ilTorinese

Il mistero del profumo di Rol

La Signora del Profumo

Da tempo siamo presi da crisi internazionali, economiche, politiche, idealismi sospesi (se non dimenticati), guerre e carestie. Contemporaneamente, e forse in modo isterico, nel nostro quotidiano la fanno da padrone mode fatue, consumismo, edonici atteggiamenti ed egoistiche superficialità.

Eppure l’umanità sa essere ancora ‘altro’ e il volume di Carmelina Novembre lo conferma avendo scritto un libro particolare, composto con stile personale e godibilissimo. Lei è in grado di trasportare il lettore in un’altra dimensione, una nuova forma di ricerca del tempo perduto, con sensazioni e ricordi particolarissimi.
I binari su cui scorre il suo lavoro sono due: Il primo è che Carmelina Novembre vanta una professione piuttosto rara: la profumiera. Non è attività semplicemente commerciale, quanto il lavoro di chi sa creare profumi grazie al dono di un particolare olfatto, una sensibilità fuori dal comune e la capacità di ripercorrere il proprio passato, come quello di antiche generazioni contadine lucane, ricche di immote saggezze popolari, ancora presenti e in grado di costruire culture.
Queste le fonti di Carmelina, figlia di un tempo immemore, atto a sollecitare sensi e memorie,  caratteristica astratta già immortalata nei lavori di Marcel Proust (come l’immersione di un pasticcino Madeleine nel tè, che scatenerà ricordi ed emozioni nel suo immortale ‘Dalla parte di Swann’).
Come si possono ricreare profumi che richiamino il pane fresco di paese o il profumo della biancheria che si asciuga al sole? Non lo sappiamo e forse non lo sa neanche lei, perché la vita è un’alchimia di situazioni che spesso sfuggono al cosiddetto senso comune.

Seconda protagonista del libro è l’enigmatica figura di Gustavo Rol, famosissimo veggente mancato nel 1994 e soprattutto conosciuto a Torino (anche se fu internazionalmente famoso) dal dopoguerra in avanti per le sue incredibili esperienze esoteriche.
Dopo una serie di combinazioni, che proprio combinazioni probabilmente non sono, queste due esistenze, pur senza essersi mai conosciute, si incontrano nel 2012 e si giurano una immateriale fedeltà; ciò porterà in frutto la creazione di un profumo particolare, dai contorni magici, e a lei suggerito proprio dallo spirito di Rol.
Ora da decidere quale mistero si nasconda dietro questo meraviglioso e inebriante profumo, ma alla base di questa Essenza c’è soprattutto la missione di ‘fare del bene’ allo spirito di chi se ne serve.
Senza obbligare nessuno a crederci, noi siamo convinti di questo contatto con l’aldilà, ma soprattutto ci sentiamo di consigliare la lettura de “IL MISTERO DEL PROFUMO DI ROL” a chi considera che la vita sia un dono e che non si limiti a meccanicistici incontri di cellule e concatenazioni materiali.

Ferruccio Capra Quarelli

IL MISTERO DEL PROFUMO DI ROL, di Carmelina G. Novembre, Bonfirraro edizioni, 2024. In libreria e in rete. Euro 18,90

Teleriscaldamento a Bardonecchia

 

Con l’avvio del periodo di vacanza di fine anno vengono nuovamente segnalati diffusi disagi per il malfunzionamento del servizio di teleriscaldamento a Bardonecchia.

L’Amministrazione Comunale si rammarica di questo ma precisa che si tratta di una situazione dovuta esclusivamente alla malagestione della società, che ha ancora in carico il servizio e che aveva assicurato, invece, di avere superato tutti i problemi tecnici.

Da parte sua l’Amministrazione Comunale precisa che si è alle fasi finali della gara per il nuovo gestore e che l’iter sarà concluso nel mese di gennaio auspicando di poter porre finalmente fine a questa spiacevole situazione.

(foto archivio)

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Grande Torino, Grande Angela, ma manca il Liberty – 1866 – Fascisti, destra al Nord e al Sud – Lettere

Grande Torino, Grande Angela, ma manca il Liberty

Avevo delle perplessità nel vedere tra gli ospiti della trasmissione su Rai 1 su Torino di Alberto Angela due signore fastidiosamente  onnipresenti: Littizzetto e Christillin, emblemi di una Torino che detesto. Ma debbo dire che – se escludiamo i loro interventi  autoreferenziali e banali – la trasmissione ha volato alto. Innanzi tutto una “mancanza” che fa onore ad Angela: neppure una volta è stato nominato il movimento operaio, Gramsci, Gobetti e la stessa Resistenza, la solita vulgata. Queste parole si sarebbero dovute nominare perché appartengono alla storia della città, ma Angela sa bene anche  l’abuso che ne hanno fatto i comunisti e quindi ha evitato di finire nel vicolo cieco dell’Anpi nazionale. Ha invece parlato, come era giusto, di Torino sabauda perchè ogni angolo di Torino richiama Casa Savoia, quasi esistessero solo i Savoia che purtroppo è una verità perché l’identità tra Dinastia e Nazione è totale fino al 1848 quando Carlo Alberto elargì lo Statuto.

Non c’è neppure il mito della Fiat distrutto da Elkann di cui Christillin vuole diventare il custode testamentario, avendo accumulato esperienza con le mummie egizie. Mi ha colpito che lei stessa si è definita “storica” .Da quando? Non sapevo. Angela ha anche reso quasi equanime omaggio alle due squadre di calcio torinesi, ma di questi temi non dico perché sono acalcistico ed asportivo. E’ mancato un richiamo benché minimo al Liberty, una parte di storia torinese fondamentale che è stata trascurata proprio dai torinesi e dai vari assessori disattenti alla cultura. Al contrario è stato richiamato in modo insistito la Ferrari che con Torino non ha legami perché la casa di Maranello è presente al Museo dell’ automobile ,ma non nella storia della città. Meritava invece al Museo un accenno alla Lancia, fagocitata dalla Fiat, incapace anche solo di imitare lo stile del concorrente che ebbe anche lui la disgrazia di un discendente non all’altezza. La Littizzetto ha evitato le solite volgarità e si è inventata gastronoma: bagna cauda, bicerin e altro, secondo un copione banale trito e ritrito che anche i telespettatori di Canicattì conoscono, senza bisogno delle sue mediazioni televisive. Angela ha parlato di Museo Egizio e di Museo del Risorgimento e di Basilica di Superga. I monarchici in collegamento , mentre si sentivano orgogliosi del passato , non potevano non sentirsi in imbarazzo per un presente non proprio esemplare che farebbe infuriare l’ultimo Sovrano Umberto II  ricordato anche lui da Angela . Sulle macerie della Fiat svetta la Torino dei grandi Savoia da Emanuele Filiberto a Vittorio Amedeo ll, al Conte Verde al Conte Rosso . Noi siamo alle prese con Askatasuna e  con lo snobismo delle madamine. Che tristezza!

 

1866
Il prossimo anno vivremo un anniversario storico tra i più negativi: le sconfitte nella III Guerra d’indipendenza per terra e per mare: Lissa e Custoza. Solo Garibaldi fu vincitore a Bezzecca. L’Italia non capitolò solo perché alleata della Germania contro l’Austria. Una pagina nera. Il Regio esercito e la Regia Marina si rivelarono un disastro  Dobbiamo considerare che nel Mezzogiorno era iniziato il brigantaggio, oggi giustificato da molti storici o sedicenti tali.

Il veleno messo in circolo da Gramsci è duro a morire e le pagine di Rosario Romeo  sul Risorgimento e il Sud vengono nascoste senza essere confutate. Siamo ancora fermi alla  presunta insensibilità sociale degli uomini del Risorgimento, mentre al Sud briganti, avventurieri, delinquenti comuni scuotevano dalle radici l’alberello dell’ Unità nazionale ,senza capire che il riscatto del Sud sarebbe venuto dal processo di unificazione del Paese come vide Romeo.

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Fascisti, destra al Nord e al Sud
Un elemento appare più inspiegabile di altri nella politica italiana d’oggi: il MSI e la destre in genere ebbero sempre ampi consensi al Sud dove non c’era stata la guerra civile e il fascismo non conobbe la fine ingloriosa e tragica che gli toccò al Nord. Non a caso quello della Resistenza veniva chiamato Vento del Nord. Il Nord sembrò una roccaforte antifascista in cui il MSI non toccava palla , prendeva pochi voti e a volte non gli era consentito neppure di tenere comizi. Io ricordo Tullio Abelli che fu il temerario ed anche eroico  fondatore del MSI in Piemonte. Solo nel 1963 divenne deputato, utilizzando i resti. Al Sud il MSI e le destre conquistarono città come Napoli e ebbero molti deputati e senatori  eletti anche tra gli ex fascisti repubblichini o non aderenti a Salo’. A Roma il MSI ebbe molti voti ed elesse anche un sindaco. Nella seconda repubblica la Campania, la Puglia e il Lazio ebbero giunte di centro – destra. Oggi la situazione è cambiata. Tre regioni antifasciste del Nord come Piemonte, Lombardia, Veneto sono nelle mani della destra. Nelle mani della sinistra sono la Campania, la Puglia, la Sardegna.
Cito due esempi, per indicare una tendenza. Poi restano le regioni rosse come Toscana ed Emilia e Romagna, anch’esse antifasciste , ma con un consenso clientelare talmente radicato da essere indifferenti  persino a due inondazioni. La campagna antifascista è uguale in tutta Italia, ma gli esiti sono differenti .Oggi al Nord l’antifascismo elettorale sembra meno seguito, mentre al Sud esso appare più forte. Non si possono fare deduzioni ideologiche semplicistiche  perchè il clientelismo di De Luca o di  Emiliano è assai più forte dell’antifascismo e il nullismo  politico di Caldoro in Campania e di Fitto in Puglia è  apparso destinato a far perdere. Per le città è ancora peggio perché Napoli sembra il feudo di Bassolino, anche se Bassolino non c’è più da tempo. A destra i candidati attrattivi mancano. La Sicilia appare un discorso a sé perché malgrado il malgoverno della destra che si affidò a Cuffaro e ad altri degni compari, e malgrado il malgoverno della sinistra che ebbe un presidente imbarazzante come Crocetta, la situazione è apparsa più fluida politicamente forse perché le clientele (e anche la mafia) travalicano tutto. Anche la camorra in Campania avrà scelto per chi votare. Resta però un dato reale: l’antifascismo in molte regioni del Nord non è più così esclusivo e ferreo come in passato.

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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

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Il sì finale che fa paura
Un periodo di guerre come quello che viviamo non è proprio il migliore per togliere il “Sì’” finale all’ inno Nazionale quando si afferma “siam pronti alla morte . Non siamo mai pronti alla morte, forse neppure il ministro Crosetto sempre più vicino ad  essere un ministro della Guerra.   Gino Apollonia
Non so che dirle  su Crosetto considerato uno dei migliori ministri di Meloni. L’ ho conosciuto poco o nulla. Sull’argomento Inno togliere il Sì, penso sia meglio perché cantare è una cosa, portare le stellette è un’altra. All’epoca di Mameli erano pronti a morire per la Patria, oggi morire per Kiev è cosa molto diversa. Chi ha un’età per essere reclutato, se non è un fanatico, non si sente pronto a morire. Non siamo mai pronti a morire. Gli inni italiani sono brutti: la marcia reale era ridicola, Mameli ha un testo oggi incomprensibile ai più, un testo guerresco che cozza con l’articolo 11 della Costituzione. L’unico inno era ed è la “Leggenda del Piave” scritto da un napoletano non retorico che amava la vita e la Patria. Non basta togliere un sì che fa tremare le vene ai polsi. Nessuno oggi è pronto a morire, ripeto, sempre che non abbia perso la ragione. I generali giustamente si tutelano e difficilmente muoiono in prima linea: preferiscono le retrovie, lasciando l’onore di morire ai soldati semplici o agli ufficiali di complemento. Le medaglie invece sono un riconoscimento molto desiderato soprattutto dagli ufficiali. Pensate a Badoglio, responsabile di Caporetto, ma superdecorato e promosso per meriti di guerra.
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Il governo Meloni
La legge finanziaria ha un po’ scombussolato il governo. I leghisti hanno attentato  alla vita del governo. Alcuni ministri si sono rivelati  inetti, parlamentari hanno dimostrato di non capire  nulla di economia come per la faccenda dell’oro della Banca d’Italia. Ho votato a destra, ma oggi sono perplesso.   Ciro Rizzi
Non è stato un bello spettacolo. Alcuni ministri sarebbero da cambiare, ma aprire una crisi sarebbe pericoloso. Non siamo più ai tempi della Dc. La invito a pensare un governo di sinistra alle prese con un finanziaria come questa. Avrebbe potuto far meglio? Non credo. Mancano i soldi .L’economia asfittica  di guerra sta mordendo le poche risorse . Con Fratoianni al governo io avrei paura. La verità è  che abbiamo solo politici e nessun statista . Anche nella Dc gli statisti erano pochi, nel PSI uno solo, negli altri partiti non c’era nessuno: Tanassi era vice presidente del consiglio e ministro della Difesa, ma era anche un ladro. Caro Rizzi, la politica italiana è prevalentemente in mano a persone prive di carisma. Ma anche nel passato era così. Anche all’estero non è meglio. Macron occupa il posto di De Gaulle, Pompidou, Chirac. In Francia non c’è neppure una maggioranza che governa. Lei che ha votato a destra, si tenga stretta la Meloni. Perché cambiarla? Mantiene un consenso considerevole, pur con un partito non pronto ad andare al governo. Le critiche espresse da Marcello Veneziani sono ridicole. Si è accorto in ritardo che avrebbe desiderato  andare al governo.

Fine anno a Cesana Torinese all’insegna delle Fiaccolate

Domenica 28 a Sagnalonga, lunedì 29 dicembre la Fiaccolata dei Maestri a Sansicario e martedì 30 dicembre Fiaccolata dei Ragazzi a Sansicario.

CESANA TORINESE – Un Natale così imbiancato non si vedeva da tempo. La nevicata della vigilia ha regalato un’atmosfera ancora più magica al paesaggio di Cesana e delle sue Frazioni.

E come vuole la tradizione dopo il Natale il paese si anima ancor di più.

Fioccano così gli appuntamenti per residenti, villeggianti e per i tanti turisti che sono arrivati in paese per godersi questo meraviglioso paesaggio imbiancato.

Si inizia già questa sera di sabato 27 dicembre. La Pro Loco Proyoung propone alle ore 21 presso la Sala Formont di via Pinerolo 0, la storia avvincente del “Ladro del secolo” Leonardo Notarbartolo con la “Rapina del Secolo” raccontata dall’autore. Il Lupin italiano nelle prime ore di domenica 15 febbraio 2003 riuscì nell’impresa di rubare milioni di euro in diamanti dal caveau più sicuro d’Europa al World Diamond Center di Anversa. Serata ad ingresso libero e gratuito sino ad esaurimento posti.

Sempre quest’oggi sabato 27 dicembre, alle ore 15 riapre il “Museo Casa delle Lapidi” di Bousson con l’apertura invernale della mostra “A capo coperto – Le cuffie degli Escartons: identità e storia” a cura di Contempora e Raquel Barriuso Diez che ha già catturato il grande pubblico nell’apertura estiva. Mostra che rimarrà aperta sino al 6 gennaio sempre con orario 15-18.

Sempre nel borgo di Bousson è visitabile il Presepe “Presepe e antichi mestieri di montagna “ sino al 31 gennaio 2026.

Domenica 28 dicembre inizia il tour delle Fiaccolate. Appuntamento alle ore 18 sulle piste di Sagnalonga per la “Fiaccolata dei Maestri della Scuola Sci Monti della Luna” con all’arrivo distribuzione di vin brûlé.

Domenica 28 dicembre, la Pro Loco Proyoung sempre alle ore 21 presso la Sala Formont di Via Pinerolo 0 a Cesana Torinese, propone una serata all’insegna dell’informazione con la squadra del Soccorso Alpino Speleologico Piemontese stazione di Cesana Torinese. Una serata con tante informazioni utili, proiezione di una filmato didattico inerente la montagna e apre le porte per un proficuo dibattito. Un momento di incontro e riflessione particolarmente utile in questo momento con anche tutte le indicazioni fondamentali relative al rischio valanghe. Serata ad ingresso libero e gratuito sino ad esaurimento posti.

Lunedì 29 dicembre ecco il grande appuntamento con la “Fiaccolata dei Maestri a Sansicario”. Un evento sempre molto atteso che quest’anno si arricchisce della presenza delle telecamere di Mediaset che manderà in onda il servizio mercoledì 31 dicembre alle ore 19 su Italia 1 nel programma “Studio Aperto Mag”.

Un evento che vede la collaborazione della Pro Loco Proyoung insieme alle tre Scuole Sci di Cesana: Action Sansicario, Cesana-Sansicario e Monti della Luna.

L’appuntamento per la grande fiaccolata sulle piste di Sansicario è per le ore 18. All’arrivo saranno presenti oltre a musica, spettacolo, cioccolata e vin brûlé ed il grande braciere per il falò finale.

Nuovo appuntamento con la Fiaccolata martedì 30 dicembre con alle ore 18 sulle piste di Sansicario “Fiaccolata dei Ragazzi” delle Scuole Sci Action Sansicario e Cesana Sansicario.

Una nuova fiaccolata è poi già in programma per festeggiare il nuovo anno sabato 3 gennaio con la “Fiaccolata a piedi per le vie di Cesana”. Sabato 3 gennaio è il programma la “Stra Stra Fiaccolata” organizzata dalla Pro Loco ProYoung: dalle ore 21 una camminata con fiaccole lungo le vie del paese; con un ticket di partecipazione di € 5 acquistabile presso l’Ufficio del Turismo si potrà partecipare all’estrazione in presenza di un soggiorno di 7 notti in Puglia. Gran finale poi con musica, vin brulé in piazza Vittorio Amedeo.

Nuovo Liceo Musicale di Ivrea APS-ETS, rinnovo organi

Si è svolta nei giorni scorsi l’assemblea dei soci dell’associazione Nuovo Liceo Musicale di Ivrea APS-ETS, convocata per il rinnovo degli organi statutari.

Nel corso dei lavori l’assemblea ha provveduto alla nomina del nuovo consiglio di direttivo, formato dai seguenti nove soci:

Luca Basile

Architetto, si è laureato al Politecnico di Torino nel 2010. Ha maturato un’esperienza articolata nel campo della grafica editoriale, collaborando con case editrici italiane e internazionali dell’editoria ludica. Opera come libero professionista nel brand e packaging design ed è attivo anche nell’insegnamento nella scuola secondaria e nella formazione docenti, in particolare nell’ambito dei progetti PNRR.

Giancarlo Bonzo

Giurista di formazione, ha maturato una lunga esperienza nel mondo associativo, della comunicazione e delle relazioni istituzionali, operando per realtà di primo piano del sistema imprenditoriale piemontese; è stato amministratore delegato del Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino, sviluppandone anche una significativa vocazione culturale. Specialista in divulgazione culturale e pubbliche relazioni, ricopre incarichi in enti e istituzioni culturali del territorio ed è consigliere del Liceo Musicale di Ivrea dal 2019.

Gregorio Fracchia

Chitarrista e studioso, si è formato tra Torino e L’Aquila, diplomandosi e laureandosi con il massimo dei voti in chitarra e perfezionandosi all’Accademia Chigiana di Siena. Laureato in filosofia teoretica, ha conseguito un dottorato di ricerca con esperienze accademiche internazionali. Svolge un’intensa attività artistica e culturale come interprete, compositore e autore, con all’attivo incisioni discografiche e pubblicazioni.

Solidarietà dei cittadini di Vanchiglia alla polizia che presidia Askatasuna

Nelle giornate tra Natale e Santo Stefano, alcuni cittadini del quartiere Vanchiglia, nonostante il maltempo e nel senso di riconoscenza per l’operato apportato quotidianamente dalle forze dell’ordine, hanno donato panettoni e pandori al personale della Polizia di Stato impegnato nel presidio fisso alla palazzina fino a qualche giorno fa occupata dal centro sociale Askatasuna, per poi fare insieme un brindisi natalizio.

Il giorno di Natale, a loro si è unito anche Giovanni Berardi, figlio del poliziotto Rosario Berardi ucciso dalle Brigate Rosse nel 1977 a Torino, nonché presidente dell’Asevit – Associazione europea vittime del terrorismo, il quale ha espresso sinceri ringraziamenti e portato auguri di un sentito Natale a tutti i poliziotti impegnati a tutela della collettività in questi giorni di festività.

“Vogliamo ringraziare i tanti cittadini di Torino che in questi giorni, e in particolare il 25 dicembre, hanno voluto dimostrare vicinanza e sostegno ai colleghi impegnati nel quartiere Vanchiglia, dove si trova l’edificio che era stato occupato dal centro sociale Askatasuna”. Ad affermarlo è il Segretario Generale del SAP, Stefano Paoloni.

Durante le festività sia i colleghi di Torino che decine di altri agenti provenienti da altre città sono stati impegnati h24 per garantire la sicurezza nel quartiere messo a ferro e fuoco a seguito dello sgombero di Askatasuna. Durante le festività, sono stati numerosi i messaggi di vicinanza espressi dai cittadini, molti dei quali hanno anche portato ai colleghi in servizio panettoni, spumante e dolcetti come gesto concreto di stima e vicinanza.

“Si tratta di gesti importanti, specie in un periodo così delicato dopo gli scontri avvenuti a seguito dello sgombero dei locali occupati da Askatasuna. Gesti che dimostrano il supporto alle forze dell’ordine e che il costante impegno di centinaia di uomini e donne della polizia viene riconosciuto dalla maggior parte dei residenti. A volte un gesto vale più di mille parole. GRAZIE”conclude Paoloni.

Il Torino cade ancora in casa e lo fa nella 17ª giornata di Serie A, sconfitto 2-1 dal Cagliari

Sprofondo Toro
Il Torino cade ancora in casa e lo fa nella 17ª giornata di Serie A, sconfitto 2-1 dal Cagliari all’Olimpico Grande Torino. Un ko che conferma la discontinuità della squadra di Baroni, incapace di dare continuità dopo due vittorie consecutive.
I granata partono bene e trovano il vantaggio con Vlasic, ma col passare dei minuti abbassano ritmo e attenzione. Il Cagliari ne approfitta, cresce e trova il pareggio con Prati, prima di completare la rimonta nella ripresa grazie a Koliçsoy, decisivo nel punire una difesa troppo fragile.
Per il Torino è uno stop che lascia l’amaro in bocca, l’ennesimo passo falso di una stagione altalenante. Per il Cagliari, invece, tre punti pesantissimi in chiave salvezza: vittoria di carattere e fiducia per la squadra di Pisacane.
Per i granata di Baroni è obbligatorio e doveroso guardarsi alle spalle.
La serie B è sempre dietro l’angolo.

Enzo Grassano

Imprese piemontesi ottimiste sul 2026: investimenti in crescita nonostante le incertezze

L’indagine trimestrale basata sulle previsioni di circa 1.200 aziende piemontesi fotografa un clima di fiducia complessivamente positivo. A trainare le performance migliori sono commercio, turismo, ICT, alimentare e trasporti, mentre il manifatturiero continua a mostrare segnali di difficoltà.

Le imprese piemontesi guardano al primo trimestre 2026 con un atteggiamento nel complesso ottimistico, in continuità con la precedente rilevazione. Un segnale della solidità del sistema economico regionale e della sua capacità di resistere a una fase prolungata di incertezza. Dietro al dato aggregato si conferma però una dinamica divergente tra manifatturiero e terziario, ormai evidente da oltre due anni.

Il comparto manifatturiero risente in modo particolare della crisi della metalmeccanica e del tessile-abbigliamento, registrando indicatori negativi su produzione, ordini, redditività ed export. Di segno opposto l’andamento del terziario che, dopo la fase più critica del Covid, ha saputo riorganizzarsi e ripartire, mostrando da allora segnali di crescita costante. È quanto emerge dall’indagine congiunturale condotta a dicembre dal Centro Studi dell’Unione Industriali Torino su un campione di circa 1.200 imprese manifatturiere e dei servizi del sistema confindustriale piemontese.

“Le imprese piemontesi approcciano il 2026 confermando la volontà di investire per far crescere e sviluppare le proprie imprese. Non è una scommessa, ma un vero grande gesto di fiducia che va colto e valorizzato da tutti coloro che compongono il nostro tessuto economico. Quello che ci aspetta sarà un altro anno molto sfidante proprio come il 2025 che dopo molti, forse troppi, timori ha invece registrato un andamento più sostenuto del previsto negli ultimi mesi. Un risultato ottenuto grazie alla capacità delle nostre imprese di sapersi adattate velocemente al mercato, sia come sbocchi commerciali che come offerta di prodotti, processi e tecnologia. Chi guarda al Piemonte sa di poter trovare in questo territorio risposte efficenti e avanzate, una qualità che ci riconoscono partner italiani e stranieri, in maniera trasversale ai settori e alle filiere”, commenta Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte.

Nel dettaglio, le attese risultano complessivamente positive per occupazione (saldo ottimisti/pessimisti pari a +6,0%), produzione (+3,2%) e ordini totali. Rimangono invece negativi i consuntivi relativi a export (-5,3%) e redditività (-1,0%). Cresce di 3,1 punti percentuali la propensione a investire, che coinvolge il 77,1% delle imprese rispondenti; il 25,3% ha inoltre programmato l’acquisto di nuovi impianti, in aumento di 1,8 punti rispetto a settembre. Stabile al 77% il tasso di utilizzo di impianti e risorse, mentre varia poco il ricorso alla CIG, attivata dal 10,9% del campione. Nel manifatturiero la percentuale sale al 14,9%, in lieve calo (-0,4 punti) rispetto alla precedente rilevazione.

Il quadro settoriale piemontese resta fortemente differenziato. Il manifatturiero, che rappresenta circa due terzi del campione, continua a segnare saldi negativi su tutti i principali indicatori: produzione (-3,9%), nuovi ordini (-4,5%), redditività (-6,8%) ed export (-6,0%). Particolarmente in difficoltà il comparto metalmeccanico, dove il saldo sulla produzione è negativo da dieci trimestri consecutivi (-7,5%), soprattutto nei settori automotive e metallurgia. Segno meno anche per le manifatture varie, come gioielli e giocattoli (-24,0%), e per il cartario-grafico (4,8%). Appaiono prudenti le attese del tessile-abbigliamento (0,0%), mentre risultano più fiduciosi i comparti gomma-plastica (+2,3%), alimentare (+11,9%), edilizia (+4,5%) e impiantisti (+16,7%).

Il terziario conferma invece un clima di fiducia stabilmente espansivo, favorito da una minore esposizione alle oscillazioni dei mercati esteri. Tutti i comparti esprimono aspettative positive, seppur con intensità diverse. Spiccano in particolare commercio e turismo (+30%), servizi alle imprese (+24,2%), ICT (+10,0%) e trasporto di merci e persone (+8,7%).

In un contesto internazionale complesso, la positività delle attese risulta inversamente proporzionale al peso dell’export sul fatturato. Le aziende meno orientate ai mercati esteri mostrano le aspettative più ottimistiche sulla produzione (+8,9% per chi esporta meno del 10% del fatturato). In equilibrio le attese delle imprese con una quota di export compresa tra il 10 e il 30% (saldo pari a 0,0%), mentre diventano negative per le fasce successive: -5,6% per le aziende che esportano tra il 30 e il 60% e -3,9% per quelle oltre il 60%.

Dopo pochi mesi già chiusa l’edicola di Porta Nuova

Non sono ancora passati 4 mesi dalla riapertura dell’edicola all’interno della stazione ferroviaria di Porta Nuova, che già l’attività ha chiuso i battenti. Certo sembra impossibile che in una delle grandi stazioni italiane, con migliaia e migliaia di passaggi al giorno,  non vi siano le condizioni per consentire a un giornalaio di poter sostenere un esercizio commerciale.