Coldiretti Torino ribadisce la netta contrarietà al cambio di orari del Centro Agro Alimentare Torinese proposto da Fedagro Torino-Apgo. Secondo la proposta dell’associazione dei grossisti ortofrutticoli i “mercati generali” di Torino dovrebbero assomigliare sempre più a un hub della Grande Distribuzione Organizzata a partire dagli orari, diurni anziché notturni.
Attualmente, il Caat apre alle vendite alle ore 3:30 e chiude alle 10:30.
Coldiretti Torino che al Caat rappresenta buona parte della componente “produttori agricoli” che conta oltre 130 operatori contesta anche il risultato della consultazione sugli orari avvenuta tra i grossisti su iniziativa di Fedagro Torino. La scelta, infatti, era tra “nuovo orario 7-12” e “nuovo orario 11-16” senza inserire la possibilità di votare a favore del mantenimento dell’orario attuale. Ma, soprattutto, alla “votazione” ha partecipato appena la metà dei 79 grossisti presenti al Caat e l’orario 11-16 è solo dal 35% dei votanti di una componente che è comunque minoritaria rispetto a quella dei produttori agricoli.
Intanto, il fronte del NO al cambio di orario si sta allargando: contrari anche Confesercenti e la sigla dei grossisti Goia-Fenapi.
«La proposta di Fedagro vuole copiare il modello del circuito della GDO – incalza il presidente di Coldietti Torino, Bruno Mecca Cici – Ma se il Caat non si distingue dalle piattaforme delle grandi catene di supermercati non svolge la sua funzione al servizio del “sistema cibo” della città. Un Centro agroalimentare di grossisti e produttori agricoli che vende frutta e verdura in pieno giorno non rispetta le esigenze dei propri clienti e dei consumatori. Scegliere di cambiare l’orario del CAAT dalle prime ore del giorno a mattinata inoltrata avrebbe come conseguenza un cortocircuito nell’intero sistema della distribuzione del cibo fresco a Torino».
Coldiretti Torino non accetta che una parte dei grossisti obblighi i produttori agricoli a un aggravio di costi di personale e di logistica e chiarisce meglio le ragioni dell’opposizione al cambio di orario.
«Non è certo una soluzione spostare i maggiori costi dai grossisti agli agricoltori. Fedagro afferma di volere fare risparmiare ai grossisti il costo della luce e della manodopera notturna ma non chiarisce quale sarebbe questo modello innovativo di Centro agroalimentare giocato tutto sull’aprire tardi al mattino. Come coltivatori non abbiamo mai avuto problemi ad affrontare le levatacce che fanno parte della nostra vita. Quello che ci preoccupa è essere costretti a lasciare le nostre attività agricole diurne per vendere il prodotto di giorno. L’organizzazione delle famiglie degli agricoltori e dei coadiuvanti è questa da sempre. Chi fa vendita diretta sa che deve raccogliere in campo nel tardo pomeriggio, lasciare qualche ora la verdura al fresco per andare a venderla alle 4 del mattino ai mercatali che a loro volta la rivedono ai consumatori sui banchi dei mercati di Torino a partire dalle 7 del mattino. I banchi del mercato dovrebbero venire a comprare la merce mentre hanno già la fila dei clienti al mercato? Oppure dovrebbero essere costretti ad affittare magazzini refrigerati per stoccare la merce da rivendere il mattino dopo? E nelle giornate estive, quando il termometro tocca i 25-30 gradi alle 11 del mattino che frutta e verdura venderemo? Ad ascoltare Federagro la sfida della qualità rispetto alla Grande Distribuzione Organizzata si vincerebbe vendendo insalate appassite, pesche ultra mature, pomodori senza più turgore? Noi pensiamo che i consumatori e i produttori meritino rispetto».
Coldiretti Torino respinge anche le accuse secondo le quali chi vuole garantire qualità per essere competitivi verso la GDO sia aggrappato a consuetudini arretrate, a una routine stanca, a un tempo andato. «I produttori agricoli sono aperti ad ogni innovazione. Così come non hanno problemi ad alzarsi prima dell’alba non hanno problemi con la tecnologia e con nuovi sistemi di vendita. Ma la vita dei consumatori è fatta di orari da rispettare. Se proprio noi, che siamo all’inizio della catena della distribuzione locale del cibo, non siamo i primi a rispettare i tempi del consumo fresco manchiamo di senso di responsabilità verso i commercianti e verso i cittadini di questa città. Inoltre mancheremmo di rispetto per il lavoro dei produttori agricoli e faremmo perdere credibilità al concetto stesso di Km Zero e di consumo di prossimità. Per questo chiediamo alla politica di essere dalla parte della qualità, dei consumatori, della salute e del rispetto per l’agricoltura e il territorio».
COLDIRETTI TORINO


d’ormeggio perché era stata annunciata la visita di un pezzo grosso all’hotel Beau Rivage. L’Hotel era proprio lì, dall’altra parte della strada che attraversava il paese. Olimpo, scalpellino nella cava di granito rosa, era finito ai ferri perché reo di aver canticchiato in un’osteria un motivetto che il Podestà aveva giudicato offensivo nei confronti del regime e del Regno. In realtà, il povero tagliapietre – un po’ brillo – aveva improvvisato un’innocua e vecchia tiritera che più o meno suonava così: “Viva il Re, viva la regina e viva la capra della Bettina”, animale reso famoso dall’eccellente e copiosa produzione di latte. Uno scioglilingua che però era stato mal interpretato e così, ai soliti due reprobi si aggiunse pure il terzo. Il problema derivò dal maltempo. Una forte perturbazione stava imperversando tra il lago e le alture del Mottarone e, in poco tempo, le onde s’ingrossarono trasformandosi in schiumosi cavalloni che s’infrangevano sulla massicciata ricavata dalla passeggiata del lungolago. Immaginarsi che inferno anche là sotto, per i tre prigionieri. A tratti le onde li sommergevano per poi ritirarsi, lasciandoli infreddoliti e in balia di altri, gelidi, schiaffi d’acqua. Tutti e tre furono costretti, loro malgrado, a bere quell’acqua dal cattivo sapore. Soprattutto Lucio che, una volta liberato, giurò di non toccar più una goccia di quel liquido tremendo, limitandosi – pur nelle restrizioni dell’epoca – a sorseggiare soltanto vino, compreso quello aspro e ruvido, che legava in bocca, spillato dalla botte dell’osteria della Miniera, su in Tranquilla.

