ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 170

Uncem, legge bilancio: non c’è il registro crediti carbonio

“Per un ennesimo scontro tra strutture di ministeri, ambiente, sviluppo economico, agricoltura,

e molto probabilmente anche tra ISPRA e CREA, nella legge di bilancio non ci sarà l’istituzionedel ‘Registro dei crediti di carbonio generati da progetti forestali realizzati sul territorio nazionale e impiegabili su base volontaria per compensare le emissioni in atmosfera’. Uncem lo chiede con forza e determinazione da almeno tre anni. Era già nel ddl Montagna varato ad aprile dal Governo. Non ha costi. Ma a qualcuno dà fastidio per il solo fatto che esista e che CREA debba occuparsene. Solite storie negative italiane. I danni sono per noi. Era stato annunciato dal Ministero dell’Agricoltura nella legge di bilancio, quel comma. Emendamento votato, proposto da Uncem, portato dalla maggioranza in finanziaria, e ora, alla vigilia del voto definitivo al Senato, il comma è saltato. Volato via per scontri stupidi tra apparati, tra pezzi dello Stato. Roba ridicola che fa male ai territori, a chi attorno ai crediti volontari ci sta già lavorando e ci crede veramente, a vantaggio delle comunità e nel quadro del testo unico forestale, della strategia forestale. Si sta perdendo tempo. E siamo molto preoccupati. Perché la partita del mercato volontario dei crediti affidata al CREA avrebbe futuro. Se ci si perde negli scontri tra Ministeri, le questioni forestali che abbiamo portato avanti, reso tra le più all’avanguardia d’Europa, si perdono in filosofia, conservazione, tutele spinte. Altro che tagli e Co2 assorbita con una buona gestione. Uncem continuerà a lavorare e a insistere affinché chi di foreste poco sa, nei Ministeri come nelle strutture di sottogoverno, lasci fare ad altri”.

Lo afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.

Il Papa che ci ha fatto capire i limiti del nostro tempo

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Non accolsi bene la nomina di Benedetto XVI, ritenendo errata e contraddittoria la sua affermazione relativa alla “dittatura del relativismo“, in quanto il relativismo non può generare dittature. Successivamente mi sono ricreduto perché la prevalenza del pensiero unico ha generato un sempre più pesante conformismo e ha imposto linguaggi tutti eguali che sono diventati delle vere e proprie litanie sedicenti laiche. Certamente ha generato un nichilismo in cui la verità viene soffocata e la coscienza annullata. Il male e il bene si confondono e si mescolano, generando indifferenza etica se non cinismo. Il pensiero debole non ha aperto nuove vie alla libertà di pensiero, ma ha tentato di togliere di mezzo ogni visione etica della vita, quelle che Bobbio definiva le etiche laiche. Questo è il messaggio laico di questo Papa che proveniva dall’ex Santo Uffizio. Ho avuto modo di conoscere da vicino attraverso le sue opere Papa Benedetto e ho avuto modo di intermediario attraverso l’amicizia di Marcello Pera, il liberale che con lui scrisse un libro che andrebbe ripubblicato.

Molti sedicenti laici hanno irriso al suo pensiero, giungendo ad impedirgli di parlare all’Universita’  di Roma. Era stato un illustre accademico in Germania e a Roma, la città di cui era vescovo, gli impedirono di tenere una conferenza. Fu un episodio di squadrismo intellettuale vergognoso di cui furono responsabili dei professori e non i soliti facinorosi del movimento studentesco. Basterebbe questo episodio per capire il culturame laicista nostrano, intollerante verso chi non la pensa come lui e incapace di un confronto rispettoso. Il modo dignitoso e silenzioso con cui prese atto del divieto accademico romano dice molto di quest’uomo che ha dimostrato di riconoscere con umiltà i propri limiti , rinunciando alla Cattedra di Pietro. Non era una scelta semplice , ma sottintendeva anche la piena e lucida comprensione della crisi di una Chiesa che nel Concilio Vaticano II aveva in parte smarrito la forza della sua tradizione e necessitava di una guida più forte al timone della navicella di Pietro. In quella scelta che non fu di viltà, ma di amara consapevolezza di una situazione drammatica di cui il Papa era ben consapevole vi è una grande lezione di vita. Dirà la storia se Papa Francesco abbia posto anche solo parziale rimedio alla crisi della fede e della Chiesa, ma certo la rinuncia di papa Benedetto si rivelò più eloquente di una enciclica. Anche il suo discusso discorso di Ratisbona che toccava i temi cruciali dell.’Islam e dell’Occidente va riletto come un prezioso contributo per capire i tempi in cui viviamo e la incompatibilità di ogni fede religiosa con la violenza. Allora suscitò polemiche aspre e ingiuste. Oggi non è il momento di trarre bilanci,  ma è il momento di riconoscere il valore innanzi tutto umano di un protagonista del nostro tempo che scegliendo il silenzio e la preghiera ha continuato a indicarci senza imposizioni ed asprezze dogmatiche uno stile di vita in un mondo che ha smarrito quasi tutti i suoi valori etici per accogliere come modello il turpiloquio del politicamente corretto.

Capodanno in montagna: “portare tutto dalla città per il cenone è immorale”

“Mentre circolano cifre più o meno reali di arrivi e presenze di Capodanno sui territori montani [stime e ricerche delle quali non sentiamo come Uncem la mancanza e la necessità], Uncem ribadisce che è profondamente insostenibile e immorale salire nei territori montani e portare tutto da casa, pane, acqua e prodotti vari per cena e cenone comprati nel supermercato di città sottocasa. È profondamente inutile e anche dannoso per i territori. Portare tutto da casa è come stare a casa, nel quartiere urbano. Comprare nei negozi dei paesi montani, più o meno mondani e celebrati dal cinepanettone di turno, è l’unica vera possibilità. Chi sceglie la montagna e porta tutto da casa, non merita gentili commenti. Almeno sia consapevole che quel gesto così urbanocentrico contribuisce a desertificare commercialmente centinaia di paesi. E visto che 200 Comuni montani italiani sono già senza negozi e senza bar, vogliamo sperare che il lume della ragione illumini chi sale in montagna in qualche seconda casa o appartamento in affitto per una o più notti. Capodanno illumini teste e proposte di acquisto. Acquisto locale, sottocasa, nei negozi dei paesi e delle valli alpine e appenniniche”.

Lo afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem

Il pessimismo degli artigiani in vista del 2023. Chiuderanno altre imprese

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DATI ARTIGIANATO

COMPENDIO DICEMBRE 2022

 

Le rilevazioni delle indagini congiunturali trimestrali del 2022, realizzate dall’Ufficio studi di Confartigianato Imprese Piemonte, dipingono il cupo clima pessimistico percepito dalle imprese artigiane piemontesi analizzando la variazione demografica delle imprese artigiane piemontesi, per il primo semestre 2023 si prospetta una diminuzione nel numero di imprese pari a 304 unità

 

Dalle analisi dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro della Regione Piemonte, aggiornate a dicembre 2022, si è osservata una notevole crescita nel numero di apprendisti, che ha raggiunto le 31.606 unità, a fronte delle 28.118 del 2021

 

Giorgio Felici (Presidente Confartigianato Imprese Piemonte):

“Senz’altro è da apprezzare lo sforzo della nuova compagine governativa messo in campo con la Legge di bilancio, ma a questi primi passi deve seguire una riforma del sistema tributario all’insegna della semplificazione degli adempimenti e della riduzione della pressione fiscale sugli imprenditori, una necessaria riduzione del costo del lavoro a carico delle imprese ed un deciso potenziamento degli strumenti a sostegno degli investimenti e della liquidità per le micro e piccole imprese”.

 

 

L’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte ha redatto il compendio dei dati statistici del secondo semestre 2022 in relazione agli indicatori maggiormente significativi per l’andamento del comparto dell’artigianato piemontese.

Le rilevazioni delle indagini congiunturali trimestrali del 2022, realizzate dall’Ufficio studi di Confartigianato Imprese Piemonte, dipingono il cupo clima pessimistico percepito dalle imprese artigiane piemontesi. Nonostante i timidi miglioramenti registrati nel terzo trimestre dell’anno, infatti, tutti gli indicatori monitorati hanno registrato un netto peggioramento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il forte clima di incertezza a livello geopolitico, la crescente crisi legata prezzi dell’energia, nonché alcune controverse misure che hanno toccato un enorme numero di imprese artigiane – basti pensare agli affastellati interventi legati ai bonus edilizi, che hanno colpito il settore trainante della ripresa nazionale e regionale – hanno contribuito ad alimentare la sfiducia verso un prossimo futuro altrettanto incerto.

“A partire dagli sconvolgimenti pandemici – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – le imprese artigiane piemontesi stanno combattendo quotidianamente contro una serie di crisi concatenate che hanno portato ad una vera e propria economia di guerra: l’inflazione galoppante, che dai beni energetici si è progressivamente allargata a tutti i beni di consumo e colpisce più duramente le aziende di minori dimensioni con una disponibilità di risorse più limitata, un’instabilità a livello internazionale che non accenna a placarsi, ma anzi sembra peggiorare con i recenti avvenimenti, vanno a restringere ogni giorno di più i margini di manovra delle nostre imprese e famiglie, minando la loro fiducia nello stesso sistema economico di cui troppo spesso si sentono ostaggio”.

“In relazione al credito – continua Felici – l’incremento dei prezzi delle materie prime, la crisi energetica e gli effetti della guerra in Ucraina hanno alzano esponenzialmente le tensioni sulla finanza d’impresa. L’Osservatorio di Confartigianato Imprese, infatti, ha stimato che in Italia nel 2022 circa 87mila micro e piccole imprese sono a rischio, presentando forti difficoltà che potrebbero pregiudicarne la capacità di far fronte agli impegni, anche di breve termine”.

Le rilevazioni dell’Osservatorio dell’Artigianato della Regione Piemonte, al 30 giugno 2022, evidenziano che le imprese artigiane piemontesi ammontano a 117.733; l’Ufficio studi di Confartigianato Imprese Piemonte, analizzando la variazione demografica delle imprese artigiane piemontesi, per il primo semestre 2023 ha prospettato una diminuzione nel numero di imprese pari a 304 unità, determinando un saldo negativo che rallenterà leggera crescita osservata nell’ultimo semestre del 2022.

Dalle analisi dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro della Regione Piemonte, aggiornate a dicembre 2022, si è osservata una notevole crescita nel numero di apprendisti, che ha raggiunto le 31.606 unità, a fronte delle 28.118 del 2021. Considerando il notevole calo che si era osservato nella prima metà dell’anno, l’aumento consistente nel numero di apprendisti è da considerarsi senz’altro come un dato positivo, ma è necessario altresì sottolineare che l’occupazione in Piemonte risulta essere ancora inferiore dell’1,6% rispetto ai livelli pre-pandemici, con una particolare flessione per i lavoratori indipendenti.

A dicembre 2022, infatti, l’occupazione nel comparto artigiano piemontese si posiziona a 235.255 unità lavorative, di cui 127.334 autonomi e 107.921 dipendenti; nel 2007 gli addetti, tra titolari e dipendenti, erano 313.533, con una perdita complessiva, nel periodo preso in esame, di 78.278 posti di lavoro.

“Senz’altro è da apprezzare lo sforzo della nuova compagine governativa messo in campo con la Legge di bilancio -continua Felici – in cui gli sforzi sono stati concentrati sulla priorità di ridurre l’impatto dei rincari energetici su imprese e famiglie, mantenendo saldo lo sguardo sui conti della finanza pubblica. Tra le misure più apprezzate, in particolare, l’eliminazione definitiva degli oneri generali di sistema dalle bollette delle imprese con potenza pari o superiore ai 16 Kw e, sul fronte dei sopracitati bonus-edilizia, lo sblocco dei crediti fiscali incagliati delle imprese che hanno concesso lo sconto in fattura e ad oggi sono a rischio-sopravvivenza”.

“Tuttavia – conclude Felici – come più volte sollecitato nel corso dell’anno, a questi primi passi deve seguire una riforma del sistema tributario all’insegna della semplificazione degli adempimenti e della riduzione della pressione fiscale sugli imprenditori, una necessaria riduzione del costo del lavoro a carico delle imprese, anche tramite la detassazione e decontribuzione degli aumenti salariali e delle voci retributive derivanti dalla contrattazione territoriale di secondo livello, ed un deciso potenziamento, anche con maggiori risorse, degli strumenti a sostegno degli investimenti e della liquidità per le micro e piccole imprese, tra cui il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, il Fondo di garanzia per le Pmi, il credito d’imposta beni strumentali nuovi, il Fondo per il sostegno alle filiere produttive made in Italy. Il nostro sistema, così come tutte le imprese che ne fanno parte, hanno la voglia e le idee per contribuire alla ricostruzione di un futuro per il nostro comparto, ma è necessario dare delle risposte concrete e tempestive alle imprese e alle famiglie”.

Giachino: “Più managerialità (e umanità) nella politica per il rilancio di Torino”

Non prendiamo lucciole per lanterne. La notizia buona è che l’industria torinese, anche se si è ridotta, è ancora competitiva sui mercati internazionali e da’ un bel contributo all’aumento delle esportazioni. Ma, e qui la notizia è negativa,  nel 2022 il Piemonte, frenato proprio da Torino, cresce meno della media nazionale. Nel 2021 siamo cresciuti bene perché nel 2020 avevamo perso più delle altre regioni.

Caro Direttore,
Qualcuno, guardando l’andamento economico del 2021 della nostra Regione , sta prendendo lucciole per lanterne. Nel 2021 il Piemonte è cresciuto di più solo perché nel 2020 , l’anno del Covid , aveva perso più delle altre regioni, tanto è vero che le previsioni di Prometeia ci dicono che nel 2022 il Piemonte dovrebbe crescere meno della media nazionale, mentre tutte le altre regioni del Nord cresceranno più della media nazionale. Il dato positivo è quello messo in luce dal Presidente degli industriali torinesi, Giorgio Marsiaj, e cioè l’aumento superiore alla media nazionale delle esportazioni cui ha dato un grande contributo l’industria torinese e ciò malgrado le difficoltà del settore automotive. Senza l’aumento delle esportazioni il PIL piemontese e italiano sarebbero molto più bassi.
Questi dati  stanno a significare che malgrado il buon andamento del turismo, questo non basta a pareggiare ciò che si sta perdendo nell’industria. A quasi trent’anni dalla tesi del Sindaco Castellani in base alle quale all’industria che stava calando occorreva contrapporre un forte investimento nel turismo e nella cultura, dobbiamo dire che la ricetta era buona ma insufficiente . Dopo trent’anni i dati ci dicono che l’industria torinese anche se è stata ridimensionata, causa il ridimensionamento del settore auto dovuto agli insuccessi dei modelli FIAT e delle scelte dei suoi azionisti, è ancora molto importante per noi. Ma allora ora dovrebbe essere chiaro a tutti che negli ultimi vent’anni le Amministrazioni avrebbero dovuto difendere di più il settore industriale e l’automotive , mentre invece la FIAT ha fatto ciò che voleva e Torino si è lasciata scappare Salone dell’auto,  automotoretro’ e tante aziende .
Ecco perché sostengo da tempo che chi si candida a guidare la Città, la Regione o il Paese dovrebbe avere una esperienza e una cultura manageriale.
Qualsiasi manager studia meglio il portafoglio clienti della propria azienda e se per caso ne perde qualcuno si da subito da fare per trovarne dei nuovi altrimenti gli azionisti lo mandano a casa.  Ma molti purtroppo parlano senza conoscere la composizione del PIL torinese e regionale e non sanno che turismo e cultura , due settori importantissimi per le loro ricadute, valgono oggi la metà del settore industriale.
Ecco perché chi punta solo sull’auto elettrica , come il Sindaco e la FIOM, vuole il suicidio sociale di Torino perché perderemmo tante belle aziende dell’indotto e decine di migliaia di posti di lavoro.
La minore crescita economica della Città, che data dal 1996 , ha impoverito famiglie e aziende ma ha anche impoverito la struttura della Città causa la diminuzione degli investimenti sia sa parte della FIAT che quelli pubblici, dalla lentezza dell’investimento della TAV alla Linea 2 della Metro, fermi gli investimenti sul sistema tangenziale e in ritardo quelli sulle nostre autostrade . Anche gli investimenti annunciati da Lorusso riguardano lavori che partiranno prevalentemente nel 2024 (linea 2) .
Il 2023 sarà un anno difficile sia per il rallentamento internazionale della economia sia per il freno agli acquisti auto perché l’auto elettrica è molto cara. Ecco perché sarà importante il DPCM del Governo che dovrà indicare come impiegare il miliardo del fondo Giorgetti, che mi vanto di aver promosso insieme ad alcuni parlamentari e in particolare a Riccardo Molinari.
Ecco perché io insisto sulla accelerazione degli investimenti pubblici , a partire dalla TAV, ecco  perché insisto sul cambio di passo del nostro aeroporto, ecco perché insisto sul cambio di passo nella politica della logistica regionale.
Cercare la ripresa della economia e del lavoro è l’impegno più serio che dobbiamo prendere di fronte alle migliaia di famiglie costrette a rivolgersi alla Caritas, alle Parrocchie o al SERMIG per mangiare e per vestirsi.
Ecco perché urlo che le qualità migliori di chi si impegna in politica o si candida a governare Comuni, Regione o il Paese sono la sensibilità umana, cioè sentire come proprie le difficoltà degli altri, la competenza e l’esperienza. Michela Murgia in un pezzo incredibile ha accusato i cattolici di rifugiarsi nel Gesù Bambino per non voler affrontare la complessità della società moderna. Si rilegga l’esperienza di Don Bosco, dei Santi Sociali piemontesi e dei grandi uomini di governo piemontesi , a partire da Michele Coppino cui si deve l’obbligo scolastico , o a chi si è preso insulti per fare le infrastrutture che sono state e saranno  essenziali per sviluppare economia e lavoro, per capire che invece c’è qualcuno che non si gira dall’altra parte di fronte ai problemi e si impegna per rilanciare economia, lavoro e benessere per Torino a partire dai suoi Quartieri più svantaggiati perché sedotti e abbandonati da chi ha governato questa Città negli ultimi trent’anni.
Un augurio che è un impegno per l’anno che viene.
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Mino GIACHINO
SITAV SILAVORO

McDonald’s apre un nuovo ristorante Nel locale lavoreranno 54 persone

Rivarolo Canavese, 30 dicembre 2022 Il nuovo ristoranteMcDonald’s di Rivarolo Canavese, situato in Corso Torino 192, aprirà domani sabato 31 dicembre; nel nuovo locale lavoreranno 54 persone.

Il ristorante è completo di corsia McDrive, grazie alla quale è possibile ordinare, pagare e ricevere il proprio ordine comodamente dalla propria auto e di McCafé, luogo ideale per una colazione o una pausa. McCafé offre ai clienti la possibilità di gustare con calma un caffè di qualità e un’offerta varia di soft drink e prodotti da forno.

Il ristorante ha 193 posti a sedere tra interno ed esterno. È inoltre dotato di kiosk digitali grazie ai quali è possibile ordinare in autonomia, personalizzando alcune ricette e modificando le quantità degli ingredienti. Una volta effettuato l’ordine ai kiosk, il cliente si può accomodare dove desidera,aspettando che i prodotti acquistati gli vengano serviti al tavolodirettamente dal personale McDonald’s. L’ordine può essere effettuato e gustato presso il ristorante anche richiedendolo direttamente dal proprio tavolo tramite app.

È previsto anche uno spazio dedicato ai bambini con giochi interattivi in sala e un’area giochi esterna, per intrattenerli durante la loro permanenza.

Il ristorante di Rivarolo Canavese sarà aperto da domenica a giovedì dalle 7:00 alle 24:00 e venerdì e sabato dalle 7:00 all’1:00. La corsia McDrive, invece, sarà operativa da domenica a giovedì dalle 7:00 all’1:00 e venerdì e sabato h24. A partire dal 10 gennaio, nel nuovo locale sarà attivo anche il servizio di McDelivery.

B&B Hotels apre a Borgaro

 PROSEGUE IL SUO PIANO DI ESPANSIONE E CHIUDE IL 2022 CON UNA NUOVA APERTURA IN PIEMONTE

B&B HOTELS sale a 4 strutture in Piemonte e 59 sul territorio italiano

B&B HOTELS, catena internazionale con oltre 670 hotel in Europa amplia ulteriormente la sua presenza in Italia con l’acquisizione del B&B HOTEL Borgaro Torinese, portando così a 4 i suoi alberghi presenti in Piemonte, 3 dei quali aperti nel 2022, di cui 3 nell’area di Torino.

Situato nelle immediate vicinanze dell’aeroporto di Torino Caselle, a soli 7 km dalla Reggia di Venaria Reale, a 10 minuti dall’Allianz Stadium, l’hotel è la soluzione ideale per chi desidera soggiornare in una location a 4 stelle a 2 km dal capoluogo di regione per business o per leisure.

L’hotel dispone di 147 camere non fumatori in tipologia Singola, Doppia, Matrimoniale, Tripla e Quadrupla, tutte dotate dei comfort necessari per godersi un momento di relax dopo gli impegni di lavoro, un viaggio in aereo o un’intensa giornata alla scoperta della destinazione. Non mancano infatti Wi-Fi gratuito a 300 Mb/s in tutti gli spazi comuni e nelle camere, bagno con doccia e asciugacapelli, climatizzazione autoregolabile, Smart TV con canali satellitari e SKY, Frigobar e cassaforte elettronica. Uno stile smart e minimal ne caratterizzano l’arredamento e l’accoglienza. Al mattino, la colazione offre un ricco buffet dolce e salato di alta qualità che si completa con prodotti Bio e gluten free. Il B&B HOTEL Borgaro Torinese dispone inoltre di un ampio parcheggio esterno e garage privato accessibile agli ospiti.

Per chi non vuole rinunciare ai sapori autentici della tradizione piemontese, il Ristorante Rubino annesso alla struttura, è il posto ideale per pranzi e cene in grado di soddisfare ogni palato.

A completamento dei servizi è disponibile anche una navetta che collega l’aeroporto alla stazione di Torino.

“Crescita e aperture da record nel 2022 che, nonostante un inizio dell’anno segnato dalla pandemia, conta l’apertura di 9 strutture sul territorio nazionale superando le 8 del 2021.” ha dichiarato Valerio Duchini, Presidente e AD di B&B HOTELS Italia. “Una pipeline serrata, quella di B&B HOTELS, che per il 2023 vede oltre 10 nuove aperture, tra acquisizioni e riconversioni in destinazioni primarie e secondarie, per una clientela sia business che leisure da nord a sud Italia.”, conclude Duchini.

 

Il B&B HOTEL Borgaro Torinese è una location ideale per anche meeting aziendali grazie a sale modulabili e perfettamente attrezzate per ospitare qualsiasi genere di convegno o evento fino a un massimo di 500 persone. Spazio anche per ogni occasione speciale per chi abita nei dintorni: matrimoni, battesimi, comunioni, lauree ma anche compleanni, cene aziendali o semplici feste tra amici. Oltre alla sala conferenze principale, il B&B HOTEL Borgaro Torinese dispone anche di sale secondarie, come la Sala Panorama, la Sala Monterosa e la Sala Monviso, ideali per eventi minori fino a 120 persone.

Rifiuti, nuova strategia del Piemonte: ridurre, differenziare, riciclare

Presentato in V Commissione il progetto del nuovo Piano Regionale dei rifiuti.

L’assessore all’Ambiente, Matteo Marnati: «Questi obiettivi e queste sfide ci porteranno ad essere una delle regioni più virtuose d’Italia e d’Europa»

Riduzione della produzione complessiva dei rifiuti, incremento della percentuale di raccolta differenziata all’80%, miglioramento della qualità dei rifiuti differenziati per garantire un tasso di riciclabilità del 65% e riduzione del quantitativo di rifiuti indifferenziati prodotti all’anno per abitante fino ad arrivare dagli attuali 159 chilogrammi a quota 90: sono alcuni degli ambiziosi obiettivi del progetto del nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani e di bonifica delle aree inquinate, adottato dalla Giunta e presentato  in sede di V Commissione, per poi arrivare in discussione sui banchi di Palazzo Lascaris.

Si conclude un lavoro avviato nel marzo del 2021 basato sulle indicazioni della Giunta e delle osservazioni che sono state presentate. Il piano ha una prospettiva di medio-lungo termine, fino al 2035, con il raggiungimento di obiettivi intermedi previsti per il 2025 e il 2030 e prende in considerazione gli obiettivi nazionali ed europei da raggiungere, soprattutto in tema di raccolta differenziata, percentuale di riciclo e riduzione del ricorso alla discarica.

«Questo nuovo piano – commenta l’assessore regionale all’Ambiente, Matteo Marnati – è molto importante perché potenzierà tutte le filiere dell’economia circolare nell’ottica dell’efficienza e dell’autonomia. Questi obiettivi e queste sfide ci porteranno entro meno di tredici anni ad essere una delle regioni più virtuose d’Italia e d’Europa, attraverso il recupero di quasi la totalità dei materiali provenienti dai rifiuti prodotti.  Abbiamo già raggiunto in anticipo, di quasi due anni rispetto alle nostre previsioni, la percentuale di raccolta differenziata al 65 percento e questa è la dimostrazione che siamo sulla strada giusta.  I rifiuti differenziati sono e saranno le nuove miniere di materiali, con grande risparmio economico per le tasche dei cittadini ma anche un grande beneficio ambientale, azzerando praticamente l’uso delle discariche»

Fra le azioni previste dal piano 2022-2035 dunque la contrazione graduale della produzione totale di rifiuti, l’estensione della modalità della tariffa puntuale (il sistema di calcolo dei rifiuti prodotti dal singolo cittadino o comunque da una singola utenza domestica e non domestica, che consente di determinare una tariffa proporzionale all’utilizzo del servizio di raccolta), la riorganizzazione dei servizi di raccolta estendendo quella a domicilio, il cosiddetto “porta a porta”,  la promozione del compostaggio domestico e ridurre il quantitativo da conferire in discarica in modo da raggiungere, al 2035, l’obiettivo almeno del 5% (l’obiettivo nazionale è del 10%).

Gli step fissati dal piano regionale prevedono:

-Percentuale raccolta differenziata (che nel 2020 era al 65% e oggi al 65,9)

70% al 2025,

75% nel 2030

80% nel 2035

-Produzione pro capite all’anno di rifiuti indifferenziati (quota attualmente attestata su 159 chilogrammi) atteso il passaggio a

126 chilogrammi al 2025

100 chilogrammi al 2030

90 chilogrammi al 2035.

-Percentuale di conferimento di rifiuti in discarica (oggi al 15%)

15% al 2025

10% al 2030

5% al 2035

Il Piano individua inoltre, tramite valutazioni tecniche-ambientali, un sistema impiantistico che si verrà a realizzare al 2035, in cui è previsto il ricorso alla termovalorizzazione solo per le frazioni per le quali non è possibili il recupero di materia, con una conseguente riduzione del conferimento di rifiuti in discarica inferiore al 3%. Il Piano non esclude comunque la possibilità di valutare tecnologie alternative qualora più efficienti, meno impattanti e più affidabili rispetto a quanto al momento è stato individuato

Per quanto riguarda le bonifiche delle aree inquinate, il piano regionale fissa alcuni obiettivi tra i quali, il costante aggiornamento dei siti, la pianificazione degli interventi di bonifica, la semplificazione dei procedimenti amministrativi, l’incentivazione delle tecnologie a basso impatto ambientale e la previsione di strategie per l’inquinamento diffuso.

La Regione rilancia e finanzia i Distretti del Commercio

 

IN PROVINCIA DI TORINO FINANZIATI 18 PROGRAMMI PER 5 MILIONI DI EURO

Il Presidente Cirio e l’assessore Poggio: «Il più importante investimento regionale di sempre sul commercio di prossimità, incrementati i fondi da 5 a quasi 9 milioni di euro»

 

La Regione ha pubblicato la graduatoria dei Comuni che si sono aggiudicati i fondi regionali dedicati ai progetti strategici dei Distretti Diffusi e Urbani del Commercio. Sono 32 i programmi finanziati per un ammontare complessivamente di 8.832.989 di euro.

«Si tratta del più grande investimento degli ultimi anni sul commercio di prossimità – hanno spiegato il presidente Alberto Cirio e l’assessore alla Cultura Turismo e Cultura, Vittoria Poggioun segmento produttivo che costituisce buona parte dell’ossatura economica del Piemonte. Abbiamo incrementato da 5 a quasi 9 milioni i sostegni economici. Lavoriamo con sindaci e amministratori per rafforzare i sistemi locali che servono anche a riqualificare intere porzioni di territorio».

DETTAGLIO DEI PROGETTI FINANZIATI IN PROVINCIA DI TORINO

Al Comune di Ivrea sono stati assegnati 292.306 euro per la sistemazione dell’area mercatale di via circonvallazione, Placemaking e place managment e di arredo urbano della città.

A Settimo Torinese per il progetto strategico di rafforzamento delle capacità competitiva del distretto e per la riqualificazione di alcuni spazi pubblici sono stati assegnati 292.306 euro.

Al Distretto del Commercio di Nichelino per il progetto «un mercato per il commercio» sono stati assegnati 292.000 euro con i quali saranno riqualificazione alcune aree mercatali e realizzata la «Cassetta degli attrezzi» per la digitalizzazione delle imprese.

Al Distretto Urbano del Commercio di Venaria Reale sono stati assegnati 292.306 euro per il progetto «shopping cultura Benvenuti a Veneria» che prevede una serie di interventi di arredo urbano e l’installazione di nuova segnaletica.

Al Distretto Diffuso del Commercio «Dalla Dora al Chiusella» (capofila Pavone Canavese) sono stati assegnati 235.106 euro per l’allestimento di una nuova segnaletica informativa e per l’allestimento di «infopoint» nella zona ovest e sud del Distretto.

Al Distretto Diffuso del Commercio «Terre canavesana» con capofila il Comune di Castellamonte sono stati assegnati 213.600 euro per un progetto di riqualificazione e arredo delle aree «Cuore del commercio».

Il Distretto Diffuso del Commercio del Chierese con capofila il Comune di Riva Presso Chieri, è stato finanziato con 292.306 euro per la concessione di contributi alle Imprese commerciali e ristorative che operano sul territorio del Distretto e per il progetto di consegna della spesa a domicilio.

Il Distretto Diffuso della collina Morenica con capofila il Comune di Rivoli, è stato finanziato con 289.365 euro per un progetto di installazione di elementi di arredo lungo le vie commerciali della zona.

Al Distretto Urbano del Commercio di Chivasso sono stati assegnati 292.211 euro per un progetto di valorizzazione del commercio tra tradizione e innovazione; il completamento di impianti di filodiffusione per i portici di via Torino e di miglioramento delle parti esteriori delle attività commerciali di viale Matteotti Vittorio Veneto.

Al Distretto Urbano di Moncalieri sono stati assegnati 292.306 euro per una serie di interventi di abbellimento urbano, allestimento vetrine; corsi di formazione e aiuti alle imprese.

Al Distretto del Commercio di Torino sono stati assegnati 292.306 euro per il progetto «Lumen qualità urbana commercio Torino» che prevede la riqualificazione di porzioni di piazza Castello, via Po e piazza Vittorio Veneto e l’infrastrutturazione multimediale di un tratto dei portici di via Po.

Al Distretto Urbano del Commercio di Carmagnola sono stati assegnati 291.040 euro per la riqualificazione urbana di Via Valobra tra Largo Vittorio Veneto e Via Cantù e per l’installazione di pannelli promozionali del Distretto.

Al Distretto Diffuso Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone sono stati assegnati 263.200 euro per attività di formazione sull’utilizzo delle piattaforme online e delle strategie di marketing.

Al Distretto del Commercio di San Benigno Canavese sono stati assegnati 292.306 euro per la riqualificazione urbanistica di via Roma e piazza Vittorio Emanuele.

Al Distretto Urbano di Collegno sono stati assegnati 290.000 euro per il progetto «Collegno luminosa»; miglioramento delle infrastrutture per eventi e manifestazioni; riqualificazione dell’arredo urbano.

Al Distretto Urbano «Vivi Alpignano» sono stati assegnati 292.306 euro per un progetto che prevede la riprogettazione e l’allestimento di piazza Caduti e del rilancio del commercio locale.

Al Distretto del Commercio di Piossasco «Colline del Sangone» sono stati assegnati 257.200 euro per l’installazione di nuove vetrofanie; installazioni luminose; segnaletica distrettuale; Festival del Distretto.

Al Distretto Diffuso del Ciriacese e del basso canavese sono stati assegnati 238.273 euro per attività di formazione e informazione; attività di monitoraggio sugli standard di servizio al cittadino e dell’offerta commerciale del Distretto.

Mattei, un caso ancora aperto

di Massimo Iaretti

A poco più di sessant’anni la tragica scomparsa di Enrico Mattei suscita ancora interrogativi e discussioni, anche accese. Lo ha dimostrato la conferenza ‘Il caso Mattei’, organizzata a Somma Lombardo, nell’area delle ex Officine Aeronautiche Caproni, nel parco di Volandia, a poca distanza dai terminal 1 e 2 dello scalo internazionale di Malpensa.

Il 17 dicembre scorso grazie alla Fondazione Volandia si sono confrontati. con grande rigore, pur talvolta su posizioni diverse, tutti relatori di grande spessore, con l’avvocato Paolo Re, del Foro di Pavia, membro del comitato scientifico della Fondazione a fare da moderatore.

Ad aprire la serie dei contributi è stato Massimo Ferrari, già docente di storia del giornalismo all’Università Cattolica di Milano, che ha evidenziato come la storia di Mattei debba essere inserita in quella della Democrazia cristiana, del movimento cattolico italiano e della stessa Università Cattolica, alla quale era stato iscritto pur senza raggiungere la laurea per via dei moltissimo impegni di lavoro. “Gliene conferirono una in ingegneria honoris causa, che non c’entrava niente” ha detto Ferrari, ricordando anche il contributo ‘defilato ma importante’ dato alla lotta partigiana in cui stabilì relazioni solide sia nell’ambito delle Fiamma Verdi, formazioni cattoliche, sia delle Garibaldi, comuniste. Quando iniziò la sua attività amministrativa all’Agip, che avrebbe dovuto liquidare dal Pci dissero “è bravo perché coinvolge tanto i politici, quanto i preti”.

Ferrari ha poi ricordato come, pur incaricato da De Gasperi di liquidare l’Agip, face esattamente in contrario, credendo nella possibilità di trovare delle fonti energetiche sul suolo nazionale, partendo dalle prospezioni e dagli studi fatti nel 1944 nel cremonese, tenuti rigorosamente nascosti ai tedeschi. E quando gli fecero notare che i tecnici erano stati fascisti rispose, lui che era partigiano ed antifascista, “ ma che me ne frega, se sanno fare il loro lavoro apriamo una pagina nuova”.

La relazione di Ferrari ha poi riproposto quello che accadde dopo, con lo sviluppo della ricerca delle fonti energetiche, la nascita dell’Eni, i rapporti con Paesi del Terzo Mondo impostati in modo assolutamente innovativo, la sua figura come una sorta di ‘Adriano Olivetti nel settore petrolifero’ per i rapporti con la maestranze.

Bruno Franchi, presidente dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza di Volo e docente di diritto aeronautico a Modena, invece, ha tracciato, soltanto sotto un profilo squisitamente giuridico,quello che è stato il lavoro effettuato dalla Commissione Savi, senza entrare assolutamente nel merito di quelle che furono le modalità di intervento e le conclusioni.

Il relatore ha spiegato che, sin dal 28 ottobre1962, su disposizione del Ministro della Difesa, l’Ufficio del Segretariato Generale dell’Aeronautica dispose la costituzione di una commissione tecnica per verificare quanto era accaduto, presieduta da un generale dell’Aviazione e composta da quasi tutti militare, la quale terminò i suoi lavori nel marzo del 1963.

Franchi ha spiegato che tale scelta fu coerente con quelle che erano le disposizioni normative dell’epoca: l’organizzazione civile divenne autonoma nel 1963, quindi successivamente al sinistro avvenuto il 27 ottobre del 1962.

Oggi, ovviamente, le cose sarebbero diverse in quanto l’inchiesta tecnica, è stata sostituita da una inchiesta di sicurezza e lAnsv, che le conduce è un soggetto posto in condizione Di terzietà effettiva.

Franchi in ogni caso ha evidenziato che “tutto quello che c’è in relazione di inchiesta non deve scandalizzare perché è coerente con gli impianti allora esistenti a livello nazionale ed internazionale” e non emerge che vi siano stati problemi con l’autorità giudiziaria sulla documentazione.

Di tenore decisamente divergente, invece, sono stati i contributi dei due relatori successivi, Gregory Alegi e Vincenzo Calia.

Alegy, docente alla Luiss di Storia delle Americhe e autore di due saggi storiografici su Ustica e la morte di Italo Balbo, dopo aver detto che la prospettiva è capire, raccontando le cose come sono andate, si è soffermato sulle conclusioni della Commissione Savi, al nome del comandante della prima regione aerea, Ercole Savi, considerato uno dei maggiori esperti di volo strumentale in Italia.

Il relatore ha detto di averlo intervistato e conosciuto, che la commissione era composta da membri piloti di valore ed esperienza per valutare un collega come Bertuzzi con alle spalle 1200 ore di volo militare come capo equipaggio e 10mila come civile.

Secondo la lettura di Alegy i commissari sono stati molto attenti a tutelare la memoria del collega. Se poi quanto è accaduto sia stato generato a un malore del pilota non si può escludere o ammettere, nel senso che non ci sono abbastanza elementi per poterlo affermare.

Per quanto attiene l’ipotesi che sia stato un attentato la Commissione escluse che possa essersi verificato uno scoppio in volo, non avendo rilevato, a suo dire, elementi oggettivi su base concreta.

In sostanza il dramma in cui morirono Enrico Mattei, il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista americano William McHale sarebbe stato dovuto ad una serie di cause non ad una causa unica.

Di altro tenore e basata su una diversa lettura dei fatti e degli atti la relazione di Vincenzo Calia che, quando era procuratore di Pavia riaprìl’inchiesta per verificare se quando accaduto fosse conseguenza di un sabotaggio all’aereo  Morane-Saulnier  come aveva raccontato un collaboratore di giustizia alla procura di Caltanissetta.

Il magistrato ha raccolto in un libro, scritto con la giornalista Sabrina Pisu, le risultanze di un lavoro investigativo durato anni.

La tragedia fu al centro di 2 inchieste parallele. Quella dell’aeronautica, come già detto, nel marzo del 1963 escluse l’ipotesi di sabotaggio, pur ammettendo che non era stato possibile accertare con esattezza le cause di quanto avvenuto.

La seconda della magistratura di Pavia si concluse nel 1966, stabilendo l’accidentalità dell’evento, badandosi in particolare sulle condizioni meteo proibitive, la sola testimonianza di Mario Ronchi, proprietario del campo dove cadde l’aereo, gli accertamenti medico-legali che non evidenziarono tracce di esplosivi, gli accertamenti tecnici.

Il dottor Calia, dopo aver ricordato di aver sentito la maggior parte dei membri della commissione tecnica ha evidenziato, quanto è risultato dalle nuove indagini, in difformità da quelle della precedente inchiesta.

Innanzitutto il bollettino della stazione meteo di Linate di quella sera che parlava di “pioggia, nebbia, visibilità a 800 metri, visibilità in pista a 1400 metri”, quindi una situazione non critica. Nell’occasione è stato fatto ascoltare l’audio delle comunicazioni tra Bertuzzi e Linate.

Sulla ‘sola testimonianza di Ronchi’ il magistrato ha detto, a 33 anni dal fatto di aver trovato 31 persone che avevano visto, alla stessa ora, nello stesso punto del cielo, fiammelle’. Ronchi, a caldo, in un’intervista aveva detto di aver udito un boato e fiammelle nel cielo. E’ stato anche fatto vedere un vecchio filmato Rai dove si sente soltanto  una parte delle dichiarazioni di Ronchi, fatte a caldo: l’audio è stato cancellato ma a suo tempo ricostruito grazie alla lettura del labiale. Stessa sorte ha subito un’intervista ad un’altra testimone del fatto a Bascapè.

Riguardo agli accertamenti medico legali non c’è stato alcun conflitto tra la magistratura e la commissione tecnica, in quando, secondo quanto appurato dall’inchiesta del 1994, i consulenti avrebbero acquisito le conclusioni della commissione tecnica senza controlli o verifiche.

Secondo quando emerso dalla nuova indagine, che ha visto la riesumazione dei resti di Mattei e di McHale (non di Bertuzzi), su quanto rimasto dei reperti, si sarebbe arrivati, con consulenze scientifiche di altissimo livello, alla conclusione di schegge dovute ad esplosivo di bassa intensità,

Sicuramente sul luogo del sinistro, la sera in cui avvenne, ci furono delle stranezze: i vigili del fuoco arrivarono dopo due ore, nell’immediatezza c’era invece l’investigatore Tom Ponzi che acquistò tutte (o una grande parte delle) foto scattate, personale della Snam.

Sui quanto rimaneva delle persone che viaggiavano a bordo dell’aereo, poi venne effettuato un esame dei resti già detersi dal fango..

Infine il magistrato ha ricordato che i resti dell’aereo vennero stoccati provvisoriamente presso il 4° Gruppo Manutenzione e Motori dell’Aeronautica a Novara che in un opuscolo celebrativo della sua attività ricorda che nel 1962 si svolsero presso la sala prove di Novara fasi dell’inchiesta per accertare le cause dell’incidente in cui perse la vita Enrico Mattei, che ‘avrebbe potuto essersi verificato per altimetro manomesso o una bomba a bordo’.

In sostanza ha detto Calia  che sulla base delle risultanze e degli accertamenti compiuti “è certo che sia esplosa una bomba”, il resto sono tutte ipotesi di plausibilità.

A rafforzare queste conclusione c’è la sentenza del 10 giugno 2011 della Corte d’Assise di Palermo nel processo contro Salvatore Riina per la scomparsa di Mauro De Mauro, giornalista dell’Ora di Palermo, rapito ed assassinato perché si sarebbe spinto troppo oltre nella sua ricerca della verità sulle ultime ore di Entico Mattei in Sicilia.

Riina venne assolto dall’accusa ma nella sentenza si legge: ‘data per acclarata la natura dolosa, causa della caduta I-Snap, condivisibile con quanto accertato dalla Procura di Pavia”, affermazione ripresa anche dalla Corte d’Assiste di Palermo e dalla Cassazione.

Il relatore ha infine citato una frase detta da Amintore Fanfani, all’epoca presidente del Senato, nell’ottobre 1986 e pubblicata da ‘Il Resto del Carlino’ che disse “chissà forse l’abbattimento dell’aereo di Matteo è stato il primo gesto terroristico del nostro Paese”.

E Fanfani non era certamente, navigatore di lungo corso della prima Repubblica.

Un caso, dunque ancora aperto, a sessant’anni da quella tragica notte del 27 ottobre.