nostri binari e nei nostri porti, e il triangolo MITOGENO – Milano, Torino, Genova – sta dando vita alla piattaforma produttiva più potente del Sud Europa perché connette tre sistemi industriali che si completano. Non dobbiamo però raccontare MITOGENO come una somma di cantieri ma come una metropoli lineare del Nord Italia, un sistema che supporta la nostra manifattura, i servizi, la mobilità di milioni di persone, grazie a infrastrutture connesse e a una posizione geografica grazie a cui siamo al centro dei flussi in Europa e nel Mediterraneo. Insieme, istituzioni e noi mondo produttivo, la stiamo realizzando».

Il Vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi ha inviato un messaggio dove si sottolinea come “il Governo ha messo in campo risorse, visione e volontà politica. Ora è necessario che tutto il sistema – dalle amministrazioni ai progettisti, fino agli enti coinvolti – contribuisca con responsabilità e rapidità a trasformare questi investimenti in infrastrutture reali, capaci di generare crescita, competitività e sviluppo per il Paese. In questo spirito mi farebbe piacere poter ricevere un documento che sintetizzi le principali istanze emerse dal dibattito. Sarà per noi uno strumento utile per proseguire il confronto e valutare con attenzione i contributi che arriveranno dal vostro lavoro”.

“I 25 anni di OTI Nord sono un patrimonio di analisi, competenze e confronto che ha contribuito a diffondere una visione più moderna della politica infrastrutturale. L’Osservatorio ha dimostrato che le infrastrutture vanno lette in relazione ai sistemi produttivi e ai flussi logistici, perché è così che generano competitività per i territori e per il Paese. La logistica è parte integrante della competitività industriale: le scelte infrastrutturali incidono direttamente sulla capacità delle imprese di esportare e attrarre investimenti. Per questo la politica infrastrutturale deve essere strettamente connessa alla politica industriale e sostenuta da una programmazione credibile: a piani, progetti approvati e poteri dei Commissari devono corrispondere risorse finanziarie certe e adeguate. E soprattutto oggi, alla luce del conflitto mediorientale, vediamo quanto infrastrutture materiali e immateriali solide possano essere essenziali per garantire continuità alle catene logistiche e allo sviluppo” dichiara Leopoldo Destro, Delegato del Presidente di Confindustria per i Trasporti, la Logistica e l’Industria del Turismo.

La città che cambia: Borgo San Paolo, nuovo edificio residenziale e aree verdi 

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Nuovo intervento di riconversione edilizia a pochi passi dal grattacielo Lancia, nel quartiere San Paolo. Nella scorsa seduta della Giunta Comunale è stata approvata una delibera, presentata dall’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni, contenente lo schema di convenzione che regola i rapporti tra la Città e la proprietà per la realizzazione di un nuovo edificio residenziale di 4.457 metri quadrati di superficie in via Issiglio 96. La nuova costruzione sorgerà nella stessa area in cui era presente un basso fabbricato artigianale dismesso da anni e demolito nel 2022.

Sulle aree private da assoggettare all’uso pubblico, l’impresa edile realizzerà, a propria cura e spese, un’area pavimentata con aiuole verdi. Inoltre, il costruttore si impegna a destinare all’edilizia convenzionata a favore della Città, un’unità abitativa all’interno dell’area di intervento.

Il nuovo edificio avrà otto piani e 41 appartamenti ed è frutto di un intervento di riconversione edilizia inserito nel contesto urbano di Borgo San Paolo, un quartiere che negli ultimi anni è stato interessato da numerosi interventi di riqualificazione.

Torino Click

 

La sofferenza dell’automotive colpisce le microimprese piemontesi

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La sofferenza dell’automotive colpisce duro anche le migliaia di microimprese, principalmente artigiane, che operano nell’indotto “allargato” che comprende, oltre ai produttori di parti elementari necessarie alla grande industria, tutti i servizi diretti e indiretti collegati.

Le cause hanno radici lontane che si sono negli ultimi anni ulteriormente aggravate in ragione degli elevatissimi costi di sviluppo del prodotto e di un “tempo per arrivare sul mercato” scarsamente performante, per tutto il settore ad esclusione della Cina.

“Questo scenario di crisi prolungata rischia di dare il colpo di grazia per migliaia di piccole imprese – continua Taricco – e di trasformare Torino e varie zone del  Piemonte  da “culla dell’automobile” in territori fantasma dove le auto vengono fatte altrove e non si è realizzata la necessaria riconversione verso altri modelli produttivi.”

“Da questo discendono le gravi preoccupazioni per le ricadute sui nostri subfornitori – incalza Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato  Imprese Piemonte – sull’indotto allargato e sulle famiglie degli artigiani e dei lavoratori coinvolti; è pertanto vitale un cambio di strategia per le politiche industriali in primis dell’Europa, per metterci in linea con quanto gli altri due grandi player mondiali Cina e Stati Uniti stanno facendo, mitigando l’urgenza di scelte ambientali troppo severe.”

Auspichiamo che la politica si prodighi per attrarre nuovi produttori di vetture grazie alle capacità di innovare delle nostre imprese – conclude Taricco – che metterebbero in pista l’eccellenza delle risorse umane e che la ZES (zona economica speciale) già in vigore nel Sud Italia, venga attivata nelle zone piemontesi più colpite, garantendo benefici fiscali e semplificazione burocratica. Un nodo che è stato posto in audizione alla Commissione industria del Senato lo scorso mercoledì 25 febbraio. Chiediamo sgravi e incentivi per poter riconvertire e diversificare la produzione e ridurre i costi vivi al fine di scongiurare una crisi industriale senza precedenti .

Dal clima al turismo: Alpi più verdi e competitive, 24 nuovi progetti per il Piemonte transfrontaliero

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Innovazione, sostenibilità ambientale, cultura e turismo sono al centro dei 24 nuovi progetti finanziati dal Programma Interreg Francia-Italia Alcotra. Le iniziative rafforzano la cooperazione transfrontaliera tra i due Paesi e portano sul territorio torinese e cuneese oltre 5,5 milioni di euro, finanziati per l’80% dal Fondo europeo di sviluppo regionale e per il restante 20% dallo Stato.

I progetti sono stati approvati al termine della consultazione scritta del Comitato di sorveglianza. Si tratta di 6 progetti singoli ammessi nella prima finestra del quarto bando e di 18 microprogetti selezionati nell’ambito del secondo bando dedicato all’obiettivo “Turismo e cultura”.

«Questo risultato conferma la capacità del Piemonte di essere protagonista nella cooperazione europea – afferma l’assessore regionale Marco Gallo –. Parliamo di oltre 5,5 milioni di euro che generano ricadute concrete sui territori, rafforzano i legami con la Francia e sostengono innovazione, ambiente, cultura e competitività delle nostre imprese».

I progetti singoli

Il Piemonte partecipa con 23 beneficiari, di cui 3 nel ruolo di capofila, per un contributo complessivo di 4,9 milioni di euro.

I progetti singoli rappresentano l’asse strategico del programma: dispongono di budget rilevanti (mediamente tra 1,5 e 2 milioni di euro ciascuno) e coinvolgono partenariati strutturati composti da enti pubblici, università e centri di ricerca, imprese e realtà del terzo settore.

«Non si tratta di interventi simbolici – sottolinea l’assessore Gallo – ma di azioni strutturate che incidono sullo sviluppo delle aree alpine. Innovazione tecnologica, transizione ecologica e formazione sono leve decisive per rendere i nostri territori più competitivi e resilienti».

Le tematiche affrontano alcune delle principali sfide delle aree alpine, dalla transizione ecologica a quella digitale.

Sul versante ambientale, RISK-CAP-RES utilizza realtà immersiva e geoportali per promuovere l’autoprotezione dai rischi connessi ai cambiamenti climatici; ALCOTRA 0Plastique punta alla tutela della biodiversità contrastando l’inquinamento da microplastiche, con interventi su laghi e sentieri supportati da tecnologie avanzate; AllIAnce-Eco migliora la gestione dei rifiuti organici attraverso l’intelligenza artificiale e l’istituzione di un Albo Compostatori Digitale.

Per lo sviluppo economico e occupazionale, Mieux+ sperimenta un modello di logistica urbana a basse emissioni per rafforzare la competitività delle Pmi; TRAME affronta le crisi industriali e climatiche delle valli alpine promuovendo la “specializzazione intelligente” e la formazione verso i nuovi mestieri verdi; ALPINE-STEM crea una rete tra atenei per facilitare la mobilità degli studenti nelle discipline scientifico-tecnologiche, attivando laboratori permanenti di innovazione.

Dal punto di vista territoriale, nella Città metropolitana di Torino si contano 18 partner (di cui 2 capofila) coinvolti in 6 progetti per un valore di 3,7 milioni di euro; in provincia di Cuneo partecipano 5 partner (di cui uno capofila) in due progetti del valore complessivo di 1,2 milioni.

I microprogetti

Accanto alle iniziative strategiche, il Piemonte è coinvolto in 18 microprogetti – sui 23 complessivamente approvati – dedicati a turismo e cultura. I beneficiari piemontesi sono 20, di cui 10 coordinatori, per un contributo totale di 675.000 euro.

Introdotti nella programmazione 2021-2027, i microprogetti sono pensati per favorire la partecipazione di piccole realtà locali – Comuni, imprese, associazioni e organizzazioni non governative – attraverso procedure semplificate e con una forte dimensione territoriale.

«I microprogetti rappresentano un importante valore aggiunto – evidenzia l’assessore Gallo – perché consentono anche ai piccoli Comuni e alle associazioni di essere protagonisti della cooperazione europea. È così che si costruisce un’Europa vicina ai territori, capace di valorizzare cultura, memoria e turismo sostenibile nelle nostre vallate alpine».

Tra le iniziative culturali, le arti performative diventano strumenti di coesione con Danza/Dansez!, Rizoma, GIOCONDA, TransMET-ART e CORPS ETRANGERS, che utilizzano teatro e danza per connettere generazioni e sostenere le fragilità. D’ACCORD e SINESTESIE rinnovano invece la fruizione musicale, dalla tradizione occitana alla musica classica per l’infanzia.

La memoria condivisa è al centro di Connextion Memorie, dedicato alla persecuzione antiebraica, PONT, sui legami medievali, e Triobriga, che valorizza l’identità brigasca. A questi si affiancano il recupero dei saperi astronomici rurali con Entre Ciel et Terre e le narrazioni sonore inclusive lungo la via della transumanza con NTP-CROSS.

In risposta alle sfide climatiche, SEPIM e Habitour propongono nuovi modelli di accoglienza turistica e di abitare montano; Ci.Tu.Re., SCENA e ITA.C valorizzano i percorsi outdoor tra mountain bike, biodiversità e itinerari delle abbazie. Chiude il quadro Voici-voilà, dedicato alla formazione dei futuri progettisti culturali europei.

La distribuzione territoriale vede nella Città metropolitana di Torino 11 partner (6 capofila) coinvolti in 10 progetti per un valore di 367.000 euro; in provincia di Cuneo partecipano 9 partner (4 capofila) in 8 progetti per un totale di 307.000 euro.

Medio Oriente in fiamme: quali effetti economici per i torinesi dopo l’attacco USA-Israele all’Iran?

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Negli ultimi giorni, una serie di attacchi militari coordinati dagli Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha scatenato una nuova e grave escalation di tensioni in Medio Oriente, con rischi di un conflitto più ampio e instabilità sui mercati globali. Le conseguenze vanno ben oltre i confini regionali e possono influire sui prezzi del carburante e dei beni energetici.Per i cittadini torinesi, consumatori, risparmiatori e lavoratori, comprendere come queste dinamiche internazionali possano tradursi in impatti concreti sull’inflazione, sugli investimenti e sul risparmio è fondamentale. Per questo abbiamo chiesto al consulente finanziario Flavio Bosia di aiutarci a interpretare i futuri sviluppi e le scelte da considerare.

Dottor Bosia, alla luce di quel che stiamo vedendo, dobbiamo aspettarci un aumento del prezzo del carburante e delle bollette di luce e gas?

Sì, è uno scenario plausibile nel breve-medio termine. Gli attacchi coordinati dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran hanno già generato tensione sui mercati energetici. Il principale rischio resta un’eventuale chiusura – parziale o prolungata – dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20-25% del petrolio mondiale e una quota rilevante di gas naturale liquefatto. Già nelle ore notturne i prezzi sul petrolio e sul gas naturale mostrano una pressione al rialzo.

Per le bollette domestiche di luce e gas l’impatto non è immediato, ma se la situazione si protrae oltre le prossime settimane è ragionevole attendersi un incremento dei costi energetici al consumo, che si rifletterebbe sulle tariffe regolamentate e sui contratti indicizzati. Da valutare: proteggersi ora stipulando forme di contratto a lungo termine con prezzo fisso.

Se abbiamo investito risparmi in borsa, cosa potrebbe succedere?

Nel breve termine è possibile assistere a una fase di vendite generalizzate, soprattutto su titoli sensibili al costo dell’energia e alla logistica internazionale. I settori più esposti al ribasso sarebbero trasporti marittimi, compagnie aeree, spedizionieri e, in misura minore, alcune manifatture energivore.

Al contrario, le commodities energetiche (petrolio, gas naturale), i metalli industriali (rame in primis) e i beni rifugio come oro e argento tendono a beneficiare di queste fasi di incertezza geopolitica: le posizioni già in essere su questi asset potrebbero performare positivamente.

L’esperienza storica insegna che eventi di questo tipo generano spesso volatilità iniziale seguita da normalizzazione, a meno che non si verifichi un’escalation duratura con interruzione stabile dei flussi energetici. Per questo motivo si consiglia di evitare reazioni impulsive e di monitorare l’evoluzione dei grafici settimanali e mensili, che filtrano meglio il “rumore” delle notizie quotidiane.

Dal punto di vista dei tassi di interesse e dell’inflazione, si può aspettarsi che la Banca Centrale Europea o altre istituzioni adottino decisioni che potrebbero incidere sui mutui o sui risparmi degli italiani?

È una possibilità concreta, ma non automatica. Un rialzo prolungato dei prezzi energetici alimenta l’inflazione core e quella attesa, riducendo lo spazio per ulteriori tagli dei tassi da parte della BCE. In uno scenario di inflazione “da offerta” persistente, la Banca Centrale potrebbe decidere di mantenere i tassi fermi più a lungo del previsto o, in casi estremi, di valutare un nuovo ciclo restrittivo.

Per i cittadini con mutuo a tasso variabile significherebbe rate potenzialmente più alte; per chi ha liquidità su conti deposito o titoli di Stato a breve, invece, rendimenti ancora attraenti.

Al momento, però, la BCE guarda l’insieme dei dati macroeconomici: un episodio isolato, per quanto grave, non basta da solo a cambiare la traiettoria. Servirà capire la durata e l’intensità della risposta iraniana e le ripercussioni reali sui flussi energetici globali.

Quali strategie di gestione finanziaria consiglia ai cittadini torinesi per proteggere i propri risparmi e budget familiari se il conflitto in Medio Oriente si protrarrà a lungo?

In caso di prolungamento del conflitto, le priorità sono tre:

  1. Protezione del potere d’acquisto: mantenere una quota di portafoglio esposta a beni che storicamente rendono bene in fasi inflattive da energia (oro fisico o ETC, azioni di società petrolifere integrate, commodity agricole se i prezzi alimentari dovessero salire di riflesso).

  1. Gestione prudente del debito: chi ha un mutuo variabile dovrebbe valutare la possibilità di fissare il tasso, approfittando di eventuali finestre ancora favorevoli prima di un eventuale irrigidimento monetario.

  1. Liquidità e diversificazione: conservare una riserva in titoli brevi per cogliere opportunità (acquisti a sconto in caso di correzioni di mercato) e non essere costretti a vendere in perdita.

Sul fronte del budget familiare, è utile rivedere le voci di spesa sensibili all’energia (carburante, riscaldamento, elettricità) e adottare piccoli accorgimenti di efficientamento senza stravolgere le abitudini.

Infine, la regola d’oro resta evitare decisioni emotive: i mercati digeriscono velocemente gli shock geopolitici quando non si trasformano in crisi strutturali.

Quali sono i piccoli accorgimenti in famiglia che suggerisce?

Per le famiglie con un buon margine di manovra finanziaria, in questa fase di tensioni geopolitiche che stanno già spingendo al rialzo i prezzi dell’energia, l’approccio più sensato è sfruttare le opportunità attuali per ridurre l’esposizione futura ai rincari, senza creare allarmismi o comportamenti da emergenza. Non siamo in uno scenario inflattivo generalizzato come nel 2022: l’inflazione core resta sotto controllo in Europa, e il rischio principale è concentrato sull’energia e sui trasporti.

Ecco le mosse concrete e misurate che consiglio:

Sfruttare le offerte per acquisti in grande formato su beni di lunga conservazione

In questo momento molti supermercati e piattaforme online propongono sconti interessanti su pacchi grandi o multipack di prodotti stabili (pasta, riso, legumi secchi, olio extravergine, caffè, detersivi, prodotti per l’igiene). Comprare una fornitura per 6-12 mesi a prezzi attuali significa fissare il costo e proteggersi da eventuali aumenti legati ai trasporti più cari. Non si tratta di accaparramento, ma di approfittare di promozioni già in corso per ottimizzare la spesa familiare a medio termine.

Fissare il prezzo di luce e gas con un contratto a prezzo bloccato

Se si è sul mercato libero, è il momento di valutare un passaggio (o un rinnovo) a un’offerta a prezzo fisso per 12-24 mesi. Le tariffe fisse sono ancora competitive rispetto a quelle indicizzate, e un contratto bloccato oggi protegge da eventuali aggiustamenti trimestrali se i costi del gas o dell’elettricità dovessero salire ulteriormente. Confrontare velocemente le proposte dei principali fornitori aiuta a scegliere senza fretta.

Ridurre l’impatto del carburante senza stravolgere le abitudini

Il GPL continua a essere molto più stabile e conveniente (attorno a 0,69 €/litro contro 1,67-1,73 €/litro di benzina e diesel). Se l’auto lo consente o se si sta pensando a un cambio, un’auto a GPL o un retrofit può dimezzare il costo al chilometro e resistere meglio ai rialzi del petrolio.

In alternativa: monitorare i prezzi alla pompa (app come Prezzi Benzina o siti analoghi) e fare rifornimento nei giorni/orari più convenienti; raggruppare gli spostamenti; valutare car sharing o noleggio a lungo termine per periodi di picco; o destinare un’auto secondaria più efficiente ai tragitti brevi.

L’idea di fondo è monitorare l’andamento reale dei prezzi nelle prossime settimane (soprattutto futures energetici e listini alla pompa) e intervenire laddove è possibile e conveniente: bloccare costi futuri quando sono ancora accessibili, approfittare di promozioni esistenti, ridurre la dipendenza da voci variabili come il carburante.

Niente panico, niente scorte da bunker: solo decisioni razionali e tempestive per preservare il potere d’acquisto senza sacrifici inutili.

Lori Barozzino

Claudia e Tiziana Rubioglio alla Milano Fashion Week

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ALTRO SUCCESSO IN PASSERELLA PER DUE GIOVANI DONNE E GLI ABITI DA LAVORO DELLA WEST ROSE

Le due sorelle imprenditrici di Orbassano (To) osano affiancare, fra le prime in Italia, il mondo dell’abbigliamento professionale a quello del fashion tradizionale: una tendenza sempre più seguita anche da altri brand

 «Sempre bello ed emozionante ritornare in passerella per la Milano Fashion Week, siamo precursori di uno stile unico»

Si chiude la Milano Fashion Week 2026 per le collezioni autunno-inverno, e le sorelle Claudia e Tiziana Rubioglio, due coraggiose imprenditrici di Orbassano, si sono nuovamente rese protagoniste di questo evento fashion di caratura internazionale.

La passerella multibrand organizzata da Yes Brand, in occasione della Milano Fashion Week, ha già dato spazio ad una “prima” assoluta tre anni or sono, con gli abiti da lavoro diventati parte integrante di una passerella della moda milanese: anche stavolta, le divise da estetista, dentista, hair stylist, infermiera hanno impreziosito il portamento di 16 modelle con ben 32 passaggi sul red carpet.

L’esperienza, infatti, è stata ripetuta nel corso della kermesse milanese presso il lussuoso Hotel Melia di Milano, con la presentazione di numerose collezioni di brand emergenti e non, in un evento organizzato da Tiziano Cavaliere per Bros Group Italia con il patrocinio di Assomoda-Confcommercio Milano.

Le sfilate hanno presentato le collezioni di aziende italiane ed internazionali all’interno di una vera e propria fashion marathon: fra loro anche la West Rose di Orbassano, in questo frangente con la sua linea di moda professionale dal titolo Terra elettrica – Energia dalle radici.

«Terra elettrica nasce da quello che siamo: due sorelle legate alle nostre radici. Ma con un mondo dentro, energia, elettricità ed una voglia di esprimerci che ci ha portato a creare West Rose – spiegano Claudia e Tiziana Rubioglio, sorelle titolari del brand West Rose -. Il nostro logo è una rosa. La rosa è il fiore di famiglia, rappresenta le nostre radici. Gli abiti che abbiamo fatto sfilare rappresentano la nostra visione che naturalmente si fonda sull’esperienza del passato ma con uno sguardo volto alle tendenze future».

Lavoro, Sostenibilità, Donna rappresentano in sintesi il modus operandi di questa impresa femminile giovane e dinamica. Prodotti studiati e specifici per la quotidianità lavorativa, made in Italy e realizzati con materiali tecnici selezionati.

«Vogliamo che tutti coloro che indossano una delle nostre uniformi si sentano speciali, unici e alla moda ma allo stesso tempo sicuri e comodi continuano Claudia e Tiziana Rubioglio con abiti da lavoro che siano eleganti, pratici e che contemporaneamente si adattino e valorizzino il corpo della persona che le indossa. E non solo: ricordiamo che spesso la divisa da lavoro costituisce un’arma efficace anche per prevenire gli infortuni».

Un aspetto importante, che va ben oltre l’aspetto estetico e il design degli abiti da lavoro, visto che la West Rose di Orbassano è uno dei leader italiani del settore abbigliamento professionale Made in Italy: fornisce abbigliamento da lavoro ad attività di tutti i tipi ed in ogni settore aziendale.

Uno stile che, negli ultimi anni, è stato ripreso da brand molto conosciuti: vedere abiti professionali in passerella rappresenta ormai un evento possibile anche nell’haute couture. Un tabù infranto dalle imprenditrici orbassanesi che, fra le prime aziende in Italia, hanno creduto a questa piccola rivoluzione culturale nel mondo fashion.

Fondata nel 2011, West Rose fornisce abbigliamento da lavoro che valorizza il marchio ad attività di tutti i tipi ed in ogni settore aziendale: un percorso professionale che continua quindi con una produzione taylor made e comincia ad interessare anche i mercati esteri, con una clientela che ormai ha valicato i confini italiani ed europei, permettendo a West Rose di sbarcare anche negli Usa e in Asia: una bella soddisfazione per questa impresa orbassanese a trazione femminile.

 

Oltre 93mila imprese femminili in Piemonte: il 21% è artigiano

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In Piemonte l’imprenditoria femminile non rappresenta una componente marginale dell’artigianato, ma una parte strutturale e consolidata del sistema produttivo regionale.

Al 31 dicembre 2025 le imprese femminili registrate sono 93.489, di cui 19.735 artigiane, pari al 21,1% del totale. Le imprenditrici artigiane sono 30.584 e rappresentano il 22% degli imprenditori del comparto, un’incidenza leggermente superiore alla media nazionale (21,9%).

Nel corso dell’ultimo anno il calo delle imprese femminili si è attestato a -0,8%, una flessione più contenuta rispetto al dato complessivo (-1,2%). Un andamento che segnala una maggiore capacità di resilienza dell’imprenditoria femminile, pur in un contesto economico complesso.

Il Piemonte si colloca al quarto posto in Italia per numero di donne con cariche nelle imprese artigiane, dopo Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Oltre la metà (55,7%) ricopre il ruolo di titolare, il 20,6% è amministratrice e il 20% socia. Si tratta prevalentemente di realtà di piccole dimensioni, fortemente radicate sul territorio: più del 50% conta tra 1 e 9 addetti, con un modello che intreccia attività economica, occupazione e comunità locale.

Dal punto di vista settoriale, quasi la metà delle imprese femminili artigiane opera nei servizi alla persona (49,1%), seguiti dal manifatturiero (26,4%), dai servizi alle imprese (14,6%) e dalle costruzioni (10,1%).

I dati sono stati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte su fonte Unioncamere-Infocamere.

Tra le principali criticità segnalate dalle imprenditrici emerge innanzitutto il peso della burocrazia (54,5%), spesso ritenuta sproporzionata rispetto alla dimensione delle micro e piccole imprese. Segue il tema della conciliazione tra vita professionale e privata (53,4%), che interessa imprese di ogni dimensione, con o senza dipendenti. Rilevanti anche le difficoltà legate alla liquidità e all’accesso al credito (41,7%), soprattutto nelle fasi di incertezza economica. Il 27,1% segnala inoltre la mancanza di tempo da dedicare alla formazione e all’aggiornamento delle competenze.

«Dai nostri rilievi emerge che solo una quota ridotta di imprese femminili ha fatto ricorso a misure di sostegno dedicate – osserva Sara Origlia, presidente del Movimento Donne di Confartigianato Imprese Piemonte – non tanto per assenza di bisogno, quanto per scarsa conoscenza delle opportunità, per la complessità delle procedure o per requisiti poco compatibili con la realtà delle piccole imprese artigiane. È necessario interrogarsi sull’efficacia delle politiche pubbliche: non basta prevedere risorse, occorre renderle realmente accessibili».

Origlia sottolinea inoltre che il sostegno alle imprese guidate da donne non può essere episodico né concepito come misura assistenziale. «Deve diventare una scelta strutturale di politica economica, capace di valorizzare il contributo delle donne alla crescita e alla competitività del Paese, coinvolgendo istituzioni, associazioni di categoria e sistema bancario».

La conciliazione resta uno dei principali fattori che incidono sulla competitività. «Oggi – aggiunge – la famiglia è spesso l’unico vero supporto. Servono strumenti concreti e politiche di welfare più efficaci, capaci di sostenere l’occupazione femminile e aiutare a bilanciare lavoro e cura. È necessario rafforzare la spesa per famiglie e giovani e intervenire anche sulla leva fiscale, prevedendo la detraibilità delle spese sostenute per servizi di assistenza e conciliazione».

«Non si tratta di quote rosa – conclude Origlia – ma di riconoscere competenze e talento. Offrire alle donne pari opportunità significa rendere l’intero sistema economico più solido, innovativo e competitivo».

Infrastrutture e Logistica renderanno centrale l’Italia nell’economia globale

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L’ex Sottosegretario ai trasporti e attuale Presidente di Saimare spa Mino Bartolomeo GIACHINO  ha concluso stamane la tavola rotonda dell’importante  Convegno internazionale  “Shipping, Forwarding&Logistica Meet Industry” che si tiene nell’aula magna di Assolombarda , la grande sede degli industriali milanesi , la capitale economica del nostro Paese.
Nei grandi capovolgimenti in corso nel mondo l’Italia ,che dipende al 40% dalla economia globale   manterrà la propria centralità grazie alle sue Infrastrutture portuali, ferroviarie , autostradali e aeroportuali. Senza l’attivo commerciale che nel 2025 ha superato i 50 miliardi,  il PIL italiano da anni avrebbe il segno negativo. Il commercio mondiale da cui dipende la economia Italia che deve importare materie prime e semilavorati da trasformare e esportare , si regge sulla efficienza del nostro sistema logistico , dai porti alle infrastrutture e sempre di più dalla intermodalita’. L’incrocio nella Pianura Padana di ben quattro Corridoi ferroviari europei (TAV, Terzo Valico, Brennero, Corridoio Adriatico, che mettono in rete e collegano oltre il 50% del PIL europeo rappresenterà per il nostro Paese una grande occasione di competitività, di attrazione investimenti e di sviluppo del lavoro e del PIL. Governare quella che GIACHINO ha definito  la più Grande Area logistica del Sud Europa sarà la sfida più importante per i Governi , per le Regioni, per i porti, interporti. Dalla approvazione del Piano Nazionale della Logistica approvato dalla maggior parte degli operatori del settore, dallo sblocco delle autostrade del Mare nel 2008, dalla approvazione del primo  FERROBONUS della storia nel 2009 si è perso tempo e il Paese non ha ancora una politica della logistica organica, al punto che il costo della  inefficienza logistica del Paese come hanno certificato i due studi Confindustria e Coldiretti è raddoppiato.
Conto molto sul lavoro del Vice Ministro Rixi a partire dalla Riforma dei porti, ha detto Mino GIACHINO. Nella Porti Italia spa sarebbe opportuno trovassero spazio le Regioni che rappresentano il retroporto naturale. A questo proposito sarebbe quanto mai opportuno che tutti i parlamentari piemontesi presentassero un emendamento coerente. Così come sarà importante il ruolo delle Regioni nella Conferenza Stato Regioni.
La costruzione della nuova Diga Foranea a Genova è sicuramente l’opera simbolo di un PNRR che altrimenti rischia di dare un contributo alla nostra economia inferiore alle ricadute del Piano Marshall.  La Nuova Diga dovrebbe portare un aumento dei traffici dei porti italiani che da anni è sempre allo stesso livello. La gestione della Grande Area Logistica , la diminuzione dei tempi di attesa nei porti e il miglioramento dei collegamenti ferroviari tra porto e Pianura Padana oltre all’aumento della efficienza nei controlli alla merce dovrebbe farci recuperare le centinaia di migliaia di containers italiani che da anni scelgono di arrivare i porti del Nord Europa. Tra l’aumento dei traffici dovuto alla Diga e il recupero dei traffici sin qui persi potrebbe arrivare un aumento della crescita del PIL almeno dello 0,5% se non di più.  Ecco perché i fondi per il FERROBONUS e il MAREBONUS dovrebbero entrare strutturalmenre del Bilancio dello Stato.
Ecco perche’ la politica delle infrastrutture e la logistica dovrebbero essere ancora più centrali nella azione diel Governo Meloni per il rilancio dell economia e del lavoro e per ridurre un Debito pubblico enorme di 3.000 miliardi che ci costa ogni anno 90 miliardi di interessi.