Nascono a Torino per celebrare i venti anni dall’avvio della rivoluzione digitale
La Divina Commedia di Dante approda nel mondo digitale.
A venti anni dalla rivoluzione digitale, in occasione del settecentesimo anniversario della morte del Sommo Poeta, è stata creata una Divina Commedia digitale in versione dantesca, dal titolo “Cartoline dal futuro “, su iniziativa dell’agenzia torinese Instant Love, dell’illustratore italiano di fama mondiale Emiliano Ponzi, autore di copertine per Le Monde e il New York Magazine.
Si tratta di un affresco interattivo che rappresenta un’opera d’arte contemporanea in grado di consentire un viaggio nel tempo e capace di rievocare la rivoluzione digitale avvenuta negli ultimi venti anni, a partire dal Duemila fino ai nostri giorni.
Il link del video dell’autore è https://web.tl/t-tZOtFHPLAm.
Si tratta di un viaggio unico che si può compiere collegandosi al link https://.www.eos-solutions.it/20anni/, attraverso il quale si può accedere al primo e al secondo affresco animato, dedicati al periodo 200-2005 e 2005-2010 con Eos-Virgilio, che invita gli spettatori a superare le difficoltà dettate dal deserto digitale dei primi anni del Millennio.
L’evento è sponsorizzato dalla Eos Solutions, multinazionale con sede a Cuneo, a S. Albano Stura, che ospita, in occasione dei suoi venti anni di vita, questa interessante iniziativa. È stata notata anche da Microsoft l’esperienza davvero immersiva compiuta in questo caso nei primi venti anni del nuovo millennio, tramite animazioni digitali, ambientazioni storiche correlate da video, canzoni in voga in quel periodo e le storie dell’azienda che è sponsor di questa iniziativa artistica.
Mara Martellotta
L’autore è Enrico Vanzina, pupillo d’oro del cinema italiano, classe 1949, primogenito del regista Steno, cresciuto tra quei profumi di pellicola e di immagini che gli invadevano casa, un baccalauréat al romano liceo Chateaubriand e una laurea nel ’70 in Scienze politiche alla Sapienza, un apprendistato all’ombra del padre, poi la sensazione sempre più concreta che la regia non fa per lui e che il mestiere di sceneggiatore è quello che gli occuperà la vita. A partire dal 1976 nascono progetti e soggetti che prendono forma nella pagina scritta, un lavoro continuo che arriva a superare il centinaio di titoli, affidati ancora al padre e al fratello Carlo – scomparso tre anni fa, al quale Enrico ha dedicato un affettuoso romanzo di ricordi, “Mio fratello Carlo” – come a tanti altri volti del nostro cinema da Lattuada a Flavio Mogherini, da Dino e Marco Risi a Cesare Ferrario, da Neri Parenti a Christian De Sica. Sarebbero sufficienti pochi titoli, a cominciare da “Febbre da cavallo” (1976), a “La patata bollente”, da “Sapore di mare” alle varie “Vacanze di Natale”, dal “Commissario Lo Gatto” a “Tre colonne in cronaca” a “Mai Stati Uniti”. Ha descritto i tanti decenni di vivere italiano, ha analizzato storia dopo storia il cambiamento di una società, le sue risate e i suoi turbamenti, le meschinità e le piccole grandezze, ha inventato facce e storie, ha dato corpo a filoni e a personaggi, magari all’epoca guardati con sufficienza dalla critica ma applauditi dal pubblico e oggi anche rivalutati, ha divertito e nel divertimento ha rimescolato la nota profonda, il cenno di costume mai banale. L’anno scorso, sembra aver buttato all’aria la convinzione di una vita e s’è fatto regista, con
“Lockdown all’italiana” è andato a mettere le mani – con qualche critica – nel periodo buio della pandemia e della necessità di forzate unione all’interno delle case con le tante “debolezze e miserie”.
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