IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
Lo storico dell’arte e prossimo rettore dell’Università per stranieri di Siena Tomaso Montanari, esponente di una sinistra molto radicale, si è espresso contro il Giorno del Ricordo, il 10 febbraio, appoggiandosi alle tesi peregrine di un piccolo storico torinese e guida turistica, un patetico ed arrabbiato nostalgico di Tito, che ha scritto delle foibe in modo riduttivo, per non dire parzialmente negazionista.
Fratelli d’Italia e Lega sono insorti contro Montanari, chiedendone le dimissioni da rettore a Siena. Montanari ha reagito, minacciando azioni legali e facendo sapere che l’ex senatore Pagliarulo, attuale presidente nazionale dell’ Anpi, votò contro la legge istitutiva del 10 febbraio. Adesso arriva la solidarietà dell’Anpi nazionale a Montanari per la sua presa di posizione contro il 10 febbraio. Pagliarulo (che sembrerebbe non avere uno straccio di titolo di studio, da quanto si legge ) è stato un politico a tempo pieno che di professione fa il pubblicista (un’attività che di norma è abbinata all’essere professore, avvocato, medico ecc. e, quando non lo è, rivela il limite professionale di un giornalista di piccole testate o giornali di partito). Pagliarulo va anche ricordato per i suoi continui passaggi politici, ovviamente sempre nell’ambito dell’estremismo di sinistra, se si eccettua una rapida comparsata nel Pd. L’ Anpi per la sua storia meritava di meglio che un qualunque Pagliarulo.
Ovviamente nessuno in questi giorni di polemiche aspre ha citato i libri di Gianni Oliva che, uomo di sinistra, con coraggio fece conoscere il dramma delle foibe e dell’esodo al confine orientale in due grandi, fondamentali libri che il prof. Montanari non ha letto. Egli cita la guida turistica, divenuta improvvisamente storico, ma non il prof. Oliva. Sbagliano i critici di Montanari a chiederne la rimozione da rettore perché si rivelano intolleranti come lui e dimostrano di non conoscere le leggi costituzionali e dell’autonomia universitaria. Ma ha sbagliato anche l’Anpi ad essersi affidata ad un presidente nazionale che mette l’orologio della storia indietro di decine d’anni. Non è in questo modo che si tramanda la storia della Resistenza che fu plurale e non singolare, alla maniera di Pagliarulo. C’è davvero da rimpiangere la presidente Carla Nespolo, per non parlare del grande Arrigo Boldrini che nei suoi discorsi citava Benedetto Croce. Adesso manca solo che solidarizzi con Angelo D’Orsi che attaccò il presidente Mattarella per i suoi discorsi sulle foibe e per aver parlato di pulizia etnica da parte di Tito. Poi il discorso sarebbe completo.
Non cito neppure l’evanescenza della Federazione Italiana Volontari della Libertà (Fivl) che anche questa volta tace e si condanna alla irrivelanza. Anche loro hanno dirigenti non all’altezza rispetto a Cadorna, Mauri, Mattei, Speranza che furono l’anima dei partigiani non comunisti. Ma sbaglia anche nuovamente Montanari, promettendo che come rettore coltivera‘ “i valori dell’antifascismo in modo militante“ . La militanza non tocca ai rettori che debbono amministrare con oculatezza il loro Ateneo e debbono far rispettare la libertà di circolazione di TUTTE le idee all’interno dell’ Università. Questo è il vero antifascismo, altrimenti viene naturale pensare ad Ennio Flaiano che parlava di due specie di fascisti: i fascisti storici in camicia nera e i fascisti antifascisti in camicia rossa. Come ha scritto Aldo Grasso sul “Corriere“, Montanari vuole essere “un rettore di lotta e di governo“. Neanche il grande Concetto Marchesi rettore a Padova dopo il 25 luglio fino all’8 settembre 1943 osò tanto. Viene tristemente da concludere che in Italia sovente tutti i democratici sono antifascisti, ma non tutti gli antifascisti sono democratici. A dirlo fu Bettino Craxi, che Montanari considererà forse un delinquente e un ladro fuggito all’estero, ma la verità scomoda evidenziata da Craxi resta in tutta la sua evidenza. Forse sarà il caso che tutti si diano una regolata nell’interesse delle libertà civiche di un Paese che non può sempre avvitarsi nelle più sterili e stantie polemiche. Uomini come Luciano Violante queste cose le capirono e si attivarono per superarle, decine di anni fa.
Ho sofferto di anoressia durante la fase adolescenziale, sono passata dalla paura del fantomatico “mostro sotto al letto”, quello che secondo l’immaginario fanciullesco ti prende per le gambe se non le copri adeguatamente con le lenzuola, ad essere posseduta nel vero e proprio senso del termine da un demone che, giorno dopo giorno, mi imprigionava, portandomi sempre più giù in un baratro di angoscia, perdizione, manie ossessivo- compulsive. Negli sporadici momenti di lucidità provavo a combatterlo, ma lui era talmente potente da riuscire a farmi nuovamente sua ogni volta…alti e bassi, questi ultimi in misura maggiore, fino a quando un giorno sono riuscita a reagire rialzandomi e a liberandomi di lui, quindi a rinascere. Il messaggio di “Nessun posto è come casa mia” è proprio quello, la possibilità di rinascita, la speranza di riuscire a vincere sulla malattia, perché ci vogliono una significativa forza di volontà e una buona dose di coraggio, ma chiunque è più forte di essa. Il coraggio è ciò che desidero infondere nelle persone, perché ce ne vuole davvero una quantità smisurata per combattere i propri demoni interiori e altrettanto per mettere in luce il proprio lato oscuro, quelli che sono i propri segreti, i propri tabù, come per me lo è stato il percorso tra il principio della problematica e la conseguente ospedalizzazione, ma è possibile tirare fuori la grinta, soprattutto se ci sentiamo meno soli e se qualcuno, come ho fatto io attraverso il mio libro, si confessa anche per gli altri. Empatia, vicinanza. Ho sentito inoltre l’urgenza di schiacciare la tanta ignoranza che c’è riguardo all’argomento dei disturbi alimentari, ritengo che sia fondamentale sensibilizzare al fine di far comprendere alle persone che tali condizioni non si scelgono, ma ti scelgono, non sono capricci di chi vuole vedersi migliore di fronte a uno specchio, c’è molto di più dietro certe manifestazioni di disagio, il cibo è soltanto un mero deterrente, le problematiche di base sono molto più profonde del semplice rapporto con una banale bilancia, variano da individuo a individuo, ma sono essenzialmente un grido di aiuto.
Alice è una ragazza solare, forte e determinata, che sta vivendo, nel pieno della sua adolescenza, i cambiamenti fisici e psicologici che attraversa ogni individuo della sua età. Tuttavia per lei quel corpo che muta e che improvvisamente inizia a destare la curiosità e gli sguardi interessati dell’altro sesso, di colpo smette di essere lo strumento prezioso che le permetteva di interagire con il mondo circostante – di danzare, di correre, di abbracciare con entusiasmo la madre o le amiche – e diventa un nemico da annientare, un fardello da alleggerire sempre di più, spingendosi ogni volta un passo più in là, quasi con l’intento di vederlo sparire. L’anoressia è una malattia subdola, che si insinua nella mente con la lusinga di un corpo perfetto e la capacità di distorcere la percezione di sè, dando l’illusione che, attraverso il controllo del cibo, si possa controllare ogni aspetto della vita, anche l’incontrollabile. La storia di Alice, tuttavia, non si riduce alla narrazione