CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 4

“Il manoscritto di Doomrock” del Piccolo Teatro d’Arte

Al teatro Isabella di via Verolengo 212, a Torino, il Piccolo Teatro d’Arte presenterà, da venerdì 6 febbraio a domenica 8 febbraio, “Il manoscritto di Doomrock”, una pièce teatrale ispirata al romanzo “Il castello di Doomrock” e liberamente tratto dalla collana “Gli invisibili” di Giovanni Del Ponte. La storia racconta di Douglas, un ragazzo che accetta la proposta del padre di proseguire gli studi nel lontano collegio di Doomrock, un edificio imponente noto come “Il Castello”. Oltre alla rigida disciplina scolastica, Douglas deve affrontare le angherie di un gruppo di coetanei che lo prendono in giro per il suo aspetto fisico. Grazie all’aiuto degli amici, il protagonista scoprirà un terribile segreto nascosto nel Castello, una rivelazione che cambierà per sempre la sua vita e quella dei suoi persecutori, portando un messaggio di comprensione e crescita personale.  Sotto una veste magica e fantastica, lo spettacolo affronta il tema del bullismo nella comunità scolastica, proponendo una narrazione  accessibile agli spettatori di ogni età, con oarticolare attenzione alle scuole primarie e secondarie di primo grado. La regia e la drammaturgia sono di Claudio Ottavi Fabrianesi. Gli interpreti sono gli allievi dell’Accademia del Piccolo Teatro dell’Arte.

Info: biglietti a partire da 7 euro – acquisti online tramite Mailticket e apertura in biglietteria il giorno dello spettacolo.

Teatro Principessa Isabella – via Verolengo 212, Torino – info@piccoloteatrodarte.org

Venerdì 6 febbraio ore 21 – sabato 7 febbraio ore 19 e domenica 8 febbraio ore 16

Mara Maffellotta

In Tv torna “Cuori”, la serie “torinese”

Tivù tivù/ Cuori

Riaprono le porte delle Molinette e “Cuori” torna con la sua terza stagione ambientata negli anni settanta, periodo nel quale la medicina era fatta di intuizione, coraggio e sogni che sembravano impossibili. Delia Brunello e Alberto Ferraris interpretati da Pilar Fogliati e Matteo Martari si ritrovano ancora una volta fianco a fianco, oramai marito e moglie, per farci vivere nuove sfide pronte a cambiare la storia della medicina e legami inediti destinati a far battere il cuore più forte che mai.

Le sei puntate, a partire da stasera domenica 1 febbraio, su Rai1, per la regia del torinese Riccardo Donna, saranno arricchite da nuovi personaggi tra i quali un sensitivo, ispirato alla figura di Gustavo Rol, interpretato da Giulio Scarpati. E non mancheranno tante nuove location torinesi tutte da scoprire; chissà se riusciremo a riconoscerle…

Igino Macagno

“Francesissimo” entra nel vivo

Dopo l’apertura di venerdì al Circolo dei lettori con Daniel Pennac, è entrata nel vivo nel fine settimana la prima edizione di Francesissimo, il festival dedicato alla letteratura e alla cultura francesi e francofone.

La giornata di sabato si è aperta con i saluti istituzionali alla presenza dell’Ambasciatore di Francia Martin Briens, seguiti dall’incontro con Adelaide de Clermont-Tonnerre, che ha presentato Milady (e/o) in dialogo con Natalia Ceravolo. Il programma è poi proseguito nel pomeriggio tra il Circolo dei lettori e l’Alliance Française, per concludersi al Cinema Massimo con la proiezione di Le royaume di Julienne Colonna.

Il festival prosegue oggi, domenica 1 febbraio, con una giornata densa di appuntamenti.
Alle 11.30, Quando la vita è feroce mette a confronto Marie Vingtras e Monica Acito, che riflettono sulle fratture emotive e generazionali al centro dei loro ultimi romanzi.

Alle 15, Storie d’immigrazione, radici e identità vede dialogare Hemley Boum e Nadeesha Uyangoda sui temi della memoria, dell’appartenenza e della costruzione di sé tra paesi, culture e generazioni diverse.

Alle 16.30, Scrittura e libertà con Boualem Sansal assume un significato particolare: l’incontro segna una delle sue prime apparizioni pubbliche dopo la carcerazione subita in Algeria nel 2024. A partire dal romanzo Vivere, lo scrittore riflette su libertà, potere e responsabilità, intrecciando la dimensione letteraria con una drammatica attualità personale e politica.

Chiusura alle 18.30 al Cinema Massimo con la proiezione di Le roman de Jim di Arnaud e Jean-Marie Larrieu (ingresso 4 euro).

Giuliana Prestipino

Rock Jazz e dintorni a Torino: Tommy Emmanuel e Liana Marino

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. Al Teatro Alfieri suona il chitarrista Tommy Emanuel.

Martedì. Alle OGR suona il quartetto di Simona Daniele. Al Blah Blah si esibiscono i Supersuckers.

Mercoledì. All’Osteria Rabezzana è di scena il The Sailor Steps Duo.

Giovedì. Al Teatro Esedra la cantante e chitarrista Liana Marino, rilegge in chiave acustica il repertorio di Pino Daniele. Al Vinile si esibisce Gianluca Lulu. All’Hiroshima Mon Amour suonano i Sick Tamburo. Alla Divina Commedia si esibiscono i RRB Roagna Rizzi Buelow. Al Blah Blah è di scena Giulia Bi + Salvario.

Venerdì. Al Folk Club per 2 sere consecutive, suona Rhiannon Giddens & Francesco Turrisi Quartet. Allo Ziggy sono di scena i Giobia + Hyperwulff. Allo Spazio 211 si esibiscono i This Eternal Decay + Estetica Noir. Al Circolo Sud il TetraQuartet reinterpreta  i successi dei Subsonica. Al Circolino “Grande notte del Jazz” con oltre 20 musicisti del panorama torinese. Al Peocio di Trofarello suona il gruppo Il Segno del Comando. Alla Divina Commedia si esibiscono i Ladz. Al Magazzino sul Po sono di scena Cardine + Manduria+ Giulia Doner. A seguire Afrorack+ Anasbri-Kudd-Isaias.

Sabato. Al Cap 10100 suonano i Madbeat. Al Magazzino di Gilgamesh è di scena la Dany Franchi Blues Band. Alla Divina Commedia si esibiscono gli Angeli Di Strada. Al Blah Blah sono di scena i Dobermann. Allo Ziggy suonano i Konquest +Hounds.

Domenica. Allo Ziggy si esibiscono i Doye + Click Head. Al Blah Blah suonano i Not Moving. Alla Divina Commedia sono di scena gli ImmaginAria.

Pier Luigi Fuggetta

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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SOMMARIO: Il discorso del Sindaco di Torino al Giorno della Memoria – Altissimo – Vannacci tra Crosetto e Borghezio – Un Giolitti privato e il suo medico – Lettere

Il discorso del Sindaco di Torino al Giorno della Memoria
 Ho partecipato alla manifestazione al Comune di Torino per il giorno della Memoria ed ho ascoltato da parte del sindaco Lo Russo un discorso di particolare rilievo che ha mi ha  affascinato. Questo giorno della memoria era  molto difficile dopo Gaza, ma Lo Russo ha concentrato il suo dire sul piano storico e sull’Olocausto degli ebrei con parole chiare e oneste, non abituali in un politico.
Anche nello stile è stato asciutto, direi tacitiano, senza concessioni alla retorica . Vorrei poter pubblicare tutto il suo discorso. Mi limito ad alcune frasi: “La memoria non è un rituale“ ed ancora  “Il male non nasce già riconoscibile. Diventa normale poco alla volta, mentre qualcuno guarda altrove. Diventa accettabile quando il silenzio prende il posto della responsabilità  e l’indifferenza quello della coscienza”.
“Nel giorno della memoria ricordiamo le vittime della tragedia della Shoah e tutte le persone perseguitate e uccise dal nazifascismo. Ed ancora: “Giustizia e vendetta non sono la stessa cosa. La vendetta genera altra violenza. La giustizia richiede la fatica del pensiero complesso, la rinuncia a risposte immediate, il coraggio di non adeguarsi alla logica di “noi contro loro”. Ed infine: “Richiede la capacità di non ridurre i conflitti a slogan, di non trasformare interi popoli in colpe collettive, di distinguere sempre tra governi, responsabilità politiche , popoli e persone. “ Nel discorso del Sibdaco c’è l’aria dei ventilati altipiani, come diceva Mario Soldati, riferendosi ai suoi maestri. Non bisogna semplificare la storia , sembra essere l’imperativo di Lo Russo. Lo stesso del grande storico ebreo  ucciso dai tedeschi che invitava a capire la storia prima di giudicare.
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Altissimo
Non ho mai avuto occasione di conoscere di persona Renato Altissimo , ministro liberale e anche segretario  generale del PLI .Ci siamo visti più volte in mille occasioni, ma non siamo mai andati oltre il buonasera o il  buongiorno. A volte ci  incontravamo nella libreria Zanaboni che ambedue sicuramente avevamo conosciuto quand’era una famosa e fornitissima cartoleria. Forse non l’ho mai neppure apprezzato politicamente perché mi sembrava molto snob e molto confindustriale: il conte Carandini scrisse di un PLI affittato alla Confindustria proprio sul “ Mondo“ di Pannunzio. Nel 1970 sul settimanale “Torino giorni“ che avevo iniziato a dirigere,  scrissi un velenoso corsivo che colpì sicuramente nel segno e che  forse fu la causa di un rapporto mai nato anche in tempi successivi. Commentando politicamente l’elezione di Zanone e Bastianini alle elezioni amministrative di quell’anno  scrissi che erano dei veri “illuministi“ perché illuminati dai fari Altissimo , in riferimento alla nota azienda di famiglia che Renato chiuse per dedicarsi totalmente  alla politica e alla bella vita: era stato eletto deputato nel 1972 e divenne romano ad ogni effetto.
Leggendo le commemorazioni  di Zanone nel decennale della morte nessuno ha ritenuto di ricordare anche  Altissimo forse perché i due liberali litigarono di brutto e non si riconciliarono più . Per ragioni storiche va detto – e lo dico ad onor del vero e anche a nome di un amico scomparso lo scorso anno ( Edoardo Massimo Fiammotto stretto collaboratore di Altissimo ) – che  senza l’apporto economico e il sostegno in Confindustria di Altissimo la corrente di “ Rinnovamento liberale “ non sarebbe mai nata . Lo slogan del 1970 ABZ (le iniziali dei tre soci fondatori) si realizzò perché Altissimo gli diede  le gambe  per camminare. Diversamente Zanone avrebbe continuato a  fare  il funzionario di partito e il docente di Lettere al serale dell’ Avogadro. Ignorare Altissimo ed esaltare Zanone è  sbagliato. Lo scorso anno Fiammotto, direttore della scuola di liberalismo in Piemonte, voleva ricordare Altissimo, ma ci furono liberali che glielo impedirono per inspiegabili motivi di invidia e di antico livore. I due liberali Altissimo e Zanone vanno ricordati insieme, unendo nel ricordo il giornalista e scrittore Ostellino che dei tre era sicuramente il migliore, non nel senso togliattiano del termine.
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Vannacci tra Crosetto e Borghezio
 A Ventimiglia il gen. Vannacci è stato accolto festosamente  da Borghezio e dal sindaco della cittadina ligure. Sembra che il generale si stia mettendo in proprio con un nuovo movimento di estrema destra  e l’accoglienza di Borghezio è un sintomo significativo. Dare spazio a Vannacci nel centro – destra fu un grave errore perché le sue posizioni sono sempre state estremiste.
Un tizio che fece il vigile urbano nel Ponente ligure e che si atteggia a politico almirantiano (sic!) invitò subito a Garlenda il generale per presentare il suo libro. Aveva ragione Crosetto che da ministro della Difesa prese subito le distanze dal generale della “Folgore”: una posizione molto coraggiosa e difficile da assumere. Adesso la Lega si troverà ad avere un vicesegretario ingovernabile anche dal “capitano“ Salvini.
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Un Giolitti privato e il suo medico
In un bel libro di di memorie famigliari , opera di Riccardo  Mattòli, che verrà presentato al Senato della Repubblica,  viene ricordato Agostino  Mattòli, il medico personale di Giovanni  Giolitti,  divenuto suo segretario nel suo quinto ed ultimo governo e anche deputato tra il ‘21 e il ‘24. E’ un libro che ha l’intento di mettere a nudo un Giolitti segreto o almeno poco conosciuto attraverso carteggi inediti importanti . Pensando al medico diventato deputato, viene  spontaneo dire che già allora, negli anni Venti, anche il presidente del Consiglio, che Salvemini giudicò ingiustamente il “ministro della malavita”, non era indifferente a promuovere gli amici in Parlamento.
Giovanni Giolitti
Non tutti i giolittiani erano statisti come Soleri e Peano, ma Mattòli fu certamente una personalità di spicco, al di là dell’amicizia con Giolitti. Il libro ha dei meriti storici indiscutibili  perché ci  consente  di conoscere un Giolitti che finora gli storici non avevano mai indagato. Riccardo Mattòli con un lungo e metodico lavoro ha contribuito alla storicizzazione  dello statista  di Dronero, di  cui nel 2028 ricorderemo il centenario della morte.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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La casa tartassata
Dopo il disastro di Niscemi dovuto a noncuranza e complicità  pubblica  di tanti anni, torna l’ipotesi della assicurazione obbligatoria sulle case. Cosa ne pensa?   Felice Ghio
Sono contrarissimo ad un obbligo che ha costi alti per fatti che sono ascrivibili a chi ha concesso licenze edilizie illecite per non dire folli . La casa è già gravata da mille tasse e balzelli . Semmai la casa va sgravata dalle imposizioni fiscali volute dal governo Monti.
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I Savoia
Ho letto che insieme a personaggi un po’ “irregolari“ come Luxuria verrà invitato a Torino anche Emanuele Filiberto di Savoia. Questa politica- spettacolo alla Signorini  è del tutto  negativa e significa la fine ingloriosa di una dinastia che  cade nel ridicolo dopo aver portato l’Italia nel dramma del fascismo, delle leggi razziali e della seconda guerra mondiale.  Filippo De Carico
La storia dei Savoia e ‘ molto più complessa di quella che lei sostiene. Certo esistono errori e complicità , ma il Risorgimento è opera dei Savoia. L’ultimo discendente fa ciò che può  dopo tanti anni di esilio e senza studi regolari. Aveva scelto saggiamente  una vita borghese, come anche suo padre, sposando una attrice francese con cui ebbe due figlie . Adesso vuole fare l’erede ad un trono che non c’è. Liberissimo di farlo in una Repubblica democratica che ha eliminato la pena dell’esilio del tutto incostituzionale. Il ramo Aosta oggi è l’unico che tiene alto il nome e la storia del Casato. Non sia così severo con Luxuria che giudico negativamente solo perché ha voluto fare la parlamentare senza averne le competenze. La vita privata è altra cosa.
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Askatasuna
L’annuncio dei Verdi – Sinistra italiana  di scendere in piazza con i vari Grimaldi, Ravinale, Dieni  con Askatasuna  appare incompatibile con la permanenza in giunta a Torino di esponenti di AVS. O si sta con la legge o con l’eversione. Non ci sono mezze misure.  Franca Giuli
Concordo con lei. In Italia non esiste la presunta repressione denunciata da Grimaldi, contro cui urlavano i contestatori nel ‘68. Ci fu invece l’eversione del terrorismo che cominciò sfasciando le vetrine in via Roma. Non ci possono essere ambiguità sull’ordine democratico e sulla legalità repubblicana.
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Foglianti
Sono trent’anni che esce il “Foglio “ di Ferrara e Cerasa, una lettura per pochi. Il giornale continua ad uscire solo perché ha un finanziamento pubblico cospicuo?  E’ giusto?
Biagio Novelli Bordighera
Leggo saltuariamente quel giornale graficamente di difficile lettura . I “Foglianti“ si considerano quasi come il nuovo “Mondo“ di Pannunzio, ma sono anni luce lontani, sia con Ferrara che con Cerasa che appare molto ambiguo. Spesso non condivido i suoi articoli. Finché c’è un finanziamento pubblico è  giusto che lo abbiano tutti gli aventi diritto, anche  le qualità del giornale non sono certo eccezionali. Io non ne  festeggio il trentennale, come non festeggio i 50 anni di “Repubblica“ , un giornale in via di estinzione tra i lettori.

Per dire no alla violenza

Nel giardino Maria Magnani Noya dell’Anagrafe centrale di Torino, in via della Consolata numero 23,  sono state inaugurate contemporaneamente l’installazione “Insieme fermiamo la violenza” e la mostra, all’interno degli uffici, “Rosso Indelebile-Sentieri antiviolenza”.

Un progetto ideato da Rosalba Castelli che intreccia arte, educazione ed impegno civile coinvolgendo le scuole, numerose artiste e le detenute della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, insieme alle reti ed alle realtà attive nel contrasto della violenza di genere.

Igino Macagno

Aregoladarte celebra San Francesco a 800 anni dalla morte

All’ Educatorio della Provvidenza

Si terrà mercoledì 4 febbraio, alle 18.30, presso l’Educatorio della Provvidenza, in via Trento 13, a Torino, un incontro multidisciplinare dedicato a San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia. L’appuntamento reca il titolo “San Francesco, un uomo, molti sguardi”, e anticipa un anniversario di grande rilievo. Nel 2026 ricorreranno gli 800 anni dalla morte del Santo di Assisi. L’incontro rientra nelle iniziative del percorso culturale “Aregoladarte”, associazione culturale fondata dalla storica dell’arte Claudia De Feo, che si basa sulla contaminazione dei linguaggi e delle competenze. San Francesco rappresenta certamente una figura che, più di ogni altra, si presta a una lettura trasversale, avendo lasciato tracce profonde nell’arte, nella letteratura, nella musica e nell’architettura. Durante la serata verranno trattati gli affreschi del ciclo di Giotto, la rappresentazione di Francesco nella storia del cinema e la mistica presente nel suo capolavoro “Il Cantico delle Creature”, nonché l’eco che ha avuto nella letteratura europea, un tema estremamente attuale.

Mara Martellotta

“Anatomia di un assassinio”, Shakespeare incontra Verdi al teatro Astra 

La pièce teatrale in programma martedì 3 febbraio prossimo, alle ore 21, è tratta dai testi del Macbeth di Shakespeare e dal melodramma Macbeth, su testo del librettista Francesco Maria Chiave e musiche di Giuseppe Verdi. L’ideazione e l’elaborazione del testo sono di Chiara Muti. Si tratta di una produzione di Teatro Piemonte Europa in collaborazione con il Teatro Regio di Torino, in occasione della messa in scena del Macbeth di Giuseppe Verdi dal 24 febbraio al 7 marzo prossimi.

Macbeth e Lady Macbeth, coppia infertile di luce e generatrice di oscurità, duettano alternando tragedia in prosa e libretto d’opera immersi in uno spazio sonoro che lascia intuire tutta la modernità dell’opera verdiana. Con schiacciante e rivoluzionaria teatralità, la musica riesce a dar voce e spessore alle cupe allucinazioni dell’incubo della tragedia. Con questo tema di un uomo perso nel reale e nell’immaginario, nella realtà e nella finzione, Shakespeare e Verdi, rispettivamente nel 1606 e nel 1847, anticipano, con grande forza creativa, le teorie sull’inconscio della psiche umana, le cui tesi, tra soglia di visibile e invisibile, sogno e realtà, daranno vita a una nuova coscienza dell’umana natura dal Novecento ai giorni nostri. Si tratta di un testo che indaga la discesa agli Inferi di un prode cavaliere che, galvanizzato da una battaglia perduta e vinta, corroso dall’ambizione di volere più di quel che può, racconta a se stesso di aver udito, nel mormorio del vento, di meritare il trono per volere profetico.

Per sfuggire al sibilo di un pensiero di morte, all’idea fissa del regicidio che si dibatte in lui, torturandolo, e alla paura di non riuscire nell’azione a fare ciò che può nel desiderio, confuso dalla foga d’agire di una moglie castratrice e manipolatrice, che lo induce a confondere la rettitudine morale che lo trattiene in codarda ipocrisia, compie il delitto.

Finisce così per ritrovarsi di fronte all’abisso della propria coscienza sporco che, come uno specchio dell’anima, gli rimanda l’immagine smascherata della sua vera identità: quella di un traditore, di un usurpatore, di un assassino. Il demone della resa dei conti lo fissa, ne aspira il sonno dei giusti e ne corrode i sensi, condannandolo per sempre alla solitidine di un’esistenza che, svuotata di valori, finisce per non aver più significato. Nessuno sfugge al proprio senso di colpa. Hugo ricordava nel suo poema “La conscience” che “l’occhio era nella tomba e fissava Caino”, vale a dire che l’occhio impietoso del carnefice per sempre rispecchierà se stesso nella disarmata luce dell’iride della sua vittima, quale abbagliante e terribile sentenza del giudizio divino. In questo modo, in “Anatomia di un assassinio” sono a confronto due giganti: Shakespeare incontra Verdi in una rielaborazione della tragedia del Macbeth, in un’immersione nelle dinamiche psicologiche del testo shakespeariano, cui fanno eco gli accenti pulsanti e il cupo fraseggio della partitura verdiana.

Mara Martellotta