ilTorinese

Donna aizza pitbull contro i poliziotti. Ma il cane non si muove

Arrestata per resistenza a Pubblico Ufficiale

Nel primo pomeriggio di lunedì, viene segnalata agli agenti della Polizia di Stato la presenza di una donna, cittadina italiana di 48 anni, in completo stato di ubriachezza all’interno di un bar in zona Borgo Vittoria.

Dopo aver inveito contro la clientela del locale, la donna entra in auto e si addormenta sul volante. Temendo per l’incolumità della quarantottenne, gli operatori della Squadra Volante richiamano la sua attenzione, bussando al finestrino. Alla vista dei poliziotti, la donna si riprende e scende dall’auto, proferendo frasi ingiuriose nei confronti delle forze dell’ordine. Inoltre cerca di aizzare contro i poliziotti il proprio pitbull, che però non le obbedisce. Passa allora alle vie di fatto e aggredisce con calci e schiaffi gli operatori, sputando contro uno di essi. La donna viene arrestata per resistenza a Pubblico Ufficiale, denunciata per oltraggio a pubblico ufficiale e rifiuto d’indicazioni delle propria identità e sanzionata amministrativamente per ubriachezza molesta.

Coronavirus, in 34 in quarantena ad Alassio

Trentaquattro  astigiani sono in quarantena in un hotel di Alassio dove ha soggiornato la persona risultata positiva al Covid-19

La conferma dal sindaco di Asti, Maurizio Rasero. Altri 26 astigiani sono rientrati, anche loro avevano soggiornato nello stesso albergo quando c’era la persona contagiata, e sono monitorati  da prefettura e Asl. Al momento le loro condizioni di salute  non destano preoccupazione

Coronavirus: “Disinfesto il palazzo”. Ma era un truffatore

Un tentativo di truffa legato alla psicosi da  Coronavirus è stato sventato a  Rivoli

Un uomo ha avvicinato un’anziana di 72 anni che stava rincasando, con la scusa che era stato inviato dall’Asl per disinfestare il palazzo.

Ma la donna ha rifiutato di farlo entrare, e un’altra inquilina, che ha assistito alla scena, ha chiamato la polizia del locale commissariato, che è giunta sul posto. Il presunto truffatore, descritto come un individuo vestito elegantemente, e che portava una valigetta 24 ore, si era nel frattempo allontanato.

E a Milano le Fiamme gialle scoprono venditore abusivo di mascherine

Nell’attuale situazione di emergenza sanitaria per la diffusione del coronavirus, la Guardia di Finanza di Milano ha avviato anche appositi controlli per contrastare possibili fenomeni di aumento ingiustificato dei prezzi o altre condotte illecite connesse alla commercializzazione di dispositivi di protezione individuale e disinfettanti

In particolare, nell’ambito di tali controlli i Finanzieri del 1° Nucleo Operativo Metropolitano di Milano presso la Stazione Centrale hanno sorpreso un soggetto di nazionalità extracomunitaria che vendeva abusivamente decine di mascherine protettive. Approfittando del particolare stato emotivo che in questo periodo sta vivendo la popolazione nonché della difficoltà a reperire sul mercato generi di questo tipo, l’interessato proponeva ai passanti, oltre ad accessori elettronici, l’acquisto di mascherine chirurgiche di dubbia qualità e comunque di tipologia assolutamente inefficace a proteggere dal virus. I prodotti sono stati sequestrati e il venditore abusivo è stato sanzionato. Le Fiamme Gialle proseguiranno costantemente i servizi delle specie su tutto il territorio provinciale per l’intero periodo dell’emergenza a tutela dell’economia e della salute dei cittadini.

Libri sul viso e canzoncine non fermano il virus. E l’economia crolla

Di Augusto Grandi / Dopo il disastro di lunedì, quando la Borsa di Milano è stata la peggiore d’Europa, anche la seduta di ieri si è chiusa al ribasso. Con lo spread in salita. Insomma, non è bastato cantare Bella ciao, il virus non si è spaventato

E non si è arrestato neppure di fronte ai libri sul volto al posto delle mascherine. Così gli investitori, che si erano convinti del potere taumaturgico dell’antifascismo di sardine e Pd, hanno compreso di essere stati truffati da Giuseppi e compagni ed hanno penalizzato la Borsa italiana…

Continua a leggere su ELECTOMAG:

Libri sul viso e canzoncine non fermano il virus. E l’economia crolla

Maxi evasione per un milione e mezzo. Impresa nasconde al fisco 17 milioni di ricavi

Il sistema utilizzato era oramai ben consolidato: l’imprenditore emetteva sistematicamente false fatture, per delle operazioni in realtà mai avvenute, e le esibiva alle banche così da accedere a finanziamenti altrimenti non ottenibili

È quello che ha scoperto la Guardia di Finanza di Torino nel corso di un’indagine nei confronti di una società con sede alle porte di Torino e leader nel settore dei trasporti.

I Finanzieri della Compagnia di Chivasso, che hanno condotto l’intervento, si sono trovati di fronte ad una società ben inserita nel contesto economico locale e non solo, con numeroso personale alle dipendenze e notevoli mezzi strumentali. Questo almeno all’apparenza.

Nel corso delle indagini, infatti, ne è uscita una realtà societaria ben diversa.

Gravi, infatti, le responsabilità dell’amministratore, che, al termine dei riscontri, è risultato essere sconosciuto al fisco per oltre due anni. I finanzieri hanno ricostruito completamente il volume d’affari della società, in quanto tutto l’apparato contabile societario è risultato incompleto e solo parzialmente attendibile. Gli inquirenti hanno appurato che sono stati occultati al fisco oltre 17 milioni di ricavi.

Prettamente familiare il sistema truffaldino scoperto: l’amministratore infatti, utilizzava anche fatture false emesse dalla società del fratello, in modo da abbattere i ricavi e conseguentemente le tasse da versare all’erario.

Ma non solo. Come detto, la società coinvolta nella maxi evasione era solita emettere le fatture false, in particolare per prestazioni mai avvenute oppure simulate nei confronti di note catene di supermercati, da esibire alle banche per accedere a finanziamenti altrimenti non ottenibili. Così facendo è riuscita negli anni a percepire somme per circa 4 milioni di euro, denaro che è rientrato, pertanto, nel normale circolo economico societario.

L’imprenditore, un trentenne italiano, è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Ivrea. Numerosi i reati di cui dovrà rispondere: dalla dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture inesistenti, all’omessa dichiarazione sino al “mendacio bancario” e all’autoriciclaggio.

Accertata un’evasione fiscale per oltre 1,5 milioni di euro.

“C’è chi dice No” chiede di spostare il referendum

“La data scelta per il Referendum, il 29 marzo 2020, era già molto ravvicinata quando è stata stabilita: in stato di emergenza non è possibile garantire un vero dibattito sul tema e com’è ovvio, il Virus è il vero argomento che monopolizzerà l’attenzione nelle prossime settimane”

IL COMITATO “C’E’ CHI DICE NO” DEL PIEMONTE (PARTITO RADICALE) CHIEDE A GIUSEPPE CONTE DI SPOSTARE LA DATA DEL REFERENDUM COSTITUZIONALE E SI APPELLA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

“E’ ormai evidente che, allo stato attuale, non ci sono le condizioni per un voto consapevole sul Referendum Costituzionale relativo al taglio del numero dei parlamentari. In Piemonte, in particolare, le ordinanze vietano la tenuta di eventi pubblici, così come in altre Regioni del Paese. La data scelta per il Referendum, il 29 marzo 2020, era già molto ravvicinata quando è stata stabilita: in stato di emergenza non è possibile garantire un vero dibattito sul tema e com’è ovvio, il Virus è il vero argomento che monopolizzerà l’attenzione nelle prossime settimane. Chiediamo a Giuseppe Conte di convocare i comitati del SI e del NO e di rivedere la data procrastinandola al 31 maggio o perlomeno al termine dell’emergenza. Facciamo inoltre appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al fine di tutelare la Democrazia e le condizioni minime di informazione, che oggi a maggior ragione non sono garantite.”

Mario Barbaro e Sergio Rovasio
COMITATO “C’E’ CHI DICE NO” PIEMONTE – PARTITO RADICALE

Identificato cadavere trovato a Bardonecchia

Il 7 settembre 2019, sul greto del fiume Dora, venne rinvenuto un cadavere, sconosciuto, di sesso maschile in avanzato stato di decomposizione

 

Personale della Squadra Sopralluoghi del G.I.P.S. di Torino effettuò specifici rilievi connessi al ritrovamento, riuscendo a recuperare alcune impronte digitali dai resti in decomposizione.

Posto che con il passare del tempo nessuna notizia emergeva a riguardo del nome dell’ignoto, presso l’Area Identità giudiziaria, furono sottoposte a esame le poche impronte recuperate dal cadavere. Dette impronte risultavano riferibili a parziali frammenti del derma, lasciato esposto per possibile avvenuto scollamento dell’epidermide.

 

L’attività di ricerca dei pochi caratteri papillari presenti ha consentito di riconoscere una fotosegnalazione di forte compatibilità con il frammento in esame. Dopo una fase di verifica delle corrispondenze è stato possibile stabilire che la persona ignota era stata fotosegnalata con il nome di BOUHAMDI Mohamed Ali di Mokhtar, nato il 21.5.1982, cittadino tunisino. Un tatuaggio raffigurante la lettera K, presente sulla mano sinistra della salma, risultava altresì indicato su alcune schede dattiloscopiche di precedenti fotosegnalazioni relative al soggetto riconosciuto.

 

È stato quindi contattato il Consolato di Tunisia a Genova al fine di reperire notizie circa l’esistenza in vita di prossimi congiunti, così da informare i famigliari del deceduto e far sì che la salma potesse essere restituita ai propria cari. Il Consolato di Tunisia, a fine gennaio, ha trasmesso la “scheda di riscontro di analisi genetica” dei presunti genitori dello scomparso. L’attività di laboratorio di Genetica Forense del Gabinetto Interregionale di Polizia Scientifica di Torino ha accertato la corrispondenza, confermando l’identificazione e la riconducibilità ai congiunti.

 

(foto archivio)

Coronavirus, presto in Piemonte i laboratori saranno cinque

Presto saranno  cinque in Piemonte laboratori abilitati all’esame del tampone per individuare il Coronavirus

Lo ha comunicato l’assessore regionale alla Sanità Luigi Icardi: “Oggi  i laboratori in grado di fare l’esame sono due, negli  ospedali Molinette e Amedeo di Savoia. Ne aggiungeremo altri tre, ad Alessandria, Cuneo e Novara. I centri dovranno essere dotati delle attrezzature e delle professionalità necessarie per elaborare i dati relativi a ogni tampone”.