ilTorinese

Welfare e coronavirus: mail e postazione in unità di crisi

È attiva presso l’Unità di Crisi della Regione Piemonte l’area funzionale formata da Welfare, Sanità e Protezione Civile dedicata alla gestione dell’emergenza legata al Coronavirus all’interno delle strutture per anziani, disabili e minori

Questa mattina Chiara Caucino (nella foto), assessore al Welfare, nel suo ruolo di coordinamento politico, si è collegata con tutte le Prefetture piemontesi presenti sui territori per raccogliere le situazioni di difficoltà riscontrate ed elaborare, insieme alle Istituzioni presenti, una adeguata ed efficace strategia operativa.

È stata inoltre creata una casella e-mail riservata alle segnalazioni di criticità presenti nelle strutture. È possibile quindi indirizzare la segnalazione a: presidi_unitacrisi@regione.piemonte.it.

“Stiamo facendo tutto il possibile – sottolinea Caucino – per fronteggiare al meglio questa emergenza. Stiamo lavorando per una prima ricognizione capillare, strumento necessario per conoscere il quadro attuale e affrontare al meglio le difficoltà dei cittadini piemontesi, soprattutto dei più fragili. Mi auguro che il Piemonte, con la capacità e l’operato delle forze messe in campo, possa uscire al più presto da questa emergenza”.

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La Regione inasprisce le restrizioni: “Non tutti capiscono che siamo in piena emergenza”

Ulteriori restrizioni: al mercato solo una persona per famiglia e brevi uscite all’aria aperta non oltre i 200 metri da casa. In fase di verifica la possibilità di raddoppiare il valore delle sanzioni. Il presidente Cirio: “Siamo ancora in emergenza piena, ma in troppi sembrano non capirlo”

Firmata dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio la proroga dell’ordinanza sulle misure di contenimento al coronavirus valide su tutto il territorio. Avrà efficacia fino al 13 aprile in linea con il decreto del Governo.

In Piemonte restano valide tutte le restrizioni già previste nella precedente ordinanza

Alcune novità  stringono ulteriormente le maglie del contenimento:

Vietata ogni attività sportiva all’aria aperta, salvo brevi uscite nei pressi della propria abitazione che sono consentite solo entro una distanza massima di 200 metri.

Viene estesa in modo specifico anche ai mercati la regola che vi si possa recare una sola persona per nucleo familiare, esattamente come già previsto per tutti gli altri esercizi commerciali.

Badanti e colf possono proseguire l’attività lavorativa solo in caso di assistenza necessaria per persone non autosufficienti o parzialmente autosufficienti.

Accanto alle nuove restrizioni sono stati previsti, inoltre, alcuni chiarimenti che verranno pubblicati come FAQ sul sito della Regione.

Gli spostamenti dei volontari sono consentiti, ma solo se strettamente connessi alla gestione dell’emergenza Coronavirus.

La priorità di accesso agli esercizi commerciali è valida per tutti gli operatori impegnati in prima linea nell’emergenza e in possesso di regolare tesserino: volontari della protezione civile e operatori sanitari, tra cui medici, infermieri e anche farmacisti.

Insieme alla Prefettura si sta inoltre valutando la possibilità di incrementare il regime sanzionatorio. La proposta del Presidente della Regione è di raddoppiare il valore delle sanzioni su tutto il territorio piemontese.

“Sono sinceramente molto preoccupato – dichiara il presidente Cirio -. Temo che molte persone non abbiano ancora capito che questa è una guerra e che in guerra si sta a casa. Ho visto troppa gente a passeggio in queste ultime ore. Ne va della salute di tutti e ogni leggerezza vanifica gli sforzi enormi che tutto il sistema sta facendo in una situazione che non ha precedenti. Stare a casa non è un appello, è la regola che vale per tutti”.

Coronavirus: 265 pazienti guariti, 450 in terapia intensiva. Le nuove vittime sono 70

Il bollettino della Regione Piemonte delle ore 19 di venerdì 3 aprile

 

265 PAZIENTI GUARITI, 487 IN VIA DI GUARIGIONE

Questo pomeriggio l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che il numero complessivo di pazienti virologicamente guariti, cioè risultati negativi ai due test di verifica al termine della malattia, è salito a 265, cosi suddiviso su base provinciale: 15 in provincia di Alessandria, 15 in provincia di Asti, 14 in provincia di Biella, 26 in provincia di Cuneo, 17 in provincia di Novara, 138 in provincia di Torino, 10 in provincia di Vercelli, 24 nel Verbano-Cusio-Ossola, 6 provenienti da altre regioni.

Altri 487 sono “in via di guarigione”, cioè risultati negativi al primo tampone di verifica dopo la malattia e in attesa ora dell’esito del secondo.

70 DECESSI, COMPLESSIVAMENTE 1.088

Sono 70 i decessi di persone positive al test del “Coronavirus Covid-19” comunicati nel pomeriggio dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte: 14 in provincia di Alessandria, 4 in provincia di Asti, 1 in provincia di Biella, 5 in provincia di Cuneo, 4 in provincia di Novara, 38 in provincia di Torino, 1 in provincia di Vercelli, 2 nel Verbano-Cusio-Ossola, 1 proveniente da altra regione.

Il totale complessivo è ora di 1.088 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi su base provinciale: 202 ad Alessandria, 52 ad Asti, 82 a Biella, 75 a Cuneo, 128 a Novara, 416 a Torino, 59 a Vercelli, 55 nel Verbano-Cusio-Ossola, 19 residenti fuori regione ma deceduti in Piemonte.

SITUAZIONE CONTAGI

Sono 11.082  le persone finora risultate positive al “Coronavirus Covid-19” in Piemonte: 1.525 in provincia di Alessandria, 529 in provincia di Asti, 550 in provincia di Biella, 861 in provincia di Cuneo, 937 in provincia di Novara, 5.389 in provincia di Torino, 577 in provincia di Vercelli, 517 nel Verbano-Cusio-Ossola, 164 residenti fuori regione ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 33 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

I ricoverati in terapia intensiva sono 450.

I tamponi diagnostici finora eseguiti sono 36.547, di cui 20.642 risultati negativi.

Emergenza sanitaria, reclutati più di 1700 medici e infermieri

Sono complessivamente 1.739 le risorse umane aggiuntive reclutate fino ad ora, con diverse forme contrattuali, dalle Aziende sanitarie regionali del Piemonte per l’emergenza coronavirus covid19

LUIGI ICARDI: «GRAZIE AL PERSONALE SANITARIO CHE SI E’ MESSO A DISPOSIZIONE, COMBATTIAMO INSIEME LA BATTAGLIA PIU’ DURA»

Sono complessivamente 1.739 le risorse umane aggiuntive reclutate fino ad ora, con diverse forme contrattuali, dalle Aziende sanitarie regionali del Piemonte per l’emergenza coronavirus covid19. Tra queste, 323 medici, 835 infermieri e 581 altre professionalità, comprendenti personale medico laureato, biologi, farmacisti, operatori socio sanitari, tecnici di laboratorio e fisioterapisti.

«Siamo grati al personale sanitario che ha risposto così generosamente ai bandi dell’Unità di crisi della Regione Piemonte – osserva l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi -, tutti stanno lavorando al meglio delle proprie capacità, con sforzi enormi, in condizioni di massima emergenza. Ringraziamo di cuore i volontari e quanti sono arrivati dall’estero per offrire il loro contributo. Il Piemonte sta affrontando la crisi più difficile, con il massimo delle forze disponibili».

Salute, lavoro e prevenzione. Quando la storia si ripete

Salute, lavoro, prevenzione sul lavoro e nel territorio per prevenire in materia di salute pubblica. Dovrebbe essere un tutt’uno

Purtroppo entriamo nel mondo dei sogni e delle utopie, che sono,  come tali, irrealizzabili. Ma qualcuno, tanto tempo fa, ci ha tentato, cercando percorsi pratici per realizzare queste politiche di prevenzione e diremmo oggi, di previsione. Come il dottor Ivan Oddone, dottore in medicina s’intende, diviso tra la sua professione e la politica.

Più verso la politica sindacale, imparolato per diventare segretario della camera del lavoro di
Torino nei primi anni 60, creatore di un vero metodo finalizzato alle prevenzione e diagnosi.
Due gli elementi fondanti. Il principale era la mappatura in una determinata area dei fattori di
rischio. Base per tutti i medici di base, secondo fattore, di conoscenza, per curare. Non fu solo
una attrazione teorica, ed ebbe, seppur in modo limitato una pratica applicazione in Francia.
In questa mappatura fondamentale il ruolo del sindacato per individuare i fattori nocivi prodotti
dalla fabbrica. Di fabbriche nocive il Piemonte ha dato il suo tragico contributo da Ciriè, all’ Acna
di Cengio, passando per Casale.

Dall’eternit alle polveri sottili inalate respirate e devastanti per polmoni e bronchi. Alla Fiat le
cose non erano diverse. Mio padre operaio Fiat ed eletto in commissione interna alla Grandi
Motori girava i reparti con la mascherina sempre dietro. Nel 1973
a casa proiettò diapositive spiegandomi i danni procurati dal silicio ai polmoni. Vittorio Valletta
aveva progettato tutto per la produzione, nulla per la salute degli operai. Salute non solo degli
operai ma delle loro famiglie. Farne buon uso e buon ricordo per l’ oggi ed il domani possibile
sarebbe buona cosa. Del resto si è sempre detto prevenire è meglio che curare ed in questo
caso si stanno anche ripetendo fattori.La mappatura per capire che cosa è successo o l’
assenza di mascherine, introvabili nel nostro Paese perché, fino a ieri , non prodotte da noi, presumo perché considerate non remunerative.

Oramai è assodato che siamo stati presi totalmente alla sprovvista. E siamo ( ahimè ) subito
confermati nel nostro scetticismo sulla tenuta dell’ Inps. Sono bastate solo tre ore per verificare
che il Re è nudo ed anche,  diciamocelo, incapace. Ottima l’idea di far anticipare alle banche
la cassa integrazione. Ottima ma per ora irrealizzabile. Domanda: ma il presidente del Consiglio
Conte si è parlato con il presidente Inps?

Il presidente Inps conosce la macchina organizzativa dell’istituto che presiede?
Mi sa che le risposte sono negative.
Colpa dell’attuale vertice Inps? Sicuramente sua la colpa di non saperlo. Sistema saltato
dopo tre ore. Ridicolo, se non fosse solo tragico.
Finita l’emergenza aspettiamo (quasi sicuramente invano) atti concreti come le dimissioni per
manifesta incapacità.

Altra musica in Germania, dopo 48 ore erogati contributi economici per chi ne ha fatto richiesta.
Ma si sa, anche qui, i tedeschi saranno antipatici ma tanto efficienti, a diversità nostra dove
la simpatia non è sufficiente a compensare l’inefficienza. Continuo, voglio, desidero essere
ottimista. Accidenti, ammetto: un ottimismo messo a dura prova. Almeno questa vicenda sia
un campanello d’allarme. Dimostra che non bastano i soldi. Bisogna essere in grado saperli
spendere e, possibilmente, spenderli bene. Riprendere produzione ed economia non sarà
semplice. Più facile interrompere i lavori che riprenderli. E visto che ci siamo vogliamo che anche
la qualità del lavoro cambi in meglio, tra sanità, sicurezza ed inquinamento. Vogliamo troppo?
Può anche darsi, ma non vedo altre strade percorribili diverse da questa.

Patrizio Tosetto

Banche chiuse e bancomat vuoti nei paesi di montagna

Non solo gli Istituti di credito hanno chiuso molti uffici e filiali nei Comuni montani nelle ultime settimane, a causa dell’emergenza sanitaria. Molte banche hanno anche smesso di ricaricare i bancomat e le cassette di sicurezza non sono accessibili

Uncem (Unione comunità ed enti montani) continua a ricevere lettere di Sindaci indignati, non informati delle chiusure così come gli utenti. “Almeno un giorno o due la settimana le filiali potevano essere lasciate aperte – commenta Marco Bussone, Presidente Uncem, che ha scritto una nuova lettera stamani all’Abi, ai banchieri, al Ministro Gualtieri – Invece le banche più grandi in particolare hanno bloccato pure i bancomat, non ricaricandoli. Per avere qualche soldo in tasca, dai Comuni montani bisogna fare chilometri lungo la valle per un prelievo. E così anche per i depositi da parte di esercenti e altri operatori. Questa azione unilaterale non va assolutamente bene e non agevola i cittadini. Il rischio evocato dai Sindaci è che queste chiusure non siano temporanee, ma definitive. Ne abbiamo viste troppe negli ultimi anni e non vorremmo ne seguissero altre al termine dell’emergenza sanitaria”.

Uncem ha anche chiesto agli Istituti di Credito, in un nuovo “patto” da scrivere con i territori, di offrire gratuitamente i Pos a tutti gli esercizi commerciali delle aree montane, eliminando il canone e calmierando le commissioni. “Sarebbe un atto di attenzione per i territori – spiega ancora Bussone – che agevolerebbe gli operatori e i cittadini”

Garantivano cura contro il virus: denunciati

Una sorta di “ricetta” con la quale promettevano di curare il “coronavirus”

Questo si erano inventati P.F., settantenne e M.C.L. sessantenne, amministratori di una società di Peschiera Borromeo, nel milanese, da anni nel campo dei prodotti farmaceutici e degli integratori, denunciati dalla Guardia di Finanza di Torino nel corso di una vasta operazione.

Oltre 170.000 i prodotti parafarmaceutici e gli integratori sequestrati dai Finanzieri del Gruppo Torino che hanno condotto le indagini coordinati dalla Procura della Repubblica di Milano, Dott.ssa Tiziana SICILIANO coordinatrice del VI Dipartimento “Tutela della salute, dell’ambiente e del lavoro” e dal Dott. Mauro Clerici.

Le indagini hanno appurato come la coppia pubblicizzasse sul sito della società un vero e proprio “protocollo medico”, da loro ideato, il quale prevedeva la somministrazione di integratori che, sommati ad altre terapie non meglio specificate, avrebbero garantito una cura efficace contro il “Coronavirus”.

Ovviamente, di quanto reclamizzato dai due soggetti non si è rilevata alcuna fondatezza, ma solo una vera e propria frode in commercio, resa ancor più riprovevole visto il momento storico che il Paese sta attraversando.

La coppia, marito e moglie, già nota alle cronache per essere stati arresati per una vicenda che li aveva visti protagonisti per esercizio abusivo della professione medica e somministrazione di farmaci guasti o imperfetti, aveva ideato un ricettario medico che di medico e curativo aveva ben poco, soprattutto perché, per ora, una cura efficace contro il coronavirus non esiste.

I Finanzieri hanno oscurato i siti web della società nonché le pagine di un noto social network dove, tra l’altro, si esortavano gli utenti “…a leggere con attenzione e condividere…” i vari consigli medico-terapeutici, dispensati da P.F. in materia di “coronavirus”. È bene ricordare che P.F. medico non è.

Parte degli integratori e dei prodotti parafarmaceutici “cautelati” dai militari erano destinarti al mercato europeo, visto che la società coinvolta nell’indagine annoverava clienti in Francia, Austria, Germania e Svizzera.

Non solo cure mediche contro il coronavirus; gli inquirenti nel corso dell’operazione hanno anche scoperto come la coppia pubblicizzasse, con l’occasione, protocolli medici da seguire per contrastare anche forme gravi di patologie il tutto senza avere i titoli per esercitare la professione medica.

Grimaldi (Luv): “Non nuovi poteri ma nuove procedure”

Coronavirus, Grimaldi (LUV): Non servono nuovi poteri per il Presidente, ma nuove procedure per dare risposte alle persone. Riservare il lavoro domestico alla cura e attivare la cassa integrazione

“In apertura alla conferenza dei Capigruppo, il Presidente Cirio ha ribadito che siamo in guerra e che, con la nostra burocrazia, si muore. Io ho replicato che la Giunta ha già tutti gli strumenti straordinari per gestire la crisi dal punto di vista sanitario e che, se in guerra per sopravvivere si è costretti a uccidere l’altro, questo è invece il tempo della vicinanza e della solidarietà. Studiamo le procedure inedite e ‘speciali’ per dare le risorse alle persone, non nuovi poteri al Presidente” – dichiara il Capogruppo di Liberi Uguali Verdi al termine della riunione odierna.

Nella Capigruppo appena conclusa, avente a oggetto il rinnovo al 13 aprile dell’ordinanza regionale, Grimaldi ha chiesto ufficialmente di inserire restrizioni precise per le badanti, affinché il lavoro domestico prosegua solo per motivi di cura e di non autosufficienza.

“I colleghi Capigruppo mi hanno dato ragione” – commenta Grimaldi – “e il Presidente Cirio provvederà a inserire questo punto nella nuova ordinanza. ⁩È chiaro che badanti e collaboratrici domestiche stanno svolgendo un ruolo essenziale per chi non può provvedere a se stesso e ha bisogno di cure, ben diverso è continuare a fare le pulizie negli appartamenti. Tuttavia non ci sono solo gli attici, le villette e gli appartamenti dei benestanti che possono pagare lo stesso il loro stipendio, ma anche le case di tante famiglie ‘normali’. Molte collaboratrici già oggi sono state lasciate a casa senza uno stipendio. Ecco perché bisogna attivare anche per loro la cassa integrazione”.

Arrivati i primi 22 medici volontari

Accompagnati dal ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, sono atterrati ieri  pomeriggio all’Aeroporto di Torino Caselle i primi 22 medici volontari che il Governo ha messo a disposizione degli ospedali piemontesi

Ad accoglierli il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il sindaco di Torino Chiara Appendino e il prefetto di Torino Claudio Palomba.

Presenti anche il vicepresidente della Regione Fabio Carosso e il commissario straordinario per il coronavirus in Piemonte Vincenzo Coccolo che, insieme all’assessore alla Sanità Luigi Icardi, ha organizzato l’immediata operatività della squadra.

Presente anche  il direttore tecnico-operativo dell’Aeroporto di Caselle Lorenzo Gusman.

“Lo Stato c’è – ha sottolineato il ministro Boccia – è sempre al fianco di Regioni e cittadini perché in una situazione come quella che stiamo vivendo nessuno ce la fa da solo. Dobbiamo tenerci per mano e superare insieme questa emergenza. Il governo continua ad acquistare quanto più possibile e fa arrivare, grazie allo straordinario lavoro delle nostre forze dell’ordine e delle forze armate, materiali sanitari e personale medico e infermieristico nei territori più colpiti. Il Piemonte e la Valle d’Aosta, come la Lombardia, le Marche, l’Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige hanno fatto richiesta di medici volontari per supportare gli ospedali in situazioni critiche e la risposta dello Stato è stata immediata. Grazie alla solidarietà e alla generosità degli operatori sanitari oggi è stato possibile far arrivare in sei diverse Regioni altri medici volontari; qui a Torino ne sono appena arrivati 22 e altri due medici andranno in Valle d’Aosta; la prossima settimana sarà operativa anche l’unità infermieristica Covid-19 del governo, coordinata dalla Protezione civile”.

“Voglio solo dirvi grazie di cuore – ha detto con emozione il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio – perché ci sono tanti piemontesi che vi stanno aspettando e hanno bisogno di voi”.

I 22 medici volontari arrivano da varie parti d’Italia e andranno a sostenere gli ospedali del territorio: 7 prenderanno sevizio all’ospedale Covid di Verduno e 1 a Cuneo, 7 a Torino e provincia, 1 a Vercelli, 1 a Biella, 2 a Novara, 1 nel Vco, 1 ad Asti e 1 ad Alessandria. Sono specializzati in malattie infettive, anestesia rianimazione, chirurgia generale, cardiologia, medicina d’urgenza e interna.

“Siamo anche noi commossi perché non ci aspettavamo questa accoglienza – ha commentato uno dei 22 medici atterrati a Caselle – Siamo venuti per lavorare e ci auguriamo di poter fare ciò che vi aspettate da noi”.

“Non ce la facevo a stare a casa con i nipoti, sono un medico anestesista rianimatore in pensione e sono tornata a lavorare”, ha aggiunto una dottoressa in arrivo dalla Toscana.

“Nelle prossime ore prorogheremo la nostra ordinanza – ha aggiunto il presidente Cirio – Ma in Piemonte non ci sarà nessun tipo di allentamento delle misure di contenimento, perché adesso più che mai è importante continuare a restare a casa. Non possiamo vanificare l’enorme sforzo che tutti abbiamo fatto finora, per questo stiamo anche valutando un possibile inasprimento delle sanzioni nei confronti di chi viola le regole. Vogliamo mandare un messaggio chiaro ai piemontesi: non ci sono ancora le condizioni per uscire, salvo nei casi di estrema necessità. So che è un grande sacrificio, ma vi chiedo di restare a casa”.

Soluzioni innovative per risolvere la crisi

Il mondo finanziario sta reagendo alla grave crisi economica generata dalla pandemia in maniera “tradizionale”, inondando i mercati di liquidità ed attuando politiche di ampliamento del debito pubblico.

Eppure mai come in questo periodo è pericoloso creare nuovo debito che andrà a gravare sulle spalle delle nuove generazioni, zavorrandole di un peso che sarà insostenibile se non si verificasse (fatto altamente improbabile) un boom economico di straordinaria portata.

Sarebbe molto meglio studiare una forma alternativa (che non è certo di “finanza creativa”, essendo già stata sperimentata con successo un secolo fa) di raccolta di capitali da destinare al sostegno ed al rilancio dell’attività produttiva.

Intendo riferirmi all’emissione di un prestito irredimibile (cioè senza obbligo di rimborso), che paghi ai possessori una rendita perpetua ad un tasso “incentivante” (oggi potrebbe essere un 3% annuo).

Il titolo, denominato “Rendita”, è un tipo particolare di obbligazioni, che attribuisce al possessore solo il pagamento degli interessi e non anche la restituzione del capitale.

Ne ho già accennato su queste colonne lo scorso 23 marzo, illustrandone i vantaggi sia per lo Stato che per i risparmiatori-investitori.

Ritorno ora sull’argomento con una nuova riflessione.

Gli interventi finora messi in campo sono tutti rigorosamente nazionali, ognuno pensa al suo orticello, senza una strategia comune che invece, in un mondo che da anni predica la globalizzazione, dovrebbe pensare in grande, a livello europeo se non addirittura mondiale.

Molti in Europa hanno proposto l’emissione di Eurobond (denominati, sull’onda dell’emotività, “coronabond”), cioè titoli emessi e garantiti dall’intera Comunità europea e non da un singolo Stato. Favorevoli a questa soluzione (che, tra l’altro, sottolineerebbe in maniera visibile ed efficace che l’Europa esiste e non è solo un flatus voci…) sono alcuni Paesi come l’Italia, la Spagna, la Francia, il Portogallo, il Belgio e, negli ultimi giorni, altre nove nazioni minori); ma i Paesi con finanze solide si oppongono ferocemente all’ipotesi, non volendo condividere il debito dei Paesi “deboli”.

Bene, allora mettiamo in campo un po’ di fantasia, e proviamo ad emettere Europabond dei Paesi favorevoli, che s’impegnino a sorreggersi mutualmente, dando così maggior solidità all’emissione rispetto a quelle di ognuno di loro. Titoli che potremmo definire, come suggerito dall’amico Francesco Femia (collega da lunga data con il quale ho scritto il saggio storico IL REGNO UNITO D’ITALIA e con il quale ho affinato questa proposta) con la sigla IEB, cioè “Irredeemable European Bond”.

Vuoi vedere che anche i risparmiatori e le banche tedesche o olandesi sottoscriverebbero questi titoli? Con l’effetto di indirizzare proprio verso i Paesi “deboli” le loro risorse, beneficiando di un interesse reale elevato anziché accettare interessi negativi acquistando i Bund tedeschi…

 

 Gianluigi De Marchi 

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