Questa sera alle ore 19 al centro servizi Vol.To

ORA DISPONIBILI 5 FREQUENZE AL GIORNO TRA IL CAPOLUOGO PIEMONTESE E LA CAPITALE
Dal 1° dicembre 2022 ITA Airways amplia la sua presenza su Torino, aumentando le frequenze del volo giornaliero da e per Roma Fiumicino dalle attuali 21 a 35 frequenze settimanali.
Sono perciò 2 i nuovi voli che ogni giorno si aggiungono e che si sommano ai 3 attualmente in programmazione, per un totale di 5 voli.
Ritorna dunque ad essere pienamente servito uno dei collegamenti più richiesti da Torino.
L’aumento di frequenze permette infatti una maggiore scelta e flessibilità sia per i viaggi di andata e ritorno in giornata, sia di incrementare la connettività a lungo raggio verso destinazioni come New York, Boston, Miami, Los Angeles e ancora San Paolo, Buenos Aires, Tokyo Nuova Delhi e le Maldive.
Qui di seguito il riepilogo degli orari:
AZ 1421 1234567 FCO 09:10 TRN 10:25
AZ 1417 1234567 FCO 13:15 TRN 14:30 volo new
AZ 1435 1234567 FCO 17:20 TRN 18:35
AZ 1423 1234567 FCO 19:25 TRN 20:40 volo new
AZ 1431 1234567 FCO 21:25 TRN 22:40
AZ 1432 1234567 TRN 07:00 FCO 08:15
AZ 1412 1234567 TRN 11:10 FCO 12:25
AZ 1428 1234567 TRN 15:15 FCO 16:30 volo new
AZ 1430 1234567 TRN 19:30 FCO 20:45
AZ 1416 1234567 TRN 21:25 FCO 22:40 volo new
I voli sono in vendita da oggi sul sito www.ita-airways.com, in agenzia di viaggio e sulla app di ITA Airways.
Andrea Andorno, Amministratore Delegato di Torino Airport, ha dichiarato: “A partire da dicembre l’aeroporto di Torino e quello di Roma Fiumicino saranno collegati 5 volte al giorno. Si ritorna così all’offerta del periodo pre-pandemico, con un programma di voli che permetterà a Torino e al Piemonte di essere anche molto ben collegati al sempre più ricco network di lungo raggio di ITA Airways”.
Il passaggio del testimone con Firenze, sede dell’evento annuale 2022, è avvenuto lunedì 24 ottobre. L’Assessora alle Politiche per la Sicurezza, Gianna Pentenero, ha partecipato alla tavola rotonda su “Giovani e Città. Protagonismo e cittadinanza attiva per prevenire il disagio” insieme agli assessori alla sicurezza e alle politiche giovanili del Comune di Firenze, Benedetta Albanese e Cosimo Guccione, all’assessore alla sicurezza di Perugia, Luca Merli, e alla direttrice generale del Comune di Barcellona, Maite Casado Cadarso, oltre a Federica Zanetti, Valeria Ferraris e Vincenzo Scalia, rispettivamente dell’università di Bologna, di Torino e di Firenze.
“È stata una giornata importante perché ha sottolineato il bisogno di una trasversalità nelle nostre politiche – ha spiegato l’Assessora Pentenero -, così come occorre porre attenzione alla prevenzione e non inseguire sempre l’emergenza. Oggi, la Polizia Municipale di Torino dispone di strumenti e di un Reparto Specialistico di Investigazioni Tecnologiche (RIT) che ci consentono di aggregare dati e approfondire i fenomeni, localizzarli precisamente sul territorio e temporalmente. E lo stesso discorso vale per tutti gli interventi del Nucleo di Polizia di prossimità dei nostri Vigili. Tutto questo lavoro, appunto, pensiamo possa aiutarci anche a ottimizzare le risorse per gli interventi e rendere più efficaci i controlli e, appunto, co-progettare la prevenzione”.
Giovedì 10 novembre 2022, ore 10:00 – 12.00
Camera di commercio di Torino, Sala Giunta
Via Carlo Alberto 16 Torino
Una crisi che fermasse le imprese non c’era mai stata. Cristallizzare e congelare per mesi le attività come ha influito sulle imprese del Piemonte? Una ricerca del Comitato Torino Finanza ha analizzato l’universo dei bilanci delle società di capitali piemontesi dell’anno della pandemia e di quello precedente.
Programma
Apertura dei lavori
Guido Bolatto, Segretario Generale Camera di commercio di Torino
Presentazione dell’indagine
Giuseppe Russo, Step Ricerche
Tavola rotonda di discussione
Modera: Francesco Antonioli, direttore di Mondo Economico
Partecipano:
Luca Asvisio, Presidente Ordine Commercialisti ed esperti contabili di Torino
Alain Devalle, SAA e School of Management Università degli Studi di Torino
Gianna Pentenero, Assessore alle attività produttive del Comune di Torino
Andrea Tronzano, Assessore allo sviluppo economico Regione Piemonte
Giampaolo Vitali, Istituto per la ricerca sulla crescita economica sostenibile, CNR
Chiusura dei lavori
Vladimiro Rambaldi, Presidente Comitato Torino Finanza
“Con il risparmio gestito da professionisti, siete sicuri di mettere a frutto i vostri risparmi nel modo migliore”.
Così, più o meno, raccontano tutti i dépliant che reclamizzano i fondi comuni d’investimento o le polizze unit linked che affollano il mercato finanziario.
Una frase teoricamente corretta, ma che purtroppo non sempre riflette il vero.
Le cronache pullulano di articoli che lamentano gli scarsi risultati ottenuti dai fondi comuni e dalle polizze finanziarie che ottengono performance inferiori a quelle di mercato; carenze dovute non solo all’onere delle commissioni che gravano sul risparmio gestito, ma anche alla scarsa professionalità di alcuni gestori, se non addirittura al peso di gravi conflitti d’interesse che li portano ad effettuare investimenti basati più sulla convenienza della societàdi gestione e del gruppo bancario o assicurativo cui fanno capo, che non sulla convenienza per i sottoscrittori.
L’ultimo caso, molto grave, riguarda alcuni fondi del gruppo americano Morgan Stanley, che in soli tre anni hanno perso due terzi del valore rispetto a fine 2019; una voragine grave, non solo per l’ammontare in sé, ma soprattutto per l’enorme contrasto rispetto al trend che nello stesso periodo ha fatto registrare l’indice S&P 500: dal 2019 ad oggi ha guadagnato il 15%!
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ANDAMENTO TRIMESTRALE INDICE S&P 500 |
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01.11.2022 |
3.734,50 |
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01.07.2022 |
4.130,29 |
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01.04.2022 |
4.131,93 |
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01.01.2022 |
4.515,55 |
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01.10.2021 |
4.605,38 |
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01.07.2021 |
4.395,26 |
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01.04.2021 |
4.181,17 |
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01.01.2021 |
3.714,24 |
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01.10.2020 |
3.269,96 |
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01.07.2020 |
3.271,12 |
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01.04.2020 |
2.912,43 |
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01.01.2020 |
3.225,52 |
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Insomma, da una parte un investitore sprovveduto che avesse puntato su un “giardinetto” di titoli quotati a New York (o, meglio ancora, se avesse sottoscritto un ETF basato sull’indice S&P) si potrebbe fregare soddisfatto le mani, portando a casa una bella plusvalenza nonostante le tensioni del 2020-21 (COVID) e del 2022 (guerra in Ucraina), mentre dall’altra parte l’investitore fiducioso che ha affidato i suoi risparmi ai “professionisti” raccoglierebbe solo cocci…
Com’è possibile?
Il mistero è stato recentemente svelato analizzando il portafogliodei quattro fondi gestiti dal gruppo Morgan Stanley.
Si è così scoperto che in tutti e quattro i fondi esaminati figurano gli stessi titoli azionari, come se tutti i fondi facessero parte di un unico “superfondo“, senza rispettare diversità d’investimentocome sarebbe logico aspettarsi. Ed inoltre i dieci titoli più presenti nei portafogli coprono circa il 50% del totale, limitando la fondamentale regola della diversificazione massima degli investimenti che è alla base della filosofia dei fondi.
Ma il fatto ancor più grave è che quei dieci titoli non sono “qualunque”: sono tutti rappresentativi di società che si sono quotate a New York tra metà 2019 e fine 2020; e, guarda caso, chi era la banca che aveva assistito le società nell’iter di quotazione?
Toh, Morgan Stanley!
In parole povere: la banca accompagna in Borsa una decina di società nuove, incassa laute provvigioni per la sua consulenza e, probabilmente a causa di un non totale collocamento dei titoli, piazza “gli avanzi invenduti” nei quattro fondi che gestisce.
Un conflitto d’interessi grande come una casa che nessuna autoritàdi Borsa ha ritenuto opportuno condannare; e non si ha notizia di eventuali provvedimenti per vietare futuri comportamenti analoghi.
Viva il risparmio gestito, ma attenzione!
Il caso rende ancora una volta consigliabile optare per gli ETF (fondi “non gestiti” che investono in TUTTI i titoli di un indice), che hanno costi totali inferiori del 70-80% rispetto ai fondi tradizionali e non espongono il sottoscrittore ai rischi di conflitti d’interesse o errori nella valutazione delle azioni sulle quali investire.
GIANLUIGI DE MARCHI
Con la collezione sostenibile GOOFI
Nei punti vendita Conad parte la nuova campagna di collezionamento di soggetti natalizi GOOFI per l’addobbo e la decorazione.
Per ogni premio distribuito, Conad Nord Ovest devolverà 50 centesimi a sostegno di 6 ospedali pediatrici nei territori in cui la Cooperativa e i Soci operano ogni giorno.
Partita il 31 ottobre la nuova iniziativa di collezionamento sostenibile promossa da Conad in partnership con Egan, azienda marchigiana che afferma la sua filosofia armonizzando lo sviluppo produttivo con l’unicità e la peculiarità del prodotto.
Per 6 settimane i clienti Conad potranno collezionare una linea di 12 soggetti natalizi GOOFI by Egan ispirati a personaggi famosi a tema gufo per l’addobbo e la decorazione, tutti realizzati in plastica (ABS) 100% riciclata e confezionati in buste singole realizzate con carta FSC.
Per ogni soggetto natalizio distribuito, Conad Nord Ovest devolverà 50 centesimi a favore dei reparti pediatrici di sei ospedali nelle Regioni in cui opera, dando una mano concreta a chi lavora ogni giorno per rendere la vita di tutti i bambini ricoverati il più normale possibile. I 6 ospedali coinvolti sono anche per quest’anno: l’Istituto Gaslini di Genova, il Policlinico Sant’Orsola di Bologna, l’ARNAS G. Brotzu di Cagliari, l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, l’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino e l’Ospedale del Cuore della Fondazione Monasterio di Massa.
Anche quest’anno, quindi, in Piemonte e in Valle D’Aosta, Conad Nord Ovest supporterà FORMA Onlus, la Fondazione dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, centro di riferimento per neonati, bambini ed adolescenti affetti dalle patologie più complesse, rare e crocniche. Il ricavato sarà destinato all’acquisto del macchinario Risonanza Magnetica 3 Tesla, che permetterà di valutare con maggior precisione i casi più complessi, ampliare lo studio dei pazienti con malformazioni, anche in epoca prenatale, ed eseguire studi all’avanguardia.
“Anche quest’anno siamo fieri ed orgogliosi di sostenere i reparti pediatrici degli ospedali del nostro territorio con questa importante iniziativa di collezionamento sostenibile” spiega Adamo Ascari, Amministratore Delegato di Conad Nord Ovest. “Questo progetto è frutto della collaborazione sinergica tra la nostra Cooperativa, i nostri Soci e i nostri Clienti: un ulteriore impegno a supporto del territorio, delle Comunità e del tessuto sociale in cui operiamo. Agire in modo sostenibile sotto il profilo economico, sociale e ambientale è infatti un valore che ci guida da sempre e questa iniziativa conferma ancora una volta la forte vocazione sociale della nostra azienda, un impegno che condividiamo con i nostri Soci, da sempre sensibili alle necessità del territorio e vero motore della nostra Cooperativa e di tutto il Sistema Conad.”
L’impegno dedicato alle partnership sostenibili e, in particolare, alle iniziative di fidelizzazione a sostegno dell’ambiente e delle persone, rientra nel grande progetto di sostenibilità di Conad “Sosteniamo il futuro”, basato su tre dimensioni fondamentali dell’agire quotidiano dell’insegna: rispetto dell’ambiente, attenzione alle persone e alle comunità, valorizzazione del tessuto imprenditoriale e del territorio italiano.
• Questo punto vendita rappresenta il primo in assoluto nell’area nord-occidentale e il 12° negozio Primark in Italia
Grugliasco (TO), 8 novembre 2022 – Primark, il rivenditore di moda internazionale, ha
inaugurato oggi il suo nuovo store nella città di Torino, il primo punto vendita in
Piemonte. Il negozio è situtato all’interno del centro commerciale Le Gru nel Comune di
Grugliasco, in provincia di Torino, e rappresenta il 12° punto vendita di Primark in Italia.
Questa apertura creerà oltre 150 nuovi posti di lavoro a livello locale.

Con una superficie commerciale di circa 4.600 metri quadrati su un piano, il nuovo negozio di
Torino offrirà l’esperienza in-store per cui Primark è da sempre famosa. I clienti di Primark Le
Gru potranno così acquistare le ultime tendenze e i capi basic delle collezioni abbigliamento
uomo, donna, bambino, beauty, lifestyle e casa – compresi i prodotti a marchio ‘Primark Cares’
in continua crescita. I clienti troveranno anche un’ampia scelta di prodotti a tema natalizio.
Dall’abbigliamento per le serate con gli amici ai maglioni festivi da abbinare con i propri cari,
passando per i ‘FamJams’ per tutta la famiglia, alle decorazioni natalizie e agli articoli beauty
must-have come il ‘Glow Gift Set’ e le palette di ombretti. I clienti di Le Gru troveranno
sicuramente l’acquisto natalizio perfetto, qualunque sia il loro budget.
L’offerta impareggiabile di Primark, in termini di trend moda e must-have, ha conquistato il
cuore dei clienti italiani sin dal primo negozio che il retailer ha aperto ad Arese, in provincia di
Milano, nel 2016. Questo nuovo punto vendita rappresenta un ulteriore passo in avanti nella
strategia di espansione di Primark nel Bel Paese. Dall’inizio di quest’anno Primark ha, infatti,
inaugurato 4 nuovi store in Italia, tra cui il flagship store e headquarter per l’Italia a Milano in
Via Torino, gli store di Chieti e Bologna durante il periodo estivo, arrivando così fino ad oggi
con l’apertura di Primark Le Gru a Torino. Primark aprirà un nuovo negozio in Italia entro la
fine dell’anno nel centro commerciale ‘Campania’ di Caserta, mentre sono previste due nuove
aperture nelle città di Bari e Venezia nel 2023 – rispettivamente nei centri commerciali
‘Casamassima’ e ‘Nave De Vero’.
All’inizio di questa settimana, Primark ha ospitato un esclusivo evento dedicato agli amici e ai
familiari dei dipendenti, che sono stati invitati a festeggiare tutti insieme l’apertura del negozio
visitandolo in anteprima e scoprendo l’entusiasmante offerta di prodotti disponibile.
Luca Ciuffreda, Head of Sales Italy di Primark, ha dichiarato: “Primark Le Gru rappresenta
un’ulteriore pietra miliare nella strategia di espansione di Primark in Italia, in quanto porta a 12
il totale dei nostri store nel Paese. Siamo felici di inaugurare il nostro nuovo negozio prima
dell’alta stagione festiva, offrendo così ai clienti l’opportunità di acquistare la nostra fantastica
offerta prima di Natale. Che si tratti di prodotti basic per la famiglia o dell’abbigliamento da
party, sappiamo che i nostri clienti adoreranno la nostra offerta. I nostri colleghi hanno, infatti,
lavorato duramente per offrire ai nostri nuovi clienti un’esperienza in-store straordinaria e non
vediamo l’ora di accoglierli nelle prossime settimane”.
“Siamo orgogliosi che Primark abbia scelto Grugliasco e Le Gru per aprire un nuovo punto
vendita in un momento così difficile”, ha affermato il Sindaco di Grugliasco Emanuele Gaito.
“Sono sicuro che questo sia un buon investimento e che tale presenza sia importante per tutta
la nostra economia diventando motore di occupazione sul nostro territorio e variegando, così,
l’offerta commerciale della città. Sui 150 assunti circa 30 sono grugliaschesi e per noi è fonte
di grande gioia. Quello che oggi fa Primark è un atto di fiducia per la nostra città. Li ringraziamo
anche perché Grugliasco si conferma città attrattiva per aziende, multinazionali e grandi
marchi sviluppando tutto il suo potenziale e manifestando la sua piena attrattività economica,
fatta di commercio storico e di presenze nuove, che producono nuova linfa”.
Luis Pires, Head of Country di Klépierre Italia, ha dichiarato: “Il taglio del nastro di Primark
a Le Gru rappresenta un’ulteriore tappa nel percorso di crescita e ammodernamento del nostro
intero portfolio italiano. Da un lato, infatti, consolida il ruolo di leadership del Centro
Commerciale Le Gru situato alle porte di Torino, in un bacino di utenza che abbraccia l’intero
territorio regionale e oltre; dall’altro, dà continuità al piano strategico di sviluppo degli asset di
Klépierre. L’obiettivo, in una logica di costante innovazione e potenziamento, è quello di
intercettare sul mercato le eccellenze in tutti i settori merceologici e di consolidare dunque la
leadership del portfolio di Klépierre in Italia”.

La scorsa settimana la Federal Reserve, la banca centrale americana, ha alzato per l’ennesima volta i tassi di interesse ufficiali.
Si tratta del prezzo del denaro che viene utilizzato dalle banche quando prestano soldi tra di loro e, di conseguenza, il riferimento per i finanziamenti, i mutui e le cedole pagate dai titoli di Stato (che rappresentano pur sempre un debito da rimborsare a scadenza).
La brutta notizia non è tanto, l’attesissimo, rialzo dei tassi (dello 0,75%) quanto le parole che il governatore, Jerome Powell, ha utilizzato nel commentare la sua decisione: “Abbiamo ancora del cammino da fare (per poter dire di essere arrivati al livello dei tassi d’interesse desiderato n.d.r.) e i dati economici ci suggeriscono che il livello al quale dovremo arrivare sarà più elevato di quanto pensavamo”.

Insomma, la strada si preannuncia più lunga, tortuosa e con il vento contrario (dato da un’economia ancora troppo forte, con una disoccupazione bassissima) di quanto si poteva sperare.
Il mercato azionario, reduce da un paio di settimane tranquille nella irragionevole aspettativa che presto la Federal Reserve si sarebbe accontentata di quanto già fatto negli ultimi mesi, alzando i tassi dallo zero (fino al primo aumento dello scorso marzo) all’attuale 4%, ha innescato una brusca retromarcia.
La determinazione della banca centrale statunitense a indurre un rallentamento dell’economia che freni, per poi invertirlo, l’attuale trend inflazionistico non può più essere messa in dubbio.
Per raggiungere questo obiettivo la Fed è pronta a tenere a freno gli spiriti bollenti degli investitori finanziari, rovesciando secchiate gelate sulle loro teste non appena queste si rialzano.
Mercati finanziari forti, infatti, collidono con l’obiettivo di frenare l’economia (solo una recessione può riuscire ad arrestare i rialzi dei prezzi di beni e servizi) in quanto, con la loro salita e il conseguente arricchimento degli investitori, rappresentano un supporto non richiesto (e attualmente non benvenuto) all’economia statunitense.
La lezione dello scorso luglio, quando le parole di Powell a corredo di un aumento dei tassi, “non abbiamo ancora deciso se in futuro dovremo ritoccare i tassi in modo più aggressivo”, era stata interpretata in modo troppo ottimistico (“forse sta pensando di sospendere gli aumenti del costo del denaro…”) da Wall Street, con una salita nei giorni successivi di più del 10%.
Beninteso: la Fed non ha nulla di personale nei confronti dei mercati azionari, semplicemente non può permettere che la loro forza scoraggi gli americani dal ridurre i loro consumi (rallentando così le pressioni sui prezzi e l’inflazione).
Non tutto il male viene per nuocere, però.
La certezza che la banca centrale statunitense (e con lei, al traino, di quella europea) farà tutto ciò che necessario per stroncare l’inflazione, riportandola sotto controllo, potrebbe alla fine rassicurare gli investitori obbligazionari, che beneficiano di una riduzione dei timori sull’inflazione futura.
Il rendimento dei titoli obbligazionari dovrebbe proteggere il potere d’acquisto della moneta dall’inflazione (attuale e futura) e si muove perciò nella sua stessa direzione.
La relazione tra le quotazioni ed i rendimenti è tale che quando questi ultimi scendono (per il timore di una recessione) le prime salgono, per la gioia degli investitori.
Esattamente il contrario di quanto avvenuto negli ultimi due anni quando la salita dei tassi, frutto dell’impennata dei prezzi al consumo, ha provocato ai risparmiatori perdite superiore a quanto visto negli ultimi quarant’anni (bruciando i guadagni di molti anni).
Per le azioni, infine, non è il caso di disperarsi troppo: la possibilità che si sia già toccato il fondo si è assottigliata ma più che a nuovi crolli dovremo abituarci ad un andamento ondivago, con rimbalzi/eccessi di ottimismo e correzioni/prevalenza del realismo, sino a quando il traguardo, recessione più inflazione in discesa, non si profilerà all’orizzonte e le stime sugli utili aziendali saranno state ridimensionate dai livelli ancora troppo ottimistici.

Ci vorranno ancora alcuni mesi da percorrere in salita e con il vento contrario in faccia ma alla fine rivedremo la discesa: a quel punto il rallentamento economico avrà fatto il suo lavoro e sarà nuovamente tempo per i signori della moneta di ridurre i tassi di interesse e di stimolare l’economia.
Perché, dopo tutto, Dio fornisce il vento ma è l’uomo che deve alzare le vele!
Papa Francesco, 266° pontefice della Chiesa Cattolica, è il quarto Vescovo di Roma dell’era moderna a varcare i confini internazionali per compiere viaggi apostolici.
Paolo VI, primo Pontefice a usare l’aereo, si recò nel 1964 in Terra Santa. Prima di lui, l’ultimo Papa a essere stato fuori Italia fu Papa Pio VII (1800-1823), esiliato da Napoleone a Fontainebleau nel giugno 1812.
Da quel primo viaggio apostolico in aereo di Papa Montini ne sono susseguiti molti altri. Lo stesso Paolo VI ne ha effettuatinove e, mentre Giovanni Paolo I non ebbe il tempo di effettuarne alcuno, Giovanni Paolo II – definito il Papa globetrotter – ne ha compiuti ben 104. Sono stati 24 i viaggi apostolici di Benedetto XVI e Papa Francesco, con questo ultimo in Bahrein, raggiunge i39 viaggi internazionali.
Anche Bergoglio, quindi, come Wojtyla, è un Papa dei primati: infatti, seguendo in silenzio le orme di Giovanni Paolo II,raggiuge luoghi che i suoi predecessori non hanno mai visitato. È stato, infatti, il primo Pontefice a recarsi in Bahrein e, come Wojtyla, non si limita a visitare Stati in cui a prevalere è la religione cattolica.
Questo viaggio risulta in continuità con il precedente avvenuto nel 2019 che l’aveva visto recarsi negli Emirati Arabi Uniti, dove aveva firmato il Documento sulla Fratellanza Umana. Una dichiarazione di intenti firmata da Papa Francesco e dal grande Imam Muhamad Ahmad al-Tayyeb, passata alla storia, che ha ricevuto critiche anche dal mondo cattolico.
In Bahrein il Pontefice argentino ha nuovamente incontrato il grande Imam al-Tayyeb, il quale gli ha rivolto parole di pace e di dialogo. Ha accolto il Pontefice nella Piazza Al-Fidà e il loro abbraccio pubblico ha mostrato il profondo legame tra il Papa della Chiesa cattolica e la massima autorità dell’Islam sunnita.
Le critiche sul famoso Documento sulla Fratellanza Umana per la pace mondiale e la convivenza comune sono molte e ancora oggi continuano. Un vero e proprio “documento sotto attacco”.
Sull’argomento richiamo un capitolo fondamentale del mio libro “Il Papa alla sbarra – Processo a Papa Francesco” dove il protagonista difende il Pontefice da accuse di eresia.
Il Papa aveva già risposto a chi sfacciatamente gli aveva fatto notare le critiche alla dichiarazione congiunta dicendo: “Il documento a cui lei fa riferimento è stato preparato con il Grande Imam in segreto, durante sei mesi, pregando, riflettendo, correggendo il testo. È importante il cammino della fratellanza. Questo documento aveva lasciato in me l’inquietudine della fratellanza e è per questo che qualche anno dopo ho scritto l’Enciclica Fratelli tutti. Ambedue i documenti si devono studiare perché vanno nella stessa direzione”.
Ancora una volta si può notare che le azioni del Pontefice non sono limitate al momento, ma che il suo è un programma ad ampio spettro.
Grazie alla dichiarazione sulla Fratellanza Umana, Bergoglio – oggi, tre anni dopo – ha potuto esprimere quelle che per lui sono le “tre urgenze educative”: il riconoscimento della donna in ambito pubblico; la tutela dei diritti fondamentali dei bambini e il “no” alla bestemmia della guerra e all’uso della violenza e delterrorismo ideologico.
Parole che forse non avrebbe mai potuto pronunciare se non avesse firmato quel documento.
Giangiacomo Nichols
Autore di “Il Papa alla sbarra – processo a Papa Francesco”.