ilTorinese

Federico Montesano: “Frammenti sospesi” alla galleria Malinpensa by La Telaccia 

Informazione promozionale

La galleria Malinpensa by La Telaccia ospita, fino al 7 febbraio prossimo, la mostra dal titolo “Frammenti sospesi” dell’artista Federico Montesano.

 

Nei suoi paesaggi metafisici si respira il linguaggio dell’infinito che oscilla tra reale e onirico. La sua pittura rivela una tecnica raffinata e una profonda interiorità, e si apre come una narrazione dell’anima in cui la libertà e il sentimento generano un percorso altamente espressivo. Ogni tela è un canto silenzioso, un frammento di luce che tramuta la realtà in sogno, la materia in emozione e la forma in poesia. Si tratta di un iter sensibile e vibrante, dove la riflessione sull’esistenza si trasforma in gesto pittorico, e la natura, fonte primaria di ispirazione, si rinnova come spazio dell’anima; in essa l’artista trova la voce della terra e del cielo. La pittura di Federico Montesano si fa visione lirica, sospesa tra una dimensione figurale intrisa di lirismo, le pulsazioni della vita e i silenzi dell’essere. L’esposizione, intitolata “Frammenti sospesi”, nasce da uno stato d’animo puro e si compone come una sinfonia di colori, materia e segni. L’acrilico su tela, steso con armoniosa precisione, vibra di ritmi interni, di respiri cromatici che si accendono e si dissolvono, creando un universo visivo di intensa profondità. Le luci si muovono come pensieri, i chiaroscuri abbracciano la forma e la terra incontra il cielo in una meditazione continua sul tempo e sull’essere. Nelle sue opere, Federico Montesano dipinge l’emozione, la luce che pulsa e la vita che arde nei silenzi. Ogni pennellata si fa simbolo e ogni contrasto rivela un’emozione che supera la materia. Colori gialli che si accendono al sole, verdi che respirano di speranza, rossi che ardono di passione, arancioni che custodiscono la memoria dialogano con il blu del cielo, creando armonie di straordinaria intensità poetica. La natura, maestosa e spirituale, diventa spazio dell’anima che fa riflettere sull’essenzialità e l’importanza del colore, in cui la vibrazione della materia si unisce al pensiero concettuale dell’immagine in maniera unica e personale. Anche nell’installazione di plexiglass e nei libri d’artista si avverte la medesima intensità poetica. Si tratta di una ricerca di equilibrio tra pensiero e sentimento, tra forma e respiro. Nel suo universo visivo si distende un silenzio cosmico in cui la luce, plasmata con intelligenza e sensibilità, accende un dinamismo interiore di rara suggestione. È qui che l’arte di Federico Montesano trova il suo compimento in un dialogo continuo tra terra e cielo, tra ciò che appare e ciò che vibra nel profondo, vale a dire un canto visivo che parla al cuore e che trasforma ogni frammento sospeso in emozione viva. Montesano affronta la pittura come un processo di conoscenza e rivelazione; ogni segno e ogni velatura sono testimonianze di un pensiero che si fa immagine. Si riconosce una ricerca costante di equilibrio tra intuizione e costruzione, visione e struttura, che culminano in una resa estetica di grande coerenza. Il suo iter, tra natura e concetto, si traduce in un silenzio universale, dove la luce diventa parola e la materia diventa respiro.

Federico Montesano, nativo di Monza nel 1990, si è diplomato e specializzato in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, e ha frequentato il corso di Scenografia dell’Accedemia del Teatro alla Scala. Opera nel campo delle arti visive, e le sue specialità sono varie, dalla pittura al disegno, all’installazione e alla scenografia. Ha già esposto alla galleria Malinpensa by La Telaccia nel 2023 con la mostra “Stanze introspettive”, nel 2024 ha inaugurato la personale “Transito metafisico”, con la quale ha partecipato anche alla XIX edizione Bergamo Arte Fiera e ha esposto le sue opere nella collettiva “Il mare in vetrina”, sempre presso la galleria Malinpensa di Torino.

Galleria Malinpensa by La Telaccia  – corso Inghilterra 51, Torino

Mara Martellotta

Le arance della salute a Volpiano

Sabato Volpiano ha dimostrato quanto un piccolo gesto possa diventare qualcosa di grande 
Grazie all’iniziativa Le Arance della Salute #AIRC, tante persone hanno scelto di sostenere la #ricercacontroilcancro e di promuovere uno stile di vita sano.  Un grazie speciale ai volontari AIRC di Volpiano, che con passione e impegno hanno reso possibile questa giornata, e a tutti coloro che hanno partecipato e contribuito. Arance, miele e marmellata: bontà che fanno bene due volte, al cuore e alla ricerca.

Politica e religione ieri, oggi e domani

 

 

Venerdì 16 gennaio scorso, presso Palazzo Ceriana Mayneri di corso Stati Uniti 11, a Torino, l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e la Federazione delle Chiese Evangeliche hanno organizzato una conferenza sul rapporto fra politica e religione, dal titolo “Quando il Sacro diventa strumento. Dalla teologia della prosperità all’uso politico di simboli religiosi nella comunicazione politica delle destre contemporanee”.

All’incontro, moderato dal giornalista del settimanale Riforma, Gian Mario Gillio, e introdotto da Stefano Tallia, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, sono intervenuti professionisti dell’Informazione molto apprezzati come Daniele Garrone (presidente Centro Culturale Protestante di Torino), il politologo Paolo Naso, Nello Scavo, inviato speciale di Avvenire (in diretta da Gerusalemme), Gianni Armand Pilon, vice direttore de La Stampa e la nota giornalista televisiva Tiziana Ferrario.

Il rapporto fra politica e religione, appurata l’evidente quantità di canali informativi di cui ora godiamo, sembra attuale e, per certi versi, sorprendente, anche se antichissimo. A voltarci indietro, la religione è stato il primo motore politico di storia e preistoria. Senza entrare in particolari socio-antropologici risalenti a tempi arcaici, il fenomeno religioso è certamente stato il primo vagito di comunità organizzate a dettare le regole di quello che si sarebbe evoluto nel concetto di “polis”. Infine, il “sacro” si è innervato fra quelle società guerriere bisognose di capi forti, coraggiosi e carismatici; al comando religioso si è quindi affiancata la monarchia, una dimensione politica che, in alcuni casi, è andata a formare una sorta di ‘sacra alleanza’ fra i due poteri. Chiaramente la conferenza si è principalmente concentrata sulla contemporaneità. Restando sulla cultura occidentale, laica e cristiana, la domanda è: cosa c’entra Dio con l’attuale potere politico?

Apparentemente niente, perché Cristo, nei Vangeli, separa chiaramente i due Regni con il suo famoso: “date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio” (Matteo (22.21). Siccome l’Europa nasce come continente cristiano, poi allargato all’intero occidente, il concetto è ben noto da 2000 anni. La spalla però esiste, in quanto le nostre monarchie, in qualche modo, reclamano la regalità del loro potere come ispirazione e volontà divina. Possiamo affermare che le nostre dittature novecentesche  hanno avuto un forte richiamo alla religione con un’indiretta ispirazione al “Deus vult”(Dio lo vuole) dei crociati in terra di Palestina.

I relatori hanno richiamato anche il famoso “Gott mit uns” (Dio con noi) inciso sulle fibbie dei cinturoni delle armate hitleriane per testimoniare quanto sia importante, per le masse, sapere che un un forte rapporto con l’Aldilà sia anche uno strumento per giustificare tutte quelle “violente prodezze” che si compiono in Terra in nome di Dio. I relatori hanno dibattuto a proposito di esperienze personali e documentali come, per esempio, l’importanza vitale di Dio per quanto concerne le scelte politiche della società israeliana a seguito del 7 ottobre 2023’. La repubblica fondata da David Ben Gurion è ancora ufficialmente laica, ma la destra, attualmente al potere, ha trasformato ogni azione politica e militare sulla Striscia di Gaza come un fine caro  a Dio, protettore del Popolo Eletto. Conseguentemente, ogni accusa da parte di mezzo pianeta è sprezzantemente rigettata come antisemita dal presidente Benjamin Netanyahu. Gli esempi si estendono ad ulteriori drammi contemporanei che giustificano l’orrore, con le medesime dinamiche, anche nel cuore dell’Europa, come la crisi ucraina oggi dimostra. Non va dimenticata, inoltre, la fratricida mattanza iugoslava che ha separato ortodossi (serbi), cattolici (croati) e musulmani (bosniaci). Chiaramente si è anche parlato di ‘casa nostra’, come i crocifissi in passato ostentati dall’attuale ministro dei lavori Pubblici Matteo Salvini sottolineano quanto un atteggiamento di sudditanza a Santa Madre Chiesa sia elettoralmente premiante in politica. Globalmente questi comportamenti non si limitano a una nazione in particolare, anche se il caso più macroscopico è quello del presidente Donald Trump, che vanta ormai di essere un predestinato del Signore. L’essere stato fortunatamente risparmiato dalla pallottola di un attentatore gli avrebbe conferito il messianico incarico di riportare il Paese alla sua quasi mitica Golden Age. L’attuale presidenza ha inoltre creato un faith office (ufficio per la Fede) per orientare le politiche religiose della sua amministrazione.

Il convegno ha perfettamente inquadrato quanto la combinazione di politica, religione e media (giornali/televisioni/social network) raccontino queste dinamiche, mettendo così potentemente in crisi la lucidità di interi elettorati. Certo non è casuale che siano i partiti più conservatori a farne uso. La storia non mente perché il Sacro ha sempre innervato il messaggio in qualche modo messianico delle Destre di ogni luogo e tempo. Chiamare Dio, dove Dio non c’entra, significa depauperare i popoli di finezza intellettuale, razionalizzazione ed è molto pericoloso per l’esistere stesso della democrazia.

 

Ferruccio Capra Quarelli

Il Carnevale in piazza Vittorio

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Chi scrive ha conosciuto un solo e vero Carnevale, quello in piazza Vittorio  dove tutta la città si ritrovava in festa. L’assessore  Dondona decise molti anni fa  di eliminare il Carnevale in piazza Vittorio per riqualificare la piazza. Oggi ho qualche dubbio sulla reale riqualificazione di quell’area non più di parcheggio perché sotto la piazza venne costruito un parcheggio utilissimo, malgrado i limiti di accesso troppo angusti e pericolosi, forse per accontentare i pochi radical- chic come Vattimo ,feroci contestatori anche dei parcheggi sotterranei. Si andava in piazza Vittorio a divertirsi, a vincere un pesce rosso e poi a gustare la cioccolata con panna di Ghigo, l’unica istituzione che regge al tempo dal 1870. C’era anche in via principe Amedeo, poi in piazza Carlo Alberto e alla fine nello spiazzo che diventerà il parcheggio Valdo Fusi, la fiera dei vini dove si mangiava e si stava allegri con buona musica tradizionale: la cucina non era sempre all’altezza , ma ai torinesi piaceva. Si mangiava spesso lo zampone con i crauti. Il carnevale venne spostato in periferia, alla Pellerina in modo particolare. E da allora sono stato una sola volta e mi è bastata. Lo spirito di piazza Vittorio è stato ucciso . Vedo che il Carnevale di quest’anno, che celebra anche il centenario di Gianduia maschera del Carnevale torinese, si è un po’ riposizionato in centro. E’ fatto positivo che può far rinascere la festa che dopo i fasti degli Anni 80 e 90, e’ andata  putroppo in crisi anche a Venezia. In Piemonte è bene vivo il famoso Carnevale di Ivrea che si fonda sulla storia e a cui l’editore Pedrini ha dedicato un volume. Resiste poi il Carnevale di Viareggio che non ha mai avuto rivali. Vorrei  fare una proposta per il 2027: tornare a fare qualcosa in piazza Vittorio per ricordare il Carnevale storico della Città. Un solo evento rievocativo che piacerebbe a molti e che ci renderebbe giovani per mezza giornata o anche solo due ore.
(foto Museo Torino)

Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna è tornata per un pomeriggio a Reano

Nel pomeriggio di domenica 25 gennaio 2026, nella Cappella della Pietà di Reano, sede del Museo Civico, in coincidenza con la sua apertura mensile al pubblico, si è tenuta la prima attività ufficiale del 2026 del Comitato istituito dal Comune e dall’Associazione Internazionale Regina Elena Odv per conservare e trasmettere alle nuove generazioni il patrimonio spirituale, morale, culturale e storico dell’edificante opera di Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna, nel 150° anniversario dalla sua dipartita avvenuta a Sanremo l’8 novembre 1876.
A questo Comitato, presentato ufficialmente nella Chiesa Parrocchiale di San Giorgio Martire di Reano lo scorso 21 dicembre, con un Decreto del Vice Sindaco Jacopo Suppo ha aderito anche la Città metropolitana di Torino, proprietaria di Palazzo Cisterna, sede aulica dell’Ente, che dal 1685 al 1876 appartenne ai Dal Pozzo della Cisterna, per poi passare in eredità ai Savoia-Aosta ed essere ceduto alla Provincia di Torino nel 1940.
Domenica 25 gennaio è stata presentata l’esposizione dei disegni realizzati dai bambini della scuola materna e primaria di Reano che hanno partecipato al progetto “C’era una volta una principessa”, organizzato per il Comitato dalla Dott. Nadia Cappai con l’obiettivo di far conoscere ai più piccoli la figura di Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna
, “l’angelo di Reano” e la sua famiglia.
I bimbi si sono dimostrati molto interessati e ognuno di loro ha preparato un disegno, che ha consegnato domenica 21 dicembre al Sindaco ricevendo in cambio un kit scolastico offerto dal Comune di Reano e un peluche donato dall’Associazione Internazionale Regina Elena Odv.
I disegni sono stati esposti al primo piano della Cappella della Pietà e verranno ammirati da tutti coloro che visiteranno il museo nei prossimi mesi.
Domenica 25 gennaio i bambini hanno ricevuto uno speciale attestato di benemerenza preparato dalla Città Metropolitana di Torino.
Il pomeriggio è stato reso ancor più emozionante dalla presenza di Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna, magistralmente impersonata da Monica Todi, Presidente del Gruppo storico “Della Fenice” di Pianezza, accompagnata da due dame di compagnia. Monica, una donna di gran cuore che come Maria Vittoria ama molto i bambini, nel 2010 è stata scelta tra tante candidate per impersonare la principessa nel filmato “Palazzo Cisterna un’insolita visita”, che è tutt’oggi il video ufficiale della storica sede della Città Metropolitana di Torino.
In occasione della presentazione del cortometraggio, avvenuta a Palazzo Cisterna alla presenza di un grandissimo numero di persone, S.A.R. Amedeo di Savoia, V Duca d’Aosta e discendente diretto di Maria Vittoria, ad un certo punto si è alzato e ha detto “
scusate, ma io devo andare a salutare mia zia, sono venuto a prendere il tè con lei”, dopodiché ha fatto il baciamano alla bravissima Monica Todi e le ha messo sulle spalle lo scialle di Maria Vittoria che per l’occasione era stato fatto giungere appositamente da Reano. Nell’intervallo le ha servito personalmente il tè con i biscotti. Monica ha fatto una ricerca sull’abito da sposa di Maria Vittoria per Palazzo Cisterna e l’ha impersonata più volte alla Reale Basilica di Superga, raccontando la sua storia.
La giornata è proseguita con le visite guidate da Nadia Cappai e dallo scrivente ai magnifici quadri custoditi nella cappella ed appartenenti al celebre
Ciclo pittorico di Pietrafitta, che rappresentano una delle più significative testimonianze dell’arte tardo-rinascimentale toscana, nonché uno dei più importanti patrimoni artistici del Piemonte.
All’evento erano presenti il Sindaco di Reano Piero Troielli;
Maria Paola Cavallotti, Dirigente dell’I.C. Trana – Reano; Marco Motto Ros, Presidente della Proloco di Reano e Franca Decaro, Presidente dell’Unitre Villarbasse-Reano.
L’Associazione Internazionale Regina Elena Odv è stata rappresentata dal Vice Segretario Amministrativo Nazionale e da soci.
La Cappella della Pietà aprirà nuovamente le porte al pubblico domenica 22 febbraio, mentre
venerdì 27 marzo nella Sala Consiliare del Municipio si terrà una conferenza della storica Carla Casalegno, autrice del libro “Maria Vittoria. Il sogno di una principessa in un regno di fuoco”.

ANDREA CARNINO

Cuorgne’, Usic: “Carabinieri aggrediti durante intervento. Basta impunità, serve un giro di vite”

 

“Nuova aggressione ai danni delle Forze dell’Ordine in provincia di Torino. Due militari della Stazione di Cuorgnè sono rimasti feriti domenica pomeriggio durante un intervento per sedare una lite familiare. L’aggressore, un uomo già sottoposto a detenzione domiciliare e recidivo nelle violazioni, ha reagito con estrema violenza al controllo. Verso le 18 del 25 gennaio, i Carabinieri sono intervenuti presso un’abitazione a seguito di una violenta discussione tra l’uomo e un congiunto. Alla vista delle divise, il soggetto si è scagliato contro i militari con calci, pugni e spintoni. Nonostante la ferocia dell’attacco, gli operatori sono riusciti a immobilizzare e trarre in arresto l’individuo. Il bilancio per i carabinieri è di diverse contusioni, con prognosi rispettivamente di 7 e 5 giorni. Esprimiamo totale solidarietà e l’augurio di una pronta guarigione ai colleghi feriti. Tuttavia, non possiamo limitarci alla solidarietà: siamo stanchi di assistere a una sorta di protezione di fatto per chi delinque. Purtroppo, finché parte della magistratura continuerà ad applicare larghe assoluzioni per ‘tenuità del fatto’, certi soggetti si sentiranno intoccabili. USIC chiede un intervento strutturale che tuteli chi veste una divisa. Questi episodi si ripetono con frequenza allarmante perché manca la certezza della pena. Auspichiamo un deciso intervento del legislatore e un giro di vite da parte della magistratura. Le pene per chi aggredisce i servitori dello Stato durante il servizio devono essere inasprite e, soprattutto, applicate con rigore. Non si può garantire sicurezza ai cittadini se non si garantisce la tutela di chi quella sicurezza la deve attuare”. Così, in una nota, Leonardo Silvestri, Segretario Generale Piemonte e Valle d’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri (USIC).

Sette serate in libertà al teatro Juvarra, torna “Enjoybook”

Storie di libertà e visione, dove la parola incontra la musica

Ritorna a Torino la rassegna “Enjoybook 2026 – storie di libertà e visione, dove la parola incontra la musica”, un ciclo di incontri capace di trasformare il teatro Juvarra in uno spazio aperto di racconto, ascolto e confronto. Si tratta di sette serate “in libertà”, da gennaio ad aprile 2026, dove il pubblico sarà protagonista di un percorso costituito da testimonianze, emozioni e riflessioni, in cui le parole degli ospiti diventano materia viva, capace di restituire storie e visioni autentiche. La rassegna nasce con l’obiettivo di creare un contesto libero, non ideologico o convenzionale, dove idee ed esperienze possano circolare in libertà. Non si tratta di lezioni frontali, né di tesi precostituite, ma di narrazioni personali incentrate su percorsi professionali e scelte di vita, passioni, dubbi, cadute e rinascite che raccontano la dimensione più autentica dell’essere umano. Si tratta di un vero e proprio laboratorio di pensiero e sensibilità, che invita a riconoscersi, dialogare e confrontarsi in un clima aperto e inclusivo.
Tutti gli appuntamenti si svolgono al teatro Juvarra di Torino, in via Juvarra 15, e prevedono musica dal vIvo e un aperitivo di benvenuto, rendendo ogni serata un’esperienza completa, che unisce parola, ascolto e convivialità. Questa rassegna culturale è un’occasione di aggregazione e condivisione, un format innovativo che rompe le convenzioni tradizionali e trasforma ogni serata in un’esperienza viva e partecipata. Non si assiste passivamente come a teatro, ma il pubblico è parte integrante di ciò che accade, dialoga, si confronta e contribuisce a creare un’atmosfera. Si tratta di momenti in cui la musica dal vivo, il buon cibo e il buon bere fanno da cornice a conversazioni autentiche e informali, favorendo scambi di idee e nuove connessioni. Ogni incontro è irripetibile e nasce dall’energia delle persone presenti.

Primo appuntamento condotto da Marco Graziano (inviato Mediaset), sarà giovedì 29 gennaio prossimo, alle 20.15, dal titolo “Il gusto dell’impresa”, con ospite Giuseppe Lavazza. Si prevede la consegna del Gianduiotto d’Oro.

Giovedì 12 febbraio, alle 20.15, la serata avrà come titolo “Voci fuori dal coro” ed ospiti Beatrice Venezi, Annamaria Bernardini de Pace e Cesare Rascel. Conduce Marco Graziano e si prevede la consegna del Gianduiotto d’Oro.

Giovedì 19 febbraio, alle 20.15, ospiti della serata “Controcorrente per scelta” Tommaso Cerno e Vladimir Luxuria. Conduce Marco Graziano.

Giovedì 5 marzo, alle 20.15, nella serata intitolata “Identità Reale”, sarà ospite Emanuele Filiberto di Savoia. Conduttore Marco Graziano e vi sarà la consegna del Gianduiotto d’Oro.

Giovedì 19 marzo, alle 20.15, sarà ospite della serata intitolata “La libertà di raccontare”, Roberto Parodi. Conduce Marco Graziano e sarà consegnato il Gianduiotto d’Oro, come nella serata di giovedì 9 aprile, alle 20.15, intitolata “La sfida della libertà”, in cui sarà ospite Maria Luisa Rossi Hawkins.

La serata di giovedì 16 aprile sarà invece condotta da Nicola Roggero (telecronista Sky) e sarà dedicata al mondo del calcio, dal titolo “Capitano, mio capitano”, con ospiti Cristiana Ferrini, Riccardo Scirea, Beppe Dossena, Giorgio Chiellini e Marco Rizzo.

I biglietti sono acquistabili al costo di 33 euro, di cui 3 saranno devoluti alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo, sul sito https://www.mailticket.it/evento/50878/storie-di-libert%C3%A0-e-visione

Mara Martellotta

Pierre Laurent Aimard debutta con la Camerata Salzburg 

Martedì 27 gennaio prossimo, alle 20.30, all’Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto si esibirà  la Camerata Salzburg guidata dal maestro concertatore Giovanni Guzzo, con Pierre Laurent Aimard al pianoforte al suo debutto per Lingotto Musica.
Aimard proporrà un programma incentrato su due concerti mozartiani per pianoforte e orchestra, il n. 27 in si bemolle maggiore KV 595 e il n. 17 in sol maggiore KV 453 appartenenti alla piena maturità del compositore.
La drammatica ouverture da ‘L‘anima del filosofo’ di Franz Joseph Haydn aprirà la serata, preparando il terreno espressivo al percorso mozartiano, mentre una selezione di Minuetti orchestrali KV 599 ne completerà il quadro, offrendo una parentesi di elegante leggerezza.
Allievo di Yvonne Loriod e collaboratore privilegiato di Pierre Boulez, Pierre Laurent Armand ha abbracciato con eguale autorevolezza sia il grande repertorio classico, da Mozart a Beethoven a Schubert, sia quello del Novecento storico e contemporaneo. È stato un pianista di riferimento per i compositori del nostro tempo, stringendo legami, tra gli altri, con Messiaen, Kurtág, Ligeti, Carter, Stockhausen e Benjamin e firmando numerose prime esecuzioni. Nel corso della sua carriera, piuttosto variegata, ha collaborato con le più importanti orchestre e si è esibito nelle più prestigiose sale da concerto.
La Camerata Salzburg si esibisce regolarmente nelle principali sale da concerto, oltre che nella sede del Mozarteum di Salisburgo, dove tiene la propria stagione concertistica e rappresenta una delle formazioni di riferimento del Festival di Salisburgo. Il credo artistico di ciascun membro è quello di far musica sotto la propria responsabilità all’interno di una comunità,  principio perfettamente incarnato dal maestro concertatore Giovanni Guzzo, violinista Italo venezuelano che guida la compagine primus inter pares.
Ad aprire la serata sarà l’Ouverture da “L’anima del filosofo” di Franz Joseph Haydn, pagina densa di tensione drammatica e nobiltà espressiva, legata all’ultima opera teatrale del compositore. Rimasta incompiuta e quasi mai rappresentata in vita, “L’anima del filosofo” rappresenta una curiosa rivisitazione del mito di Orfeo e Euridice, soggetto classico dell’opera lirica da Monteverdi a Gluck. L’Ouverture introduce un clima di concentrazione e misura, ponendosi come efficace prologo espressivo della vicenda mitica.
Il cuore del programma è affidato interamente alla musica di Wolfgang Amadeus Mozart, con l’esecuzione di due concerti per pianoforte che appartengono alla fase più alta e consapevole della sua produzione. Il Concerto n. 27  in si bemolle maggiore KV 595, inciso da Aimard nel 2005 per la Warner Classics insieme alla Chamber Orchestra of Europe, rappresenta l’ultima opera del suo genere composta da Mozart e presenta un carattere raccolto e riflessivo. La scrittura si fa essenziale, il virtuosismo si ritrae e lascia spazio a una cantabilità sospesa e a un dialogo orchestrale di rara delicatezza. Si tratta di una musica che sembra guardare oltre la brillantezza del concerto settecentesco, anticipando una dimensione lirica e introspettiva che troverà poi nel Romanticismo il suo pieno sviluppo.
I Minuetti KV 599 riportano l’ascolto a una dimensione più conviviale e leggera, ma non per questo meno raffinata. Queste danze trasfigurate restituiscono la grazia formale e la naturalezza del gesto che costituiscono uno degli aspetti più riconoscibili del linguaggio mozartiano.

Il percorso viene concluso dal Concerto n. 17 in sol maggiore KV 453, riaprendo il dialogo tra solista e orchestra, condotto con grande libertà espressiva e originalità. Il pianoforte non è  mai dominante, ma si inserisce in un continuo gioco di rimandi, trasformazioni tematiche, in cui ogni strumento dell’orchestra sembra partecipare attivamente alla costruzione del racconto musicale. La brillantezza esteriore dell’opera convive con una scrittura di grande raffinatezza, soprattutto nel movimento centrale, dove la cantabilità mozartiana si distende in una dimensione di eleganza intima.

Biglietti

Online su Anyticket

Biglietteria presso uffici di Lingotto Musica da mercoledì 7 a venerdì 9 gennaio , via Nizza 262/ 73 su appuntamento o telefonicamente al 3339382545 ore 10-12, 14.30-17

Solo il giorno del concerto presso il Centro Commerciale Lingotto, via Nizza 280/41  dalle 18 alle 20.30

Mara Martellotta

Giorno della Memoria: Palazzo Lascaris ospita la preview di “Seeing Auschwitz”

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In occasione della Giornata della Memoria, Palazzo Lascaris ospita, fino al 30 gennaio, la preview della mostra fotografica “Seeing Auschwitz, uno sguardo su Auschwitz”, che rimarrà esposta nelle sale dell’Archivio di Stato di Torino fino al 31 marzo.

Nei due mesi e mezzo di apertura al pubblico avrà un importante programma di attività didattiche per tutte le fasce d’età: dagli ultimi anni delle elementari all’Università, che è anche coinvolta con giovani studenti per supportare nella visita. L’obiettivo primario è informare attraverso uno strumento realistico come il reportage fotografico, su quanto accadde a sei milioni di ebrei e milioni tra sinti, rom, dissidenti, omosessuali e disabili, attraverso un preciso programma di atrocità di massa messo a punto dalla Germania nazista.

“Le immagini di questa mostra ci riportano prepotentemente a quei luoghi drammatici – ha spiegato il presidente del Consiglio Davide Nicco, durante la conferenza stampa di presentazione – sono stato ad Auschwitz e devo dire che è stato un pugno forte nello stomaco. Quel viaggio mi ha fatto riflettere e cambiare alcuni miei modi di pensare e di concepire la vita. Quando l’ideologia calpesta il valore dei diritti umani e della vita vuol dire che evidentemente c’è qualcosa che non va nell’ideologia: la vita deve essere sempre superiore a qualsiasi tipo di ideologia. Io credo che forse, per passare dalla giovinezza alla maggiore età, sarebbe bene fare un viaggio in quei luoghi che sono stati posti di dolore, di morte e atrocità. Per cogliere non solo il senso di memoria e rispetto per tutte quelle infinite vittime, ma anche per una maturazione personale che non può che passare attraverso una presa d’atto: purtroppo nell’animo umano il male esiste. Il nostro compito è fare in modo che il male abbia il sopravvento sulla razionalità e sul rispetto del prossimo”.

“Nel mondo in cui viviamo oggi non bastano più le corone d’alloro e le commemorazioni – ha detto il vicepresidente Domenico Ravetti, presidente del Comitato Resistenza e Costituzione – le istituzioni hanno il dovere di ricordarsi e di ricordare a tutti noi i principi fondamentali che animano ancora le democrazie. Questa mostra, queste immagini così forti, hanno il merito di fermare nella nostra mente il valore dei diritti umani che sono stati così duramente calpestati”.

Il presidente della Comunità Ebraica di Torino Dario Disegni sottolinea: “in un momento in cui assistiamo con grande preoccupazione a crescenti fenomeni di distorsione e banalizzazione della Shoah, che rappresentano un insulto alla memoria delle vittime e dei sopravvissuti, le straordinarie immagini originali dell’orrore di Auschwitz esposte alla mostra ci richiamano al dovere di una corretta comprensione della più grande tragedia del 900 e a un forte impegno civile per la difesa dei valori di giustizia, libertà e uguaglianza dei diritti di tutti gli esseri umani senza distinzione alcuna”.

“L’Archivio di Stato di Torino è da sempre impegnato, in occasione del Giorno della Memoria – ha detto il suo direttore, Stefano Benedetto – a proporre alla cittadinanza l’opportunità di confrontarsi con i documenti che testimoniano le persecuzioni nazifasciste e l’Olocausto. La mostra Seeing Auschwitz pone i torinesi di fronte alla documentazione fotografica dello sterminio, mostrandolo da una pluralità di angolazioni, corrispondenti alle ottiche dei carnefici, delle vittime e dei liberatori, nell’intento di stimolare una riflessione critica sul ruolo della fotografia come fonte storica”.

Marco Brunazzi, presidente della Fondazione Gaetano Salvemini: “La mostra offre l’opportunità di riflettere sulla tragedia di Auschwitz attraverso una pluralità di sguardi, in una modalità del tutto inedita che saprà certamente lasciare un segno profondo nei visitatori. Siamo particolarmente orgogliosi, come Fondazione Salvemini, di aver contribuito a portare nella nostra città una mostra di rilevanza internazionale, capace di donare alla cittadinanza non solo un momento di memoria, ma anche uno spazio di riflessione critica sul presente e sul valore della responsabilità individuale e collettiva”.

Rosanna Purchia, assessora alla cultura della Città di Torino: “Seeing Auschwitz arriva a Torino come tappa di un percorso internazionale di conoscenza e di riflessione, duro ma necessario, che a Torino è accessibile gratuitamente grazie al sostegno delle molte istituzioni, in primis la Città di Torino, che hanno creduto fortemente nell’iniziativa. La mostra è un’occasione importante per le giovani generazioni e per tutta la comunità: un invito a confrontarsi con la storia, che continua a interrogare il nostro presente e a richiamarci a una responsabilità collettiva verso il futuro. Un ringraziamento va agli organizzatori e ai promotori di questa esposizione, che arricchisce ulteriormente il calendario delle iniziative che Torino, Medaglia d’oro della Resistenza, dedica al Giorno della Memoria”.

Giampiero Leo, consigliere della Fondazione CRT: “L’iniziativa di questa mostra è veramente pregevole per l’aspetto storico e culturale, ma oggi è più importante che mai per il clima che si sta vivendo nel mondo, ovvero nuovamente di accettazione e banalizzazione del male! Per questo la Fondazione CRT, con la sua presidente Anna Poggi, ha voluto fortemente sostenere questa mostra. Così come ha deciso di affiancare nella difesa e promozione diritti umani l’apposito Comitato regionale, egregiamente e attivamente guidato dal presidente Davide Nicco”.

Alla presentazione della tappa italiana della mostra Seeing Auschwitz erano presenti anche: Victoria Musiolek, curatrice dell’edizione italiana e i consiglieri regionali Paola Antonetto (FdI), Annalisa Beccaria (FI), Monica Canalis (Pd), Valentina Cera (Avs), Laura Pompeo (Pd).

La mostra fotografica “Seeing Auschwitz” commissionata nel 2020 dall’ONU e dall’Unesco è stata realizzata dall’ente culturale spagnolo Musealia, in collaborazione con il Museo statale polacco di Auschwitz-Birkenau. Arriva a Torino – unica sede in Italia – dopo gli allestimenti realizzati a Madrid, Londra, Parigi, New York e in Sudafrica.

L’allestimento negli spazi juvarriani dell’Archivio di Stato raggruppa le nove sezioni della mostra in quattro sale dove domina il buio da cui emergono le gigantografie di un centinaio di scatti. Victoria Musiolek, curatrice dell’edizione italiana spiega: “La mostra Seeing Auschwitz è interamente fotografica. L’allestimento è stato pensato in modo da non distrarre il visitatore, permettendogli di concentrare l’attenzione sul principale oggetto – la fonte iconografica. Le immagini, se guardate attentamente, possono essere molto potenti. La loro visione apre un contenitore carico di storia, dove in pochi centimetri di carta fotografica, si condensano informazioni su fatti e persone. L’obiettivo della mostra è proprio quello: ‘vedere’ (come suggerisce lo stesso titolo) e riflettere su Auschwitz”. La mostra racconta per la prima volta, attraverso un triplice punto di vista, lo sterminio perpetuato con meccanica sistematicità dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale. La selezione di circa cento scatti realizzati tra il 1941 e il 1944, ritrovata fortunosamente dalla deportata ad Auschwitz Lilly Jacob nel 1945, comprende alcune immagini realizzate dalle SS durante l’attività di sterminio, ma anche altre preziose fotografie e disegni prodotti dagli stessi prigionieri. Infine alcune fotografie aeree che sono state scattate dagli alleati che sorvolavano l’area dei lager. Alcuni video di approfondimento arricchiscono l’esposizione. Una triplice ottica che mette in luce piani emotivi molto diversi fra loro.

Imprescindibile per la realizzazione e la fruizione gratuita della mostra è stata la collegiale adesione e il condiviso sostegno di enti del territorio e fondazioni: la Comunità Ebraica di Torino, l’Archivio di Stato di Torino, la Fondazione Gaetano Salvemini e l’Ambasciata di Polonia e con il contributo del Consiglio regionale del Piemonte, Città di Torino, Fondazione CRT, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione Guglielmo De Lévy, Unione Industriali Torino, Camera di commercio di Torino, il Consolato di Polonia e Polo del ‘900.

La mostra “Seeing Auschwitz” è aperta al pubblico all’Archivio di Stato in piazzetta Mollino (accanto al Teatro Regio), fino al 31 marzo 2026, dalle 10 alle 18 con ingresso gratuito.