ilTorinese

Al Grattacielo Sanpaolo la Fiamma Olimpica

Intesa Sanpaolo,  Banking Premium Partner dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, ospiterà domenica 11 gennaio alle ore 14.30 presso il  Grattacielo di corso Inghilterra 3, la Fiamma Olimpica nel suo percorso di avvicinamento alle Olimpiadi.
Il grattacielo di Renzo Piano sarà avvolto dall’atmosfera Olimpica con le mascotte ufficiali, momenti di musica in collaborazione con il Torino Jazz Festival, la presenza di Vittorio Brumotti e del giornalista sportivo Massimo Caputi.
A venti anni dalle straordinarie emozioni dei Giochi di Torino 2006, che avevano visto Intesa Sanpaolo tra gli sponsor, la Banca guidata da Carlo Messina porterà a Milano Cortina 2026 il proprio contributo con diverse iniziative che coinvolgono clienti e persone del gruppo.
Le Gallerie d’Italia a Milano, il museo di piazza della Scala, proporranno dal 6 febbraio prossimo una mostra di fotografie dell’Archivio Publifoto relative alle prime Olimpiadi Invernali ospitate in Italia nel 1956, a Cortina, curata da Aldo Grasso.
Le fotografie documentano il clima che si respirava intorno agli eventi sportivi di quei tempi, offrendo una lettura originale dei primi anni del  boom economico. Si tratta di un ponte tra passato e futuro di cui si conservano molti materiali all’interno dell’Archivio Storico del Gruppo.
Intesa Sanpaolo è  anche protagonista del programma di education GEN 26, programma di Milano Cortina 2026 a cui contribuirà con le proposte di educazione finanziaria  del Museo del Risparmio. Il museo proporrà, infatti, una serie di attività divulgative e formative dedicate rispettivamente alle scuole di ogni ordine e grado, agli atleti e al pubblico generalista. Agli atleti, il cui mondo è caratterizzato da carriere rapide e da flussi di reddito non costanti, il Museo del Risparmio dedicherà un percorso per fornire le competenze di base per affrontare in maniera consapevole le proprie decisioni economiche.

Il supporto al percorso della torcia Olimpica e di quella Paralimpica vedranno oltre 280 persone di Intesa Sanpaolo come tedofori, tra cui il top management. La Fiamma Paralimpica farà tappa a Torino il 24 febbraio prossimo con tre tedofori istituzionali Intesa Sanpaolo. Vi saranno il coinvolgimento del personale tra i volontari sui siti di gara, la personalizzazione di sedi e filiali lungo il tragitto della torcia nei territori e la rafforzata partnership con Visa come preferred Issuing Bank Partner in Italia.
Intesa Sanpaolo sostiene Milano Cortina 2026 perché i valori profondi dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali rispecchiano quelli che quotidianamente guidano l’azione del gruppo bancario. La banca, punto di riferimento dei territori, condivide principi come inclusione,  sostenibilità,  solidarietà, rispetto delle diversità, oltre alla convinzione che lo sport sia un motore di crescita collettiva.
Questi valori sono al centro della purpose di Intesa Sanpaolo,  impegnata a promuovere coesione e sviluppo nelle comunità  in cui opera. Il sostegno va oltre la semplice visibilità dell’evento, rappresenta piuttosto un’opportunità condivisa per rafforzare il legame con il territorio e contribuire alla promozione dell’identità  e delle eccellenze italiane nel mondo.
Le iniziative messe in campo riflettono l’impegno della banca non solo a supportare il successo dei Giochi, ma anche a generare benefici duraturi per il Paese, favorendo innovazione, crescita sociale e valorizzazione delle potenzialità italiane, in un’ottica di futuro più sostenibile per le generazioni a venire.

Mara Martellotta

Fiamma olimpica senza Olimpiadi

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Il Sindaco Lo Russo mi ha gentilmente invitato alla cerimonia di accensione del Braciere Olimpico Milano Cortina 2026. Le Olimpiadi invernali si tengono dopo vent’anni da quelle torinesi volute da Agnelli, da Castellani sindaco e da Ghigo presidente della Regione.
Non so se andrò  in piazza Castello perché il freddo polare potrebbe costringermi a casa. Ma è quasi una beffa questa cerimonia all’ amministrazione e alla Sindaca grillina che rifiutò  per motivi ideologici le Olimpiadi, regalandole a Milano.
Non sono tra quelli che pensano che Torino abbia imboccato la strada del suo futuro attraverso il turismo indotto dal 2006. Lo disse bene Valentino Castellani di recente.
Ed è anche una piccola soddisfazione per Lo Russo (che voleva le Olimpiadi)  far vedere la fiamma in transito a Torino,  ma destinata al Nord Est dall’insulsaggine grillina. Sarebbe incredibile vedere domenica pomeriggio  in piazza Castello anche  l’on.   A p p e n d i n o.

A lezione di cucina albanese: arriva Cottocircuito da Eataly Torino

Il cibo come gesto di cura, incontro e solidarietà, questo è lo spirito di Cottocircuito, il progetto torinese che trasforma la cucina in un luogo di scambio culturale e sostegno concreto alle realtà sociali del territorio. Chi partecipa impara una nuova cucina, con piatti meno conosciuti e lontani dai corsi mainstream. Chi insegna trasmette il proprio sapere e lavoro nel sociale. Il nuovo appuntamento è per sabato 28 febbraio prossimo, quando il laboratorio porterà il pubblico in Albania, Paese vicino ma ancora poco conosciuto nella sua ricchezza gastronomica. Saranno tre ore di cucina condivisa, presso Eataly Lingotto, per scoprire ricette, gesti e storie. A guidare il laboratorio saranno le cuoche di Idea Donna Onlus, associazione torinese accanto alle donne migranti e alle persone in difficoltà, partner della piattaforma nazionale antitratta. Il ricavato dell’evento sarà interamente devoluto all’associazione. Nel 2026, Cottocircuito non si ferma perché sono in arrivo due nuove date, in primavera e in autunno, con altre cucine da esplorare e nuove associazioni da sostenere. Cottocircuito è un laboratorio di cucina solidale nato dall’energia di un gruppo di donne torinesi che si sono conosciute grazie a Torino Elettrica, la comunità di mutuo aiuto ideata da Maria Chiara Montera. Ogni appuntamento sostiene una diversa associazione che opera nel sociale, alla quale viene donato il ricavato netto della serata. Chi partecipa impara ricette autentiche, ascolta una storia e condivide la tavola con chi ogni giorno sostiene altre persone.

Durante le tre ore di laboratorio, si cucineranno alcuni piatti della tradizione albanese, quali la torta di porri (Lakror me presh), le polpette di vitello (Qofte), il pane non lievitato (Kulaç) e le salse vegetariane d’accompagnamento. A seguire una degustazione e le ricette da portare a casa.

Info: Eataly Lingotto – via Ermanno Fenoglietti 14 – orario 16-19 – donazione libera a partire da 45 euro – prenotazioni su Eventbrite – cottocircuito@gmail.com

Mara Martellotta

Dodecarun, si riparte domenica 11 da Pinerolo

Le novità del regolamento per la classifica del circuito

Con il Cross della Pace, in programma domenica 11 gennaio a Pinerolo, scatta la seconda edizione del circuito Dodecarun, l’evento creato
da Giorgio e Steve Goggi che mette in palio un montepremi ricchissimo. La prova di Pinerolo (6 km per gli uomini, 4 per le donne) avrà inizio
alle 9.30 al Parco della Pace con la partenza delle categorie maschili fino a SM60 compresi. La seconda parte del programma sarà dedicata alle
categorie giovanili – con la prima tappa del Trofeo Piemonte (per cadette e cadetti la gara sarà valida come indicativa per le convocazioni nella
selezione regionale). Parallelamente si svolgerà anche la manifestazione “Campestrando”, dedicata ad atleti con disabilità intellettiva.
La manifestazione è organizzata dall’Atletica Pinerolo. «Il percorso si svolge su un circuito di 2 km da ripetere più volte – spiega la presidente
Simonetta Callegari – ed è molto bello perché tra dossi e collinette, il pubblico potrà seguire tutta la gara praticamente senza spostarsi».

Il regolamento
Il circuito Dodecarun comprende 21 tappe, più altre quattro riunite nel nuovo Trofeo del Mezzofondo. Il programma spazia tra cross, strada
e pista. Cinque delle prove su strada saranno su distanze certificate Fidal (5 km, 10 km e mezza maratona). In pista, oltre alle quattro prove del
Trofeo del Mezzofondo – che darà punti Dodecarun con criteri che verranno fissati da Fidal – sono previsti due appuntamenti validi direttamente
per il circuito: il 21 giugno a Cuneo e il 22 luglio a Saint Christophe (Aosta).
Le gare su strada e i cross assegneranno un punteggio a scalare dal primo (50 punti) al 25esimo classificato (2 punti). Cinque prove
assegneranno un punteggio doppio: la tappa finale del 29 novembre a Piossasco più altre quattro gare scelte per sorteggio prima della penultima
prova.

Le prove in pista e le gare su strada certificate daranno un punteggio legato alla prestazione cronometrica, secondo la tabella pubblicata su
sito dodecarun.it. Il vincitore del Trofeo del Mezzofondo conquisterà 100 punti, 96 il secondo classificato, 92 al terzo e così via sino al 25
classificato che ne otterrà 4. Gli atleti che prenderanno parte a tutte e quattro le gare del Trofeo (1500. 3000, 5000 e 10000 metri) riceveranno
un bonus di 100 punti, chi parteciperà a tre prove su quattro avrò un bonus da 50 punti .
L’iscrizione a ogni gara di cross o su strada darà diritto a 10 punti, quella alle due gare su pista inserite nel circuito a 20 punti. Chi si iscriverà
a tutte le prove avrà un bonus da 50 punti.
La classifica prenderà in considerazione i migliori 12 punteggi della stagione. Gli atleti che correranno meno di dieci prove subiranno una
penalizzazione di 20 punti per ogni gara mancante (farà fede l’iscrizione, non l’effettiva partecipazione alla gara). La mancata iscrizione a una
o più prove potrà essere sanata fino a un’ora prima della partenza dell’ultima tappa pagando una sanzione di 15 euro per gara. La sanatoria non
sarà applicata per le gare in pista del Trofeo del Mezzofondo.

I premi
Il vincitore e la vincitrice delle classifiche assolute riceveranno un gioiello del valore di 4.500 euro. Saranno premiati i primi venti e le prime
venti delle due graduatorie, con gioielli del valore di 3500 euro (secondo posto), 2500 euro (terzo posto), 1500 euro (quarto-quinto posto), 1000
euro (sesto-decimo posto) e 500 euro (undicesimo-ventesimo posto). Sono previsti premi anche i primi cinque classificati di ciascuna delle
dieci categorie maschili e femminili in gara (juniores-promesse-seniores, over35, over40, over 45, over50, over55, over60, over 65, over70 e
over75) e per le prime venti società.

Il calendario
Dopo il Cross della Pace di Pinerolo, il circuito riprenderà il 15 marzo a Mirabello (Alessandria). Queste le altre prove in programma: 22
marzo, Torino (parco della Pellerina); 12 aprile, Alessandria; 19 aprile, Cocconato (Asti); 10 maggio, Alessandria; 14 maggio, Trino (Vercelli);
28 maggio, Valenza (Alessandria); 21 giugno, Cuneo; 18 luglio, Sparone (Torino); 22 luglio, Saint-Christophe (Aosta); 25 luglio, Osasco
(Torino); 1° agosto, Biella-Oropa; 6 settembre, Palazzolo (Vercelli); 11 settembre, Ghemme (Novara); 13 settembre, Marentino (Torino); 18
ottobre, Castelletto Monferrato (Alessandria); 1° novembre, Pont Saint Martin (Aosta); 8 novembre, Borgosesia (Vercelli); 15 novembre, Trino
(Vercelli); 24 novembre, Piossasco (Torino).

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Quando il Pli torinese era  molto forte, ma poco incisivo – Piero Fassino – L’Iran brucia – Lettere

Quando  il Pli torinese era  molto forte, ma poco incisivo
In seguito all’apertura a sinistra della Dc che portò il Psi al governo, nelle elezioni politiche del 1963, il Pli ebbe in Italia, in Piemonte e a Torino un grande successo elettorale sotto la guida di Malagodi. Chi fa le Messe cantate per Zanone escludendo personalità della cultura che hanno una loro importanza, dovrà dire, anche solo recitando a bassa voce, che il Pli di Zanone rischiò di scomparire dal Parlamento e divenne un partitino. Solo Zanone venne eletto nel 1976. Il Pli di Malagodi ebbe invece un grande successo, anche se la sua opposizione non raggiunse obiettivi politici e solo nel 1972 il partito riuscì per pochi mesi a tornare al governo con Andreotti. Fu l’effetto dell’avanzata missina  Dn e delle tentazioni filocomuniste del Psi  di De Martino che mandarono in crisi il centro – sinistra. A Torino vennero eletti i seguenti deputati: Giuseppe Alpino, unico uscente, il dirigente FIAT  Vittore Catella,  il droghiere all’ingrosso Enrico De Marchi e  l’imprenditore Luigi Cerutti (che dopo poco tempo uscì dal partito). Al Senato vennero eletti l’ imprenditore  Giacomo Bosso , il medico dirigente Fiat Cesare Rotta  e  il pensionato Perpetuo Massobrio. Nella circoscrizione di Cuneo venne riconfermato Vittorio Badini Confalonieri. Nella circoscrizione di Cuneo, terra di Giolitti, Einaudi e Soleri, il successo fu minore. Novara, Biella e Vercelli non riuscirono ad eleggere un parlamentare liberale. Un motivo che spiega un successo limitato fu la mancanza di uomini e donne conosciuti in zona  e la presenza di molti democristiani moderati come Giuseppe Pella. I parlamentari eletti in Piemonte, se si esclude la caratura politica di Badini Confalonieri, furono di rilievo politico limitato: professionisti, dirigenti Fiat, imprenditori, pensionati, persino il presidente dell’associazione dei padri di famiglia salesiani che a Mirafiori venne eletto  senatore in modo sorprendente.
Erano quasi tutti filo monarchici. A loro non si aggiunse  non eletto per mancanza di voti l’ex monarchico Mario Altamura che era passato al Pli dal Pdium pochi mesi prima delle elezioni, decretando la fine del partito monarchico. Un grande artefice del successo liberale fu Filippo Arrigo,  storico segretario torinese del Pli a cui subentrò in tempi successivi l’improvvido  ed incapace Mario Arcari , destinato nel 1975 a passare a sostenere la giunta socialcomunista di Novelli in cambio di posti di sottogoverno. Arrigo meriterebbe un ricordo a sé. Abitava ad un portone di distanza da dove abitavo io, ma non si stabilì mai tra noi un rapporto che sicuramente sarebbe stato interessante almeno per un giovane come me. Arrigo – mi diceva mio padre – è una vecchia volpe della politica , ma è un uomo onesto e in questo giudizio lo appaiava con la preside Pangallo Barella, l’unica liberale che aveva le qualità per andare in Parlamento , ma che  un partito misogino come il Pli non ritenne mai di sostenere. Sta di fatto che quel gruppo di parlamentari – salvo Badini che nel 1972 divenne ministro – non riuscì mai ad emergere nell’attività a Roma . Alpino era poco più che un funzionario di banca e non era l’economista che diceva di essere.
 Divenne sottosegretario con Andreotti. Fuori dal Parlamento, alla guida del  (San Paolo) c’era Luciano Jona, il più eminente liberale torinese  in assoluto.  I valori della laicità erano quasi esclusi e uno dei deputati, Catella, era stato un pluridecorato combattente in Spagna dalla parte di Franco . Il Senatore dei padri di famiglia, un pensionato assai poco addentro alla politica e quasi in nulla liberale. Nel 1968 il gruppo fu drasticamente ridotto , nel 1972 , malgrado l’ ingresso al Senato del grande Manlio Brosio, fu ulteriormente ridimensionato e nel 1976 con Zanone si ridusse ad un solo deputato a Torino, Zanone stesso e Costa a Cuneo che,  usando anche l’arma clientelare,  sconfisse Badini Confalonieri .Entro’ in Senato a Saluzzo, ma solo nel 1976 ,perché prima fu vice presidente del Consiglio Regionale, il prof. Beppe Fassino, che  divenne in tempi successivi stottosegretario e capo gruppo in Senato.Nel 1972 fece la sua comparsa alla Camera Renato Altissimo, imprenditore, togliendo il seggio a De Marchi. Allora Altissimo era il capo  e il finanziatore della corrente a cui aderiva Zanone. Questi appunti di storia liberale non sono certo completi ed esaustivi, ma nessuno finora ha incominciato a scriverne. E’ bene che rimanga qualcosa di nero su bianco a dire se non la verità assoluta, almeno una lettura distaccata di un osservatore liberale non militante che ha seguito con attenzione la politica piemontese della seconda metà del secolo scorso.
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Piero Fassino
La piccola vicenda di Piero Fassino conclusasi senza interventi giudiziari di sorta  per   lo strombazzato profumo all’ aeroporto di  Roma, deve considerarsi strachiusa. Fassino è un esponente politico importante. La fusione a freddo del Pd avrebbe avuto ben altri esiti con lui alla guida. E’ stato due volte ministro, sindaco di Torino dí straordinario valore, uomo politico colto.
Adesso è stato stato quasi  condannato al silenzio dal suo partito, anche perché non è ProPal come Violante.
Sono uomini che non conoscono la demagogia. Persino Bonacini è andato con la Segretaria che appare dogmatica e un po’ autoritaria ,alla ricerca  frenetica di una candidatura a presidente del Consiglio che non avrà quasi sicuramente. La segretaria boicotta il sì al referendum come fosse una crociata ed è sempre astiosa. Il Pd sta perdendo la  sua qualità principale : la democrazia interna diventa sempre più asfittica. Quasi a rimorchio della sinistra estrema e dei 5 stelle.La componente democratica liberale  è quasi inesistente . Fassino sapeva tenere dialoghi aperti anche quando era segretario del PCI a Torino. Oggi il sistema si ispira a Livia Turco e a Rosi Bindi.
L’Iran brucia 
Quanto sta accadendo in Iran è la premessa per sconfiggere la dittatura islamista che opprime il paese. E’ un momento storico di grande importanza che può significare per gli uomini e le donne iraniane la possibilità di risorgere a nuova vita. La condizione delle donne ha raggiunto livelli che non esiterei a definire barbari. In Iran hanno bruciato chiese cristiane, i cattolici e gli armeni sono stati perseguitati. La dittatura komeinista imperversa sempre più soffocante, anche con i musulmani non servi del regime che si stanno ribellando al Medio Evo islamico. E’ il momento di schierarsi con la lotta coraggiosa degli Iraniani senza esitazioni ed ambiguità.E’ un dovere morale prima ancora di un impegno civile che deve partire in primis da tutta Europa. In Italia bisogna muoversi.
Le diplomazie devono attivarsi. Finora si fa troppo poco. Ci sono forze politiche che ignorano il regime iraniano per difendere Maduro. Una scelta scellerata e incredibile che ci fa comprendere la ristrettezza mentale di certa sinistra estrema. Non è solo faziosità estrema, ma un limite mentale penosamente evidente. Ciò che accade in Iran non ci impedisce di dire che Trump deve invece calmarsi. Il dire che il suo unico limite è la sua morale, non il diritto è una provocazione che evidenzia una rozzezza intollerabile in un capo di Stato. Bene aver neutralizzato Maduro, molto male mirare in primis al petrolio. Non credo abbia mai letto Romiti, ma anche per lui l’unica morale è il profitto.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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Rituali di corte
Noi non ci sentiamo toccati dalla comunque opportuna smentita del Principe. Noi abbiamo scritto che la sua vicenda privata non ci interessa. Dare così rilievo ad essa con un comunicato ufficiale forse oscura un po’ la privatezza della vicenda stessa. Ma è solo un’impressione. Noi siamo estranei a certi rituali di corte.
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Badanti
Mia suocera negli ultimi anni di vita ha dovuto far ricorso ad una badante rumena. Gli italiani non erano disponibili. Morta mia suocera, abbiamo ricevuto una lettera dalla badante con la richiesta di oltre 12 mila  euro di festività non pagate, pena il ricorso al giudice. Abbiamo dovuto mettere un avvocato. La verità è che la signora che ricevette anche favori e benefit di ogni tipo da mio cognato e figlio dell’anziana, venne pagata su sua tassativa e ultimativa richiesta in nero per i giorni festivi, affermando che diversamente non sarebbe venuta a lavorare per una signora in agonia  da oltre un anno e voleva anche un passaggio in auto fino a casa. Questa è una situazione generalizzata? Aggiungo un particolare che ebbe una cifra transata di circa la metà, ma in nero!  Lettera firmata
Ho avuto anch’io esperienze analoghe con mio padre. Fu difficile avere badanti, mia moglie ne ebbe per suo padre anche di disoneste e ladre, che portavano a trascorrere la notte un compagno per scopi erotici, senza ovviamente assistere l’ammalato, travolte  dal sesso. Mal comune mezzo gaudio ? No, mancanza invece  di rispetto per gli anziani, mancanza di controlli adeguati, sfruttamento cinico delle emergenze. Anche un’associazione che doveva tutelare i datori di lavoro incamerò la quota, ma non fece quasi nulla. Ma i giornali non scrivono di queste cose.
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Bipolarismo
Fino a che non si faccia una riforma istituzionale come vorrebbe la Casellati e la premier Meloni, il sistema  bipolare è indispensabile nelle elezioni, anche per evitare ”certe porcate“. Lei cosa ne pensa?    Vittorino Pes   Sassari
Io nel ‘93 ero fiero oppositore del bipolarismo e convinto sostenitore del proporzionale. Avevo votato contro ai referendum di Segni che diedero un colpo  mortale alla prima Repubblica che io amavo e rimpiango anche oggi. Fu la storia migliore d’Italia. Mancava la governabilità perché non si votò per il premio di maggioranza nel 1953. Ma un forte partito democristiano consentì  lo stesso la continuità che andò in crisi quando Moro strizzò l’occhio lino al PCI. Dal 1994 lentamente, nei decenni, sono diventato maggioritario e favorevole al bipolarismo. Berlusconi e Prodi hanno fatto miracoli. Pertanto, pur con tutti i limiti attuali, sono contrario ai vari moderati, centristi, terze forze che sono solo debolezze. Io voglio sapere chi vince il giorno degli scrutini e non voglio delegare ai partiti nulla dopo il voto o, almeno, pochissimo. Vorrei però un ritorno delle preferenze , ma capisco che il Mattarellum, il sistema migliore, non può prevederle. Le piccole forze centriste devono fare come Lupi e Renzi. Devono aggregarsi  ai due poli senza pretendere di fare i Casini o i Fini o i Follini o i Calenda. Oppure devono accontentarsi di qualche seggio nel proporzionale previsto nel Mattarellum. I due poli sono l’unico avvenire italiano, meglio se in una repubblica semipresidenziale. Macron e Trump hanno ucciso le repubbliche presidenziali.

Giustizia, ci sono anche i Popolari per il Sì

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Il referendum, di per sè, è un voto politico trasversale. Lo è sempre stato e continua ad esserlo. È
appena sufficiente ricordare lo storico referendum che ha cambiato definitivamente ed
irreversibilmente la percezione che noi cattolici ed ex democristiani avevamo della geografia
politica e cultuale del nostro paese sino a quel momento per rendersene conto. E del profondo
pluralismo di opinioni che c’era anche al nostro interno. E cioè, il referendum del 1974 sul
divorzio. Per non parlare della scelta fra la monarchia e la repubblica del giugno del 1946.
Ora, e per fermarsi al referendum costituzionale sulla giustizia che si terrà nei prossimi mesi, noi
prendiamo atto che, come da tradizione, gli stessi schieramenti politici sono frantumati al loro
interno. Certo, il centro destra, almeno formalmente, è granitico nel votare Sì al referendum sulla
riforma della giustizia. Una unità che, del resto, è il frutto e la conseguenza di un progetto
essenziale e decisivo del programma del centro destra in questa legislatura. Diversa, molto
diversa, è la concreta situazione che si presenta nello schieramento alternativo, cioè la coalizione
di sinistra e progressista. Tra le molte iniziative, è sufficiente ricordare quella di Firenze che si terrà
nei prossimi giorni organizzata della sinistra per il Sì guidata da molti esponenti di primo piano del
Partito democratico e che vede la partecipazione di un illustre ed autorevole giurista, nonché
politico, di estrazione progressista come Augusto Barbera. Ma anche nell’area Popolare o ex
democristiana c’è un vivace e del tutto fisiologico dibattito e confronto tra i sostenitori del No e
quelli che invece appoggiano il Sì al referendum costituzionale. L’amica Rosy Bindi è tra i
principali protagonisti nella battaglia per il No e con il comitato che la vede in prima linea ci sono
molti esponenti dell’ara cattolico democratica come, ad esempio, Giovanni Bachelet. Un fatto del
tutto legittimo, naturale e anche corretto. Al contempo, però, ci sono dei Popolari che invece si
riconoscono nel Sì. E proprio nei prossimi giorni in una conferenza stampa a Roma verranno
spiegate le ragioni politiche, culturali e storiche che portano molti Popolari ed ex democristiani a
condividere le ragioni di questa riforma. Al riguardo, non si può non ricordare, come mi ha
suggerito tempo fa l’amico Stefano Ceccanti, che nelle tesi programmatiche del Ppi fondato nel
1994 alla Fondazione Sturzo da Mino Martinazzoli, Franco Marini, Rosa Russo Iervolino, Gerardo
Bianco, Gabriele De Rosa e da molte altre donne e uomini che si riconoscevano nel filone del
cattolicesimo popolare e sociale, contenevano al loro interno anche l’adesione al progetto della
separazione delle carriere e, di conseguenza, dell’impianto della riforma della giustizia disegnata
dal Ministro Vassalli. Ricordo questo aspetto, peraltro non marginale, perchè si tratta anche di
essere coerenti con quello che si è detto, e soprattutto si è scritto, su questi temi delicati e
decisivi anche per la qualità della nostra democrazia. E le posizioni politiche storiche di fondo, di
norma, non possono cambiare a seconda delle simpatie – o delle antipatie – che si nutrono nei
confronti di chi governa momentaneamente. Perchè se così fosse il pensiero, la tradizione, la
cultura e il progetto politico sarebbero del tutto sacrificati sull’altare della convenienza e del
tatticismo. E sul tema della giustizia, seppur in mezzo a molte difficoltà e contraddizioni, è bene
conservare una coerenza politica, e storica, di fondo. Ameno per noi Popolari ed ex democristiani.

Pro Maduro in piazza a Torino

Un centinaio di manifestanti hanno sfilato con bandiere cubane e palestinesi in piazza Carignano a Torino per protestare contro l’arresto del presidente Maduro in Venezuela. Valanghe di critiche sui social a commento della manifestazione, durante la quale è stata data alle fiamme una bandiera americana.
(foto Francesco Valente)

Tre auto coinvolte: donna morta nell’incidente, sei feriti

Questa mattina a Carmagnola, sulla provinciale per Poirino, all’altezza di Casanova sono rimaste tre vetture in un incidente. Si tratta di Dacia, una Fiat 500 e una Suzuki. E’ morta una donna di 85 anni, sei i feriti.  E’ intervenuta la polizia locale con  i vigili del fuoco del distaccamento di Carmagnola, i pompieri del Lingotto di Torino e la Croce rossa. In base agli accertamenti una delle tre vetture non avrebbe rispettato lo stop.

Rivarolo Canavese, USIC: “Ancora una volta carabinieri aggrediti”

“La Segreteria Regionale Piemonte e Valle d’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri (USIC) augura una pronta guarigione ai due militari del Comando Stazione Carabinieri di San Giorgio Canavese (TO) rimasti feriti nel corso di un intervento. Intorno alle ore 23.30 di venerdì 9 gennaio un cittadino straniero, all’interno di un albergo di Rivarolo Canavese, dopo aver litigato pesantemente con la propria compagna, cagionando alla stessa delle lesioni, si sarebbe scagliato contro i militari intervenuti per calmare il soggetto. Il bilancio della nottata di follia del magrebino si conclude, ancora una volta, con due carabinieri feriti con prognosi di 7 giorni. I militari sono stati aggrediti con sputi, morsi e oggetti lanciati contro che hanno causato contusioni. Tuttavia, gli uomini e le donne dell’Arma intervenuti sono riusciti a trarre in arresto l’uomo che si è anche reso responsabile di gravi lesioni nei confronti della compagna e danneggiato dell’albergo. Condanniamo con fermezza qualsiasi episodio di violenza nei confronti di operatori delle forze dell’ordine e chiediamo con fermezza che vengano applicate giuste condanne a chi si rende responsabile di queste violenze”. Così, in una nota, Leonardo Silvestri, Segretario Generale Piemonte e Valle D’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri (USIC).
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