CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 151

In scena a San Pietro in Vincoli “Il borghese gentiluomo”

Per la stagione “Iperspazi” del cartellone condiviso di FTT-Fertili Terreni Teatro, da venerdi 16 a martedì 20 gennaio andrà in scena, in prima nazionale, a San Pietro in Vincoli , lo spettacolo “Il borghese gentiluomo”, progetto Crack 24, per una produzione A.M.A. Factory, interpretato da Alessandro Cassutti, Agnese Mercati, Federico Palumeri, Stefano Paradisi, Elia Tapognani, con la regia di Lorenzo De Iacovo. Primo degli incontri della rassegna “Alt più spazio”, approfondimenti di tre spettacoli in stagione realizzato dai ragazzi e le ragazze del collettivo Sampietriny, domenica 18 gennaio, dalle ore 16.30 alle 18, a ingresso libero su prenotazione, negli spazi di San Pietro in Vincoli è in programma l’evento dal titolo “Chè successo?”, dibattito in compagnia degli artisti di Crack 24 per riflettere sui temi dello spettacolo “Il borghese gentiluomo”. In che modo la ricerca del successo pervade le nostre vite ? Che cosa siamo disposti a fare per perseguirlo ? Cosa possiamo sacrificare per veder realizzato un sogno ? Queste sono alcune delle domande portate all’attenzione del pubblico della riscrittura molieriana, che i giovani sampietriny faranno proprie per un incontro/dibattito aperto in cui gli spettatori potranno confrontarsi con gli artisti.

L’adattamento di un classico del teatro come “Il borghese gentiluomo”, si sviluppa nella direzione  della commedia, riservando da un lato molto rispetto al testo originale, dall’altro arricchendo la partitura drammaturgica con scene tratte dal “Malato immaginario”. Si tratta di una scelta ponderata e assolutamente non casuale, motivata dal fatto che alcune scene del “borghese”, a partire dagli sviluppi del tema turco, risultano aggiunte successive dallo stesso autore, su richiesta di Luigi XIV, assecondando la modifica a commedia-balletto. Da queste premesse, l’obiettivo della compagnia è quello di mettere in luce il testo che Moliére aveva immaginato in origine, partendo da impianto e struttura delle sue grandi commedie di costume (Tartufo, Il misantropo, Don Giovanni), e al tempo stesso restituendo una versione fedele alla maturità della sua scrittura. Tema guida dell’adattamento sarà l’ossessiva scalata verso il successo, conservando il linguaggio di Moliére senza forzarlo verso un’eccessiva lettura contemporanea, che ridurrebbe il testo a semplice cronaca. La stessa parola “nobiltà”, termine centrale nel testo originale, arriva ad assumere valenze multiple, rivelandosi specchio delle nostre relazioni sociali e della società in cui viviamo. In estrema sintesi, il progetto punta a interrogare il contesto contemporaneo con le parole di Moliére, eredità che ci porta a considerare quanto tutto sia così vicino. Oggi, come allora, il singolo si muove in un mondo pieno di ricchezze, non solo materiali, restando intrappolato in una costante sensazione di inadeguatezza: la nostra è una continua ricerca a d’approvazione nello sguardo degli altri, poco importa se sconosciuti, incuranti di venire travolti da una bulimia di like.

La protagonista sarà Madame Jourdain, donna alla costante ricerca della perfezione, mentre Cleonte rappresenterà un carattere al cui interno sono riassunti il ruolo di fratello legatissimo alla giovane Jourdain e gli originali personaggi della moglie e della figlia. Da ultimo Dorimeme si trasformerà nell’essenza stessa del successo, assumendo un ruolo di maggiore fonte di ispirazione rispetto all’originale. Questo ribaltamento di genere e prospettiva, vedrà Jourdain di Moliére in tutta la sua genuina ricerca della felicità assumere le fattezze di una donna perennemente inadeguata, ogni giorno impegnata nell’affannosa ricerca a di immagini irraggiungibili, cercando il successo solo per poter essere finalmente guardata. Depositari di un approccio alla vita felicemente fallimentare, sarà capace di scuotere le coscienze e commuovere servendosi della risata come strumento di collettiva riflessione. Nel cuore di una società ossessionata dalla performance, il tutto si basa su una frenetica corsa all’automiglioramento. In questa affannosa ricerca, Jourdain sacrifica la propria felicità e consuma chi le sta vicino, mentre il successo rimane un orizzonte irraggiungibile. Lo spazio scenico è caratterizzato da una tensione costante tra il basso e l’alto, metafora e contrasto tra borghesia e nobiltà, tra punto d’origine e luogo d’arrivo. La scena è volutamente nuda, abitata da elementi essenziali , quali una poltrona o alcune sedie, che la trasformano in un luogo sospeso. Da questo spazio, i protagonisti guardano verso l’alto, verso una luce che filtra distorta dalla superficie dell’acqua e che nutre il loro desiderio di emergere. Da qui l’idea di una struttura sospesa che evoca la struttura di una superficie su cui si proiettano i sogni e le speranze di Jourdain. Si sentono voci provenire dall’alto, si respira l’aria rarefatta respirata dai nobili.

Biglietti: intero 13 euro se acquistato online – 15 euro in cassa la sera dell’evento – resta la possibilità di lasciare il biglietto sospeso tramite donazione online o con satispay, e di entrare gratuitamente per alcuni under 35 grazie ai biglietti messi a disposizione grazie alla collaborazione con Torino Giovani. I biglietti si possono acquistare sul sito www.fertiliterreniteatro.com.

Mara Martellotta

Riscoprire Petrolini, tra divertimento nonsense e un pizzico di pirandellismo

Al Gioiello, soltanto sino a domani 11 gennaio

Ettore Petrolini non fu soltanto l’inventore, tra teatro e cinema, di personaggi cresciuti nella sua Roma o di macchiette che vedevano la luce sui palcoscenici dei cafè chantant di inizio Novecento, Gastone o Nerone, Fortunello o Giggi er Bullo, di una caustica ironia che colpiva ovunque (“bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanto”), di parodie che attingevano dalla lezione classica per atteggiarsi alla comicità del nuovo autore (“Oh! Margherita” dal “Faust”), non fu soltanto il compositore e il cantante di “Tanto pe’ cantà” o l’autore con illustri colleghi dei versi maltusiani (“Petrolini è quella cosa/ che ti burla in ton garbato, poi ti dice: ti à piaciato? se ti offendi se ne freg”); a Petrolini non si devono soltanto i nonsense o la camuffata critica al regime che usciva fuori dal suo “Nerone” e dalla tiritera di “Grazie” e “Prego” che s’alternava tra il personaggio e il pubblico (anche se lui fu un fascista della prima ora), non fu soltanto l’autore che guardò ai Futuristi e l’uomo che si definì “estetico, asmatico, sintetico, simpatico, cosmetico”, o quello che a poche ore dalla morte ebbe a dire, ultimo graffio: “Che vergogna morire a cinquant’anni”. Questo e molto altro è stato Petrolini. È anche stato l’autore di una commedia bella e intima, dolce e amara, triste e divertente, “Chicchignola” (1931, ai teatri Argentina e Quirino, l’anno successivo venne portata a Parigi), che a fine anni Sessanta un applauditissimo Mario Scaccia riportò in scena, un successo alternato con molti altri per dieci lunghi anni e che oggi Massimo Venturiello porta – un altro vero successo, forse al nord di nicchio, per cui spiaceva veramente la sera della prima vedere uno scarso pubblico, che tuttavia ha ripagato la compagnia di risate e di applausi fuori misura – in tournée, in questi giorni al Gioiello (ultima replica domenica 11).

C’è modernità in questo testo e la bellezza variopinta della scrittura di un grande autore in un testo che si potrebbe definire “la tragedia di un uomo ridicolo”. Ma che ridicolo non è. C’è un carattere che travalica i confini della nazione, occupa altri paesi, senza la fatica dello spazio e del tempo. C’è la regia esatta di Venturiello, chiaramente anche interprete che s’arricchisce di gag e di occhi stralunati, che si costruisce a personaggio immenso, una regia che ritma lo spettacolo con un umorismo e di quel che non sciupa di eros casereccio e di un bel bagaglio di canzoni. Qualcuno ha detto la più bella commedia di Petrolini ed è probabilmente vero, con quel Chicchignola che ha perso il posto al ministero e s’ingegna nella vita e per la vita a girovagare per le strade della capitale con il suo carretto, a cui stanno appollaiati quei “giocarelli e palloncini” che lui costruisce e cerca poi di vendere. Una filosofia di vita (“il pensiero è l’unica proprietà, il resto non è mai completamente nostro”), la scoperta – anche qui – di un linguaggio nuovo, fatto di neologismi e inattese deformazioni della parola, invenzioni linguistiche che ancora oggi portano alla risata, una relazione con l’amante Eugenia che lo tradisce con Egisto, il migliore amico di Chicchignola, pizzicagnolo, portafoglio a fisarmonica per i soldi che fa con salumi e formaggi. Chicchignola sa, ha pirandellianamente capito il gioco (“questo vallo a dire a Pirandello”, cercherà ad un certo punto il protagonista il suo fil rouge con l’autore siciliano), anche lui è una sorta di Leone Gala, più popolare, nostrano, arrendevole ma non troppo, ma con il ragionamento altrettanto agguerrito. A Eugenia svelerà la dabbenaggine e la vigliaccheria di quello che fino a poco tempo prima gli è stato amico: e con distacco guarderà al tradimento di lei.

Nella duplice scena di Alessandro Chiti agisce, con il protagonista che si mostra davvero padrone di quell’essere umano in tutte le sue sfaccettature, un ottimo gruppo di attori, da Maria Letizia Gorga a Franco Mannella, da Claudia Portale a Elena Berera, tutti da segnalare, da successo incondizionato, anche splendide voci che piace apprezzare. Un successo che è stato sottolineato il 10 novembre quando, alla Camera, è stato conferito a Venturiello il Premio Petrolini, a rimarcare il legame che corre tra l’autore di ieri e l’attore di oggi.

Elio Rabbione

Con l’Orchestra Filarmonica di Torino Erica Piccotti in  “Dolci carezze” 

Sarà un viaggio tra armonie luminose e contrasti espressivi, quello che l’orchestra Filarmonica di Torino propone per il prossimo appuntamento concertistico intitolato “Dolci carezze”, in programma il 13 gennaio 2026, alle ore 21, presso il Conservatorio Verdi di Torino. Sul palco il primo violino Sergio Lamberto , in veste di maestro concertatore, guiderà l’orchestra affiancato dalla violoncellista Erica Piccotti, una delle giovani stelle della stagione “One Way Memories”. Talento precoce, premiata in numerosi concorsi internazionali, nel 2020 e stata Young Artist of the Year agli International Classical Music Awards. Picciotti svolge una intensa attività concertistica in Italia e all’estero. Insieme esploreranno un ologramma che unisce l’eleganza del classicismo viennese a una sorprendente incursione nella musica contemporanea. Il concerto si aprirà con la giovanile Sinfonia n.5 in si bemolle maggiore K22 di Mozart. Composta a soli 9 anni, mentre Mozart si trovava a l’Aia durante il gran tour della sua famiglia, l’opera è un distillato di freschezza e grazia che introduce l’ascoltatore nelle armonie pure e leggere del Settecento. A creare un audace e intenso contrasto, l’orchestra di Erica Piccotti eseguirà Hell 1 per violoncello e archi di Giovanni Sollima, tratto da Songs from the Divine Comedy. Questo brano, ispirato alla Divina Commedia di Dante, rappresenta un momento di espressione vivida e contemporanea, portando in secca sonorità ricche di pathos e forza drammatica, un linguaggio espressivo e senza filtri che dialoga con la classicità attraverso l’intensità emotiva. Il percorso prosegue con due capolavori di Haydn. La Piccotti tornerà sul palco per il Concerto n.2 in re maggiore per violoncello e orchestra Hob VIIb:2, uno dei concerti più amati del repertorio. Composto nel 1783, e destinato al primo violoncello del principe, il boemo Antonin Kraft, musicista dall’eccezionale talento, il concerto celebra la virtuosità lirica dello strumento in un contesto di serena architettura formale. Il programma si conclude con la Sinfonia n.44 in mi minore Hobi:44 Sinfonia funebre, che rappresenta un esempio eccelso del periodo “Sturm und drang” di Haydn, un’opera che unisce il tumulto e la tensione emotiva a una scrittura elegante, raggiungendo un’intensità che non scivola mai nella disperazione, ma mantiene un’atmosfera coinvolgente e solenne.

“Con OFT – commenta Erica Piccotti – porteremo nella sala del Conservatorio un programma coinvolgente. Eseguirò per la prima volta Hell 1 di Sollima, e seguo il suo lavoro sin da bambina, quando di nascosto, poiché troppo giovane, ascoltavo le sue lezioni ai corsi di perfezionamento dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. E poi il Concerto n.2 di Haydn, un brano noto e amato dai violoncellisti, quasi un banco di prova, perché è spesso richiesto nelle audizioni e nei concorsi di tutto il mondo. In questo brano Haydn, probabilmente con l’aiuto di Antonin Kraft, esalta con grande eleganza e gusto le qualità liriche e virtuosistiche dello strumento. In questi brani ci riflettiamo e ci troviamo ogni volta cambiati”.

Come da tradizione, ogni concerto si aprirà con una storia ispirata al brano musicale, scritto appositamente per OFT dal giornalista e musicista Lorenzo Montanaro. La lettura del testo che accompagna dentro la musica è affidata all’Associazione Liberi Pensatori Paul Valéry e all’Accademia di formazione teatrale Mario Brusa di Torino.

Il concerto del 13 gennaio è preceduto da due momenti di prova aperti al pubblico. L’Ochestra Filarmonica di Torino apre al pubblico per consentire di vedere gli artisti mentre studiano e si esercitano con il direttore, e il lunedì mentre eseguono la prova filata prima del concerto. La prova generale è in calendario il 12 gennaio, alle 18.30, presso il Teatro Vittoria di via Gramsci 4. La prova di lavoro di domenica 11 gennaio, dalle 10 alle 13, è in programma in via Baltea 3 nello spazio multifunzionale del quartiere Aurora. I biglietti sono in vendita presso l’Orchestra Filarmonica di Torino. Sono acquistabili su www.oft.it – 011533387-biglietteria@oft.it

Mara Martellotta

Foto Laure Jacquemin

Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia con l’esordio di Honek e Trpčeski

Venerdì 9 gennaio, alle 20.30, all’Auditorium Giovanni Agnelli di via Nizza 280, reduce dal trionfo con Myung-Whun Chung nel 2025, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia torna a inaugurare il nuovo anno di Lingotto Musica, questa volta sotto la guida dell’austriaco Manfred Honek, tra i più autorevoli della scena internazionale. Ex viola della Wiener Philarmoniker e assistente di Claudio Abbado, dal 2008 è direttore musicale della Pittsburgh Symphony Orchestra. Honek condivide il palco con il pianista macedone Simon Trpčeski, solista di levatura internazionale, apprezzato non solo per la sua tecnica impeccabile, ma anche per l’impegno a favore dell’immagine culturale del suo Paese, all’esordio al Lingotto. Si tratta di un doppio debutto nel segno di un repertorio romantico che comprende l’Ouverture dall’Oberon di Weber. L’Oberon di Weber è un’opera romantica in tre atti, otto scene e ventuno numeri, con libretto in lingua inglese del drammaturgo James Plaché, ispirata al poema omonimo di Cristoph Martin Wieland, a sua volta basato sulle canzoni di gesta francesi. Nel periodo di composizione dell’opera, Weber, affetto da tubercolosi, studiò intensamente la lingua inglese per rendere il testo più completo, ed ebbe uno scambio di corrispondenza con il librettista per provare a modificare la natura del testo, molto diverso dalla tipologia di opera tedesca da lui utilizzato fino a quel momento. La prima avvenne il 12 aprile 1826, ed ebbe esito trionfale, con grande richiesta di bis dell’Ouverture. Seguirà il Concerto n.1 per pianoforte di Čajkovskij, composto tra il novembre 1874 e il febbraio 1875, eseguito per la prima volta alla Boston Music Hall di Boston, con Hans von Bülow al pianoforte, uno dei concerti pianistici più eseguiti in tutto il mondo, celebre per la sua grandezza monumentale, il più noto dei tre composti da Čajkovskij. A conclusione, l’Ottava Sinfonia di Dvořák, detta “Inglese”, tra le sinfonie meglio riuscite del diciannovesimo secolo, la più influenzata dalla musica popolare boema. La prima avvenne a Praga il 2 febbraio 1890.

Auditorium G.Agnelli, via Nizza 280, Torino – venerdì 9 gennaio 2026, ore 20.30.

Mara Martellotta

Atteso ritorno di Angela Hewitt con un recital tutto bachiano

Giovedì 15 gennaio prossimo, alle ore 20.30, nella Sala 500 del Lingotto, in via Nizza 280, atteso ritorno di Angela Hewitt, dopo il fortunato debutto della scorsa stagione con le “Variazioni Goldberg”. Ritorna a interpretare le pagine del compositore a cui ha consacrato la sua carriera con esecuzioni integrali e una miriade di progetti. Per il secondo appuntamento dei pianisti del Lingotto, la pluripremiata canadese guiderà il suo pubblico nei meandri dello sterminato catalogo di J.S. Bach. Il programma disegnerà un raffinato gioco di Intrecci che mette in luce la pluralità dei modelli informali e stilistici di cui il “Cantor di Lipsia” trae ispirazione, ricomponendoli con coerenza e profondità creativa. Il programma proposto da Angela Hewitt, nata in una famiglia di musicisti nel 1958, è che ha iniziato a studiare pianoforte a 3 anni, organista della Christ Church Cathedral di Ottawa, si articola in un affascinante itinerario alla scoperta del genio creativo di Bach, capace di spaziare dal rigoroso contrappunto ad audaci virtuosismi, e di assimilare la varietà degli stili europei in un linguaggio unitario grande profondità intellettuale. Dalla Toccata in re maggiore BWV 912, ancora legata alla tradizione nord tedesca dell’improvvisazione virtuosisitica e del libero alternarsi di sezioni rapsodiche e contrappuntistiche, si passa all’eleganza coreutica della Suite francese n.5 BWV 816, esemplare assimilazione del gusto galante francese filtrato attraverso una raffinata scrittura polifonica. La Fantasia cromatica e Fuga in re minore BWV 903 rappresenta uno dei vertici dell’espressività bachiana per tastiera, per audacia armonica e tensione drammatica, risolta nel rigore della Fuga. La Partita n.5 BWV 829 amplia l’orizzontale delle forme di danza con una concezione di ampio respiro in cui virtuosismo e densità contrappuntistica convivono in perfetto equilibrio. Con il Concerto italiano BWV 971 Bach reinventa sulla tastiera l’energia del concerto solistico vivaldiano, facendo dialogare tutti senza bisogno dell’orchestra. A coronamento del percorso sarà il Preludio e Fuga in la minore BWV 894 che offrirà una sintesi magistrale tra eloquenza improvvisati a e rigore formale.

Biglietti: online su Anyticket o presso la biglietteria di Lingotto musica. Orari sul sito.

Mara Martellotta

“Buon compleanno Forte di Bard”

Il nuovo anno segna il ventennale del recuperato “Forte” valdostano che, per l’occasione, esporrà il “San Giovanni Battista – Borghese” del Caravaggio

Martedì 13 gennaio 2026

Bard (Aosta)

Considerato oggi il “nuovo” polo culturale delle Alpi Occidentali, il complesso del “Forte” e del “Borgo di Bard” vanta una lunga, importante storia che arretra nel tempo fino al II millennio a. C. (per quanto riguarda le prime tracce in loco di “cultura materiale”) per passare via via, attraverso la fortificazione vera e propria della “rocca”, in epoca preromana, fino al passaggio diretto (1242) al dominio sabaudo con Amedeo IV di Savoia, diventando infine nel 1661 un vero e proprio Presidio delle forze del “Ducato” con Carlo Emanuele II. Un ampio arco temporale, dal “Castello medievale” alla “Fortezza sabauda”  che ne ha viste di “ogni”: memorabile in particolare la resistenza opposta a Bard dall’esercito di Vittorio Amedeo II alle truppe francesi nel 1704, nel corso della guerra di “successione spagnola”, e nel 1800 il distruttivo passaggio di Napoleone con l’“Armèe de Reserve” (di cui fece parte anche Henry Beyle, più noto sotto lo pseudonimo di Stendhal) e alla sua riedificazione voluta da Carlo Felice (e durata otto anni, dal1830 al 1838) affidata a Francesco Antonio Olivero, sotto la supervisione (da lui assai poco gradita!) dell’allora giovane Tenente del Genio, Camillo Benso Conte di Cavour. Da allora molteplici sono stati gli interventi architettonici utili ad ampliare e a potenziare le strutture difensive della “Fortezza”, seguiti da un lungo periodo di abbandono, durato fino al 1975 allorché, dismesso dal demanio militare, il “Forte” fu acquisito nel 1990 dalla “Regione Autonoma Valle d’Aosta”, con la gestione dal 2005 dell’“Associazione Forte di Bard”, cui si deve, dopo imponenti interventi di recupero durati dieci anni, l’apertura al pubblico. Era il 13 gennaio 2006. Un venerdì. Da allora sono trascorsi vent’anni di assiduo, proficuo e prezioso lavoro culturale. Vent’anni che l’“Associazione Forte di Bard” intende celebrare con una suggestiva “serata – evento” programmata proprio per il prossimo martedì 13 gennaio 2026.

Nell’occasione sarà presentato in anteprima il progetto “Capolavoro al Forte” che vedrà alternarsi ogni anno, sino al 2028tre grandi capolavori dell’arte italiana all’interno dell’ “ex Cappella militare”. Il progetto nasce dalla volontà di valorizzare opere uniche, che raccontano non solo il genio di Maestri italiani, ma anche storie e iconografie eccezionali. Il primo capolavoro porta la firma di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio (Milano, 1571 – Porto Ercole, 1619): il “San Giovanni Battista – Borghese”. Un’opera intensa che racconta la maturità dell’artista (fondatore della “Corrente naturalistica moderna”, in contrapposizione a “Manierismo” e “Classicismo” e precursore della sensibilità barocca), ma soprattutto il “pathos emotivo” che la contraddistingue. Una rappresentazione inedita del “San Giovanni” (datata 1610) che doveva raccontare la sua redenzione e che invece l’ha accompagnato nel suo ultimo viaggio verso la prematura morte.

L’opera verrà “svelata” al pubblico, dopo gli interventi delle Autorità locali, proprio il prossimo martedì 13 gennaio (ore 20,30), in occasione della “serata-evento”, programmata per il ventennale dell’apertura al pubblico del “Forte” e resterà esposta per ben quattro mesi, da mercoledì 14 gennaio a lunedì 6 aprile prossimi. Per partecipare è necessario compilare il “form online” disponibile sul sito www.fortedibard.it sino ad esaurimento dei posti disponibili. Dopo la visita al Caravaggio, la serata proseguirà con il taglio della torta del ventennale e con un brindisi accompagnati dal dj set firmato “Radio Monte Carlo” con la partecipazione dello speaker Marco Porticelli.

Il ventennale sarà poi caratterizzato da una serie di appuntamenti tematici accompagnati dal logo celebrativo dei “20 Anni”. Ogni mese sarà connotato da un tema legato agli ambiti di interesse in cui opera il “Forte” e attorno al quale verranno organizzate iniziative ed eventi satellite.

“Per onorare nel migliore dei modi questa tappa importante della seconda vita del Forte di Bard, trasformato da fortezza di difesa a luogo di arte e cultura – spiega la Presidente, Ornella Badery – abbiamo pensato ad un artista capace di esprimere in modo significativo e universale la qualità e l’importanza delle opere che dal Rinascimento all’epoca moderna il mondo ci invidia; la risposta unanime nella scelta è stata Caravaggio. Ringrazio la ‘Galleria Borghese’ di Roma e la sua direttrice Francesca Cappelletti per la disponibilità e la collaborazione prestate”.

Nella giornata di martedì 13 gennaio il “Forte di Bard” modificherà il suo abituale orario di apertura: mostre e musei saranno aperti dalle ore 14 alle 18 (la Biglietteria chiuderà alle 17).

Gianni Milani

Nelle foto: Forte di Bard, oggi (Ph. Roberto Roux); la presidente Ornella Badery

In mostra a Carmagnola gli scatti di Carlo Avataneo

Venerdì 9 gennaio, alle ore 18, nella chiesa di San Rocco, a Carmagnola, verrà inaugurato un viaggio per immagini lungo quattro decenni. L’esposizione celebra i quarant’anni del calendario Avataneo 1987-2026, progetto editoriale nato per valorizzare la ricchezza diffusa del patrimonio piemontese attraverso una fotografia di altissima qualità. L’edizione del quarantennale non poteva che rendere omaggio al capoluogo, Torino. Il calendario 2026 è dedicato infatti a “Le piazze di Torino”, un racconto visivo che esplora il cuore pulsante e architettonico della città. A sottolineare la qualità e il valore culturale dell’opera, vi è la presentazione firmata da Aimaro Isola, architetto di fama internazionale che accompagna gli scatti di Avataneo offrendo una lettura profonda degli spazi urbani torinesi. La mostra di Carmagnola mette in luce il legame tra l’opera di Avataneo e il territorio metropolitano che, da decenni, sostiene e patrocina l’iniziativa.

“Le immagini di Avataneo hanno toccato spesso temi a noi cari, come dimostra l’edizione del 1994 dedicata alla millenaria abbazia di Novalesa, patrimonio di Città Metropolitana di Torino, che proprio quest’anno compie 1300 anni di storia dalla sua fondazione  – sottolinea il Vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo – curata dallo stesso Carlo Avataneo, già docente di lettere, giornalista e fotografo pluripremiato, la mostra ripercorre l’evoluzione di un archivio fotografico unico. Il calendario è apprezzato non solo per il suo valore artistico, ma anche per l’impeccabile cura tipografica, ed è patrocinato da Fiaf, Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino, Paesaggi vitivinicoli di Piemonte, Langhe, Roero e Monferrato, Slow Food Italia, Ordine dei Giornalisti del Piemonte e Associazione Dimore Storiche Italiane.

L’esposizione, a ingresso libero, sarà visitabile nei fine settimana di gennaio.

Date apertura: 10-11/ 17-18/ 24-25 gennaio – orari dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.30

Mara Martellotta

Prosegue “Oltre la moda”: Helmut Newton e Federico Scianna

Continua nel 2026 il programma di incontri pubblici dal titolo “Oltre la moda” curato da Monica Poggi e Fondazione Artea, che accompagna i visitatori alla scoperta di due grandi progetti espositivi, quello di Helmut Newton “Intrecci”, al Filatoio di Caraglio, e di Ferdinando Scianna “La moda, la vita” alla Castiglia di Saluzzo.

Dopo i primi tre appuntamenti del 2025, il nuovo anno offrirà nuove e imperdibili occasioni di dialogo con esperti di fotografia, moda e cultura visiva per leggere e contestualizzare il lavoro di due autori e riflettere sull intersezioni tra fotografia, produzione, collezionismo e società contemporanea. Venerdì 16 gennaio, alle ore 18, presso il Museo Lavazza di via Bologna 32, avrà luogo l’incontro “Costruire un’identità visiva”, il dialogo tra fotografia e mondo industriale, in una location in grado di contestualizzare al meglio questo rapporto. La sede scelta oer questo evento rappresenta questa alleanza, andando ad evidenziarne la ricchezza identitaria. In occasione dell’evento verranno presentati gli scatti di Helmut Newton e Ferdinando Scianna per gli iconici calendari Lavazza del 1993, 1994 e 1996 con approfondimenti di Matthias Harder, curatore e direttore della Fondazione Helmut Newton, Marco Amato, direttore del Museo Lavazza, Monica Poggi, storica della fotografia e Davide De Luca, direttore della Fondazione Artea. Seguirà un’esclusiva coffee experience guidata dai coffellier del Museo. La partecipazione è gratuita con prenotazione obbligatoria su https://www.ticketlandia.com/m/event/talk-costruire-identita-visita.

Lunedì 19 gennaio, alle ore 21, sarà il Cinema Magda Olivero di Saluzzo, in via Palazzo di Città 15, a ospitare la proiezione del docufilm “Ferdinando Scianna – il fotografo dell’ombra”, diretto da Roberto Andò” e presentato alla Mostra cinematografica della Biennale di Venezia. Il film esplora la vita e la carriera di Scianna, coinvolgendo molti di coloro che ne hanno fatto parte, tra colleghi e amici di gioventù. Al termine della proiezione si potranno approfondire temi emersi dalla visione grazie alla presenza sul palco di Roberto Andò, del fotografo Ferdinando Scianna e del diretto della Fondazione Arte Davide De Luca. L’evento è in collaborazione con l’associazione Ratatoj APS nella rassegna Lunedì Cinema 2026.

Ingresso libero fino a esaurimento posti – apertura al pubblico dalle ore 20.30.

La mostra di Helmut Newton, “Intrecci”, presso il Filatoio di Caraglio, è visitabile fino all’1 marzo 2026 e giovedì e venerdì dalle 15 alle 19, il sabato, la domenica e i festivi dalle 10 alle 19. Il progetto “Ferdinando Scianna – la moda, la vita” alla Castiglia di Saluzzo, in piazza Castello 1, curato da Denis Curti, è promosso dal Comune di Saluzzo e da Fondazione Artea, reso possibile anche grazie al supporto del Museo Lavazza, di Confindustria Cuneo, di Fondazione Amleto Bertoni e con il contributo della Atl del cuneese e il patrocinio della Provincia di Cuneo. Aperta fino all’1 marzo prossimo, il venerdì dalle 15 alle 19, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 19.

Info: visitare il sito www.fondazioneartea.org

Mara Martellotta

Un viaggio tra scienza, stelle e immaginazione: “Lampi di genio”

Con Katia Capato, in scena presso la Sala Scicluna

Sabato 17 gennaio alle 17.45, e domenica 18 alla medesima ora, nella Sala Scicluna di via Renato Martorelli 78, a Torino, per la stagione eventi 2025/2026 “Nove di coppe”, andrà in scena la pièce teatrale “Lampi di genio”, scritto, creato e interpretato da Katia Capato. Si tratta di un viaggio teatrale che attraversa le epoche e le stelle narrando l’incontro immaginario tra una bambina e alcuni delle menti più luminose della storia: Ipazia, Nicola Tesla, Konstantin Ciolkovskij, Katherine Johnson e Samantha Cristoforetti. È attraverso questi incontri che la bambina, invisibile al pubblico ma presente in scena nei gesti e nelle trasformazioni, trova il coraggio di domandarsi chi è e cosa ama fare. La voce di Ipazia guida il racconto come un’eco antica che attraversa secoli di pensiero libero e lotta al fanatismo. Con la sua lucidità apre la strada a Tesla, genio elettrico inquieto che plasma lampi sospesi tra poesia e follia. Arriva poi Ciolkovskij, il sognatore del cosmo, autodidatta, che dalla sordità seppe alzarsi fino a immaginare i razzi e il viaggio interplanetario. Katherine Johnson porta in scena l’intelligenza rigorosa, il talento matematico e la dignità di una donna e madre afroamericana che ha scritto equazioni capaci di condurre l’umanità fino alla luna. Infine emerge una voce dal presente, quella di Samantha Cristoforetti, cala e di guardare la Terra dall’alto e restituirci l’unità dell’essere umano oltre ogni confine. Tutte queste figure offrono una sola domanda: cosa ti piace fare?

La bambina risponde con il teatro, trasformando ogni fragilità in energia creativa. Il racconto culmina in un incontro cosmico tra Ipazia e AstroSamantha, dove si rivela una percezione originaria, quella del Big Bang, scintilla iniziale e simbolo di una possibilità infinita.

Le repliche saranno anche in programma l’11 aprile alle ore 17.45 è il 12 aprile alla medesima ora.

Durante lo spettacolo sono presenti luci intense e effetti strobo.

Gian Giacomo Della Porta

Santibriganti, “Le avventure di Pinocchio”

Dopo la pausa natalizia, riprende “Soffia nel vento”, la stagione teatrale di Santibriganti nei teatri civici di Caraglio, Busca e Dronero. L’11 gennaio, al teatro civico di Caraglio, alle 16.30, in occasione del bicentenario della nascita di Carlo Collodi, andrà in scena lo spettacolo “Le avventure di Pinocchio”, con Amandine Delclos, le musiche originali di Sandro Balmas e testo e regia di Livio Viano. Lo spettacolo, andato in scena su diversi palchi internazionali, che unisce poesia scenica e gioco teatrale in una forma coinvolgente e limpida, sarà in grado di incantare grandi e piccini.

“Qui comincia, aprite l’occhio, l’avventura di Pinocchio, burattino famosissimo per il naso arcilunghissimo!” – così si apre la filastrocca di Gianni Rodari, che restituisce con ritmo e fantasia la storia del più celebre burattino del mondo, un racconto senza tempo capace di parlare a tutte le generazioni.

La stagione teatrale “Soffia nel vento” è dedicata a Bob Dylan, un desiderio tenace di pace, qualcosa che continua a soffiare nel vento anche quando sembra fragile. Il teatro viene considerato luogo di civiltà e tende naturalmente alla pace, invitando a capire e cogliere le differenze. La nuova stagione vipuole costruire un dialogo reale tra scena e pubblico, mostrando come il teatro possa diventare spazio di reciproca comprensione, e il cartellone alterna imp3gno e leggerezza, accogliendo compagnie radicate nel territorio ed einterpreti che hanno fatto della leggerezza una cifra distintiva. Santibriganti Teatro continua il proprio lavoro inclusivo nelle vallate cuneesi con una stagione curata e attenta alla varietà dei linguaggi teatrali.

Info e biglietti: online su www.ticket.it

Mara Martellotta