Acquisite attraverso “ColtivArte” dalla “Fondazione CRC”
Fino al 28 gennaio 2024
Rivoli (Torino)
“Sensing Painting”, come dire “Pittura sensoriale”, da osservare con occhi e anima, da toccare e sentire nelle sue componenti materiali e spirituali, gesto colore segno, in un contesto narrativo lontano da enigmatiche ed evanescenti cifre stilistiche in cui è spesso gioco forza tentare univoci pressapochismi, quasi sempre defaticanti se non inutili ed inefficaci sul piano della reale comprensibilità. Nasce e cammina per questa strada la mostra “Sensing Painting. Opere dalla Collezione d’arte della ‘Fondazione CRC’” ospitata, fino al 28 gennaio 2024 al “Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea”, in cui si presentano 50 opere appartenenti alla Collezione della “Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo”, raccolte dal 2017 ad oggi attraverso “ColtivArte”, progetto promosso dalla stessa “Fondazione” e coordinato da una Commissione Scientifica di alto profilo composta dal Direttore del “Castello di Rivoli” Carolyn Christov-Bakargiev, dal Direttore dell’“Art Institute” presso la “Academy of Art and Design FHNW” di Basilea Chus Martínez e dal Direttore del “Consorzio delle Residenze Reali Sabaude” Guido Curto.

Sotto la curatela di Carolyn Christov-Bakargiev e Marcella Beccaria, la rassegna valorizza appieno le linee guida in base alle quali è stata concepita e costruita la “Collezione”: tra queste in particolare la forte presenza di opere d’arte di giovani artisti del territorio piemontese e italiano, l’attenzione al panorama contemporaneo internazionale e la preminenza di opere pittoriche. “Il progetto espositivo – dicono le curatrici – evidenzia come la pittura mantenga un ruolo fondamentale quale linguaggio espressivo, soprattutto nel contesto dell’attuale era digitale. Rispetto alla smaterializzazione che caratterizza un’ampia parte della quotidianità, la mostra invita il pubblico a un incontro attivo e diretto con le opere d’arte, dall’insostituibile valore esperienziale, fisico e sensoriale”. In linea, inoltre, con la grande attenzione che “Fondazione CRC” e “Castello di Rivoli” dedicano alle giovani generazioni e al tema dell’educazione, la mostra offre un ricco programma di laboratori gratuiti dedicati alle scuole. Per le scuole primarie e secondarie di primo grado, le attività saranno curate dal cuneese “Rondò dei Talenti” e dall’Associazione Culturale “Scatola Gialla”, con la supervisione del “Dipartimento Educazione” del Castello di Rivoli. Per le scuole secondarie di secondo grado, è previsto un ricco programma inedito di “visite” e “workshop” correlati alla mostra e alla “Collezione” del Castello di Rivoli, a cura del “Dipartimento Educazione” del Museo, per ripensare alla storia della pittura in chiave contemporanea.
Inoltre, per promuovere la visita alla mostra, la “Fondazione CRC” mette a disposizione biglietti gratuiti d’ingresso per ogni residente in provincia di Cuneo e per un accompagnatore.

Afferma Carolyn Christov-Bagakargiev: “Attraverso il progetto ‘ColtivArte’, questa nuova collezione piemontese è capace di testimoniare le ricerche principalmente in pittura più avanzate dei giovani, sia a livello locale sia internazionale. La pittura che potrebbe sembrare un mezzo obsoleto nell’era digitale, si riafferma come mezzo sensibile di verifica del proprio essere vivente, come nel titolo, ‘Sensing Painting’, che Marcella Beccaria, co-curatrice della mostra ha voluto attribuire a questo importante progetto”.
Gianni Milani
“Sensing Painting”
“Castello di Rivoli- Museo d’Arte Contemporanea”, piazza Mafalda di Savoia, Rivoli (Torino); tel. 011/9565222 o www.castellodirivoli.org
Fino al 28 gennaio 2024
Orari: da merc. a ven. 10/17; sab. e dom. 11/18
Nelle foto:
– Nora Berman: “Ruffles” (Increspature), inchiostro olio e pastello su mussola, 2016; Ph. Gina Folly
– Carolyn Christov-Bakargiev
– Giangiacomo Rossetti: “Soggetto danzante”,olio su tavola, 2016; Ph. Ravaioli Fotografi



“Omini”, i fratelli Julian e Zak Loggia, il primo al basso e alla voce, il secondo alla chitarra e ai cori, insieme a Mattia Fratucelli alla batteria sono una band tutta piemontese. Rivelazione lo scorso anno del programma televisivo “X Factor” insieme ai Santi Francesi, piemontesi pure loro, e tutti di provenienza canavesana. Ora, in occasione di “Sanremo Giovani” le due band si ritroveranno a concorrere alla stessa manifestazione per ottenere la possibilità di partecipare alla 74esima edizione del Festival della Canzone italiana che si svolgerà nel 2024 dal 6 al 10 febbraio. Gli “Omini” da domenica difatti, insieme a Dipinto, Fellow e Nausica, hanno ottenuto il via libera, da Amadeus e dalla Commissione musicale Rai di “Area Sanremo”, per accedere alla serata del 19 dicembre, in onda in prima serata su Rai1 e in streaming su Raiplay, in diretta dal Teatro del Casinò di Sanremo. Nel corso della quale verranno proclamati i 4 artisti che affiancheranno i Big del cast sanremese 2024 ancora tutti da scoprire: per conoscere i loro nomi bisognerà attendere l’annuncio del direttore artistico Amadeus, al Tg1 delle 13.30, domenica 3 dicembre. “Omini” sono una band giovanissima: i tre ragazzi, nati e cresciuti nella provincia torinese, hanno iniziato a suonare nel 2015 come The Minis aprendo i concerti di artisti del calibro di Caparezza, Subsonica, Africa Unite e Baustelle. Nel 2020 decidono di cambiare il sound e di avvicinarsi a sonorità che spaziano dalla controcultura anni ’60 al rock britannico. I fratelli Julian e Zack Loggia sono i figli di Alex Loggia, chitarrista della famosissima band torinese degli Statuto che nel 1992 ha partecipato al Festival di Sanremo, nella categoria Nuove proposte con il brano “Abbiamo vinto il Festival di Sanremo”. Anche il batterista Mattia Fratucelli è figlio d’arte, del batterista Alberto Fratucelli, molto noto al pubblico del Canavese. Ma perché si chiamano così? Si tratta di un semplice omaggio al loro primo singolo con questa nuova impronta più rock pubblicato nel 2021 appunto con il titolo “Omini”. “Siamo superfelici e onorati di essere tra i finalisti di Sanremo Giovani – scrivono gli Omini sui loro canali social – non stiamo più nella pelle e non vediamo l’ora di farvi sentire “Mare Forza 9oi”.Ci vediamo il 19 dicembre su Rai1!”.

Invisibili o sottovalutate o non poco ostacolate. E’ quanto, per secoli, anche nel mondo dell’arte è capitato alle donne, considerate nell’immaginario comune tutt’al più come “muse ispiratrici” o “protagoniste” di opere immortali. Di rado come possibili artefici, loro stesse, di pagine d’arte degne di attenzione o, comunque, di rispettosa considerazione. Come sempre e in ogni caso, il prezzo da pagare per essere nate “donne”. Così anche se, nel 77 d. C., Plinio il Vecchio nella sua enciclopedica “Naturalis Historia”, già parla di eccellenti artiste greche come Aristarete e soprattutto Iaia (II – I secolo a. C.), bisogna comunque giungere fino ai secoli XVI e XVII, all’arte rinascimentale, per avere un primo e limitato riconoscimento a figure femminili che, a fatica, riescono a irrompere e a farsi largo in un ambiente fino ad allora dominato da soli uomini.
allora i “ritratti” degli anni Trenta, in pieno stile “Art Decò” della pittrice polacca Tamara de Lempicka, le delicate e forti (ad un tempo) immagini femminili della ceca, naturalizzata italiana, Felicita Frai, allieva di Funi e De Chirico, per proseguire con le opere della pittrice e filantropa Sofia di Bricherasio, della torinese Evelina Alciati (allieva di Giacomo Grosso) e della veneziana Emma Ciardi, presente con il bozzetto di un’opera esposta alla “Biennale” di Venezia. In parete, ancora, fra le futuriste: Benedetta (Beny) Cappa Marinetti, moglie di Filippo Tommaso, ideologo del movimento, Annaviva ceramista albisolese e Alexandra Exter, affiancate dalla scultrice Regina che per prima coraggiosamente lavora con plexiglass colorati. Dopo una fase di multiforme ritorno al “figurativo” di ispirazione soprattutto “casoratiana” (si vedano in particolare Daphne Casorati, Paola Levi Montalcini, Lalla Romano, fino all’espressionista Raphael Mafai) in prossimità degli anni Cinquanta molte sono le artiste che occhieggiano all’arte “astratta” (Giosetta Fioroni, fra le non poche in mostra) o alla ricerca “optical” e d’avanguardia. In rassegna anche esempi interessanti legati all’uso di “materiali inediti”: Maria Lai (che mescola scrittura e cucito) e Carol Rama (che usa gomme di bicicletta per composizioni astratte). Si chiude con le ceramiche della savonese “spazialista” Milena Milani e con le bizzarre rappresentanti della “body art” e le inquietanti “performer”. Fra tutte , la serba Marina Abramović, la “nonna della performance art”.

