Si è svolto presso la Sala Congregazioni di Palazzo Civico, un incontro istituzionale tra la Città di Torino e i massimi rappresentanti della Repubblica di Polonia in Italia. La vicesindaca Michela Favaro ha ricevuto una delegazione guidata da Ryszard Schnepf, ambasciatore della Repubblica di Polonia, per un confronto che ha toccato temi cruciali: dall’internazionalizzazione delle imprese alla gestione del territorio, fino al turismo montano.
Uno dei punti centrali del colloquio è stata la gestione delle risorse idriche e dei parchi urbani. La vicesindaca Favaro ha illustrato i progetti legati ai fondi PNRR, con particolare riferimento al Parco del Valentino. L’obiettivo della Città è il ripristino delle sponde e il rilancio della navigazione lungo il fiume Po. Su questo fronte, Torino e Varsavia hanno già avviato uno scambio proficuo, consolidato dalla recente accoglienza di una delegazione polacca per studiare modelli comuni di sviluppo per le “città dei fiumi”.
Il dialogo ha poi affrontato il settore economico. La vicesindaca ha ricordato l’importanza delle numerose imprese italiane che hanno scelto di investire in Polonia, sottolineando come l’internazionalizzazione sia un pilastro per lo sviluppo locale. In quest’ottica, è stato dato risalto alla cooperazione scolastica, in particolare agli scambi tra scuole alberghiere, e al settore automotive, comparto su cui si stanno intensificando gli scambi tra Torino e Breslavia. Su quest’ultimo punto, Michela Favaro ha ribadito la necessità di investire con forza sulla formazione, elemento chiave per affrontare le transizioni del mercato globale.
L’Ambasciatore Schnepf ha espresso profonda gratitudine per il sostegno che Torino riserva alla comunità polacca residente. “Siamo molto soddisfatti degli eventi culturali realizzati in collaborazione con la Città”, ha dichiarato, evidenziando il forte legame sociale esistente.
Un ulteriore ponte tra le due realtà è rappresentato dalle valli sciistiche piemontesi. I turisti polacchi, infatti, scelgono sempre più spesso le montagne del torinese per le loro vacanze invernali, confermando un trend di crescita che la Città e il Consolato intendono continuare a promuovere.
All’incontro hanno preso parte, oltre alla vicesindaca Michela Favaro e all’ambasciatore Ryszard Schnepf, Anna Kurdziel, Consigliere d’Ambasciata, e Ulrico Leiss de Leimburg, Console Onorario della Repubblica di Polonia a Torino, Alessandro Saglio, vicepresidente di Confindustria Polonia e Paolo Zaccone, Rappresentante della comunità polacca in Piemonte.
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I monarchici del partito monarchico e della stessa Umi non riuscirono mai a fare un qualcosa di simile alla “Mole” che, come scrisse Carlo Delcroix , fu “il più vecchio e strenuo giornale“, diffuso in tutta Italia . Dopo Fedeli il gruppo fu presieduto dall’imprenditore Aldo Piazza. Affiancò Cavallotti come redattore capo del giornale Gian Luigi Boveri, futuro dirigente della Sanità pubblica piemontese. Fedeli fu un uomo eccezionale che, se fosse entrato in altri partiti, sarebbe diventato sicuramente parlamentare e forse anche ministro. Quel gruppo ebbe tanti soci importanti: dalla scrittrice Bianca Galimberti allo scultore Giovanni Reduzzi. Ma La Mole ebbe anche un gruppo Fiat e un gruppo di tramvieri, a dimostrazione del radicamento popolare dell’associazione. Anche Angelo Pezzana scrisse a lungo sulla “Mole”. E’ una pagina di storia torinese meritevole di essere ricordata anche in consiglio comunale dove Fedeli fu consigliere molto autorevole e rispettato anche dagli avversari politici.
Lettere scrivere 

Qualche giorno fa nel mio alloggio di Bordighera ho scoperto, arrivando, che il riscaldamento non era in funzione. Un disastro che avrebbe pregiudicato il lungo fine settimana programmato. Senza sperarci – era di sabato – ho chiamato l’assistenza che mi ha risposto dicendo che faceva il possibile per inviarmi un tecnico. Dopo circa un’ora è suonato il citofono che segnalava l’arrivo insperato del soccorso. Ma questo è solo l’antefatto. Il tecnico non solo si rivelò capace e rapido, ma vedendo alcuni arredi e quadri, nella mia vecchia casa di famiglia, che si richiamano alla storia d’Italia, ha iniziato a raccontarmi che suo nonno era un esule da Fiume cacciato dalla furia titina e mi ha detto che lui non poteva perdonare ciò che i titini avevano fatto alla sua terra di origine. Essendo a fine giornata, abbiamo parlato mezz’ora di temi storici e ho visto in un lui un vero italiano orgoglioso di esserlo. Gli ho fatto vedere il volantino lanciato da D’Annunzio nel volo su Vienna e si è commosso. E si è stabilito tra noi un rapporto come solo avevo conosciuto tra italiani all’estero di cui raccontava mio padre e che io stesso ho potuto constatare. In Italia non mi era mai capitato. Siamo invasi da gente che odia l’Italia, da gente accecata dalla faziosità e affascinata dalla violenza. Gli attacchi velenosi alla Rettrice dell’Università di Torino per aver impedito una nuova devastazione di Palazzo nuovo, sono solo l’ultimo episodio dell’esplosivo meticciato politico tra finti italiani e immigrati che delinquono. Il tecnico del riscaldamento con cui ho stabilito un rapporto a prima vista, accomunati dal rispetto della storia e dal patriottismo, è un nobile esempio a cui guardare per far rinascere l’Italia a nuova vita. Se ci sentissimo tutti più italiani, l’Italia ne trarrebbe un grande giovamento. Il nostro colloquio si è chiuso con due miei piccoli regali simbolici: la stampa di un disegno di Paolo Caccia Dominioni che tra l’altro raccolse le salme dei Caduti ad El Alamein dove aveva combattuto e una coccarda tricolore che mi donarono nel 2011 dopo un mio discorso per i 150 anni dell’Unità a Bordighera. Da un incidente è nato uno spirito solidale tra Italiani. Una cosa molto bella e oggi purtroppo rara.
Ci sono delle fasi nella politica dove è richiesta anche e soprattutto la categoria del coraggio.