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Sanità, come ripartire in sicurezza? Le soluzioni di Politecnico e Ordine dei Medici

È a disposizione di medici, operatori del settore sanitario, pazienti e caregiver, il documento congiunto di Ordine dei Medici e Politecnico di Torino contenente le raccomandazioni su misure e comportamenti da adottare nei luoghi di assistenza per evitare il diffondersi del contagio da SARS-CoV-2 durante le attività sanitarie.

Il documento individua le azioni che consentono l’erogazione dei servizi con un livello di sicurezza adeguato. È frutto di uno studio condotto da ricercatori del Politecnico e da medici dell’Ordine di Torino, in cui è stato valutato l’effettivo rischio di contagio negli ambienti, a seconda del tempo di permanenza e della conformazione strutturale.

Questo rapporto si inserisce nell’ambito del progetto di studio e ricerca “Imprese aperte, lavoratori protetti” ed è frutto, come i precedenti dedicati ad altre specifiche realtà, del lavoro di un team di esperti coordinato dal professor Marco Knaflitz, che ringrazio, che ha analizzato un ambito, come quello sanitario e assistenziale, che richiede un’attenzione ancora più particolare nelle Fasi 2 e 3 –  commenta il rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco -. Le indicazioni che emergono, proprio perché condivise con l’Ordine dei Medici della Provincia di Torino, sono molto operative e ci auguriamo possano contribuire a dare un aiuto concreto ad incrementare la sicurezza per medici e pazienti”.

“Sono molto soddisfatto del risultato di questa collaborazione con il Politecnico – sottolinea il presidente dell’Ordine dei Medici Guido Giustetto -. Abbiamo messo in campo le nostre competenze in un vero e proprio lavoro di ricerca interdisciplinare. In questi mesi molti colleghi hanno chiesto all’Ordine indicazioni su come comportarsi per ridurre al massimo i rischi per sé e per i propri pazienti. Finalmente questo documento darà una risposta esaustiva alle loro domande”.

Gli ambiti presi in considerazione sono gli studi dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta, dei medici di continuità assistenziale e degli specialisti ambulatoriali, le residenze sanitarie assistenziali (Rsa) e alcune strutture del territorio. Realtà che, a differenza degli ospedali, possono non disporre di figure professionali specifiche, in grado di pianificare gli interventi di contenimento del contagio all’interno delle strutture.

Sono dunque state effettuate modellizzazioni delle diverse condizioni di erogazione delle prestazioni sanitarie, attribuendo un fattore di rischio in base alla possibilità di affollamento, al tipo di servizio e alla modalità di interazione tra i professionisti sanitari e i pazienti. Per ogni situazione sono state formulate raccomandazioni utili a mitigare i rischi, con approfondimenti sulle corrette procedure di sanificazione di superfici e ambienti, sull’uso dei dispositivi di protezione individuale e sull’importanza di intensificare l’informatizzazione dell’attività sanitaria, dal punto di vista amministrativo e clinico.

Di seguito, una breve sintesi delle indicazioni fornite nel documento (che è in allegato).

Per quanto riguarda gli studi dei medici di famiglia e dei pediatri, ad esempio, è importante che:

–          le visite siano effettuate per quanto possibile solo su appuntamento e dopo triage telefonico;

–          ciascun medico preferisca modalità a distanza (mail e telefono) sia per le prenotazioni sia per l’invio al paziente del promemoria della ricetta dematerializzata;

–          la sala d’attesa sia organizzata in modo da garantire una distanza fra le persone di più di un metro e vengano previsti accorgimenti specifici (come non usare gli apriporta automatici) per controllare l’ingresso dei pazienti;

–          medici, pazienti e personale di studio indossino gli opportuni dispositivi di protezione e igienizzino le mani;

–          a ogni visita, il medico provveda a sanificare le superfici con le quali il paziente è venuto a contatto e disponga nuovo materiale monouso a protezione del lettino, se utilizzato durante la visita;

–          il paziente rispetti gli orari e non si presenti con temperatura frontale superiore a 37,5°;

–          i locali siano, quando possibile, areati in modo naturale e siano installati, laddove necessario, sistemi di ventilazione e filtrazione (esistono a tal proposito soluzioni efficaci e sostenibili economicamente);

–          venga rispettato in modo integrale il protocollo proposto per le visite domiciliari di pazienti No Covid;

–          sia promossa una massiccia campagna di vaccinazione antinfluenzale per il prossimo autunno.

Per quanto riguarda gli studi dei medici di continuità assistenziale valgono le medesime indicazioni sia sulla gestione delle visite ambulatoriali sia sulla gestione delle visite domiciliari. Inoltre:

–          ogni Asl dovrebbe individuare spazi adatti per lo svolgimento delle attività: un ambulatorio in cui svolgere le visite e una zona ristoro/riposo per il medico di turno, dotata di biancheria monouso e bagno. I locali dovrebbero essere igienizzati ad ogni turno.

Per quanto riguarda le Rsa, si raccomanda nello specifico:

–          la sanificazione completa della struttura, nel caso in cui non fosse stata ancora effettuata;

–          la predisposizione di un solo punto di accesso e l’adozione di due percorsi separati, Covid e No Covid;

–          l’adozione di opportune precauzioni per personale, visitatori, fornitori/addetti esterni che entrano nella struttura (dpi, igienizzazione delle mani, misurazione della temperatura);

–          l’individuazione di un referente per la prevenzione e il controllo delle infezioni e per Covid-19 e la formazione del personale;

–          l’effettuazione periodica di tamponi e test sierologici per gli operatori sanitari;

–          la riorganizzazione degli spazi, suddividendoli in tre categorie: pazienti positivi al Covid, negativi e negativizzati, con la separazione anche del personale assegnato;

–          che le visite dei parenti (quando saranno nuovamente possibili) avvengano solo su appuntamento, in una sala dedicata e previo triage telefonico per i visitatori;

–          che l’inserimento di nuovi ospiti sia effettuato solo con evidenza di tampone negativo nelle 72 ore precedenti, sia seguito da isolamento di 14 giorni dopo l’inserimento in struttura e sino a che non si ottenga un nuovo tampone negativo.

Particolare attenzione va riservata per il rientro in struttura di ospiti dopo ricovero ospedaliero: in caso di pazienti positivi, è necessario il ricovero in strutture intermedie Covid; in caso di pazienti negativizzati, si raccomanda l’isolamento per 14 giorni, al termine dei quali si effettua un ulteriore tampone. Con esito negativo, l’ospite potrà tornare nella sua stanza; in caso di pazienti già negativi, si raccomanda isolamento per il tempo necessario a effettuare un secondo tampone entro 48 ore dal primo. In caso di esito negativo, l’ospite potrà tornare nella sua stanza.

Per quanto riguarda i servizi territoriali:

–          prevedere spazi adeguati fra gli sportelli e nelle sale d’attesa, con percorsi differenziati di ingresso e uscita;

–          organizzare le visite per evitare assembramenti: valutare se effettuare le visite su 10-12 ore giornaliere e valutare l’opportunità e la fattibilità dell’estensione dell’orario lavorativo anche al sabato e domenica;

–          informatizzare il più possibile tutte le procedure amministrative. Ogni azienda sanitaria dovrebbe istituire un servizio di call center dedicato per le richieste di informazioni;

–          per i prelievi: erogare il servizio principalmente su prenotazione, scaglionando in modo opportuno l’arrivo dei pazienti;

–          garantire l’attività dei consultori e le vaccinazioni, nel rispetto delle misure di precauzione.

Elemento comune a tutti questi ambiti è l’importanza di implementare l’informatizzazione delle procedure cliniche e amministrative, attraverso la quale non solo si riducono i rischi di nuove ondate di contagio, ma è possibile migliorare l’efficienza del sistema sanitario.

Si raccomanda dunque non solo di rafforzare strumenti come i portali e i sistemi di prenotazione on line, metodi utili per evitare che i cittadini si rechino di persona per espletare le pratiche, ma anche di incentivare le attività di telemedicina (come televisita, teleconsulto, telemonitoraggio).

Il rapporto completo è scaricabile al link:  http://www.impreseaperte.polito.it/i_rapporti/la_cura_al_cittadino_riparte_in_sicurezza

“Blitz” di Cirio all’Inps: “qui ogni settimana per verificare la cassa in deroga”

Il presidente della Regione Cirio e l’assessore al Lavoro Chiorino alla sede regionale dell’Inps: «Torneremo ogni settimana per presidiare e vigilare finché l’ultimo piemontese non avrà ricevuto quello che gli spetta».

 

Entro il 21 giugno tutti i lavoratori che hanno diritto alla cassa in deroga riceveranno il pagamento per i mesi di marzo e aprile: lo ha garantito l’Inps al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e all’assessore al Lavoro Elena Chiorino , che si sono personalmente recati alla Direzione regionale dell’Istituto nazionale di previdenza sociale per verificare la situazione con il direttore Emanuela Zambataro.

«Il Governo ha fatto una scelta sbagliata creando delle procedure difficili e complesse, che si sapeva avrebbero creato problemi – sottolinea il presidente Cirio – . La decisione di assegnare la cassa in deroga con un doppio passaggio Regione-Inps ha fatto “impallare” tutto il sistema. È stato un errore a monte, segnalato a suo tempo dal nostro assessore al Lavoro in Conferenza delle Regioni, ma che si è risolto solo grazie alle pressioni di noi governatori. Superata questa strozzatura, oggi siamo venuti personalmente a verificare lo stato dei pagamenti, perché non è accettabile – in un Paese normale – che una persona che aspetta la cassa di marzo a giugno non l’abbia ancora ricevuta. Quando mi ferma un cittadino per strada per dirmelo sono il primo a ritenerla una vergogna. Indignarsi non basta però, bisogna risolvere. La Regione Piemonte ha trasmesso all’Inps il 97,5% delle richieste ricevute. Di queste il 55% è stato pagato. Parliamo di circa 76 mila lavoratori, ma ne mancano ancora tanti. È il motivo per cui siamo venuti all’Inps oggi e ci torneremo ogni settimana, fino al 21 giugno, per vigilare fintantoché l’ultimo piemontese non avrà ricevuto quello che gli spetta».

«Noi assessori avevamo chiesto al Governo un unico ammortizzatore sociale a differenza della pluralità di quelli esistenti – spiega l’assessore Chiorino – . Finalmente c’è stata una semplificazione importante che ci auguriamo porti a una maggiore velocità di erogazione, ma resta da risolvere il problema dei mesi di luglio e agosto, che sono i più delicati perché ad oggi sono scoperti dal decreto del Governo».

La medicina non è neutrale

Una delle migliori definizioni della medicina è la seguente: “La medicina è un’arte, che si avvale di strumenti tecnici reperiti dalla scienza, e che agisce in un mondo di valori”.

In questa enunciazione è implicita la risposta a tutti coloro che si chiedono come mai tre virologi diano risposte differenti sulla stessa condizione epidemiologica.

Innanzitutto, sia la scienza che la tecnica sono degli strumenti più o meno complessi in mano all’uomo, quindi già di per sé usati con variabili personali. La stessa metodologia super sofisticata delle neuroimmagini, ormai di grande diffusione, offre spunti di interpretazione diversissimi nello studio, ad esempio, delle emozioni…

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La medicina non è neutrale

 

Badante arrestata per maltrattamenti

Se non fosse per la serie di reati commessi, quanto accaduto lo scorso lunedì in un condominio del quartiere Lingotto potrebbe assumere i caratteri di una grottesca sceneggiata.

Nel primo pomeriggio, una donna impaurita contatta la Polizia di Stato: alla porta di casa c’è l’ex badante della madre la quale, molesta, pretende di accede nell’abitazione.

Gli agenti arrivano sul posto e, giunti al piano, trovano l’ex badante e sua sorella che perseverano nel tentativo di entrare in casa della richiedente. La prima lamenta di essere stata licenziata ingiustamente e di essere lì per ritirare dei capi di vestiario. La sorella, non ancora qualificatasi come tale, millanta di essere un avvocato e invita i poliziotti, a far rispettare la legge permettendo il recupero degli effetti personali della sua assistita.

In questo frangente, la donna che aveva richiesto l’intervento, in stato di shock, apre la porta d’ingresso e dice ai poliziotti di essere stata minacciata e di non averpermesso l’ingresso per paura di ritorsioni fisiche. A queste frasi l’ex badante, una cittadina rumena di 36 anni, e il suo fantomatico “avvocato” iniziano a insultare la controparte. Quando i poliziotti impediscono alle due donne di avvicinarsi alla porta vengono a loro volta insultati. Ai poliziotti viene anche rinfacciato di aver sanzionato ingiustamente la badante per non aver indossato, il 30 maggio scorso, la mascherina, così come previsto dalle norme di contenimento del Covi-19. Nonostante gli inviti alla calma, insulti e minacce ai poliziotti non cessano.

Improvvisamente, senza alcuna reale ragione, la sorelladella badante, una cittadina rumena di 43 anni chiama il 112 NUE chiedendo l’invio di un’ambulanza poiché nell’appartamento c’è una persona che sta male. Ad un certo punto, però, le donne decidono di allontanarsi e per farlo spintonano uno degli operatori della Squadra Volante. Non paghe, proseguono nella loro condotta colpendo a calci e pugni tutti gli agenti presenti che però le fermano.      

Nel frattempo giunge sul posto l’ambulanza prima inopportunamente chiamata dalla trentaseienne rumena. A questo punto la performance raggiunge il suo punto più alto. Alla vista del personale sanitario, l’ “avvocato”lamenta un malore, va giù per terra svenendo come ad aver perso conoscenza. Mentre i sanitari le prestano le cure, la donna apre un occhio per appurare l’esito della messa in scena. Resasi conto di essere stata scoperta e di non aver raggiunto l’esito sperato, improvvisamente si riprende e ricomincia, insieme alla sorella, ad offendere i poliziotti, tentando anche di colpirli nuovamente.

Terminata la performance, i poliziotti raccolgono poi il racconto della richiedente la quale narra che tutto il nucleo familiare da mesi viveva in una condizione di violenza fisica e psicologica provocata dalla badante. In particolare, la cittadina rumena la vessava in diversi modi, insultandola e imponendole, per esempio, attività domestiche che erano, invece, a suo appannaggio e per le quali veniva pagata. Destinataria dei maltrattamenti era anche la mamma della richiedente, la persona che la badante avrebbe dovuto seguire.

Alla luce dei fatti, la trentaseienne ex badante è stata arrestata per maltrattamenti in famiglia e resistenza e denunciata per minaccia, violenza o minaccia e oltraggio a P.U. e rifiuto di fornire indicazioni sull’identità personale. A sua sorella, invece, arrestata per resistenza a P.U., sono stati contestati i reati di violenza o minaccia e oltraggio a P.U. e rifiuto di fornire indicazioni sull’identità personale, millantato credito e procurato allarme.

In migliaia anche a Torino contro il razzismo

Più di 2.000 le persone, molti giovani, oggi pomeriggio in piazza Castello a Torino, davanti al palazzo della Regione Piemonte, per  manifestare contro ogni forma di razzismo e in segno di solidarietà alla famiglia di George Floyd, morto a Minneapolis durante l’arresto da parte della polizia.

Tutti distanziati, ma inevitabile (come per la manifestazione del centrodestra a Roma, che ha suscitato polemiche)  qualche assembramento. I partecipanti hanno osservato 8 minuti e 46 secondi di silenzio, il tempo in cui Floyd è stato schiacciato sotto il ginocchio di un poliziotto. Poi si  sono svolti gli interventi  dei relatori. Tra gli organizzatori Rete 21, una delle associazioni antirazziste e l’Arci. Presenti numerosi appartenenti del movimento delle sardine. Peccato che la manifestazione di ricordo del massacro di piazza Tienanmen, tenutasi sempre in piazza Castello pochi giorni fa non abbia invece  avuto la stessa numerosa partecipazione: c’erano solo quattro gatti.  Temi diversi, ma altrettanto importanti da combattere, il razzismo e la negazione della libertà. Ma la memoria delle stragi del passato da parte di regimi totalitari non richiama più troppe adesioni.

(foto Paolo Ranzani)

Bollettino coronavirus, 7 vittime e 38 contagiati

CORONAVIRUS PIEMONTE: IL BOLLETTINO DELLE ORE 17

20.246 PAZIENTI GUARITI E 2498 IN VIA DI GUARIGIONE

Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che i pazienti virologicamente guariti, cioè risultati negativi ai due test di verifica al termine della malattia, sono 20.246(+374 rispetto a ieri), così suddivisi su base provinciale: 2144 (+33) Alessandria, 1092 (+30) Asti, 774 (+1) Biella, 2015 (+37) Cuneo, 1796 (+57) Novara, 10.505 (+172) Torino, 883 (+43) Vercelli, 899 (+0) Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 138 (+1) provenienti da altre regioni.

Altri 2.498sono “in via di guarigione”, ossia negativi al primo tampone di verifica, dopo la malattia e in attesa dell’esito del secondo.

I DECESSI SALGONO COMPLESSIVAMENTE A 3.934

Sono 7i decessi di persone positive al test del Covid-19 comunicati nel pomeriggio dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte, di cui 1 al momento registrati nella giornata di oggi (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).

Il totale è ora di 3.934 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi su base provinciale: 649 Alessandria, 237 Asti, 206 Biella, 388 Cuneo, 336 Novara, 1.736 Torino, 215 Vercelli, 127 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 40 residenti fuori regione ma deceduti in Piemonte.

LA SITUAZIONE DEI CONTAGI

Sono 30.845 (+38rispetto a ieri, di cui 10 in Rsa e 10 a seguito di test sierologico; dei 38 riscontrati 19 sono asintomatici) le persone finora risultate positive al Covid-19 in Piemonte, così suddivise su base provinciale: 3.965 Alessandria, 1.855 Asti, 1039 Biella, 2.800 Cuneo, 2.721 Novara, 15.696 Torino, 1.309 Vercelli, 1.111 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 261 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 88 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

I ricoverati in terapia intensiva sono 37(-3 rispetto a ieri). I ricoverati non in terapia intensiva sono 684 (-59rispetto a ieri). Le persone in isolamento domiciliare sono 3.586.

I tamponi diagnostici finora processati sono 340.176, di cui 188.407risultati negativi.

Il Comune che multa chi getta a terra le mascherine usate

Dal Piemonte/ Saranno multe salate per chi abbandona a terra guanti e mascherine usati.

Lo ha deciso la giunta comunale di Borgosesia (Vercelli), con una apposita ordinanza valida fino al 31 luglio: chi abbandona sul suolo, a bordo strada o nei parchi  i dispositivi di protezione individuale, senza gettarli negli appositi contenitori, rischia una multa di 300 euro. I controlli saranno affidati alla la polizia municipale. Nell’ordinanza si fa riferimento alla normativa che prevede che guanti, mascherine, fazzoletti usati debbano essere gettati nei rifiuti indifferenziati.

Gli infermieri: “I cittadini ci amano, i governanti ci offendono”

 «Gli infermieri italiani godono da tempo di una altissima considerazione da parte della società civile». Con queste parole Antonio De Palma, Presidente del Nursing Up, commenta con soddisfazione i dati emersi dall’indagine Censis-Fnopi, la Federazione Nazionale degli Ordini Infermieristici.

«Una indagine accurata che scava nel profondo e mette a nudo in modo straordinario una verità che noi come sindacato andiamo “raccontando” da tempo nelle nostre battaglie in difesa della valorizzazione e dei riconoscimenti della professionalità e delle doti umane di una categoria, la nostra, che i cittadini hanno imparato ad amare ed apprezzare poco per volta, vivendo sul campo, ovvero negli ospedali, come pazienti, esperienze positive a contatto con la nostra grande coscienza e qualificazione.

Perché abbiamo sempre messo in gioco le nostre conoscenze professionali e quel cuore che non deve mai mancare. I dati della ricerca, continua De Palma, ci evidenziano “uno spaccato” meraviglioso, da cui dobbiamo partire, inevitabilmente, per costruire il sistema sanitario del presente. Gli italiani chiedono maggiori assunzioni di infermieri sempre più specializzati, hanno grande rispetto per il nostro ruolo, hanno fiducia nelle nostre capacità, vogliono a gran voce la figura dell’infermiere di famiglia perché hanno compreso quale valore aggiunto potrebbe rappresentare in ogni territorio.

Addirittura, leggo con orgoglio, come presidente di un sindacato infermieristico, che consiglierebbero di intraprendere la nostra professione ai figli e ai nipoti. Nulla di più corrispondente alla realtà dei fatti, e soprattutto frutto del risultato dei nostri sacrifici, cominciati ben prima del Covid-19», sottolinea De Palma.
«Sembrerebbe tutto perfetto, tutto in armonia: parrebbe che esistano le condizioni per ripartire proprio da noi infermieri, per costruire un sistema sanitario moderno degno di tal nome. Eppure qualcosa non funziona, il rovescio della medaglia è desolante. Mentre Censis e Fnopi evidenziavano il rispetto e le stima che gli italiani hanno della nostra categoria, gli infermieri oggi scendevano ancora in strada, sbotta De Palma. Con striscioni dal messaggio inequivocabile: “Ora rispetto e riconoscimento”. Perché qualcuno continua ad ignorarci.

Perché qualcuno ci ha voltato le spalle. Perché qualcuno sguazza nel fallace proposito di prendersi gioco di noi, del nostro lavoro, delle nostre vite. Questa classe politica ci ha relegato all’ultimo posto, ma noi continueremo a portare avanti le lotte in cui crediamo, ora più che mai con il sostegno della nostra gente. Urleremo con rinnovato coraggio, perché è così che si vincono le battaglie, e lo faremo finché qualcosa finalmente non cambierà. Basta soffermarsi solo un istante su quanto sta già accadendo, chiosa De Palma con una rinnovata luce negli occhi. I “governanti” ci offendono con i loro silenzi, ma dall’altra parte aumenta sempre di più l’amore nei nostri confronti da parte dei cittadini. Siamo di fronte ad una nuova verità, ad un nuovo spaccato di questa Italia: tra la classe politica e la società civile è in atto un pericoloso “corto circuito”, una frattura che sta diventando insanabile. Qualcuno, “nelle stanze del potere”, dovrebbe cominciare a chiedersi cosa sta facendo e dove sta andando, se alla fine si ritrova così distante da quello che chiedono gli stessi cittadini, conclude De Palma.

Denunciato il maniaco dei giardinetti

Denunciato dagli agenti del commissariato Madonna di Campagna

Domenica pomeriggio gli agenti del commissariato Madonna di Campagna intervengono presso i giardinetti pubblici in via Casteldelfino dove è stata segnalata la presenza di un soggetto molesto. Giunti sul posto, i poliziotti raccolgono la testimonianza di una minore e di alcune mamme. L’uomo, cittadino marocchino di 53 anni, poco prima era stato visto avvicinarsi alla zona ludica dedicata ai bambini e, dopo essersi improvvisamente abbassato i pantaloni, aveva iniziato a massaggiarsi le parti intime. In seguito, lo straniero si era seduto su una panchina, come nulla fosse accaduto. All’arrivo degli agenti, il cinquantatreenne stazionavaancora nel medesimo punto. Sottoposto a controllo, il soggetto dichiarava agli agenti di non aver fatto nulla e di trovarsi ai giardinetti per riposarsi dalla giornata lavorativa.

L’uomo è stato denunciato per atti osceni in luogo pubblico.

Covid, cure a domicilio: la Regione chiede confronto

«Non si tratta di iscriversi al partito del Plaquenil, però credo sia importante rilevare come i protocolli di cura a domicilio con l’uso della idrossiclorochina, sperimentati in Piemonte nel trattamento precoce del Covid-19, abbiano dato risultati molto incoraggianti.

Dopo il ritiro da parte della rivista scientifica Lancet dello studio che aveva portato alla decisione dell’Oms di bloccare le sperimentazioni con l’idrossiclorochina, sarebbe opportuno al più presto un confronto con l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per fare chiarezza. Se non va bene l’idrossiclorochina, ci dicano cosa si può utilizzare in alternativa, altrimenti viene meno il perno su cui ruota gran parte della strategia di cura domiciliare dei pazienti covid e si rischia di tornare ad affollare gli ospedali mettendone in crisi l’operatività».

Così l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte e coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, Luigi Genesio Icardi, che mercoledi 3 giugno ha condiviso con i colleghi assessori delle altre Regioni il modello di presa in carico precoce dei pazienti affetti da sospetta infezione Covid-19 sperimentato nell’Asl di Alessandria, facendosi promotore, a nome della stessa Commissione nazionale, di una richiesta di audizione all’Aifa per chiedere l’attivazione di un “registro 648” (procedura per consentire l’erogazione di un farmaco a carico del Servizio sanitario nazionale) per la somministrazione domiciliare di idrossiclorochina.

Dal 18 marzo al 30 aprile, il Distretto Acqui Ovada dell’Asl di Alessandria ha preso in carico e seguito a casa, precocemente, 340 pazienti, con una drastica riduzione dei ricoveri, in controtendenza con i dati della stessa provincia, tra le più colpite del Piemonte. Su 340 pazienti, infatti, si sono avuti 22 ricoveri e 9 decessi, numeri dolorosi, ma nettamente inferiori agli attesi in base ai dati epidemiologici.

«Il messaggio emerso dal progetto coordinato dai dottori Paola Varese  e Claudio Sasso denominato “Covi a casa” è forte e chiaro – osserva l’assessore Icardi -: più precocemente si avviano le cure, maggiori sono le probabilità di guarigione. E’ il territorio il vero campo di battaglia contro il virus. I medici di medicina generale hanno dimostrato di essere strategici e forza proattiva nell’intercettazione precoce dei malati, a prescindere dall’esecuzione dei tamponi. Clinica, esami ematici domiciliari e elettrocardiogramma sono stati sufficienti per identificare i malati, selezionarli per profili di rischio e avviare precocemente un trattamento farmacologico articolato che ha avuto successo».

L’assessore rileva che “Covi a casa”, così come l’altro analogo protocollo farmacologico di cura domiciliare dei professori Di Perri-Bonora-Venesia, non sono stati un ripiego perché gli ospedali erano pieni, ma una precisa scelta strategica organizzativa”.

«Territorio e Ospedale – conclude Icardi -, supportati dal volontariato, malgrado la tragica esperienza escono comunque rafforzati nelle motivazioni etiche che li accomunano e da cui auspichiamo la nascita di un nuovo modello di sanità e di presa in carico delle persone in base ai  bisogni di salute».