ilTorinese

Torna a casa e trova ladro in camera da letto

 

Bussoleno (TO). Aveva fatto rientro a casa dopo i festeggiamenti di Capodanno, il proprietario di un appartamento situato nel comune di poco più di cinquemila abitanti della Val di Susa. Nell’avvicinarsi alla porta dell’abitazione, però, si era accorto del vetro di una finestra infranto.

Temendo che dentro casa vi fosse qualcuno, il proprietario ha immediatamente allertato i Carabinieri, i quali, nel giro di pochi minuti, sono arrivati sul posto, cogliendo sul fatto un uomo, con una torcia sulla fronte e una sul letto, impegnato a rovistare i cassetti e gli armadi nella camera da letto del proprietario.

Il reo, venticinquenne e in Italia senza una fissa dimora, è stato tratto in arresto, in flagranza di reato, per “furto in abitazione”. Su disposizione della Procura di Torino, l’arresto è stato convalidato. La pena è sospesa.

Successo per la “Befana dei Pompieri” al Regina Margherita

Torino, 5 gennaio 2026 – L’Epifania porta gioia e innovazione nei corridoi dell’Ospedale Infantile Regina Margherita

La tradizionale visita della Befana si trasforma in un evento speciale: la vecchina abbandona la scopa per sfrecciare a bordo di una mini-autopompa fiammante, regalando ai piccoli pazienti una giornata di assoluta meraviglia.

Il cuore dell’iniziativa è la consegna ufficiale di una mini-autopompa VVF, un carrello speciale donato dall’ANVVF e realizzato con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo.

Il mezzo entra da oggi in servizio nei reparti: non è solo un gioco, ma uno strumento terapeutico che trasforma i trasferimenti clinici in un’avventura, riducendo drasticamente il trauma del ricovero.

Accanto ai Vigili del Fuoco, l’UNICEF Italia concretizza la sua missione consegnando i kit del “Regalo Sospeso”. Questi cofanetti, ricchi di attività educative sui diritti dell’infanzia, portano sollievo ai bambini in ospedale e contemporaneamente garantiscono aiuti salvavita ai minori nei paesi in via di sviluppo.

“A ben guardare, non siamo noi i donatori: sono i bambini che, regalandoci un sorriso, ci riempiono il cuore di gioia. È proprio in quella scintilla di meraviglia nei loro occhi che ritroviamo il senso del nostro impegno,” commenta, Presidente provinciale ANVVF Torino “Siamo certi che questa mini-autopompa non sia solo un gioco, ma un ponte verso la serenità, capace di trasformare l’ospedale in un luogo più accogliente e, per quanto possibile, colmo di gioia.”

“Il Regalo sospeso è un’iniziativa che moltiplica la solidarietà perché ci consente di portare regali ai bambini ospiti negli ospedali e in case famiglia e allo stesso tempo di portare aiuti ai bambini nei paesi in via di sviluppo, grazie alle donazioni di chi decide di sostenere l’iniziativa.

Siamo felici oggi di partecipare alla consegna presso l’Ospedale Regina Margherita, insieme con il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Torino e l’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco del Corpo Nazionale” ha dichiarato, Presidente del Comitato Regionale UNICEF del Piemonte.

L’evento si conferma un pilastro nel percorso di umanizzazione delle cure, dimostrando che il gioco è una medicina fondamentale per il recupero dei piccoli pazienti.

Epifania: breve storia della vecchina sulla scopa

Quando ero piccola, la sera del 5 gennaio, lasciavamo una tazza di tè adornata di biscotti vicino alla finestra; ricordo il davanzale su cui posavamo la bevanda fumante e il tinello minuto da cui, allora di cena, il vapore della pasta scolata appannava i vetri della cucina; rammento che giocavo a disegnare faccine sorridenti con le dita, e al di là dei tratti creati dai polpastrelli spiavo la collina sorvegliata da Superga.

Uno dei nostri rituali familiari: la mamma prendeva dalla credenza – la stessa in cui si trovava il piattino per il Topolino dei denti –  una chicchera del servizio bello, una di quelle in porcellana, decorata con fiorellini e rifinita in oro, la riempiva con la bevanda incandescente e poi sistemava il tutto vicino alla finestra. È per me un ricordo senza odori né suoni, una pura immagine nitida e immobile, una di quelle cose che mi torneranno immutate alla mente ogni qual volta riaffiori il ricordo.
Chissà in quanti perseverano in questa abitudine tutta italiana?
Chissà quante vetrate caserecce rifletteranno le sagome di infusi e biscotti nella notte tra il 5 e il 6 di gennaio?


Mi è sempre piaciuta la ricorrenza dellEpifania, ancora oggi appendo simpatiche befane alle maniglie delle porte di casa, anche se è ormai da un po che mi dimentico di preparare la colazione notturna per la vecchina. Daltronde crescere significa anche questo, mettere in secondo piano tutte quelle piccole cose che un tempo erano tanto importanti.
Questa volta però vorrei contribuire anche io ad alleviare il viaggio della Signora che ci porta via le feste, scrivendo questo pezzo sulla sua storia, nella speranza di allietare voi, cari lettori, e magari anche lei, chissà che, mentre sorseggia un the su qualche davanzale, tirando fuori da una tascona rattoppata un inaspettato tablet, si metta a leggere queste mie parole.
E intanto che mi accingo a chiacchierare con voi, la nostra bella Torino si organizza per offrirci un 6 gennaio ancora di festa; èpossibile approfittare del momento di relax passeggiando per il centro, adocchiando qualche saldo anticipato, oppure andando a teatro o al cinema, o ancora ci si può giovare delloccasione per visitare qualche museo. 

È tuttavia innegabile che latmosfera, qualsiasi attività si decida di intraprendere, è ormai malinconica e nostalgica. Il Natale, quella che per i più è la festa più attesa dellanno, è ormai passato, e la bella stagione pare ancora più lontana di quanto non sia in realtà.
La nebbia e lumidità non ci aiutano, cari concittadini, ma questa è Torino e questo è il momento di farci forza e resistere fino allo sbocciare delle prime gemme. Torniamo dunque a noi e al proposito che mi sono data: un breve racconto della festa dellEpifania e delle origini della vecchietta che elargisce carbone e dolcetti.


Prima di tutto è opportuno sottolineare che lEpifania è una festa italiana pressoché sconosciuta nel resto del mondo. In molte regioni, ancora oggi, si eseguono nel giorno del 6 gennaio rituali con caratteristiche simili a quelli del Carnevale, in cui il Maligno viene scacciato dai campi grazie al fracasso di pentoloni fortemente battuti, o vengono accesi fuochi imponenti o ancora si costruiscono fantocci a forma di vecchia che poi devono essere arsi nella notte seguente.
Il nome della protagonista della festa deriva dalla corruzione lessicale del greco epifáneia manifestazione, attraverso bifania e befania, fino allattuale befana.
Dellanziana figura folclorica  la caratteristica principale è quella del consegnare regali ai bambini, qualità che la collega ai personaggi di Babbo Natale e San Nicola, ma anche alla tradizione romana dei Saturnalia, festività in cui  si scambiavano le strenne, ossia i doni augurali, dal latino strena, regalo di buon augurio.


Si tratta di una ricorrenza dalle origini antiche, le cui radici affondano, così come per il Natale, nelle usanze precristiane e popolari, a cui poi nel tempo si aggiungono elementi folcloristici e credenze religiose. È necessario fare riferimento ai riti pagani risalenti ai secoli X- VI a.C., diffusi soprattutto nelle aree germaniche e austriache, ma similari a rituali tipici delle popolazioni che vivevano, nello stesso periodo, nella penisola italica. Sono celebrazioni legate ai cicli stagionali, al propiziare gli dei per i raccolti e allauspicio di una florida rinascita di Madre Natura; abitudini che si ritrovano poi nelluso romano, quando, tra il solstizio dinverno e il Sol Invictus, venivano indetti banchetti e feste per esorcizzare, in compagnia di amici e parenti, la comune paura causata dalle notti più lunghe dellanno. Si tratta di dodici notti durante le quali era comune credenza che figure femminili si librassero sui campi coltivati per favorire la fertilità dei nuovi raccolti. Ed è da qui che viene il mito della figura volante.
Vi sono diverse ipotesi su chi fossero queste signore notturne, secondo alcuni si tratta di Diana, dea lunare, legata alla caccia e alla vegetazione, secondo altri invece è Sàtia, dea della sazietà, mentre secondo altri ancora è Abùndia, dea dell’abbondanza.


È doveroso approfondire il discorso sulla personificazione femminile della natura invernale, evidente nella tradizione nordica del centro e del nord Europa. In queste zone si diffonde il culto di Perchta, La splendente, anche nota come Signora delle bestie e guardiana del mondo animale. Secondo la mitologia è cugina di Holda, e come lei compare sulla terra nel periodo compreso tra Natale e lEpifania; Perchta può assumere due forme, la prima come bella e nivea fanciulla, la seconda come vecchia, rugosa, gobbuta e dal naso adunco, con capelli bianchi scompigliati e completamente vestita di stracci. Quale versione abbia riscosso più fortuna è evidente. In ogni caso Perchta è benevola, cammina con le scarpe usurate sui campi per dodici notti consecutive, rendendo propizio il raccolto, il suo errare termina in concomitanza con la nostra Epifania.


Perchta o Berchta, visita le case dei villaggi e si compiace nel trovarle in ordine e ben rassettate, al contrario non apprezza la pigrizia e disdegna le abitazioni poco pulite; protegge i bambini e le filatrici e, secondo il comune credo, è solita farsi vedere da chi, il 6 gennaio, lavora il fuso, a codeste persone regala arcolai e conocchie vuote, incitando le fanciulle a tessere  in modo impeccabile: chi fosse riuscita nellintento avrebbe ricevuto numerosi doni, chi invece avesse ingarbugliato il filo sarebbe stata vittima di dispetti da parte della Dea. Berchta è anche Signora del Corteo delle Fate, di cui fanno parte folletti, streghe, fate e animali, tra cui spicca una grande oca zoppa, vi sono poi anime di bambini e oggetti magici, soprattutto scarpe che camminano da sole.
Altre figure convergono e si sovrappongono a Perchta. La dea Holda o Holla e Frigg, Madre Divina anche conosciuta come Colei che viene prima di tutti gli altri.


Holla, dagli occhi luminosi, è la Signora dellInverno, custode del focolare, protettrice della casa, degli animali domestici e della filatura. Solitamente ha laspetto di unanziana signora, dal volto rugoso e dai capelli canuti; è solita scendere nei campi innevati nelle notti vicine al solstizio dinverno, benedice il terreno e si assicura che la terra sia fertile per le prossime semine. La dea ha al suo seguito altre divinitàfemminili che cavalcano con lei in groppa a grossi gatti, inoltre fanno parte della sua schiera le anime dei bambini non nati o morti nei primi anni detà. Holla come Perchta –   visita le case, entra dal camino edelargisce doni e fortuna nelle dimore in cui trova pulizia, ordine e armonia, al contrario maledice le abitazioni sporche e disordinate.


Infine vi è Frigg, nella cui figura confluiscono diversi aspetti di Holla e Berchta. È la madre di tutte le divinità, gli spiriti e le creature naturali; la dea protegge lagricoltura e il bestiame, nonché il focolare delle case, veglia sui bambini e sulle madri. Tutto è dedicato a lei che ha creato il mondo, ma in particolare a Frigg è cara la filatura, poiché, secondo la leggenda, è lei la prima delle tessitrici. Le donne che lavorano bene il filo e portano avanti il lavoro con amore e dedizione saranno ricompensate, al contrario, chi esegue la tessitura in malomodo sarà severamente punito. Medesimo destino attende  chi tiene in ordine la casa e chi al invece la trascura.
Da queste leggende si evincono alcuni caratteri tipici della nostra Befana: laggirarsi di notte, precisamente in quelle vicine al solstizio, il poter volare, il portare doni e lessere di buon auspicio per chi in un qualche modo se lo è meritato.
La simpatica vecchina però ha con sé altri elementi simbolici che la rendono immediatamente riconoscibile.
Il fazzolettone la distingue dalle streghe anglosassoni, essa infatti non indossa nessun cappello a punta, ma una pezzóla di stoffa pesante, annodata in modo vistoso sotto il mento.
Vola su una scopa, simbolo di pulizia, purificazione e rinascita; la tradizione vuole che cavalchi loggetto al contrario rispetto alle altre streghe, tenendo le ramaglie davanti a sé.


La  vera Befana tiene i doni in sacchi di iuta slabbrati e antichi quanto lei, talmente deformati da parere dei calzettoni enormi; dentro si trovano dolciumi e leccornie per i bambini buoni e carbone e aglio per chi invece è stato un po troppo monello. Il dettaglio del carbone èquel che rimane degli antichi rituali dei falò propiziatori, è simbolo del rinnovamento stagionale e ricorda anche i fantocci bruciati durante le celebrazioni.
A partire dal IV secolo d.C. la Chiesa di Roma inizia a condannare pubblicamente i riti e le credenze pagane, sottolineandone linfluenza satanica; le abitudini però, come sappiamo, sono assai radicate nei comportamenti del popolo e difficili a scomparire, ne consegue unovvia sovrapposizione di nuovi concetti su antiche cerimonie e una complessa miscelanza di credenze che nascondono sotto un velo cattolico elementi pagani intelligentemente occultati. La figura femminile che vaga nella notte per risvegliare la natura si tramuta in una strega, brutta e spesso spaventosa, ma comunque non maligna.


Ulteriore tentativo di cristianizzare la giornata del 6 gennaio sta nellassociare la figura della Befana ai Magi. Si racconta che, una notte, i sacerdoti incontrarono una vecchina, alla quale chiesero indicazioni per proseguire nella giusta via che li doveva condurre da Gesù; pare che la donna non solo non li aiutò, ma rifiutò linvito degli uomini che la spronavano a proseguire con loro il viaggio. Secondo la leggenda, lanziana si sarebbe poi pentita e avrebbe iniziato a pellegrinare per la terra, consegnando doni ai bambini che incontrava sul suo cammino, nel tentativo di espiare la propria colpa.
Nel 1928 è introdotta la festività della Befana fascista, giornata in cui vengono distribuiti regali ai ragazzini più poveri; dopo la caduta di Mussolini tale festività continua ad essere in vigore nella sola Repubblica Sociale Italiana.
Nel periodo più recente la Befana entra nel calendario legale inserendosi allinterno dellanno gregoriano; a livello liturgico termina così il  Tempo Liturgico forte, o natalizio, e comincia quello Ordinario, ed è per questo che si recita: Epifania, tutte le feste porta via.
Quello che apprezzo di tale giornata è il fatto che si continui a festeggiarla. È una delle poche usanze rimaste intatte, nonostante linflusso della globalizzazione e la generale ondata di appiattimento delle culture, in nome di un politically correct che di corretto – a mio parere –  non ha granché.
Altro aspetto che mi affascina è il concetto che persevera nelle diverse tradizioni e che sopravvive al tempo: la figura ingobbita ricoperta di stracci è metafora dellanno vecchio, vissuto e consumato, è la secca natura invernale che volge al termine e ci lascia la possibilità di sperare nel periodo a venire.
La Befana è la Dea Anziana ormai pronta ad essere bruciata come un ramo secco, per far sì che dalle ceneri rinasca la Natura sotto la luna nuova, prima di perire però la donna distribuisce doni da piantare affinché nascano e crescano lanno successivo.
È dunque il momento dei buoni propositi, quali sono i vostri?

Alessia Cagnotto 

Lavori al canile di Chieri

La Giunta comunale ha deliberato un contributo di circa 150.000 euro per la realizzazione di opere di manutenzione straordinaria presso il canile di Chieri, struttura di proprietà comunale ma gestita dalla sezione di Chieri dell’E.N.P.A.(Ente Nazionale Protezione Animali). Lo annunciano il vicesindaco e assessore al Bilancio Roberto Quattrocolo e la consigliera comunale Sveva Sapino, che ha la delega relativa a Tutela e Benessere degli animali.

Il canile, sito in Regione Tario e gestito dall’E.N.P.A, è un presidio sanitario che svolge importanti funzioni ed è una struttura a cui fanno riferimento numerosi altri Comuni dell’area chierese. Commenta il vicesindaco Roberto Quattrocolo: «Con questo stanziamento si potrà procedere alla sistemazione delle strutture direttamente dedicate alla custodia degli animali e di alcuni locali ed impianti del canile, migliorando così le condizioni di vita agli ospiti.  Oltre alle risorse per la manutenzione straordinaria, la Giunta ha approvato la proroga della convenzione per la gestione del canile sino all’inizio del febbraio 2029, per allinearla alla durata decennale del contratto di diritto di superficie stipulato con lo stesso E.N.P.A. Ai volontari va il nostro ringraziamento per l’impegno svolto, in particolare sul versante del contrasto del randagismo, dell’affidamento dei cani e della sensibilizzazione dei cittadini, sempre più necessaria a fronte dei sempre numerosi casi di rinuncia di proprietà».

Aggiunge la consigliera Sveva SAPINO: «Questo intervento non è solo un’azione di manutenzione ma una scelta politica chiara. Come Amministrazione riteniamo che il benessere animale sia indicatore imprescindibile di civiltà per una comunità. Investire sulle sue strutture significa garantire condizioni di vita più rispettose per i cani ospitati, ma anche affermare chiaramente che ogni animale, indipendentemente dalla sua storia o dalle sue possibilità di adozione, merita cure e rispetto. Questo impegno non sarebbe possibile senza il lavoro quotidiano dei volontari, che rappresentano un patrimonio straordinario, perché con competenza e dedizione si prendono cura non solo degli animali ma anche del legame tra il canile e la cittadinanza. Valorizzare il loro ruolo significa rafforzare una rete di responsabilità condivisa, che è alla base di una vera tutela del benessere animale».

Margherita di Savoia-Genova, prima Regina d’Italia

 

Ricordata dall’Associazione Internazionale Regina Elena Odv nel centenario della sua dipartita

Domenica 4 gennaio 2026 ricorreva il primo centenario della dipartita di Margherita di Savoia-Genova, prima Regina d’Italia.
Per ricordare la sovrana, tramite il suo Comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni piemontesi, l’Associazione Internazionale Regina Elena Odv ha organizzato diverse cerimonie, in particolare una S. Messa nel Santuario della Madonna dei Laghi di Avigliana, intriso di storia Sabauda e dove il Sodalizio ha celebrato la solennità di S. Maurizio nel 2024 alla presenza del suo presidente internazionale, S.A.R. il Principe Sergio di Jugoslavia. 
Il luogo di culto è stato edificato attorno ad un pilone medievale, davanti al quale era solita recarsi in preghiera Bona di Borbone, consorte del Conte di Savoia Amedeo VI detto “il Conte Verde”, chiedendo la grazia di poter avere un erede maschio. Il suo desiderio venne esaudito il 24 febbraio 1360 con la nascita al Castello di Avigliana del futuro Conte di Savoia Amedeo VII, detto “il Conte Rosso”. Attorno al pilone venne costruita una piccola edicola affidata agli agostiniani. Tra il 1622 e il 1642 per volere dei Duchi di Savoia Carlo Emanuele I e Vittorio Amedeo I, antenati della Regina Margherita, venne edificato l’attuale santuario, affidato ai Padri Cappuccini, che vi rimasero fino all’invasione buonapartista. Il complesso dal 1887 al 1893 venne destinato ad ospedale e dal 1893 è gestito dai Salesiani.
Nella chiesa sono custoditi quattro quadri donati nel Seicento dal Cardinale Maurizio di Savoia, sestogenito del Duca Carlo Emanuele I: un “San Maurizio” di Guido Reni; un “San Michele nell’atto di sconfiggere Lucifero” opera di Antonio Maria Viani, la copia della “Madonna dei Pellegrini” del Caravaggio e un “San Francesco in adorazione del Crocifisso” di Carlo Vacca.
La S. Messa, l’unica in Piemonte in memoria della prima Regina d’Italia in questa giornata, è stata celebrata alle ore 11,30 da Don Gianni Di Maggio, Rettore del Santuario.
La chiesa era gremitissima, a testimonianza dell’affetto del quale gode ancora la sovrana.
La Regina Margherita, impersonata da Marilena Sema, era accompagnata dalla sua dama d’onore la Marchesa Paola Pes di Villamarina e da Eugenia Attendolo Bolognini, Duchessa Litta Visconti Arese.


Erano presenti anche i seguenti gruppi storici:

–        “I Marchesi Carron di San Tommaso” de “Il Colibrì Aps” di Buttigliera Alta, che hanno impersonato gli ultimi membri del Casato Carron, che fu per secoli il braccio destro di Casa Savoia: Gerardo, Marchese di San Tommaso e di Avigliana, nonché Sindaco della cittadina dal 1855 al 1862, il quale fu estratto a sorte per partecipare alle nozze di Umberto di Savoia e Margherita; sua moglie Paola Solaro del Borgo e sua sorella la Contessa Clementina, la quale, quando dimorava a Villa San Tommaso di Buttigliera Alta, ogni giorno veniva a presenziare alla S. Messa in questo Santuario;

– “Della Fenice” di Pianezza, che vestivano magnifici abiti ottocenteschi.

Alla funzione religiosa la delegazione dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv è stata guidata dal Vice Segretario Amministrativo Nazionale, accompagnato da soci.

Margherita di Savoia-Genova nacque alle ore 00:45 del 20 novembre 1851 a Palazzo Chiablese di Torino, primogenita di Ferdinando, primo Duca di Genova e di Elisabetta di Sassonia. Suo padre era secondogenito di Re Carlo Alberto e quindi fratello minore di Re Vittorio Emanuele II, il quale fu scelto come padrino di battesimo per la piccola Margherita.
La futura Regina d’Italia trascorse l’infanzia a Palazzo Chiablese e nei castelli di Govone e Agliè.
Il 6 febbraio 1854 nacque suo fratello minore Tommaso e il 10 febbraio 1855 il Duca di Genova si spense, lasciando orfani i suoi giovani figli.
Margherita, dopo aver rifiutato un possibile matrimonio con il futuro Re di Romania Carlo I, il 22 aprile 1868 sposò nel Duomo di Torino suo cugino il Principe di Piemonte Umberto di Savoia.
La cerimonia venne officiata dall’Arcivescovo Alessandro Riccardi di Netro, che aveva tenuto a battesimo la principessa. In occasione delle nozze Re Vittorio Emanuele II creò il Corpo dei Corazzieri reali e conferì per la prima volta l’Ordine della Corona d’Italia, istituito con Regio Decreto il 20 febbraio precedente per premiare tutti coloro che si erano distinti al servizio della Nazione. Tra gli insigniti ci furono Alessandro Manzoni e Giuseppe Verdi.
La coppia scelse di stabilirsi a Napoli, alla Reggia di Capodimonte, mentre la Villa Reale di Monza fu eletta a loro residenza estiva.
Dalla loro unione nacque un figlio: il Principe Vittorio Emanuele, che vide la luce nella Reggia di Capodimonte l’11 novembre 1869 e ricevette dal nonno Re Vittorio Emanuele II il titolo di Principe di Napoli.
Dopo la Breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870 e la visita del Re a Roma il 31 dicembre dello stesso anno per verificare i danni causati dall’esondazione del Tevere e testimoniare la sua solidarietà ai romani, il primo ingresso ufficiale di Casa Savoia nell’attuale capitale d’Italia fu proprio quello di Umberto e Margherita il 23 gennaio 1871 sotto una pioggia battente. Nonostante il brutto tempo la Principessa di Piemonte ordinò che la carrozza fosse tenuta scoperta per farsi vedere dalla popolazione venuta in gran numero ad acclamarli.
Umberto e Margherita scelsero come loro residenza romana il palazzo oggi sede della Consulta.
Saliti al trono il 9 gennaio 1878 in seguito alla morte di Re Vittorio Emanuele II, dopo sei mesi di lutto visitarono le principali città del regno; a Bologna incontrarono il poeta Giosuè Carducci, il quale, rimasto incantato dalla grazia e dalla bellezza della Regina Margherita, da repubblicano diventò un acceso sostenitore della monarchia.
Nel giugno 1889 su invito della Regina Margherita, il cuoco Raffaele Esposito fu convocato alla Reggia di Capodimonte per cucinare tre pizze; la sovrana apprezzò particolarmente quella con pomodoro, mozzarella e basilico, colori della Bandiera italiana. Il piatto venne quindi immediatamente ribattezzato in suo onore e nacque così la Pizza Margherita. La regina introdusse a Corte e poi in tutto il paese la tradizione dell’Albero di Natale, che aveva appreso da sua madre Elisabetta di Sassonia.
Il 29 luglio 1900 Re Umberto I venne ucciso a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci dopo aver assistito alla cerimonia di chiusura di un concorso ginnico. Nelle ore successive al regicidio Margherita scrisse una preghiera, intitolata “Devozione” e articolata in cinque misteri dolorosi.
Diventata regina madre, a Roma scelse come sua residenza “Palazzo Boncompagni Ludovisi”, oggi sede dell’ambasciata degli Stati Uniti, mentre l’autunno lo trascorreva alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, che con lei visse i suoi ultimi fasti sabaudi.
Nel 1899 si fece costruire a Gressoney-Saint-Jean Castel Savoia, dove vi dimorò durante la stagione estiva fino al 1925. Durante i suoi soggiorni si preoccupava dei bambini poveri e della loro educazione alla scuola del villaggio, organizzando per loro merende e giochi.
Allo scoppio della Grande Guerra trasformò il suo palazzo a Roma in ospedale.
Nel 1914 acquistò “Villa Etelinda” a Bordighera e nel suo parco fece costruire “Villa Margherita”, che venne inaugurata il 25 febbraio 1916.
L’ultimo grande evento al quale presenziò furono le nozze di sua nipote la Principessa Mafalda con il Principe Filippo d’Assia-Kassel celebrate al Castello Reale di Racconigi il 23 settembre 1925.
Si spense nella sua villa a Bordighera il 4 gennaio 1926, all’età di 74 anni e venne sepolta al Pantheon.

ANDREA CARNINO

Valutare l’impatto oggi: perché Torino investe sulle competenze che contano

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In un contesto economico e sociale in rapido cambiamento, parlare di valutazione di impatto non significa più limitarsi a misurare risultati o a compilare report, ma dotarsi di strumenti concreti per prendere decisioni migliori. È da questa consapevolezza che nasce la VII edizione del Corso Universitario di Aggiornamento Professionale (CUAP) in Valutazione di Impatto Sociale, promosso dal Dipartimento di Management dell’Università di Torino.

Negli ultimi anni, fondazioni, pubbliche amministrazioni, imprese e operatori della finanza a impatto si sono trovati di fronte a una crescente richiesta di trasparenza e rendicontazione. Allo stesso tempo, l’evoluzione del quadro normativo europeo – e il recente allentamento di alcuni obblighi formali – ha reso evidente un rischio: confondere la rendicontazione con la valutazione, perdendo di vista la sostanza dei cambiamenti generati dai progetti.

La valutazione di impatto, invece, è una competenza strategica. Significa saper distinguere tra ciò che viene fatto e ciò che realmente cambia, tra output e outcome, tra intenzioni e risultati. È una capacità sempre più richiesta a chi opera nei territori, gestisce risorse pubbliche o private, progetta interventi sociali, culturali e ambientali.

Il CUAP in Valutazione di Impatto Sociale si inserisce in questo scenario come un percorso formativo pensato per chi già lavora, e sente l’esigenza di rafforzare il proprio metodo. Il corso, che prenderà avvio il 9 febbraio 2026, si svolgerà online, con una formula compatibile con l’attività professionale, e prevede 125 ore complessive tra didattica frontale e project work applicativi.

Il programma affronta i principali temi della valutazione di impatto: dalle metodologie e dagli approcci più diffusi, alla teoria del cambiamento, dall’uso dei dati nei processi valutativi al rapporto tra impatto, sostenibilità ed ESG, fino alla comunicazione dei risultati. Particolare attenzione è dedicata ai casi pratici, che permettono ai partecipanti di confrontarsi con situazioni reali e complesse.

Un elemento distintivo del percorso è il rilascio di due certificazioni professionaliChief Value Officer e Valutatore d’Impatto – insieme a crediti formativi universitari e professionali. Un segnale della volontà dell’Università di Torino di contribuire in modo concreto alla costruzione di nuove competenze, utili non solo sul piano teorico ma anche sul mercato del lavoro.

Torino, con il suo ecosistema di fondazioni, enti pubblici, imprese sociali e iniziative di innovazione, rappresenta un contesto ideale per sviluppare e sperimentare approcci avanzati alla valutazione. Investire su queste competenze significa rafforzare la capacità del territorio di progettare, valutare e migliorare le proprie politiche e iniziative.

In un’epoca in cui le risorse sono limitate e le sfide crescono, saper valutare l’impatto non è un lusso: è una necessità. E formare professionisti capaci di farlo in modo rigoroso e consapevole è una responsabilità che l’università non può eludere.

Guardie Ecologiche Volontarie, bilancio di un anno

Tra il 1° gennaio e il 30 novembre del 2025 le Guardie Ecologiche Volontarie hanno dedicato 26.185 ore di volontariato a favore della Città metropolitana di Torino, Ente che ne coordina l’attività, ma soprattutto della collettività, svolgendo 3.143 servizi in ambiti che vanno dalla tutela e vigilanza ambientale, all’educazione e alla didattica ambientale nelle scuole di ogni ordine e grado, dalla gestione amministrativa al coordinamento del Servizio, dalla manutenzione del territorio e dei sentieri alla partecipazione a progetti scientifici di monitoraggio.

Il bilancio del servizio prestato dalle GEV e le prospettive dell’attività nei prossimi 12 mesi saranno al centro dei lavori dell’assemblea annuale delle Guardie Ecologiche Volontarie che si terrà sabato 10 gennaio nell’auditorium della sede della Città metropolitana di Torino, in corso Inghilterra 7. I lavori si apriranno alle 9,30 con il saluto del Consigliere metropolitano Alessandro Sicchiero, delegato all’ambiente e alla vigilanza ambientale, alle risorse idriche e qualità dell’aria, alla tutela della flora e della fauna, ai parchi e alle aree protette. Dopo gli interventi dei responsabili delle GEV è prevista la consegna degli attestati di anzianità e dei riconoscimenti alle Guardie Ecologiche Volontarie che hanno conseguito 40 anni di onorato servizio, con l’intervento del Vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo.

I NUMERI DEL BILANCIO ANNUALE DELLE GEV NEI PRIMI 11 MESI DEL 2025

Nell’ambito della vigilanza sul rispetto della normativa in materia di tutela ambientale, che attribuisce alle GEV funzioni di organi di vigilanza e accertamento (ai sensi della Legge Regionale 32 del 1982), sono stati effettuati 3.644 controlli, da cui sonosono emerse 866 criticità. Sono state redatte 255 segnalazioni di diversa natura, trasmesse all’Ufficio di Coordinamento delle GEV per le opportune valutazioni e per l’eventuale inoltro ai Comuni o agli altri Enti competenti. Le attività didattiche e di educazione ambientale hanno previsto495 interventi, che hanno coinvolto 6.596 alunni, appartenenti a scuole primarie, secondarie di primo grado e secondarie di secondo grado. Le Guardie Ecologiche Volontarie hanno inoltre partecipato a progetti di monitoraggio ambientale, tra cui il progetto LIFE WolfAlps, dedicando 924 ore/uomo distribuite su 65 interventi. Nell’ambito delle attività di manutenzione e sentieristica, sono stati effettuati 74 interventi all’interno dei parchi e delle Aree Protette gestite dallaCittà Metropolitana di Torino, per un impiego complessivo di 1.155 ore/uomo. La gestione amministrativa e il coordinamento del Servizio GEV ha comportato705 servizi, per un totale di 4.388 ore/uomo. Di particolare rilievo l’introduzione e l’implementazione di nuove procedure informatiche, finalizzate alla progressiva digitalizzazione e dematerializzazione dei processi, con una significativa riduzione dell’uso della carta e la disponibilità in tempi quasi reali di dati oggettivi di autovalutazione dell’attività, utili all’individuazione di eventuali correttivi e al contenimento delle criticità operative.

“I numeri dell’attività svolta dimostrano l’importanza di una forma di volontariato doppiamente importante. – sottolinea il Consigliere metropolitano delegato Alessandro Sicchiero – Sotto il profilo civico, si tratta di un servizio svolto a vantaggio di numerose comunità locali, in accordo con gli amministratori locali, mentre sotto il profilo ambientale è la dimostrazione che l’informazione, la formazione e il coinvolgimento dei cittadini è fondamentale per preservare gli habitat naturali e la qualità degli ecosistemi del territorio”.

Il nuovo ordine mondiale tra ambizioni e zone d’influenza

 

L’idea di un nuovo ordine mondiale guidato da Trump, Putin e Xi Jinping nasce dalla percezione che le grandi potenze stiano ridefinendo le proprie sfere di influenza. Non esiste una spartizione ufficiale dei territori, ma una serie di mosse politiche, economiche e militari che ricordano una competizione globale sempre più dura.
Gli Stati Uniti, soprattutto nell’era Trump, hanno mostrato interesse strategico per aree chiave: dalla Groenlandia, vista come fondamentale per sicurezza e risorse, fino all’attenzione verso l’America Latina, con pressioni sul Venezuela e su altri Paesi considerati vitali per l’influenza regionale. È una strategia che punta a contenere rivali e proteggere interessi energetici e geopolitici.
La Cina di Xi Jinping guarda invece al Pacifico. Taiwan resta l’obiettivo più sensibile: Pechino la considera parte integrante del proprio territorio e la sua riunificazione è presentata come inevitabile, anche se il tema aumenta le tensioni internazionali. Parallelamente, la Cina espande il proprio peso globale con investimenti, commercio e infrastrutture.
La Russia di Putin punta a recuperare il ruolo perso dopo la disgregazione dell’URSS nel 1991, cercando di riaffermare la propria influenza nelle aree dell’ex spazio sovietico. Più che conquistare nuovi territori, Mosca mira a ricostruire potere e prestigio.
Più che un mondo diviso a tavolino, emerge quindi un sistema instabile, fatto di ambizioni incrociate e competizione continua, in cui gli equilibri globali restano aperti e fragili.

Enzo Grassano

Le origini dello sci a Sauze d’Oulx su Ski

SAUZE D’OULX – Inizio d’anno col botto per Sauze d’Oulx.

La Befana porta in dono un importante servizio su Ski Sport legato alla nascita dello sci a Sauze d’Oulx.

L’appuntamento è per martedì 6 gennaio

Sono in programma sull’emittente Ski ben tre passaggi del documentario di Giorgia Mecca legato ai 120 anni della stazione sciistica di Oulx-Sauze d’Oulx

Il documentario si potrà vendere su Ski Sport alle ore 11:30 nello Speciale Buon Weekend conduzione Demicheli-Frola con saluti e lancio SPECIALE ORIGINE DELLO SCI SN967580; ore 22:00 STD 8 Sport 24 Today conduzione Benci con saluti e lancio SPECIALE ORIGINE DELLO SCI SN967580; ore 00:00 STD 8 News Line conduzione Benci più saluti e lancio SPECIALE ORIGINE DELLO SCI SN967580.

Un documentario che presenterà la storia dello Sci in alta Valle con riprese effettuate lunedì 15 dicembre a Jouvenceaux con l’icona dello sci valsusino Piero Gros e poi venerdì 18 dicembre a Sportinia a Capanna Kind con interventi dell’Istruttore Nazionale di Sci Giuliano Vitton, dello storico e ideatore della gara di sci d’epoca Amedeo Macagno e di Andrea Rondina responsabile marketing della Sestrieres Spa. Nel documentario interventi anche di Daniela Berta direttrice Museo Nazionale della Montagna, di Antonio de La Pierre presidente emerito Ski Club Torino. E poi l’esibizione dei maestri della Project con gli sci d’epoca e protagoniste le nuove leve dello sci di Sauze d’Oulx con i bambini e ragazzi degli Sci Club a guardare avanti al futuro stesso dello sci

L’Assessore al Turismo Davide Allemand invita alla visione: “Siamo decisamente soddisfatti per la messa in onda del servizio di Ski Sport sui 120 anni della nascita della stazione sciistica di Sauze d’Oulx e di Oulx. Un grazie va alla giornalista Giorgia Mecca per il servizio e alla sua troupe. Un grazie a Piero Gros, Giuliano Vitton e Amedeo Macagno per aver reso le loro testimonianze; un grazie ai maestri e ai ragazzi degli sci club per la loro partecipazione; un grazie alla Vialattea per la collaborazione e al Consorzio Fortur per la disponibilità e al Gruppo ABC per la fruizione di Capanna Kind e dello Chalet Mollino. Per il nostro paese è sicuramente un bel biglietto da visita per celebrare non solo questa data ma anche per introdurci al ventennale dei Giochi Olimpici di Torino 2006 e ai 50 anni della medaglia d’oro in slalom speciale del nostro concittadino Piero Gros alle Olimpiadi di Innsbruck 1976”.

In scena al teatro Astra “Gli angeli dello sterminio”

In prima nazionale andrà in scena al teatro Astra , da venerdì 9 a domenica 18 gennaio, la pièce teatrale intitolata “Gli angeli dello sterminio”, dal testo di Giovanni Testori.
Lo spettacolo fa parte della stagione del Teatro Piemonte Europa, che ne cura la produzione in collaborazione con stabilemobile. L’adattamento è di Federico Bellini che affianca Latella anche nella costruzione drammaturgica di un’opera attraversata da immagini estreme e da una lingua che conserva la potenza del testo di Testori. A portare in scena il testo Francesco Manetti, Matilde Vigna e Alfonso Genova.
Cinquanta centauri, angeli di un Paradiso perduto, seminano il terrore tra le rovine di una Milano già devastata dall’Apocalisse. Sono solo temporaneamente sopravvissuti alla fine di tutto in quanto gli eventi di morte si susseguono senza interruzione in tutta la città, trasformata in un vasto obitorio, dove ogni cosa ha perso il suo nome e la stessa urbe, la città,  ha visto il suo Duomo trasformato in latrina o fossa comune. Sarà un cronista, probabile alter-ego dello stesso autore, ad avere il compito di cercare di riordinare la successione dei fatti, affidandosi ai racconti o alle intuizioni di una donna di grande eleganza, una cartomante. Ogni tentativo di dare una logica e una scansione a ciò che avviene si scontra con la rapidità e la frammentarietà della fine, che delega ad ognuno di noi la responsabilità di ricordare o pensare a un’eventuale resurrezione.

Teatro Astra via Rosolino Pilo 6
Tel 0115634352

Mara  Martellotta