ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 166

Mona Lisa smile

IL PUNTASPILLI di Luca Martina

Inflazione in calo (ma sempre elevata) e disoccupazione ancora molto bassa (al 3,5%), anche se stanno aumentando i disoccupati (specie nel settore delle tecnologie).

La medicina della Fed (che da ormai due anni ha iniziato ad aumentare i tassi d’interesse) sta producendo i suoi effetti (rallentare l’economia ed i prezzi al consumo) ma più lentamente di quanto voluto e questo riduce al minimo la possibilità di un cambio della politica monetaria a breve termine, come era stato invece rapidamente scontato dai mercati finanziari dopo i fallimenti bancari di marzo (dalla Silicon Valley Bank a Credit Suisse).

Niente tagli dei tassi, dunque, sebbene il “pivot”, il livello massimo dei tassi d’interesse ufficiali, sia ormai molto vicino: i tassi potrebbero assestarsi per qualche tempo, in attesa che l’indice dei prezzi si raffreddi, prima di potere tornare nuovamente a scendere (nel 2024).

Inoltre, il mercato immobiliare statunitense, dove l’aumento degli interessi sui mutui scoraggia nuovi acquisti, sta subendo un brusco rallentamento (superiore al 20% rispetto al 2022) con una conseguente discesa dei prezzi (dopo la forte salita degli ultimi anni).

Anche il dollaro, una delle vie di fuga preferite dagli investitori in presenza di situazioni incerte, è tornato ad indebolirsi.

Ma se i mercati obbligazionari ed immobiliari riflettono abbastanza fedelmente la situazione non si può certo dire la stessa cosa dei mercati azionari.

Da un lato gli investitori nel reddito fisso si attendono che il ciclo dei rialzi sia vicinissimo al capolinea, possibile solo in presenza di un forte rallentamento economico, e dall’altro le quotazioni delle borse sembrano suggerire una tenuta degli utili delle società, incompatibile con una, seppur moderata, recessione.

Questa apparente dicotomia rappresenta un rebus di difficile soluzione.

La risposta può forse essere trovata nel pessimismo che pervade da un anno e mezzo i mercati; gli investitori temono da tempo un rallentamento degli utili e dell’economia che sinora non si è materializzato e quindi la mancanza di notizie univocamente negative ha giovato ai listini (che pur oscillando ampiamente non sono deragliati).

Una riprova è data dall’ultimo sondaggio tra gli investitori professionali elaborato da Bank of America che ha mostrato un pessimismo molto vicino ai livelli toccati durante la grande crisi finanziaria del 2007-8 e una conseguente allocazione dei portafogli prudente (con meno azioni e più titoli obbligazionari).

Un’ulteriore recente analisi condotta da un’altra importante istituzione finanziaria, la JP Morgan, indica che ben due terzi dei gestori azionari si attendono che l’anno in corso terminerà con un calo delle borse superiore del 10% rispetto ai livelli attuali.

I mercati, recita un vecchio adagio di Wall Street, si arrampicano sui muri dell’incertezza e delle preoccupazioni: più le pareti sono ripide ed elevate, maggiore è la salita degli indici.

Ed è esattamente quanto sta avvenendo.

La crisi delle banche regionali americane è troppo recente (e forse non ancora completamente alle nostre spalle) per poterne valutare appieno gli effetti sul credito bancario (la volontà delle banche di continuare a finanziare privati ed imprese) e sull’economia.

L’economia del vecchio continente, poi, è ben lontana dalla forza di quella statunitense ma, paradossalmente, l’inflazione da noi sta scendendo in modo meno rapido scoraggiando così anche la BCE da un repentino cambiamento di rotta (i tassi saliranno ancora).

Insomma, il compito degli investitori si conferma tutt’altro che semplice e il quadro che ci si trova ad analizzare è sempre più simile, come ci ricorda un recente articolo del The Economist, alla Monna Lisa.

Grazie al genio di Leonardo e alla sua straordinaria capacità nell’utilizzo dello “sfumato” la Gioconda, infatti, restituisce allo spettatore un’espressione misteriosa e indecifrabile ed il sorriso, che ci appare al primo impatto, sembra dissolversi dopo un suo più attento esame per poi ripresentarsi, sornione, al successivo sguardo.

La pensa così anche il Fondo Monetario Internazionale che nel suo recente rapporto menziona la parola “incertezza” per ben 60 volte!

A tutto ciò ha certamente contribuito la nuova era, siamo nel terzo anno D.C. (dopo Covid), con il mutamento delle abitudini e dei comportamenti: le analisi congiunturali, ad esempio, richiedono la partecipazione (rispondendo ai questionari) di uno spaccato della popolazione e sembra ormai assodato che molti di coloro che abitualmente fornivano le loro risposte (ad esempio sullo stato del loro reddito e sulle attese sul futuro) abbiano smesso di farlo, falsandone così i risultati e la loro comparabilità con il passato.

A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge quanto sta avvenendo in Cina dove il governo, dopo la ormai completa riapertura del Paese e senza il problema dell’inflazione, bassissima nel Celeste Impero, sta spingendo senza esitazione sull’acceleratore.

Il gigante asiatico ha sorpreso gli analisti con una crescita nel primo trimestre dell’anno superiore alle attese, alimentata dai consumi domestici e non, come avveniva in passato, dagli investimenti (necessari per aumentare la capacità produttiva finalizzata alle esportazioni) e punta per quest’anno su un progresso del PIL del 5%, più del doppio del dato globale.

A ben vedere questa dinamica, fortemente voluta dal governo per consentire un riequilibrio all’interno del Paese ed un aumento della “prosperità comune”*, se verrà in futuro confermata, renderà la Cina assai meno trainante per la crescita globale rispetto al passato e questo lo si può già osservare 0dall’andamento asfittico dei prezzi delle materie prime negli ultimi mesi.

Non ci resta, quindi, che rimanere ad osservare con attenzione tutte le sfumature che continuerà a mostrare il quadro economico, sperando che esso si dimostri un po’ meno sfuggente ed indecifrabile dell’enigmatica, bellissima, espressione della Monna Lisa…

https://www.pannunziomagazine.it/la-pedalata-dellelefante-di-luca-martina/

Rifiuti elettronici, i dati della raccolta in Piemonte

Nei giorni scorsi presso il Palazzo della Regione l’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati e il direttore generale del Centro di Coordinamento RAEE, Fabrizio Longoni, si sono confrontati sui risultati della raccolta dei rifiuti elettronici conseguiti dal Piemonte nel corso dello scorso anno. Un momento di riflessione che aveva l’obiettivo di proporre spunti per accrescere i volumi di raccolta e promuovere la raccolta differenziata di queste apparecchiature tra i cittadini

 

Nella sala Trasparenza del Palazzo della Regione Piemonte si è tenuta la conferenza stampa “La gestione dei RAEE in Piemonte: presentazione dei risultati della raccolta dei rifiuti elettronici nel 2022” alla presenza dell’assessore regionale all’Ambiente e di Fabrizio Longoni, direttore generale del CdC RAEE, l’ente che si occupa del ritiro, della raccolta e della gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) a livello nazionale.

Il momento di lavoro è stata l’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte della raccolta di rifiuti elettronici sul territorio regionale, evidenziandone criticità, ma anche punti di forza. Sono stati proposti inoltre spunti di riflessione e possibili azioni per la promozione sul territorio e tra i cittadini della raccolta differenziata dei RAEE.

L’assessore regionale all’Ambiente ha evidenziato che a breve, in Consiglio regionale approderà la discussione del nuovo piano regionale dei rifiuti che spazia su vari aspetti, tra i quali, fondamentale, quello del recupero e del riciclo dei rifiuti nell’ottica del passaggio da un’economia lineare ad una circolare, con la creazione di una filiera che porterà non solo nuova impiantistica ma anche alla creazione di nuovi posti di lavoro. Si sta ragionando per creare in Piemonte un hub nazionale per il riciclo delle batterie al litio e dei pannelli fotovoltaici. Il Piemonte, nonostante il calo nazionale mostrato per la raccolta dei RAEE, mantiene comunque una posizione migliore rispetto alle altre regioni del Nord. La Regione ha un programma di investimento, che partirà inizialmente con i fondi del PNRR e con quelli del FESR.  Sul PNRR, la forma più sostanziosa di investimento, la Regione Piemonte ottiene un grande risultato: su un totale di 150 milioni di euro stanziati a livello nazionale, infatti, poco meno di un quinto – ovvero 28, 6 milioni di euro – ricadrà sulla nostra regione; fondi che saranno dedicati a potenziare la raccolta differenziata e realizzare, o implementare, nuovi centri di raccolta dei rifiuti, con specifica attenzione ai RAEE di provenienza domestica. Sul FESR (Fondi europei di sviluppo regionale), dove sono destinati 40 milioni di euro, l’obiettivo della Regione Piemonte è quello, entro il 2023, di far partire le misure per avviare bandi destinati all’economia circolare. Dei 40 milioni, 20 sono destinati alle tecnologie per migliorare il riciclo dei rifiuti e 20 per ridurre gli stessi e recuperare al meglio gli scarti.

Il direttore generale del Centro di Coordinamento Longoni ha presentato i risultati della raccolta piemontese dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche sulla base della rendicontazione annuale dei volumi di RAEE avviati a riciclo fatta all’ente dai Sistemi Collettivi che si occupano del ritiro presso i centri di raccolta e i luoghi di raggruppamento organizzati dalla distribuzione e della gestione dei rifiuti tecnologici.

 

I risultati più significativi e salienti sono già stati pubblicati nel rapporto regionale dedicato al Piemonte e disponibile al link https://bit.ly/RRegRAEE2022.

Dal report emerge che nel 2022 la regione ha avviato a corretto riciclo 24.620 tonnellate di RAEE, in calo del -5,9% rispetto al 2021. La flessione è comunque migliore rispetto all’andamento nazionale (-6,2%) e molto più contenuto rispetto alla perdita registrata dall’area del Nord Italia (-8,6%).

Si riduce di conseguenza (-4,8%) anche la raccolta pro capite, pari a 5,78 kg per abitante, valore ancora una volta di sotto sia della media dell’area di appartenenza (6,72 kg/ab) e di quella nazionale (6,12 kg/ab).

La flessione non impatta sulla classifica nazionale: la regione si conferma al tredicesimo posto della graduatoria nazionale.

La riduzione dei volumi regionali tocca quasi tutti i raggruppamenti nei quali vengono suddivisi e raccolti i rifiuti tecnologici, il calo è però inferiore a quello registrato dai singoli raggruppamenti a livello nazionale. Fa eccezione freddo e clima (R1) la cui raccolta cresce dell’1,5% per un totale di 7.453 tonnellate, in controtendenza rispetto alla flessione registrata a livello nazionale (-0,7%).

Il raggruppamento grandi bianchi (R2) perde il 7,4% e scende a 7.672 tonnellate che continuano a essere i maggiori quantitativi raccolti a livello regionale con un peso del 31,2% sul totale raccolto.

Tv e apparecchi con schermi (R3) segna il -14,7% in meno rispetto al 2021, per un totale di 4.703 tonnellate.

I volumi di elettronica di consumo e piccoli elettrodomestici (R4) registrano una flessione del 4,5% per un totale di 4.673 tonnellate. La raccolta di sorgenti luminose (R5) si ferma a 119 tonnellate, in calo del 3,1% rispetto al 2021.

Raccolta per province

La provincia di Torino raccoglie poco più del 47% dei quantitativi regionali di RAEE, precisamente 11.702 tonnellate di RAEE. Secondo posto per la provincia di Cuneo con 3.753 tonnellate, terzo per Alessandria con 2.437 tonnellate tallonata da Novara con 2.353 tonnellate.

Sono tutte al di sotto delle 1.500 tonnellate le raccolte delle restanti province: 1.403 tonnellate per Verbano-Cusio-Ossola, seguono Vercelli con 1.131 tonnellate e Asti con 1.128 tonnellate il cui risultato al contrario è in crescita del 40,5%. Fanalino di coda con 711 tonnellate è la provincia di Biella.

Pro capite per province

In termini di raccolta pro capite, Verbano-Cusio-Ossola conferma il primato regionale con 9,10 kg/ab, nonostante una flessione del 2,7% rispetto al 2021, tra le più contenute a livello nazionale, che le consente di posizionarsi al 13° posto della classifica italiana.

Vercelli a sua volta si conferma seconda con 6,81 kg/ab. Entrambe le province hanno un dato superiore alla media pro capite del Nord Italia (6,72 kg/ab), al pari di Novara con 6,50 kg/ab e di Cuneo con 6,47 kg/ab.

La provincia di Alessandria si ferma a 5,98 kg/ab, mentre Asti raggiunge i 5,42 kg/ab. Segue la provincia di Torino con 5,3 kg per abitante. Meno fa solo la provincia di Biella con 4,18 kg/ab.

La rete di raccolta regionale

Un’ulteriore analisi ha riguardato il contributo fornito da centri di raccolta comunali (CdR) e luoghi di raggruppamento della distribuzione (LdR) alla raccolta dei RAEE: il 77,1% transita attraverso i CdR, il 22,8% dagli LdR. Ma se questi ultimi hanno incrementato la raccolta dell’1% rispetto al 2021, valore in ogni caso ancora inferiore alla media nazionale (24%), nei centri di raccolta comunale è scesa del 7,7%.

Particolare la situazione della gestione nella provincia di Torino, dove il 45,5% dei RAEE viene consegnato nei negozi di elettronica di consumo.

“La raccolta dei RAEE in Piemonte presenta delle situazioni molto diverse tra provincia e provincia. La situazione di eccellenza del Verbano-Cusio-Ossola che registra una raccolta pro capite di oltre 9 chilogrammi è frutto di una raccolta equilibrata nei cinque raggruppamenti di cui oltre 2 chili pro capite nei raggruppamenti 1, 2 e 4 e quasi 1,5 chili pro capite per R3” ha spiegato Fabrizio Longoni, direttore generale del Centro di Coordinamento RAEE. “A questo dato si contrappongono le raccolte particolarmente esigue di Biella che nei raggruppamenti 1, 2, 3 e 5 riescono a realizzare rispettivamente solo il 57% in R1, il 28% in R2, il 60% in R3 e il 36% in R5 rispetto a quella del Verbano-Cusio-Ossola. In quest’ottica anche la provincia di Torino raccoglie solo il 20% pro capite nel raggruppamento 4 rispetto al “campione” regionale, mostrando quanto sia difficile ottenere buoni risultati nelle grandi città. Ecco perché la presenza di una provincia che stacca nettamente tutte le altre deve essere vista come una dimostrazione della possibilità di raggiungere risultati significativi, che per la regione si tradurrebbero in oltre 14.000 tonnellate di RAEE raccolti in più su base annua: complessivamente un aumento del 57% della raccolta regionale. Un obiettivo estremamente sfidante, ma anche un obiettivo molto remunerativo per i comuni o le società di gestione rifiuti presenti in regione”.

 

Centro di Coordinamento RAEE

Il Centro di Coordinamento RAEE è un consorzio di natura privata, gestito e governato dai Sistemi Collettivi sotto la supervisione del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica e del Ministero delle imprese e del made in Italy. È costituito dai Sistemi Collettivi dei produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (AEE), in adempimento all’obbligo previsto dal Decreto Legislativo n. 49 del 14 marzo 2014.

Il compito primario del Centro di Coordinamento RAEE è garantire su tutto il territorio nazionale una corretta gestione dei RAEE originati dalla raccolta differenziata, assicurando che tutti i Sistemi Collettivi lavorino con modalità ed in condizioni operative omogenee; il Centro di Coordinamento RAEE stabilisce, inoltre, come devono essere assegnati i centri di raccolta RAEE ai diversi Sistemi Collettivi.

Amianto, in Piemonte 10 mila siti bonificati

La presidente e i cofondatori dell’Associazione, Giuliana BustoBruno Pesce e Nicola Pondrano hanno auspicato una collaborazione sempre più stretta con le istituzioni che compongono il “Comitato strategico Amianto”, presieduto dal sindaco di Casale, di cui fanno parte anche dagli assessori regionali alla Sanità e alla Difesa del suolo.Un dato particolarmente preoccupante – hanno evidenziato – è quello delle morti che vede il Piemonte seconda regione d’Italia dopo la Lombardia.

L’audizione è stata anche l’occasione per fare il punto sull’andamento delle bonifiche e della ricerca scientifica a cura dell’Asl di Alessandria con il Distretto di Casale e il coordinamento di Azienda zero, per la quale sono previsti fondi nazionali che la Regione attiva con il Dipartimento interaziendale della ricerca e dell’innovazione.

Sono intervenuti, per porre domande, consiglieri dei gruppi Pd, Lega, Ev, M4o – Up.

Una “palla di api cactus”, la più bella foto

In mostra al valdostano “Forte di Bard”, gli scatti premiati della 58^ edizione di “Wildlife Photographer of the Year”

Fino al 16 luglio

Bard (Aosta)

Nuovo ed inedito, adottato per la prima volta in Italia, l’allestimento nelle “Sale delle Cannoniere” al valdostano “Forte di Bard”Fino al 16 luglio, infatti, il complesso fortificato, fatto riedificare nell’Ottocento da Casa Savoia sulla rocca che sovrasta il borgo di Bard (e aperto ai visitatori nel gennaio del 2006) presenterà gli scatti premiati della 58^ edizione di “Wildlife Photographer of the Year” – il più importante riconoscimento internazionale dedicato alla “fotografia naturalistica” promosso dal “Natural History Museum” di Londra – all’interno di “light panels” che hanno il potere di rendere le foto esposte ancora più belle ed emozionanti. Sull’importanza del Premio, sono, ancora una volta, a dirla tutta i numeri che hanno caratterizzato questa nuova edizione. 19 le categorie proposte, 2.493 i fotografi partecipanti provenienti da ben 93 Paesi e 38.575 le immagini selezionate e giudicate in modo anonimo da una Giuria internazionale di esperti, “in base all’originalità, alla narrazione, all’eccellenza tecnica e alla pratica etica”.

“Fotografa naturalista dell’anno” è stata proclamata la fotografa americana Karine Aigner. A portarla in cima al podio “The big buzz”,  straordinaria immagine di una “palla ronzante di api cactus” che rotola sulla sabbia calda in un ranch del Texas. Katanyou Wuttichaitanakornsedicenne tailandese appassionato naturalista e fotografo dall’età di 12 anni, è stato invece premiato come “Young Wildlife Photographer of the Year 2022” per l’immagine “The beauty of baleen”, raffigurante una “balenottera di Bryde” (o “balenottera di Eden”) emersa vicino alla barca di Katanyou, rimasto letteralmente folgorato dai colori e dalle consistenze contrastanti della pelle scura, della gengiva rosa e della massa di “fanoni” (le lamine presenti nella bocca al posto dei denti) simili a spazzole pendenti dalla mascella superiore.

Bene anche per tre italiani. “Battle stations” della torinese Ekaterina Bee, ha vinto nella categoria fino a 10 anni con un suggestivo scatto che immortala due stambecchi alpini che si sfidano per la supremazia. Da segnalare anche le menzioni speciali per il trentino Alessandro Gruzza (“Highly Commended categoria Wetlands – The Bigger Picture”) con la foto “The living reservoir” scattata nelle aree paludose del lago Chungarà sulle Ande Cilene e per il toscano di Camaiore Lorenzo Shoubridge (“Highly Commended categoria Mammals”) con la foto “Dormouse as moth-catcher” che immortala un ghiro intento a cacciare nel “Parco Naturale” del Mont Avic, in Valle d’Aosta fra i Comuni di Champdepraz e Chambave.

Gianni Milani

 

“Wildlife Photographer of the Year”

Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it

Fino al 16 luglio

Orari: mart. e ven. 10/18; sab. dom. e festivi 10/19; lunedì chiuso

Nelle foto:

–       Karine Aigner: “The big buzz”

–       Ekaterina Bee: “Battle stations”

–       Alessandro Gruzza: “The living reservoir”

–       Lorenzo Shoubridge: “Dormouse as moth-catcher”

Gli affitti brevi fanno crescere i piccoli borghi

Secondo uno studio del Politecnico di Torino gli affitti brevi promuovono l’imprenditorialità e contrastano lo spopolamento dei piccoli comuni. Hospitality Revolution: «Servono Property Manager formati per gestirle»
Gli Affitti brevi contribuiscono alla crescita economica dei piccoli borghi e al contrasto del fenomeno del loro spopolamento. È quanto emerge da un nuovo studio condotto dal Politecnico di Torino che ha dimostrato come la presenza di annunci Airbnb nei piccoli centri può portare benefici alle microimprese, con un aumento del reddito del 23% dopo quattro anni.

Secondo l’indagine dell’importante università italiana, l’economia delle Case vacanza nei borghi italiani promuove l’imprenditorialità, frena la tendenza ad abbandonare questi territori, contribuisce a una distribuzione più equa della ricchezza e ha effetti positivi sulla filiera locale dell’economia.

Se i borghi d’Italia certificati dalla Soprintendenza delle Belle Arti come patrimonio architettonico e naturale sono poco più di 300, con una popolazione complessiva di 6.000 abitanti, i piccoli Comuni del nostro Paese rappresentano tuttavia il 54% del suolo nazionale e in alcune regioni riescono a coprire anche fino al  70% del loro territorio.

In molti casi in queste aree vi è una grave carenza di strutture alberghiere classiche che costituisce un freno alla loro crescita turistico-economica. Per questo Hospitality Revolution, piattaforma di e-learning rivolta a Property Manager di Case vacanze punta a formare professionisti dell’ospitalità extra alberghiera in grado di gestire immobili privati offrendo ai turisti un servizio professionale e di qualità, soprattutto nei piccoli centri urbani e rurali della Penisola.

«L’Italia è nota a livello internazionale non soltanto per le grandi città d’arte e per le località di mare, ma anche per i suoi borghi storici, molti dei quali si trovano in aree rurali e costituiscono un’attrazione turistica importante per il paese – dichiara Angelo Spinalbelli, Direttore di Hospitality Revolution – Un patrimonio che deve essere valorizzato offrendo a turisti e visitatori un ampio ventaglio di opportunità di alloggio, anche lì dove c’è carenza di strutture alberghiere classiche».

I dati resi noti da Airbnb qualche giorno fa mostrano un aumento del 20% delle prenotazioni rispetto ai livelli pre-pandemia e un rinnovato interesse per le destinazioni rurali.

Torino avvia la raccolta di prossimità per gli oli esausti

Accordo con Conoe e Amiat per la realizzazione del progetto

 

Tra le 1.000 e le 1.500 tonnellate: è la quantità di oli esausti che si stima i Torinesi producano ogni anno e che oggi viene recuperata solo in piccola parte, finendo per lo più negli scarichi fognari e nelle falde acquifere e causando danni all’ambiente e ai sistemi di scarico delle abitazioni. Per favorirne il recupero e il corretto smaltimento, la Città di Torino ha deciso, d’intesa con il Conoe – Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti – e Amiat Gruppo Iren– che a Torino gestisce ed eroga i servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti -, di promuovere un accordo volto a favorire la raccolta capillare degli oli vegetali di provenienza domestica.

L’intesa, della durata di tre anni, prevede l’estensione progressiva della raccolta con il posizionamento degli appositi cassonetti in diversi punti della Città: tra questi scuole pubbliche, supermercati, parrocchie e altri luoghi di aggregazione, partendo dalla Circoscrizione Otto per arrivare gradualmente a coprire tutto il territorio comunale.

Tra gli obiettivi strategici del progetto ci sono l’aumento della qualità della differenziata e la promozione dell’economia circolare – spiega l’assessora Chiara Foglietta –. La realizzazione di un circuito virtuoso di raccolta degli oli vegetali esausti provenienti dalle utenze domestiche rappresenta un elemento centrale per la prevenzione della produzione dei rifiuti e la difesa degli ecosistemi, nonché uno strumento concreto per il recupero di materia prima da uno scarto che, mal gestito, ha un impatto negativo sull’ambiente“.

L’olio vegetale esausto, precedentemente filtrato da impurità ed eventuali residui di cibo per ottimizzare il processo di trasformazione da rifiuto a risorsa, dovrà essere raccolto in bottiglie di plastica ben chiuse che verranno conferite direttamente all’interno degli appositi contenitori di colore blu. Sarà possibile conferire olio di oliva e di semi vari usati per frittura, oli di conservazione dei cibi in scatola o in vetro e oli vegetali deteriorati o scaduti.

Dopo alcune sperimentazioni siamo davvero soddisfatti di poter avviare in modo sistematico la raccolta degli oli esausti, che arriverà a coinvolgere tutta Torino – commenta Paola Bragantini, Presidente Amiat Gruppo Iren – È un progetto rilevante, che ci sfida, insieme alla Città e a CONOE, a realizzare quella che potrà diventare un esempio e una best practice anche per altre realtà metropolitane, partendo da un’efficace comunicazione ai cittadini per accompagnarli nell’adozione di una nuova abitudine per la corretta separazione e conferimento di un rifiuto che, altrimenti, costituisce a tutti gli effetti un inquinante”.

Non tutti sanno, infatti, che l’olio usato per una frittura in padella o quelli utilizzati per la conservazione dei cibi in scatola (tonno, funghi, carciofini, condimento per riso ecc.) se non smaltiti correttamente (versandoli nello scarico del lavandino o nel bidone dei rifiuti), sono un danno per l’ambiente. Basta, infatti, un chilo di olio vegetale esausto per inquinare una superficie d’acqua di 1000 metri quadrati, perché impedisce l’ossigenazione compromettendo l’esistenza della flora e della fauna sottostanti. Se invece dispersi nella rete fognaria, come spesso avviene nell’utilizzo domestico, gli oli vegetali esausti ne pregiudicano il buon funzionamento, intasando condutture e depuratori, senza considerare i costi per la collettività: la depurazione delle acque inquinate da questo rifiuto richiede, si calcola,  1,10 euro al chilogrammo e il consumo di almeno 3 kW/h di energia.

L’accordo con la Città di Torino e Amiat è un ulteriore passo per un impegno concreto di tutti i soggetti coinvolti nella filiera del recupero degli oli vegetali esausti, primo fra tutti il CONOE – ha dichiarato il Presidente del Consorzio, Tommaso Campanile – che segue numerosi progetti specifici di recupero sistematico degli oli alimentari esausti in altre importanti città italiane. Gli oli vegetali esausti rappresentano una enorme risorsa se oggetto di pratiche di recupero corrette, consapevoli e costruttive. È un dovere prioritario procedere a costruire intorno a questa tematica una coscienza collettiva improntata ai principi della salvaguardia ambientale che inizia, in prima battuta, con la sottrazione di questo rifiuto a pericolose pratiche di dismissione incontrollata per arrivare ad una riconversione in biodiesel, con conseguenze positive in termini di emissioni di gas serra”.

Una raccolta attenta e corretta degli oli vegetali di scarto, inoltre, evita sprechi di risorse e crea nuove opportunità di riciclo: un’azione che arricchisce la strategia di economia circolare delle città e contribuisce a ridurre le emissioni di CO2 correlate. A differenza di altre tipologie di rifiuti, gli oli esausti si possono riciclare completamente. E così avviene, in effetti, per la quota di rifiuto che attualmente viene avviata al riciclo. Opportunamente trattato, questo rifiuto speciale può infatti tornare a nuova vita sotto diverse forme: biodiesel, soprattutto, ma anche bio-lubrificanti per macchine agricole o nautiche, grassi per la concia delle pelli, cere per auto, saponi, prodotti cosmetici, inchiostri, asfalti, bitumi, mastici e collanti.

Guidata dal claim ‘Trasforma un rifiuto in risorsa’, una campagna di comunicazione congiunta di Città, Conoe e Amiat con l’affissione di manifesti e locandine, la distribuzione di opuscoli informativi e la diffusione di contenuti sui rispettivi canali social accompagnerà il progetto di estensione della raccolta informando i cittadini sulle prossime attivazioni del servizio e sensibilizzandoli anche alla corretta gestione degli oli vegetali esausti..

Il servizio di raccolta di prossimità esteso a tutta la città si aggiunge a quello già attivo presso i centri di raccolta Amiat dove è possibile conferire all’interno dei fusti presenti gli oli vegetali esausti.

Agire subito, l’appello dell’Earth Day. Sabato a Torino per la prima volta

Sabato approda per la prima volta a Torino l’Earth Day, l‘evento green che riesce a coinvolgere il maggior numero di persone in tutto il Pianeta. Tantissime le iniziative che si susseguiranno tra i Musei Reali e la Cavallerizza, dalle 10 fino a mezzanotte quando si concluderà il ‘Concerto per la Terra’. Alle 19 sul Main Stage all’interno dei Giardini Reali, prenderà vita una speciale performance live – gratuita e aperta a tutti – che farà ballare e cantare il pubblico sulle note di grandi musicisti, tutti attivamente impegnati sulle tematiche di sostenibilità promosse da Earth Day. Sul palco si alterneranno Saturnino, Marlene Kuntz, Syria, Ensi, Epoque, Frero, Klaus, Leon Faun e molti altri.

Sarà l’occasione per lanciare un appello alla protezione del Pianeta anche attraverso i numerosi momenti di approfondimento e di intrattenimento, organizzati nelle diverse aree della location: Cavallerizza Reale, Playground, Earth Village e Main Stage. Appuntamenti, attività e workshop pensati per sensibilizzare il pubblico e avviare un dialogo sul tema della salvaguardia del Pianeta: un’opportunità unica di condivisione, animata dai tanti partner e dagli oltre 100 ospiti coinvolti.

Tra gli appuntamenti nell’area dei Giardini Reali, alle 15.30 c’è quello promosso attraverso la campagna “Forestiamo insieme l’Italia 2023” che, con l’obiettivo della messa a dimora di 11 mila alberi in 11 regioni nell’arco di un’anno, vedrà la cantante Elisa impegnata nella piantumazione di un ippocastano.

Il lungo programma prevede dibattiti sul consumo sostenibile, sulla musica e lo sport come veicoli di trasformazione sociale verso un mondo più eco-compatibile. Si parlerà di alimentazione, analizzando l’impronta idrica delle nostre diete, si esplorerà la situazione dei diritti umani del mondo e come questa sia fortemente interconnessa al rapporto tra essere umano e ambiente, di negazionismo climatico e di tanti altri temi. I numerosi workshop pensati per i visitatori offriranno un spazio attivo per affrontare in maniera partecipativa temi complessi come la lotta agli sprechi, la salvaguardia delle api, la lotta alle ecomafie e non solo.

Presente anche un’area food con ristoranti e truck con prodotti ecosostenibili, a chilometro zero e a base vegetale per promuovere un modello di consumo del cibo in linea con i principi dell’Agenda 2030.

Oltre a Torino, in Italia l’Earth day sarà celebrato anche a Roma: le due manifestazioni saranno trasmesse in streaming sulla piattaforma RAI Play, e durante tutta la giornata verranno realizzati collegamenti tra le due città per dare risalto ai momenti salienti.

Info: www.earthday2023.it

Continua l’espansione di JD in Piemonte

Il 21 e il 22 aprile nuove aperture a Pavone Canavese e Novara

 Il 21 e 22 aprile, JD – multinazionale britannica e player europeo nell’ambito della moda sportiva – apre due nuovi store in Piemonte (che si aggiungono ai 3 già presenti a Torino e Biella) rispettivamente a Pavone Canavese e Novara.

In particolare, JD porta il suo inconfondibile stile urban al:

  • Centro Commerciale San Martino 2, uno dei Centri Commerciali più importanti sull’asse Milano – Torino. Situato a Novara appena al di fuori del centro città, è il fondamentale punto di riferimento commerciale per gli abitanti della città e delle zone limitrofe. San Martino 2 presenta un’offerta commerciale completa, capace di attrarre oltre 5 milioni di visitatori l’anno.

  • Centro Commerciale Bennet di Pavone Canavese, altro punto di riferimento per la provincia Torinese e che accoglie circa 3 milioni di visitatori l’anno.

La multinazionale britannica, leader europea nell’ambito della moda sportiva, nasce nel 1981 a Bury, (12km da Manchester) ed è presente in Italia dal 2015, anno della prima apertura a Roma. Nel corso degli anni JD si è affermato come uno dei principali punti di riferimento nell’ambito urban fashion, offrendo sul mercato i migliori brand sportivi e collezioni esclusive, incontrando il gusto di tutti gli appassionati di streetstyle. L’espansione capillare di JD nello Stivale continua anche nel 2023.

Nella giornata del 22 Aprile, entrambi i nuovi negozi avranno il loro evento di apertura instore, che comprenderà:

  • Arcade Contest: a fronte di un qualunque acquisto, i clienti potranno giocare ad un cabinato arcade, con l’obiettivo di battere il record per vincere una gift card dal valore di 100,00 euro;

  • Personalizzazione Sneakers: i clienti che effettueranno un acquisto minimo di 100,00 euro potranno farsi personalizzare le sneakers da un’artista sul momento;

  • Dj set

La Giornata della Terra in Piemonte

NEL WEEKEND 12 APPUNTAMENTI “PLASTIC FREE” A TUTELA DELL’AMBIENTE

Un weekend interamente dedicato al nostro Pianeta con 12 appuntamenti di pulizia e preservazione dell’ambiente in contemporanea in tutto il Piemonte. È il programma pianificato da Plastic Free Onlus, l’organizzazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrastare l’inquinamento da plastica, per celebrare la “Giornata Mondiale della Terra“. Una mobilitazione di massa in complessive 334 tappe italiane per sensibilizzare cittadini, istituzioni e imprese sul grave problema dell’inquinamento legato all’abbandono di rifiuti nell’ambiente.

Gli appuntamenti in Piemonte si terranno tutti sabato 22 aprile a: Alessandria e Silvano d’Orba (AL); Biella; Cuneo; Torino, Alpignano, Moncalieri, Pecetto Torinese, Pinerolo, Pino Torinese, Piossasco e Rivoli (TO). Ci sarà anche l’adesione ufficiale ed attiva dell’UNIPO Università del Piemonte Orientale e dell’Istituto Universitario Salesiano di Torino dell’Università Pontificia Salesiana.

“Un ottimo modo per dimostrare la forza della nostra associazione: 334 eventi in tutta Italia di cui 12 in Piemonte – dichiara Giulia Zaccaro, Referente Regionale Plastic Free – Invitiamo i cittadini alla massima partecipazione. Questo sarà il weekend dell’onda blu di Plastic Free su tutto il territorio nazionale e siamo soddisfatti che il Piemonte abbia risposto bene. Del resto, quale modo migliore di dimostrare amore verso l’ambiente se non con la concretezza che ci contraddistingue? Il Piemonte c’è e rinnoviamo la massima partecipazione nonché ricerca di nuovi referenti nei territori ancora scoperti”.

L’iniziativa ha il supporto di MINI, partner che ne sposa i valori legati alla sostenibilità e all’attenzione dell’ambiente. Il weekend dedicato alla Terra avrà un’ulteriore finalità benefica con la piantumazione di alberi grazie alla collaborazione con il media partner Treedom, il primo sito al mondo che permette di piantare un albero a distanza e seguire la storia del progetto agroforestale a cui darà vita.

Partecipa su www.plasticfreeonlus.it

Intesa Sanpaolo Casa apre una nuova agenzia a Torino

È stata inaugurata a Torino in corso Francia 161 la seconda agenzia immobiliare di Intesa Sanpaolo Casa, dopo quella già operativa in via Santa Teresa. Sarà presidiata da quattro consulenti immobiliari dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 19.00 e il sabato mattina su appuntamento ed interconnessa con la rete di agenzie Intesa Sanpaolo Casa presenti nelle principali città italiane.

Nella città di Torino le compravendite nel quarto trimestre dello scorso anno sono cresciute dell’1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mantenendo una dinamica migliore a quella della regione. In Piemonte, infatti, nel quarto trimestre c’è stato un calo dello 0,8%, comunque inferiore al -2,1% registrato a livello nazionale. (Dati elaborati dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo)

Intesa Sanpaolo Casa, società di consulenza, assistenza e intermediazione immobiliare del Gruppo Intesa Sanpaolo, ha integrato la parte più tradizionale dell’attività, quella della compravendita, con servizi ad alto valore aggiunto prestati da alcune società selezionate come partner e veicolati al cliente attraverso il sito web www.intesasanpaolocasa.com.

Con la seconda apertura a Torino, Intesa Sanpaolo Casa prosegue il percorso di riposizionamento delle agenzie in spazi fisici separati e completamente autonomi dalle filiali del Gruppo Intesa Sanpaolo, avviato a gennaio 2022 nelle città di Milano, Roma, Firenze, Bologna, Padova, Brescia, Monza, Torino e Venezia.