“Ringrazio il partito per la riconferma e soprattutto per la nuova nomina”.
“Coordinare un partito è molto difficile, complesso, ma tremendamente fantastico. Se penso al percorso fatto dalla mia Sezione mi scappa un sorriso. Sì, perché siamo cresciuti tanto insieme, negli anni abbiamo fatto corsi di formazione politico-amministrativa, convegni e io ho sempre cercato di evocare e trasmettere il principio cardine della Lega: Prima il territorio.
Siamo un partito territoriale, per questo, da sempre, siamo presenti con i nostri Gazebo nelle piazze. E’ importante stare a contatto con la gente e capire le loro vere esigenze. Ascolto è azione per noi.
Insieme abbiamo portato avanti e vinto tante battaglie, non ultima le elezioni comunali a Rivoli, comune dove ho l’onore di ricoprire la carica di Vicesindaco.
Sono stati eletti molti amministratori nella mia città, che ringrazio per il lavoro che quotidianamente svolgono con la discrezione che li contraddistingue senza voler per forza apparire, a dispetto di come qualcuno ci descrive.
Ho sempre affermato e ne sono convinta che sono i fatti a parlare e non le chiacchiere, perché quelle si sa le porta via il vento.
Sono ancora tante le sfide da affrontare insieme e sono sicura che, portando avanti la rivoluzione del buon senso, le vinceremo.
La Lega unitamente agli alleati di centro destra in un governo coeso e compatto non può che essere quel valore aggiunto che fino a ieri a Rivoli mancava.
Laura Adduce
Vicesindaco di Rivoli
Commissario sezione Lega
“La mossa del cavallo” – anche titolo caro ai molti lettori di Andrea Camilleri – è la mostra che racchiude per l’intera estate (fino al 29 agosto, presso la Chiesa di Santa Croce, in piazza Conte Rosso ad Avigliana, orario d’apertura sabato e domenica dalle 16 alle 20) le opere – una sessantina – di ceramisti, scultori, pittori e artisti del vetro – trentasette in tutto – che hanno a tema il quadrupede già al centro, sin dall’Età della Pietra, delle tante decorazioni rinvenute sulle pareti delle caverne in Europa e non soltanto. Luigi Castagna e Giuliana Cusino, che l’hanno curata nel panorama della galleria “Arte per Voi”, sempre più interessata a riprendersi il tempo perduto a causa della pandemia, in un proliferare incessante di appuntamenti artistici, hanno dato incarico di illustrare il tema, piccolo se vogliamo, ristretto e contenuto, ma pronto a dilatarsi senza ostacoli, ai tanti artisti convocati secondo le tecniche, le preziosità, i materiali, gli influssi, gli umori, le occasioni. Al centro la scultura di Piero Della Betta, termine di riferimento di una ideale scacchiera.
scultoreo che ha attraversato i secoli. Termini della memoria, appropriati; ma la mostra non è soltanto classicismo, il continuare a percorrere strade più o meno antiche. Certo le opere di Alfredo Ciocca (“Chiare e fresche acque”, un olio datato 2016), di Elena Monaco (“Spezzare la frusta”, 2010, con la sempre riconosciuta perfezione del disegno dell’artista, radici nel cuneese e cresciuta con personali slanci alla scuola di invidiabili maestri, da Saroni a Calandri, da Menzio a Gatti), di Ines Daniela Bertolino (“Caval ‘d brôns”), di Sergio Unia (il gesto tragico della “Caduta”) virano verso i canoni classici, nobilitandoli; forse, nel lungo elenco dei partecipanti, sono questa volta lo humour sparso dagli artisti qua e là e il gioco delle sperimentazioni con nuovi materiali quasi a imporsi, guardando al cavallo con occhio moderno, bizzarro, disincantato, fatto di allegria contagiosa.
Gli esempi della ceramica raku allineano le opere di Nadia Brunori e di Giuliana Cusino (i recenti “Nato dal sangue di Medusa” e “Creatura di purezza, libertà e tenerezza”), Francesco Di Martino usa terracotte e smalti, Giancarlo Laurenti anche per questo sghembo quanto emozionante “Ronzino” continua ad affidarsi ai legni e alle resine, Guglielmo Marthyn rivisita spiritosamente l’inganno dei Greci a Troia o estrae da qualche fumetto il suo “Cavaliere bellicoso” (entrambi grès decorati con ossidi e smalti). Lo sberleffo maggiore, il messaggio contro ogni regola, la risata più sonora e allo stesso tempo amara appartengono a Massimo Voghera che si è ricordato di Enzo Jannacci e del suo “Ho visto un re”, costruito con argilla, ossidi, smalti e ottone ci riporta al successo (ricordate? “pianger fa male al re fa male al ricco e al cardinale diventan tristi se noi piangiam”) di una canzone e al graffio di un’epoca.
Il punto di vista / Le interviste di Maria La Barbera
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