Rapinano anziana, arrestati dalla polizia

La Polizia di Stato ha arrestato a Rivoli (TO) due cittadini marocchini, di 29 e 39 anni, gravemente indiziati di rapina aggravata ai danni di una persona anziana.

Durante un servizio volto al contrasto di furti e rapine commessi in prossimità delle aree mercatali in danno di persone anziane, gli agenti della Squadra Mobile notavano due soggetti aggirarsi con fare sospetto nei pressi di Piazza Cavallero, area mercatale di Rivoli.

I due uomini apparentemente cercavano di approcciare persone anziane per vendere vari prodotti contenuti all’interno di due borse che avevano al seguito.

In particolare, l’attenzione dei due è stata attirata da un’anziana signora che, dopo aver terminato i suoi acquisti si incamminava verso l’auto parcheggiata in Via Borgeisa. Qui è stata avvicinata da uno dei due che le proponeva con insistenza dei prodotti in vendita, impedendole, al contempo, di chiudere lo sportello dell’auto. La donna riusciva in un primo momento a divincolarsi, ma i due non si arrendevano e, mentre uno ritornava ad importunarla, l’altro, approfittando della situazione, apriva la portiera lato passeggero e si impossessava della borsa.

Nonostante il tentativo di fuga, una pattuglia della Squadra Mobile bloccava i due uomini recuperando la borsa contenente vari documenti, un cellulare e la somma di 485 € in contanti. Il tutto veniva restituito alla proprietaria.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Umberto Eco e l’Università desertificata – Ripensare il Carnevale torinese – La poesia di Patrizia Valpiani – Lettere

Umberto Eco e l’Università desertificata
Sono stato amico di Umberto Eco che mi presentò ‘ il francesista Mario Bonfantini tanti anni fa. La sua semiologia non mi convinse mai e timidamente glielo dissi. La Semiologia oggi è preistoria, ormai legata al passato come lo strutturalismo e la critica marxista. Quando morì  dieci anni fa, Eco  chiese che per dieci anni si evitasse di avviare un bilancio  sulla sua opera. Una richiesta giusta perchè il rischio era una specie di “Santo subito“ laico che non sarebbe stato gradito in primis dall’interessato  che era uomo di libera e fervida intelligenza. Oggi possiamo incominciare a riflettere su lui più liberamente. E’ la legge che regola l’intitolazione delle vie e che spesso viene aggirata per motivi politici. Credo che  il semiologo sia morto e sepolto, resta il romanziere, soprattutto l’autore del “Nome della rosa“ che forse deve la sua notorietà  soprattutto ad un film di successo.
Eco era un uomo scanzonato che amava la battuta, anche se  è  stato un accademico in quel DAMS di Bologna in cui purtroppo  è prevalsa la demagogia sessantottina e l’improvvisazione di tanti apprendisti privi di vera genialità, ma ricchi di faziosità al massimo grado. Il figlio di Bonfantini, assistente di Eco, fu l’emblema di quel sinistrismo. I DAMS in Italia sono stati il covo di tanti  personaggini pieni di ambizioni, famelici di denaro, ridondanti di ideologia. L’esempio torinese meriterebbe un libro bianco o rosso a lui dedicato con una particolare attenzione ad  alcuni professorini pieni di astio ideologico e di fallimenti personali che salirono in cattedra, pur  disprezzandola e anche disonorandola. Io non sono in grado di giudicare Eco che certo fu un uomo geniale e non voglio neppure tentare un giudizio che non mi appartiene. La mia amicizia con Mario Garavelli, suo compagno di liceo ad Alessandria, mi impedisce di essere polemico sugli aspetti dell’opera di Eco che non condivido. Voglio ricordare invece  un’operina di apparente poco conto, scritta da Eco: “Come si fa una tesi di laurea” che adottai per anni. Una guida concreta che avvia gli studenti ad impostare una ricerca con qualche rigore scientifico. L’Università era così mal ridotta dopo il 1977 e ovviamente il 1968 che Eco, disperato per la desertificazione degli studi, compose questa guida in cui insegnava agli studenti un metodo sia pure rudimentale di ricerca che si era perduto. Nessuno ci aveva pensato, ma Eco aveva capito dove stavamo andando. Peccato che la Generazione Z  non abbia mai letto Eco e quel  suo libretto e si sia laureata con ottimi voti e la lode.
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Ripensare il Carnevale torinese
Il Carnevale è stato ucciso da chi lo ha trasferito da piazza Vittorio alla Pellerina. Sarebbe come trasferire il Carnevale di Venezia da piazza San Marco a Marghera o anche solo a Mestre. La Pellerina forse diventerà l’area per la nuova sanità torinese, sempre che il diluvio possessivo della sanità privata milanese, lo consenta, ma certo non era il luogo idoneo né per il Carnevale né per la Fiera dei vini. Con piccoli Gianduia che sembrano ritagliati dal vecchio teatro Gianduia di via Santa Teresa, si può fare un Carnevale simile alle nozze con i fichi secchi , come disse Matilde Serao, parlando del matrimonio dei principi sabaudi.
Se pensiamo che la piazza  Vittorio è diventata la piazza per un’iniziativa commerciale come Cioccolatò  (ideona dell’assessora chiampariniana Tessore, quella dei Gianduiotti in piazza Solferino !), abbiamo chiara l’idea che eliminare il carnevale dal centro è stata una sciocchezza, con la complicità delle varie, rozzissime  associazioni piemontesiste, rimaste ferme alla maschera di Carnevale e alla caramella Gianduia, senza capire che la tradizione è anche cultura storica, come dimostrano Ivrea  e Viareggio e non soltanto loro. I sostenitori dell’assessore Dondona, passato alla storia perché da giovane andava a disturbare i comizi degli avversari, sono responsabili della fine di una pagina di storia esportata tra le lucciole di colore della Pellerina. L’assessore socialista di Venezia  Nereo Laroni seppe far rinascere il Carnevale. A Torino, quasi negli stessi anni, le giunte di pentapartito lo  hanno distrutto.
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La poesia di Patrizia Valpiani
Voglio pubblicare questa poesia della nota  poetessa e scrittrice Patrizia Valpiani, presidente per tanti anni dell’associazione dei medici scrittori, istituzione fondata da Achille Mario
Dogliotti, il Principe dei Chirurghi a livello internazionale. La Valpiani è stata esclusa da premio intitolato ad un mio grande amico, il pittore alassino  Mario Berrino, che ho avuto la colpa di aiutare per tanti anni. Anche quest’anno avevo mandato un mio videomessaggio di saluto che mi era stato sollecitato. Ho chiesto di annullarlo perché non aver capito il valore della poesia di un nome prestigioso come la Valpiani appare un limite culturale vistoso e imperdonabile.

A volte il ricordo

 

A volte il ricordo dell’amore

mi prende

Mi fonde e mi confonde

In una fuga dolce di parole

E mi ritrovo a salire correndo

i vecchi gradini delle nuvole

E ricercare l’azzurrità della vita

in due occhi profondi

in due mani sapienti

in due corpi nudi e bianchi

mentre fugge crudele la vita

avanti. Tra grandine e sole

nella tenerezza sempre nuova

dell’alba

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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

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Ladri di biciclette del nuovo secolo 
Ma chi se ne frega che Bruno Gambarotta abbia ritrovato la sua bici rubata in agosto ? Forse alla sua età sarebbe ora che evitasse di pedalare. E anche di scrivere cose che non interessano a nessuno ed evidenziano solo il suo esibizionismo narcisistico. Un gambarotta in bici è quasi un ossimoro un po’ ridicolo. Mi stupisco delle indagini di polizia esibite da Gambarotta per ritrovare la sua bici come fosse una reliquia.  Giulietta Righi
Sia più gentile con il vecchio  Gambarotta. E’vero che ha anche fatto la pubblicità commerciale per ditte di elettrodomestici, come il principe Filiberto per le olive Saclà , ma è anche un uomo di spirito che a volte ha saputo steccare nel coro del conformismo torinese. Una volta in un eccesso di generosità, lui presente, lo paragonai a Valdo Fusi come difensore di Torino. Mi accorsi di aver sbagliato, anche se il nipote Fusi, Luigi , non mi disse mai nulla con grande generosità. Valdo non me lo avrebbe perdonato, ma la colpa vera è soprattutto dei giornali che danno ampio spazio alla bici di Gambarotta, un ciclista – convengo con lei – dal cognome poco credibile.
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Ancora Gobetti 

Lo sa che Zagrebelski, ricordando Gobetti,  ha ignorato Einaudi e Salvemini, concentrando la sua omelia su Gramsci? Filippo De Nicola

Piero Gobetti
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Anche Dino Cofrancesco mi ha segnalato le stesse omissioni. Io non c’ero e mi interessa  assai poco sapere cosa abbia detto su Gobetti. Cosa di attende da lui che è non è uno storico e non è neppure uno studioso di Gobetti? Il vero problema è Polito. Zagrebelski ha parlato una volta, Polito è l’attivo e onnipresente direttore del Centro Gobetti.
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Quagliotti
Mi stupisco che Lei non abbia scritto nulla su Giancarlo Quagliotti figura eminente della politica torinese, un vero esponente della Sinistra  che ho amato molto. Bice Alberti
Giancarlo Quagliotti (foto CittAgorà)

 

La accontento subito.  Ho conosciuto Quagliotti e potrei anche ricordare di lui qualche aneddoto .Era una persona con cui si poteva parlare . Avevamo un amico in comune, Piero Fassino. Lo ricordo in interminabili discussioni pubbliche: lui contro la Metro , io contro i maxi tram ,definiti metropolitana leggera. Chiudere i lavori della Metro per 10 anni fu un errore imperdonabile di Novelli. C’era anche un nome che ci divideva, quella di Mario Virano, politico molto ambiguo di cui scrissi tempo fa. Quagliotti era un uomo leale come Carpanini. Non c’e’ mai stata tra noi un’amicizia perché lui fu un funzionario di partito rigoroso, un allievo delle Frattocchie ,un fedelissimo del PCI. La mia formazione cattolico-laico – liberale al Collegio San Giuseppe e poi all’ Università con  Venturi ,Firpo, i due Passerin ,Nada,Galante Garrone  era quanto di più lontano ci fosse dalla sua. Lui era stato un operaio e sindacalista della “Olivetti“, io un amico di Arrigo Olivetti. Immolarsi per un partito come lui fece, per me è una cosa inimmaginabile,direi impossibile.Come era in uso tra i comunisti sposo ‘ anche una comunista che divenne deputata . Già questi matrimoni tra consanguinei politici mi sembravano un po’  come quelli dei Savoia e di altre dinastie tra cugini primi  e mi apparvero assurdi .Ma il Pci fu anche una scuola di moralità politica e personale  che oggi il Pd non sa neppure cosa sia. Poi l’esempio di Togliatti e di Longo che lasciarono le loro mogli, distrusse, insieme all’introduzione del divorzio ,le monogamiche famiglie comuniste, quelle  che abitavano  tutte nella stessa casa di corso Belgio, definita presuntuosamente il “Cremlino“, dove vissero Sulotto   e Bajardi Alcuni come il senatore socialista Bozzello confondevano il suo cognome con il mio mio e mi arrivavano telefonate che non erano dirette a me, ma a lui. Gli incipit, a volte, erano curiosi… Quagliotti non era così anti- craxiano come tanti suoi compagni di partito che preferivano il MSI al PSI di Craxi.

La polizia locale scopre taxi abusivo su TikTok

Trasportava passeggeri sulla sua auto nelle serate della movida senza autorizzazione. Il responsabile è stato individuato e fermato dalla Polizia Locale di Torino nella notte tra sabato 14 e domenica 15 febbraio mentre era impegnato in attività di trasporto illecita all’esterno di un locale notturno in corso Moncalieri. Gli agenti del Reparto Sicurezza Stradale Integrata lo hanno sanzionato per l’esercizio abusivo dell’attività di noleggio con conducente.

Il controllo è scattato dopo alcune segnalazioni: l’uomo, originario della Costa d’Avorio, pubblicizzava apertamente le proprie corse abusive su tik tok, dove trasmetteva in diretta la disponibilità di passaggi a pagamento. Proprio attraverso i social gli agenti sono riusciti a intercettarlo e a raggiungerlo nel luogo dove svolgeva l’attività non autorizzata.

All’uscita del locale hanno individuato l’auto — una Fiat Punto immatricolata per uso proprio — accertando che a bordo il conducente aveva fatto accomodare quattro ragazze con le quali era stata concordata una corsa a pagamento.

Dai controlli sono emerse diverse irregolarità. Innanzitutto, è stata riscontrata la violazione dell’articolo 85, comma 4 del Codice della strada per l’esercizio abusivo: in questo caso la sanzione potrà essere determinata tra i 1.812 a 7.249 euro, il pagamento ridotto non è ammesso e per il responsabile scattano anche la confisca del veicolo e la sospensione della patente da 4 a 12 mesi. L’auto è stata posta sotto sequestro e affidata al proprietario; cui sono stati ritirati patente e carta di circolazione. All’uomo è stata contestata anche la mancanza dell’abilitazione professionale per il trasporto persone (articolo 116 del Codice della strada: sanzione amministrativa di 408 euro e fermo amministrativo del veicolo per 60 giorni).

L’attività di controllo nel fine settimana non ha riguardato soltanto questo caso e sono state riscontrate altre violazioni. Un veicolo NCC autorizzato da un Comune della provincia di Cuneo è stato sanzionato per violazioni relative alla tenuta del foglio di servizio, mancante sia per il giorno del controllo sia per i 15 giorni precedenti. Al conducente è stato applicato, per l’irregolarità nella tenuta del foglio di servizio, l’art. 85 comma 4-bis CdS in relazione all’art. 11 della legge 21/1992 (importo di 178 euro, con la misura accessoria della sospensione della carta di circolazione per un mese). La carta di circolazione è stata ritirata e il veicolo sottoposto a fermo amministrativo.

Il conducente di un terzo veicolo è stato inoltre sorpreso alla guida senza copertura assicurativa e senza carta di circolazione: per lui sono scattati 866 euro di sanzione e la misura accessoria del sequestro amministrativo del veicolo (art. 193 CdS), oltre a 42 euro per l’art. 180 CdS riguardante il documento.

Dall’inizio dell’anno sono stati oltre 80 i controlli del Nucleo antiabusivismo del Reparto Sicurezza Stradale Integrata della Polizia Locale su NCC. Il bilancio è di tre abusivi fermati e più di 15 violazioni riscontrate alle norme sull’esercizio del trasporto pubblico non di linea. Numeri che confermano la crescente attenzione della Polizia Locale sul fenomeno del trasporto irregolare, soprattutto nelle ore notturne e nelle zone della movida.

TorinoClick

Boom di piante e fiori made in Italy all’estero

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“Rispettare il principio di reciprocità e favorire maggiormente l’export”

Le vendite all’estero di piante e fiori italiani hanno superato, nel 2025, la cifra record di 1,3 miliardi di euro, un risultato storico che deve rafforzare l’impegno a rimuovere le troppe barriere fitosanitarie che impediscono al florovivaismo nazionale l’accesso ai diversi mercati. È quanto afferma Coldiretti rispetto agli scenari del comparto. Il florovivaismo piemontese conta numeri importanti, genera una produzione lorda vendibile di oltre 130 milioni di euro, con più di 1100 imprese diffuse sul territorio, una superficie complessiva di 1300 ettari, una produzione di piante ornamentali di oltre 10 milioni e un totale di circa 3500 addetti.

“Nonostante il lavoro condotto dalle aziende italiane sul fronte della sostenibilità, le vendite all’estero sono ostacolate per motivi fitosanitari che nascondono vere e proprie spinte protezionistiche. Si tratta di un paradosso, se si considera l’alta qualità dei nostri prodotti – spiega Fabio Tofi, membro di Giunta di Coldiretti Piemonte con delega territoriale al settore Colture e Tecnologie innovative – va rafforzata la difesa del prodotto europeo con controlli più rigorosi sull’introduzione di materiali da Paesi terzi, che non rispettano il principio di reciprocità. Occorre inoltre contrastare la normativa europea sul packaging che, sulla base delle linee guida interpretative del regolamento, equipara i vasi agli imballaggi. I vasi vanno riconosciuti in quanto fattori di produzione e pertanto esclusi da tale normativa”.

“L’altra emergenza da affrontare è il fatto che i costi crescenti delle materie prime e dell’energia hanno eroso le entrate dei produttori. La transizione verso metodi di produzione più sostenibili è fattibile solo fornendo agli imprenditori floricoli il capitale necessario per investire in nuovi processi, infrastrutture tecnologiche innovative con minor impatto ambientale, abbattendo al contempo l’eccessiva burocrazia che pesa sull’attività – hanno evidenziato la presidente di Coldiretti Piemonte, Cristina Brizzolari e il delegato confederale Bruno Rivarossa – allo stesso tempo bisogna andare oltre il ruolo puramente ornamentale del florovivaismo, allargando gli orizzonti rispetto ai benefici sulla salute, puntando su programmi educativi nelle scuole europee e su campagne di comunicazione sociale, supportati da risorse economiche dedicate”.

Gian Giacomo Della Porta

Il primo grande ospite del Festival della Felicità è Brachetti

Approda a Torino il primo show dedicato alla felicità, con il primo grande ospite, Arturo Brachetti, che proporrà il 17 marzo prossimo “La prima storia straordinaria è della leggenda del trasformismo”.

Arturo Brachetti è un artista italiano famoso e acclamato in tutto il mondo, considerato universalmente “The legend of quick- change”, il grande maestro del trasformismo internazionale. Profondo conoscitore del teatro internazionale, da anni affianca a quello di artista il ruolo di showteller, vale a dire divulgatore teatrale, oltre a quello di regista e di direttore artistico. In oltre quarant’anni di carriera, è stato insignito di numerosi riconoscimenti, tra cui il Guinness dei Primati. I suoi spettacoli sono stati applauditi da oltre 5 milioni di persone in tutto il mondo.

La partecipazione agli spettacoli è gratuita

Inalpi Arena – corso Sebastopoli, 123, Torino – 17 marzo ore 21.

Mara Martellotta

Scontri in carcere tra detenuti, l’allarme lanciato dalla polizia penitenziaria

Il sindacato di polizia penitenziaria Osapp denuncia che il carcere Lorusso e Cotugno di Torino è stato scenario di una devastazione. Un detenuto straniero ha distrutto l’impianto elettrico della propria sezione, causando danni ingenti e mettendo a rischio la sicurezza. Poi si è verificata una vera e propria guerriglia tra gruppi  di detenuti marocchini ed egiziani, che si sono affrontati con lanci di bistecche e scontri a calci e pugni. Sono state anche rinvenute armi improprie come coltelli e punteruoli e un telefono cellulare.

Piazza Baldissera: come cambia la viabilità, ripristino della linea tranviaria

Il progetto di riqualificazione di Piazza Baldissera entra in una nuova fase operativa finalizzata alla configurazione definitiva dei binari. Da martedì 24 febbraio al 31 marzo 2026 sono in programma le operazioni di posa di tre scambi tranviari e dei relativi sistemi di comando all’intersezione tra via Stradella e via Chiesa della Salute.

Per consentire lo svolgimento in sicurezza delle operazioni, e in considerazione della complessità delle attività di collegamento degli scambi, sarà necessaria la chiusura totale al transito veicolare di via Stradella nel tratto compreso tra via Cambiano e la piazza.

Il nuovo assetto comporterà una riorganizzazione della circolazione nel quartiere. Per orientare correttamente tutti gli utenti della strada, sarà predisposta una segnaletica di preavviso e deviazione già a monte di largo Giachino e in corrispondenza degli snodi di via Orvieto e via Casteldelfino, con l’indicazione dei percorsi alternativi consigliati. Saranno sempre garantiti l’accesso ai residenti e il transito dei mezzi di emergenza.

Anche il trasporto pubblico subirà variazioni per consentire l’avanzamento dei lavori. Oltre alle deviazioni delle linee esistenti (11, 77, 91 e N10), per mitigare l’impatto del cantiere e rendere più fruibile il collegamento tra via Scialoja e piazza Baldissera, dal 2 marzo 2026 verrà istituita la nuova linea B1. Si tratta di un collegamento circolare gestito con autobus da 12 metri che sarà operativo dal lunedì al sabato, dalle ore 7:00 alle ore 19:00 circa.

La raccomandazione per chi attraversa il quartiere è di privilegiare, dove possibile, i percorsi alternativi e di prestare la massima attenzione alla segnaletica temporanea che guiderà il traffico fino alla fine di marzo.

DETTAGLIO DEVIAZIONI TRASPORTO PUBBLICO LOCALE (DAL 24 FEBBRAIO)

LINEA 11

Direzione corso Stati Uniti: da via Stradella/largo Giachino devia per via Casteldelfino, largo Cardinal Massaia, via Breglio, corso Venezia, piazza Baldissera e via Cecchi.
Direzione Venaria Reale: da piazza Baldissera/via Stradella devia per corso Mortara, via Orvieto e via Stradella.

LINEE 91 e N10

Direzione piazza Vittorio Veneto / piazzale Caio Mario: da via Bibiana/via Breglio deviano per via Breglio, corso Venezia e piazza Baldissera.
Direzione via Massari / via della Cella: da piazza Baldissera/via Stradella deviano per corso Mortara, via Orvieto, largo Giachino, via Casteldelfino, largo Cardinal Massaia, via Breglio e via Chiesa della Salute.

LINEA 77

Direzione corso Cadore: da largo Cardinal Massaia devia per via Casteldelfino, via Breglio, corso Venezia, piazza Baldissera e corso Vigevano.
Direzione Venaria Reale: da piazza Baldissera/via Stradella devia per corso Mortara, via Orvieto, via Casteldelfino e largo Cardinal Massaia.

NUOVA LINEA B1: CIRCOLARE TEMPORANEA (DAL 2 MARZO)

Gestita con autobus da 12 metri, sarà attiva dal lunedì al sabato, dalle ore 7:00 alle ore 19:00 circa.

Percorso:
Capolinea in via Scialoja (fermata n. 3736 “Scialoja Cap.”), via Reiss Romoli, via Paolo della Cella, corso Grosseto, corso Venezia, piazza Baldissera (inversione di marcia), corso Venezia; corso Grosseto, via Ala di Stura, via Massari, via Gandino, via Reiss Romoli, via Scialoja (capolinea).Fermate principali:

Direzione piazza Baldissera: Scialoja Cap. Mufant (3736), Ala di Stura Nord (1379), Previati (1384), Massari (1386), Grosseto (351), Chiesa della Salute (88), Ala di Stura (86), Fossata Ovest (3726), Saorgio Ovest (3729), Del Ridotto (3732).
Direzione via Scialoja: Del Ridotto (3732), Cervino (3733), Saorgio Est (3727), Fossata Est (3728), Ala di Stura (85), Veronese (1383), Della Cella (1382), Ala di Stura Nord (1380), Scialoja Cap. Mufant (3736).

TorinoClick

Incubo bianconero! Serie A Juventus – Como 0-2

 

La settimana da incubo della Juventus si chiude nel peggiore dei modi. All’Allianz Stadium passa il Como con un secco 0-2, infliggendo ai bianconeri la terza sconfitta consecutiva dopo i ko contro l’Inter a Milano e contro il Galatasaray in Champions a Istanbul.
La squadra di Spalletti, sotto pressione e senza certezze, cade ancora davanti al proprio pubblico, incapace di reagire e di invertire una rotta che si fa sempre più preoccupante. Il Como, invece, gioca con personalità, compattezza e cinismo, colpendo nei momenti chiave della partita e difendendo con ordine il doppio vantaggio.
Per i lariani è una serata storica: non vincevano in casa della Juventus dal 1951. Un successo che pesa doppio, perché rilancia ambizioni importanti in classifica. La formazione guidata da Fabregas si avvicina pericolosamente alla zona Champions League, portandosi a un solo punto proprio dai bianconeri.
Sotto la Mole cresce l’inquietudine: la Juventus non si rialza e ora la classifica inizia a fare davvero paura.

Enzo Grassano