Bilancio dell’attività delle Fiamme Gialle

Più di 41.500 interventi e 2.850 indagini sono stati eseguiti dalla guardia di finanza in Piemonte e Valle d’Aosta tra il 2025 e i primi cinque mesi del 2026 contro gli illeciti economico-finanziari e le infiltrazioni della criminalità nell’economia.

Il bilancio dell’attività è stato presentato a Torino, nella sede del Comando regionale Piemonte-Valle d’Aosta di corso IV Novembre, in occasione del 252/o anniversario della fondazione del Corpo. Le Fiamme Gialle hanno individuato nel periodo 604 evasori totali, completamente sconosciuti al fisco, e 2.787 lavoratori in nero o irregolari. In relazione all’evasione fiscale sono state svolte 715 indagini di polizia giudiziaria che hanno portato alla denuncia di 1.570 persone per reati tributari, di cui 27 arrestate.  Oltre 50 milioni di euro sono stati sequestrati quale profitto di evasione e frodi fiscali e bloccati crediti d’imposta inesistenti per circa 8,2 milioni di euro.

Maria Thereza Alvez firma una nuova opera di arte pubblica per Canelli

In collaborazione con  il Castello di Rivoli, Museo d’arte Contemporanea

Il Comune di Canelli, il Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea e l’associazione per i Paesaggi Vitivinicoli di Langhe Roerone Monferrato presentano “Pluriversal Recapturings“, “Riconquiste pluritrasversali”, del 2026, il nuovo progetto di arte pubblica realizzato dall’artista Maria Thereza Alves per la città di Canelli in occasione del decennale dell’iscrizione di Paesaggi Vitivinicoli di Langhe- Roero e Monferrato nella lista del patrimonio UNESCO.
Il progetto è stato realizzato grazie al sostegno del Fondo Unico Nazionale per il Turismo (FUNT) istituito dal Ministero del Turismo e dalla Regione Piemonte, con il coordinamento curatoriale del Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea.
Grazie a questa progettualità, il Comune di Canelli è stato inserito tra le Capitali sorelle di Alba Capitale dell’Arte Contemporanea 2027.
Concepita specificatamente per il sito de La Moncalvina a Canelli, l’opera nasce dall’incontro tra la ricerca di Maria Thereza Alves e uno dei paesaggi culturali più significativi d’Europa, riconosciuto dall’UNESCO quale esempio eccezionale dell’interazione tra attività umana e ambiente naturale.
Maria Thereza Alves è  un’artista brasiliana tra le più autorevoli nel panorama internazionale della ricerca contemporanea sui temi dell’ecologia politica, della memoria e delle relazioni tra esseri umani e ambiente  e ha sviluppato, a partire dagli anni Ottanta, una pratica multidisciplinare capace di intrecciare arte, attivismo, ricerca territoriale e ascolto delle comunità locali.
L’artista,  attraverso i suoi lavori, ha proposto nuove forme di rappresentazione delle relazioni tra specie viventi, territori e sistemi ecologici, interrogando il modo in cui le trasformazioni ambientali e sociali possano influenzare gli equilibri tra presenza umana e mondo naturale.
La sua ricerca prende forma a partire da un’attenta osservazione dei contesti geografici, ecologici e culturali in cui interviene, con l’obiettivo di generare opere capaci di attivare nuove consapevolezze sul rapporto tra paesaggio, memoria e coesistenza.
Nel corso degli anni l’artista ha sviluppato importanti progetti internazionali dedicati alla circolazione delle specie vegetali, agli effetti della colonizzazione sui territori e alla necessità di riconoscere forme di convivenza più equilibrate tra comunità umane e non umane.
Per il progetto sviluppato a Canelli, Maria Thereza Alves ha avviato una ricerca condotta in collaborazione con professionisti, docenti universitari  e comunità locali nell’area dei paesaggi Vitivinicoli di Langhe- Roero e Monferrato, approfondendo le relazioni di lunga durata tra territorio, flora, fauna e pratiche agricole.
Da questa indagine ha tratto origine “Riconquiste pluriversali”, un intervento site-specific che si compone di una struttura muraria parte in mattoni e parte in pietra da cantoni, scandita da inserti di differenti pietre e progettata per rispondere alle esigenze abitative e microclimatiche di molteplici specie animali e vegetali locali.
L’opera invita a riflettere  sulla coesistenza tra le diverse forme di vita che abitano il territorio e sul paesaggio come sistema dinamico di relazioni, frutto di stratificazioni storiche, culturali ed ecologiche.
L’intervento si inserisce all’interno di una più  ampia sistemazione paesaggistica a carattere enologico sviluppata in collaborazione con ecoLogicStudio, che prevede la piantumazione di specie vegetali autoctone secondo una geometria circolare concentrica, capace di favorire la biodiversità e le relazioni interspecie.
Il giardino è  pensato come un sistema aperto e non definitivo  ed evolverà nel tempo in risposta alle condizioni microclimatiche del sito, lasciando spazio ad una vegetazione autonoma e ai processi naturali di trasformazione. Il progetto, che rappresenta un’importante occasione di confronto tra arte contemporanea, paesaggio e patrimonio culturale, si inserisce pienamente nelle iniziative dedicate al decennale UNESCO, proponendo una riflessione sul paesaggio come costruzione collettiva e organismo vivente, frutto di stratificazioni storiche, relazioni ecologiche e pratiche culturali in continua evoluzione.
L’opera fa parte di “Orma – Tracce d’artista in Langhe Monferrato Roero”, la rete creata dall’Ente turismo Langhe Monferrato Roero, che pone in relazione progetti artistici e territori, costruendo una narrazione condivisa della contemporaneità.
“L’opera di Maria Thereza Alvez è comparabile a un tessuto connettivo tra il territorio percepito come urbano, civilizzato e quello percepito come paesaggio naturale e dunque esterno all’umano – dichiara Francesco Manacorda, Direttore del  Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea- Il muro, come anche il giardino, non solo promuovono la biodiversità, ma visualizzano come tali distinzioni siano irrilevanti in una concezione ecosistemica del mondo, dove il benessere delle specie non umane ha un effetto diretto su tutti gli elementi del sistema, inclusi quelli umani. Tale compenetrazione fa sì che nell’opera lo spazio urbano non sia più una soglia, ma un territorio comune per la coesistenza”.
Mara Martellotta

In Questura a Torino 8 nuovi funzionari di polizia

Il Questore di Torino Massimo Gambino, unitamente al Dirigente della Polizia Ferroviaria ed al Vice Dirigente del Reparto Mobile, ha dato  il benvenuto agli otto nuovi Funzionari della Polizia di Stato assegnati alla provincia di Torino, rivolgendo loro un caloroso saluto e augurando un brillante percorso di carriera al servizio dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza e della collettività. I Commissari del 114° corso di Formazione, tutti vincitori di concorso e laureati, con le proprie competenze giuridiche contribuiranno in modo significativo al potenziamento delle attività e dell’azione della #PoliziadiStato sul territorio.
Il momento di benvenuto alle giovani Funzionarie e Funzionari è stato impreziosito dall’arrivo in Questura del Prefetto di Torino, Donato Giovanni Cafagna, che ha tenuto ad incontrare personalmente i Commissari, accompagnati dai Dirigenti delle Specialità della Polizia di Stato, augurando loro un proficuo percorso professionale nella città sabauda e nel complesso territorio della provincia torinese.
Nello specifico, quattro Funzionari sono stati assegnati al Reparto Mobile per la gestione dell’ordine pubblico. Al Compartimento Polizia Ferroviaria sono state invece destinate due Funzionarie per la sicurezza delle tratte e delle infrastrutture sensibili. Infine, una Funzionaria è stata assegnata alla Questura di Torino per rafforzare il controllo del territorio e il servizio di pronto intervento in città ed un altro Funzionario è stato assegnato al Settore Polizia di Frontiera Bardonecchia per il potenziamento delle attività di controllo presso i valichi di frontiera.
L’arrivo dei giovani Funzionari costituisce un importante passo per garantire una sempre maggiore efficienza e qualità dei servizi offerti ai cittadini.

Ottiglio, la Grotta dei Saraceni e la “Maga Alcina”

 

I Romani ritempravano anima e corpo nelle acque sulfuree e curative che abbondavano in questo angolo della provincia di Alessandria per cercare un po’ di benessere dopo cruente battaglie mentre i saraceni vi nascondevano i bottini delle razzie compiute nelle vallate del Piemonte terrorizzando la popolazione. Tutto ciò accadeva nella zona di Ottiglio, piccolo comune del Monferrato casalese, tra vigne di barbera e grignolino, dove vi è una caverna nota come la “Grotta dei Saraceni”. Situata nei pressi di Moleto, la cavità era già conosciuta dai Romani che avrebbero eretto al suo interno un tempio dedicato a una divinità. La grotta ha una storia che risalirebbe al III secolo a.C. quando una guarnigione romana si insediò in questa zona e costruì un luogo di culto sotterraneo dedicato al dio Mitra.

Se davvero è esistito, il tempio potrebbe giacere sepolto sotto alcuni metri di terra. Nei secoli successivi la caverna avrebbe ospitato bande di saraceni, fuggiaschi murati vivi insieme ai propri cavalli e un favoloso tesoro nascosto costituito da gioielli d’oro e gemme preziose ancora oggi oggetto di ricerca da parte di curiosi ed appassionati. Secoli di leggende dunque a cui si aggiunge anche qualche fantasma. Nella boscaglia della Valle dei Guaraldi spunta un intreccio di cunicoli scavati nella roccia calcarea parzialmente inesplorati e si scorgono due varchi. Tali cavità sono prodotte dalle falde di acqua potabile e per le frequenti infiltrazioni sono soggette a smottamenti e crolli. È quindi molto pericoloso inoltrarsi in questi sotterranei e chi lo fa mette in pericolo la propria vita. È questa una delle tante grotte che punteggiano la terra piemontese, molte sono esplorabili in sicurezza e tante altre sono ancora da scoprire. La “Grotta dei Saraceni” di Ottiglio è una di queste. Il nome della grotta deriverebbe dalle incursioni di pirati arabi del X secolo narrate nelle “Cronache della Novalesa”. La caverna divenne il luogo ideale in cui nascondere il bottino sottratto agli abitanti. Molti predoni rimasero però bloccati per sempre all’interno delle grotte con il loro malloppo a causa del crollo di alcune gallerie. Molti altri si servirono di queste cavità, per lo stesso motivo dei “saraceni”. All’inizio del Seicento, durante le Guerre del Monferrato, le grotte divennero rifugio di disertori e briganti e quindi una minaccia per l’ordine pubblico. Le autorità ducali del Monferrato fecero sbarrare gli ingressi, e se diamo credito alla tradizione locale, al suo interno, oltre al tesoro nascosto, rimasero imprigionati molti uomini, murati vivi con i loro cavalli. E le sorprese non finiscono qui. Circolano anche storie di presenze diaboliche che si aggirerebbero in questi sotterranei, e in particolare un fantasma, una donna, la “Maga Alcina” che comparirebbe ogni anno la notte del solstizio d’inverno, il 21 dicembre, all’ingresso della grotta. Finora nulla è stato trovato nella caverna. Negli ultimi decenni diversi gruppi di speleologi hanno esplorato le gallerie ma senza risultati di rilievo.

Filippo Re

 

Il PNRR sostiene l’edilizia, ma l’estate si apre tra rincari e incertezze

Il settore delle costruzioni continua a mostrare segnali di tenuta grazie alla spinta degli investimenti legati al PNRR, ma emergono nuove criticità legate all’aumento dei costi delle materie prime, all’energia e al credito, che rischiano di condizionare la fase finale dei cantieri.

Le imprese segnalano rincari fino al 20% su bitume, polimeri e materiali ad alta intensità energetica, in un contesto già segnato da forti tensioni sui mercati internazionali e da una fase di rallentamento attesa nei prossimi mesi.

Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno continuando a influenzare in modo significativo i prezzi delle materie prime e dell’energia. A maggio 2026, i prezzi dei metalli e dei minerali hanno registrato un aumento su base annua del 39,3%, mentre il prezzo dell’alluminio è cresciuto del 49,7%, a fronte di un’Italia che importa dal Medio Oriente il 13,7% del proprio fabbisogno di questo materiale.

Rincari diffusi anche lungo tutta la filiera delle costruzioni: a marzo i prezzi all’importazione risultano in aumento dell’8,8% per la metallurgia e i prodotti in metallo e del 7,3% per legno e derivati. Le imprese evidenziano inoltre aumenti medi attesi attorno al 20% per bitume, materie prime polimeriche, trasporti e materiali energivori come laterizi e prodotti per l’edilizia.

Un quadro che si innesta su una filiera già provata dagli incrementi registrati negli ultimi cinque anni, con aumenti tra il 2,5% e il 5,5% per numerosi materiali da costruzione, tra cui cemento, vetro, malte, carpenteria in legno e strutture metalliche.

“Le nuove tensioni internazionali si innestano quindi su una filiera che non ha ancora completamente assorbito gli effetti delle forti impennate dei costi registrate a partire dal 2021 – rileva Enzo Tanino, Presidente Confartigianato Piemonte edilizia – ma nonostante queste criticità, il settore continua a rappresentare uno dei principali motori della crescita economica, anche se si prevede un rallentamento dell’attività nel corso dell’estate”.

La tenuta del comparto resta fortemente legata alla fase conclusiva del PNRR, che ha rappresentato negli ultimi anni un elemento decisivo per il sostegno agli investimenti e alla domanda nel settore delle costruzioni.

Sul quadro complessivo incide anche il costo del credito. “A rendere più complesso il quadro contribuisce anche il costo del credito – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Piemonte – ad aprile 2026 il tasso medio applicato alle imprese ha raggiunto il 3,65%, in aumento rispetto al 3,49% di marzo e superiore di oltre due punti percentuali rispetto ai livelli precedenti all’avvio della stretta monetaria della BCE. Una dinamica che pesa soprattutto sulle piccole imprese e che rischia di rallentare ulteriormente gli investimenti necessari per la crescita del settore”.

“L’estate 2026 si apre con cantieri ancora pieni ma con imprese che continuano a guardare con crescente preoccupazione all’evoluzione dello scenario internazionale – chiarisce Tanino – la sfida sarà completare gli investimenti del PNRR senza che una nuova fiammata dei costi energetici e delle materie prime comprometta la sostenibilità economica delle aziende. I cantieri devono essere conclusi entro le scadenze previste ma diventano più vulnerabili quando aumentano i costi e si aggravano le criticità negli approvvigionamenti.”

“L’edilizia continua a essere uno dei principali motori dell’economia, ma occorre guardare oltre l’orizzonte del 2026 – conclude Tanino – sarà fondamentale programmare una nuova stagione di investimenti dedicata alla messa in sicurezza del territorio, alla rigenerazione urbana e alla riqualificazione energetica degli edifici. Le imprese chiedono un quadro stabile e strutturale di incentivi che consenta di accompagnare la transizione del patrimonio edilizio italiano e di garantire continuità agli investimenti”.

Asl Città di Torino: nuova tecnica contro l’infertilità femminile

Per la prima volta in Piemonte eseguita in regime ambulatoriale la termoablazione dei miomi uterini

Per la prima volta in Piemonte è stato eseguito nella sala operatoria della struttura di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) dell’Asl Città di Torino un intervento di miolisi uterina – termoablazione dei miomi – in ambiente completamente ambulatoriale.

La procedura rappresenta una delle più innovative tecniche mininvasive oggi disponibili: consente, in casi selezionati, di trattare il mioma uterino, cioè un tumore benigno molto frequente che si sviluppa nella parete dell’utero e che può provocare sanguinamenti abbondanti, dolore o problemi di fertilità, senza ricorrere alla chirurgia tradizionale e al ricovero ospedaliero.

L’intervento viene eseguito su paziente vigile e con dimissione dopo poche ore, quindi con evidenti benefici sia per la qualità di vita delle pazienti sia per la sostenibilità del sistema sanitario.

La miolisi interstiziale (o termoablazione) utilizza energia termica per determinare la necrosi coagulativa delle lesioni – come miomi, fibromi uterini e focolai di adenomiosi – senza necessità di asportarle chirurgicamente.

La tecnica, pur non sostituendo tutte le procedure ginecologiche, rappresenta un’opzione efficace nei casi di miomi sintomatici di piccole e medie dimensioni, in sedi accessibili per via isteroscopica, cioè con una piccola telecamera introdotta per via naturale, e sotto guida ecografica.

La valutazione degli esiti avviene a circa un mese dall’intervento, sulla base della riduzione del volume della lesione e del miglioramento dei sintomi riferiti dalla paziente.

L’introduzione della miolisi si inserisce all’interno del percorso integrato dedicato alle pazienti con infertilità, offerto dalla PMA dell’Asl Città di Torino. La presenza di miomi o fibromi uterini interessa, infatti, circa il 10-15% delle donne con problemi di fertilità e può influire sull’accesso ai percorsi di fecondazione assistita.

Con questo nuovo traguardo, l’ASL Città di Torino rafforza la propria posizione all’avanguardia nell’offerta di percorsi innovativi per la salute della donna, rispondendo in modo sempre più efficace a una domanda crescente legata al tema dell’infertilità.

«Disporre di una tecnica come la termoablazione consente, nei casi selezionati, di trattare tempestivamente il mioma senza incidere sui tempi, già delicati, del percorso riproduttivo. Questo significa offrire alle nostre pazienti una risposta rapida, meno invasiva e compatibile con l’avvio dei trattamenti di PMA, migliorando complessivamente la gestione clinica di tutto il percorso», ricorda il direttore della struttura di Procreazione Medicalmente Assistita dell’Asl Città di Torino, Claudio Castello.

«Questo primo intervento in ambito regionale conferma il ruolo dell’Asl Città di Torino come punto di riferimento nell’innovazione clinica e organizzativa. La possibilità di eseguire trattamenti efficaci in regime ambulatoriale rappresenta un passo concreto verso una sanità sempre più centrata sulla persona e sostenibile anche in termini economici, con una significativa riduzione dei tempi di degenza e dei relativi costi per il sistema sanitario» dichiara il direttore generale dell’Asl Città di Torino, Carlo Picco.

«L’introduzione di questa tecnica rappresenta un importante passo avanti nella tutela della salute femminile e nei percorsi dedicati all’infertilità. Offrire alle pazienti trattamenti sempre meno invasivi, con tempi di recupero più rapidi e senza la necessità di un ricovero ospedaliero, significa migliorare la qualità dell’assistenza e rendere più accessibili i percorsi di cura. Questo risultato conferma la capacità della sanità pubblica piemontese di investire nell’innovazione e nelle competenze professionali, mettendo al centro i bisogni delle donne», sottolinea l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Federico Riboldi.

L’on. Figurelli e l’imprevisto

/

Ma, Castagnetti che fine ha fatto?“. Anselmo Ruspanti lo chiese, con sguardo interrogativo, ad Albano Galavotti che a sua volta, allargando le braccia, lasciò intendere che lui non ne aveva la più pallida idea.

Forse la Marietta ci può essere d’aiuto”, intervenne Flavio Rizzato, più noto come “cìaparatt”, grazie all’abilità con cui liberava cantine e solai dalla presenza dei roditori. E infatti Marietta, abituata a farsi gli affari di tutti in paese, s’affrettò ad informare i tre che lo “spelafil”, l’elettricista Giuseppe Castagnetti, era andato per funghi  alle “Cascine” e, probabilmente da lì era salito al monte Vago. “Oh, Madonna! Ma è diventato matto? E adesso? Come facciamo a metter su l’impianto elettrico dato che i fili li ha lui?”. Carmine Degrelli, che aveva sentito tutto, diede voce alla preoccupazione dei presenti. Senza l’elettricista non c’era modo di collegare il cavo elettrico alla batteria da camion che Galavotti portava nel baule della sua “giardinetta”, una Fiat 1100 familiare color caffelatte. E senza il collegamento elettrico le “trombe” dell’impianto di amplificazione sarebbero rimaste mute e l’onorevole Figurelli non poteva fare il suo comizio. “Bisogna inventarsi qualcosa perché tra poco arriva e se vede in che stato siamo conciati, s’incazza come una belva e poi, apriti cielo..”, lamentò Anselmo che, in quel momento, rappresentava la massima autorità sul campo, in quanto responsabile del PCI per i comuni della sponda occidentale del lago. Per l’onorevole Figurelli, dopo i discorsi  in piazza  Motta a Orta e al circolo operaio di Lavignino ad Armeno, quello in piazza Marconi ad Ameno era il terzo e penultimo appuntamento del giorno, prima di passare da Omegna e risalire la valle Strona fino a Luzzogno per l’ultimo appuntamento, sul calar della sera. Tutto era programmato con precisione poichè d’autunno il sole tramontava prima e alla sera in pochi sarebbero usciti di casa per andare a sentire Figurelli, nonostante fosse conosciuto e ben stimato. Un ritardo ad Ameno avrebbe compromesso il resto della giornata. E non andava per niente bene. Mentre Galavotti stava armeggiando attorno alla batteria per capire cosa si potesse fare spuntò da un vicolo, allegro e fischiettante, il Castagnetti. “Giuseppe, testa di legno, dove ti eri cacciato, eh?”, l’apostrofò Ruspanti, rosso in volto. Per tutta risposta l’elettricista mostrò il cestino di vimini  che portava a tracolla, colmo di sanissimi porcini. Per un attimo i presenti temettero che Anselmo volasse addosso allo “spelafil” ma l’intervento provvidenziale di Flavio, il  “cìaparatt”, riportò tutti alla realtà: “Non c’è tempo da perdere. Tra poco arriverà l’onorevole e bisogna essere pronti. Dai, Giuseppe, corri a prendere i cavi mentre noi prepariamo il resto”. Detto e fatto, quando il sidecar guidato da Paulin Nobelli entrò in piazza, con l’onorevole seduto nel carrozzino ,l’allestimento era completato: impianto collegato, microfono funzionante, due bandiere rosse posizionate ai lati di un piccolo leggio. Figurelli, da esperto oratore, sapeva “tenere” i comizi. E quando capitava su di una piazza, una piccola folla s’accalcava e spesso non si trattava solo di sostenitori. Talvolta anche i curiosi s’intrattenevano perché i comizi erano vissuti come degli spettacoli, per  di più se si svolgevano  all’ aria aperta e l’oratore di turno era capace di catturare l’attenzione degli astanti. In quel caso raccoglieva  più di un applauso. Ma, prima di ogni altra cosa, il saper affrontare e risolvere gli imprevisti  rappresentava un’arte che disponeva di pochi maestri e di moltissimi intenditori. Tra i primi senz’altro s’annoverava il Figurelli. Così, quando nel bel mezzo del suo appassionato discorso sopraggiunse una grande auto bianca che si fermò sul ciglio della piazza, lui non tradì nessuna emozione o turbamento, infilando frasi e concetti con proprietà di linguaggio.Lo stesso non si potè  dire del pubblico che guardò con stupore quell’auto, una sfavillante e lussuosa Cadillac Eldorado in versione berlina, bianca come il latte. Un modello di quel genere, con le pinne posteriori che la rendevano unica e le sue dimensioni inusuali in lunghezza e larghezza, era impossibile non notarlo. Quando poi dalla vettura scese un signore di mezza età, fasciato in un abito di alta sartoria, con un bastone dal pomello d’avorio pronunciando con voce sonora il nome di battaglia dell’onorevole quand’era partigiano ( “Cippo!”), sulla piazza cadde il  silenzio. Figurelli lo guardò dritto negli occhi e, allargando le braccia, gli andò incontro  gridando a sua volta: “Amico mio!”. I due parlarono fitto per una decina di minuti sotto gli sguardi increduli e curiosi del pubblico.Poi, salutato l’onorevole con una vigorosa stretta di mano, lo sconosciuto signore risalì sulla Cadillac e proseguì per la via che portava fuori dal paese guidando lentamente e restando a centro strada, attento a non rovinare la carrozzeria di quel gioiello. L’onorevole Figurelli, a sua volta, riprese il comizio dal punto in cui l’aveva interrotto e nel breve di un quarto d’ora terminò tra applausi e grida d’approvazione.Salutato il pubblico, prima di risalire sul sidecar che Paulin aveva già messo in moto,venne avvicinato da Ruspanti e Galavotti che chiesero lumi sull’episodio. Chi era quell’uomo? Come mai si conoscevano?La risposta di Figurelli li lasciò di stucco: “Cari compagni, non ho proprio la benchè minima idea. Non l’avevo mai visto prima d’ora anche se mi ha parlato di un suo prossimo viaggio a Roma quasi fossimo grandi amici. Ho persino il sospetto che  mi abbia scambiato per un altro anche se si è rivolto con il mio nome di battaglia che però è noto a tutti. Io, comunque, non mi sono fatto scappare l’occasione: uno così, con un macchinone tale, fa sempre scena in paesi piccoli dove noi comunisti siamo visti con un pò di sospetto”. Ecco cosa significava, in concreto, saper dominare gli imprevisti.

Marco Travaglini

La notte dei Rosati al Giardino delle Rose, Castello di Moncalieri

Sabato 4 luglio 2026
18:00-24:00
Giardino delle Rose al Castello di Moncalieri
* Più di 200 vini rosati e bollicine insieme a cantine da tutta Italia
  • Street food di qualità
  • Dj Set e musica live
Ingresso gratuito, acquista i pacchetti degustazione .
Dopo il grandissimo successo dello scorso anno, siamo pronti a vivere una serata per scoprire ed esplorare l’universo dei vini rosati. Attraverso una ricca selezione di cantine provenienti da tutta Italia e dei loro vini rosati più rappresentativi: sia in versione ferma che in versione spumante.
Vini freschi, intriganti ed eleganti. Nello splendido Giardino delle Rose al Castello di Moncalieri, vi aspetta una serata indimenticabile tra vino, musica live, cibo di qualità e il giusto mood per una serata estiva pertetta!
L’accesso all’evento è libero e gratuito, ma per vivere al meglio l’esperienza e assaggiare i vini presenti agli stand puoi acquistare un pacchetto degustazione:
  • Pacchetto con 10 degustazioni | 15€ scontato in Early Bird online fino al 3 luglio
  • Pacchetto con 10 degustazioni | 20€ online e in cassa durante l’evento
Il calice di vino in vetro (da riconsegnare a fine evento) verrà consegnato con annessa taschina ad ogni partecipante a restituzione.
Lavori nel mondo del vino? Richiedi un accredito gratuito scrivendoci a info@salonedelvinotorino.it
Location
Giardino delle Rose, Castello di Moncalieri
Piazza Baden Baden, 4, 10024 Moncalieri TO
ALLA PROSSIMA !
LUCA GANDIN

Casa, energia, Territorio: assemblea Confabitare

/

Dal 26 al 28 giugno, i delegati di ottanta province italiane si riuniranno nel capoluogo piemontese a partire dalle ore 14:00 del 26, per discutere del nuovo Piano Casa, le strategie per affrontare l’emergenza abitativa, gli obiettivi della “Missione Clima 2030” e per un momento di formazione. Da venerdì 26 a domenica 28 giugno si svolgerà a Torino l’assemblea di Confabitare, associazione nazionale proprietari immobiliari, l’appuntamento annuale che riunisce tutti i presidenti delle sedi provinciali, storicamente ospitato a Bologna. La tre giorni torinese rappresenterà uno dei più importanti momenti di confronto annuale sui temi dell’abitare, mettendo al centro del dibattito politico e associativo le principali sfide che interessano i proprietari immobiliari e le amministrazioni locali. Al centro dei lavori assembleari ci sarà un’approfondita analisi del nuovo Piano Casa, arricchita dal resoconto delle audizioni parlamentari e ministeriali. Confabitare presenterà inoltre una serie di proposte operative concrete ideate per restituire fiducia ai piccoli proprietari e incentivare la reimmissione sul mercato della locazione degli appartamenti che oggi risultano sfitti. Ampio spazio sarà dedicato alla transizione ecologica e immobiliare nell’ambito della “Missione Clima 2030”, l’ambizioso progetto europeo che vede proprio la Città di Torino attivamente coinvolta e schierata in prima linea insieme ad altri otto comuni capofila coordinati dal Comune di Bologna. L’evento alternerà panel di discussione politica a sessioni di formazione interna, finalizzate a qualificare e aggiornare costantemente i servizi di consulenza offerti agli associati su tutto il territorio nazionale. L’Assemblea Nazionale di Confabitare inizia con Torino un percorso itinerante lungo la Penisola presso l’Hotel Holiday Inn Corso Francia, Piazza Massaua, 21.

Piemonte, tre province a Parlamento UE, accolte da Isabella Tovaglieri 

“Crisi industria e sfide globali, portiamo voce territori in Europa”  
 
Bruxelles, 23 giu – Trasferta a Bruxelles per un folto gruppo di amministratori locali del Piemonte, che ha fatto il suo ingresso al Parlamento europeo, accolto dall’eurodeputata Isabella Tovaglieri (Lega), componente della commissione Industria. La delegazione, composta da sindaci, assessori e consiglieri comunali delle province di Novara, Alessandria e Vercelli, ha potuto visitare la sede dell’Eurocamera e partecipare a un momento di confronto con l’esponente leghista sulle ricadute territoriali delle politiche UE in tema di industria, energia, agricoltura e ambiente. “Il Piemonte sta affrontando sfide cruciali, a partire dalla crisi che investe tutta la filiera automotive, sotto pressione per le scelte miopi e ideologiche di Bruxelles – ha dichiarato Tovaglieri – ma anche altri settori soffrono a causa di decisioni calate dall’alto e lontane dalla realtà delle imprese, dei cittadini e degli enti locali. Portare la loro voce in Europa è fondamentale per invertire la rotta”. 
 

La delegazione del Novarese era composta dalle consigliere comunali del capoluogo Maria Luisa Astolfi Patrizia Bonelli e dalla consigliera di amministrazione di Assa Spa Laura Maroni, oltre ai sindaci di Nibbiola Pierfrancesco Agnesina, di Garbagna Novarese Fabiano Trevisan, di Tornaco Giovanni Caldarelli, mentre per Carpignano Sesia c’era il consigliere comunale Maurizio Domenico Galdini e per Borgomanero i colleghi Luca Porcu e Lorena Poletti. La provincia di Alessandria era rappresentata dai sindaci di Tortona Federico Chiodi, di Paderna Filippo Cordani, di Spigno Monferrato Walter Astengo, di Fubine Monferrato Lino Pettazzi, di Pareto Walter Borreani, di Stazzano Pierpaolo Bagnasco, di Rivarone Elisabetta Tinello, di Altavilla Monferrato Massimo Arrobbio, mentre per Borghetto di Borbera era presente con il consigliere comunale Enrico Bussalino e per Casale Monferrato il sindaco Emanuele Capra, il presidente del Consiglio comunale Giovanni Battista Filiberti e gli assessori Cecilia Strozzi e Gigliola Fracchia. Infine, per il Vercellese erano presenti i primi cittadini di Caresana Claudio Tambornino e di Formigliana Davide Brunetti.​