La Sala Rossa ha approvato all’unanimità due atti di indirizzo riguardanti il Polo del 900 e il Museo diffuso della Resistenza.
Una Mozione dei gruppi di maggioranza (primo firmatario Pierino Crema – Pd) impegna l’Amministrazione comunale a valorizzare il Polo del 900 e il Museo diffuso della Resistenza in termini economici e progettuali individuando risorse per sostenerli nel lungo periodo; a garantire l’autonomia del museo con uno stanziamento economico e la nomina di un direttore; a realizzare iniziative volte a diffondere la conoscenza della storia cittadina e regionale del ventesimo secolo, in particolare del periodo ’38-‘45; a promuovere la valorizzazione e l’apertura al pubblico dei più significativi luoghi della memoria di Torino e del territorio regionale; svilupparne la vocazione a divenire polo di ricerca e divulgazione storica; favorire forme di collegamento e interazione fra i soggetti interessati; definire nuovi spazi per lo sviluppo e assicurare una collocazione agli archivi a Palazzo San Daniele spostando in altra sede i servizi della Prefettura; rafforzare le forme di collaborazione con gli enti del Polo garantendo la loro autonomia e costruendo sinergie per progettualità condivise; avviare un percorso che valuti il lavoro svolto e assicuri continuità e nuove prospettive al Polo.
La Mozione sottoscritta da Fabrizio Ricca (Lega) impegna la Giunta a porre in atto le azioni necessarie – con il coinvolgimento dei soci fondatori del Museo e dei soggetti interessati e la condivisione nelle scelte future – per permettere che il museo possa continuare l’attività in autonomia e con risorse preservando la condizione dei lavoratori e operando un rilancio.
Alla discussione congiunta dei due atti sono intervenuti: Ricca – Crema – Patriarca – Russi – Conticelli – Ravinale – Crosetto – Sganga – Viale – Apollonio – Fissolo.
Torino, 26 giugno 2023


Iren Luce Gas e Servizi, società del Gruppo Iren che opera nella commercializzazione di energia elettrica, gas e teleriscaldamento, apre due nuovi sportelli a Torino, in via Pietro Micca 17 e via Bligny 11, a testimonianza dell’importanza che il Gruppo riconosce alla relazione con i cittadini e clienti e al valore che attribuisce allo sviluppo delle comunità territoriali in cui opera
Neppure l’ateo e mangiapreti accademico del CAI Massimo Mila avrebbe condiviso la decisione del CAI di condannare le croci in cima alle montagne, viste come elemento divisivo. Forse il consigliere comunale torinese che vuole eliminare il crocifisso nella Sala rossa , è diventato anche dirigente del CAI , il Club alpino Italiano fondato da Quintino Sella, il grande statista biellese della nuova Italia nata dal Risorgimento e grande scienziato. Bontà loro, al CAI non contestano le croci esistenti, ma si dicono contrari a nuove croci sulle montagne. La notizia potrebbe essere una barzelletta estiva che manderebbe su tutte le furie il mio amico conte Edoardo Fiora di Centrocroci che sentirebbe il suo predicato nobiliare in pericolo. In effetti invece è una cosa apparentemente seria. Questi nuovi montanari scalatori di vette inesistenti non vogliono laicizzare le scalate, ma vogliono scristianizzare anche le vette più inaccessibili dove svetta da sempre la Croce di Cristo . Scristianizzare significa ripetere l’errore ingenuo della Rivoluzione francese che cambiò anche il nome dei mesi dell’anno, ottenendo come reazione Napoleone e la Restaurazione. Dove non entra il cittadino Cristo, non
entra neppure il cittadino Parini, disse il poeta milanese dell’illuminismo egualitario. Questi forse panciuti alpinisti che vogliono distinguersi non nello scalare montagne, ma nell’ impedire nuove croci, sono l’espressione montanara del nichilismo fallimentare che ha distrutto la nostra società. La laicità di Benedetto Croce portava il filosofo a non potersi “non dire cristiano“. Questi velleitari laicisti vogliono accanirsi anche contro la storia. Il Cristianesimo, piaccia o non piaccia, fa parte della nostra civiltà, al di là del fatto di credere o non credere . Una verità elementare che gli scalatori del terzo millennio non riescono a comprendere. La notizia mi era sfuggita, ma oggi al castello di Issogne l’amico editore valdostano Ennio Pedrini mi ha raccontato le nuove prodezze del CAI.