Per i lavori di ammodernamento e raddoppio la Regione ha stanziato altri 2,5 milioni
Un milione dalla Città metropolitana di Torino
Sopralluogo questo pomeriggio del presidente della Regione Alberto Cirio e dell’assessore ai Trasporti e Infrastrutture Marco Gabusi sul ponte sulla Dora Baltea a Borgo Revel di Verolengo dopo che in mattinata la Giunta regionale aveva approvato uno stanziamento aggiuntivo di 2,5 milioni di euro per la realizzazione dei lavori di ammodernamento, somma alla quale si aggiungerà un milione di euro stanziato dalla Città Metropolitana di Torino, che entro l’anno provvederà all’indizione della gara dall’importo complessivo di 16,5 milioni.
Erano presenti anche i consiglieri regionali Angelo Dago, Gianluca Gavazza e Carlo Riva Vercellotti, il vicepresidente della Città metropolitana di Torino Jacopo Suppo, il presidente della Provincia di Vercelli Davide Gilardino con il consigliere delegato alla Viabilità Massimo Camandona, i sindaci di Crescentino Vittorio Ferrero e di Verolengo Luigi Borasio.
“Con queste risorse – hanno affermato Cirio e Gabusi – si potranno proseguire le attività per l’appalto di un’opera molto attesa dal territorio ma il cui iter si era fermato in attesa del reperimento delle risorse necessarie per fronteggiare l’aumento dei prezzi dei materiali verificatosi in questi ultimi anni e per integrare le necessità emerse in fase progettuale. Un passo importante per arrivare all’approvazione del progetto esecutivo e successivamente affidare i lavori”.
“Il raddoppio del ponte interessa due realtà provinciali, quella metropolitana torinese e quella del Vercellese – ha sostenuto il vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo – Sono stati proprio i sindaci del territorio ad insistere perchè si trovasse la soluzione al problema del caro materiali. Le comunità locali da tempo chiedono concretezza per la realizzazione di un’opera necessaria per la sicurezza e per il traffico regionale, e con la Regione Piemonte c’è stato un ottimo lavoro di squadra”.
“Si tratta di un’opera strategica fondamentale – ha commentato il presidente della Provincia di Vercelli Davide Gilardino – in quanto permetterà ai vercellesi di arrivare a Torino in minor tempo e in sicurezza anche sulle strade provinciali”.


Iren Luce Gas e Servizi, società del Gruppo Iren che opera nella commercializzazione di energia elettrica, gas e teleriscaldamento, apre due nuovi sportelli a Torino, in via Pietro Micca 17 e via Bligny 11, a testimonianza dell’importanza che il Gruppo riconosce alla relazione con i cittadini e clienti e al valore che attribuisce allo sviluppo delle comunità territoriali in cui opera
Neppure l’ateo e mangiapreti accademico del CAI Massimo Mila avrebbe condiviso la decisione del CAI di condannare le croci in cima alle montagne, viste come elemento divisivo. Forse il consigliere comunale torinese che vuole eliminare il crocifisso nella Sala rossa , è diventato anche dirigente del CAI , il Club alpino Italiano fondato da Quintino Sella, il grande statista biellese della nuova Italia nata dal Risorgimento e grande scienziato. Bontà loro, al CAI non contestano le croci esistenti, ma si dicono contrari a nuove croci sulle montagne. La notizia potrebbe essere una barzelletta estiva che manderebbe su tutte le furie il mio amico conte Edoardo Fiora di Centrocroci che sentirebbe il suo predicato nobiliare in pericolo. In effetti invece è una cosa apparentemente seria. Questi nuovi montanari scalatori di vette inesistenti non vogliono laicizzare le scalate, ma vogliono scristianizzare anche le vette più inaccessibili dove svetta da sempre la Croce di Cristo . Scristianizzare significa ripetere l’errore ingenuo della Rivoluzione francese che cambiò anche il nome dei mesi dell’anno, ottenendo come reazione Napoleone e la Restaurazione. Dove non entra il cittadino Cristo, non
entra neppure il cittadino Parini, disse il poeta milanese dell’illuminismo egualitario. Questi forse panciuti alpinisti che vogliono distinguersi non nello scalare montagne, ma nell’ impedire nuove croci, sono l’espressione montanara del nichilismo fallimentare che ha distrutto la nostra società. La laicità di Benedetto Croce portava il filosofo a non potersi “non dire cristiano“. Questi velleitari laicisti vogliono accanirsi anche contro la storia. Il Cristianesimo, piaccia o non piaccia, fa parte della nostra civiltà, al di là del fatto di credere o non credere . Una verità elementare che gli scalatori del terzo millennio non riescono a comprendere. La notizia mi era sfuggita, ma oggi al castello di Issogne l’amico editore valdostano Ennio Pedrini mi ha raccontato le nuove prodezze del CAI.