Tra la fine di agosto e l’inizio di settembre Bardonecchia si trasforma in un palcoscenico di danza a cielo aperto con gli oltre duecento ballerini, giovani e giovanissimi provenienti da tutta Italia che coloreranno di blu (il blu è il colore della loro divisa) le strade della cittadina dalle 8 del mattino alle 22.30 di sera.
Per una settimana la cittadina della val di Susa si trasformerà nel set di un talent show della scuola Dam Danza di Torino, organizzatrice dell’evento, che è ispirato alla storica serie televisiva ‘Fame’, che raccontava le storie degli allievi di una prestigiosa scuola di danza di New York.
I giovani e i giovanissimi avranno l’opportunità di vivere la danza a 360 gradi , partecipando ad uno stage intensivo sotto la guida di maestri di fama internazionale. I partecipanti potranno studiare per più di otto ore al giorno e cimentarsi in varie discipline, tra le quali la danza classica, quella contemporanea, il musical e l’hip hop.
Lo stage, presieduto dalla direttrice artistica Daniela Chianini, approderà nel Final Show, spettacolo aperto al pubblico che si terrà al Palazzo delle Feste di Bardonecchia il 30 agosto con due repliche, alle 16 e alle 20.
Mara Martellotta






Ho letto un’interessante intervista con l’editore Antonio Sellerio il quale sorprende soprattutto per due affermazioni che danno un’idea non particolarmente esaltante del presente della casa editrice che fu di Leonardo Sciascia. La prima riguarda il mandante dell’omicidio Calabresi, Adriano Sofri, che viene considerato “un amico, una persona di straordinaria cultura e sensibilità“, a cui Sellerio ha dedicato la sua tesi di laurea. Sofri viene definito in modo apodittico “innocente” , malgrado le condanne passate in giudicato e il fatto che non ha mai neppure ottenuto la grazia che il presidente Ciampi non firmò. Ma dell’intervista colpisce anche l’elogio sperticato di Luciano Canfora e la critica malevola nei confronti di Alessandro Barbero che “non vive benissimo la sua enorme popolarità“, anche se Sellerio gli riconosce “rigore sabaudo e passione come pochi sanno fare”. Sono frasi che non necessitano di particolare commento. Solo oggi ha trovato smentita la bufala della sostituzione di Barbero dalla direzione di Rai Storia con il giornalista Mario Sechi. Nei giorni scorsi sui social è scoppiata l’indignazione per la cacciata di Barbero, noto per le sue idee nettamente di sinistra (ebbe la tessera del Pci firmata da Berlinguer, come lo storico di Vercelli ama orgogliosamente evidenziare). Ho delle riserve sul fatto che Barbero scorrazzi in tutte le età storiche con molta disinvoltura, ma è difficile disconoscergli capacità affabulatorie che piacciono tanto alla gente semplice che ama le solite vulgate. Barbero è infatti un grande divulgatore – come vide tanti anni fa Piero Angela – anche se è anni luce distante dalla profondità e dalla chiarezza non semplicistica di Paolo Mieli che, allievo di Renzo De Felice, fa trasmissioni esemplari proprio su Rai Storia in cui c’è sempre un confronto a più voci. Sechi non può neppure essere lontanamente paragonato a Mieli, ma non può neppure essere demonizzato per ragioni ideologiche: la sua simpatia politica non è legata ad un partito (fu persino candidato con Monti), ma il giornalista sardo si può considerare un moderato dotato di una certa cultura rispetto a tanti giornalisti di destra un po’ troppo ruspanti. Non sarebbe stato sicuramente adatto a dirigere Rai Storia con la quale per altro già collabora in una trasmissione economica. Il fanatismo politico oggi tende ad esaltare in modo acritico o a ghigliottinare in modo altrettanto aprioristico. In realtà la notizia era falsa, ma l’occasione per fare baccano è stata presa al volo. Se vogliamo rimanere su temi leggeri, leggo con sorpresa che a Racconigi, in provincia di Cuneo, il principe Emanuele Filiberto di Savoia parteciperà ad un convegno sul nonno Umberto, insieme allo storico che ha fondato e presiede una Consulta dei Senatori del Regno (sic) che sostiene il ramo Aosta della dinastia che contesta la legittimità storica dell’attuale pretendente e soprattutto di suo padre Vittorio Emanuele. E‘ un piccolo fatto di trascurabile entità che rivela anch’esso la confusione che regna dappertutto. La prima a farne le spese è la storia usata in modo strumentale come una clava per tutti i fini, anche quelli più impensabili, a sinistra e a destra.




