Iniziative a Casale Monferrato


Ciclicamente ritorniamo a parlare di grafica delle etichette discografiche, sapendo bene che nella seconda metà degli anni ‘60 negli Stati Uniti i loghi variavano incredibilmente, dalle fattezze spartane a soluzioni quasi artistiche e complesse, dalle scelte squadrate a toni perfino neoclassicheggianti e “retro”.
In quest’ultimo caso rientra pienamente l’etichetta “Paula Records” (sussidiaria di “Jewel Records”) dell’area di Shreveport (Louisiana), fondata da Stanley Lewis nel 1965; il logo è da sempre noto agli appassionati, dal momento che presentava caratteri assolutamente “retro”, con grafica quasi dai toni “liberty” e con una sorta di cammeo centrale e profilo femminile (con colori di fondo dal bianco al rosa confetto). D’altronde il nome si riferiva espressamente ad una donna, in particolare alla moglie Paula dello stesso Stanley Lewis, non di rado senza nemmeno l’indicazione “Records”. I generi coperti erano variegati (dal rock al rhythm&blues, al soul, al funk etc.) e l’attività (intensa fino almeno al 1973) si protrasse ulteriormente per decenni, finché il notevole catalogo venne rilevato nel settembre 2005 dalla compagine giapponese “P-Vine Records”, con estensione del mercato al sud-est asiatico.
Si può affermare che nell’ambito del garage rock l’etichetta “Paula Records” possa apparire marginale; tuttavia la qualità musicale delle incisioni ha fatto sì che vari 45 giri “Paula” siano tranquillamente entrati in “compilations” di garage rock, anche recenti.
Qui di seguito verranno elencati esclusivamente i 45 giri di surf, garage e psychedelic rock del lustro 1965-1970, con rilevante predominanza della produzione musicale del gruppo “The Uniques”, che con “Paula Records” vantò una solida collaborazione:
– THE UNIQUES “Not Too Long Ago / Fast Way Of Living” (219) [1965];
– THE UNIQUES feat. Joe Stampley “Too Good To Be True / Never Been In Love” (222) [1965];
– JOHN FRED “Fortune Teller / Making Love To You” (225) [1965];
– THE UNIQUES “Lady’s Man / Bolivar J” (227) [1965];
– THE UNIQUES “You Ain’t Tuff / Strange” (231) [1966];
– JOHN FRED “Sun City / Can’t I Get (A Word In)” (234) [1966];
– THE CHAPS “Forget Me / Tell Me” (236) [1966];
– TOM AND THE CATS “Walkin’ Man / Summertime Blues” (242) [1966];
– JOHN FRED “Leave Her Never / Doing The Best I Can” (244) [1966];
– THE UNIQUES “Run And Hide / Good Bye, So Long” (245) [1966];
– JOHN FRED & HIS PLAYBOYS “Outta My Head / Loves Come In Time” (247) [1966];
– THE CHAPS “Remember To Forget Her / You’ll Be Back” (250) [1966];
– TOM AND THE CATS “Nothing In This World / Good Good Lovin’” (253) [1966];
– THE BAD BOYS “Love / Black Olives” (254) [1966];
– JOHN FRED & HIS PLAYBOY BAND “Up And Down / Wind Up Doll” (259) [1967];
– FIVE BY FIVE “Shake A Tail Feather / Tell Me What To Do” (261) [1967];
– THE UNIQUES “Groovin’ Out (On Your Good Good Lovin’) / Areba” (264) [1967];
– THE SPECTRES “Psychodelic Situation / I Cried” (270) [1967];
– JOHN FRED & HIS PLAYBOY BAND “Agnes English / Sad Story” (273) [1967];
– THE UNIQUES “Every Now And Then (I Cry) / Love Is A Precious Thing” (275) [1967];
– ONE WAY STREET “Tears In My Eyes / I See The Light” (281) [1967];
– FIVE BY FIVE “You Really Got A Hold On Me / Harlem Shuffle” (283) [1967];
– FIVE BY FIVE “Fire / Hang Up” (302) [1968];
– JOHN FRED & HIS PLAYBOY BAND “Little Dum Dum / Tissue Paper” (310) [1968];
– FIVE BY FIVE “She Digs My Love / Ain’t Gonna Be Your Fool No More” (311) [1968];
– FIVE BY FIVE “Apple Cider / Fruitstand Man” (319) [1969];
– THE UNIQUES “Sha-La-Love / You Know That I Love You)” (320) [1969];
– FIVE BY FIVE “15 Going On 20 / Penthouse Pauper” (326) [1969];
– FIVE BY FIVE “Good Connection / Never” (328) [1970];
– FAMILY TREE “Electric Kangaroo / Terry Tummy” (329) [1970];
– OXFORDS “Come On Back To Beer / Your Own Way” (331) [1970];
– JOY “Get Outta My Mind / Your Mama” (341) [1970].
Gian Marchisio
“…alla Balena”, si usa dire, che il mondo sia quello teatrale o no. Ma Torino Spettacoli continua ad avere “ancora” bisogno di “quella roba lì” se anno dopo anno vede raddoppiare la propria fortuna e il successo che tocchi con le mani, i contatti con il suo pubblico, gli appuntamenti sold out che riempiono e accomunano la sala dell’Erba di corso Moncalieri come altresì gli spettacoli portati in giro nelle piazze che stanno al di là dei confini regionali – leggi dalla Calabria all’Abruzzo, dall’Emilia alla Lombardia (con la piazza milanese che non ti regala mai nulla!)? Fortuna e successo che quasi potresti farne a meno, ti verrebbe voglia di dire, tanto il terreno è stato coltivato – Gian Mesturino e Germana Erba hanno insegnato – con una tale passione e con una così alta professionalità, tanto è valido il panorama delle produzioni e delle ospitalità, tanto è efficace la “sorprendente capacità di comunicazione culturale” che si relaziona tra staff e pubblico, tanto è stato proficuo il passaggio di consegne, non soltanto familiari ma pure quelle nate e cresciute tra i compagni di lavoro che stagione dopo stagione si sono fatti conoscere, che quelli alla fine paiono del tutto scontati, verità sacrosante da buttarsi alle spalle. Per cui ritorna “la bella abitudine di andare a teatro”, e “la Balenina” di Giuseppe Erba, incancellabile mascotte, è pronta a ricominciare.

L’inizio è fissato per il sabato 4 ottobre con il Festival di Cultura Classica, stagione numero 27, efficace e seguitissimo patrimonio comico, tragico e processuale dell’antichità, autori del passato e ripropositori del presente, da Euripide a Cicerone a Plauto, da Marinelli a Mussapi a Colm Tòibin (sarà interessante vedere come, ricavando la vicenda dall’”Antigone” di Sofocle, il settantenne autore irlandese abbia raccontato con il suo “Pale Sister” la ribellione al tiranno dell’antica eroina con la prospettiva della sorella Ismene), dove il passato è lo specchio fattivo della nostra epoca, appuntamenti che vedranno la presenza della Compagnia Stabile come del Teatro Libero di Palermo e del Teatro Belli di Roma. Per tutti, attuali come non mai, “Non una di meno” dalle “Troiane” euripidee, la tragedia di donne perseguitate da una guerra feroce, là dove – oggi – Ecuba Andromaca Cassandra hanno nomi diversi e soffrono le medesime pene, mentre il versante della comicità e del divertimento sono assicurati dal “Soldato fanfarone” o dalla “Commedia delle 3 dracme” del commediografo latino per cui l’infaticabile Elia Tedesco è interprete e cura la regia con Girolamo Angione. Nomi e temi che avranno, per le repliche del mattino come serali, gli interessanti approfondimenti e la guida dei dibattiti del prof. Paolo Accossato.
Inseriti nelle differenti sezioni ospitate nella stagione di Torino Spettacoli, tra gli altri, “La scuola delle mogli” di Molière con Matilde Brandi, il Galà dei Germana Erba’s Talents (in programma al teatro Colosseo mercoledì 19 novembre alle ore 20,30), la riprese del successone “Verso l’ora zero”, a firma della regina del giallo Agatha Christie (novembre/dicembre) e dell’ormai collaudatissimo “Forbici follia”, immancabile appuntamento delle feste di fine anno, “Un giardino di aranci fatti in casa” per cui, nella veste di interprete e regista, Alessandro Marrapodi s’immerge nel mondo divertente ma altrettanto pensoso e critico della società targata a stelle e strisce di Neil Simon, ironia e sentimento ad accompagnare il rapporto padri e figli, da una parte una contagiosa vitalità e dall’altra la vita scialba di uno sceneggiatore che il pubblico pare aver dimenticato: un panorama inquieto in cui ci sarà spazio per un cambio di vita all’orizzonte. Miriam Mesturino riproporrà “La locandiera” (tra Natale e la Befana, teatro Gioiello) – in compagnia di Luciano Caratto e Marrapodi – e “Lapponia” – in compagnia di Sergio Muniz -, ovvero “una folle cena di vigilia al polo nord”, una lotta di coppie e non soltanto, aurore boreali e neve, trappole e bugie, con al centro la disastrosa affermazione rivelata a un pargolo di quattro anni che Babbo Natale non esiste! Non farlo assolutamente mai, o sono grossi guai in vista. A gennaio Paolo Triestino affronterà “Guanti bianchi” di Edoardo Erba, Max Pisu e Chiara Salerno li vedremo in “Sarto per signora” di Feydeau (febbraio) con divertimento assicurato.
Appuntamenti importanti, esempi di alta drammaturgia e di affreschi completi dell’animo e della condizione femminile, “Solo una donna, Felicia Impastato”, scritto e interpretato da Vita Villi e diretto da Miriam Mesturino, il ritratto di una donna che, nel piccolo comune siciliano di Cinisi, nel 1930, si ribella alla prepotenza dell’uomo che ha sposato, Luigi Impastato, vicino al boss Gaetano Badalamenti, “nella mia casa gli uomini di Cosa Nostra non devono entrare”, e difende il proprio figlio, il ribelle Peppino. Quando Peppino verrà ucciso e il suo assassinio verrà archiviato come un atto terroristico, Felicia userà tutta la caparbietà che le è propria per scoprire quella verità che altri le negano. E “Non fui Gentile, fui Gentileschi”, monologo interpretato da Debora Caprioglio, un assolo ambientato nello studio della pittrice seicentesca, a raccontare della perdita prematura della madre, del rapporto con il padre Orazio e il suo muoversi in un mondo d’arte dove erano esclusivamente gli uomini a farla da padrone, delle lezioni di Agostino Tassi che si tradurranno nella violenza e nel processo che coinvolgerà tutta Roma, del suo desiderio di affermarsi, imponendosi nel mondo e nella pittura (8 marzo 2026).
Giorgia Trasselli traccerà ancora un ritratto femminile, giunto all’ottavo anno di repliche sempre esaurite, “Alda Merini”, Elena Sofia Ricci metterà in scena “Mammamiabella”, un testo da lei
co-scritto, una commedia musicale intorno al tema della maternità che divertirà ogni famiglia. Franco Oppini e Pino Ammendola (anche autore e regista) sono gli interpreti di “C’eravamo tanto odiati” (28 e 29 marzo), ritornerà il successo di “Camere con crimini” con i beniamini Carlotta Iossetti, Andrea Beltramo ed Elia Tedesco (17 – 19 aprile), un triangolo amoroso e una serie di improbabili crimini, Melania Giglio proporrà un testo su “Marilyn” scritto da lei stessa. Sarà in finale di stagione interessante vedere “uno spettacolo blasfemo”, come forse potrebbe apparire “Il Protovangelo di Giacomo”, scritto e interpretato da Davide Diamanti, un avventurarsi nei vangeli apocrifi, dove “Maria è una mamma, Gesù un bambino capriccioso, Giuseppe un vecchio stanco della vita e di fare la professione del padre”. Le musiche sono di Fabrizio De André.
Elio Rabbione
Nelle immagini: Sergio Muniz e Miriam Mesturino interpreti di “Lapponia”, Debora Caprioglio nel monologo si Artemisia Gentileschi, “Verso l’ora zero” giallo di Agatha Christie e il successo della scorsa stagione “Camere con crimini”, in scena Carlotta Iossetti, Andrea Beltramo ed Elia Tedesco.
A cura di Giovanni Accornero e Duane Rosengard
Palazzo Madama
Corte Medievale
Piazza Castello – Torino
19 settembre – 23 novembre 2025
Immagini a uso stampa a QUESTO LINK
Il conte Cozio e il mito di Stradivari. Palazzo Madama Torino ph. Studio Gonella
Ricercare, interpretare ed esporre il patrimonio culturale, materiale e immateriale, con la partecipazione della comunità è uno dei ruoli essenziali di un Museo. E più che mai di un Museo Civico. Su queste basi Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica di Torino dedica una grande mostra a una straordinaria, ma ancora poco conosciuta, storia di eccellenza piemontese.
In occasione della celebrazione dei 270 anni dalla nascita del conte Ignazio Alessandro Cozio di Salabue, gli spazi della Corte Medievale ospitano una mostra organizzata insieme all’Associazione Il Salabue e curata da Giovanni Accornero e Duane Rosengard, che intende promuovere e divulgare al grande pubblico la figura di questo singolarissimo protagonista piemontese, nato a Casale Monferrato il 14 marzo 1755.
Il Conte Cozio fu il più importante tra i collezionisti e gli appassionati di strumenti ad arco del passato, affermandosi in seguito come il primo studioso capace di comprendere il valore della liuteria classica italiana – in particolare quella cremonese – e l’importanza dei segreti del “saper fare con le mani”, un patrimonio che già all’epoca stava gradualmente scomparendo. A differenza di altri collezionisti del tempo, mossi da principi puramente estetici, Cozio si distinse per un approccio consapevole e sistematico, ispirato da criteri di ricerca storica e scientifica. Il conte non si limitò, infatti, a raccogliere strumenti pregiati: egli ne indagò la provenienza, ne studiò le caratteristiche costruttive, confrontò le scuole liutarie, annotò osservazioni sulle tecniche degli autori, contribuendo alla definizione di un sapere che anticipa, in qualche modo, l’approccio organologico moderno.
La mostra si sviluppa attraverso l’affascinante, avventurosa e per certi versi incredibilmente “moderna” biografia del nobile e lungimirante collezionista, attraverso la selezione di 20 strumenti ad arco, tra violini e viole di eccezionale rilevanza storica, di cui 12 appartenuti al conte Cozio e molti dei quali esposti per la prima volta al pubblico.
Gli strumenti provengono, per la maggior parte, da collezioni e istituzioni private, quindi difficilmente accessibili al pubblico, affiancati da altri strumenti, non solo ad arco, che arricchiscono il corpus principale delle opere esposte, offrendo al visitatore una prospettiva più ampia sul contesto storico, culturale e musicale dell’epoca.
Il conte Cozio e il mito di Stradivari. Palazzo Madama Torino ph. Studio Gonella
La mostra
Per la prima volta nella storia giungono a Torino due importanti violini appartenuti ai virtuosi del Teatro Regio: il violino Antonio Stradivari costruito a Cremona nel 1718 (che Cozio descrisse nei suoi carteggi) appartenuto a Giovanni Battista Viotti e il violino Giuseppe Guarneri “del Gesù”, realizzato a Cremona nel 1736, appartenuto a Gaetano Pugnani. Entrambi sono presentati con le rispettive custodie originali e accompagnati dai ritratti dei due celebri violinisti. Tra questi spicca lo straordinario ritratto di Viotti eseguito dalla nota ritrattista francese Élisabeth Vigée Le Brun, considerato disperso nei primi anni del Novecento e recentemente riapparso sul mercato antiquario, per questa ragione esposto per la prima volta al pubblico.
La sezione più significativa della mostra è dedicata all’esposizione di dodici strumenti appartenuti al conte Cozio: sei violini e due viole di Guadagnini realizzati tra il 1773 e il 1776, il violino “Ames” di Antonio Stradivari (1734) e il celebre “Salabue” del figlio Francesco (1742), un violino di Nicolò Amati (1668) appartenuto a Carlo Francesco Cozio, padre del conte, e da lui ereditato, e infine il magnifico violino di Carlo Bergonzi, noto oggi come “Cozio-Tarisio”, realizzato a Cremona nel 1733, lo strumento preferito dal conte tra i cinque esemplari di Bergonzi in suo possesso.
Completano l’esposizione due violini dei fratelli Celoniato (Giovanni Francesco e Giovanni Giuseppe), quattro violini di Chiaffredo Cappa, una viola di Giacomo Rivolta, tre mandolini e una chitarra realizzati dai figli di Guadagnini: Giuseppe, Carlo e Andrea.
Il percorso espositivo è arricchito da un’installazione 3D interattiva intitolata “La forma del suono”, che consente ai visitatori di esplorare in dettaglio ogni componente del celebre violino “Salabue-Berta”, costruito da Giovanni Battista Guadagnini a Torino nel 1774 e presente in mostra. Grazie alle annotazioni organologiche redatte dallo stesso Cozio, sarà possibile entrare nel cuore della liuteria storica e comprendere a fondo le caratteristiche tecniche di questo iconico strumento.
In mostra anche oggetti e attrezzi provenienti dal “Fondo Stradivariano” e documenti originali d’archivio provenienti dal “Carteggio Cozio” che approfondiranno aspetti poco noti della figura del nobiluomo piemontese e dell’ambiente musicale in cui visse e sviluppò la sua passione per gli strumenti ad arco.
Bernardo Morera, Ritratto del Conte Ignazio Alessandro Cozio di Salabue, 1831. Ph. Studio Gonella
Il Conte Cozio di Salabue
L’attività di Cozio rappresenta uno dei primi casi in cui il collezionismo abbia assunto un’elevata dimensione culturale, fondata su criteri di selezione e conservazione, coerenti con una visione storicamente informata e scientificamente orientata. La sua passione, coinvolgente e intensa, fu vissuta e sviluppata in parallelo ad un’attività frenetica di commercio di strumenti ad arco, legata inscindibilmente ad una fitta rete di relazioni con mercanti, musicisti, studiosi e liutai dell’epoca, tra questi ultimi, principalmente, Giovanni Battista Guadagnini di cui Cozio fu il mecenate. Per avere una chiara dimensione della statura e dell’importanza di questo personaggio, è emblematico il fatto che nella sua collezione, tra i numerosi violini di Antonio Stradivari, fosse presente il celebre e leggendario “Messia”. Realizzato a Cremona nel 1716, questo straordinario strumento, oggi custodito presso l’Ashmolean Museum di Oxford, è tuttora considerato uno dei capolavori più celebri e meglio conservati del grande Maestro cremonese.
Sotto il profilo organologico, Cozio si rivelò un autentico visionario per l’epoca. Nel 1775, a soli vent’anni, acquistò da Paolo Stradivari, figlio di Antonio, l’intero fondo della bottega: un patrimonio di inestimabile valore che comprendeva le forme, gli attrezzi, i cartoni e i disegni preparatori utilizzati da Stradivari per costruire i suoi strumenti. Questo prezioso patrimonio di informazioni, si rivelò indispensabile per i suoi studi, contribuendo a preservare una parte fondamentale della memoria storica della tradizione liutaria cremonese. Grazie alla lungimiranza del conte Cozio questo patrimonio è oggi custodito presso il Museo del Violino di Cremona.

Al cinema Nazionale e al cinema Due Giardini
L’attrice Valeria Bruni Tedeschi incontrerà venerdì 19 settembre, al cinema Nazionale di via Pomba, al termine dello spettacolo delle 18.45, il pubblico che avrà assistito alla proiezione di “Duse” diretto dal regista Pietro Marcello e di cui lei è protagonista. In seguito si recherà al cinema Due Giardini per incontrare il pubblico nello spettacolo delle 21.
Valeria Bruni Tedeschi interpreta il personaggio leggendario di Eleonora Duse, che ha una formidabile carriera alle spalle che pare ormai conclusa. Nei tempi feroci che intercorrono tra la Grande Guerra e l’inizio del Fascismo, la Duse avverte un richiamo più forte di ogni rassegnazione e torna laddove la sua carriera è iniziata, sul palcoscenico.
Mara Martellotta
La stagione 2025/2026 dell’Accademia Stefano Tempia propone un viaggio musicale che intreccia radici e futuro, tradizione e innovazione, memoria e sperimentazione. Il 2025 si concluderà con le celebrazioni per i 150 anni dell’Accademia, la più antica associazione musicale del Piemonte, nonché la prima accademia corale nata in Italia, che culminano con la prima esecuzione in tempi moderni di opere di Stefano Tempia, custodite dal Fondo Tempia del Conservatorio di Torino. Il 2026 si concentra sulla vocazione più autentica dell’istituzione torinese: unire il patrimonio storico con le voci emergenti e le ricerche più contemporanee, dando spazio alle diverse sensibilità artistiche. Il percorso musicale alterna quindi repertori classici, composizioni contemporanee, giovani talenti e formazioni innovative, in un dialogo costante tra passato e presente.
Dai cori storici, come il francese Chœur Région Sud e il Coro della Società Corale Città di Cuneo, alle grandi opere sinfonico-corali del Requiem di Mozart e della grandiosa Fantasia Corale di Beethoven. Dalla musica cameristica a quella contemporanea, con le trascrizioni vocali di celebri brani pop tratti dai repertori dei Coldplay e degli ABBA. Fino ai progetti sperimentali, come l’incontro inconsueto tra il violoncello di Paolo Tedesco con l’Orchestra a Fiati Giuseppe Verdi della Città di Bra e il debutto torinese dell’Open Sax Quartet, in un programma dedicato alle colonne sonore.
“Questa Stagione – afferma Isabella Oderda, presidente dell’Accademia Corale Stefano Tempia – segna un passo importante per l’Accademia medesima. Allarghiamo i nostri orizzonti e intrecciamo nuove relazioni con il territorio e oltre i suoi confini, per portare la musica in spazi sempre diversi e raggiungere pubblici sempre più ampi. Crediamo che la musica sia un ponte che unisce, e vogliamo che la voce dell’Accademia risuoni non solo nei luoghi storici ma ovunque ci sia desiderio di condivisione, assecondando la nostra vocazione di promuovere la cultura corale come
esperienza viva e condivisa”.
“Abbiamo costruito una Stagione – spiega il direttore artistico e maestro del coro Luigi Cociglio – che è un vero viaggio tra radici e futuro. Ogni concerto è pensato come un incontro, un’occasione per scoprire che la musica, quando osa e dialoga, riesce sempre a toccare corde profonde
e inattese. Abbiamo scelto di affiancare capolavori immortali a progetti inediti e coraggiosi, convinti che sia proprio in questa alternanza che la musica rivela la sua forza: custodire la memoria, parlare al presente e aprirsi al futuro”.
Il concerto in programma, che inaugura la Stagione 2025/2026, “Rencontres”, è molto più di un evento musicale: è un simbolo di dialogo culturale e amicizia tra due tradizioni corali, quella francese e quella italiana, tra le più prestigiose d’Europa. L’incontro tra il Chœur Région Sud e il Coro dell’Accademia Stefano Tempia diventa occasione per riflettere sul valore sociale della musica come strumento di coesione e scambio, capace di superare ogni confine. Il programma offre uno sguardo affascinante su tre opere corali emblematiche, diverse per epoca e linguaggio, ma tutte profondamente legate allo spirito del loro tempo: Missa Pontificalis di Lorenzo Perosi, Gloria di Francis Poulenc, Gallia di Charles Gounod, presso il Conservatorio di Torino, sabato 11 ottobre.
“Armonie inattese” è un incontro fra mondi sonori lontani, eppure comunicanti, che abbatte le barriere tra generi e tradizioni, esplorando il potenziale espressivo del violoncello solista in dialogo inconsueto con un’orchestra di strumenti a fiato. Il cuore della serata è un manifesto dell’eclettismo musicale che rappresenta una sfida tecnica ed espressiva per il violoncellista Paolo Tedesco accompagnato dall’Orchestra a Fiati Giuseppe Verdi della Città di Bra: il *Concerto per violoncello e orchestra di fiati di Friedrich Gulda, pianista e compositore austriaco celebre per il suo spirito libero, capace di spaziare dal repertorio classico al jazz più irriverente. Accanto a Gulda, il programma propone le suggestioni orientali del Sherazade di Rimskij-Korsakov, un omaggio vivace alla danza popolare messicana Danzón n. 2 di Arturo Márquez e due capisaldi della musica americana del Novecento: un estratto dal West Side Story di Leonard Bernstein e Rapsodia in blu di Gershwin, simbolo musicale della modernità metropolitana, dove jazz e musica colta si fondono in un brillante affresco.
La musica diventa strumento di riflessione e inclusione nel concerto Melodie Intrecciate che ripercorre suoni, storie ed emozioni per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. il Coro femminile dell’Accademia Stefano Tempia, guidato dal Maestro Luigi Cociglio,con il contributo pianistico di Chiara Romanelli e la partecipazione del Coro di Voci Bianche Scuola Internazionale Europea “A. Spinelli” affronta un programma che attraversa stili e secoli: dalle raffinate armonie romantiche di Johannes Brahms e Gabriel Fauré, ai linguaggi contemporanei di Pau Casals, Bob Chilcott, Eric Whitacre, Ola Gjeilo e Karl Jenkins, fino alle trascrizioni vocali di celebri brani pop tratti dai repertori dei Coldplay e degli ABBA, con un momento speciale dedicato alla compositrice Mel Bonis, presso il Teatro Vittoria, lunedì 24 novembre.
Giovani Talenti in Concerto valorizza invece il talento emergente, testimoniando il legame tra formazione e professionalità artistica, elementi fondanti della missione culturale della Stefano Tempia. In collaborazione con l’Associazione De Sono, due giovani interpreti, Esther Zaglia e Alessandro Vaccarino, propongono tre sonate del repertorio cameristico novecentesco di Debussy, la Sonata in sol minore, di Respighi, la Sonata in si minore di Poulenc e la Sonata FP 119, presso il Teatro Vittoria, martedì 2 dicembre.
Il 2025 si concluderà giovedì 4 dicembre al Conservatorio di Torino con un ritorno alle origini “All’Ill.mo Sig. Tempia”, concerto dedicato al fondatore Stefano Tempia, con la prima esecuzione moderna di alcune sue composizioni sacre e sinfoniche, ritrovate e trascritte dal Fondo Tempia
del Conservatorio di Torino, quali la Sinfonia n. 1, il Magnificat e la “Messa Breve”. Partecipano il Coro dell’Accademia Stefano Tempia e l’Orchestra Melos Filarmonica. La trascrizione degli spartiti sarà, nel mese di novembre, al centro di un workshop con musicologi, storici ed esperti che ricostruiranno la figura e il ruolo di Stefano Tempia nel suo tempo e nel panorama musicale dell’epoca. La storia di Stefano Tempia, in forma romanzata, è infine il soggetto del libro “Il tempo di Stefano” di Antonella Manduca che sarà presentato in anteprima sabato 4 ottobre a Portici di Carta. Si tratta di omaggi che non guardano solo al passato, ma rilanciano la missione dell’Accademia nel segno della continuità e del futuro.
Mara Martellotta
Continua a Moasca, nella settecentesca Chiesa di “San Rocco”, il programma di “Terrazza Monferrato”. Terzo appuntamento dedicato alle “performing arts”
Sabato 27 settembre, ore 17,30
Moasca (Asti)
Dopo i successi delle prime due “puntate” tenutesi a luglio e ad agosto – prima e seconda tappa di “Terrazza Monferrato” – nel borgo astigiano di Moasca, sempre lì, nel suggestivo Comune incastonato fra i fiumi Belbo e Nizza e adagiato sulle lievi colline del Monferrato “Patrimonio Unesco”, fervono ormai, gli ultimi preparativi per salutare definitivamente l’estate con un nuovo appuntamento del progetto, in collaborazione con il Comune di Moasca e di “ART SITE FEST”, evento giunto ormai alla sua undicesima edizione e nato dalla brillante idea del curatore e critico d’arte (in passato anche Funzionario del “Ministero della Cultura”) Domenico Maria Papa, nato con l’obiettivo preciso di portare l’“arte contemporanea” nei luoghi più iconici della storia, della natura, del territorio e dell’impresa.
Il nuovo terzo imperdibile appuntamento sarà dedicato, sabato 27 settembre (ore 17,30) ai colori e alle “mirabilia” estetiche delle “performing arts”, in collaborazione con “INCANTI Rassegna Internazionale di Teatro di Figura”, che proporrà, nella settecentesca moaschese – tutta in cotto, con campanile e portico – Chiesa di “San Rocco”, pellegrino e taumaturgo francese (patrono, fra l’altro, dei cani e il più invocato dal Medioevo in poi come protettore dal terribile flagello della peste), una “performance” legata proprio alla figura del Santo (Montpellier, 1345-’50 – Voghera, 1376-’79) venerato dalla “Chiesa Cattolica” e “Patrono” di numerose città e paesi.
Titolo della performance “La noce e la castagna” (frutti tipicamente autunnali, simboli di protezione e fertilità, il primo, di sostentamento e generosità della natura, il secondo); un viaggio fra musica, parola e ombre di assoluta informalità cromatica e gestuale (giocata sui rossi e sui neri, sui gialli intensi e sui bianchi sfumati) alla scoperta della figura di San Rocco, “sospesa fra corpo e spirito, fra sangue e anima” in un racconto che trae ispirazione dalla tradizione popolare della figura del Santo. Le luci e le ombre di “Controluce Teatro d’ombre” (fondato a Torino nel 1994, con l’idea di unire, in un solo progetto artistico innovativo, musica pittura astratta e teatro d’ombre orientale), a cura del pittore spagnolo Jenaro Meléndrez Chas, accompagneranno gli interventi musicali dalle “Suite n.2” e “n.4” per “violoncello solo” di Johann Sebastian Bach, affidati alla giovanissima (“Conservatorio di Cuneo”) Sofia Artioli. Mentre la voce narrante di Alberto Jona – autore del testo, della drammaturgia e della regia – guiderà lo spettatore in una storia fatta di realtà e finzione, concretezza e immaginazione, per incontrare ancora una volta il Santo di Montpellier, nato con una croce rossa sul petto e figlio unico del ricco governatore della cittadina francese.
Il progetto è realizzato in collaborazione con il “Conservatorio Ghedini” di Cuneo.
“Il tema di quest’anno di ‘INCANTI’ – dicono gli organizzatori – è il corpo, affrontato in tutte le sue diverse declinazioni e possibilità espressive: dalla sessualità all’amore, dalla violenza alla cura della propria fisicità, dalla relazione fra corpo della marionetta e corpo dell’animatore, fino alla dialettica scottante fra intelligenza artificiale e corpo nella sua totalità”.
Un evento di indubbia suggestione, in cui l’aspetto sacrale abbraccia, nel suo comporsi, diverse forme artistiche di libera informalità, tese a creare dimensioni poetiche ed immaginifiche capaci di attrarre e racchiudere il pubblico in un impervio visionario labirinto di emozioni, incapaci di guidare alla “normalità” di facili vie o scappatoie d’uscita. E a immediati ritorni alle più semplici realtà del quotidiano.
G.m.
Nelle foto: “Luci e ombre San Rocco – Rosso”; “Luci e ombre San Rocco – Giallo”; Sofia Artioli al violoncello
Il contemporaneo e l’antico dialogano tra loro in una mostra d’eccezione che apre venerdì 19 settembre 2025, presso Palazzo Madama-Museo Civico d’Arte Antica, in piazza Castello, a Torino, dal titolo “Vedova Tintoretto in dialogo”. Curata da Gabriella Belli e Giovanni Carlo Federico Villa, l’esposizione è stata possibile grazie alla collaborazione tra il Museo Civico d’Arte Antica di Torino e la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova.
“Il progetto dell’esposizione prende avvio dalla straordinaria opportunità di ospitare a Torino una delle ultime opere della parabola umana e artistica di Tintoretto: l’Autoritratto del 1588, in prestito dal Musée du Louvre – ha dichiarato Massimo Broccio, presidente della Fondazione Torino Musei – si tratta di un progetto di grande qualità e conferma il ruolo di Torino Musei in quanto piattaforma attiva di promozione culturale. La mostra ci regala un percorso espositivo che sa mettere in parallelo le opere dei due maestri veneziani: Emilio Vedova e Tintoretto, a cui Vedova si ispirò per gran parte della sua opera”.
Un eccezionale percorso espositivo concepito per accostare l’arte di due grandi pittori veneziani, ciascuno tra i massimi interpreti della propria epoca. Jacomo Robusti, detto il Tintoretto ( Venezia 1518-1594) e Emilio Vedova (Venezia 1919-2006), letti in parallelo, così da affrontare lo sviluppo dell’opera di Vedova nel suo confronto con quello che è stato il suo maestro d’elezione, indagando similitudini e temi consonanti o contrastanti alla base delle singole scelte espressive. Tintoretto è stato fondamentale nella maturazione artistica di Vedova. La mostra di Palazzo Madama sottolinea l’impeto dell’articolato rapporto che lega i due artisti attraverso l’accostamento di capolavori del maestro rinascimentale e dell’artista esponente dell’informale.
“Questa mostra è la prima che si inaugura senza l’avvocato Alfredo Belli, che è stato presidente della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, recentemente scomparso, e che è stato anche l’artefice del mio coinvolgimento in questo progetto – dichiara la curatrice Gabriella Belli – Per la prima volta questa mostra delinea con estrema scientificità e cura i processi della formazione e il pensiero del giovane Vedova sui testi pittorici del Tintoretto. Il percorso, ordinato e visionario allo stesso tempo, proietta il pubblico nella piena maturità del pittore veneziano quando era ancora forte il debito verso la pittura incandescente e premonitrice di Tintoretto. L’intensità si coglie anche nella monumentale opera di Vedova intitolata “In Continuum”, cento e più tele, un lavoro unico, quasi un omaggio in felice competizione con lo sforzo creativo dei grandi teleri veneziani del suo profeta Tintoretto. Questa mostra mette in risalto anche l’ossessione di Vedova per l’autoritratto, sottolineando quanto quest’ultimo guardi al Tintoretto. Dal 1942 in poi il Tintoretto diventa una vera e propria scuola per Emilio Vedova, che vi si ispira per i parametri che riguardano la luce, l’ombra e la spazialità. Dal 1947 Vedova vira verso il concetto dell’astrazione, dove è oggi possibile cogliere l’anima della sua opera e di quella di Tintoretto”.
“Questo formidabile dialogo sul farsi dell’arte è stato fortemente voluto da Palazzo Madama – afferma il curatore della mostra Giovanni Carlo Federico Villa – per evocare il ruolo dei Musei Civici di Torino così come furono voluti e concepiti da Vittorio Viale, tra i più significativi direttori europei del Novecento. Viale ha portato a Palazzo Madama il Museo Civico e ha creato la GAM Galleria Civica d’Arte Moderna, una delle più importanti d’Italia. Infine ha strutturato con Luigi Carluccio delle mostre definibili epocali. Al magistero di Viale (1891-1977) questa mostra è dedicata. Una precisa riflessione sull’antico capace di generare il contemporaneo. È stato importante trovare in Tintoretto l’accostamento giusto per Emilio Vedova in quanto il primo ha accorpato la tecnica del disegno di Michelangelo al colore di Tiziano, esaltato nel corso dei secoli dal genio romantico dell’inglese Ruskin (1819-1900) ‘Non sono mai stato così completamente annichilito da una mente umana quanto lo sono stato oggi osservando Tintoretto’ e dalle penne di Goethe, Stendhal o Henry James”.
Emilio Vedova scriveva:”Tintoretto è stato una mia identificazione. Quello spazio appunto, una sede di accadimenti. Quella regia a ritmi sincopati e cruenti, magmatici di energie, di fondi interni di passioni, di emotività commossa […]”
Per Vedova, Tintoretto ha rappresentato la quotidianità di una consuetudine con chiese, scuole e palazzi di Venezia, in quanto autodidatta. Consuetudine che è stata fondamentale per trovare il proprio maestro, l’unico che è riuscito a rivelargli il segreto per trasformare la tecnica da strumento espressivo di belle forme in una lama affilata capace da incidere nella storia. Da Tintoretto trae ispirazione per temi e contenuti, ricava insegnamenti basilari per dominare lo spazio della tela, tradurre in colore la luce delle sue composizioni, modellare nel gesto rapido senza esitazione le forme, che scaturiscono dal suo nuovo segno che, già dal 1948, lascia da parte ogni tentazione figurativa per risolversi in astrazione, giungendo infine alla sequenza indimenticabile dell’opera “In Continuum”, “Compenetrazioni/traslati”, del 1987, a riprova di quanto l’incontro di una vita abbia reso grande anche il discepolo.
Info: palazzomadama@fondazionetorinomusei.it
Telefono: 011 4433501
Orari: Lunedì e da mercoledì fino a domenica 10-18 / martedì chiuso
Mara Martellotta
Alla Tenuta ‘Lago dei Salici’ il 26 Settembre. Biglietti su www.ticket.it. Aperta anche la prevendita telefonica.
Aperta la prevendita telefonica per facilitare l’accesso anche ai meno tecnologici all’anteprima nazionale del tour-evento ‘Stasera…che sera! 50th Celebration’ che partirà Venerdì 26 Settembre alle ore 21.30 dalla Tenuta ‘Lago dei Salici’ di Caramagna Piemonte (CN), a un passo da Torino, Cuneo e Asti.
Oltre a poter acquistare online i biglietti sul sito www.ticket.it, da questo momento e fino al giorno del concerto si potrà chiamare tutti i giorni 7 su 7 in orario d’ufficio dalle 9.00 alle 18.30 il numero 3297811407 che fornirà istruzioni per facilitare la prenotazione dei posti e garantirsi così l’accesso allo spettacolo con la possibilità di abbinare anche la cena prima dello show a un prezzo ridotto, proprio come già accade anche per chi prenota sul web.
Silvia Mezzanotte e Carlo Marrale, grandi protagonisti dell’evento, puntano infatti sulla Provincia Granda al confine con Torino per celebrare un anniversario degno di nota in ogni senso: culturale e musicale insieme.
I due celebri e stimati artisti – ex Matia Bazar entrambi, e fra i volti più iconici e riconoscibili della storia della band ligure – festeggiano infatti, con un tour-evento nazionale che partirà venerdì 26 settembre alle ore 21.30 dalla Tenuta ‘Lago dei Salici’ di Caramagna Piemonte, proprio i 50 anni di ‘Stasera che sera’, primo grande successo internazionale del famosissimo complesso musicale (mezzo secolo di vita anch’esso quest’anno esatto) che in passato li ha visti grandi protagonisti entrambi in due formazioni diverse.
Carlo Marrale dal 1975 al 1993, fondatore della prima ora e coautore di tutte le maggiori hit del gruppo, ex chitarrista ed ex storica voce maschile, ha vinto con loro Sanremo nel 1978 con ‘E dirsi ciao’.
Silvia Mezzanotte, invece, entrata nella band nel 1999 dopo Laura Valente (moglie di Pino Mango) e rimasta a fasi alterne fino al 2016, è salita con i Matia ben 4 volte in gara all’Ariston (vincendo un primo e un terzo posto). Indistintamente con Antonella Ruggiero, l’altra voce storica del gruppo, la sola con lei ad averli riportati sul podio del ‘Festival della Canzone Italiana’ nel 2002 con ‘Messaggio d’amore’, hit firmata da Piero Cassano e Giancarlo Golzi (che scelse proprio Silvia come solista della band, e cui era legatissimo da un rapporto umano e professionale di vera fratellanza).
Carlo Marrale e Silvia Mezzanotte saranno accompagnati sul palco da una strepitosa band di ottimi musicisti e hanno puntato sull’incanto della location ‘Lago dei Salici’ di Caramagna Piemonte per il debutto nazionale della loro nuova tournée insieme che toccherà i maggiori teatri italiani (21/11 Montecatini, 11 Gennaio Marano di Napoli, 16 Gennaio Foggia e via dicendo): ma solo dopo aver inaugurato il 26 settembre sera con la loro musica senza tempo l’inedita ‘Area Concerti’ da 1.200 posti, realizzata in occasione del 30° anniversario dell’event center per matrimoni fondato nel 1995 dalla coppia di imprenditori saviglianesi Domenico Pautassi e Giovanni Riggio.
A condurre e introdurre la serata Maurizio Scandurra, giornalista e opinionista de ‘La Zanzara’ di ‘Radio24’, e Giovanni Riggio, il frizzante ‘Capitano’ del ‘Lago dei Salici’ pronti insieme a regalare momenti di intrattenimento e simpatia al grande pubblico.