I libri più letti e commentati ad aprile 2018 dal gruppo “Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri”
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Ecco, come ogni mese, la nostra piccola rassegna sui libri più letti e discussi sul gruppo Facebook Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri; in questo mese di aprile, il titolo che ha maggiormente interessato i nostri lettori è Patria , dello scrittore catalano Fernando Aramburu,del quale tutti si dicono entusiasti; ottimi consensi li riscuote anche Resto Qui, di Marco Balzano; si cambia decisamente genere con gli apprezzamenti nei confronti dell’ultima fatica di Stephen King, in
collaborazione con Richard Chizman, ovvero il recentissimo La scatola dei bottoni di Gwendy.
Nel mese della fioritura dei ciliegi, non potevamo non presentare una breve carrellata di titoli di letteratura giapponese, scelti tra quelli che maggiormente hanno incuriosito i nostri iscritti: ecco quindi il classico Io sono un gatto, di Soseki Natsume, lo struggente Neve sottile di Jun’ichiro Tanizaki, entrambi recensiti sul gruppo e il celebrato Norwegian Wood, di Haruki Murakami. Altri titoli spesso presente nelle nostre discussioni e che potranno interessare chi sia alla ricerca di letture più intimiste, sono quelle dedicate a Chiamami col tuo nome di André Aciman, Mi sa che fuori è primavera di Concita De Gregorio, Eppure cadiamo felici di Enrico Galiano. Infine, se preferite un genere alternativo alla narrativa, sul gruppo abbiamo discusso di: Leggermente fuori fuoco, saggio autobiografico del fotografo Robert Capa, Il conto dell’ultima cena di Moni Ovadia, spassosa guida alla cucina della tradizione ebraica, Tutto troppo presto, indagine sociologica di Alberto Pellai sulla sessualità dei giovani, molto commentato dai lettori con figli in quella critica età.Se siete appassionati lettori o semplici curiosi in cerca di nuovi titoli, venite a trovarci ed entrate nella comunità di lettori più frequentata di Facebook: Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri !
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Podio di Aprile
Patria, di Fernando Aramburu (Guanda) – Resto qui, di Marco Balzano (Einaudi) – La scatola dei bottoni di Gwendy, di Stephen King (Sperling & Kupfer).
Per chi ama la narrativa di tipo intimista: Chiamami col tuo nome, di André Aciman (Guanda)- Mi sa che fuori è primavera, di Concita De Gregorio (Feltrinelli) – Eppure cadiamo felici, di Enrico Galliano (Garzanti).
Consigli di letteratura giapponese: Io sono un gatto, di Natsume Soseki (Neri Pozza) – Neve sottile di Jun’ichiro Tanizaki (Guanda) – Norwegian Wood, di Haruki Murakami (Einaudi).
Saggistica: Leggermente fuori fuoco, di Robert Capa (Contrasto) – Il conto dell’ultima cena di Moni Ovadia e Gianni di Santo (Einaudi) – Tutto troppo presto, do Alberto Pellai (De Agostini).
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Testi : valentina.leoni@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it
Grafica e Impaginazione : claudio.cantini@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it


Sabato 5 Maggio 2018, alle 21.00, nella sala dell’Oratorio di Azeglio (To) verrà prese

Gianni Oliva, nella prefazione ha scritto : “Quello di Marco Travaglini è un taccuino di viaggio pieno di partecipazione emotiva, attento a cogliere i luoghi, i personaggi, le storie individuali e collettive; ma ha anche scritto un libro pieno di spunti per riflettere sul presente, per comprendere che ogni crisi ha le sue specificità e, insieme, i suoi denominatori comuni. Un bel modo per fare ‘storia del passato’ facendo contemporaneamente ‘educazione al presente’”.







FINO AL 12 MAGGIO
marcatamente espressionista di visionaria e fantastica figurazione in cui possono leggersi- come s’è fatto – non poche assonanze con l’opera onirica di Odilon Redon o del “pittore delle maschere” James Ensor, la mostra di Monforte ripercorre un’avventura artistica che abbraccia mezzo secolo di attività pittorica di Lattes, dagli anni ’50 ai ’90, e documenta i diversi modi espressivi e i temi più ricorrenti e fortemente identificativi dell’artista torinese.
(esemplari “Il giro dei Serafin” e “Interno rosso”) la costruzione di un narrato sofferente incentrato sulle contraddizioni e sulle difficoltà del quotidiano, ma anche la ferma ribellione al senso comune (a tutti i costi) delle idee o alla compiaciuta volgarità e costrizione delle mode. “Lattes – acutamente scriveva Marco Vallora nel 2008, in occasione di una grande retrospettiva a lui dedicata presso l’Archivio di Stato di Torino – è sempre là dove non te lo attendi, anche tecnicamente”. Battitore libero. Eccentrico. Malinconico e ironico. Visionario e fin troppo realista nella crudezza delle immagini e della parola. Oltre ogni gabbia. Fuori d’ogni schema. O categoria. O movimento.



Kane (New York, 1925-1995) ci ha lasciato in trent’anni di appassionato esaltante lavoro – dagli anni Sessanta fino a tutti gli Ottanta – strepitose immagini iconiche, legate soprattutto al mondo della musica, dell’impegno civile, della moda e della pubblicità. Ma anche fotografie editoriali, ritratti di celebrities, reportage di viaggio e scatti di ricerca pura. Esempio d’imitazione per intere generazioni di fotografi, a lui e a sessant’anni esatti dalla sua “Harlem 1958” (fra le fotografie più significative della storia del jazz, che vede insieme ben cinquantasette grandi jazzisti chiamati a raccolta dallo stesso Kane a New York su un marciapiede della 126esima Strada), la Fondazione Bottari Lattes dedica da giovedì 3 maggio a sabato 14 luglio una mostra – la prima a Torino – nelle sale dello “Spazio Don Chisciotte” di via della Rocca 37/b. La rassegna, dal titolo ben esplicito “Art Kane. Visionary”, si inserisce nell’ambito della prima edizione di Fo.To-Fotografi a Torino, promossa (dal 3 maggio al 29 luglio)
dell’archivio di Kane e da cui prende avvio anche la mostra subalpina allo “Spazio Don Chisciotte”, dove troviamo esposte circa 40 opere che ben documentano gli svariati ambiti d’indagine fotografica sperimentati dall’artista newyorkese. Che alla fotografia decise di dedicarsi a tempo pieno solo negli ultimi anni Cinquanta, dopo importanti esperienze professionali come art director nel settore editoriale e giornalista free lance. Imponente e impressionante é la sua prima foto, “Harlem 1958” ( cui già s’è accennato) con quella “montagna” dei più famosi jazzisti dell’epoca messi insieme – con non poca fatica, pensiamo – dallo stesso Kane per uno scatto che è diventato storia della fotografia e storia del jazz. Da allora il suo obiettivo ha mirato con grande fantasia e sublime tecnica (non mai di freno all’intuito e alla piena libertà espressiva) ai grandi del rock, del pop, del soul e ancora del jazz – dai Rolling Stones a Bob Dylan ai Doors e a Janis Joplin fino a Frank Zappa ad Aretha Franklin a Louis Armstrong e a Duke Ellington – creando una serie infinita di icone. Prima fra tutte, quella memorabile degli Who, addormentati ai piedi di un monumento e avvolti dalla bandiera
britannica. Scatti “musicali”, accanto ad altri non meno suggestivi dedicati ai temi sociali e politici legati alle battaglie per i diritti civili (quelli degli afroamericani e degli indiani d’America) o alla guerra del Vietnam: immagini di forte impatto simbolico, come il “Cristo sulla sedia elettrica” a commento della canzone With God on Our Side di Bob Dylan o il volto di un vecchio Hopi rugoso come una corteccia, indimenticabile al pari dell’immagine del reduce del Vietnam ridotto a tronco umano su una carrozzella. A chiudere la rassegna torinese sono, infine, alcuni scatti di quelli realizzati per le più importanti testate di moda americane e inglesi dell’epoca – quali Look, Life, Esquire, Harper’s Bazaar, McCall’s e Vogue – che a lui s’affidavano sapendo di poter ottenere solo da lui immagini che “eliminano il piccolo e il brutto per enfatizzare il grande e l’eroico”.
privacy; Tango rosso di Maria Antonietta Macciocu: un potente romanzo che esplora lati oscuri della violenza familiare; Due uomini e una culla di Andrea Simone: il diario di due uomini che decidono di costruire una famiglia e la storia della loro piccola Anna; Guida Arcobaleno a cura di Bernardo Paoli, Marzia Cikada e Alice Ghisoni: una guida per capire il mondo LGBT+ e, soprattutto, per aiutare ragazzi e famiglie a non sentirsi isolati di fronte a difficoltà e turbamenti legati all’identità di genere; Psicosociologia della Genitorialità a cura di Simona Adelaide Martini: uno spaccato delle nuove prospettive della psicologia di fronte ai cambiamenti della famiglia. Ma tante altre novità di Golem edizioni vi aspettano al salone al Pad. 23 Stand S02.

