CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 4

“Indipendent Book Tour”. Ultima tappa

Al traguardo di Cuneo, ospiti d’eccezione quattro case editrici indipendenti, fra le 28 partecipanti al tour

Sabato 25 novembre, ore 17,30

Cuneo

Ottava ed ultima tappa. Dopo Verbania, Torino, Novara, Alessandria, Asti, Vercelli e Biella, l’“Indipendent Book Tour”, il progetto ideato dal team di “Hangar del Libro” (progetto di “Regione Piemonte”) e dal “Salone Internazionale del Libro di Torino” (in collaborazione con la “Fondazione Circolo dei Lettori”) “per raccontare la ricchezza e l’eccellenza a livello regionale dell’ ‘editoria indipendente’ della Regione”, conclude il suo viaggio – iniziato a Verbania il 23 settembre scorso – a Cuneo. L’appuntamento è per sabato 25 novembrealle 17, presso la “Biblioteca 0– 18”, di via Santa Croce al numero 6. Ingresso libero.

L’incontro vedrà la partecipazione di quattro “case editrici”, fra le 28 partecipanti al tour, che racconteranno al pubblico la propria storia, i propri progetti e un proprio libro scelto per l’occasione, tra i tanti pubblicati. Il tutto accompagnato da brani musicali e azioni teatrali curate da “B-Teatro”.

“Add Editore” presenterà il romanzo “La foresta trabocca” della scrittrice giapponese Maru Ayase“Araba Fenice” racconterà il libro “Tuo padre suonava l’armonica” della giornalista e scrittrice casalese Silvana Mossano“Diablo Edizioni” illustrerà il graphic novel “Punto di fuga” di Lucia Biagi e “Voglino Editrice” parlerà del libro per bambini “La regina del sorriso” di Elena Zegna. Lettrici e lettori #Booklovers, selezionati da una specifica call, grazie alla collaborazione con la rivista digitale exlibris20, affiancheranno gli editori per portare al pubblico un punto di vista esterno, utile per approcciare i libri con lo sguardo di chi ama leggere per passione: a Cuneo saranno Alessia BombinoFrancesca MilanesioAlessia LinguaDaniela Scavino. Le loro recensioni, e quelle degli altri #Booklovers, sono presenti sul sito di exlibris20.

Per ogni edizione, inoltre, “Independent Book Tour” prevede la vetrina virtuale online su www.hangardellibro.it, uno strumento informativo che illustra tutti i titoli delle case editrici indipendenti presentati nel viaggio letterario, per aiutare lettrici e lettori nella scelta dei libri che più incontrano i loro interessi, le loro passioni, i loro gusti. Una vetrina che, si arricchisce vieppiù a ogni edizione del tour.

“L’ ‘Independent Book Tour’ – sottolinea Carola Messina‘project manager’ dell’evento – ha il preciso obiettivo di raccontare e dare visibilità alla capacità delle case editrici indipendenti piemontesi di sperimentare, innovare e ampliare gli orizzonti di lettori e lettrici grazie alla presentazione delle loro proposte di punta. Rafforzare il prezioso ruolo dell’editoria indipendente è uno degli scopi principali del ‘progetto Hangar’, al fine di preservare l’importante valore della bibliodiversità che sa portare nel panorama culturale regionale e italiano”.

g.m.

Nelle foto: le cover dei libri presentati a Cuneo

A Pinerolo “L’Arte Contemporanea in Città”

Scopri insieme a noi l’arte contemporanea in città.
Appuntamento Domenica 26 Novembre 2023 a Pinerolo per il Tour “L’Arte Contemporanea in Città”.
Visita guidata dedicata ai temi dell’arte contemporanea in Pinerolo.
Serghej Potapenko e Paolo Grassino sono i due grandi nomi al centro dell’itinerario proposto a Pinerolo, in un collegamento di luoghi vicini ed allestiti in modo decisamente suggestivo: la Pinacoteca Civica in Palazzo Vittone e la Cavallerizza Caprilli.
Partenza del tour alle ore 10:30 dall’ufficio turistico di Pinerolo, via Duomo 1, con visita delle installazioni di Paolo Grassino, protagonista della 3° Biennale di Scultura Diffusa (progetto di Galleria Losano e Città di Pinerolo) e della mostra pittorica di Serghej Potapenko (curata dall’Ass.ne EnPleinAir) allestita alla Pinacoteca Civica in Palazzo Vittone.
Il tour prevede anche la pausa caffè.
Durata 3 ore circa.
Costo euro 13,00 a persona.
Informazioni e prenotazioni: info@madeinpinerolo.it – Tel. 3333100899. Testo raccolto Enzo Grassano

Hayez, capolavori tra ambientazione medievale e sentimenti risorgimentali

Nelle sale della GAM, sino al 1° aprile 2024

Evvabbè, non ci saremo accaparrati “Il bacio”, gelosamente custodito a Brera, quello a cui guardò pure Visconti per tramandarci in “Senso” la passione e la disfatta risorgimentali di Livia Serpieri e Franz Mahler, manifesto inequivocabile dell’arte romantica di casa nostra, ambientazione medievale in triplice versione che lascia trasparire moti e sentimenti di sapore patriottico e ottocentesco: non avrà il richiamo del collega, ma nelle sale della GAM – che sino al primo aprile del prossimo anno ospiteranno la mostra “Hayez. L’officina del pittore romantico”, organizzata e promossa da Fondazione Torino Musei, Gam Torino (un corposo terzo appuntamento, all’indomani dei Macchiaioli, 2018, e di Fattori, 2021) e 24 Ore Cultura (“Torino punto di riferimento”, sottolineano i responsabili: quindi ulteriori appuntamenti a venire) e curata con affetto e gran saggezza e lunga militanza sul campo da Fernando Mazzocca ed Elisa Lissoni, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Brera (ma altresì ancora nei prestiti tra gli altri il Liechtenstein. The Princely Collection, Vaduz-Vienna, l’Accademia di San Luca a Roma, la Fondazione Cariplo di Milano, gli Uffizi, il Musée Faure di Aix-les-Bains, Bologna, Pavia, Verona, Napoli, Trieste), grandioso allestimento – si mostra in una delle dieci sezioni che si snodano in successione cronologica, agguerrito, pronto a prendersi la sua bella rivincita, “L’ultimo bacio di Giulietta e Romeo”, tela realizzata nel 1823 su invito di un ricco collezionista, in una Milano in cui il pittore poco più che trentenne s’era stabilito l’anno precedente, tela composta di struggente distacco, dello sguardo di compassione verso una giovanissima coppia e verso il destino di morte che li aspetta, badando a dare corpo esatto alla ricostruzione d’ambiente, alle colonne e agli archi, alle vesti e ai colori di mantelli e braghe, al candore dell’abito di lei ricamato, alla sedia e al crocefisso sullo sfondo, al quadro votivo, alla vecchia nutrice che occhieggia di lato, alla finestra istoriata, al muro di cinta e agli alberi e alla torre antica che s’innalza poco lontano. Quasi un biglietto da visita, comunque, come biglietto da visita, e “proprietà” tutta torinese, suona quella “Sete dei Crociati” che Hayez iniziò nel 1833, per concluderla diciassette anni dopo. Commissione di re Carlo Alberto, da porsi nella Sala delle Guardie del Corpo a Palazzo Reale, dove ancora la si può ammirare: l’opera che il pittore considerava la sua più importante, il suo impegno più lungo nel tempo, pensata e ripensata a lungo, come testimoniano “le decine di disegni, i fogli tracciati a matita, gli appunti visivi”, ogni cosa messa a fuoco in un turbinio di nudi e panneggi, di atmosfere e colori “che non hanno eguali nella pittura storica del tempo”. È un continuo confronto per il visitatore, le prime idee e la resa, una gioia per gli occhi e per l’ossequio al lavoro di un Maestro. Tutto diventa perfetto, tutto – anche se a tratti insorge una certa raggelante “freddezza”, uno sguardo che non ammette implicazioni del cuore o sentimentalismi larmoyant – s’imprime nella memoria. “Nacqui in Venezia il giorno 10 febbraio 1791 nella parrocchia di Santa Maria Mater Domini” suona l’incipit delle “Memorie” che l’artista dettò tra il 1869 e il ’75 all’amica Antonietta Negroni Prati Morosini (anch’essa in mostra, in abiti di ragazzina, forzatamente sorridente, con accanto grandi presenze floreali; un impegno, quello, non direttamente suo, lui “aveva, si sa, più facile il pennello che la penna”), lui di umilissimi natali, figlio di Chiara Torcellan, donna di Murano, e di un Giovanni povero pescatore originario di Valenciennes, tempi grami con cinque figli da sfamare, lui presto inviato dalla milanese zia materna che se la passava discretamente e avrebbe potuto essere d’aiuto, sposata ad un tal Francesco Binasco, antiquario e collezionista, che ebbe il merito di intuire un talento precoce, di avviarlo ai primi studi, di fargli respirare l’aria di bottega e di mettergli sotto il naso opere di maestri, Tiziano e Veronese e Antoon Van Dyck. L’inizio di una lunga vita (se ne andò nel febbraio del 1882), fatta di avventure e di amori, di celebrazioni, di successi che abbracciavano ogni opera al proprio apparire, campione che appena diciottenne si sposta a Roma con una borsa di studi triennale e con l’interessamento di Canova che lo vedeva capace di ​ rivoluzionare la pittura come lui aveva fatto con la scultura (“oh per Dio che avremo anche noi un pittore; ma bisogna tenerlo a Roma ancora qualche tempo, e io farò di tutto perché vi rimanga”, aveva scritto il potente conte Cicognara, presidente dell’Accademia veneziana, nel 1809 all’autore della “Paolina”), baluardo dell’Arte e del mondo artistico, testimone e uno dei caposaldi del passaggio tra Neoclassicismo e Romanticismo, considerato da Stendhal che visitò il suo studio “il maggiore pittore vivente” e da Mazzini interprete delle aspirazioni nazionali, posto con Manzoni e Verdi tra i Padri della Patria. Il soggiorno romano sarà una manna per lui, perduto nelle chiese e nelle Stanze vaticane a cercare la grandezza di Raffaello, ai Capitolini come al Museo Chiaromonti a studiare la statuaria greco-romana; sarà un bel panorama di nuove conoscenze, lui che nella maturità avrebbe avuto tra gli altri come mecenati e committenti Guglielmo I di Württemberg e Metternich e Radetzky, viaggiando tra Austria e Germania, nello splendore di una carriera strepitosa che lo “ha visto dialogare con i grandi artisti del suo tempo, cultori, letterati e musicisti”, come sottolinea Mazzocca. I salotti milanesi di Cristina di Belgioioso, stupendo ritratto avvolta nel suo abito scuro, l’acconciatura ricercata, e i monili, e di Carolina Zucchi, musa e amante, altro ritratto in mostra, altro covo d’eccellenza per ogni artista e patriota, sguardo languido, due grandi occhi neri, posato tra le lenzuola (“Ritratto di Carolina Zucchi a letto” o “La malata” del 1825), erano le calamite dell’universale sentire. Altre sezioni, altre decadi sparse nel secolo, altro innamorarti del concetto altissimo di perfezione, della rappresentazione di creature femminili (il “Bagno di ninfe”, sensuali nella loro cornice contemporanea) e virili nudi maschili (“Sansone”, rimasto appeso per almeno trent’anni nello studio del pittore, capace d’affascinare i visitatori dell’epoca, punto finale anch’esso dei tanti disegni preparatori, giro di boa inaspettato dalla “critica, stupefatta dalla svolta attuata dal pittore, fino ad allora impegnato nell’esecuzione di una superba serie di figure femminili” estremamente provocanti.

La perfezione che abbraccia il privato e il pubblico e il pubblico, guardato tra le pagine della storia, che dalle vicende di un tempo ormai lontanissimo strizza l’occhio a quelle dell’epoca dell’artista: nasce nel percorso della mostra “La dimensione civile della grande pittura storica”, tra il Trenta e il Quaranta dell’Ottocento. Pittore civile, che guarda alla Storia, votato in ogni momento a immaginare e a rinsaldare il destino di una nazione – quanto ancora è lontano quel futuro! -, Hayez guarda tra gli altri esempi alla figura di Pietro l’Eremita, alla sua “Crociata dei poveri” (1827/’29), e fa di quel fatto l’immagine odierna del riscatto nazionale, eroico ed epico, dà calore all’attualità politica, occupando grandi spazi per dare ampio respiro al paesaggio, alla gente comune pronta a seguire il monaco che li avrebbe guidati al grido di “Dio lo vuole”, inconsapevoli dell’infelice esito. Poi le eroine romantiche, da Giulietta e Imelda de’ Lambertazzi, poi quelle immerse nell’antico mondo ebraico, come Tamar di Giuda, avvolta nell’ampio mantello di un vivo colore giallo (“questa figura rappresenta molto nudo, e dal suo panneggiamento ho creduto darle il carattere biblico”), il che non le impedisce di esporre un prosperoso décolleté (ma non è la sola, a testimoniare la passione e l’ammirazione di Hayez per il gentil sesso, pronto com’era a camuffare e spargere nelle tele estimatrici e amiche e amanti); e poi la ritrattistica, dall’imperatore Ferinando I d’Austria, avvolto nei suoi paramenti regali, viso emblematico, tormentato dal proprio ruolo e deciso ad abdicare in favore di Francesco Giuseppe, a Clara Maffei (1845), avvenente signora del bel mondo milanese, restituitaci “con semplicità e immediatezza”, a D’Azeglio e Manzoni e Rossini, agli autoritratti, come quello gustoso, quasi da intrepido sfidante, dinanzi a un leone e a una tigre, come quello in età avanzata, a settantun anni, nel 1862, negli anni in cui Venezia era ancora in mano straniera e l’artista non esitava a porre la propria firma, “Hayez veneziano”.

Una città, la sua Venezia, che fa da sfondo all’”Accusa segreta” e al “Consiglio alla vendetta”, una nuova interpretazione del mito della città, “una città che qui appare come il tenebroso ed enigmatico palcoscenico di intrighi politici e amorosi, dove le ragioni del cuore entrano in conflitto con la crudele ​ ragion di stato, una rappresentazione dominata da tinte fosche e da una atmosfera torbida, con cui l’artista ha contribuito all’affermazione del mito di Venezia”. Al centro del secolo (1851, fa parte del patrimonio dei Musei Civici di Verona), si staglia uno dei capolavori di Francesco Hayez, “La meditazione”, un gioco di chiaroscuri, un viso nell’ombra e un seno scoperto, un libro che ha scritto in rosso, il colore del sangue, nel dorso “Storia d’Italia” e un crocefisso nelle mani di una donna, la luce fortissima che batte sulla veste, il corpo mollemente adagiato su una sedia addossata alla parete, quasi una bambola sfatta: è l’immagine di un’Italia ancora scomposta e uscita nel 1848 dai combattimenti, dalle perdite, alla ricerca di una libertà. È una meditazione sul momento storico, sulle pene e sulle lotte, sulle inquietudini e sul futuro, sugli insuccessi, sulla patria ancora sì bella e perduta. Un capolavoro, una delle tante opere remote o sconosciute rappresentate in mostra, che valgono sole il biglietto.

Elio Rabbione

.

Nelle immagini: “Il Consiglio alla Vendetta”, 1851, Liechtenstein, The Princely Collections, Vaduz-Vienna; “Ritratto di Carolina Zucchi” o “L’ammalata”, 1822, Gam Torino; “Laocoonte, figlio di Priamo e sacerdote di Apollo, vittima, coi figli, della vendetta di Minerva, per cui partirono due grossi serpenti da Tenedo per avvinghiarli a morte nelle loro spire”, 1812, Milano Accademia de Belle Arti di Brera; “La Meditazione”, 1851, Verona Musei Civici, Galleria d’Arte Moderna Achille Forti.

Sul podio dell’Orchestra RAI di Torino il prodigioso Kazuki Yamada

Sul podio dell’Orchestra RAI di Torino il prodigioso Kazuki Yamada

Giovedì 23 novembre a Torino si esibirà il giovane musicista prodigio Daniel Lozakovich, nato a Stoccolma nel 2001, con il suo Stradivari, accompagnato dall’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, che torna a suonare alle 20:30. Il Concerto sarà replicato venerdì 24 novembre prossimo con una trasmissione in live streaming sul portale di RAI Cultura, registrato da RAI 3 e trasmesso su RAI 5.

Sul podio è impegnato Kazuki Yamada, direttore principale e consulente artistico della City of Birmingham Symphony Orchestra. In apertura di concerto proporrà la Ouverture dal Benvenuto Cellini, opera scritta nel 1838 da Hector Berlioz e ispirata al celebre scultore italiano. Di ritorno dal soggiorno romano per il Prix de Rome, sentimenti contrastanti si intrecciavano nell’animo di Berlioz: da una parte l’infatuazione per le bellezze straordinarie e la vitalità della città, dall’altra le trepidazioni di un artista irrequieto e insoddisfatto, un perenne conflitto di passioni e delusioni che incarnava alla perfezione il ritratto dell’artista romantico. L’autobiografia di Benvenuto Cellini, appena uscita in Francia nella traduzione di Fariasse, suscitò l’interesse del musicista, che si specchiava nella vita esemplare dello scultore italiano. Alla ricerca di un soggetto adatto alle scene del suo primo melodramma, pensò di averlo individuato nell’episodio della fusione del Persio, scultura molto nota del Cellini. La prima rappresentazione all’Opera di Parigi nel 1838 non fu un grande successo dal quale rimase immune l’Ouverture che aprirà il concerto al Teatro Regio. Come scrisse lo stesso Berlioz nelle sue memorie, l’Ouverture ebbe un successo strepitoso, il resto venne sonoramente fischiato con un’energia ammirevole. Il paesaggio sonoro dell’Ouverture del Cellini è ispirato al colore locale romano. L’Orchestrazione brillante è il tratto più evidente della composizione che si rifà al modello tipico delle Ouverture di Berlioz: un Allegro di grande vitalità ritmica, breve e incisivo, seguito da un Adagio cantabile e dalla ripresa molto estesa e elaborata dell’Allegro iniziale. Due temi importanti dell’opera compaiono nell’Ouverture: il tema solenne di Papa Clemente VII “ A tout péchés pleine indulgence” e quello delicato dell’”Arìette d’Arlequin”.

La serata proseguirà con il celebre Concerto n. 3 in si minore per violino e orchestra op. 61 di Camille Saint Saens, interpretato da Daniel Lozakovich, che suonerà il violino Stradivari ex Sancy del 1713. Dedicato al virtuoso spagnolo Pablo de Sarasate, il brano esalta all’estremo la tecnica violinistica e fu composto nel 1880. Sono chiare le influenze musicali gitane e popolari tipiche dell’Andalusia. Si tratta del terzo e ultimo concerto per violino composto da Camille de Saint Saens e completato nel marzo del 1880, avendo presente il talento del celebre violinista Pablo de Sarasate. Venne eseguito per la prima volta il 15 ottobre 1880 con la Filarmonica di Amburgo condotta da Adolf Georg Beer. Il Concerto si articola in tre movimenti ben distinti fra loro: Allegro non troppo, Andantino quasi Allegretto, Molto moderato e maestoso.

Concludono la serata le Variazioni su un tema originale op.36 note come Enigma Variations di Edward Elgar con le quali, secondo le parole di George Bernard Shaw, pronunciate nel 1899, secondo cui l’Inghilterra riprende il suo posto antico, dopo un intervallo di almeno due secoli, come nazione musicalmente produttiva. Prima che arrivasse Sir Edward Elgar non esisteva nulla del genere sul piano sinfonico. Bisognava andare indietro fino a Purcell. Le Variazioni su un tema originale op.36 sono comunque dette “Variazioni Enigma” (Enigma Variations) e costituiscono un’opera musicale per orchestra scritta da Edward Elgar tra il 1898 e il 1899, composta dal tema principale e dalle sue quattordici Variazioni. Elgar scrisse ogni Variazione traendo ispirazione e dedicandola a uno dei suoi familiari o amici: “To my friends pictured within” “Ai miei amici qui rappresentati”. La prima esecuzione avvenne alla Saint James Hall di Londra il 19 giugno 1899.

 

I biglietti per il concerto vanno da 9 a 30 Euro

In vendita sul sito dell’Osn RAI o presso la biglietteria dell’Auditorium RAI di Torino

Informazioni: 0118104653 – biglietteria.osn@rai.it

 

Mara Martellotta

 

Rinviato al 29 “Raffaella! Omaggio alla Carra’”

Quando la musica era “solida”

 Mercoledì 22 novembre, alle ore 18, in via Dego 6, al Centro Polivalente “Sabir” della Circoscrizione 1 Centro- Crocetta.

Un incontro- conversazione, organizzato da “Tutto quanto fa spettacolo” con lo storico della musica leggera italiana Vito Vita, intitolato “Musica solida” condotto da Igino Macagno con la partecipazione dello “chansonnier” Giangilberto Monti. Si parlerà di musica solida, ovvero la musica incisa su supporto fisico, che sia ceralacca, vinile o cd contrapposta a quella attuale, quella liquida, gassosa di oggi. Un excursus dalla storia dell’industria discografica italiana, agli anni d’oro della canzone francese, al Prévert di Trastevere, il grande Franco Califano, a dieci anni dalla sua scomparsa. / Vito Vita: giornalista e redattore del periodico “Vinile” diretto da Michele Neri e di “Progr”; Igino Macagno: appassionato e storico dello spettacolo, fondatore di “Tutto quanto fa spettacolo”; Giangilberto Monti,  “chansonnier”, autore e scrittore ed anche personaggio televisivo di “Zelig”.

Al Cinema Massimo ROMA, SANTA E DANNATA

Il documentario di Roberto D’Agostino e Marco Giusti per la regia di Daniele Ciprì 

22 novembre 2023, ore 20:30

Il Museo Nazionale del Cinema il 22 novembre 2023 alle 20:30 ospita al Cinema Massimo la proiezione di ROMA, SANTA E DANNATA, il documentario di Roberto D’Agostino e Marco Giusti con la regia e fotografia di Daniele Ciprì e Paolo Sorrentino come produttore creativo.

La proiezione sarà introdotta da Enzo Ghigo e Domenico De Gaetano, rispettivamente presidente e direttore del Museo Nazionale del Cinema, e da Steve Della Casa, direttore artistico del Torino Film Festival: insieme dialogheranno con Roberto D’AgostinoMarco Giusti e Daniele Ciprì.

Ingresso libero.

“ROMA, SANTA E DANNATA” è un viaggio nella notte romana dove Roberto D’Agostino racconterà all’amico Marco Giusti, ripresi da Daniele Ciprì, perché Roma è una città unica e infernale, capace di tutto, anche di trasformare Berlusconi in un premier, De Michelis in un ballerino, Renzi in uno statista, Valeria Marini in un’attrice. Dago & Giusti intraprendono il viaggio al calar delle tenebre perché è di notte che si percepisce meglio il frastuono del mondo. È di notte che il cambiamento dei costumi sociali s’impone. È la notte che racconta al meglio quello che sta succedendo alla nostra vita, più di qualsiasi saggio sociologico.  Gironzolando per le strade di Borgo Pio e navigando in barcone sul Tevere, Dago & Giusti raccontano una città misteriosa, un enigma perfetto da degradare a metafora, in un susseguirsi di citazioni, incontri surreali, in quella città eterna che è nobile e popolana, colta e grossolana, santa e dannata al tempo stesso.

Una produzione THE APARTMENT, società del gruppo FREMANTLE, e KAVAC FILM con RAI CINEMA

Creuza de mä. L’anteprima del nuovo spettacolo de Le Storie Sbagliate

Osteria Rabezzana, via San Francesco d’Assisi 23/c, Torino

Mercoledì 22 novembre, ore 21.30

Le Storie Sbagliate tornano mercoledì 22 novembre all’Osteria Rabezzana con l’anteprima del nuovo spettacolo Creuza de mäun omaggio all’imminente quarantesimo anniversario dell’uscita dell’omonimo album di Fabrizio De André (1984).

I brani ed i temi del disco, interamente in dialetto ligure, saranno i protagonisti della prima parte dello spettacolo, che continuerà poi con i più classici e noti successi del cantautore. Come sempre, la band sarà affiancata dalla voce narrante di Mario Brusa, che condurrà il pubblico all’interno del mondo di “Creuza de mä”.

Ora di inizio: 21.30

Ingresso:

15 euro (con calice di vino e dolce) – 10 euro (prezzo riservato a chi cena)

Possibilità di cenare prima del concerto con il menù alla carta

Info e prenotazioni

Web: www.osteriarabezzana.it

Tel: 011.543070 – E-mail: info@osteriarabezzana.it

“Periferie in movimento”, monologhi e canzoni per riflettere

“Periferie in movimento”, spettacolo di teatro – canzone realizzato e allestito da Sergio Salvi (tastiera e canto) e Silvana Mossano (monologhi e canto) si terrà domenica 26 novembre alle ore 16 nella chiesa di San Domenico di Casale Monferrato. Al mixer, Paolo Rossi. Le riflessioni conclusive sono affidate a don Desiré Azogou, vicario generale della Diocesi di Casale. Il recital è ispirato alla figura di don Tonino Bello.