10,9 milioni per contributi a fondo perduto finalizzati a sostenere le MPMI
La giunta regionale ha approvato l’integrazione, per un importo di 10,9 milioni di euro, della quota di dotazione riservata alle Micro Piccole e Medie imprese (MPMI) nell’ambito della Misura “Emergenza Covid – 19. Si tratta di Contributi a fondo perduto finalizzati a sostenere le MPMI (comprese le imprese di autoimpiego di artigiani e commercianti senza dipendenti, e i lavoratori autonomi piemontesi) finalizzati al pagamento interessi sul credito ottenuto nell’attivazione di operazioni finanziarie connesse ad esigenze di liquidità approvata lo scorso mese di aprile
Già alla sua attivazione in sole 48 ore oltre 2000 erano state le domande presentate da parte delle MPMI fino ad arrivare allo scorso 24 luglio a superare le 7.000 unità. Che fosse una misura particolarmente sentita e necessaria è stato chiaro fin da subito e abbiamo ben recepito le istanze che venivano dal mondo produttivo con una misura azzeccata per tempi e metodi. – commenta l’Assessore alle Attività economiche e produttive Andrea Tronzano – Il sostegno alle micro e piccolo medie imprese è un atto doveroso per permettere al nostro sistema produttivo di rimettersi in carreggiata dopo il lockdown. La Regione ha dimostrato sensibilità e attenzione e l’incremento di risorse – continua Tronzano – va proprio nella giusta direzione di dotare il sistema dei mezzi utili per ripartire”.
Il Bando per accedere al contributo verrà adeguato alle modifiche introdotte in sede di conversione in legge del Decreto Liquidità, che consente l’allungamento fino a 120 mesi della durata massima dei finanziamenti attualmente previsti in 72 mesi.
Intorno alle 21.30 di sabato, dopo una giornata calda e afosa, un vero e proprio nubifragio si è abbattuto su tutta la Provincia di Alessandria e di Vercelli.
automobilisti che erano rimasti intrappolati. L’ondata di maltempo ha coinvolto anche alcune automobili rimaste danneggiate dalla caduta di pali ed alberi sin zona Trino sulla Sp 455 e a Ronsecco sulla SP 86. Diversi sono stati anche gli interventi delle pattuglie di carabinieri e polizia.

di Marco Travaglini
Rossella Marceddu aveva 19 anni e viveva con i genitori e la sorella a Prarolo, piccolo comune a sud di Vercelli. Studiava per diventare assistente sociale e aveva appena trascorso alcuni giorni di vacanza con il padre e la sorella al Lido degli Estensi. Stava rientrando a casa per raggiungere il fidanzato. Inizialmente, con l’amica che l’accompagnava, avevano pensato di fare il viaggio in moto, poi scelsero il treno ritenendolo più sicuro. Quella mattina si trovavano sul marciapiede del quarto binario in attesa del treno diretto a Milano. L’aria era afosa e così decise di andare a prendere qualcosa da bere. La bomba scoppiò mentre la ragazza stava andando al bar e la uccise. L’amica rimasta sul quarto binario si salvò.
fare alcuni piccoli viaggi di rodaggio. Una serie di imprevisti costrinse Mirco a ritardare la partenza. E l’appuntamento con il destino lo colse quel maledetto sabato di agosto alla stazione di Bologna. L’individuazione delle responsabilità della strage di Bologna rappresenta una delle vicende giudiziarie più complicate, lente e discusse della storia contemporanea del nostro Paese. Una vicenda che ha conosciuto tentativi di depistaggio e che, viceversa, nella ricerca della verità, ha visto l’impegno dell’associazione tra i familiari delle vittime della strage, costituitasi il 1° giugno dell’81. Dopo vari gradi di giudizio si giunse a una sentenza definitiva di Cassazione solo quindici anni dopo la strage, il 23 novembre 1995: vennero condannati all’ergastolo come esecutori dell’attentato i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro (che si sono sempre dichiarati innocenti, pur avendo apertamente rivendicato vari altri omicidi di quegli anni). Per i depistaggi delle indagini furono condannati l’ex capo della P2 Licio Gelli, l’ex agente del Sismi Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. Il 9 giugno del 2000 la Corte d’Assise di Bologna emise nuove condanne per depistaggio e sette anni più tardi venne condannato a 30 anni per l’esecuzione della strage anche Luigi Ciavardini (minorenne all’epoca dei fatti). Altri due imputati — Massimiliano Fachini (anch’esso legato agli ambienti dell’estrema destra ed esperto di timer ed inneschi) e Sergio Picciafuoco (criminale comune, presente quel giorno alla stazione di Bologna, per sua stessa ammissione) — vennero condannati in primo grado, ma poi assolti in via definitiva, rispettivamente nel 1994 e nel 1996.
Procura generale del capoluogo emiliano ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex militante di Avanguardia nazionale Paolo Bellini, in quanto esecutore dell’attentato alla stazione mettendo in rilievo che avrebbe agito in concorso con Licio Gelli, con l’ex capo dell’ufficio Affari riservati del Viminale Federico Umberto D’Amato, con l’imprenditore e finanziere piduista Umberto Ortolani e col giornalista Mario Tedeschi, tutti morti nel frattempo e tutti coinvolti come possibili mandanti o finanziatori dell’eccidio. Si può arrivare finalmente a gettare luce sui mandanti? C’è davvero una svolta importante nell’inchiesta sulla strage? Questo si vedrà ed è augurabile che accada per dare finalmente dei volti e dei nomi a chi decise di colpire al cuore la nazione, stroncando la vita e i sogni di tanti innocenti e delle loro famiglie.