LE DICHIARAZIONI DEI CONSIGLIERI REGIONALI DI OPPOSIZIONE
Il 27 luglio 2020 si insediava il Gruppo di Lavoro che doveva condurre l’indagine sulla prima fase dell’emergenza della pandemia da Covid-19, uno strumento importante che, nel corso di audizioni, incontri e confronti ha non soltanto accertato i fatti, ma anche acquisito elementi fondamentali per capire come affrontare le recrudescenze pandemiche.
“L’indagine – spiega il Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Raffaele Gallo – ci ha consentito di confrontarci con tutti i soggetti che hanno lavorato nella sanità durante la prima fase dell’emergenza pandemica e di capire, grazie alle loro testimonianze e ai loro suggerimenti, che cosa possa e debba essere modificato nel settore sanitario. Abbiamo voluto con forza questa indagine perché comprendere che cosa non ha funzionato e quali errori sono stati commessi durante la pandemia potrà aiutarci a non ripeterli e a rispondere tempestivamente alle emergenze future. Al Piemonte occorre un nuovo sistema sanitario subito per avere una strada da percorrere e deve essere creato attraverso una riforma articolata che prenda in esame il nuovo scenario dato dal COVID. Questa relazione sarà utile anche per questo. Azienda zero o no possiamo iniziare fin da adesso a studiare il nuovo piano. Aspettiamo una traccia di lavoro da integrare e discutere. Il rinvio della discussione su Azienda Zero non sia una scusa per ritardarlo, la Giunta dovrebbe già avere una bozza sulla quale poter lavorare che attendiamo!”
“Il lavoro di quest’anno – precisa Daniele Valle (Pd), coordinatore del Gruppo di Lavoro – ci ha permesso di evidenziare una serie di importanti ritardi nell’affrontare l’emergenza, anche a fronte dei comportamenti più puntuali delle altre regioni e delle sollecitazioni di operatori, sindacati, utenti e forze politiche. Parliamo ad esempio di tamponi, assunzioni durante la scorsa estate, recupero delle liste d’attesa, RSA e scuola. Il tema del personale in particolare, non avendo sostituito le cessazioni di personale assunto a tempo indeterminato se non parzialmente e con assunzioni a tempo determinato, getta un’ombra inquietante sulla capacità del nostro sistema di recuperare i ritardi sulle liste d’attesa (e sulle priorità di questa giunta, più attenta ai conti che alla salute dei cittadini). Siamo preoccupati che questa estate, visti i numeri bassissimi di tamponi e la mancanza di procedure assunzionali straordinarie, ci riporti agli stessi errori della scorsa estate. Ce n’è abbastanza perché si individuino responsabilità operative e politiche”.
“La gestione della pandemia in Piemonte – afferma la Consigliera regionale del M5S Sarah Disabato – è stata a dir poco caotica, soprattutto a causa delle continue modifiche della catena di comando in seno all’Unità di crisi. I pessimi risultati sono sotto gli occhi di tutti e riguardano diversi ambiti: dall’ospedalizzazione più elevata rispetto ad altre regioni, al limitato numero di tamponi, alle numerose carenze che hanno interessato le USCA e per finire con il disastro delle RSA, abbandonate a se stesse a fronteggiare un evento senza precedenti. E gli atti di chiusura indagini per la Casa di Riposo di piazza Mazzini a Vercelli, dove 5 dirigenti rischiano il processo per omicidio colposo, sono solo una delle tante dimostrazioni”.
“Un gruppo di lavoro come questo deve prima di tutto trarre indicazioni per non ripetere gli errori compiuti in passato – precisa la Presidente del Gruppo Movimento 4 ottobre Francesca Frediani – Abbiamo cercato di tenere alta l’attenzione sulla scuola, ottenendo per primi i dati sui contagi negli istituti. Per il futuro e per la prossima riapertura è fondamentale garantire trasparenza, coerenza e informazione. I giovani hanno pagato un prezzo troppo alto ed è nostro preciso dovere tutelarli in futuro”.
“A buon diritto – prosegue Mario Giaccone, Presidente del Gruppo Lista Monviso – la commissione si è dimostrata uno strumento utile, perché lungi dal voler essere un elemento di accusa nei confronti dei singoli ha evidenziato debolezze strutturali e operative nei confronti dell’emergenza pandemica. La relazione esaustiva e completa evidenzia quindi alcune carenze fondamentali, come l’incertezza nella costituzione della catena di comando e la conseguente mancanza di un controllo preciso della situazione e della sua evoluzione, la moltiplicazione delle commissioni e lo scarso coordinamento tra loro: il tutto a fronte di una comunicazione verso l’esterno che, nel tentativo di essere rassicurante per il cittadino, ha finito per essere ridondante. Altri elementi di criticità sono emersi nell’efficacia del tracciamento e nell’individuazione e gestione delle strutture covid dedicate. In definitiva a fronte di una emergenza che non aveva precedenti, circostanza che parzialmente solleva i livelli decisionali direttamente interessati, sono molti i punti su cui ci si sarebbe potuti muovere con maggior efficacia soprattutto considerando che incertezze ed errori possono aver limitato lo sforzo di contenere le sofferenze e i lutti che il nostro territorio ha invece dovuto subire”.
“Una fatica nella gestione dell’emergenza è emersa fin dalla prima fase, così come un mancato l’ascolto di quanto le Minoranze costantemente proponevano. Subito è emersa una frattura tra la Regione e quei soggetti che inspiegabilmente la Giunta indicava come facenti parte di un Settore Privato, dai medici di medicina generale a tutto il mondo del Volontariato, che si occupava del trasporto di chi si ammalava, lasciando ai medici di base stessi e ai Presidenti delle Associazioni l’onere di occuparsi della sicurezza. L’unica risposta che la Regione ha provato a dare sono stati i 10 milioni per fare più contratti di medicina di rete o di medicina di gruppo: questo non ha a che fare con un nuovo modello di medicina territoriale, è la montagna che partorisce il topolino. Per mesi abbiamo inoltre esposto il volontariato a rischi incredibili. I nostri volontari hanno affrontato ogni pericolo non solo con coraggio, ma con dedizione e generosità, com’è nel DNA e nella vocazione del volontariato. All’inizio dell’emergenza, quando più difficile era reperire dispositivi di protezione individuale, abbiamo dovuto rispondere ad affermazioni semplicemente stucchevoli sulla natura privatistica delle Associazioni, che hanno dunque dovuto procurarsi da sé, per esempio, i DPI, senza poter contare sull’aiuto della Regione Piemonte. A maggior ragione alla luce di queste condizioni, ribadiamo la nostra gratitudine nei confronti di tutti i volontari, ai quali tanto dobbiamo non solo come cittadini, ma come Istituzioni” interviene Silvio Magliano, Presidente Gruppo Consiliare Moderati.
“La commissione regionale ha documentato nel dettaglio le lacune, i ritardi e gli errori che più volte abbiamo denunciato nella gestione della crisi pandemica. La catena di comando è stata così farraginosa, soggetta a modifiche e frammentata che si è resa impossibile una vera regia. Le RSA e i loro pazienti soni stati travolti da un disastro annunciato. A inizio contagio nessuno sapeva quanti dispositivi di protezione e altri materiali sanitari fossero in dotazione alle ASL, siamo partiti come una nave che si mette in mare senza sapere quante scialuppe di salvataggio ha” conclude Marco Grimaldi, Presidente del Gruppo Luv.
Si parte venerdì 30 luglio, alle 21, sulla Piazza del Municipio – via Principale 25 -con lo spettacolo teatrale “Il piccolo principe” tratto dal libro di Antoine de Saint Exupery, allestito da “Assemblea Teatro”, con la regia di Renzo Sicco, la voce narrante di Gisella Bein e i disegni realizzati dal vivo da Monica Calvi. Un classico per ragazzi, genitori e nonni d’ogni età. La storia arcinota, ma sempre di grande attualità e poetica visionarietà, racconta dell’incontro in mezzo al deserto tra un aviatore e un buffo ometto vestito da principe, arrivato sulla Terra dallo spazio (dall’asteroide B 612). Fra le righe, il testo affronta temi, senza spazio e senza tempo, come il senso della vita e il significato dell’ amore e dell’ amicizia. Romanzo destinato all’eternità, è bene ricordare che “Il piccolo principe” nel 2017 ha superato il numero di 300 traduzioni in lingue e dialetti diversi, ed è il testo più tradotto al mondo se si escludono quelli religiosi.


La propaganda finisce però di prevalere e quindi il partito comunista fa una questione di classe anche nella lotta alla pandemia. Un po’ come ebbi modo di leggere mesi fa su Fb che il poter raggiungere la seconda casa era un privilegio intollerabile dei ricchi. Ma chi scriveva quella frase piena di odio classista era invece persona davvero da quattro soldi. Che adesso anche il professore di Filosofia Massimo Cacciari scriva tante frasi senza costrutto per criticare il green pass come un qualcosa che fa pensare al regime sovietico, mi indigna non poco. Non l’ho mai considerato un filosofo come invece vuol far credere di essere, ma lo ritenevo un piacevole intrattenitore televisivo non allineato e quindi interessante. Questa sua presa di posizione aspramente ostile al Governo Draghi la giudico un tradimento del chierico Cacciari. Il famoso tradimento dei chierici di Benda anche se a scartamento ridotto. Un pensatore critico come Bobbio avrebbe avuto il buon senso comune di tacere perché in certi momenti chi può influire sull’opinione pubblica deve astenersi dal dare giudizi emotivi che possono avere un che di sedizioso. La responsabilità oggi deve prevalere su tutto. Più che mai oggi abbiamo bisogno di disciplina. Non abbiamo bisogno di seminatori di dubbi (ci sono già i virologi che abbondano nel loro intollerabile protagonismo mediatico che semina terrore), ma di uomini di cultura che infondano fiducia. Cacciari che è stato deputato del Pci, non ha titolo di parlare dell’ Italia come un regime sovietico. I veri comunisti in alcuni momenti decisivi della nostra storia hanno saputo essere patrioti. Lo colse molto bene lo storico Raimondo Luraghi che andò nei garibaldini a combattere nella Resistenza perché non poteva più accettare la faziosità dei giellisti. Certo giellismo fazioso si rivelò come un qualcosa di inutile, se non di dannoso.
E’ un esempio, non comune, di libro intelligente, utile e piacevole. In puro spirito rodariano, Maria Carfora lo ha scritto durante il lockdown dello scorso anno, immaginando una realtà quasi magica, ideale per viverci. A Boscobello c’è tanta natura, gli animali ( che sono i protagonisti come nelle favole di Esopo e Fedro o La Fontaine) vivono le loro differenze in armonia, non ci sono auto e ci si sposta solo in bici, ognuno può scegliersi il lavoro che preferisce e non circola denaro perché “tutti possono avere tutto, collaborando tra loro e aiutandosi reciprocamente, perché ogni abitante mette a disposizione di tutti la propria bravura, abilità e conoscenza”. Nelle storie che vi si sviluppano l’autrice riesce nel non facile e per nulla scontato intento di mescolare con grazia un interessante e sano intento pedagogico, una capacità narrativa e una esigenza “didattica” arrivando a proporre qualcosa di veramente bello e utile. Ogni racconto si apre con un disegno da colorare e nella storia ci spunti su cui riflettere, lasciando a chi legge il tempo per farlo. Nelle nove storie del libro prende corpo il desiderio e la curiosità dei protagonisti di conoscere il mondo in cui vivono, con tutti i problemi della quotidianità, i momenti belli e quelli difficili e complicati imposti dalle restrizioni rese necessarie dalla pandemia (l’invasione dei “cornettini” che immaginiamo parenti prossimi del virus che abbiamo imparato a conoscere e con il quale ci stiamo tuttora confrontando). Realtà, fantasia e razionalità convivono nelle storie della famiglia composta da topi, tra gli uccelli che sapranno superare i pregiudizi e riconoscere il valore delle diversità che non sono mai un ostacolo davanti all’amore, l’anatroccolo Pallino che ritrova fiducia dopo aver sconfitto le discriminazioni che lo amareggiavano facendo intendere a tutti che le differenze rendono unici e insostituibili e, in fondo, sono un valore aggiunto e non uno svantaggio. A volte ci si perde di vista e i fatti della vita allontanano come accade ai gatti Matilda e Camillo ma l’amicizia e il caso ( o forse il destino) possono riunire e rendere nuovamente complici. Stupende le vivaci farfalle che si sono viste assegnare a ogni colore un’emozione così da renderle uniche. Ovviamente non sempre si sa come finiscono le storie perché occorre viverle per scoprirlo ma anche questo è il bello del racconto. Ognuno può metterci del suo, come i protagonisti ( e sono tanti) che in “Aiuto..piove!”, l’ultima storia, raccolgono le idee “antinoia” scrivendole ognuno su un foglio che, ripiegato, verrà deposto in una grossa scatola di legno a scuola, in attesa di poterle condividere. “Le storie di Boscobello” si leggono in un fiato e, leggendole, si imparano molte cose, iniziando dal significato di alcune parole e concetti molto importanti. Come già fece Gianni Rodari anche la maestra Maria ( che non è una “ex” perché maestri si rimane tutta la vita quando si ama così il proprio lavoro) ha dato un contributo a quel filone di pedagogia letteraria che, descrivendo situazioni reali con un linguaggio comprensibile anche ai più piccoli, solleticando la fantasia, fa leva sulla giusta convinzione che a un bambino si possa parlare di tutto, se si sanno usare le parole giuste. E, in ultimo, un grazie di cuore a Maria Carfora per aver dedicato questo suo importantissimo lavoro ai cinque nipoti e “a tutti quei bambini a cui nessuno ha raccontato o letto una storia”.