CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 92

Il Book Retreat, rigenerarsi con i libri

Una pratica di cura di sé tra silenzi, natura e condivisione

C’è un modo nuovo di avvicinarsi ai libri: rallentare, isolarsi dal rumore quotidiano, dedicare tempo e attenzione alla lettura o alla scrittura in un luogo pensato per nutrire mente e immaginazione. È questo il cuore del book retreat, una formula che sta conquistando lettrici e lettori in tutto il mondo. Si tratta di soggiorni di durata variabile, da un weekend a una settimana, pensati per chi desidera immergersi completamente tra le righe di un libro. A differenza di una semplice vacanza, il book retreat ha come centro l’esperienza letteraria: ore dedicate alla lettura, momenti di silenzio, confronto con altri partecipanti e talvolta incontri con scrittori, editor o formatori. Le prime esperienze di questo tipo nascono nei paesi anglosassoni, soprattutto nel Regno Unito e negli Stati Uniti, sull’onda dei writer’s retreat e dei silent retreat. Nel frattempo l’idea si è diffusa anche in Europa trovando spesso sede in luoghi immersi nella natura: casali di campagna, monasteri riconvertiti, rifugi di montagna e piccoli borghi lontani dal turismo di massa.Ciò che distingue un book retreat è la qualità del tempo che si vive. Le giornate sono scandite da ritmi lenti: lettura individuale, scrittura libera o guidata, passeggiate, pasti condivisi, talvolta meditazione o yoga. La tecnologia è ridotta al minimo, se non addirittura assente, e il silenzio diventa un alleato prezioso. Alcuni ritiri sono tematici, altri puntano sull’esperienza comunitaria, altri ancora sul raccoglimento individuale. Anche in Piemonte si organizzano iniziative che richiamano lo spirito del book retreat. Esempi concreti includono ritiri di lettura e mindfulness nelle risaie vercellesi, combinando lettura, meditazione, natura e condivisione. Sul territorio ci sono inoltre festival letterari e circoli di lettura, come l’Independent Book Tour, che attraversa Torino, Alessandria, Asti e Cuneo, offrendo incontri con autori, presentazioni e momenti di scambio culturale in un’ottica di “bibliodiversita’”. Sebbene i ritiri strutturati di più giorni siano ancora pochi, l’offerta sta crescendo grazie a biblioteche, agriturismi e B&B che propongono esperienze culturali immersive. Organizzare un book retreat è importante perché offre più di un semplice momento di lettura: crea uno spazio di profondità mentale e benessere emotivo, riduce lo stress, migliora la concentrazione e permette di ritrovare calma e piacere nella quotidianità. La lettura diventa una pratica di cura di sé, un modo per riflettere, assorbire nuove idee, ristabilire equilibrio e creare legami con chi condivide la stessa passione. In un mondo che corre, fermarsi a leggere significa fare spazio per pensare, sentire e immaginare.

Il book retreat, dunque, non è solo un evento culturale, ma un’esperienza che rallenta il tempo, rigenera la mente, nutre le emozioni e rinnova la relazione con i libri. Un viaggio interiore che continua ben oltre i giorni del ritiro, trasformando la lettura in un atto di cura.

Maria La Barbera

“Baccanti- Fare schifo con gloria” per la stagione Iperspazi di Fertili Terreni Teatro

Per la stagione  Iperspazi del cartellone condiviso di Fertili Terreni Teatro in prima regionale, mercoledì 18 e giovedì 19 marzo prossimi, andrà in scena a OFF Topic, in via Pallavicino 35, lo spettacolo dal titolo “Le Baccanti- Fare schifo con gloria”, una creazione e ideazione di Giulio Santolini con le performer Mariangela Diana, Ilaria Quaglia e Veronica Solari. Lo spettacolo è  programmato con Piemonte dal Vivo nell’ambito del Progetto Corto Circuito.
Lo spettacolo presenta luci stroboscopiche, non adatte a un pubblico fotosensibile, scene di nudo integrale, e risulta adatto ad un pubblico maggiore di 14 anni.

Si tratta di uno spettacolo dalla dichiarata ed evidente interattività che indaga gli stati di trance ed estasi tipici del contesto rituale, alla ricerca di risposte su che cosa sia il dionisiaco oggi, che cosa voglia dire perdere il controllo e cosa verrà evocato attraverso il sacrificio.
Questi alcuni degli interrogativi che introducono, quasi a pretesto, una festa irriverente e iconoclasta sulle macerie della nostra civiltà con protagonisti tre corpi femminili decisi a invitare la città e, di riflesso, i cittadini a sovvertire il pensiero e a smembrarlo.
Il futuro assomiglia sempre di più ad una distopia e ha alle spalle il passato costruito sulle rovine di città scomparse. All’ombra di questo futuro ci si trova a vivere un rito evocativo del presente che non vogliamo vedere, consapevoli come caos, oscenità e rifiuti siano elementi sempre presenti a ricordarci che nel cuore di tutte le cose c’è  qualcosa che sfugge alla nostra comprensione, qualcosa di puro e spaventoso che nascondiamo alla vista e che solo il rito può mostrare e salvare dal buio in cui è  rinchiuso.
Si tratta di un rito collettivo con le tre performer che parlano un grammelot nella musicalità capace di rievocare il greco antico, unica forma di linguaggio utilizzabile per riaffermare l’aspetto necessario di tutto ciò che è stato confinato nell’ombra e nell’osceno, nel lontano e nel magico. ‘Le Baccanti. Fare schifo con gloria’ è  uno spettacolo al limite del teatro, danza  e pantomima in cui vengono restituite al pubblico tutte le sfumature dell’eccesso dionisiaco, spaziando dai toni tragici a quelli farseschi.
Si tratta di un’impresa condotta e perseguita  partendo non da Euripide ma da Dioniso e arrivando a riscrivere il mito delle Baccanti con una fisicità radicale, in un dialogo senza filtri con la natura e il sacro e dove a dominare  sono i corpi, i gesti, le parole scandite  e il paesaggio evocato.

Per i biglietti il costo  di 13 euro se acquistato online, 15 euro la sera stessa dell’evento.
Per i biglietti ridotti il costo è di 11euro se acquistati online, 13 euro la sera stessa dell’evento.
Resta la possibilità di lasciare il biglietto sospeso tramite donazione online o satispay  e di entrare gratuitamente per alcuni under 35, grazie ai biglietti messi a disposizione attraverso la collaborazione con Torino Giovani.
Mara Martellotta

La Ciurma salpa a marzo: autori, storie e incontri nella libreria di quartiere

 

A Torino, in via Caprera 28/B, c’è una piccola libreria che sembra più un porto che un negozio. Non a caso si chiama La Ciurma. Cinquanta metri quadrati appena, scaffali fitti e una porta che resta spesso aperta: dentro non entrano solo lettori, ma conversazioni, curiosità, incontri.

Nel cuore del quartiere Santa Rita, questa libreria indipendente sta diventando sempre più ciò che aveva immaginato fin dall’inizio: un luogo di comunità. Qui i libri sono il punto di partenza, ma il vero protagonista è il legame che si crea tra chi entra. Vicini di casa, studenti, appassionati di narrativa, genitori con bambini in cerca di nuove storie. Una piccola tribù urbana che si ritrova tra presentazioni, reading e discussioni spontanee tra uno scaffale e l’altro.

Il mese di marzo porta con sé una serie di appuntamenti che trasformano La Ciurma in un salotto culturale di quartiere.

Si parte mercoledì 19 marzo alle 18.30 con Sebastiano Martini, autore de Il frastuono del mondo. Un titolo che evoca il rumore e le tensioni del presente, ma che in uno spazio raccolto come quello della libreria si trasforma in dialogo: la voce dell’autore, le domande dei lettori, l’ascolto attento che solo i libri sanno generare.

Il 26 marzo alle 18.30 sarà invece la volta di Donato Montesano, che presenterà Chi ha polvere spara. A dialogare con l’autore sarà Valeria Rombolà, in un incontro che promette di addentrarsi in una storia dura e profondamente reale. Il libro nasce infatti da una vicenda vera: quella di Chiruzzi, figura controversa che tra gli anni Settanta e il 2000 accumulò ricchezze enormi, arrivando a possedere oltre un miliardo di lire a soli 22 anni, mantenendo però la propria indipendenza dalla mafia e dalla criminalità organizzata. Dopo 36 anni complessivi di detenzione, Chiruzzi ha scelto di trasformare la propria esperienza in testimonianza, dedicandosi alla divulgazione della sua storia e alla sensibilizzazione sulle condizioni del sistema carcerario. Un racconto che intreccia potere, cadute e redenzione, e che invita a riflettere su giustizia, libertà e responsabilità.

Il 27 marzo alle 18.30, in un incontro che intreccia sport e città, Mauro Berruto ed Elena Miglietti presenteranno In mezzo il fiume. Sport e storie a Torino. Un libro che attraversa la città seguendo il filo dello sport come linguaggio collettivo: allenamenti, sfide, passioni e piccoli gesti quotidiani che raccontano Torino da una prospettiva diversa, fatta di comunità e appartenenza.

E poi c’è spazio anche per i lettori più giovani. Il 28 marzo alle 16.30 sarà la volta di Ma Pe con Campo Mostro, un appuntamento pensato per bambini e ragazzi, perché una libreria che vuole essere comunità non può dimenticare chi le storie le sta appena scoprendo.

Il bello della Ciurma è proprio questo: la dimensione intima. Non ci sono palchi né distanze. Gli autori parlano a pochi passi dai lettori, tra pile di libri e sedie avvicinate all’ultimo momento. Spesso l’incontro continua anche dopo, tra chiacchiere spontanee e consigli di lettura.In un tempo in cui molti luoghi culturali rischiano di diventare spazi di passaggio, La Ciurma sceglie la rotta opposta: fermare le persone, farle incontrare, farle restare.

Perché una libreria indipendente non è solo un posto dove si comprano libri.È un posto dove, lentamente, si costruisce una comunità.

Valeria Rombolà

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Il referendum al bivio –  Il libro su Giulio Cesare di  Alberto Angela – Occhetto – Io sto con Buttafuoco – Un esempio unico – Lettere

Il referendum al bivio
Il referendum è uno strumento prezioso di democrazia. I Costituenti lo Inserirono nella Costituzione come via legittima per le modifiche costituzionali che non  avessero i due terzi del voto parlamentar, un obiettivo non raggiungibile facilmente. Oggi  del referendum si fa un uso politico strumentale in cui tutti dicono la loro, trasformandolo  in un referendum pro o contro Meloni. Sicuramente ci sono stati gravi  errori di alcuni Ministri che si sono gettati nella mischia in modo inopportuno, ma ci sono anche esponenti politici  di opposizione che, senza competenze giuridiche di nessun tipo, demonizzano il Governo per tentare di mandarlo a casa a furor di popolo.
Una cosa simile accadde con Renzi che si buttò anima e corpo nel referendum costituzionale che fu la sua fine politica. Lo schieramento contro Meloni è molto simile a quello antirenziano. Sarebbe il caso di “tornare a bomba”, come diceva Bertrando Spaventa, insigne statista del passato. Tornare cioè a discutere se votare SI’ o NO  in base al quesito referendario. Questa sarebbe maturità democratica come lo è anche la partecipazione al voto, che è un diritto e un dovere.
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 Il libro su Giulio Cesare di  Alberto Angela
Alberto Angela ha pubblicato un libro di successo su Giulio Cesare e “la conquista della eternità”. Interessato da sempre alla figura di Cesare anche perché io stesso studioso del Cesarismo moderno, ho letto volentieri il libro, ben sapendo che Angela non è la storica Cracco Ruggini, ma un  semplice divulgatore. Ho letto il poderoso volume che a Natale era andato  esaurito nelle librerie, ma sono rimasto deluso perché esso si chiude con la conquista delle Gallie. La figura di Cesare  protagonista della guerra civile e della vittoria su Pompeo non viene affrontata nel libro. E neppure la storia degli oppositori di Cesare e dei suoi sicari.
Non parlare di Cesare che conquista il potere è un limite colossale in termini storiografici, a meno che Angela si riservi un secondo volume non annunciato. Il fenomeno storico del Cesarismo, che al dittatore romano si ispira(pensiamo, ad esempio, a Napoleone) non è neppure ipotizzato. Non si comprende perché Angela non abbia ridotto i particolari, a volte inutili, delle campagne galliche e abbia ignorato Cesare protagonista  della politica a Roma che pose fine alla Repubblica e divenne un  modello per l’autoritarismo successivo  a cui lo stesso Mussolini si ispirò. Cesare fu un autocrate carismatico a cui alcuni politici di oggi guardano senza sapere che cosa sia il Cesarismo perché sono piuttosto  ignoranti. Trump è un esempio classico. Ma Trump ama fare le guerre, senza saperle condurre e gestire come dimostrò di saper fare Cesare in Gallia e nella guerra civile. Fermarsi al Rubicone, come fa Angela, appare una scelta non spiegabile  che impedisce una adeguata conoscenza del condottiero e politico romano.
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Occhetto
Achille Occhetto ha compiuto 90 anni , ma quasi nessuno ha ricordato il suo compleanno. Ho letto la voce che lo riguarda  su Wikipedia ed ho notato con stupore  un curriculum che non corrisponde al vero. Si parla di un Ochetto con decenni di anticipo antisovietico, addirittura contrario all’invasione sovietica dell’Ungheria.
Bisogna dar atto ad Occhetto di aver posto  fine al PCI. Una scelta sicuramente importante, ma arrivata dopo la caduta del Muro di Berlino. Se Occhetto fosse stato davvero antisovietico, avrebbe dovuto trarre delle conclusioni sul Comunismo reale prima e non dopo il crollo del Muro. Dopo la fine della sua segreteria del PDS Occhetto si alleò  con Di Pietro. Suo compagno di strada fu un sovietico impenitente, quel Giulietto Chiesa che continuò a sentirsi un  comunista  orgoglioso. Occhetto si è rivelato non un leader , ma poco più che un funzionario di partito. Al confronto era tanto meglio di lui Togliatti, non a caso il Migliore.
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Io sto con Buttafuoco
Pietrangelo Buttafuoco è un vero intellettuale e uno scrittore di talento. Mi legano a lui il ricordo di Carlo Delcroix che diventa anche  protagonista di un suo romanzo. Nella polemica con il ministro Giuli sto dalla parte di Buttafuoco perché quest’ultimo difende una biennale di Venezia  libera da pregiudiziali politiche che debbono restare lontane dagli eventi culturali. Venezia è sempre stata un  crocevia di culture diverse e tale deve restare. Persino Trump invita ì calciatori iraniani negli USA! Gli accanimenti sono sempre insensati.
E il presidente Buttafuoco ancora una volta dimostra equilibrio. Bruciare i libri di Dostojeski o di Toltstoi appartiene a sub culture molto pericolose che vanno rifiutate totalmente  sempre. La Biennale non può escludere a priori nessuno. Questo è un elementare principio liberale. Neppure i nemici della libertà.
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Un esempio unico
Il dottor Paolo Damilano è stato candidato sindaco a Torino ed è il primo escluso al Parlamento europeo, ma è soprattutto un grande imprenditore che ha esteso il campo d’azione della sua  famiglia  in ambiti gastronomici di nicchia come il ristorante “Gramsci” (un nome di per sé  non attrattivo, anche se prende il nome dalla via, perché  Gramsci evoca tutto, salvo la convivialità spensierata che si cerca a tavola).
Damilano ha subito un furto con scasso allo storico caffè Zucca che ha fatto rinascere per la gioia dei torinesi che sanno cosa era Torino fino agli Anni 70/80: il Cucolo in via Roma, il Gran Giardino a Torino esposizioni, la Vecchia Lanterna in corso Re Umberto, i Due Lampioni in via Carlo Alberto, il Ferrero in corso Vittorio. Damilano è un benemerito della difesa della tradizione subalpina anche con il pastificio De Filippis che tiene alto il nome del corridore ciclista  e pastaio eccelso. Damilano, dicevo, ha avuto un furto che è finito sui giornali. Pur rincresciuto del danno, ha ricordato la drammatica insicurezza delle periferie torinesi. Un esempio unico di uomo pubblico –  èconsigliere comunale in carica –  che sa anteporre gli interessi della città a quelli suoi personali.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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Pannella
Ho letto il Suo pezzo sui referendum e su Pannella. Ha messo bene in evidenza l’equilibrio con cui Pannella affrontò il confronto. Io voglio ricordare la legge “Fortuna – Baslini”, una legge saggia  per un divorzio responsabile “non all’americana”, come si disse allora. C’erano 5 anni tra la separazione legale e il divorzio un limite che poi venne eliminato. Io usufruii della Legge e divorziai. I cinque anni mi parevano assurdi. Con il senno di poi devo riconoscere che quell’intervallo mi evitò almeno due matrimoni che sarebbero stati fallimentari. E vissi anche una nuova giovinezza libera che mi  ripagò di un matrimonio troppo precoce.  N. A.
Pubblico volentieri la lettera. I legislatori di allora erano avveduti. Chi volle far coincidere la separazione con il divorzio  fece una scelta che poteva anche essere logica perché i  cinque anni erano un’ intrusione nella vita privata discutibile. Ma il divorzio immediato ha portato a prendere sotto gamba il matrimonio. Oggi comunque è tutto superato perché i giovani convivono senza sposarsiUna scelta libera che spiega anche l’inverno demografico.  Si tratta di problemi difficili che meriterebbero una riflessione adeguata. Il calo dei matrimoni anche civili e il calo dei figli  sono due dati su cui bisognerebbe riflettere.
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La capo gabinetto
La capo gabinetto del ministro Nordio deve tacere e non può rilasciare dichiarazioni più o meno avventate  sul referendum. E’ inacettabile.  Vittorio Giulio Olivetti
Concordo con Lei. Nordio dovrebbe rimuoverla dal posto occupato. L’ imparzialità  della pubblica amministrazione è un un obbligo costituzionale.
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Minacce ai giornali
Le minacce del procuratore Gratteri (dopo il referendum faremo i conti)  appaiono surreali, inquisitorie. Se vere, sono molto preoccupanti del clima che stanno creando. Giuseppe Giglio
Condivido. Il procuratore di Napoli, come quello di  Vercelli , di Cuneo , di Canicattì dovrebbero avere atteggiamenti conformi al ruolo che ricoprono. Danno in pasto all’opinione pubblica un’idea sbagliata della Magistratura che in larghissima parte è diversa da Gratteri e anche da Palamara . La politica deve restare fuori dalle Aule di Giustizia.
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Un Piemonte scomparso
La seguo nella Sua rubrica da quando venne con Lorenzo Mondo a ricordare a Leini’ Carlo Casalegno nel centenario della nascita. Vorrei condividere con lei due ricordi: il ristorante “Scudo di Savoia” del prof. Bigio  mitico vicepreside dell’ istituto alberghiero di Torino. Era un apparente  modesto locale con una cucina però  davvero eccellente e di altissima qualità. E’ chiuso ormai da molti anni ed è un peccato perché in paese e nei dintorni non c’è più nulla di simile.Vorrei inoltre ricordare il suo amico Maurizio Corgnati (su cui lei scrisse un bellissimo ricordo) che curiosamente  pubblicizzava su una Tv privata una celebre – allora – macelleria. Il famoso  regista marito di Milva era anche un buongustaio, amico di Mario Soldati. Un Piemonte scomparso.  Gino Accati
Ha ragione: un Piemonte scomparso che i giovani non  immaginano neppure. Ricordo il grande Bigio con i suoi baffi. Il locale era pubblicizzato anche al cinema. La qualità della sua cucina altissima. Una volta invitai il cav. del lavoro Aldo  Bugnone che aveva la fabbrica a  Volpiano. Il grande imprenditore divenne un cliente abituale di Bigio. Senza il  suo proprietario il locale decadde in modo irrimediabile. Mi fa piacere che ricordi anche  Corgnati amico di Mario Soldati con cui giocava a scopa. Averlo conosciuto è stato  per me un  grande piacere. Era un uomo colto, aveva anche scritto un bel libro su Cavour, scegliendo l’editore sbagliato che non consentì al libro di decollare.  Il ricordare Cavour non è fuori luogo. Era il Piemonte del Risorgimento che riviveva anche a tavola. Non distante c è Agliè con il Castello dei Duchi di Genova  e la villa di Gozzano. Vicino ad Aglié c’è Cuceglio dove c’era un ottimo e rinomato ristorante.  Anche qui un altro mondo  finito. Spero non per sempre, anche se, come diceva mio padre, “non ho fiducia nei giovani d’oggi”. Spero ovviamente di sbagliare e attendo le prove contrarie al mio pessimismo.

Un eroe italiano, iniziate le riprese

Sono iniziate lo scorso 27 febbraio le riprese del film Un eroe italiano, da un’idea di Yousuf Saeid diretto da Duccio Chiarini alla sua terza regia per il cinema dopo Short Skin e  L’ospite, con protagonisti Andrea Pennacchi (Le città di pianura, Primavera, Berlinguer – la grande ambizione),  Enrico Tijani (Mare Fuori) affiancati sul set da Valentina Romani e Iaia Forte.

Le riprese si svolgeranno a Torino per sette settimane.

Scritto da Giulia Gianni e Duccio Chiarini con la collaborazione di Yousuf Saeid e Paola Rota, Un eroe italiano è prodotto da Rosamont (Le sorelle Macaluso, Leggere Lolita a Teheran, Gli oceani sono i veri continenti) con Rai Cinema, con il contributo del PR FESR Piemonte 2021-2027 – bando “Piemonte Film TV Fund”, con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte e del Fondo Regionale per l’Audiovisivo del FVG.

Per Rosamont realizzare questa commedia è come scrivere il lieto fine di una favola. Il desiderio di Yousuf Saeid di raccontare le vicende di un migrante scorretto nasce dalla sua volontà di rappresentare un’umanità fragile e difettosa, senza moralismi, con tanta ironia. Nessuno meglio di Duccio Chiarini può valorizzare questo racconto delicato e divertente, con poesia, rispetto e intelligenza” – ha dichiarato Marica Stocchi, produttrice Rosamont.

Yousuf Saeid (conosciuto come MC Swat) arriva in Italia otto anni fa dopo essere stato costretto a lasciare  la Libia , per lo stile provocatorio del suo rap.

Colpito dal razzismo e dal pietismo verso i migranti, Yousuf ha pensato di proporre a Rosamont una storia per il cinema che raccontasse finalmente le vicende di un migrante imperfetto, arrogante, perché “i migranti sono sempre visti come vittime o come minaccia, mai come esseri umani.

Aigo (Enrico Tijani) è un giovane migrante. È in Italia da un po’ e sogna di andarsene presto, appena riuscirà a ottenere i documenti necessari. E’ pronto a tutto per averli, anche a compiere un atto eroico.

Antonio (Andrea Pennacchi) è un colonnello dei carabinieri in pensione, vedovo e misantropo, deluso dalla vita, arrabbiato col mondo e in conflitto con la figlia. Abbracciando i più ovvi luoghi comuni cerca costantemente qualcuno con cui prendersela.

L’incontro tra i due, imprevedibile e rocambolesco, costringerà Aigo e Antonio – se pur diversi, uniti dalla solitudine e dalla rabbia – a mettere in discussione i pregiudizi che li hanno guidati fino ad allora per aprire finalmente  il proprio cuore agli altri.

In corso le riprese piemontesi di “Brianza”

Il nuovo lungometraggio del regista e produttore torinese Simone Catania

Il 25 febbraio scorso sono iniziate le riprese piemontesi di “Brianza”, lungometraggio diretto dal regista e produttore torinese Simone Catania che, ispirandosi a un fatto di cronaca, ripercorre
le vicende di Giorgio Farina (interpretato da Fausto Russo Alesi), uomo onesto che compirà un reato a causa del disagio derivato dalle dinamiche sociali e culturali di una cittadina di periferia.

Le riprese, che si concluderanno il prossimo 16 marzo per proseguire successivamente in Lombardia e in Svizzera, hanno coinvolto diverse location di Torino, tra le quali l’Armeria Majerna di Piazza XVIII Dicembre e alcuni spazi in via Negarville, presso la Circoscrizione 5, oltre a Chivasso, Giaveno, Sant’Ambrogio e Venaria, tutti Comuni aderenti alla Rete regionale.

“Brianza rappresenta un modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni e territorio – ha dichiarato Beatrice Borgia, presidente di Film Commission Torino Piemonte – avendo intercettato sia le risorse della Fondazione Compagnia di San Paolo, attraverso il bando sviluppo, sia quelle della Regione Piemonte tramite il bando produzione. Un percorso produttivo di livello internazionale che
la società torinese Indyca ha saputo strutturare in maniera esemplare”.

“Il Sistema Cinema Piemonte rappresenta un importante driver di sviluppo con significative ricadute economiche sul territorio – ha dichiarato Marco Gilli, presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo – si tratta di un comparto capace di attivare risorse e finanziamenti, generando valore e nuove opportunità. In questo quadro e coerentemente con i nostri obiettivi strategici, si inserisce il sostegno della Compagnia al Fondo Sviluppo per Film e Serie TV promosso da FCTP, che supporta la prima e più delicata fase iniziale dei progetti audiovisivi, accompagnandoli verso la produzione e contribuendo così ad attrarre nuovi investimenti, attivare una spesa qualificata sul territorio e rafforzare l’intera filiera del settore. Il film del regista Simone Catania è per noi motivo di grande soddisfazione poiché tra i primi progetti che arrivano a realizzarsi a partire proprio dall’opportunità offerta dal nostro Fondo Sviluppo. Un esempio concreto di come, anche in ambito culturale, sia necessario investire sugli ecosistemi per accompagnare l’evoluzione dei concept culturali verso progetti produttivi solidi e distribuibili sul mercato cinematografico”.

Prodotto da Indyca Beauvoir Films in collaborazione con Rough Cat Brianza, il film è realizzato con il contributo del FESR Piemonte 2021-2027 – Bando “Piemonte Film TV Fund” e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte – Piemonte Film Tv Development Fund e vede un forte coinvolgimento di maestranze locali, pari a circa il 70% dell’intera troupe.

Mara Martellotta

Anima Festival 2026 si arricchisce di un ospite di eccezione, Sal da Vinci

Per la sua unica data del tour in Piemonte

Un altro fantastico artista si aggiunge allo straordinario parterre musicale di Anima Festival 2026. Martedì 21 luglio a salire sul palco dell’anfiteatro  dell’Anima di Cervere sarà il vincitore del Festival di Sanremo, Sal da Vinci.
Reduce dal trionfo sanremese con il brano “Per sempre sì” , Sal da Vinci inaugura la sua nuova stagione del vivo con il tour estivo 2026, che prenderà il via il 18 luglio all’Arena della Regina di Cattolica  e attraverserà l’Italia toccando festival e arene tra i più  importanti della stagione.
Cervere rappresenta l’unica tappa in Piemonte della sua tournée. Lo spettacolo accompagnerà il pubblico in un viaggio musicale che intreccia I brani più  amati della carriera dell’artista, con quelli che stanno segnando questo nuovo capitolo artistico, offrendo uno show costruito per esaltare la dimensione live e la forte intensità interpretativa che da sempre contraddistingue Sal da Vinci.
La vittoria a Sanremo ha segnato una tappa decisiva nel percorso dell’artista, confermandone la capacità di unire tradizione melodica, sensibilità contemporanea e grande forza emotiva. Con “Per sempre sì” rappresenterà  l’ Italia al prossimo  Eurovision Song Contest 2026, in programma a Vienna.
Il successo del brano continua anche sulle piattaforme digitali. Il video ufficiale di “Per sempre sì” ha già superato i 10 milioni di  visualizzazioni, contribuendo a consolidare una popolarità che conta centinaia di milioni di streaming complessivi.
La prevendita dei biglietti per il concerto di Cervere partirà in esclusiva su TicketOne  per cinque giorni da venerdì 13 marzo alle ore 14, mentre la vendita generalizzata su tutti i circuiti online e nei punti autorizzati prenderà il via mercoledì 18 marzo alle ore 11.
L’appuntamento con Sal da Vinci, che gli organizzatori Ivan e Natascia Chiarlo hanno definito l’”avverarsi di un sogno”, si inserisce in un cartellone 2026 particolarmente ricco con cui Anima Festival celebra il proprio decennale.

Il programma prenderà il via venerdì 10 luglio con Emma Marrone, attesa per l’unica data piemontese del suo tour estivo in modalità “tutti in piedi”. Domenica 12 luglio sarà  la volta di Madame con ‘Madame Tour Estate 2026’, mentre giovedì 16 luglio salirà sul palco Serena Brancale.
Sabato 18 luglio tornerà nell’Anfiteatro dell’Anima Luca Carboni con il tour Rio Ario, a nove anni di distanza dalla sua precedente esibizione a Cervere, seguito, martedì 21 luglio, da Sal da Vinci.
Il decennale della manifestazione vivrà poi un momento speciale a settembre con un vero e proprio evento nell’evento e l’arrivo, il 3 settembre, di Riccardo Cocciante, con “Io Riccardo Cocciante nel 2026”, unica data nel Nordovest nell’anno che coincide con l’ottantesimo compleanno dell’artista.
Sabato 5 settembre sarà la volta di Claudio Baglioni, con “GrandTour la vita è adesso” progetto celebrativo per i quaranta anni dello storico album “La vita è adesso. Il sogno è  sempre”.

“ Anima festival è il risultato di un cammino costruito negli anni insieme al pubblico e agli sponsor che hanno creduto nel progetto – spiega Ivan Chiarlo, patron della manifestazione insieme alla sorella Natascia – grazie a questo sostegno siamo riusciti a trasformare l’Anfiteatro dell’Anima in un luogo capace di accogliere grandi artisti del panorama musicale nazionale e internazionale.  Il cartellone del decennale vuole essere un regalo speciale per chi ha condiviso questa avventura e ha contribuito a far crescere quello che all’inizio era solo un sogno”.

Mara Martellotta

“Piccola Rassegna Culturale Torinese” al Teatro Baretti

Scena aperta su quattro spettacoli di grande originalità, di cui tre “prime assolute”

Tra il 19 marzo ed il 9 aprile

Le date cadono sempre di giovedì. Da giovedì 19 marzo a giovedì 9 aprile. Un cartellone di quattro spettacoli, tutti ospitati al “Teatro Baretti” nell’omonima via di Torino, raggruppati sotto il titolo di “Piccola Rassegna Culturale Torinese”, con ben tre “prime assolute” e un sottotitolo emblematico, provocatorio e di certo curioso: “In scena lo scomposto dramma della nuova società sabauda + cultura – paura”. Sottotitolo che così spiega il direttore artistico della Rassegna, Max Borella“Questa rassegna è un gesto politico nel senso più ampio del termine: è un invito a incontrarsi e a non avere paura delle storie altrui: più cultura meno paura non è solo uno slogan ma è una direzione ed una responsabilità”. Da quando la rassegna è nata, correva l’anno 2019, l’obiettivo è sempre stato quello di “sostenere e valorizzare le energie artistiche della città, creando un appuntamento in cui i linguaggi potessero mescolarsi: teatro, musica, cinema, performance e video arte”. Ancora Borella“Fare cultura non è un gesto neutro ma è un atto di resistenza alla semplificazione, al cinismo dominante e all’isolamento sociale. È un modo per dare nome a ciò che ci spaventa per trasformarlo in racconto, in visione, in possibilità e sfida”.

Organizzata dal “Circolo Arci Sud”, con il patrocinio della “Circoscrizione 8”, la Rassegna è alla sua settima edizione e si propone di mettere insieme, attraverso un’attenta selezione delle storie proposte, “registri diversi, poetiche e generazioni lontane fra loro”. Riuscendoci benissimo, almeno a giudicare dalle “presenze” in scena.

Si inizia giovedì 19 marzo (ore 20) subito con una “prima”: “Memorie del burattinaio” con Pino Potenza e la regia di Olga Kalenichenko, su testi di Alberto Melis Pino Potenza. Attore e autore teatrale, Potenza vanta oltre trent’anni di carriera ed è attivo dal 2017 con l’Associazione Culturale “L’Asola di Govi”, ai “Docks Dora” di via Valprato, a Torino. Il suo lavoro spazia dalla “Commedia dell’Arte” ai “classici” e include pur anche, il “teatro dei burattini”. E proprio da quest’ultima esperienza teatrale è nata l’idea di portare in scena le sue “Memorie del burattinaio”, per raccontarsi e raccontare “quelle ombre del proprio passato taciute troppo a lungo”.

Altra “prima” , nel segno della comicità leggera e surreale, per il secondo appuntamento (giovedì 26 marzo, ore 20) con “Il Grande Paraponzi”, di e con Beppe Puso. Torinese, attore cantautore e scrittore, Puso sceglie qui la strada dell’avventura, portando in scena un’esilarante favola studiata su misura per grandi e piccini.

Il terzo appuntamento, quello del “giovedì santo” (giovedì 2 aprile, ore 20), “Calvarium” di e con Sara Lisanti – salernitana ma torinese d’adozione – body performer e trapezista presso la Scuola di Circo “Flic”, è una coinvolgente “performance” che narra la “Passione di Gesù”, partendo dal tradimento di Giuda, per arrivare attraverso il processo, il supplizio e il “Calvario”, fino al “Golgota”.

A chiudere (giovedì 9 aprile, ore 20), un’altra “prima”: “Problemi di ego”, di e con Diego Lacaille e Jacopo Tealdi.  “Lo spettacolo – è stato scritto – affronta il tema della salute mentale con una leggerezza calviniana, senza mai scivolare nel patetico. Si ride delle nevrosi, ci si riconosce nei tic nervosi e si esplora quella rabbia che, se guardata da vicino, è spesso solo un grido d’aiuto mascherato da insulto. È un invito a fare pace con i propri ‘mostri’, scoprendo che forse, per guarire, basta smettere di stringere i pugni e imparare a usare le mani per fare qualcos’altro.  Magari qualcosa di bello”.

Per info“Teatro Baretti”, via Baretti 4, Torino; tel. 351/9288169 o circolo.sud@gmail.com

G.m.

Nelle foto: Pino Potenza, Sara Lisanti e Jacopo Tealdi