ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 2

“L’economia di Francesco”

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Quel benedetto sogno di “ecologia integrale”, secondo il pensiero di Francesco: se ne parlerà in un Convegno promosso dalla “Camera di Commercio”cuneese

Martedì 15 settembre, ore 15

Pollenzo (Cuneo)

Duplice l’occasione: la celebrazione degli 800 anni dalla morte del Santo di Assisi e, ad un tempo, quella del secolo di storia della “Camera di commercio” di Cuneo. E proprio dal cuneese “Palazzo Camerale” di via Emanuele Filiberto viene l’organizzazione (supportata dalla locale “Fondazione Artea”) del Convegno “L’economia di Francesco. Economia, sostenibilità e bene comune”, che si terrà martedì prossimo 15 settembre (ore 15) presso l’“Università di Scienze Gastronomiche” di Pollenzo (piazza Vittorio Emanuele II, 9): un dialogo tra istituzioni, studiosi ed imprese sull’“etica del lavoro”, l’“ecologia integrale” ed i nuovi “modelli aziendali coesivi”.

“La scelta dell’‘Università di Scienze Gastronomiche’ di Pollenzo come sede dell’incontro racchiude un valore altamente simbolico. L’‘UNISG’ pollenzese, infatti, non è soltanto un centro accademico di eccellenza, ma il cuore pulsante dell’intuizione di Carlin Petrini, che proprio qui ha radicato l’idea di un’economia del cibo fondata sulla giustizia sociale, sulla sovranità alimentare e sulla salvaguardia delle comunità locali. Esiste un filo rosso indissolubile che unisce questo luogo, la visione di Petrini e l’eredità spirituale di San Francesco d’Assisi che fu tra i primi a proporre un’ecologia integrale, volta a considerare la natura non come merce da sfruttare, ma come ‘fratello e sorella’ da custodire”: così sottolinea, nel delineare il “perché” dell’incontro, Luca Crosetto, presidente della ‘Camera di commercio’ di Cuneo, dal cui intervento introduttivo sarà, per l’appunto, aperto il pomeriggio di lavoro e confronto.

Di grande levatura culturale e politica gli “ospiti” attesi alla “tavola rotonda” di Pollenzo.

Dopo il presidente Crosetto, la parola passerà ad Alessandro Rinaldi, direttore “Studi e Statistiche” del “Centro Studi delle Camere di commercio Tagliacarne” di Roma, che contestualizzerà e attualizzerà l’insegnamento francescano, calandolo nei dati concreti del Rapporto 2026 “Coesione è competizione: scenario dati e prospettive”, in cui si dimostra come le “imprese coesive”, ovvero i modelli aziendali capaci di fare rete con i lavoratori e il territorio si rivelino nei fatti “più performanti, resilienti e competitivi” sul mercato.

A seguire, sotto la competente moderazione del giornalista Francesco Antonioli (direttore di “Mondo Economico”, dopo quasi vent’anni di lavoro al “Sole 24 Ore”), si confronteranno differenti anime del mondo accademico, economico ed associativo: da Silvio Barbero (“Comitato Esecutivo” dell’“Università” di Pollenzo”) chiamato a valorizzare la “matrice concettuale” di Petrini, evidenziando l’intima affinità tra il modello francescano e le battaglie storiche di “Slow Food” legate all’ecologia della terra e alla centralità del lavoro agricolo, ad Ermete Realacci (presidente della “Fondazione Symbola”, organizzazione indipendente nata nel 2005 per promuovere e valorizzare le qualità e le eccellenze del “Made in Italy”) che offrirà una panoramica sulla “green economy” e sulla “sostenibilità” intese come i veri tratti distintivi dell’identità e della qualità dei “prodotti italiani”, per chiudere con Stefano Zamagni, docente all’“Università di Bologna”, economista e “pioniere” dell’“Economia Civile”, cui sarà affidato il compito di tracciare le coordinate teoriche per arrivare ad un “mercato aperto” che non escluda, ma generi “valore condiviso”. Il confronto darà anche voce diretta a due aziende “coesive” della provincia di Cuneo: “Ferrero SpA” e “Mondo SpA”: vere e proprie eccellenze del territorio chiamate a testimoniare come l’adozione di un modello d’impresa fondato sul benessere dei dipendenti, sulla responsabilità sociale e sull’attenzione al territorio non rappresenti un costo, ma una straordinaria “leva di resilienza, reputazione e crescita futura”. A chiudere l’incontro sarà l’intervento di Padre Enzo Fortunato, frate minore francescano, giornalista (volto noto della Rai, dove cura rubriche e programmi come “Tg1 Dialogo” su Rai1, “In viaggio con Francesco” su Rai Radio 1 e “In cammino” su Rai3), nonché responsabile della comunicazione per i progetti speciali della “Basilica di San Pietro” e coautore del “Manifesto di Assisi”, il documento lanciato nel gennaio 2020 da un’alleanza tra il “mondo ambientalista” ed importanti “realtà economiche e sociali”, quali “Confindustria” e “Coldiretti”. E proprio nell’esposizione riflessiva dei principi chiave del “Manifesto” si concentrerà il suo contributo, al fine di calare la “visione francescana” nel mondo produttivo, indicando come “l’alleanza fra sostenibilità, etica ed impresa rappresenti la via maestra per la competitività e lo sviluppo delle aziende contemporanee”.

L’evento è aperto al pubblico. Per infowww.cn.camcom.it

g.m.

Nelle foto: Da sinistra: Alessandro Rinaldi, Silvio Barbero, Ermete Realacci e Stefano Zamagni; Padre Enzo Fortunato

Rider licenziato da Glovo, il Tribunale di Torino: «Era un lavoratore dipendente»

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Una pronuncia del Tribunale del Lavoro di Torino potrebbe avere conseguenze importanti sul fronte dell’occupazione legata alle piattaforme digitali. La causa riguardava un rider torinese che aveva lavorato per Glovo dall’ottobre 2024 e che, dopo essere stato licenziato, aveva deciso di rivolgersi alla giustizia con l’assistenza dell’Usb.

Il Tribunale ha riconosciuto che le modalità con cui veniva svolta l’attività erano riconducibili a quelle di un rapporto subordinato. Il rider, dunque, non doveva essere considerato un lavoratore autonomo: il suo rapporto con la società è stato qualificato come un impiego a tempo pieno e senza scadenza.

Particolarmente significativo è anche quanto stabilito sul calcolo dell’orario. Per i giudici non conta soltanto il tempo impiegato materialmente per effettuare le consegne. Anche le attese tra un ordine e l’altro, quando il lavoratore resta disponibile per ricevere dalla piattaforma una nuova richiesta, rientrano nell’attività lavorativa e devono quindi essere pagate.

Coldiretti Piemonte, difendiamo il riso 100% italiano

Sabato 12 settembre dalle 9.30 a Vercelli presso il teatro Civico si terrà un incontro  di cui sarà protagonista il riso italiano dal titolo “Difendiamo il riso 100% italiano”, nell’ambito di Risò, la seconda edizione del Festival internazionale del riso.
Difendere il riso italiano dai danni causati dai cambiamenti climatici, tra maltempo e siccità, ma anche dall’azione dei trafficanti che sfruttano le importazioni a basso costo dall’estero per far abbassare le quotazioni di quello nazionale, costringendo le aziende agricole a lavorare senza coprire i costi di produzione. È  il tema al centro dell’incontro organizzato da Coldiretti Piemonte  in un anno reso difficilissimo per i problemi causati dalla siccità e per il crollo dei prezzi pagati agli agricoltori. L’obiettivo è quello di rilanciare la necessità di un piano strutturale per affrontare l’emergenza acqua, ma anche per combattere le speculazioni, in un contesto  segnato dall’aumento delle importazioni da Paesi asiatici a dazio zero che mettono a rischio la leadership europea della risicoltura nazionale e piemontese.

All’incontro prenderanno parte il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, il presidente di Coldiretti Piemonte Cristina Brizzolari, il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il presidente dell’Agenzia Ice Matteo Zoppas, l’ad di Filiera Italia Luigi Scordamaglia, il presidente di Coldiretti Vercelli e Biella Roberto Guerrini, il direttore Coldiretti Bruxelles Arianna Giuliodori, il sindaco di Vercelli Roberto Scheda e il presidente della provincia di Vercelli, Davide Gilardino.
Per tutta la durata del Festival che avrà la sua chiusura domenica 13 settembre, Coldiretti Piemonte sarà presente con uno stand presso il Padiglione Istutuzionale e Filiera, in piazza Antico Ospedale , con ingresso principale situato in via Galileo Ferraris, a pochi passi dalla Basilica di Sant’Andrea.

MM

Al via il progetto di educazione ambientale e civica LEARN2ACT

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Coinvolgerà Torino e altre cinque città italiane

Prende il via il progetto LEARN2ACT, un’iniziativa che coinvolge 1.600 studenti e studentesse tra gli 11 e i 17 anni in percorsi di educazione ambientale, cittadinanza attiva e progettazione
partecipata nelle aree urbane svantaggiate di Milano, Torino, Genova, Napoli, Siracusa e Catania. LEARN2ACT, sostenuto dalla Villum Foundation e guidato in comunione con Plastic Free Onlus, Pandora Cooperativa Sociale e partner locali, prevede come mission principale quella di rafforzare le competenze civiche dei giovani in Italia e in Francia, mettendo in rete, da Nord a Sud, scuole, associazioni, enti locali e comunità educanti attraverso attività formative, laboratori esperienziali, momenti di educazione emotiva, cooperative learning e percorsi dedicati alla sostenibilità ambientale e alle life skills.

“LEARN2ACT interpreta l’educazione ambientale come un percorso vivo, partecipato e radicato nei territori – ha dichiarato Rosa Reale, vicepresidente di Plastic Free Onlus –  i giovani non saranno semplici destinatari di attività formative, ma protagonisti chiamati a osservare la realtà che li circonda, riconoscere i problemi e proporre soluzioni possibili. Il valore del progetto sta proprio nella sua capacità di unire competenze ambientali, cittadinanza attiva e crescita personale. Lavorare accanto a CESVI Fondazione ETS, Pandora Cooperativa Sociale e ai partner locali, grazie al sostegno della Villum Foundation, significa investire nella consapevolezza, nella
fiducia e nelle competenze trasversali delle nuove generazioni”.

Al centro del progetto ci sarà una call for ideas rivolta direttamente a ragazze e ragazzi, chiamati a individuare sfide ambientali nei propri quartieri e a sviluppare soluzioni concrete insieme ai partner locali. Le idee selezionate riceveranno supporto tecnico e finanziario, eco-leadership starter kit e strumenti metodologici per passare dall’apprendimento all’azione.

Mara Martellotta

Le Regioni del Nord Ovest insieme per la filiera energetica

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Genova – Tre milioni a sostegno della filiera dell’industria energetica del Nord-Ovest. A illustrare la misura, la prima a livello interregionale, Alessio PianaGuido Guidesi e Andrea Tronzano, assessori allo Sviluppo economico di Liguria, Lombardia e Piemonte. L’annuncio è arrivato in occasione della Cabina Economica del Nord-Ovest, che ha riunito a Genova, presso la Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale, con la collaborazione di Ansaldo Energia, istituzioni e stakeholder territoriali del settore energetico.

“L’obiettivo è quello di favorire la nascita di catene del valore, mettendo in relazione le competenze delle grandi imprese, la capacità innovativa delle PMI e il patrimonio di conoscenze degli organismi di ricerca – spiegano congiuntamente gli assessori Piana, Guidesi e Tronzano -. Quella odierna è una giornata importante perché dà concretezza alla Cabina Economica del Nord-Ovest, avviata da Liguria, Lombardia e Piemonte nel 2023. Un percorso che nasce dalla convinzione che, davanti alle grandi trasformazioni industriali che abbiamo di fronte, competere insieme su filoni strategici, come quello dell’industria energetica, mettendo da parte i campanilismi e ragionando insieme in un’ottica di filiera, possa rendere i nostri territori più competitivi sui palcoscenici internazionali”.

Il bando metterà a disposizione diversi strumenti, pensati per accompagnare le tecnologie lungo il percorso che va dalla ricerca alla concreta applicazione industriale. Potranno partecipare partenariati interregionali composti da un minimo di cinque e un massimo di otto soggetti, con la presenza obbligatoria di almeno una grande impresa, almeno una PMI per ciascuna delle tre Regioni e almeno un organismo di ricerca.

L’incontro è stato anche l’occasione per approfondire le politiche energetiche regionali e le

prospettive di sviluppo della filiera energetica del Nord-Ovest.

“La collaborazione tra le nostre Regioni – sottolineano gli assessori all’Energia di Liguria, Lombardia e Piemonte, Paolo Ripamonti, Massimo Sertori e Matteo Marnati – permette di mettere a sistema competenze, capacità industriali e innovazione in un settore decisivo per la competitività dei territori. Rafforzare la filiera energetica significa creare nuove opportunità per le imprese e accompagnare lo sviluppo delle tecnologie strategiche per il futuro”.

Nel corso dell’incontro è stata inoltre richiamata la candidatura, sostenuta dalla Liguria, ad ospitare la sede della prossima agenzia nazionale del nucleare.

Coldiretti Piemonte: è urgente riconoscere lo stato di calamità naturale

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Con l’emergenza siccità che continua, è urgente accelerare le procedure che consentano di giungere al riconoscimento dello stato di calamità  naturale. È  quanto sollecitato al Tavolo Verde Coldiretti Piemonte che aveva richiesto  questo momento di incontro proprio per attivare tutte le misure che possano consentire di salvaguardare le realtà produttive attraverso provvedimenti straordinari.

“Oltre allo strumento del fondo AgriCat, sicuramente utile, abbiamo richiesto che vengano messe in atto, nell’immediato, tutta una serie di misure straordinarie e urgenti per sostenere  l’attività produttiva ed evitare che le imprese interessate subiscano eventuali e ulteriori penalizzazioni  – spiegano Cristina Brizzolari presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale – I danni alle produzioni sono già particolarmente significativi per questa annata per cui è urgente , come già richiesto, giungere al riconoscimento dello stato di calamità naturale.
Parallelamente la condizione di emergenza registrata durante  la campagna ancora in corso ha evidenziato come si renda opportuna una riforma dell’attuale assetto normativo rispetto al sistema irriguo regionale. Si tratta di una riforma volta a generare i presupposti affinché  alle aziende agricole venga garantita la necessaria disponibilità di acqua.

Per questo motivo risulta urgente la definizione di un Piano invasi capace di incrementare la capacità di stoccaggio per non arrivare ad operare sempre in stato di emergenza.
Altro tema che abbiamo affrontato al tavolo è  stato quello del caro fertilizzanti per cui abbiamo sollecitato, stante gli indirizzi adottati a livello comunitario e l’impostazione su base nazionale in via di definizione, un intervento volto a riconoscere un indennizzo a favore di quelle realtà produttive che, nel corso del 2026, hanno dovuto maggiormente affrontare costi aggiuntivi per l’acquisto di concimi e fertilizzanti”.

MM

Tavolo Verde in Regione: il punto con il mondo agricolo sui danni da siccità

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In arrivo per il Piemonte 20 milioni per le nostre aziende penalizzate dall’aumento dei costi dei fertilizzanti

 

L’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte Paolo Bongioanni ha riunito al Grattacielo Piemonte il Tavolo Verde, l’organo consultivo che riunisce le associazioni di categoria agricole e i rappresentanti delle organizzazioni cooperative a livello piemontese. Tre i punti del confronto fra Regione e gli esponenti del mondo agricolo: la situazione dei danni provocati alle produzioni dall’eccezionale siccità di questi mesi, la posizione delle associazioni sul nuovo disegno di legge di riforma della governance irrigua, e l’annuncio di un significativo aiuto – dell’ordine di 20 milioni di euro – in arrivo per le aziende agricole piemontesi per far fronte all’aumento dei costi dei fertilizzanti determinato dalla situazione internazionale.

Spiega Bongioanni: «È stata esaminata con le associazioni datoriali una serie di criticità. Si è valutata la necessità di interventi straordinari sui temi dei prestiti a tasso agevolato, della proroga delle scadenze delle operazioni di credito e dell’esonero parziale dai pagamenti dei contributi previdenziali: allo studio la possibilità di strutturare queste misure. Il Piemonte, grazie al protocollo stretto con Agea, è all’avanguardia in Italia nella delimitazione satellitare delle aree e delle particelle colpite, il che consente su questo fronte una più precisa quantificazione dei danni e l’accelerazione dei tempi di pagamento».

Le associazioni agricole regionali hanno espresso il loro consenso al progetto di riforma della governance irrigua del Piemonte, che nelle prossime settimane approderà in III Commissione Agricoltura del Consiglio regionale per un ampio calendario di consultazioni, discussione e messa a punto del testo da presentare in Aula. Soddisfazione dall’assessore Bongioanni: «Ringrazio i rappresentanti del mondo agricolo e le associazioni di categoria e cooperative per il loro appoggio e sostegno al progetto di riforma di un bene primario sempre più indispensabile quale l’acqua, che il Piemonte attende da quarant’anni. Con loro abbiamo condiviso di aggiungere nello strumento legislativo il piano regionale dei piccoli e medi invasi: questo posticiperà inevitabilmente di una quarantina di giorni l’inizio delle attività in Commissione e in Aula, ma sarà strategico per dare uno strumento completo per i prossimi anni al nostro mondo agricolo».

E infine una significativa e positiva novità in arrivo dal Governo per le aziende agricole piemontesi sul fronte costi dei fertilizzanti. «Una modifica del regolamento comunitario – ha annunciato Bongioanni – ha assegnato all’Italia 92 milioni di euro, e il Ministero ne ha destinato al Piemonte l’importante somma quantificata attorno ai 20 milioni. Essi andranno alle aziende piemontesi le cui colture più hanno risentito dell’aumento di costi dei fertilizzanti agricoli causato dalle guerre e dalla situazione internazionale». I ristori arriveranno direttamente sotto forma di pagamento diretto alle aziende interessate che hanno presentato domanda unica Pac per il 2026. Il protocollo di lavoro è stato condiviso dalle associazioni agricole.

Credito alle imprese, le Regioni del Nord aprono il confronto con le banche

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Dalla riunione di Torino arriva la prima iniziativa della Cabina di Regia delle Regioni del Nord. Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria ed Emilia-Romagna puntano sull’accesso al credito come uno dei primi terreni sui quali costruire una strategia comune a sostegno del sistema produttivo.

I cinque assessori regionali Vincenzo Colla per l’Emilia-Romagna, Alessio Piana per la Liguria, Guido Guidesi per la Lombardia, Andrea Tronzano per il Piemonte e Massimo Bitonci per il Veneto hanno deciso di avviare un confronto con l’Associazione Bancaria Italiana (ABI). L’obiettivo è affrontare le difficoltà che le imprese incontrano nel reperire risorse finanziarie e approfondire il tema delle garanzie, con particolare attenzione alle necessità del nuovo Distretto Manifatturiero Unico del Nord.

L’iniziativa dà seguito all’incontro che si è tenuto giovedì scorso a Torino e rappresenta il primo passo operativo della collaborazione tra le cinque Regioni. L’intenzione è mettere intorno allo stesso tavolo istituzioni e sistema bancario per valutare strumenti capaci di sostenere tanto gli investimenti quanto le esigenze di liquidità e di capitale circolante delle aziende.

La Cabina di Regia ha quindi chiesto un incontro ai presidenti delle ABI regionali: Cristian Berselli per l’Emilia-Romagna, Luigi Zanti per la Liguria, Alessandro Azzi per la Lombardia, Stefano Cappellari per il Piemonte e Sergio Bava per il Veneto.

Il confronto dovrebbe concentrarsi soprattutto sulle condizioni di accesso ai finanziamenti e sugli strumenti di garanzia disponibili. Secondo la Cabina di Regia, il credito «rappresenta, infatti, un elemento fondamentale per competitività e la stabilità delle nostre aziende per continuare a innovare».

La questione assume un peso particolare in una fase segnata dai costi energetici, dall’incertezza dei mercati e dalle tensioni geopolitiche internazionali. Per un’area nella quale il manifatturiero continua a rappresentare una componente decisiva dell’economia, poter finanziare nuovi investimenti, innovazione e crescita viene considerato un fattore essenziale per mantenere la competitività.

Con questa prima iniziativa, le cinque Regioni intendono trasformare il coordinamento politico in interventi comuni sui principali problemi dell’economia del Nord. La sfida è costruire condizioni più favorevoli per le aziende, favorendo investimenti e occupazione e rafforzando la capacità del sistema produttivo settentrionale di competere sui mercati italiani e internazionali.

Immagine generata con AI

I SÌ TAV ritornano in piazza domenica 27 settembre

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La manifestazione davanti al municipio alle ore 11

Giachino: “Torino e il Piemonte hanno bisogno come il pane della TAV ma nel PD esplodono contraddizioni gravissime che fanno capire chi ha frenato in questi anni l’opera del futuro”

L’andamento economico del Piemonte, condizionato dalla crisi torinese, continua ad essere deludente nonostante interviste ottimistiche di tanti. Mentre le previsioni del PIL dicono che l’Italia dovrebbe crescere dell’uno per cento con alcune regioni come la Lombardia, l’Emilia e la Liguria che cresceranno oltre l’1%, il Piemonte è dato in crescita solo dello 0,8%. Tutte le iniziative ideate, lanciate da interviste roboanti, in questi ultimi vent’anni non sono riuscite a rilanciare la crescita dell’economia dell’area torinese. La botta data dall’Europa al settore auto non viene purtroppo pareggiata dagli eventi, dall’aerospaziale, dal turismo ecc. ecc. In questa situazione la TAV porterà sicuramente grandi benefici con l’aumento del turismo internazionale e con l’aumento della logistica legata agli scambi commerciali che stanno crescendo nel mondo al ritmo del 3% l’anno.

Ne parliamo con Mino Giachino, che raggiungiamo al telefono a Genova mentre sta brindando con i suoi più stretti collaboratori all’undicesimo anno di presidenza di Saimare, un’azienda leader nelle spedizioni internazionali.

«Mi stupisce come Torino, in venticinque anni, pur essendo governata quasi sempre dal PD, salvo la parentesi grillina, e pur disponendo di un nugolo di economisti importanti di area, non sia riuscita a rilanciare l’economia cittadina», osserva Giachino. Anzi, in questi giorni i dati sugli stipendi e sui risparmi dimostrano che la Torino divisa in due, di cui parlò per primo nel 2012 l’arcivescovo Nosiglia, ha visto aumentare le distanze. «La metà della città che quando venne eletto Lo Russo stava male oggi sta peggio, a partire dal commercio».

«Eppure l’anno scorso il numero dei container trasportati nel mondo è aumentato di 6 milioni, gli armatori investono e guadagnano. Il centro MSC di controllo della movimentazione delle merci insediato al Lingotto è arrivato al migliaio di dipendenti, laureati in informatica. A Genova si fa fatica a trovare le professionalità da assumere, a Torino 3/4 dei ragazzi ha un impiego a tempo parziale».

A livello generale, secondo Giachino, conta la maggiore lentezza nel costruire le opere pubbliche, in particolare le infrastrutture di trasporto, di cui si è accorta finalmente anche la Confetra. «Punto centrale è il MIT, dove è diminuita l’efficienza senza che nessuno capisca i danni per l’economia italiana».

Altro punto si trova nelle divisioni nel PD dove l’ala ex DC non conta o non ha voci, salvo Delrio. «La TAV è l’opera che ne paga le peggiori conseguenze. Lo si vedeva già quando ideai da solo e organizzai la grande manifestazione di piazza Castello a favore della TAV. Tutti furono sorpresi e invece di capire cercarono di mettermi da parte da parte, ma rallentando l’opera, malgrado il voto del Senato del 7.8.2019 quando venne bocciata la mozione NO TAV dei Cinque Stelle».

Quando Renzi fece fallire l’iniziativa di Salvini e si costituì il governo Conte 2, la costruzione delle infrastrutture venne strozzata. «Il PD per non far cadere il governo bloccò tutto. Stando fermi le divisioni interne del PD sulla TAV non esplodevano». I cambi nell’Unione Industriali, nella Giunta regionale, negli uffici ministeriali del MIT con un forte calo delle competenze fecero il resto.

«Eppure le divisioni interne al PD in Val Susa hanno bloccato o rallentato i lavori della TAV. I lavori di costruzione del Tunnel dalla parte italiana assegnati a fine 2023 sono lì fermi. Nel frattempo però i costi di costruzione sono cresciuti di quasi tre miliardi». Ora si è risvegliata nella Confetra la consapevolezza sui gravi danni che derivano dal rallentamento nella costruzione delle opere e in particolare nelle reti TEN-T.

Unico spiraglio in questa situazione i lavori del Terzo Valico e per la costruzione della nuova Diga foranea a Genova. «Ma in Liguria non stanno fermi e in questi anni hanno lavorato molto in Europa e con la Francia per spingere alla creazione della linea ferroviaria europea da Marsiglia a Genova via Ventimiglia. Una linea che porterà via traffico turistico alla Torino-Lione».

In questa situazione i tentativi di Lo Russo di accordarsi con Askatasuna sono falliti per l’indisponibilità degli estremisti che però partecipando alle manifestazioni Pro Pal hanno accresciuto i consensi in particolare nelle file di AVS.

«Il PD, che appoggiò insieme agli altri partiti la nostra grande manifestazione del 2018, oggi non vuole la nuova manifestazione di domenica 27 settembre per non far emergere le sue contraddizioni e diversità».

Ma Torino, se non rispondesse alla violenza del 25 luglio scorso, si condannerebbe alla crescita dei NO a TUTTO.

«Ecco perché chi vuole rilanciare Torino, che in questi mesi oltre ai ritardi nella costruzione della TAV rischia di perdere anche l’aeroporto, deve venire in piazza del Municipio domenica 27 settembre alle ore 11, allargando la voce agli amici».

«Diremo NO alla VIOLENZA, SÌ alla TAV ma di fatto diremo SÌ al rilancio di Torino e del suo futuro di lavoro» conclude Giachino.

Uncem, il “caso Umbria”

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Un’“Umbria cuore verde d’Italia non deve perdere altro tempo secondo l’UNCEM.
Deve riattivare le politiche montane e scegliere politiche serie per le montagne appenniniche.

“Occorre dirlo chiaramente: l’Umbria non può restare senza un’organizzazione istituzionale dei Comuni Montani pressoché grandi e piccoli. Dopo aver distrutto drammaticamente le comunità montane 15 anni fa, non ha mosso un dito politico – afferma Marco Bussone, presidente UNCEM, intervenuto in un dibattito pubblico a Terni – e i loro Comuni vivono nelle solitudini, e questo è grave. Ritengo che la presidente della Regione, con Giunta e Consilio, debbano agire in fretta, senza perdere tempo, riattivando le comunità montane. È questione di lungimiranza politica e istituzionale. Con Agnese Benedetti, presidente UNCEM Umbria e sindaca di Vallo di Nera, abbiamo già lavorato a un articolato consegnato alla Giunta Regionale, che sta invece perdendo tempo”.

M.M.