ilTorinese

Luigi Boccia, il fotografo che racconta l’anima del cibo

Oltre la perfezione dell’immagine

In un’epoca dominata da immagini perfette, filtri e contenuti pensati per scorrere velocemente sugli schermi dei social, c’è chi sceglie di rallentare lo sguardo. Luigi Boccia, fotografo torinese specializzato in food e fotografia commerciale, ha costruito negli anni un percorso personale che mette al centro la verità della materia e il valore narrativo dell’imperfezione. Il suo approccio parte dall’osservazione: la luce naturale che cade su un ingrediente, le texture di un alimento, i segni che raccontano la sua storia. Per Boccia fotografare il cibo non significa solo renderlo bello, ma restituirne l’identità autentica, liberandolo dalle costruzioni artificiali del marketing. Un pensiero che oggi prende forma anche nel suo libro Cibografia, un progetto editoriale che parla di fotografia, memoria e cultura del cibo.

Chi è Luigi Boccia?

Sono un osservatore che, a un certo punto del suo percorso, ha smesso di inseguire la “perfezione” a tutti i costi. Mi definisco un esploratore visivo del cibo. Lavoro da anni nel campo della fotografia food e commerciale, un settore dove storicamente tutto deve apparire lucido, impeccabile e, molto spesso, artificiale.

Vivendo questo mondo dall’interno, ho sentito l’urgenza di un approccio diverso. Il mio obiettivo oggi non è solo realizzare immagini, ma cercare di educare visivamente le persone, riportando la loro attenzione sulla vera natura delle cose. Voglio raccontare la materia per quello che è, con le sue trame, le sue ombre e la sua autentica identità, liberandola dalle maschere del marketing.

Com’è nata la tua passione per la food photography?

La mia passione ha radici profonde: nasce da un amore incondizionato per il cibo che porto dentro sin da quando ero bambino. Per me il rapporto con la materia non è mai stato legato solo al gusto, ma è sempre stato un’esperienza totale che coinvolge tutti i sensi: toccare le consistenze, odorare i profumi, emozionarmi con i sapori, ascoltare i rumori della cucina, osservare come la luce naturale trasforma un ingrediente.

Crescendo ho sentito il bisogno di trasformare e condividere queste sensazioni. Ho capito che la fotografia era il mezzo più potente per farlo, restituendo a chi guarda l’anima di ciò che portiamo in tavola.

Da fotografo, qual è oggi la vera difficoltà nel fotografare il cibo nell’epoca dei social?

Oggi la vera difficoltà non è fare una foto tecnicamente bella: la sfida è nei contenuti. Non dimentichiamoci che fotografare significa anche documentare. Il fotografo ha una grande responsabilità nel racconto, soprattutto in un periodo storico fatto di iperconnessioni.

I social ci hanno abituati a un’estetica omologata: tutto è perfetto e tutto è simile. Il mio suggerimento è semplice: smettere di copiare i trend e seguire le emozioni. Il futuro della fotografia di cibo dipenderà dalla capacità di abbracciare l’imperfezione come valore narrativo. Se riusciremo a tramandare questo amore per il dettaglio imperfetto, salveremo questo mezzo dalla deriva del copia-incolla estetico.

Parliamo del tuo libro: quando è nato e perché?

Cibografia nasce da un’esigenza quasi fisica: il bisogno di carta e inchiostro in un mondo dominato dai pixel e dallo scrolling compulsivo. È anche un bisogno molto personale: l’idea di lasciare qualcosa di solido a chi, come me, ha iniziato a fotografare con curiosità autentica e con il desiderio di capire davvero cosa stesse raccontando.

Tutto è iniziato circa tre anni fa con i primi articoli sul mio blog personale, che col tempo si sono trasformati in veri e propri racconti. A un certo punto ho capito che potevano uscire dallo schermo del computer e diventare un libro.

L’ho scritto in un periodo della mia vita di forte consapevolezza e autoanalisi, cercando di mettere ordine nei miei pensieri. Non volevo parlare di fotografia come in una scuola, ma raccontarne la parte più umana. Ho scritto questo libro perché volevo raccontare la fotografia di cibo in maniera intima e personale: non come tecnica o mestiere, ma come voce e gesto d’amore.

A quale pubblico è rivolto?

È rivolto ai fotografi, a chi ama l’immagine e a chi vive il cibo non solo come nutrimento, ma come momento culturale. In realtà è un libro pensato per tutti, perché il cibo fa parte delle nostre vite: è connessione umana, convivialità e memoria condivisa.

Per questo motivo si rivolge anche ai ristoratori e agli chef. Cibografia non è un manuale di fotografia e non contiene immagini. Tra quelle pagine si trovano storie vere, emozioni vissute e aneddoti che parlano di noi: dall’antropologia del cibo alle connessioni sociali, passando per il peso della memoria e il tema della sostenibilità ambientale.

Dove si può acquistare?

Il libro è disponibile in esclusiva su Amazon, unicamente in versione cartacea. Ho fatto questa scelta precisa perché desidero che le persone possano toccare con mano il mio lavoro, sfogliarne le pagine e viverlo fisicamente, prendendosi il tempo necessario.

Perché, in fondo, vuoi mettere i pixel con il profumo della carta stampata?

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Chiara Vannini 

Serie A, Juve travolgente: 4-0 al Pisa

La serata di Serie A sorride alla Juventus, che torna finalmente alla vittoria in campionato battendo con un netto 4-0 il Pisa Sporting Club. La squadra guidata da Luciano Spalletti ritrova i tre punti dopo oltre un mese di digiuno.
L’inizio è vivace: gli ospiti sfiorano il vantaggio con Stefano Moreo, mentre i bianconeri vanno vicini al gol con Federico Gatti, Francisco Conceição e Jonathan David senza però trovare la rete.
Il match si sblocca al 54’: è Andrea Cambiaso a portare avanti la Juventus con un gol che cambia l’inerzia della gara. Poco dopo arriva il raddoppio firmato da Khephren Thuram, che mette in discesa la partita.
Nel finale i bianconeri dilagano: a un quarto d’ora dalla fine segna Kenan Yıldız per il 3-0, mentre nel recupero Jeremie Boga chiude definitivamente i conti fissando il risultato sul 4-0. Una vittoria larga e convincente che rilancia la Juventus in campionato.

Enzo Grassano

8 Marzo: la Regione invita i sindaci a intitolare spazi a donne illustri

In occasione della Giornata internazionale della donna dell’8 marzo e del 10 marzo 2026, data in cui ricorre l’ottantesimo anniversario del riconoscimento del diritto di voto alle donne in Italia, la Regione Piemonte promuove un’iniziativa rivolta a tutti i Comuni del territorio.

L’iniziativa parte da una lettera che sarà inviata ai sindaci, firmata dal presidente della Regione Alberto Cirio, dall’assessore alla Cultura, Pari Opportunità e Politiche giovanili Marina Chiarelli, dal presidente del Consiglio regionale Davide Nicco e dal vicepresidente e presidente del Comitato Resistenza e Costituzione Domenico Ravetti.

Nella lettera i rappresentanti delle istituzioni regionali invitano i Comuni piemontesi a dedicare, nel corso dell’anno, una via, una piazza, un giardino, un parco o un luogo pubblico a una figura femminile che abbia contribuito alla storia, alla cultura, alla scienza o alla vita civile del Piemonte e del Paese.

Il diritto di voto alle donne, riconosciuto nel 1946, rappresenta una delle conquiste più importanti della storia democratica italiana. Un passaggio fondamentale che ha ampliato la partecipazione alla vita pubblica e contribuito in modo decisivo alla costruzione dell’Italia repubblicana.

«L’80° anniversario del voto alle donne è una ricorrenza che appartiene alla storia della nostra democrazia – dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, l’assessore regionale alla Cultura, Pari Opportunità e Politiche giovanili Marina Chiarelli, il presidente del Consiglio regionale del Piemonte Davide Nicco e il vicepresidente e presidente del Comitato Resistenza e Costituzione Domenico Ravetti –. Celebrare questa data significa ricordare una conquista fondamentale di libertà, partecipazione e diritti civili. Con questa iniziativa vogliamo invitare i Comuni del Piemonte a compiere un gesto simbolico ma significativo: dedicare uno spazio pubblico a una donna che abbia contribuito alla crescita culturale, sociale, scientifica o civile del nostro Paese. Intitolare una via, una piazza o un giardino a una figura femminile significa rendere visibile nello spazio pubblico il ruolo che tante donne hanno avuto nella costruzione della nostra società».

L’invito della Regione ai Comuni è quello di valorizzare, laddove possibile, figure femminili legate al Piemonte, protagoniste nei diversi ambiti della vita culturale, scientifica, politica e sociale, affinché le città possano raccontare anche attraverso i loro luoghi il contributo delle donne alla crescita delle comunità.

L’iniziativa si inserisce nel percorso di valorizzazione delle pari opportunità e della memoria civile promosso dalla Regione Piemonte e vuole rappresentare un gesto concreto per rafforzare la presenza femminile nella toponomastica delle città e nella narrazione pubblica della storia del Paese.

Referendum, il voto cattolico sarà plurale

LO SCENARIO POLITICA di Giorgio Merlo

Ormai dovrebbe essere sufficientemente chiaro. Malgrado la scelta pubblica e sbandierata per il
NO al prossimo referendum costituzionale sulla giustizia, del tutto legittima e fisiologica, di settori
della Cei, di molte parrocchie, di vescovi e sacerdoti e di alcune realtà dell’associazionismo
cattolico di base, il voto dei cattolici sarà, com’è giusto che sia, plurale e variegato. Del resto,
l’unità politica dei cattolici è ormai un fatto politico del tutto archiviato nonchè storicizzato. Anche
se, va pur detto, l’unità politica dei cattolici durante la lunga stagione democristiana non è mai
stata un dogma ma sempre e solo un fatto legato a precise circostanze storiche. E cioè, dover
fronteggiare il più grande partito comunista dell’Occidente saldamente legato, al di là delle
chiacchiere, dell’ipocrisia e della propaganda, al sistema politico ed economico sovietico.
Ora, e per tornare all’oggi, malgrado la spinta politica dei vertici della Cei per votare NO al
prossimo referendum sulla giustizia – clamoroso, al riguardo, è la preannunciata partecipazione
del suo vice Presidente nazionale, mons. Francesco Savino, al convegno organizzato e promosso
dal settore più politicizzato della magistratura – il voto dei cattolici sarà caratterizzato da un sano
e corretto pluralismo. Certo, non possiamo negare – è sotto gli occhi di tutti, del resto – che la
scelta del NO tra i cattolici è dettato prevalentemente, se non quasi esclusivamente, dal giudizio
politico fortemente negativo sul Governo Meloni. È un giudizio, cioè, che prescinde quasi
radicalmente dal ‘merito’ dei quesiti referendari e si concentra, come recita la propaganda del NO,
sull’obiettivo di liquidare definitivamente ed irreversibilmente l’attuale Governo. Una scelta,
pertanto, schiettamente e apertamente politica. Una prassi, questa, che ormai è declinata tutti i
giorni – e del tutto legittimamente – dai vari capi della sinistra, dall’ANM, dal mondo
dell’associazionismo riconducibile alla sinistra e, appunto, anche dai cattolici di vertice o di base
che hanno scelto e fanno propaganda per il NO. Una scelta, quindi, squisitamente e seccamente
politica e di schieramento. A questa realtà che, comunque sia, è forte e diffusa nel nostro paese,
fanno da contraltare i cattolici che votano SI’. Anche qui si tratta di un mondo legato
all’associazionismo di base e a settori che affondano le loro radici nell’umanesimo cristiano e
popolare e nella cultura cattolico popolare e sociale. Con una differenza di fondo, però. Chi vota
SI’ parte dai contenuti concreti della riforma sottoposta a referendum confermativo e non ad una
pregiudiziale politica e di schieramento. Questa era, e resta, la differenza di fondo tra i cattolici
che votano NO e i cattolici che votano SI’. Gli uni fanno una riflessione esclusivamente politica.
Gli altri, al contrario, guardano ai contenuti della riforma. Di qui il pluralismo che caratterizza il
voto dei cattolici il prossimo 22/23 marzo.

Ruffino (Azione): “L’8 marzo parla persiano”

 “L’8 marzo non dovrebbe mai essere la festa della retorica declinata al femminile. Non può esserlo quest’anno in particolare, per le donne iraniane e per tutte le donne che vivono sotto regimi dispotici e sanguinari. Sono sicura che milioni di donne in Iran stanno vivendo l’orrore della guerra come una speranza di libertà dall’orrore quotidiano in cui da generazioni sono costrette a vivere per colpa di un potere teocratico il cui unico obiettivo è privare donne e uomini della loro dignità di persone libere. Un abbraccio a tutte loro e alle donne iraniane in Italia che vorranno portare nelle nostre piazze il loro anelito alla libertà”. Questa la dichiarazione dell’on. Daniela Ruffino (Azione):

“Komorebi (木漏れ日)”

C’è un invito a “cogliere l’attimo” e la semplice armonia della vita quotidiana, nella nuova mostra allestita alla “BI-BOx Art Space” di Biella

Fino al 16 maggio

Biella

Titolo in lingua giapponese. E la scelta non è casuale. Pochi termini, infatti, come il nipponico “Komorebi” riescono nel breve spazio di una parola a indicare la più profonda filosofia legata all’accettazione dell’armonia della vita quotidiana. Pur nella sua minimale semplicità e solo apparentemente inaccettabile ripetitività. Intraducibile letteralmente, il “Komorebi” nel dizionario del Sol Levante vuole descrivere “la luce solare che filtra attraverso le foglie e i rami degli alberi”, generando un suggestivo effetto di ombre e riflessi naturali. Una sorta di magica armonia del vivere quotidiano. Quella ripetitiva ma appagante armonia incarnata cinematograficamente (e l’esempio mi pare calzante, anche per il contesto geografico) dalla stupenda figura di Hirayama – semplice pulitore di bagni pubblici a Tokyo – filosofo del “qui e ora” e protagonista di quel “Perfect Days” di Wim Wenders, che è chiara esaltazione della “poetica del piccolo cinema”, di una felicità riposta nell’apprezzare ogni singolo giorno come fosse il massimo della perfezione.

Principi da cui credo nasca anche l’idea della mostra “Komorebi” allestita nello spazio della Galleria “BI-BOx” di via Italia, a Biella, a cura dello storico dell’arte Davide Rui. Mostra che è vetrina di una “natura” capace di abbracciare e rasserenare l’osservatore, di una “natura che è “organismo vivo e sensibile”, in grado, attraverso le sue immaginifiche forme plastiche, di accompagnare corpo e anima in un atto purificante di “ascolto interiore”. Il tutto verificabile fino al prossimo sabato 16 maggio, nella Galleria biellese di via Italia che vede, per la prima volta riunite in una ben studiata mostra collettiva, le artiste Martina Cioffi, Maria Elisabetta Novello e Michela Pomaro, con plastiche installazioni capaci di trasformare  gli ex “Magazzini del caffè”, dove ora si trova la Galleria, in un moderno giardino d’inverno”, stravolgendo un luogo anticamente adibito allo stoccaggio in una serra in cui fiori, piante e alberi potrebbero crescere incessantemente, mettendo in dialogo l’identità industriale e naturale di Biella e del suo territorio. Sono opere, quelle portate in mostra dal “tris d’assi” Cioffi – Novello – Pomaro, accomunate, pur nelle loro comprensibili diversità, dal fatto d’essere intelligentemente attente alla più libera scrittura della “contemporaneità”, mai disgiunta dalla “classicità” di un lavoro manuale di certosina precisione e di estemporanea, espressiva visionarietà.

Ecco allora la serie dei fantasiosi “Sopralluoghi” della vicentina Maria Elisabetta Novello, momenti in cui l’artista “viaggia”, gambe e mente e cuore, per spazi urbani e naturali, documentando fotograficamente il percorso e raccogliendo materiale che sarà poi, in un secondo momento, adattato nelle sue “Carte della Terra”, nate proprio dalla raccolta di vegetazione ormai secca impressa, successivamente, su matrici in piombo. Per il processo di stampa la Novello si affida alla tecnica della “fisiotipia” o “stampa naturale” di riproduzione prevalentemente botanica (dove lo stesso oggetto diventa matrice di stampa), tecnica molto in voga nel secondo Ottocento per la realizzazione di illustrazioni scientifiche, spesso utilizzate in enciclopedie ed erbari. Sempre dal “dato naturale” prende avvio anche la riflessione artistica della comasca Martina Cioffi. Riflessione meno “terrena”, rispetto alle visioni della Novello, e perfino a tratti ansiogena, in quelle sue creazioni da “wunderkammer mutante” composte da frammenti vegetali in cui s’innestano alieni, fantascientifici elementi in ceramica e metallo, visti come l’unica ulteriore possibilità di crescita per queste “carcasse vegetali”.

 

Per quell’“Hedera Felix” (2023), ad esempio – realizzata in ceramica, stagno e ferro – che  si arrampica sull’“Osservatorio Naturale” (2025-2026) della lombarda Michela Pomaro, opera esposta, per la prima volta in occasione della mostra, composta da una serie di astratte “strutture in ferro” e che “nasce dall’interesse dell’artista verso la decostruzione dell’immagine di casa come rifugio”, indicando “la necessità, umana e politica, di riconquistare verticalmente lo spazio in cui abitare”. Sottolinea Davide Rui, curatore della mostra: “Tutte le opere presentate in ‘Komorebi’ invitano lo sguardo del visitatore ad una continua riflessione sull’ordine delle cose, permettendo, nello stesso momento, di sostare placidamente nel nostro presente. È solo prestando la giusta attenzione che potremmo, finalmente, scorgere l’instancabile e quasi impercettibile mutare della materia. Una trasformazione costante e, insieme, fragilissima come i raggi del sole che in primavera timidamente discendono dalle chiome degli alberi”.

Gianni Milani

“Komorebi”: “BI-BOx Art Space”, via Italia 38, Biella; tel. 349/7252121 o www.bi-boxartspace.com;Fino a sabato 16 maggio; Orari, giov. e ven. 15/19,30 – sab. 10/12,30 e 15/19,30

Nelle foto: Allestimento part. (Ph. Anna Pendoli); Michela Pomaro “Osservatorio Naturale”; Martina Cioffi “Senza titolo”; Maria Elisabetta Novello “Carte della terra 4”

La tradizione della mimosa l’8 marzo

Ogni anno l’8 marzo in tutto il mondo viene celebrata la Giornata Internazionale della donna, durante la quale vengono ricordati i diritti, ma anche le discriminazioni e le violenze che le donne sono costrette ancora oggi a subire.
Questa festa in Italia ha il suo fiore emblematico: la mimosa.
La ricorrenza viene fatta risalire ad un evento simbolico: secondo la tradizione l’8 marzo 1908 a New York 129 operaie dell’industria tessile Cotton rimasero uccise in un incendio mentre protestavano per le condizioni di lavoro indegne a cui erano sottoposte. Da allora, l’8 marzo è diventata la giornata ufficiale dedicata alle donne. La festa è stata celebrata per la prima volta in Italia nel 1922.
Molto probabilmente l’incendio sul quale si basa è quello della Triangle Shirtwaist Factory, avvenuto a New York il 25 marzo 1911: morirono 123 donne e 23 uomini, per la maggior parte immigrati italiani.
La tradizione vuole che nei pressi della fabbrica bruciata l’8 marzo 1908 vi fosse una mimosa fiorita; in realtà questo fiore è stato scelto nel 1946 dall’Unione delle Donne Italiane, organizzazione che voleva una pianta fiorita ad inizio marzo, facile da trovare e poco costosa.
La scelta ricadde quindi sulla mimosa, che ha tutte queste caratteristiche ed inoltre il suo fiore simboleggia forza e femminilità.
Si tratta di una pianta capace di vegetare anche in terreni difficili, proprio come le donne, che nella storia hanno saputo affrontare ostacoli di ogni genere.
La mimosa, il cui nome scientifico è acacia dealbata, è una pianta originaria del sud-est asiatico e della Tasmania, dove può raggiungere un’altezza di 20-25 metri. I suoi fiori sono formati da piccole palline di colore giallo, riunite a grappoli. I rami, di colore verde, hanno la superficie finemente vellutata. La chioma è composta da numerose foglioline, di tipo pennato, accoppiate in 30-40 paia, che hanno la caratteristica di essere aperte e piene durante il giorno, per poi chiudersi e ripiegarsi nelle ore notturne. I suoi rami sono delicati e si spezzano facilmente sotto l’azione del vento.
E’ giunta in Europa all’inizio del XIX secolo, dove si è adattata molto bene al clima mediterraneo, caratterizzato da inverni miti ed estati secche.
In Italia è molto diffusa in Liguria, dove ogni anno, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, regala macchie di colore che tingono di giallo le colline. In Provincia di Imperia, tra Vallebona e Perinaldo, lo spettacolo è meraviglioso: da lontano è come vedere una moltitudine di canarini riuniti.
La mimosa è il fiore simbolo di Pieve Ligure, un Comune nel Golfo Paradiso, dove ogni secondo fine settimana di febbraio si celebra una festa a lei dedicata, che prevede una sfilata di carri allegorici addobbati con questo fiore, lungo la via principale della città.
In Costa Azzura è stata creata la “Strada della Mimosa”, un percorso di 130 km che inizia a Bormes-les-Mimosas, attraversa Rayol-Canadel sur Mer, Sainte Maxime e Saint-Raphaël, tocca Mandelieu-la-Napoule, Tanneron e Pégomas e termina a Grasse. Un percorso tra borghi pittoreschi, tinto del blu cobalto del mare, del giallo del sole e dei fiori e del verde di foreste e boschi.
Ogni anno, l’ultimo fine settimana di gennaio, a Bormes-les-Mimosas si tiene Mimosalia, la grande manifestazione dedicata a questa pianta.
Mandelieu-la-Napoule organizza invece la Festa della Mimosa a metà febbraio, che prevede sfilate di carri addobbati da questo magnifico fiore e l’elezione della Regina delle mimose.
Famose in tutto il mondo sono le mimose del Principato di Seborga, un piccolo Comune situato nell’entroterra, tra Ospedaletti e Bordighera, che rivendica la propria indipendenza dall’Italia. L’economia del territorio, oltre che sul turismo è basata proprio sulla coltivazione di mimose e ginestre, molto apprezzate per la loro qualità. Dalla mimosa vengono ricavati anche cosmetici come l’ottima crema per le mani, idratante e protettiva.
Il destino ha voluto che a capo di questo principato delle mimose ci sia una donna, la Principessa Nina, incoronata il 20 agosto 2020.

ANDREA CARNINO

Marco Bussone eletto nuovo Presidente di AIEL

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Marco Bussone è stato eletto nuovo Presidente di AIEL – Associazione italiana energie agroforestali nel corso dell’Assemblea straordinaria e ordinaria dei Soci, riunitasi mercoledì 4 marzo 2026 nella sede di Veneto Agricoltura a Legnaro (Padova). L’Assemblea ha inoltre approvato il Piano programmatico 2026-2029 e rinnovato il Consiglio Direttivo e gli altri organi associativi.

Giornalista professionista, è Presidente di PEFC ITALIA e di UNCEM – Unione Nazionale Comuni, Comunità ed Enti Montani dal 2018. Nel suo percorso ha maturato una consolidata esperienza lavorando sui temi dello sviluppo territoriale, della gestione sostenibile delle risorse forestali, delle energie rinnovabili e del dialogo istituzionale a livello locale, nazionale ed europeo.

La sua elezione avviene in una fase di evoluzione normativa e di trasformazione del mercato, in cui la filiera foresta-legno-energia è chiamata a rafforzare il proprio ruolo nel percorso di decarbonizzazione e nelle politiche per la qualità dell’aria.

«Ringrazio il Presidente Domenico Brugnoni e tutto il Consiglio Direttivo uscente per l’importante lavoro svolto nell’ultimo triennio e tutti i Soci di AIEL per la loro fiducia – ha dichiarato Bussone nel corso dell’Assemblea -. La filiera legno-energia non è un settore marginale: è parte dell’economia reale della montagna e delle aree interne, è presidio ambientale, è gestione attiva del bosco, è prevenzione del dissesto idrogeologico. Ma è anche la risposta alla Strategia forestale nazionale di fronte alle crisi che continuano a minacciare la sicurezza energetica nazionale. L’economia del bosco è una priorità che riguarda l’intero Paese».

Nel suo intervento, Bussone ha indicato le priorità della nuova governance associativa: stabilità normativa e fiscale per dare certezze alle imprese, rafforzamento della qualità e della trasparenza del mercato, sviluppo della filiera nazionale dei biocombustibili legnosi, pieno riconoscimento delle bioenergie nei piani energetici per il raggiungimento delle quote d’obbligo di energia da fonti rinnovabili.

«Alle aziende serve un quadro regolatorio chiaro, stabile e coerente – ha proseguito – che valorizzi chi investe in innovazione e qualità. Il nostro obiettivo sarà garantire stabilità normativa e certezza fiscale, rafforzare la qualità e la trasparenza del mercato e sostenere lo sviluppo della filiera nazionale, valorizzando il contributo delle biomasse legnose nel raggiungimento degli obiettivi energetici e ambientali italiani ed europei. AIEL continuerà a essere interlocutore autorevole delle istituzioni, punto di riferimento per imprese e operatori ma soprattutto ad aggregare le aziende di tutti i segmenti della filiera che sono il vero patrimonio e un unicum di questa associazione».

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: I 150 anni del “Corriere” e la crisi de “La Stampa” – Gli psicologi e la violenza sessuale – I formidabili Anni 50 – Lettere

I 150 anni del “Corriere” e la crisi de “La Stampa”
Sembra una coincidenza inopportuna quella di festeggiare “Il Corriere della sera“ in un momento difficile per “La Stampa” dovuto ad un editore che si è rivelato indegno di Frassati e di Agnelli e di Giovanni Giovannini. Il “Corriere“ ha avuto anche lui momenti difficili, ma Cairo al timone e dei buoni direttori hanno consentito al giornale di essere oggi il principale quotidiano italiano  come lo fu per tanti decenni in passato, a partire dal grande Albertini. “La stampa” deve le sue difficoltà anche ad un direttore come Giannini che ha spostato l’asse politico del quotidiano in modo del tutto sbagliato e repentino. Oggi il quotidiano di via Lugano con Malaguti direttore ha recuperato in termini di equilibrio e anche di lettori.
Ha una cronaca torinese fatta con cura e attenzione per la Città nelle sue diverse realtà. Stiamo tornando ai tempi di Ferruccio Borio. Oggi chi ama il pluralismo deve stare con i giornalisti, gli impiegati e i tipografi de “La Stampa“, abbindolati da un editore  che ha letteralmente distrutto il nome di Giovanni Agnelli per ciò che l’avvocato ha rappresentato anche nel campo dell’informazione. Abbandonare il giornale, vendendolo a chi gli dà più soldi è come considerare un giornale un quintale di patat . Una vergogna destinata a restare nella storia della città, della cultura e del giornalismo.
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Gli psicologi e la violenza sessuale
Gli psicologi, una categoria che non gode della mia stima perché la psicologia non è una  vera scienza, ritengono che solo il “consenso libero e attuale“ garantisca che non si tratti di stupro. Gli psicologi che dovrebbero capire gli aspetti intimi e psicologici appunto della sessualità, sdottoreggiano come fossero dei giuristi.
violenza domestica
La violenza sessuale va sempre combattuta con assoluta fermezza, ma con strumenti legislativi chiari che non lascino i margini interpretativi del  “consenso libero e attuale“ che può portare a condanne ingiuste o a sentenze facilmente appellabili. La formula “volontà contraria all’atto sessuale“ proposta in Senato risponde di più alla necessità di chiarezza e di realismo che sono le basi di una vera giustizia. Il giustizialismo è l’esatto contrario della Giustizia. Mi sto occupando in termini storici di Sibilla Aleramo, una femminista  d’avanguardia che ebbe molti amanti. Chissà cosa direbbe di certe femministe di oggi?
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I formidabili Anni 50
Sono tornato da Stratta in piazza San Carlo. Da bambino, dopo essere usciti dalla Messa a Santa Cristina, mio Padre ci portava a comprare le paste da Stratta tutte le domeniche. Era un rito nel rito. Andavamo in piazza San Carlo con un ‘Aurelia  fiammante che parcheggiavamo in piazza.  Le macchine parcheggiate erano poche. Davvero un altro mondo.
Sono tornato da Stratta e ho preso il loro classico bitter, un panino dolce imbottito di spuma di prosciutto – una squisitezza –  ed ho comprato un po’ delle loro pastiglie di zucchero multicolori. Prelibatezze davvero uniche. Uscendo, ho pensato alla guerra in Iran e alle follie di Trump e ho pensato con nostalgia agli Anni Cinquanta. C’è chi li definì oscuri, invece erano luminosi e pacifici. Resiste solo Stratta che era imparentato con Saragat e che continua a diffondere dolcezza.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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Quando c’era il re
Mi sono trasferito dopo la pensione in Portogallo in un paese non distante da Cascais dove visse in esilio l’ultimo re d’Italia Umberto II. Ho avuto in dono queste tre fotografie che ritraggono villa Italia quando era abitata da Umberto  e lo stato di abbandono della villa successiva alla morte del re  e all’incuria  indecente degli eredi.  Aggiungo un’ istantanea del Re a Cascais. Adesso Villa Italia è un hotel dal nome suggestivo e forse un po’ troppo irridente: Grande Real Villa Italia  a 5 stelle. Fu per anni in stato di   abbandono, oggi la villa è rinata a nuova vita, ma è irriconoscibile.
Le scrivo perché lei ebbe il merito in passato di proporre che all’hotel Principe di Piemonte di Viareggio venisse apposta una fotografia di Umberto che fu Principe di Piemonte. E’ strano che gli eredi Savoia attuali trascurino il passato e rivendichino un futuro che non ci sarà.   E voglio anche protestare indignato – anche a nome della piccola comunità italiana portoghese –  per la vendita all’asta a Ginevra  delle storiche onorificenze che appartennero ad Umberto II.   Felice Sanfelice
Ringrazio per il pensiero gentile. Io non aggiungo altro alle sue parole. Ricordo con nostalgia,  quando nel 1961 mio Padre mi portò a Villa Italia a Cascais. Era il centenario dell’Unita’ d’Italia. Umberto era un grande uomo e un re che avrebbe regnato con dignità. Parti’ per evitare una guerra civile .Nel 1964 mio Padre mi portò al matrimonio del Duca d’Aosta Amedeo di Savoia, altra grande  figura.

Il ladruncolo informatico
Ho chiamato un tecnico non italiano per farmi vedere il pc. Si tratta di un mago nel suo campo, ma è stato anche un mago nel far sparire e portarsi a casa oggetti di valore che erano vicini al pc. Mi sono sentito tradito. Al ragazzo mi sentivo affezionato. Ma è mai possibile che noi anziani dobbiamo subire questi arbitrii senza fiatare, temendo altre ritorsioni? Questa è violenza vigliacca. Lettera firmata
Non subisca altri arbitrii  e violenze e denunci ai Carabinieri il furto in casa che è cosa ancora più indegna dello scippo in strada. Magari lo rispediscono nel suo paese, impedendogli di  continuare a nuocere.
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Legge elettorale sbagliata
Ho letto cosa ha scritto sulla nuova legge elettorale. Concordo sul fatto che il premio di maggioranza al 40 per cento è troppo basso specie se si tiene conto della bassa affluenza al voto. La legge truffa prevedeva nel 1953 il premio a chi avesse avuto il 51 per cento dei voti. Inoltre è sbagliato togliere i collegi uninominali e non prevedere le preferenze nel proporzionale. Una legge dove ha messo mano Calderoli non può essere una buona legge . Così come è, potrebbe far vincere il campo largo.   Vittorio Enzo  Laguzzi
Concordo con Lei. I legislatori della destra non eccellono . E non eccellono neppure quelli di sinistra. Un governo che vive sui decreti legge da molte legislature ha snaturato il potere legislativo del Parlamento che non scrive più leggi , ma pigia bottoni . Aveva ragione la presidente del senato Casellati.

 Soft Eggs, un format per gli amanti del soft clubbing mattutino

Il soft clubbing è  ormai la tendenza del momento. Si tratta di un nuovo rito di socialità che ribalta le regole della discoteca, trasportandone musica e gente agli orari mattutini. Un ritrovo più  soft, alla prima luce del sole, per celebrare tutti insieme il rito della colazione a tempo di musica. Stesso ritmo, stessa voglia di divertirsi, modo e community differenti.
Seguendo questo nuovo trend nasce oggi Soft Eggs, il nuovo format nato dalla forza di PRINCE PRIVATE, una sinergia unica tra due realtà  leader del panorama piemontese, Prince Experience e POP UP Location WOW, che ridefinisce il rapporto tra musica, spazio e socialità.
Un evento tutto nuovo in cui la musica è protagonista di una giornata conviviale incentrata sullo stare insieme e sull’enogastronomia di livello, con una colazione che va in scena dall’alba al tramonto.

Soft Eggs debutta con un evento eccezionale l’8 marzo , in una location di grande eleganza, le sale barocche di palazzo Saluzzo Paesana, splendido edificio nobiliare settecentesco custodito come un piccolo tesoro tra le vie del cuore del centro cittadino.

Qui, a partire dalle 10 e fino all’orario esatto del tramonto, l’8 marzo alle 18.27, andrà in scena uno speciale menù a base di uova, perfetto per la colazione della domenica, per un brunch o per una merenda speciale.
Tutto sarà curato nel minimo dettaglio , con tavoli riservati allestiti per l’occasione e un servizio di livello, per un appuntamento che non vuole lasciare niente al caso.
Un dj set di nove ore progettato per seguire il respiro della location senza mai sovrastarlo, abbandonando l’oscurità tipica del club, per celebrare il design e la trasparenza degli spazi e promuovendo una socialità fluida e sostenibile che privilegia la qualità dell’ascolto .
Soft Eggs non è  solo un evento musicale, ma grazie alla collaborazione di POP UP e del suo chef Flavio Cumali, il cuore dell’appuntamento sarà lo speciale Eggs Menù Signature, su prenotazione,  dove l’uovo è  protagonista creativo, presentato in diverse tecniche, ricette e consistenze. L’intero menu di quattro portate sarà  servito su due turni dalle 11 alle 13 e dalle 13 alle 15, al prezzo di 35 euro a persona, bevande escluse.
I due organizzatori Prince Experience e POP UP,  in occasione del debutto di Soft Eggs, che coinciderà con la Giornata Internazionale della Donna, hanno scelto di promuovere un messaggio di solidarietà con l’iniziativa denominata “Un gelato per la ricerca”, che mira a sostenere la campagna “Life is pink” che colora di rosa la ricerca e la cura dei tumori femminili. Attraverso una donazione di 5 euro, i partecipanti potranno gustare un gelato al gusto di fragola e l’intero ricavato dalla vendita sarà devoluto alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro.

Per info contattare 3514928201

Mara Martellotta