ilTorinese

Come portati dal vento

BRANDELLI  Postille di troppo su artisti contemporanei

Di Riccardo Rapini

A Torino, fino ai primi di marzo, negli spazi di PAV – Parco Arte Vivente, c’è l’esposizione Dove le liane si intrecciano. Resistenze, alleanze, terre di Binta Diaw.

Vi troverete in un ecosistema parcellizzato in più ambienti: una foresta sospesa di trecce, radici artificiali, pozze d’acqua e terriccio.
Ovunque lunghe compagini di capelli si avvolgono come liane scure, creando configurazioni che sono la trama di un’istanza identitaria espressa per nodi.

Binta Diaw nasce a Milano nel 1995 da famiglia senegalese.

Si forma all’Accademia di Brera e alla École d’Art et de Design di Grenoble-Valence, in Francia; svolge inoltre un internato presso SAVVY Contemporary a Berlino nel 2018, esperienza che la mette a confronto con pratiche e metodologie artistiche non eurocentriche, aprendo la sua ricerca a un dialogo più ampio con contesti africani e diasporici.

Lavora tra Italia e Senegal ed entra presto nel circuito internazionale, fino alla partecipazione alla Biennale di Venezia del 2022.

Diaw vive una spaccatura identitaria netta: italiana per lingua e formazione, “altra” per sguardo sociale; in Senegal è percepita come europeizzata, mentre in Italia mai completamente integrata nel tessuto collettivo, come spesso accade in questi contesti migratori.

Un’ambivalenza che è il nocciolo psichico della sua ricerca: il corpo diviene il punto caldo di irradiazione del suo destino artistico, crogiolo che conserva, compattati, appartenenza e rigetto, visibilità e negazione.

Dal periodo berlinese in poi, un elemento ricorrente nelle sue residenze e nei suoi progetti è la collaborazione con comunità e pratiche locali: spesso filma luoghi di partenza di migrazioni reali, come il distretto di Yarakh vicino a Dakar, utilizzando poi questi materiali nelle sue installazioni; in Senegal ha realizzato il progetto Dïàspora, coinvolgendo braiders ivoriane.
Il richiamo è quello degli antichi usi di tessitura legati alla sopravvivenza e alle vie di fuga dalla schiavitù.

Da questa usanza, dalla primordiale sapienza di mani che generano viluppi, Binta estrapola una delle sue orme distintive: i capelli, che, in quanto diretta prosecuzione del corpo, utilizza per occupare spazio, (ri)mettere radici.
Durante la tratta atlantica degli schiavi, molte donne nascondevano semi tra le trecce per custodire parte della loro terra, sapendo che i capelli sarebbero stati meno violati dei loro corpi.
Così quei semi attraversarono l’oceano e si dispersero nei continenti, come portati dal vento o dal volo degli uccelli.

Quelle trecce/tracce, in Binta, si fanno paradigmi in cui rizomi e germogli nidificano e che compongono grandi strutture intersecate che assumono le sembianze di sistemi arteriosi e agglomerati venosi di un immenso corpo astratto.
Estrae delicatamente elementi fondativi tradizionali e, riversandoli nel suo alambicco psichico, ne fa un distillato in cui risorgono macroscopici e spansi, come in un quadro di Domenico Gnoli.

Una delle sue opere più emblematiche è Chorus of Soil.

La matrice è lontana: a undici anni vede in un’enciclopedia l’immagine di una nave da schiavi settecentesca, la Brooks, correlativo oggettivo del dolore di corpi allineati, compressi e numerati.

La planimetria storica dell’imbarcazione è la matematica della brutalità, in cui l’ottimizzazione dello spazio si unisce alla razionalizzazione della “materia umana”.

Da ciò Diaw crea un’installazione ambientale composta da materia organica e semi che riproduce, in scala monumentale, la pianta della nave.

Il disegno, visto dall’alto, è reso con la terra: non c’è più il legno della nave né lo sciabordare del mare, perché lo sfruttamento oggi assume altre forme ma colpisce ancora gli stessi corpi, incurvati nei campi del sud Italia.

La scelta della terra è ambivalente: grembo e sepoltura, fertilità e abuso, bulbo e annullamento.

Ciò a cui penso è che il giogo dell’oppressione e della solitudine può rivelarsi anche in una sfolgorante cornice naturale come quella dei Caraibi, dove erano dirette le navi negriere inglesi, o nelle coltivazioni di clementine della Piana di Gioia Tauro, con il Mar Tirreno da un lato e l’Aspromonte dall’altro.

E che il sentimento di abbandono di questo mondo glaciale può essere riassunto in una piantina che spunta tenace da un mucchietto di terra in un museo.

 

Nelle foto:

1.Binta Diaw in Prada, fotografata da Szilveszter Makó nel suo studio a Milano
2. Durante l’allestimento della mostra “In Search of Our Ancestors’ Gardens”, Binta Diaw interviene sulla superficie delle stampe fotografiche con l’uso dei gessi colorati.
Foto: Olga Michahelles
3.La spiaggia nera. Veduta dell’installazione presso Prometeo Gallery Ida Pisani, Milano, 2022. Foto: Antonio Maniscalco
4.Binta Diaw, Chorus of Soil, 2023, veduta dell’installazione alla Biennale di Liverpool 2023. Foto: Mark McNulty.
5. Binta Diaw In Search of Our Ancestors’ Gardens, 2020 Veduta dell’installazione presso Galleria Giampaolo Abbondio. Foto: Antonio Maniscalco

 

Askatasuna, la procura ricorre contro le scarcerazioni

Uno dei giovani che avevano partecipato ai disordini nella manifestazione pro Askatasuna aveva ottenuto la revoca degli arresti domiciliari. Ora la procura di Torino ha presentato appello contro la decisione di un gip di non disporre la custodia cautelare in carcere per i tre antagonisti arrestati in occasione degli scontri del 31 gennaio.Il ricorso verrà discusso davanti al tribunale del riesame.

Confcooperative Piemonte Sud dialoga sui temi della comunità

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A Cuneo la seconda Assemblea dei soci: l’economia sociale e il ruolo della cooperazione

Mercoledì 11 febbraio scorso si è tenuta a Cuneo la seconda assemblea dei soci di Confcooperative Piemonte Sud, alla presenza dei rappresentanti di Confcooperative nazionali e delle istituzioni del territorio. Durante l’evento sono intervenuti l’assessore regionale Marco Gallo, la sindaca di Cuneo Patrizia Manassero e il vescovo di Cuneo, Mons. Piero Delbosco. Erano anche presenti i rappresentanti delle Camere di Commercio di Cuneo-Asti e Alessandria, e il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo. Questo appuntamento ha voluto ribadire una priorità condivisa: la cooperazione è una leva strutturale per lo sviluppo locale, la coesione sociale e la tenuta della comunità.

A confermarlo sono anche i numeri del sistema cooperativo del Sud Piemonte: sono presenti 385 imprese cooperative, con oltre 35 mila soci, 15 mila occupati e 1,5 miliardi di euro di fatturato complessivo. Si tratta di un tessuto produttivo in cui l’agricoltura genera oltre il 50% del fatturato dell’unione territoriale, mentre l’area sociale e sanitaria concentra più della metà dell’occupazione. A questo si aggiunge il contributo delle nove Banche di Credito Cooperativo, con 150 mila soci, 1500 occupati, 12 miliardi di raccolta diretta, dati che indicano con chiarezza quale sia il peso economico e civile della cooperazione per il territorio.

“La cooperazione ha dimostrato di saper tenere insieme sviluppo economico e valore sociale – ha spiegato nel suo intervento il presidente di Confcooperative Piemonte Sud, Mario Sacco  – oggi più che mai è necessario rafforzare questa consapevolezza e guardare avanti con una visione condivisa”.
Sacco ha inoltre evidenziato alcuni nodi strategici per il futuro delle comunità locali: dal valore del lavoro nella cooperazione sociale al coinvolgimento delle nuove generazioni, fino alla qualità dell’occupazione in agricoltura.

“Confcooperative è sempre stata in prima linea nel sottolineare l’importanza di correggere le tendenze negative di una globalizzazione priva di regole, e pertanto di costruire un’Europa del pilastro sociale, capace di mettere al centro persone e cittadini, non solo le comunità finanziarie – ha dichiarato il presidente nazionale di Confcooperative, Maurizio Gardini – costruire con generosità per consegnare a chi prenderà in mano le nostre cooperative”.
In rappresentanza della Regione Piemonte, l’assessore Marco Gallo ha sottolineato che non può esserci prospettiva per la comunità senza il contributo dell’economia sociale, richiamando il valore del modello cooperativo come presidio territoriale capace di coniugare crescita, inclusione e prossimità. Bisogna inoltre dare spazio alle esperienze cooperative con il racconto del territorio, a rimarcare che la cooperazione parte dalle persone e trasforma i bisogni in risposte organizzate, durature e radicate nei territori.
A due anni dalla sua costituzione, Confcooperative Piemonte Sud conferma così la propria funzione di rappresentanza e di coordinamento su un’area ampia e diversificata, nata dall’unione di Cuneo, Asti e Alessandria, un soggetto capace di fare sintesi fra settori diversi e di generare un impatto reale  sulle comunità locali sul piano locale, sociale e occupazionale.

Mara Martellotta

Urgente la convocazione tavolo di crisi per Coldiretti Piemonte Riso

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Il 2026 si è aperto con il mercato del riso in sofferenza, con continui cali dei prezzi e un aumento delle esportazioni soprattutto dai Paesi asiatici. Questo è il contenuto della denuncia di Coldiretti Piemonte che chiede urgentemente alla Regione Piemonte di convocare e costituire un tavolo di crisi del comparto riso.

“Ad oggi, i prezzi riconosciuti ai nostri agricoltori sono nettamente in perdita, tanto che alcune varietà che hanno perso fino al 40% del valore rispetto allo scorso anno, con i costi di produzione sono balzati alle stelle con fertilizzanti, energia e mezzi tecnici, che hanno registrato incrementi a doppia cifra negli ultimi anni secondo l’analisi di Coldiretti – ha dichiarato Roberto Guerrini, membro di Giunta di Coldiretti Piemonte con delega territoriale al settore risicolo – una situazione insostenibile per le imprese risicole del nostro territorio, sacrificate alle logiche del massimo ribasso”.

“Il tavolo di crisi regionale che abbiamo chiesto con urgenza di convocare  – spiegano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale – serve ad analizzare le problematiche e ad approfondire le progettualità che fin da subito vanno messe in atto per il comparto, coinvolgendo anche la parte industriale e tutti gli attori della filiera. Difendere il riso piemontese significa difendere la sovranità alimentare europea e il lavoro agricolo italiano, che garantisce oltre il 50% dell’intera produzione di riso della UE con una gamma di varietà e una qualità uniche al mondo”.

Mara Martellotta

Studenti e insegnanti imparano il cinema

Duecentocinquanta studenti e 40 insegnanti di Collegno si sono scoperti professionisti del cinema: con l’aiuto di figure specializzate ogni giorno impegnate nel settore a Torino, hanno lavorato all’animazione o creato cortometraggi.

L’iniziativa si chiama “Con occhi diversi” , è proposta da Distretto Cinema all’interno del progetto CIPS-Piano nazionale di educazione all’immagine per le scuole promosso dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito ed è completamente gratuita per le scuole.

«Con il progetto ‘Con occhi diversi’ abbiamo voluto trasformare le aule in veri set cinematografici, offrendo a studenti e insegnanti di Collegno gli strumenti per comprendere il linguaggio delle immagini dall’interno – spiega il presidente di Distretto Cinema, Fulvio Paganin – Grazie al sostegno dei Ministeri della Cultura e dell’Istruzione, dimostriamo come il cinema possa essere una materia viva e accessibile, capace di stimolare il pensiero critico e la collaborazione sin dalla scuola dell’infanzia».

Nel dettaglio, il percorso ha coinvolto tutti i bambini cinquenni delle scuole della Scuola dell’Infanzia Plesso Capuozzo (sezione A-B-C-D), Scuola dell’Infanzia Plesso Salvo D’Acquisto (sezione A-B-C),  Scuola dell’Infanzia Plesso Ex-eti (sezione A), Scuola dell’Infanzia Plesso Ex-eti (sezione B), Scuola dell’Infanzia Plesso Bertotti (sezione A-B-C-D),  Scuola dell’Infanzia Plesso Risorgimento (sezione A-B). Tutti questi bambini hanno realizzato piccole e semplici serie animate.

Sette classi quarte dei plessi “Guglielmo da Volpiano” e “Ghirotti”, per un totale di 108 studenti, hanno invece realizzato dei cortometraggi, pensando a tutto, dalla sceneggiatura alle riprese, alla post produzione. Stesso identico progetto ha coinvolto anche la quinta elementare della “Moglia”.  «Vedere bambini e ragazzi cimentarsi con sceneggiatura e post-produzione conferma quanto il cinema sia un linguaggio universale e potente. Il nostro obiettivo come Distretto Cinema è accorciare le distanze tra il mondo dei professionisti torinesi e la scuola, permettendo ai ragazzi non solo di guardare i film, ma di ‘pensarli’ e realizzarli con la consapevolezza di veri piccoli autori» conclude Paganin.

Distretto Cinema è un’associazione torinese che, in questi anni, ha organizzato iniziative come il festival internazionale Contemporanea.

Al Concordia il meraviglioso e bizzarro Regno di Oz

domenica 15 febbraio – ore 16
TEATRO CONCORDIA  Venaria Reale (TO)
IL MAGO DI OZ
Catapultata da un ciclone nel meraviglioso e bizzarro Regno di Oz, Dorothy, una ragazzina del Kansas, intraprende un viaggio alla ricerca del potente Mago che, forse, potrà aiutarla a
tornare a casa. Lungo la Strada di Mattoni Gialli, incontra tre compagni indimenticabili: uno Spaventapasseri che sogna un cervello, un Uomo di Latta che desidera un cuore, e un Leone che cerca il coraggio. Insieme affronteranno prove, magie e incontri sorprendenti in un mondo dove nulla è come sembra.
Un classico che ha conquistato generazioni di persone sia al cinema che a teatro torna a Torino grazie alla TMA Productions, che mette in scena al Teatro Concordia la prima data di un tour che toccherà le principali città italiane in autunno.

Sì o no?

Prendo spunto dal prossimo referendum costituzionale per analizzare il fenomeno, prettamente italiano, di parlare senza documentarsi, giudicare senza cognizione di causa, commentare senza aver letto integralmente ciò che si intende commentare.

Leggo spesso che “tanto il referendum non raggiungerà il quorum” che dimostrano una enorme ignoranza, perché per i referendum confermativi, a differenza di quelli abrogativi, non è richiesto che almeno il 50% degli aventi diritto si rechi alle urne, ma questo sarebbe il meno.

Il vero problema è che quello stile di vita viene riproposto nei post sui social, nei discorsi da pub, nelle riunioni dei circoli fotografici o, comunque, artistici ed il risultato è sempre il medesimo: a fronte di un 1-2 % di persone che dimostrano di avere padronanza dell’argomento trattato e, quando va bene, un 5% di coloro che ammettono di non saperne nulla, di non conoscere l’argomento o di non essersi ancora documentati, c’è un residuo 93-94% (statistica elaborata dal mio team, relativo a alcuni gruppi social) che spara sentenze a caso, temendo di passare per incompetente ma, al contrario, riuscendovi perfettamente.

Chi tira fuori frasi attribuite a un tal dei tali, già Ministro o Premier, salvo essere subito sbugiardato da chi, dimostrando perizia pazienza, cita le corrette fonti di tale notizia.

Oppure chi sostiene che un certo risultato nelle urne creerebbe un determinato effetto “perché lo dicono tutti” e chi, non avendo dimestichezza con l’uso dei neuroni, volendo dare torto a qualcuno, di fatto gli dà ragione riuscendo così a suscitare l’ilarità del gruppo.

Il problema di per sé sarebbe già grave perché implica che la quasi totalità dei cittadini sia analfabeta funzionale (secondo l’Unesco è chi non riesce a interagire attivamente nella società) e non è certamente una cosa di cui un Paese, una volta tra i primi Paesi industrializzati, possa andare fiero.

Quali le cause? La scuola? I genitori? La società? Sicuramente la colpa, se di colpa si può parlare e non di dolo, non sta da una parte sola. Qualsiasi Governo sa che il modo per migliore per trasformare i cittadini in sudditi è aumentare il loro grado di ignoranza, in tutti i sensi.

Ecco quindi che, proprio come una patologia contagiosa,l’ignoranza si propaga in sempre nuovi soggetti, rendendoli quasi contenti della loro patologia e creando assuefazione; e, proprio come negli stupefacenti, per curare l’ignoranza occorrono dosi sempre più alte di cultura, di lettura, di antidoti per tornare a usare il proprio cervello.

Ma a chi conviene? Senza vaccino si possono fare ottimi affari fidelizzando i pazienti, trasformandoli in clienti affezionati.

Non tutti i governi hanno questo obiettivo, sia chiaro, ma ad alcuni l’operazione è riuscita così bene che gli effetti durano da decenni.

Sergio Motta

San Valentino sotto lo sguardo di Venere

Sabato 14 febbraio, dalle ore 18.30

Una serata alla scoperta del cielo alla Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO)

La sera di San Valentino, il cielo, con la vista di Venere, insieme a Giove, Marte e Orione, diventa protagonista a Stupinigi in un evento eccezionale in programma al tramonto, sulla terrazza della Palazzina di Caccia, verso il parco storico.

La serata dedicata a Venere prevede un percorso nelle sale alla scoperta di storie, aneddoti e personaggi legati al tema dell’astronomia, come la principessa di Carignano, Giuseppina di Lorena Armagnac (1753-1797), moglie di Vittorio Amedeo di Carignano e nonna di Carlo Alberto: una donna straordinaria per i suoi molteplici interessi, tra cui l’astronomia, di cui la Palazzina conserva un ritratto nell’appartamento di Levante. Al termine della visita guidata, una “lezione di cielo” nel Salone d’Onore e infine, dalla terrazza, l’osservazione guidata di Venere e degli altri pianeti dai telescopi dello staff del Planetarioaccompagnata da un calice di vino e una friandise salata, a cura dell’associazione Tutela Baratuciat e Vitigni storici.

L’evento è organizzato dai Servizi Educativi della Palazzina di Caccia di Stupinigi in collaborazione con Infini.to-Planetario di Torino.

INFO

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO)

Sabato 14 febbraio 2026, ore 18.30

San Valentino sotto lo sguardo di Venere

Costo: 30 euro

Prenotazione obbligatoria

Info e prenotazioni: 011 6200601 stupinigi@info.ordinemauriziano.it

Dal martedì al venerdì, ore 10-17.30, entro il giovedì precedente la visita

www.ordinemauriziano.it

Giorni e orari di apertura Palazzina di Caccia di Stupinigi: da martedì a venerdì 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato, domenica e festivi 10-18,30 (ultimo ingresso ore 18).

Miguel Benasayag, “La mia casa è nel mondo”

Venerdì 13 febbraio  al teatro Il Mulino di Piossasco

Venerdì 13 febbraio, alle 20.30, presso il teatro Il Mulino di Piossasco, in via Riva Po 9, il filosofo e psicanalista Miguel Benasayag sarà ospite del progetto “La mia casa è nel mondo”, promosso da YEPP ITALIA, in collaborazione con il Centro Studi Sereno Regis e Cooperativa Madiba, con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, nell’ambito delle linee guida di sostegno alle Scuole di Politica. Il titolo dell’incontro con Miguel Benasayag sarà “Stare nel presente. Dialogo su come agire nella complessità di questo tempo”, e sarà un’occasione di confronto su come vivere in un mondo che sta venendo meno, in attesa del futuro che tarda ad arrivare.

“Un senso di minaccia incombente è ormai parte integrante del nostro mondo, che appare senza orizzonti di futuro, precario e cinico – spiegano gli organizzatori  – viviamo un tempo caotico, di grandi cambiamenti e sfide impellenti. Come pensare e agire dentro questo caos ? Essere genitori, adulti ed educanti, significa affrontare una sfida complessa, aiutare i figli a crescere in un mondo in rapido cambiamento senza smarrire il senso del legame con gli altri”.

Miguel Benasayag, filosofo e psicanalista, è originario dell’Argentina, dove sotto la dittatura ha conosciuto il carcere e la tortura. A Parigi si occupa dei problemi dell’infanzia e dell’adolescenza, e dell’interazione tra tecnologia ed essere umano. Nel suo approccio l’analisi teorica è strettamente legata all’agire concreto. Tra le sue opere più conosciute “L’epoca delle passioni tristi”, “Elogio del conflitto”, “Oltre le passioni tristi: dalla solitudine contemporanea alla creazione condivisa”.

“La mia casa è nel mondo” rappresenta la prima edizione sperimentale di un percorso che propone di portare la politica, intesa come cura del bene comune, dentro le case, accompagnando gli adulti nella costruzione di strumenti concreti per affrontare con i figli i temi che caratterizzano la nostra società. La proposta è nata dalla consapevolezza, evidenziata in una ricerca su giovani, partecipazione e volontariato dal titolo “Tu sei una persona che partecipa?”, curata da YEPP Italia, pubblicata nell’aprile 2025, che l’ambiente familiare possieda un’influenza determinante sui percorsi di partecipazione dei minori e dei giovani. La famiglia rappresenta un ponte tra la vita privata e quella pubblica, luogo dove si intrecciano valori, affetti e responsabilità, ma anche il primo spazio dove esercitare il senso civico. Favorire la conversazione in casa sui temi del mondo significa educare al pensiero critico, alla solidarietà e alla cura.

Il progetto è stato realizzato nei comuni di Orbassano, Beinasco, Piossasco, Volvera, Bruino e Rivalta di Torino, e ha intrecciato due percorsi paralleli, uno per i genitori e l’altro per i figli, che si sono sviluppati in incontri plenari, laboratori esperienziali e attività ludico-educative.

Mara Martellotta