A Torino c’è un luogo dove la musica non si limita a suonare: prende corpo, suda, vibra. È Hiroshima Mon Amour, tempio laico delle notti elettriche, crocevia di generazioni e suoni che non chiedono permesso. Questa settimana, il palco di via Bossoli si trasforma in una mappa sonora che attraversa urban, virtuosismo e rap underground, con tre serate che promettono di lasciare il segno.
Mercoledì 15 aprile – Ketama126: il battito viscerale della città
Ketama126 arriva all’Hiroshima con il suo “33 Tour Club 2026” in versione full band, e già questo basta a cambiare la temperatura della stanza. Non è solo un concerto, ma un’immersione in un universo sonoro fatto di bassi profondi e parole che sembrano scritte con il nervo scoperto. “33”, l’ultimo album, è un omaggio alla sua Roma, ma sul palco torinese diventa qualcosa di più: una dichiarazione d’identità, tra trap e grunge, tra malinconia e rabbia urbana. Ketama non interpreta, espone.
Giovedì 16 aprile – Matteo Mancuso: la chitarra che sfida la gravità
C’è chi suona la chitarra e chi la reinventa. Matteo Mancuso appartiene decisamente alla seconda specie. Con il tour “Route 96”, porta a Torino un live che è insieme tecnica purissima e visione. Reduce da un viaggio internazionale che lo ha consacrato tra i grandi della scena contemporanea, Mancuso trasforma ogni esecuzione in un racconto, dove la chitarra diventa lingua madre e laboratorio futuristico. Il nuovo album, pubblicato anche in formato fisico, è un gesto controcorrente: un invito a toccare la musica, non solo ad ascoltarla. All’Hiroshima, il suo habitat naturale, questa esperienza diventa totale: dita che corrono, silenzi che pesano, applausi che esplodono.
Venerdì 17 aprile – Kaos & DJ Craim + Egreen: l’underground che respira
Quando il rap torna alle origini, succedono cose interessanti. Kaos, affiancato da DJ Craim e con la presenza di Egreen, riporta sul palco quell’energia ruvida che non teme il tempo. “Scheletri”, nato dal ritrovamento di vecchie tracce su un hard disk dimenticato, è più di un album: è un’operazione archeologica dell’anima hip hop. Suoni grezzi, barre affilate, autenticità senza filtri. All’Hiroshima, questo non è revival. È presente puro, che pulsa e resiste.
L’Hiroshima Mon Amour si conferma ancora una volta molto più di un club: è un organismo vivo che cambia pelle ogni sera, restando fedele alla sua natura più profonda: la musica non fa da sottofondo, qui la musica accade.





Giordano Bruno Guerri, presidente del Vittoriale degli italiani a Gardone, si sta dedicando al rilancio della Fondazione Collodi con lo stesso entusiasmo che da molti anni pone nella Fondazione del Vittoriale. Collodi e “Pinocchio” sono espressione importante di quella che Asor Rosa definì l’ “Italia bambina”del post – Risorgimento. Già Benedetto Croce colse la grandezza del libro che non era una semplice fiaba per l’infanzia. Collodi ha contribuito a fare gli Italiani, a dare loro una coscienza civile che mancava perché il decennio cavouriano aveva troppo in fretta creato, quasi miracolosamente, lo Stato italiano ma non poté pensare al dopo Unità. La morte di Cavour impedì di proseguire nel disegno originario. La nuova Italia nacque senz’anima o con poche e contrastanti anime. Il tuttologo B a r b e r o che parla, scrive e motteggia dalla preistoria ai nostri giorni, si è permesso di demolire in poche frasi, senza alcun senso storico, Collodi. In questo disgraziato Paese ci sono i Guerri che costruiscono e i B a r b e r o che distruggono. I primi però sono destinati a prevalere sui secondi. Chi è nato nelle terre delle risaie vercellesi resta prigioniero di un inverosimile successo che solo un errore di Piero Angela gli ha consentito di conseguire.