Nei giorni scorsi più di una volta in città è mancata la luce in zone intere. Colpa del grande caldo?
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Dal 16 giugno al 22 luglio 2025 l’Ascensore Panoramico della Mole Antonelliana sarà interessato dalla revisione venticinquennale, un intervento previsto dalla normativa per gli impianti di sollevamento. Durante questo periodo l’ascensore non sarà accessibile, ma la Mole resterà aperta e il Museo Nazionale del Cinema, ospitato al suo interno, continuerà a essere regolarmente visitabile.
In funzione dal 1999, l’ascensore è uno degli elementi più riconoscibili della Mole: la cabina in vetro compie una corsa verticale in un’unica campata, attraversando il vuoto centrale dell’edificio fino a quota 85 metri. Un tragitto che consente una visione continua dello spazio interno e offre, all’arrivo al “tempietto”, un affaccio panoramico sulla città.
L’impianto è seguito da un programma strutturato di manutenzione. Oltre alla revisione quinquennale prevista per legge, sono effettuate verifiche ordinarie con cadenza settimanale, mensile, trimestrale, semestrale e annuale. Ogni controllo mira a garantire l’affidabilità dell’impianto e la continuità del servizio.
La revisione venticinquennale, più approfondita rispetto alle ordinarie, prevede:
L’intervento è svolto da GTT in coordinamento con il Comune di Torino e con gli enti di controllo, con l’obiettivo di assicurare la piena efficienza operativa dell’impianto e il rispetto delle normative tecniche. La riapertura al pubblico è prevista per mercoledì 23 luglio.
Le riflessioni che ho scritto sul referendum e sul quorum da rispettare e non raggiunto sono state autorevolmente confermate sul “Corriere della sera” da Sabino Cassese, il principe dei costituzionalisti in un mondo di improvvisatori che interpretano e distorcono la Costituzione, non più la più bella del mondo, come vogliono, in misura del loro tornaconto politico e della loro ignoranza giuridica. Cassese evidenzia come i quesiti referendari siano stati considerati talmente negativi da non meritare neppure la partecipazione al voto. E’ un’ipotesi che ha trovato conferma nel non voto. Il giurista inoltre riflette sulle ragioni che portarono i costituenti a scegliere il quorum per i referendum abrogativi ( in assenza di quorum una minoranza di votanti avrebbe potuto smentire la maggioranza parlamentare che aveva legiferato) , creando la regola della maggioranza degli aventi diritto al voto (il 50 % più 1) a tutela della fondatezza dello strumento referendario che non può essere posto in mano ai primi che capitano: la democrazia è una cosa seria e solo Mussolini parlava di <<ludi cartacei>> . Cassese inoltre ribadisce l’intangibilità del quorum che non può essere abbassato a piacimento dei demagoghi che hanno tentato di usare il referendum per scopi impropri come quello di abbattere il governo in carica. Ci sono tuttavia due riflessioni da aggiungere: la necessità di aumentare il numero di 500mila firme per richiedere il referendum, un numero equo nel 1948, oggi nella società della comunicazione di massa e dei social assolutamente ridicolo. Ma l’assurdo è giunto quando si è consentita la raccolta per via informatica, mentre il voto continua a dover essere espresso di presenza. Quella raccolta si è rivelata una passeggiata che non ha trovato conferma nel non voto degli italiani . Le spese sostenute per i referendum falliti andrebbero addebitati ai proponenti che nel caso di raggiungimento del quorum avrebbero avuto diritto ai rimborsi. Il danno erariale appare evidente e gli unici ad avere diritto al rispetto sono i cittadini, non gli attivisti accorsi a votare.Anche per l’estate 2025, la Città di Torino conferma il proprio impegno nei confronti della popolazione anziana e fragile con il progetto “Piano Estate 2025”, promosso in collaborazione con il Dipartimento Servizi sociali, l’ASL Città di Torino, la Protezione Civile e la Polizia Municipale.
L’iniziativa ha l’obiettivo di prevenire e mitigare gli effetti delle condizioni climatiche estreme, in particolare le ondate di calore, sulle persone over 65 che, pur essendo generalmente autosufficienti, si trovano in situazioni di fragilità sociale, economica o sanitaria. Il piano sarà attivo dal 1° giugno al 30 settembre e prevede una serie di azioni coordinate di monitoraggio, assistenza domiciliare e vigilanza.
I beneficiari del programma sono individuati dai servizi sociali comunali, anche su segnalazione dei medici di medicina generale, sulla base di criteri quali l’isolamento, le difficoltà economiche o l’assenza di una rete familiare di supporto.
Tra i servizi offerti rientrano:
interventi a domicilio di operatori socio-sanitari (O.S.S.) e assistenti familiari;
accompagnamenti per visite mediche o commissioni essenziali;
consegna di spesa e farmaci;
attivazione di telesoccorso e teleassistenza;
fornitura di pasti a domicilio o in strutture convenzionate.
Una volta definito un piano assistenziale personalizzato, la persona interessata sarà contattata da un fornitore accreditato, che concorderà una visita domiciliare per avviare i servizi previsti.
Per offrire un ulteriore supporto durante i giorni più caldi, il Comune rende disponibili anche i Centri d’incontro climatizzati, gestiti dalle Circoscrizioni e aperti per tutta la stagione estiva. L’elenco completo è consultabile online all’indirizzo:
http://www.comune.torino.it/pass/anziani/files/CIC-CENTRI-CLIMATIZZATI-2025.pdf
«Con il Piano Estate 2025 – afferma l’assessore alle Politiche Sociali, Jacopo Rosatelli – la Città di Torino rinnova il proprio impegno a tutela della salute e del benessere delle persone più vulnerabili. In una società che invecchia progressivamente, crediamo che prendersi cura degli anziani non sia solo un dovere, ma un valore fondante della nostra comunità. Continueremo a lavorare in sinergia con gli altri enti e attori del territorio per garantire una risposta concreta e solidale».
Per ulteriori informazioni, è possibile contattare il call center “Servizio Aiuto Anziani” al numero 011.01133333 o via email all’indirizzo aiutoanziani@comune.torino.it, attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.30 alle 16.00. Negli orari serali, notturni e nei giorni festivi, le chiamate saranno inoltrate alla Polizia Municipale.
(Da Torino Click)
POLITICA
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Budapest Pride, la sinistra parte in missione ideologica: più propaganda che diritti
La Piccola Casa della Divina Provvidenza e la Fondazione Cottolengo onlus mercoledì 18 giugno 2025 alle ore 18, presso l’Auditorium Leo Chiosso di Chieri (via Conceria 2), presentano il Bilancio di Missione del Cottolengo Hospice (via Balbo 16 – Chieri), che fu inaugurato dall’Arcivescovo di Torino Roberto Repole il 2 settembre 2022.
Intervengono:
Presentano il Bilancio di Missione:
Porta la sua testimonianza Luca Paiardi, atleta del mondo paralimpico.
Modera Alberto Riccadonna, Direttore de La Voce e Il Tempo.
L’iniziativa porta il patrocinio del Comune di Chieri.
RUBRICA SETTIMANALE A CURA DI LAURA GORIA
Chiara Marchelli “La figlia di lui” -Feltrinelli- euro 18,00
Bella, brava, scrittrice e saggista di notevole caratura. Davvero complimenti a Chiara Marchelli, valdostana, trapiantata da anni nella Grande Mela, dove è docente alla New York University.
“La figlia di lui” è il suo ultimo romanzo, scritto magnificamente, senza sbavature, puntando dritta all’essenziale e con il pregio di non indulgere in inutili orpelli. La trama cerca di rispondere a una domanda che credo non sia ancora mai stata sollevata e sviscerata così bene in un libro.
Come comportarsi se ci si innamora di un uomo che, purtroppo, ha una pecca di un certo rilievo?
Una figlia insopportabile e urticante all’inverosimile!
E’ quello che accade a Livia, 40enne italiana che vive a New York da anni, donna indipendente grazie al suo lavoro di editor e traduttrice.
Pienamente realizzata, non ha nessuna particolare propensione per i bambini, tantomeno è presa dal ticchettio dell’orologio biologico connesso al desiderio di maternità.
Poi conosce -e si innamora- dell’americano Arno, analista informatico di successo …e fin qui tutto bene. Ma lui si porta appresso un bagaglio di quelli che pesano parecchio; Emma, insopportabile figlia di 5 anni, che fin dal primo incontro entra in rotta di collisione con Livia. Una bimba maleducata e capricciosa in modo esasperante.
Arno ha mantenuto un ottimo rapporto con la ex moglie, si spartiscono il tempo di Emma armoniosamente, ma entrambi sembrano mancare di polso nell’educarla. Loro non lo vedono, ma Livia si, e mal sopporta l’accondiscendenza di Arno verso la figlia. Inutile dire che quando Emma sta con loro la convivenza del trio è una complicazione dopo l’altra.
Crescendo l’atteggiamento pestilenziale della piccola non farà che peggiorare; scavallando infanzia, preadolescenza e adolescenza, fino a traghettarla in una giovane di 21 anni.
Nel frattempo, preparatevi a scenette al limite del tollerabile, in cui persino voi avrete l’impulso di prendere a sberle la ragazzina infingarda e insolente che si rigira il padre come vuole; con continui tentativi di scavare fossati che per Livia siano sempre più difficilie da saltare per raggiungere il compagno.
Per fortuna la protagonista è una donna equilibrata e intelligente che cerca di tenere tutto insieme. Arriva a mettere in discussione se stessa nella faticosa ricerca di un ruolo nuovo e complesso, tutto ancora da delineare, che non aveva previsto.
Ma niente sarà scontato, tantomeno facile, perché vanno mantenuti in equilibrio tre sensibilità, esigenze e caratteri diversi tra loro.
L’autrice segue la storia adottando il punto di vista di Livia e la segue per 15 anni nel corso dell’evoluzione del legame con Arno; tra New York e la casa di famiglia nell’astigiano che lei ha ristrutturato e nella quale è andata a vivere per stare anche più vicina agli anziani genitori.
E’ lì che Arno la raggiunge appassionandosi all’orticoltura; mentre Emma trova la sua strada in America ed instaura un grande feeling con il secondo marito della madre.
Uno dei tanti pregi di questo romanzo è raccontare la realtà oggi sempre più diffusa della famiglia allargata, rappresentando più possibile le posizioni dei protagonisti.
Chiara Marchelli riesce a dare voce a tutti, cogliendone le sfumature con sensibilità. Arno ha le sue ragioni, Livia pure e sa esprimere la rabbia e mettere uno stop quando è in tempo per salvare un legame.
Anche Emma, diventata giovane donna, affronterà Livia: «Ero una bambina…ma tu niente….sempre lì con la bacchetta da maestrina..».
Il finale è a sorpresa e direi aperto a più interpretazioni
Chiara Marchelli “Le notti blu” -Giulio Perrone Editore- euro 15,00
Dopo aver letto l’ultimo romanzo di questa scrittrice ho pensato di approfondire, ed ecco un’altra sua opera che è stata tra i candidati al premio Strega 2017. Una storia decisamente tosta, narrata con delicatezza.
Affronta due temi impegnativi. Primo: la morte di un figlio.
Secondo: la verità che può celarsi dietro l’apparenza, dunque l’impossibilità di conoscere davvero fino in fondo le persone che ci stanno vicino.
Michele e Larissa sono una coppia di quasi 70enni, stanno insieme da 30 anni, da molto tempo si sono trasferiti negli Stati Uniti e vivono a New York. Hanno avuto un solo figlio, Mirko, che dopo gli studi ha percorso l’itinerario a ritroso ed ha eletto l’Italia come luogo in cui vivere.
A Genova ha conosciuto Caterina, se n’è innamorato e l’ha sposata, nonostante i genitori non avessero fatto salti di gioia. Poi, un giorno, Mirko ha ingoiato una dose massiccia di farmaci e si è lasciato morire. Nessuno ha mai capito perché.
Marchelli affronta il dolore più grande che possa esser inflitto ad un essere umano, la perdita di un figlio, per la quale è impossibile trovare consolazione e pace. In queste pagine scorrono le reazioni dei personaggi, vissute in modi diversi, se non addirittura opposti. Forse l’unico tratto comune è l’essere scivolati in una sorta di dolorosa “vita-non vita”.
A 5 anni dalla scomparsa di Mirko, arriva la telefonata della nuora Caterina che ha trovato la lettera di un avvocato per conto di una donna che chiedeva a Mirko il riconoscimento della paternità di suo figlio.
E’ una bomba che deflagra su tre anime già spezzate dal dolore. Ora non sanno neanche più bene chi fosse realmente quel ragazzo che tanto avevano amato.
Anche di fronte a questo rebus divergono le reazioni dei personaggi che, attoniti, si interrogano sulla reale possibilità che Mirko avesse nascosto a tutti loro una relazione extraconiugale dalla quale era nato un bambino. Inoltre, questo potrebbe essere in qualche modo il motivo del suicidio?
Larissa elabora dolore e dubbi non riuscendo a credere che il figlio potesse averle tenuto nascosto un segreto di tali proporzioni. Rifiuta del tutto l’idea e abbraccia l’ipotesi che sia stata solo un’invenzione di quella donna, che chissà cosa voleva da Mirko.
Michele, invece, pensa che se quel bambino esiste -ed è davvero suo nipote- allora è un’opportunità da cogliere. Vorrebbe dire che qualche preziosissima oncia di Mirko scorre nelle vene di quella creatura ed è la sua vita che continua oltre la sua morte.
Paul Murray “Il giorno dell’ape” -Einaudi- euro 22,00
E’ uno dei romanzi tanto osannati dalla critica e in cima alle classifiche di vendite. Forse un tantino sopravvalutato, comunque parte di quel fenomeno per cui se alcune testate o nomi prestigiosi ne parlano bene, praticamente il gioco è fatto e gli altri vanno al seguito. Sicuramente, una sforbiciata alla lunghezza delle circa 600 pagine male non avrebbe fatto.
E’ il quarto romanzo dello scrittore irlandese ed è la storia di una famiglia tradizionale che vive in una bella casa ai margini di un bosco, in un paese a due ore da Dublino. Sono i Barnes e, attraverso le loro vicende, Murray racconta quelle che in linea di massima sono le oscillazioni della vita in generale, fatta di successi e cadute, splendori e miserie.
I Barnes sono tra i più in vista e benestanti della zona, proprietari di una concessionaria d’auto tra le più quotate del circondario, ereditata dal padre. Proprietario è Dickie, sposato con la bellissima Imelda, accumulatrice di beni di lusso e griffati.
Il quadro è completato da due rampolli.
La primogenita Cass: appassionata di letteratura e della quale, scopriremo, strada leggendo, altre predilezioni consone alla fase adolescenziale.
Il fratello minore, Pj: geniale, nerd, ossessivo, alquanto rompiscatole, grande osservatore, dotato di abbondante spirito critico.
Poi la crisi e il crollo dei mercati assestano il colpo di grazia al declino che era già iniziato per l’attività di Dickie. La caduta dei Barnes risaliva a molto tempo prima, come scoprirete –nel fatidico giorno dell’ape che ha segnato la famiglia-. Poi lo scivolone sociale era stato inarrestabile e la rovina economica precipitosa.
Tutto improvvisamente cambia.
I Barnes, dal piedistallo, finiscono sul fondo. Nella contea, ora, tutti li guardano con occhi diversi; peggio, vengono stravolti completamente anche i rapporti tra i 4 membri della famiglia. Fino al baratro finale per cui non si rivolgeranno neanche più la parola.
In mezzo c’è il particolareggiato affresco corale della vulnerabilità degli individui, dei rapporti che intessono. L’approfondimento psicologico delle loro personalità e anche uno sguardo allarmato sulla fragilità dell’ecosistema che regge il mondo. E non anticipo altro….
Martta Kaukonen “Butterfly” -Longanesi-
Euro 18,60
E’ il romanzo di esordio della scrittrice e giornalista finlandese 49enne che è anche un importante critico cinematografico, e il suo aspetto sorridente e rassicurante non farebbe pensare a una fantasia tanto diabolica.
Il suo thriller arriva direttamente dai ghiacci finlandesi e in patria è diventato subito bestseller.
Al centro una serial killer che uccide a sangue freddo uomini malvagi. Si chiama Ira, e già il nome sembra implicare la sua natura più profonda; lei organizza accuratamente la tessitura della ragnatela nella quale cattura le sue prede, ovvero maschi spregevoli.
Quello di Ira è un disturbo ossessivo compulsivo che arriva da lontano e risale a quando era bambina ed era stata rapita e abusata sessualmente da un uomo. Un marchio di sofferenza abissale che vorrebbe curare con l’aiuto di un valido specialista.
Sceglie di affidarsi alla terapeuta Clarissa Virtaten, 50enne grondante fascino e fama, sempre in prima fila in tv e sui giornali. E anche lei con qualche scheletruccio rintanato e occultato nell’armadio, lì dove è meglio che continui a rimanere.
Aspettatevi continui colpi di scena, intrighi e azione; tutto condito da ironia e condotto spesso come sofisticato gioco.
Al Museo MIIT di corso Cairoli 4 si tiene una doppia mostra dal 12 giugno al 4 luglio prossimo, la prima dal titolo “Akshida Lad- Soft Impressions”, la seconda dedicata all’artista Fadilja Kajosevic.
“La mostra personale di Akshita Lad al museo MIIT di Torino- afferma il curatore e direttore del MIIT, Guido Folco – prosegue il percorso internazionale dell’artista che l’ha vista protagonista in Italia e all’estero in numerosi eventi prestigiosi svoltisi in questi ultimi anni all’insegna della sua arte e del suo pensiero. Le opere di Akshita Lad si inseriscono, infatti, perfettamente in una visione virtuosa della natura, del mondo, dello spirito dell’uomo. Il suo è un invito rivolto a tutti a rallentare la frenesia dell’esistenza moderna per mettersi in contatto con se stessi e il pianeta. È come se si trattasse di una pittura meditativa, quasi una autoanalisi incentrata sulla propria energia vitale, sul senso ultimo della vita, su quanto sia importante connettersi con la natura per recepire la bellezza e la purezza. Si tratta di una rinascita che l’artista intende proporci attraverso la sua pittura soffusa, che vive di trasparenze e intimità espressiva, sospesa in un universo onirico e metafisico, ma al contempo molto reale, tangibile, perché comunque sempre ispirato al reale.
Akshita Lad lavora sui toni, sui colori, sulle trasparenze cromatiche, sulle velature dei pigmenti che sulla tela siano impalpabili, leggeri, lievi, effimeri come lo scorrere del tempo,
Spazio e tempo sono, in effetti, elementi fondamentali della sua arte, di cui il primo viene declinato attraverso forme solo suggerite, abbozzate, immaginate, mentre il secondo scandisce i giorni, le stagioni, le diverse atmosfere del sentire intimo dell’artista.
Questo tempo immaginifico di luoghi inventati diventa metafora dello spirito in cui immergersi per ritrovare un’osmosi profonda con la natura e con il creato”.
Akshita Lad vive e lavora a Dubai. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali.
“La mia arte – afferma Akshita Lad – è un riflesso della bellezza e della ricchezza emotiva intessute nei momenti di quiete della vita.
Attraverso pennellate morbide, sfumature di colore trasparenti e composizioni senza tempo, cerco di evocare serenità, gioia e un senso di interconnessione. Il mutare delle stagioni, l’effimera danza della luce e la forza silenziosa della natura mi ispirano continuamente. Ogni dipinto invita l’osservatore a fermarsi, respirare e riconnettersi con l’energia silenziosa che ci circonda e vive dentro di noi. L’arte, per me, è una dolce preghiera, una celebrazione delle silenziose meraviglie della vita”.
La mostra personale di Fadilja Kajosevic al Museo MIIT di Torino narra l’avventura di una donna artista internazionale che, nel mondo femminile, ha trovato l’ispirazione per la sua ricerca e sperimentazione. Ella interpreta l’essere e il Creato come un tutt’uno perfettamente in simbiosi, simbolicamente fuse in un unico afflato verso la purezza e la sacralità. Angeli, Lune, Soli, presenze silenti abitano i suoi dipinti accesi da vibranti cromatismi e bagliori di luce, sempre equilibrati nella composizione e nella dinamica del percorso esistenziale e interiore. Una pittura intimista, universale, in cui il tema dell’armonia domina ogni scena, quasi si trattasse di scenografie teatrali dai mille personaggi. L’artista incarna un’originale presenza contemporanea nel mondo della creatività.
Mara Martellotta
Nel salone ducale del municipio della città di Aosta, si è tenuta la conferenza stampa del primo festival congiunto nelle due regioni territoriali del gran paradiso”Musica nel Parco del Gran Paradiso”
Un programma di musica che si svolgerà dal 21 giugno al 7 settembre su il territorio del parco coinvolgendo due regioni Piemonte e Valle d Aosta, n.15 comuni e oltre 30 artisti.
Il programma che allieterà l’ estate a chi sceglierà le valli alpine per trascorrere del tempo al fresco a contatto con la natura e all’ insegna di buona musica.
Con il patrocinio del Ministero all’ Ambiente, delle regioni Valle d Aosta e Piemonte, voluto dalla presidenza del Parco del Gran Paradiso un vero festival di musica dal vivo che coinvolgerà gli amanti di molti generi abbracciando più linguaggi musicali, il Parco del Gran Paradiso, primo parco nazionale sarà anche il primo ad avere un suo inno, musicato dal M.o Fulvio Creux respirando il cielo- Gran Paradiso è stato presentato in anteprima nel concerto del 2 giugno al teatro Spendor di Aosta. La direzione artistica è affidata ad Alessandro Valoti, in locandina il calendario dei momenti musicali e le località.
Tutti gli spettacoli sono ad ingresso libero senza necessità di prenotazione.
Segnatevi le date in agenda ed organizzatevi giornate alla scoperta della biodiversità nel Parco del Gran Paradiso,un importante polmone di verde a pochi kilometri dalla città.
GABRIELLA DAGHERO