Una misura straordinaria di 2 milioni di euro per favorire il graduale riavvio delle attività dei centri diurni per disabili, affinché siano supportati nell’adozione delle disposizioni necessarie per garantire la sicurezza e la prevenzione del contagio.
Lo stanziamento è stato annunciato dall’assessore al Welfare Chiara Caucino, durante i lavori della Commissione Bilancio (presieduta da Carlo Riva Vercellotti) nell’ambito dell’illustrazione del disegno di legge “Interventi di sostegno finanziario e di semplificazione per contrastare l’emergenza da Covid-19”. Le risorse previste saranno distribuite attraverso i 49 enti gestori dei servizi socio assistenziali del Piemonte ai 170 centro diurni in base alla numerosità dei presidi e dell’utenza.
Su sollecitazione di Francesca Frediani (M5s) e Monica Canalis (Pd) in merito ai progetti di vita personalizzati per le persone con disabilità Caucino ha spiegato che c’è la volontà dell’assessorato di elaborare una proposta, in collaborazione con il presidente della Commissione Sanità Alessandro Stecco, affinché siano incoraggiati progetti su misura per questi invalidi, che contemplino anche la possibilità di essere seguiti a domicilio, un aspetto essenziale in considerazione della probabile riduzione della fruizione dei servizi nei centri diurni a causa delle nuove regole imposte per la sicurezza sanitaria. Sempre su richiesta di Canalis, l’assessore ha assicurato che, nonostante il periodo di emergenza sanitaria, verrà garantita completezza nella retribuzione degli enti che hanno erogato i servizi. Marco Grimaldi (Luv) è poi intervenuto auspicando che vi sia un’estensione della misura anche per i centri che si occupano di minori non accompagnati e di senza fissa dimora, mentre Silvio Magliano (Moderati) ha invitato a prendere in considerazione il metodo della coprogettazione e della coprogrammazione per favorire un lavoro unitario, che tenga conto delle diverse realtà del Terzo Settore e del contributo che ciascuna può offrire.
Sul tema sono intervenuti anche Daniele Valle (Pd) e Sean Sacco (M5s).
L’assessore Caucino ha poi aggiunto, fra le misure di sua competenza, la sospensione della restituzione dei contributi regionali dovuti per il 2020 dalle cooperative edilizie a proprietà indivisa nella misura del 50%. In tal modo, le stesse cooperative dovranno restituire i versamenti sospesi entro il 31 ottobre 2021 senza oneri aggiuntivi. Il valore delle restituzioni sospese oggetto della moratoria è di circa 3 milioni di euro.
La Commissione ha infine discusso insieme con il presidente della Giunta, Alberto Cirio e con l’assessore ai Rapporti con il Consiglio, Maurizio Marrone, la possibilità di stralciare dal ddl “Riparti Piemonte” la parte relativa ai bonus destinati alle attività economiche colpite dall’emergenza Coronavirus e alle relative coperture. Il nuovo disegno di legge, accanto ai 101 milioni già previsti per ristorazione, commercio ambulante e parrucchieri (denominati bonus 1 e 2) aggiunge 15 milioni di euro per ulteriori categorie produttive. Il provvedimento potrebbe essere affrontato nei prossimi giorni in sede di Commissione legislativa.
L’intervista del Corriere mi ha fatto ricordare un comizio, si facevano ancora, per le elezioni europee del maggio del 2009, in Piazzetta Cerignola. Prima di iniziare, ero insieme all’allora Sindaco Sergio Chiamparino e mi sembra Sergio Cofferati, alcuni cittadini che mi conoscevano, essendo cresciuto in quel quartiere, con un fare accorato e già allora disilluso mi segnalarono tutti i problemi di convivenza e di abbandono.
classico della sinistra fighetta, di quella “gauche caviar” che tanti danni ha fatto e continua a fare, per la presenza dei blindati di esercito e carabinieri. Certo che non si risolve solo con quelli ma prima bisogna garantire un minimo di legalità. Gli assembramenti prima durante e dopo le limitazioni per il Covid 19 erano e sono principalmente di spacciatori e loro amici. Avere permesso certe concentrazioni senza controllo è una delle principali responsabilità. Non è un problema di ”abitabilità”, gli extracomunitari che si sono inseriti, come i meridionali immigrati allora, hanno un livello di adattamento e sopportazione superiore a chi spesso ne parla e chiedono solo di potere lavorare e vivere in pace tranquillamente nel rispetto delle regole. I primi ad essere danneggiati sono proprio loro. Alla “Barriera” ci sono affezionato e lì c’ho lasciato il cuore da quel lontano 14 luglio 1967 quando arrivai a Torino con la mia famiglia e come tanti altri andammo ad abitare in quel quartiere popolare. Così quando leggo in cronaca dei giardini di Via Padre D’Enza, dove ho frequentato la scuola media, mi scatta un moto di rabbia per l’abbandono in cui da decenni versa la “Barriera”. Senza un piano serio di investimenti in lavoro, servizi, asili e legalità la situazione non potrà che peggiorare. Mi sono soffermato a parlare del passato perché è impossibile parlare del presente in quanto l’attuale amministrazione, dopo avere fatto lì il pieno di voti, semplicemente non ha fatto nulla. Il prossimo anno ci saranno, almeno sono previste, le elezioni amministrative per eleggere il Sindaco e rinnovare il Consiglio Comunale ed i quartieri popolari faranno la differenza e se ne ritornerà a parlare. Urge un piano vero per quei quartieri. Alla sinistra è evidente che non possono bastare centro, collina e crocetta.