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Martedì. Dum Flowers e Ritchie Mohicano eseguono in versione acustica, brani dei Rolling Stones sotto i portici di via Po di fronte al Blah Blah. Alle OGR prende il via “Summer Vibes” con la performance del produttore Filippo Edgardo Paolini in arte Okapi. Al Bunker suona il trio Marsico-Pala-Diaferia.
Mercoledì. Il duo Lou Morellato e Marco Priotti mettono in scena I” Old Black Revue”.
Giovedì. Al Lambic il clarinettista Andrea Sicurella rende omaggio a Django Reinhardt. Alle OGR si esibiscono Frank Sativa e Marselo . Al Sound Garden dell’Hiroshima Mon Amour, suonano i genovesi Meganoidi. In piazza Carlo Alberto per “Torino Spiritualità, tributo a Leonard Cohen a cura di Federico Sirianni. Al Bunker performance del “musicteller” Federico Sacchi sulla musica somala.
Venerdì. Al MixTo si esibisce il quartetto Sucker Punch. Inaugurazione dello Spazio 211 con i milanesi Punkreas.
Sabato. Al McRyan di Moncalieri suonano i Dobermann. Nel giardino dell’Hiroshima si esibiscono i Post Nebbia. Inaugurazione della nona edizione del Torino Jazz Festival al Conservatorio, con un doppio set del trombonista Gianluca Petrella con il progetto “Cosmic Renaissance”. Alla Tesoriera reading musicato dall’ex Ustmamò Mara Redeghieri e un concerto dell’Orchestra di Porta Palazzo. Colapesce e Dimartino si esibiscono in località Tsan Mort nei pressi di Saint-Vincent. all’Accademia Albertina di Belle Arti tributo a Astor Piazzolla con Massimo Pitzianti e Eliana Grasso.
Domenica. Per il Torino Jazz Festival al Conservatorio doppio appuntamento. Alle 15.00 suona l’Erios Junior Jazz Orchestra diretta da Mario Biasio con ospite il sassofonista Joan Chamorro mentre alle 21.00 si esibisce il il quartetto del pianista Luigi Martinale con il Classwing Ensemble.
Pierluigi Fuggetta
Pianeta Cinema a cura di Elio Rabbione

Dicevo nei giorni scorsi della riuscita trasposizione teatrale di “Festen”, del cinema di Thomas Vinterberg che guarda all’ingessatura della società del nord Europa (quella danese principalmente, quella di casa sua), pronto a farla deflagrare a suon di provocazioni – là era la famiglia a esser fatta a pezzi -, del manifesto “Dogma 95” che con Lars von Trier firmò ormai più di venticinque anni fa a favore di un cinema più autentico. Tutto questo ancora pochi giorni fa, a proposito di “Un altro giro”, recente premio Oscar come miglior film straniero, un film che scava a fondo (precisa e umanamente bella sceneggiatura firmata all’autore e da Tobias Lindholm), una macchina da presa che continua a tallonare gli attori, storia alcolica a base di gare di bevute, di calici di vino, di stati depressivi e di resurrezioni che, nell’euforia generale, non riguardano ahimè tutti.
C’è al mondo (al sottoscritto del tutto sconosciuto e credo ai molti), esattamente in terra di Norvegia, uno psicologo, Finn Skårderud, secondo la cui teoria nasciamo con un deficit del tasso alcolemico che con gli anni non è male accrescere, piccole dosi alcoliche e una leggera, quotidiana ubriachezza, anzi necessario se si vogliono affrontare tutti gli scogli sociali, affettivi, comportamentali, dolorosi sempre, che la vita ci pone di fronte. Insomma uno champagne è più efficace di un ansiolitico, due gocce di assenzio mescolate ad un Campari fanno miracoli. Vinterberg, in quest’ultima sua opera, anche non regalando nulla ai sentimentalismi, dimostra fin dall’inizio di non voler più impiegare i toni aspri e rancorosi del passato, si sposta su quelli più autenticamente partecipi alle esistenze dei suoi protagonisti, li accompagna nel comunque difficile percorso dell’”osare è perdere momentaneamente l’equilibrio, non osare è perdere se stessi”.
Quattro insegnanti di scuola superiore, quattro vite e altrettante professioni che ristagnano – il sempre perfetto Mads Mikkelsen è Martin, Thomas Bo Larsen, che è Tommy, altro attore prediletto dal regista, il più travagliato, e ancora Lars Ranthe (Peter) e Magnus Millang (Nikolaj) -: una sera, in un elegante ristorante di Copenhagen, scacciata l’acqua minerale, decidono di passare dallo champagne alla vodka copiosa ad accompagnare il caviale al Borgogna, il che non fa altro che dare il via, tra il goliardico e l’affettuoso e lo sfacciatamente amichevole, alle meste confessioni intorno alla scuola, alla famiglia, alle solitudini, ai ricordi di quei tempi in cui la vita era più facilmente superabile ad ogni inciampo. A dosi ridotte, i primi risultati ci sono. In classe si toccano con mano. Martin, nelle sue lezioni di storia, non scarica in cattedra quell’aria apatica che lo ha reso ostile e invisibile agli studenti, con tanto di redde rationem con i genitori, Tommy come insegnante d’educazione fisica butta nella mischia del pallone un mingherlino occhialuto scartato fino ad allora da tutti, degli altri i canti hanno qualcosa di vivo ed entusiasta e la psicologia può finalmente contare su di un seguito. Anche lo studente che cova ansie ad ogni istante con quattro sorsi di roba buona potrà entusiasticamente superare l’esame. Il gruppo, anche con esempi poco edificanti all’interno delle mura scolastiche, è convinto di poter smettere quando vuole: ma i bicchieri crescono, i liquidi si mescolano ai liquidi, Martin che prima vedeva spiragli anche nella sua vita coniugale avvizzita è obbligato a ricredersi, non basta un giro in canoa e una notte al lago con moglie e figli per riaccendere passione e affetti. Tutto torna nell’aridità di prima. E può volgersi anche in tragedia. Ma Vinterberg, guardando ai suoi poveri eroi che tentano di dare una svolta alle loro esistenze, tra la pietà e il sorriso e la lacrima, in una mescolanza che non gli scappa mai di mano (l’apice della sua filmografia per chi scrive resta “Il sospetto”, il tribunale di un intero piccolo paese verso un maestro di scuola accusato di molestie ai danni di una bambina), mette in guardia sulla bottiglia a portata di mano, usata e abusata a mo’ di scappatoia verso una libertà non sempre appagante. L’ultimo fotogramma è per Martin, solare, pieno d’allegria davanti ai suoi ragazzi diplomati, felice nella sua danza senza freni, davanti al suo mare in cui si tuffa. Con una bottiglia in mano, per brindare. E poi?
Sino al 26 giugno prossimo appuntamento con i “Novecentisti” alla Galleria Fogliato di via Mazzini 9, con orario 10 – 12,30 / 15,30 – 19, chiusura festivi e lunedì. Circa settanta le opere esposte, 34 gli artisti presenti in mostra, uno sguardo di sicuro interesse ad abbracciare nomi del panorama italiano e principalmente piemontese, il sicuro ritrovare nomi maggiormente conosciuti, le felici sorprese di alcuni forse dimenticati per molti visitatori accanto ai primi. Sempre suggestiva quanto importante la presenza di Francesco Menzio di cui si propone l’”Autoritratto con natura morta” o un “Paesaggio” pronto a lasciar trasparire la profonda calura estiva come il “Ponte sul Po”; ancora un “Paesaggio” di Albino Galvano datato 1930, le tre “Composizioni” di Umberto Mastroianni, il “Santone con il gatto” nei tratti oscuri di Spazzapan. Ci si sofferma a lungo e ancora una volta si apprezzano le immagini o le figure spigolose dell’alessandrino Pietro Morando, i suoi “Suonatori” e le “nature morte” accompagnate da bottiglie limoni piante, soprattutto lo sguardo si ferma sull’”Erpice”, che raccoglie e denuncia la fatica dei due contadini immobili contro una terra e un cielo dai colori bruni e disumanamente silenziosi.
Il clima si alleggerisce nei colori e nell’impertinenza del “Coro” (1953) di Francesco Tabusso (suo anche “La soprano”, un olio su tavola di cm 175 x 92, un ritratto femminile giocato sui ritmi del viola, accompagnato da spartiti musicali, un pianoforte e la custodia di uno strumento), come nel piccolo “Paesaggio” firmato con grazia da Daphne Casorati, nell’azzurro del mare e nelle vele abituali di Enrico Paulucci, nel suo “Interno con fiori”, nel “Pomeriggio d’estate”, immerso nel verde a circondare i tre personaggi femminili, tra un
tranquillo ricamo e la lettura, accanto al cane addormentato, immagine dovuta ai ricordi impressionisti di Attilio Bozino (efficace ritrattista, allievo di Giacomo Grosso a Torino prima e di Aristide Sartorio a Roma in seguito). Questi e altri ancora i felici recuperi che la galleria allinea lungo le pareti dei propri spazi superiori e inferiori, immagini che alternano visi e panorami, abitudini e piccoli oggetti di ogni giorno, tappe davanti alle quali soffermarsi per riunirle poi in un ammirevole, lungo itinerario: la “Laguna” di Dario Treves, anche qui una ventata di aria francese, il delicato “Rose a Cigliano” di Roberto Pasteris, la visione su piazza della Gran Madre dovuta ad Adriano Sicbaldi, le opere amabilmente ritrovate di Luigi Roccati, il soggetto sacro di Mario Caffaro Rore, lo scorcio su Trana, ripresa dall’alto, dovuto a Edgardo Corbelli.
Elio Rabbione
Nelle immagini: Attilio Bonzino, Pomeriggio d’estate”; Roberto Pasteris, “Rose a Cigliano”; Enrico Paulucci, “Interno con fiori”; Francesco Tabusso, “La soprano”

di Domenico Ferrari e Rita Pelusio
con Mila Boeri, Cristina Castigliola, Matilde Facheris
scene e costumi Ilaria Ariemme
regia Rita Pelusio
Atir – Teatro Ringhiera
Prima regionale
Al Garybaldi di Settimo
Domenica 13 giugno alle 20.00 il Teatro Civico Garybaldi di Settimo Torinese ospiterà “The Dei After” per la stagione “Battiti – Dentroefuori” organizzata da Santibriganti Teatro.
Prodotto dalla Compagnia Atir – Teatro Ringhiera e scritto da Domenico Ferrari e Rita Pelusio, che ne firma anche la regia, “The Dei After” vedrà sul palco Mila Boeri, Cristina Castigliola e Matilde Facheris affrontare il tema dell’uomo, del maschio, alle prese con una crisi di valori, con la perdita del suo ruolo, con la paura della vita. Ad affrontare il problema vengono chiamati tre improbabili dèi: un decrepito Zeus, un Efesto tracagnotto e un ingenuo Ermes. Sono tre figure grottesche che rappresentano la crisi dell’uomo nel quotidiano: insufficienti, inadeguati, perennemente alla ricerca di un riscatto che non arriva. La storia si divincola in un susseguirsi serrato di dialoghi, giochi linguistici, gags e incastri di ragionamento che smonterà miti e certezza del maschile per approdare infine a una domanda decisiva: se il maschio è un tale fallimento perché continuiamo a metterlo al centro di ogni progetto sociale? In tutto questo, i tre dèi sono impersonati da tre attrici che, dopo anni di lavoro all’interno del collettivo King del Teatro Ringhiera, portano in scena, in chiave comica, il maschile che le abita.
Un irriverente gioco nel gioco che non vuole risparmiare niente e nessuno. “Volevamo che fosse un’operazione divertente, capace di far pensare senza alcuna pesantezza. – spiega Serena Sinigaglia, direttrice artistica di Atir – Teatro Ringhiera – Per noi non è solo uno spettacolo, è un atto dovuto di militanza culturale, un piccolo contributo verso la parità di genere e più in generale verso l’emancipazione della società”.
Per consentire il distanziamento tra il pubblico, il numero di posti disponibili a Teatro sarà limitato a 75 posti sui 226 totali. Nonostante il numero ridotto di posti il costo dei biglietti resta invariato rispetto al periodo pre-pandemico, con 13 euro per gli interi e 10 per i ridotti. Anche per questo motivo è caldamente consigliato prenotare il proprio posto o pre-acquistarli online sul sito www.ticket.it.
di Marco Travaglini
Gianni Guadalupi, figura importante del mondo dell’editoria, curatore di numerose antologie, scrittore e traduttore era nato sulle sponde del lago d’Orta, a Omegna, nel 1943 e morì a soli sessantaquattro anni alla fine d’ottobre del 2007. “Straordinario bibliofilo e grande viaggiatore immaginario” come l’ha definito il critico d’arte cusiano Giulio Martinoli, suo amico d’infanzia, Guadalupi è stato a lungo una delle colonne portanti della casa editrice parmense Franco Maria Ricci, curatore di libri rari e scrittore.

Guadalupi possedeva un talento innato, sostenendo come questa sua virtù derivasse da una sorta di fattore ereditario: l’intuizione nella riscoperta e nella riproposizione ai lettori di testi del passato meritevoli di essere riscattati dall’oblio. Una capacità che Gianni Guadalupi manifestò diventando il “trovarobe” della casa editrice, creatore e curatore delle collane “Guide Impossibili”, “Antichi Stati” e “Signorie e Principati”.

In questi volumi le vicende dei paesi o la multiforme storia italiana vengono rievocate attraverso le narrazioni dei viaggiatori di ieri, testimoni e protagonisti di un universo capace di restituisce al lettore ritratti di intensa vivacità e ricchezza sul passato strappandole dalla patina di noia di molte pubblicazioni destinate al mondo scolastico e accademico.

Dei viaggi, reali o immaginari che fossero, Gianni Guadalupi se ne occupò anche come condirettore de “Le Vie del Mondo”, mensile del Touring Club Italiano. “Era sempre occupato al suo tavolo, tra i suoi amati libri, viaggiatore sedentario e curioso, impegnato a scoprire tesori di valore inestimabile”, lo ricordarono i colleghi e collaboratori che condivisero con lui anni di lavoro e ricerche.

JESSICA CARROLL
SENSO DI DIREZIONE
13 giugno – 29 agosto 2021
a cura di Carla Testore
Torna Monticello d’Arte con le opere di Jessica Carroll che si snoderanno attraverso i luoghi storici e i sentieri di Monticello d’Alba.
Il Comune di Monticello d’Alba continua il suo impegno di trasformazione a luogo deputato all’arte con Senso di direzione, una grande performance articolata in 3 spazi: una mostra al Castello, un’installazione nella confraternita di San Bernardino e un’opera di arte pubblica sul poggio di San Ponzio. Un percorso poetico ed emozionante che, attraverso la raffigurazione scultorea di animali d’acqua e di terra, racconta il mistero del senso dell’orientamento, come magnifica creatività del Regno della Natura.
Jessica Carroll
Castello Roero di Monticello – LA MOSTRA
Tra le colline del Roero, in posizione dominante, il Castello è una delle costruzioni medievali meglio conservate della zona, dal 1376 proprietà della famiglia Roero di Monticello. Da anni è meta di artisti e cultori dell’arte e propone periodicamente mostre monografiche dedicate a proposte italiane e straniere.
Grazie alla collaborazione dei proprietari con il Comune, le suggestive sale di questo antico maniero ospiteranno le opere di Jessica Carroll: api adagiate su un tappeto blu cobalto si alternano a banchi di anguille in resina trasparente, arnie di ceramica occupano il teatro e la cappella, danze di api per “allarme” o “direzione” invadono le antiche mura delle cantine.
The Big Bee Hive 2003 125×160 25 piatti esagonali in ceramica cristallina miele
Confraternita di San Bernardino – L’INSTALLAZIONE
L’opera Pavimento Verde Pisello è protagonista della secentesca chiesa dedicata a San Bernardino.
In ceramica verde, l’opera riproduce con una sorta di modello matematico le sfere di un baccello di pisello, un percorso iniziatico come quei labirinti che simboleggiavano i pellegrinaggi, a riflettere sul mistero della fotosintesi sotto il cielo blu stellato del soffitto.
Pavimento Verde Pisello 2004 cm.32x366x433 ceramica courtesy Ermanno Tedeschi Gallery
Poggio di San Ponzio – L’ARTE PUBBLICA
Sense of Direction è la scultura bronzea alta due metri creata da Jessica Carroll per il paese di Monticello, che raffigura un favo stilizzato con un’ape che lascia su di esso il segno del suo volo.
Ideata e posizionata appositamente sulla sommità della collina sovrastante l’antica Pieve cimiteriale di San Ponzio, luogo del primo insediamento del paese, l’opera esprime il senso dell’orientamento come specificità naturale legata alla vita, al muoversi e al crescere in una direzione piuttosto che in un’altra.
L’opera resterà anche in futuro luogo permanente di visita.
Senso di direzione 2019 cm 200x106x58 ferro e ape bronzo. Foto di Francesco Pergolesi
MONTICELLO D’ARTE
Monticello d’Arte è un progetto culturale che unisce gli stimoli dell’arte contemporanea a quelli degli edifici e delle opere di notevole interesse storico presenti nel paese.
La prima tappa di Monticello d’Arte è stata nel 2018 la mostra Happiness, curata da Carla Testore, che ha permesso di rilevare l’attenzione dei visitatori e dei residenti nei confronti di eventi d’arte “non usuali”.
La monumentale Frammenti di Valerio Berruti (realizzata con il bando Distruzione di Fondazione CRC) e Il bosco delicato di Sabrina Oppo (artista in residenza di Creativamente Roero) sono state le prime opere di arte pubblica nel 2019 che hanno consolidato la vocazione del paese per l’attenzione all’arte come patrimonio di tutti.
Nell’autunno del 2020, la mostra Outside-Inside, dentro la natura del Roero, anch’essa curata da Carla Testore, ha portato le fotografie di Ivano Piva al Castello con il contributo dell’Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato.
Castello Roero di Monticello. Foto di Filippo Spanò
L’evento “Senso di direzione” è realizzato grazie al sostegno della Fondazione CRT e della Fondazione CRC.
A questo link i materiali stampa insieme a molte belle immagini
https://drive.google.com/drive/folders/1Ok6e1uJMjSrSgwo6I5-TBJ28enBlgKwf?usp=sharing
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JESSICA CARROLL
Senso di Direzione
13 giugno – 29 agosto 2021
Inaugurazione a inviti sabato 12 giugno 2021
A cura di Carla Testore
Un evento di Comune di Monticello d’Alba
Con il supporto di Castello Roero di Monticello
Con il sostegno di Fondazione CRT e Fondazione CRC
Con il patrocinio di Associazione Valorizzazione Roero, Ente Turismo Langhe Monferrato e Roero, Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato
Monticello d’arte è ideato da Elisa Roero di Monticello, ambasciatrice per la Valorizzazione del Roero con Piccolo Festival della Felicità
Un’artista che ha segnato, a livello internazionale, la storia dell’arte tessile nelle sue accezioni più innovative e di sempre calibrata modernità. Friulana di San Giorgio di Nogaro, dove era nata nel 1931, Gina Morandini è scomparsa nel marzo scorso all’età di 89 anni nella sua Villa Primavera di Udine. Insegnante e fondatrice della “Sezione Arte del Tessuto, Tappeto e Arazzo” presso la Scuola d’Arte (ora Liceo Artistico “Giovanni Sello”) di Udine, celebre studiosa e attiva Fiber Artist, a lei è dedicata la conferenza online – inserita nel ciclo “Ars et Indiustria” – organizzata dal “Museo del Tessile” di Chieri, per il prossimo sabato 12 giugno, alle 15. Tre le relatrici: Annamaria Poggioli (Presidente de “Le Arti Tessili APS”), Barbara Girardi (Coordinatrice del “Premio Valcellina Award” Concorso Internazionale di Arte Tessile/FiberArt Contemporanea) e Carmen Romeo (Ricercatrice e saggista). A loro il compito di presentare il progetto di mostra antologica e monografia intitolata “Gina Morandini: insegnante, project manager, storica dell’arte della moda e del costume e fiber artista”, centrato sull’apertura di una “Galleria d’Arte Tessile Contemporanea” dedicata all’artista friulana presso un’ala della sede dell’associazione “Le Arti Tessili” di Maniago (Pordenone) e correlato ad una serie di eventi diffusi in Italia e all’estero, incluse mostre collaterali al “Textile Center di Haslach” (Austria), al Museo Carnico delle Arti e Tradizioni Popolari “Michele Gortani” di Tolmezzo, al “Museo della Moda e delle Arti Applicate” di Gorizia, al “Museo del Tessuto” di Prato e ad altri luoghi particolarmente significativi, incluso il “Museo del Tessile” di Chieri. Diverse opere di Gina Morandini sono, fra l’altro, presenti a Chieri, nella collezione civica “Trame d’autore”, in particolare “Labirinto” (2004), “Boscovecchio” (2006), due Libri d’artista (2009) e “Oscuro contro la soglia chiara” (2002). Quest’ultima è stata inserita nella mostra “I Introduce Myself”, visitabile dal 15 giugno al 15 settembre prossimi all’ “Imbiancheria del Vajro” di Chieri, nell’ambito del progetto “RestART!”. Commenta Melanie Zefferino, presidente della Fondazione Chierese per il Tessile e Museo del Tessile: “Sono molto soddisfatta per la collaborazione avviata con ‘Le Arti Tessili APS’ nell’ambito di un progetto d’ampio respiro patrocinato da diversi soggetti istituzionali, che concretizza le aperture avviate su più fronti per rafforzare la rete di relazioni del nostro Museo sul territorio diffuso e creare nuove sinergie, anche per finalità educative e di formazione artistica, rivolte a diverse utenze. Così, dopo aver accolto con grande piacere oltre 360 allievi delle scuole medie chieresi in visita all’esposizione museale permanente e ai nostri laboratori di tessitura e tintura artistica nelle tre settimane appena trascorse, siamo lieti di rivolgerci ora agli appassionati di arti tessili ricordando Gina Morandini, figura di primo piano sulla scena artistica contemporanea”.
La partecipazione alla conferenza in streaming è gratuita ma per ricevere il link di connessione bisogna prenotarsi, fornendo i propri dati (nome, indirizzo, e-mail) a: prenotazioni@fmtessilchieri.org
g. m.
Si parte venerdì 11 giugno con i primi autori, chiusura con Portici di Carta. Continua “Porta Palazzo stories”
Con le riaperture e il procedere della campagna vaccinale può partire anche il tour di Barriera stories, volume curato da Paolo Morelli e Rocco Pinto che racconta Barriera di Milano con le voci dei suoi abitanti. L’opera, edita da Graphot, sarà presentata dai curatori in quattro appuntamenti nei luoghi del quartiere raccontati dal libro, con ospiti diversi di volta in volta.
Barriera stories è in vendita nelle librerie, nelle edicole, nelle cartolibrerie e online.
Il primo incontro si terrà venerdì 11 giugno alle 18.30 presso i Bagni Pubblici di via Agliè 9 a Torino. Oltre ai curatori interverranno anche la scrittrice Orlandina Cacciatori e gli storici Beppe Beraudo (fra gli autori di Barriera stories) e Angelo Castrovilli.
Il tour prosegue il 18 giugno all’hub di Via Baltea 3 per La musica di Barriera, con Claudio Bondioli e Charlie Prandi.
Si conclude con un doppio appuntamento il 22 giugno. Alle ore 17, i curatori saranno alla scuola Aristide Gabelli in via Santhià 25, con le autrici Daniela Braidotti, Nunzia Del Vento e Cristina Talarico.
Gran finale del primo tour di Barriera stories alle ore 19 presso l’Arena Teatro Monterosa di via Brandizzo 65. L’evento coinvolge gli scrittori che hanno raccontato il quartiere sia nel volume curato da Paolo Morelli e Rocco Pinto, sia nei loro romanzi: Paola Cereda, Margherita Oggero, Enrico Pandiani, Massimo Tallone e Dario Voltolini.
Quest’ultimo evento si svolge nell’ambito di Portici di Carta.
Porta Palazzo stories
Continua, intanto, Porta Palazzo stories, che proseguirà fino al 30 giugno. Chiunque potrà partecipare inviando un contributo (al massimo 5000 battute spazi inclusi), meglio se corredato da un’immagine di proprietà dell’autore, all’indirizzo email: pontidiparole.to@gmail.com con oggetto “Porta Palazzo stories”.
Barriera stories
Con il volume nasce ufficialmente la collana “Stories”, dedicata al racconto collettivo dei quartieri cittadini e partita con Borgo Rossini stories. In questo secondo volume sono presenti 61 racconti per 62 autori diversi.
Le scuole e le botteghe storiche sono le coordinate di un reticolo di relazioni che tocca chiese, cinema, campi sportivi. Barriera di Milano è una realtà complessa, piena di sfumature incorniciate dai racconti di chi l’ha conosciuta. Parlare del quartiere risveglia e rafforza legami antichi: ci sono storie di politica e commercio, integrazione e cultura. Messe insieme, restituiscono l’immagine ricca e variegata di una zona che è un pezzo di storia di Torino.
Ci sono scrittori, artisti, organizzatori culturali, amministratori locali e volti importanti del tessuto sociale di Barriera. Ma soprattutto abitanti, ex abitanti o frequentatori del quartiere.
Gli autori: Lorenza Actis Foglizzo, Giuliana Alliaud, Beppe Beraudo, Andrea Biagiolini, Ettore Bianco, Claudio Bondioli, Alberto Bozzolan, Daniela Braidotti, Rita Bufano, Paola Busso, Alessandro Cagno, Marisa Calcio Gaudino, Daniela Calvo, Davide Cattaneo, Paola Cereda, Nadia Conticelli, Ermanno Cottini, Sandra Cerruti, Daniela De Prosperis, Nunzia Del Vento, Roberto Ferraris, Riccardo Franco, Davide Gambaretto, Massimo Garbi, Valter Gerbi, Biagio Irene, Numinato Dario Licari, Francesco Lombardi, Andrea Lupi, Anna Rosa Marengo, Isabella Martelli, Roberto Martin, Erika Mattarella, Gianfranco Moine, Paolo Morelli, Orges Musabelliu, Margherita Oggero, Giovanni Oteri, Marco Paganin, Enrico Pandiani, Michela Pini, Rocco Pinto, Margherita Prota, Marco Ranieri, Valentina e Carlo Rosso, Carla Sacchetto, Simone Schiavi, Giuseppe Sciortino, Cristina Talarico, Massimo Tallone, Antonio Tarallo, Nadia Tecchiati, Anna Tolomeo, Laura Tori, Vincenzo Torraco, Patrizio Tosetto, Maurizio Tropeano, Beppe Turletti, Marta Vercillo, Giuliano Vergnasco, Dario Voltolini.
Associazione “Ponti di parole”
Nasce a Torino nel 2021 da un’idea di Rocco Pinto e Paolo Morelli. Ne fanno parte i due ideatori, con Rocco Pinto nelle vesti di presidente, e il libraio Claudio Aicardi. Ponti di parole promuove il progetto “Stories”, che ha l’obiettivo di raccontare i quartieri e le città attraverso le voci degli abitanti o dei frequentatori, con l’intento di ricostruire una memoria collettiva e condivisa.
L’associazione organizza iniziative sul territorio insieme ad altre realtà culturali, per promuovere la lettura, la scrittura, la memoria e il senso di comunità.

“Arcani. 23 artisti interpretano gli arcani maggiori dei tarocchi” s’intitola la mostra – a cura di Luigi Castagna e Giuliana Cusino, con il patrocinio della Regione Piemonte, della Città Metropolitana di Torino e della CIttà di Avigliana – con cui l’associazione “Arte per Voi” ha ripreso, nell’ampio spazio dell’ex chiesa di Santa Croce, nella piazza Conte Rosso di Avigliana (sino al 27 giugno), dopo mesi di interruzione e chiusure dettate dalla attuale situazione, la propria attività espositiva. Ci guida l’artista Serena Zanardo tra le note esplicative che quasi obbligatoriamente devono accompagnare la mostra: “Il termine Arcani evoca un mistero ancora da scoprire come lo sono i personaggi e archetipi rappresentati nelle carte dei Tarocchi. Ogni artista, attraverso il suo sentire, il suo stile e la sua tecnica (pittura, scultura, ceramica) ha provato a svelare il segreto nascosto di uno o più arcani, dando vita a un percorso di visita che diventa viaggio di scoperta di una tradizione tanto antica quanto ricca di simboli e significati attuali”. Il percorso, nonostante il felice interesse per l’occasione, per arrivare ad oggi non è stato facile, “è stato un viaggio durato più di un anno anche l’organizzazione della mostra stessa, mostra che avrebbe portato finalmente all’apertura al pubblico, con la fiducia che sia un segno di ripresa senza ulteriori interruzioni per il mondo dell’arte e della cultura, ma anche un’occasione per ritrovarsi e condividere la bellezza dell’arte e dell’ispirazione creativa”.

Uno sperduto sguardo femminile verso l’alto di Daniela Bertolino, la maestosa “Papessa” di Enrica Campi e il carro di Massimo Voghera, il disco solare ripensato da Cetty Bonello, il coloratissimo vetro di Silvio Vigliaturo a rappresentare lo sguardo incantato degli “Amanti”, il fogliame ed i fiori rosati che accompagnano “L’eremita” di Giuliana Cusino, il mascherone inquietante di Rocco Forgione, il corpo femminile di Renata Ferrari circondato da un turbine di stelle, questi alcuni dei titoli e degli artisti presenti in mostra. Espongono inoltre Silvana Alasia, Franca Baralis, Ivo Bonino, Nadia Brunori, Alfredo Ciocca, Luisella Cottino, Maria José Etzi, Lucia Galasso, Sonia Girotto, Beppe Gromi, Gaia Maritano, Enrico Massimino, Elena Monaco Elena Piacentini, Guido Roggeri e Serena Zanardo.
Orari di apertura: sabato e domenica dalle 15 alle 19. (e. rb.)
Nelle immagini:
Ines Daniela Bertolino, “Stelle”, acrilico su tela, 2019
Enrica Campi, “La Papessa”, grès rosa patinato e foglia di ottone, 2021
Silvio Vigliaturo, “Lovers”, scultura in vetro, 2020