Cosa succede in città- Pagina 501

Torino pulita, ecco la campagna rivolta ai padroni dei cani

“Raccoglierla non sarà un piacere, ma pestarla è molto peggio!”. Con questo slogan Amiat – Gruppo Iren, in collaborazione con la Città di Torino, ha scelto di riportare l’attenzione sul problema dell’abbandono delle deiezioni canine

 

Parte in questi giorni la campagna di comunicazione che la società ha promosso per richiamare i padroni degli animali a quattro zampe ad un comportamento semplice quanto fondamentale per permettere a tutta la comunità di vivere in una città pulita: raccogliere le deiezioni del proprio cane. Il visual scelto è un fumetto spiritoso, con una cane che, lasciato il proprio “ricordino”, viene condotto via dal proprio padrone, proprio ad evidenziare che la negligenza è solo dell’uomo, non di certo dell’incolpevole animale. Il linguaggio è spiritoso e vuole far sorridere, lanciando tuttavia un messaggio serio su un tema molto sentito dalla cittadinanza.   La campagna si articola su diversi media, una diversificazione dettata dalla volontà di raggiungere il target più ampio possibile, cioè tutti i padroni di cani che vivono a Torino: nei primi 20 giorni di luglio, infatti, il messaggio apparirà con spazi dedicati sui principali quotidiani torinesi e nella affissioni interne degli autobus in servizio su 50 linee cittadine. Per coinvolgere specificamente i destinatari primari della campagna, cioè i padroni dei cani, sono state prodotte card e locandine che saranno distribuite gratuitamente in un centinaio di negozi di articoli per animali e nei punti informativi della Città (tra cui Circoscrizioni e biblioteche civiche).

 

“Oltre ai quotidiani compiti di pulizia e raccolta rifiuti – ha detto l’Amministratore Delegato di Amiat Gianluca Riu – la nostra azienda è impegnata in attività di comunicazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini affinché gli stessi contribuiscano, con la propria condotta, a mantenere una città pulita e ordinata a beneficio di tutti. Questa campagna, che abbiamo voluto realizzare in modo divertente e spiritoso, pone l’attenzione su un problema, che soprattutto in estate, genera molto disagio e fastidio”.

 

 

“Gli spazi pubblici sono beni comuni la cui cura è compito di tutti – afferma l’assessore all’Ambiente della Città di Torino, Alberto Unia -. Raccogliere le deiezioni del proprio cane è un atto di rispetto della comunità e di amore verso la città: un semplice gesto che può fare la differenza. Pensare al marciapiede come a un pezzo della propria casa, come a qualcosa di proprio da proteggere e tenere in ordine, è il modo migliore per restituire alla nostra città un’immagine consona alla sua bellezza e al suo fascino, in ogni angolo del suo territorio”.

“Il museo della Resistenza deve continuare a vivere”

La situazione del Museo Diffuso della Resistenza di corso Valdocco rischia di passare da critica a drammatica per la mancanza di adeguate risorse, e dopo il grido d’allarme di Pietro Marcenaro – che nelle scorse settimane aveva richiamato l’attenzione rassegnando le dimissioni da presidente del Museo –  ora è l’accorato appello del mondo culturale torinese a chiedere un intervento a sostegno di questa importante realtà
 Sono decine – da Aldo Agosti a Giancarlo Caselli, da Marco Revelli a Bruno Segre, Alberto Sinigaglia, Sesa Tatò, Diego Novelli, Tullio Levi, Luciano Violante, Vladimiro Zagrebelsky e tanti altri – le personalità che hanno sottoscritto il documento in cui si sottolinea come il Museo realizzi “ quotidianamente un’opera di ricostruzione storica e di memoria che ha consentito di trasmettere a intere generazioni conoscenza della storia del Paese e dei valori della Resistenza e della Costituzione “. Per questo, scrivono “non possiamo tacere la nostra preoccupazione di fronte al rischio che l’attività del Museo della Resistenza venga compromessa dalla insufficienza di risorse e dal venir meno dell’indispensabile sostegno delle istituzioni”. Ed è a queste ultime che si rivolgono affinché assicurino, come è avvenuto fino ad oggi, “il sostegno e le risorse necessarie alla continuità operativa del Museo e delle sue attività”. Ma l’appello è rivolto anche ai cittadini, all’intera società torinese e ai suoi tanti mondi perché “con generosità vogliano contribuire, aderendo alla sottoscrizione di fondi che, come firmatari di questo appello, sentiamo la responsabilità di promuovere e di sostenere noi per primi”. Il Museo Diffuso della Resistenza, della deportazione, della guerra, dei diritti e della libertà , è stato inaugurato 14 ani fa – il 30 maggio 2003 –  presso il settecentesco palazzo juvarriano dei “Quartieri Militari“, in corso Valdocco a Torino. Nel tempo, il museo ha  valorizzato i luoghi della memoria, offrendo al pubblico l’opportunità di cogliere lo stretto rapporto fra storia e territorio, ha promosso un’intensa attività culturale ed educativa, comunicando ai giovani il senso e il valore di un momento fondante della nostra storia. Per chi volesse aderire, i contributi potranno essere versati con bonifico bancario intestato a: Associazione Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà, Banca Prossima – IBAN IT80 Q033 5901 6001 0000 0019 375, oppure direttamente dalla pagina web:

TORINO E KYOTO PIÙ VICINE NELLA FORMAZIONE E NELLA RICERCA

Nuovi materiali e biotecnologie, architettura, design, riprogettazione e sviluppo urbano: sono questi i temi su cui si focalizzerà la collaborazione tra Politecnico di Torino e Kyoto Institute of Technology – KIT (Kyoto, Giappone), grazie a un memorandum of understanding siglato oggi a Torino dal Rettore Marco Gilli e dal Presidente KIT Masao Furuyama

 

Torino e Kyoto saranno quindi più vicine, grazie allo scambio di studenti dei corsi di laurea magistrale e dottorato di ricerca e a iniziative di formazione congiunte, come summer school dedicate a temi di grande attualità. Gli studenti avranno anche la possibilità di svolgere periodi di tirocinio nei due Paesi.

Dal punto di vista della ricerca, l’accordo propone la partecipazione congiunta a bandi e la realizzazione di progetti congiunti di frontiera relative alle tematiche che animano l’accordo. In più, la partnership prevede l’istituzione di un Centro congiunto di ricerca e formazione, che diventerà una vera e propria piattaforma nella quale convergeranno ricerca, formazione e trasferimento tecnologico, con due sedi fisiche: una a Kyoto e una al Politecnico.

L’accordo, di durata quinquennale, prevede anche attività di condivisione dei risultati della ricerca attraverso seminari, convegni e workshop, per produrre ricadute socio-economiche sui territori di riferimento, sia in Italia che in Giappone.

“Questo accordo apre interessanti prospettive di collaborazione con il Giappone tramite una sua prestigiosa università tecnica”, commenta la responsabile dell’iniziativa per il Politecnico Laura Montanaro (Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia), che prosegue: “I settori individuati per le attività comuni godono di importanti complementarietà tra le due Istituzioni e sono altamente qualificanti, sia dal punto di vista delle prospettive di ricerca, che per quanto riguarda gli aspetti didattici. L’interesse del Kyoto Institute of Technology di collaborare con noi su queste tematiche conferma che si tratta di ambiti di eccellenza del nostro Ateneo riconosciuti a livello internazionale e ringrazio il professor Giuseppe Pezzotti, Vice Rettore di KIT, per aver creato questa opportunità che avvicinerà le nostre due università”.

Anche il Vice Rettore del Kyoto Institute of Technology Giuseppe Pezzotti conferma l’interesse per la collaborazione: “La realizzazione di un progetto di collaborazione con una Università di grande tradizione come il Politecnico di Torino è per il Kyoto Institute of Technology motivo di prestigio e simboleggia la forte volontà di internazionalizzazione delle Università giapponesi nei confronti degli Atenei europei”.

Via il grande caldo. Ma è allerta per fulmini, grandine e temporali

Dopo il grande caldo arriva il fresco, con il transito di una perturbazione di origine atlantica che porterà una nuova fase di maltempo sulle regioni settentrionali, in particolare Piemonte e Lombardia

Il  Dipartimento della Protezione Civile ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse, che segnala da ieri precipitazioni da sparse a diffuse e temporali, sulle due regioni, specie sui settori settentrionali. Previsti  rovesci di forte intensità, fulmini, grandinate e forti raffiche di vento. In riferimento  fenomeni previsti è stata valutata, per la giornata di oggi, allerta gialla su gran parte del Piemonte e della Lombardia.

 

(foto: il Torinese)

G7 del Lavoro, le minoranze chiedono che non venga fatto a Torino

Alberto Morano (Lista Civica Morano), Osvaldo Napoli (Forza Italia ), Fabrizio Ricca (Lega Nord),  Roberto Rosso (Direzione Italia) lunedì a Palazzo Civico  presenteranno la mozione che verrà depositata per la discussione in Consiglio Comunale per chiedere lo spostamento in un’altra città italiana  del G7 sui temi dell’economia e del lavoro  in programma a Torino dal 26 al 30 settembre. Spiega il notaio-consigliere Morano:

“Purtroppo non sussistono più le condizioni per poter organizzare un evento come il G7 nella nostra Città. Le gravi minacce di Askatasuna riportate da La Stampa, la contiguità tra alcuni esponenti della maggioranza Cinque Stelle ed il movimento Askatasuna, l’ambiguità del Sindaco Appendino che non ha il coraggio e la forza di prendere le distanze dai centri sociali e l’incapacità della Giunta in relazione al tema sicurezza, drammaticamente messa in evidenza dai fallimenti nell’ultimo mese, non lasciano adito a dubbi. Torino non può permettersi in alcun modo di diventare un’altra Genova e non si può chiedere ai Torinesi di vivere nella paura e nell’angoscia di un assedio dagli esiti imprevedibili”.

“Lunedì – aggiunge Morano – presenterò in Consiglio Comunale una mozione con cui chiederò che il grande meeting in programma tra il 25 settembre e il 1 ottobre, venga spostato in un’altra città italiana per evidenti e innegabili ragioni di ordine pubblico, tutela e incolumità dei cittadini e della cosa pubblica. Il centro Città messo a ferro e fuoco da black block e antagonisti e la possibilità di scontri tra forze dell’ordine e centri sociali è un’ipotesi folle e da allontanare in ogni modo”.

Al Palagiustizia di Torino processo storico: Cesare Lombroso sul banco degli imputati

Oggi, giovedì, al tribunale di Torino (ore 16), Cesare Lombroso, considerato uno dei fondatori della criminologia, salirà sul banco degli imputati. Sarà ovviamente un processo storico, ma con tanto di pubblica accusa, di difesa e di testi a favore e contro.

Allo scienziato, Torino, la sua città di adozione, ha dedicato un museo che raccoglie i frutti dei suoi studi. Personaggio controverso – tanto famoso in vita, quanto vituperato dopo la morte – ancora nelle scorse settimane è stato al centro di una vicenda giudiziaria che ha visto il comune calabrese di Motta Santa Lucia opposto all’ Università di Torino, cui chiedeva la restituzione di uno dei reparti del museo torinese, il cranio del brigante Villella. E’ dunque evidente che l’ iniziativa del circolo milanese di Cultura e Scienza PIRI PIRI, specializzato in processi a personaggi storici, sarà ricca di spunti sia per l’ accusa che per la difesa di Lombroso.

La Consolata: oggi a Torino è “solo” il tempo della spiritualità

di Pier Franco Quaglieni

A Torino si sono sbiadite tante tradizioni, a Torino è venuto meno lo spirito torinese che è fatto di tanti elementi ,compresa la fede cristiana che ha un valore  molto importante. E’ stato superato lo spirito meschino e gianduiesco  di certa torinesità che non può essere rimpianta, ma insieme è evaporato anche ciò  che andava preservato.

 

 Il 20 giugno Torino festeggia la Vergine Consolata che ,dopo l’assedio francese del  1706, divenne copatrona di Torino  insieme a san Giovanni Battista a cui è dedicato il Duomo . Il 20 giugno sarebbe, secondo la tradizione, l’anniversario del miracolo del cieco di Briancon (c con cediglia ) che aiutò a ritrovare l’antica icona della vergine e riebbe la vista. Anche un laico non laicista come me, specie in certe occasioni , crocianamente “non può non sentirsi cristiano” e anche un torinese che ama  ,come Einaudi, sempre guardare oltre la Mole e oltre le Alpi e le colline, non può non sentirsi profondamente torinese. Il Santuario è da secoli il centro della cristianità torinese, paragonabile  solo in parte alla Basilica di Maria Ausiliatrice voluta da Don Bosco nell’’800.”La Consolata” come la chiamiamo noi torinesi ,ha origini remote:  fin da quando il vescovo San Massimo, nel V secolo, fece erigere una piccola chiesa sui resti di un tempio pagano; fin da quando Torino, prima di Emanuele Filiberto  che la fece capitale nel 1563 , era una città secondaria del Piemonte, storicamente dietro a Saluzzo, Casale, Vercelli, Ivrea. Il santuario è opera di artisti illustri : Guarini, Juvarra, Ceppi che segnano i diversi periodi in cui è stato costruito e ampliato. In un angolo della basilica c’è il sarcofago del cardinale  Agostino Richelmy, un principe della Chiesa molto significativo della storia torinese  tra fine ‘800 e primo ‘900,quando gli arcivescovi di Torino erano non solo per tradizione cardinali .  Frequentavano il santuario don Bosco, il Cottolengo, il beato Cafasso i cui resti sono venerati nella Basilica. Il Cafasso era il confessore dei condannati  a morte al ” Rondò dl’ forca” in corso Regina e venne canonizzato nel 1947 da Pio XII.

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Va ricordato che molti  reduci di guerra  donarono le loro spalline al santuario: mio padre mi indicava sempre  gli ex voto ,testimonianza spesso di una fede popolare ingenua, ma sicuramente genuina. Una pagina della storia oggi un po’ trascurata. Nel santuario ci sono le statue delle due regine Maria Teresa  e Maria Adelaide, mogli di Carlo Alberto e di Vittorio Emanuele II, scolpite in preghiera da Vincenzo Vela. De Amicis  negli immediati dintorni ambientò il suo romanzo “Amore e Ginnastica”, Soldati inserì nel breve filmato sui campionati del mondo di calcio  del 1990  la processione che si terrà anche stasera. Di fronte alla chiesa c’è il locale del Bicerin che nella superficiale  fantasia turistica  rischia di offuscare persino la Consolata: follie dei tempi presenti in cui troppo spesso ogni valore viene confuso e perde il suo significato. Stasera si terrà la storica  processione per la festa della Consolata ,nessun’altra manifestazione religiosa torinese ha l’impatto di questa processione fortemente, intimamente piemontese. Nino Costa ha dedicato  alla Consolata una celebre poesia in cui definisce la Vergine  “confort  ai disperà” e “protetris  dla nostra antica rassa”. Papa Francesco a Torino citò, sia pure in Italiano ,alcuni versi di Costa dedicati alla nostra “rassa”. Certo il messaggio cristiano è universale, riguarda tutte le donne e gli uomini del mondo, di ogni colore e di ogni lingua, persino, direi, di ogni religione. Sarebbe sbagliatissimo renderlo “torinese” , sarebbe quasi blasfemo. Ma la Consolata è anche un elemento indentitario di Torino, della nostra Torino, della sua storia più bella. Non ci sono miti laici che tengano al confronto, neppure quello troppo enfatizzato per essere vero, di Gobetti. Solo il Conte di Cavour potrebbe fare da contraltare, ma lo statista era un liberale che morì, chiedendo i conforti religiosi. Anche il “Risorgimento scomunicato” di cui scrisse Gorresio, è passato sotto le sue navate, anche il giovane principe di Piemonte   Umberto di Savoia andava a pregare alla Consolata.

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In un momento difficile per la mia vita ci sono andato anch’io, confortato dall’amicizia fraterna di Franco Peradotto, prete -giornalista  amico di Valdo Fusi. Mons. Peradotto ,ad un anno dalla morte di Soldati, celebrò una Messa in suo suffragio in cui si ritrovò tutta la Torino civile, in primis il sindaco  Castellani, una città  fatta di credenti, non credenti e diversamente credenti. Valdo Fusi  che aveva il suo primo studio in via della Consolata, passava  spesso al santuario. E anch’io ,a volte ,ci vado, ricordando don Franco e Valdo e l’avvocato   Claudio Dal Piaz che aveva lo studio a pochi passi dalla basilica in via Sant’Agostino. Non amo il quadrilatero romano e i suoi locali, ma  il santuario che è quasi la sua antitesi ,sì. Oggi quella processione è assai meno sentita del passato. Tanti “torinesi” non sanno neppure che si tenga, confortati in ciò dal silenzio  minimizzante di troppi organi di stampa. Per anni a casa mia su tutti i quattro balconi  mettevamo il 19 giugno, vigilia della festa, dei lumini accesi inseriti in antichi bicchieri di Murano comprati da mio nonno a Venezia. Abbiamo dovuto smettere sia perché i bicchieri nel frattempo si sono rotti ,sia soprattutto perché nella via c’eravamo solo più noi a illuminare i balconi. Dalla metà degli  Anni ’60 la bella tradizione si è interrotta. Quand’ero bambino, eravamo in tanti anche nella mia casa. A Torino si sono sbiadite tante tradizioni, a Torino è venuto meno lo spirito torinese che è fatto di tanti elementi ,compresa la fede cristiana che ha un valore  molto importante. E’ stato superato lo spirito meschino e gianduiesco  di certa torinesità che non può essere rimpianta, ma insieme è evaporato anche ciò  che andava preservato. E non è laicità quella di trascurare la festa della Consolata. Hanno voluto ridurre a “santi sociali” don Bosco e  il Beato Cottolengo che erano e sono tanto di più soprattutto in termini religiosi e spirituali. Riscopriamo almeno per una sera il sentimento della gente di Torino aristocratica e plebea, colta e ignorante ,che nei secoli ha fatto della  processione  della Consolata un appuntamento immancabile per la loro vita.

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 Qualche giorno fa parlavo con un uomo eccezionale , il cardinale Gianfranco Ravasi, di “laicità e spiritualità” al Quirinale, nel corso di un evento culturale  memorabile. Ebbene, stasera sarà il momento della sola spiritualità .Senza aggettivi. Con  intensità profonda e il fascino  che arriva dai secoli passati. La Consolata e  Torino si identificano, almeno per una sera.


 

 

 

L’afa regna sovrana: martedì temperature oltre i 36 gradi a Torino

Ieri una corrente d’aria da nord ha attenuato la calura  portando vento sotto la Mole e qualche nuvola sulle Alpi, ma già da oggi l’afa torna sovrana sulle aree di pianura. Molto caldo martedì, con massime oltre i 36 gradi, tempo variabile mercoledì, con  rovesci e temporali sparsi nelle ore centrali della giornata per il passaggio di “una debole ondulazione depressionaria a ridosso dell’arco alpino”, dice il bollettino dell’ Arpa. Secondo  3bmeteo.com, “il caldo si farà intenso in particolare nella seconda parte della settimana. L’afa potrebbe tornare opprimente anche sulla Pianura Padana, con temperature percepite superiori ai 36 gradi e condizioni calde e afose anche di sera, specie nei grandi centri urbani”.

 

(foto: il Torinese)

Linea di confine. Spigolature di vita e storie torinesi

di Pier Franco Quaglieni

Briga e Tenda 70 anni fa – Via Nizza e via Madama Cristina, cose senza senso – Berrino, Matteotti e il pasticcere torinese – Il grande Umberto Eco – Maria Valabrega, Lucio Pisani e la scuola torinese

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Briga e Tenda 70 anni fa
Con il trattato di pace firmato il 10 febbraio 1947 e ratificato nel settembre dello stesso anno- oltre all’Istria ,alla Venezia Giulia, alla Dalmazia e a Fiume che passarono alla Jugoslavia- passò alla Francia anche la piccola comunità italiana delle Alpi Marittime di Briga e Tenda. Invano Benedetto Croce all’Assemblea costituente difese l’italianità di quelle terre. Invano Vittorio Badini Confalonieri che fu deputato alla Costituente e al parlamento italiano in rappresentanza del Collegio di Cuneo, si battè per impedire la mutilazione richiesta dalla Francia. Anche la M.O. della Resistenza Enrico Martini Mauri che aveva combattuto fascisti e tedeschi a capo delle Divisioni Alpine Autonome, si schierò per la difesa dell’italianità di Briga e Tenda. Solo i comunisti si comportarono come fecero con le terre del confine orientale. E infatti a scrivere di quella vicenda è stato uno dei più faziosi giornalisti che si siano occupati di Resistenza , quel Mario Giovana, partigiano sicuramente valoroso, che nessuno però può seriamente considerare uno storico, ma semmai un ideologo prestato alla storiografia. In un saggio pubblicato incredibilmente da Firpo, Giovana vide come forma di totalitarismo novecentesco il nazifascismo , trascurando l’altro mostro totalitario, il comunismo sovietico, cinese ecc. Ho conosciuto Giovana e ho potuto constatare di persona la sua istintiva, sanguigna faziosità. Era così di natura, neppure le forme venivano salvate. Chi la pensava diversamente da lui ,era un nemico, magari un neofascista. Con il suo libretto “Frontiere ,nazionalismi e realtà locali” edito dal Gruppo Abele egli non ha “recuperato la dimensione esatta di quei conflitti nel contesto di una realtà complessa”, ma ha sparato a zero contro chi ebbe il coraggio di difendere il nome di un’Italia sconfitta che non doveva essere umiliata. Vittorio Emanuele Orlando ,riguardo al trattato di pace del ’47 , parlò di “cupidigia di servilismo” verso i vincitori. E Giovana ha anche ovviamente dimenticato la matrice italiana di Nizza che fu la patria di Giuseppe Garibaldi. Ancora oggi tanti italiani come il benemerito Achille Ragazzoni, ci ricordano quella storia e molti nizzardi sentono le profonde radici italiane della loro terra .Anche al Consolato italiano di Nizza si ritrovano tanti italiani non necessariamente solo in vacanza sulla Costa Azzurra.

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Via Nizza e via Madama Cristina, cose senza senso
Il piano di lavori per via Nizza che partiranno in autunno rappresenta un gravissimo errore.
Rivela la gretta miopia del quartiere 8 ,incapace di vedere che via Nizza è una via importante dell’intera città, non di San Salvario. Avevano già devastato, ”riqualificandola”, piazza Saluzzo ,suscitando le giuste critiche del critico d’arte Angelo Dragone, ma almeno quella piazza è interna al quartiere e può, al massimo, riguardare la movida che impazza e i funerali nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Via Nizza collega la stazione con il Lingotto e con piazza Bengàsi (non Béngasi, come dicono i torinesi). Pensare di mettere due piste ciclabili dicasi due, riducendo ad una sola corsia la percorrenza delle auto appare assurdo, ma occorrerebbe ben altro aggettivo, per rendere l’idea dell’assurdità del progetto.Spariscono anche 125 parcheggi a partire dalla stazione , in una zona in cui ci sono le Poste e altri uffici importanti. In compenso, ci sarà lo spazio per qualche piantina. Bizzarria ambientalista inutile che neppure i Verdi, ai loro tempi, avrebbero pensato di fare. Gianni Vernetti era ed è una persona intelligente, anche quando era verde. Solo altri pensarono di incatenarsi alle piante di piazza Madama Cristina per impedire il parcheggio sotterraneo, ma poi anche loro capirono e smisero. Carpanini che era uomo di buon senso, forse li convinse. Il piano di riqualificazione di via Nizza esprime una logica da sabato del villaggio, da natio borgo selvaggio, avrebbe detto Bepi Dondona, non da città. Non dico da grande città perché sarebbe pretendere troppo. Un’idea pregrillina, che trova nei grillini gli entusiasti realizzatori. I lavori di asfaltatura in Via Madama Cristina della corsia dei tram appare priva di senso. Non intendono ripristinare il 18 come linea tranviaria ,lasciando il bus. Il 18 è una delle poche linee che funzionino con cadenza ragionevole. Perché investire soldi in una asfaltatura che non serve ? Un rebus inestricabile. Sempre a riguardo di linee di bus ,anche il 67 transita in via Madama Cristina. Parte da piazza Albarello ed arriva a Moncalieri. A Moncalieri ha deviato il vecchio percorso per servire più punti della città. Ma a Torino è una linea fantasma.L’attesa di un 67 è di circa mezz’ora, a volte anche oltre. Forse sarebbe il caso di intervenire per rendere quella linea un servizio per la città. Spesso, dopo aver atteso inutilmente il 67, vado a piedi o ricorro ad un taxi. Ma c’è chi deve spostarsi necessariamente in bus e viene trattato da cittadino di serie b.

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Berrino, Matteotti e il pasticcere torinese
Ad Alassio Enzo Canepa, ottimo sindaco della città regina del turismo ligure, ha deciso di intitolare i giardini del Comune a Mario Berrino, artista noto a livello internazionale, artefice del turismo alassino, creatore del celebre Muretto. Una proposta che fui il primo ad avanzare già nel 2011 quando morì. Questa intitolazione ha suscitato gli appetiti dei parenti di altri alassini e dei loro amici.

Il comandante dei vigili urbani di un paesino vicino ad Alassio ha avanzato -con quali titoli con si sa- la proposta di intitolare una piazza al pasticcere di origini torinesi il cui nonno inventò i “baci” di Alassio, in sé non una grandissima idea perché i baci, sotto nomi diversi, sono diffusi un po’ dappertutto e forse lo erano già prima. Un po’ come i cuneesi che si trovano in tutti i paesi della Provincia Granda. A fare i baci ad Alassio, ad esempio, c’è anche il grande pasticcere Sanlorenzo che produce senza spocchia ottimi prodotti. Anche il Sindaco Canepa, se non vado errato, produce nella sua azienda degli ottimi baci, anche se è laureato in Economia. Per alcuni anni il pasticcere in attesa di ricordo toponomastico ha anche realizzato un caffè concerto in piazza Matteotti dove ha sede il suo locale, che poi chiuse. Una bella ,ma breve meteora degli anni Cinquanta, quando a Torino c’è il caffè concerto Dadone. Ciascuno lecitamente può proporre chi ritiene alla riconoscenza pubblica . E’ un diritto di tutti. Il prof. Tommaso Schivo sicuramente ebbe meriti maggiori del pasticcere che seppe condurre molto bene i suoi affari, ma non si può oggettivamente dire che si sia speso disinteressatamente per Alassio in qualcosa di significativo. La legge che impone dieci anni dalla morte per procedere ad un’intitolazione è molto saggia, ma, in alcuni casi, gli anni per valutare dovrebbero essere raddoppiati. Quando però c’è stato qualcuno che ha buttato lì l’idea peregrina di dedicare al pasticcere piazza Matteotti, mi sono sentito ribollire di rabbia. Giacomo Matteotti non si tocca. E’ un’offesa grave alla storia anche solo pensare di eliminarlo dalla toponomastica alassina. Matteotti è stato un martire della libertà. Pagò con la vita per le sue idee, come i fratelli Rosselli, don Minzoni, il giornalista Carlo Casalegno ammazzato 40 anni fa dai sicari delle BR. Qualche sciocco mi ha rimproverato perché io torinese non ho parteggiato per un altro torinese. Se avevo dei dubbi, questo rimprovero mi ha dato la certezza che l’esimio cav. Balzola, pasticcere in Alassio, deve attendere in lista di attesa. Checchè ne dica l’esimio vigile urbano proponente.

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Il grande Umberto Eco
Umberto Eco era già considerato un maestro venerabile quand’era ancora in vita. Malgrado lui abbia chiesto intelligentemente di evitare convegni su di lui almeno per dieci anni, le messe cantate in suo onore , più che in suo suffragio, sono molte. Ha incominciato la Regione Piemonte a dedicargli la sua biblioteca. Poi le celebrazioni sono continuate. Certamente è stato un grande personaggio e un mio amico , alto magistrato, che fu suo compagno di scuola ad Alessandria ,mi ha raccontato della eccezionalità dell’uomo. Anch’io lo conobbi in qualche occasione e fu il francesista Mario Bonfantini il cui figlio era suo assistente a Bologna, a farmelo conoscere.
Di fronte alla contestazione e anche al terrorismo nascente non fu un buon maestro. Eco è stato in primis il teorico della semiotica in Italia e nel mondo. Guai in certi anni se la lettura di un’opera letteraria, non fosse stata condotta secondo i canoni semiotici. Come ha osservato Paolo Fabbri ,direttore del Centro internazionale di scienze semiotiche , “l’impatto della diminuì già negli anni 90.Oggi la semiotica appare quasi morta. Era la disciplina di cui Eco fu precursore e voce indiscussa. Come si vede, il tempo passa e finisce di toccare anche i grandi. Ed Eco, che piaccia o non piaccia, è stato un grande. L’unico piemontese importante e noto nel modo per i suoi romanzi, del secondo Novecento.

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Maria Valabrega, Lucio Pisani e la scuola torinese
Maria Valabrega Buffa di Perrero è stata la giornalista che dal 1967 -iniziando a seguire la contestazione studentesca-si è occupata per decenni di scuola. Io la conobbi quando lavorava alla Sip di cui era direttore del personale mio zio che la assecondò nella sua passione giornalistica per cui si sentiva nata. Il lavoro di impiegata le stava stretto e riuscì ad entrare alla “Stampa”. Fece cronache della contestazione che spesso erano in contrasto con la linea del giornale espressa nelle pagine nazionali. Era con il cuore dalla parte dei contestatori. Fu severissima con i professori, i presidi e con molte scuole. Lei, laicissima, vedeva in Don Milani un riferimento ideale. La minima cosa che non funzionasse e che a lei pareva giusto segnalare, veniva subito scritta. Una volte stava per “rovinare” un preside che era disperato e si rivolse a me. Io , pur esitante, telefonai a Maria e le spiegai la situazione, senza chiederle nulla. Capi’ che la sua valutazione era sbagliata e scrisse l’articolo con il giusto equilibrio. Salvò un poveruomo senza colpe e senza polso che, con me ,si dimostrò anche privo di gratitudine. Forse dovevo ,alla luce di eventi futuri, lasciarlo massacrare. Si rivelò un vigliacco , quando, tempo dopo, comminò una sanzione disciplinare ad una professoressa, considerata anello debole della catena, dopo aver tollerato tutte le illegalità, le leggerezze e l’inadeguatezza professionale di tutti i tesserati al sindacato confederale . Maria ha svolto comunque una funzione utile perché ha messo in evidenza le pecche della scuola torinese, anche se a volte esagerava. Solo il provveditore Lucio Pisani, futuro deputato del Pci per una legislatura, riuscì a tenerle testa con la sua diplomazia. Pisani, liberandosi dai ruoli istituzionali, riuscì, attraverso la cronaca di Maria Valabrega, ad emergere come un personaggio mediatico. Dispiacque al ministro della P.I. Guido Bodrato, ma trovò il sostegno dei comunisti e dei sindacati confederali.
Con Maria ci siamo frequentati a lungo, spesso mi telefonava e ci siamo anche voluti bene, pur ben sapendo che la pensavamo in maniera diversa, se non opposta. Ma lei aveva rispetto per le idee degli altri. In questo senso era una giornalista esemplare. Fu anche coraggiosa perché non si lasciò imbrigliare da nessuno.

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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
Caro Professore, ho letto i suoi articoli sulle vicende di piazza San Carlo del 3 giugno. Ho apprezzato il suo coraggio e il suo equilibrio. Dopo che è stato dichiarato il lutto cittadino per la morte di una delle vittime della mancata sicurezza della piazza (giudicherà il magistrato ovviamente le singoli responsabilità personali) non ritiene che qualcuno/a debba fare un passo indietro?
Lina Agosti

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Anch’io mi sono posto il problema di un passo indietro. Ovviamente vanno distinte le responsabilità penali che riguardano la magistratura da quelle politiche che riguardano il Consiglio Comunale e che ogni cittadino ha il diritto di giudicare. Mi pare che il sindaco Appendino abbia sottovalutato gli eventi, abbia tardato a dare spiegazioni, limitandosi a leggere la relazione dei vigili urbani e a garantire che fatti così non sarebbero mai più capitati. Troppo poco. Fuori posto la sostituzione dell’assessore all’Ambiente. La delega alla sicurezza era del Sindaco, non di altri. Non vorrei peccare di intellettualismo, ma sono convinto che, se i responsabili avessero letto Machiavelli, forse si sarebbero comportati diversamente. Il prefetto Saccone l’ha sicuramente letto, è persona coltissima. Il grande fiorentino diceva che l’imprevedibile della vita (che lui definiva fortuna ) doveva essere sempre considerato ,anche se sfuggiva alle previsioni. Parlando attraverso una metafora, diceva che le piene dei fiumi non si possono prevedere, ma se si costruiscono dei buoni argini, esse possono essere contenute o comunque possono essere meno devastanti. In piazza san Carlo sono mancati i buoni argini della prevenzione, d’altra parte già “Valentina” che finì contro i pilastri del ponte della Gran Madre per la piena del Po, era stata un segno non bello di imprevidenza. Non era successo neppure sul Tevere ,con la sindaca Raggi.

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Pride e dintorni. Incontro con Marco Giusta, l’assessore giovane

Storie di città / di Patrizio Tosetto

Sicuramente Marco Giusta ha un suo stile. Diverso negli atteggiamenti politici da chi lo ha preceduto nell’incarico di assessore. Diciamolo cosi: non se la tira ed e’ stato subito disponibile a rilasciare questa intervista. Sabato 17 giugno appuntamento al corteo  del Torino Pride.

Mi fa contattare dalla sua segreteria dell’Assessorato alle Politiche Giovanili e Pari Opportunità per fissare giorno ed ora. E’ la prima volta che ritorno dopo un anno.

Sei tra i piu’ giovani assessori di Torino. Quanti anni hai?

35 , il più giovane dopo la sindaca in questa giunta…

Come sei diventato assessore?

Abbiamo contribuito come casa Arcobaleno alla stesura del programma dell’Appendino. Ci siamo incontrati e lei ha fatto molte domande. Poi ho risposto al bando. Sono stato scelto e sono contento del clima in giunta e del lavoro svolto fin qui.

Ma sei stato presidente Arci Gay. Un altro mondo rispetto ai pentastellati.

Infatti sono stato scelto per le mie competenze tecniche. Sono un assessore tecnico, ma con i pentastellati mi trovo molto bene.Tutti abbiamo voglia di capire ed imparare. Ottima la scelta di far entrare il capogruppo in giunta.

Di piazza San Carlo che mi dici…

Non conosco le procedure che hanno portato a questa scelta, ma penso di conoscere Chiara con la sua piu’ assoluta buona fede.

Che ne pensi di Giordana? 

Competente..forse un carattere un po’ scorbutico, ma sempre …appunto, competente.

Nessun problema dunque?

No, anzi ..tanti. Ma vogliamo fare e facciamo il nostro dovere.

Opposizione del Pd?

Sbagliano nel voler essere ‘ arbitro che si limita a fischiare i falli. Io ho ad esempio un ottimo rapporto con Ilda Curti mia predecessore. Tendo sempre al voler collaborare.

Da quanti anni ti interessi di diritti?

Oltre 10, ed ho avuto anche esperienze sindacali nella Cgil, tra cuneo e Torino.

Maggiore delusione?

Troppa burocrazia, realizzare e’ piu’ difficile di ciò che mi aspettavo e credevo. Bello comunque il rapporto umano con funzionari ed impiegati. In particolare del mio assessorato.

Maggiore soddisfazione?

Avere avvicinato il mondo associazionistico alle istituzioni.

Allora tutti al 17 al corteo del Torino Pride?

Assolutamente!

Oggi piu’ di ieri?

Assolutamente! Oggi che il Pride è uno degli appuntamenti di una settimana ricca di eventi in tutto il territorio da Torino a Bra.

(foto: il Torinese)