ilTorinese

“Fantastiche Grottesche” al Castello degli Acaja

A Fossano, visite guidate alla scoperta degli affreschi di Giovanni Caracca

Fino al 25 aprile 2022

Fossano (Cuneo)

Fra i più importanti esempi di pittura tardo-manierista in Piemonte, il ciclo di affreschi della “Sala delle Grottesche”  al Castello degli Acaja di Fossano, realizzati intorno al 1585 dal fiammingo Jan Kraeck, italianizzato Giovanni Caracca, è al centro della mostra (progetto espositivo site-specific) “Fantastiche Grottesche” promossa, fino al 25 aprile del prossimo anno, dal Comune di Fossano e da “Fondazione Artea”, con il coordinamento scientifico di “Palazzo Madama – Fondazione Torino Musei” e in collaborazione con “ATL” del Cuneese.  Curata dalla storica dell’arte Clelia Arnaldi di Balme – conservatore  presso Palazzo Madama – la rassegna ha in primis lo scopo di approfondire, attraverso un’esperienza immersiva ed una selezione di opere provenienti dalle stesse Collezioni di “Palazzo Madama”, la storia e le vicende dell’artista fiammingo (Haarlem ? – Torino 1607) alla Corte dei Duchi di Savoia, nonché di far luce nello specifico sulla “Sala delle Grottesche” del Castello fossanese mettendola in relazione con la storia dei duchi e delle duchesse di Casa Savoia che proprio qui, nella seconda metà del Cinquecento, soggiornarono curandone a fondo il restauro e le decorazioni. Progetto di grande interesse dunque anche sotto l’aspetto puramente storico poiché  ancora una volta“evidenzia – come precisa Marco Galateri di Genola, presidente della Fondazione Artea – il ruolo di primo piano che la Città di Fossano occupava in Piemonte nella politica espansionistica dei duchi di Savoia”. Realizzati per volere di Carlo Emanuele I e pagati dalla Tesoreria ducale nel 1590, gli affreschi della volta della piccola Sala si sviluppano con stile e linguaggio di grande fantasia e, si potrebbe azzardare, di anticipato surrealismo, intorno allo stemma di Carlo Emanuele e di Caterina Micaela, figlia di Filippo II di Spagna, sposi a Saragoza nel 1585. La realizzazione delle pitture va ricondotta al passaggio della coppia ducale a Fossano durante il viaggio di ritorno dalla Spagna a Torino. Interessante, dal punto di vista estetico, la grande capacità del pittore fiammingo di coniugare accanto alla “cultura degli emblemi” quel particolare gusto per la “decorazione a grottesche” che tanto si diffonde, in seguito alla scoperta agli inizi del ‘500, della “Domus Aurea”, la grande villa urbana (estesa fra il Palatino, l’Esquilino ed il Celio) fatta costruire dall’imperatore Nerone dopo il grande incendio che devastò Roma nel 64 d.C. e i cui affreschi ebbero fin da subito un effetto elettrizzante per l’intero Rinascimento, inflenzando notevolmente artisti di fama come il Pinturicchio o lo stesso Michelangelo e soprattutto il Raffaello delle Logge Vaticane. Il Caracca per oltre trentacinque anni, dal 1568 al 1607, operò alla Corte dei duchi di Savoia Emanuele Filiberto – che lo nomina “pittore nostro con tutti gli honori et prerogative” – e Carlo Emanuele I che lo volle soprattutto come ritrattista di corte, incondinzionatamente apprezzato per le sue doti di artista eclettico e anche di “controllore generale delle nostre fortezze”.

Insieme a Giacomo Rossignolo, originario di Livorno Ferraris, partecipò anche alle imprese decorative del Palazzo di Monsignor di Racconigi, il conte Bernardino di Savoia, e del Palazzo di Miraflores acquistato dai Savoia nel 1585. Nel  Castello degli Acaja a Fossano, i visitatori potranno anche fruire di un percorso multimediale capace di coinvolgerli in un colloquio ideale con Giovanni Caracca. “Il pittore fiammingo – sottolineano gli organizzatori – racconterà la storia dei personaggi che per brevi o lunghi periodi hanno abitato il Castello e approfondirà il tema delle campagne decorative, illustrando i soggetti e il loro significato”. Una selezione di opere dalle collezioni di “Palazzo Madama”, infine, arricchirà la narrazione con ritratti e oggetti dell’epoca, seguendo un doppio filo conduttore: la ritrattistica dei duchi di Savoia e il tema formale della “grottesca” nelle sue varie declinazioni.

Ingresso con visita guidata dal merc. alla dom. e festivi, alle 11 e alle 15. Consigliata la prenotazione.

Info e prenotazioni: tel. 0172/60160 o iatfossano@cuneoholiday.com  www.comune.fossano.cn.it

Gianni Milani

Nelle foto: immagini di Giovanni Caracca dalla “Sala delle Grottesche”

Il cammino verso la luce di Gibran

Gibran nasce in Marocco negli anni ’70. Compiuta la maggiore età e conseguito il diploma, parte per le vacanze estive con l’intenzione di iscriversi all’Università una volta rientrato.

Trascorre quei tre mesi di vacanza insieme agli amici in Spagna, dove vede per la prima volta l’Europa e ne rimane incuriosito. Decide così di non tornare più a casa, abbandona l’intenzione di intraprendere gli studi universitari e inizia un viaggio alla scoperta di questo nuovo continente. Tra viaggi clandestini e ospitalità da parte di associazioni di volontariato, Gibran riesce ad arrivare a Torino dove lo aspetta il resto del gruppo con il quale era partito per le vacanze. Tuttavia, è senza soldi e non sa come contribuire all’affitto e alle spese. Su consiglio degli amici, arrivati in Italia prima di lui, inizia a guadagnarsi da vivere spacciando fumo. Vede diversi ragazzi rincasare a notte fonda con molti soldi e l’idea di un guadagno facile ed immediato lo attrae. Accetta i grammi che gli vengono consegnati ed inizia a venderli trattenendosi la percentuale che gli spetta. Gibran si dimostra sin da subito molto bravo nel trattare con le persone e, nel giro di poco tempo, si crea un’ampia rete di contatti: “Per me era come una sfida, stavo lì al freddo fino a tarda notte ad aspettare gli ultimi che uscivano dal lavoro e che volevano comprare la droga. Non c’era quasi nessuno ma sapevano di trovare me” mi racconta, precisando che lui aveva clienti di ogni tipo e professione, anche quelli meno sospettabili. Gibran riceve numerose condanne ed arresti che lo portano ad iniziare un percorso di recupero all’interno della Comunità Terra Mia. Qui impara il rispetto delle regole e la convivenza e capisce quanto sia importante questo luogo per imparare ad affrontare il mondo perché “là fuori c’è sempre un esame che ti aspetta”. Parlando del suo rapporto con le sostanze afferma che: “La droga era bella all’inizio, poi arrivava la paranoia e lì capivo di aver sbagliato, mi sentivo in colpa. Iniziavo a pensare ad ogni cosa della mia vita, tranne che alle cose felici. Poi ho capito che la droga mi aveva fatto perdere tutto a partire dalla salute e dalla mia dignità”.

Gibran mi racconta l’esperienza del carcere e mi dice che nonostante la sofferenza provata, una volta aver vissuto quei contesti così difficili, la voglia di fare soldi facili quando si ritorna ad essere liberi è sempre molto forte e alla fine le persone ci ricadono di nuovo. Quando gli chiedo che consiglio darebbe ai giovani mi risponde con queste parole: “Direi loro che non vale la pena drogarsi perché alla fine perdi ogni cosa. Diventi sempre più triste e la tristezza si vede nella tua faccia, nei tuoi occhi e nel tuo fisico. Si vede anche quando sorridi perché è dentro i tuoi occhi. Magari chi hai davanti non se ne accorge, perché ti vede sorridere, ma se c’è qualcuno che sa leggere bene le facce capisce che stai male”. Gibran è arrivato quasi alla fine del suo percorso in comunità; un percorso fatto di fatica e tanta forza di volontà.

Ora, in qualsiasi luogo di lavoro lui si rechi, riceve moltissimi complimenti per la sua precisione e la sua dedizione. Alla domanda su quanto quest’esperienza terapeutica abbia influito sul suo cambiamento, lui mi risponde dicendo che la comunità gli ha disegnato la strada ma che il grosso del lavoro deve partire dal singolo individuo. Gibran si immagina in un futuro con una famiglia, un suo lavoro e dei figli. Si sente molto ottimista ma, allo stesso tempo, è consapevole che il sentiero che sta percorrendo sia molto lungo e che necessiti di fede e di speranza.

Con le sue parole: “Al fondo di quel cammino c’è un faro che illumina con la sua luce le nostre ombre. Tutte quelle ombre che prima non vedevamo o fingevamo di non vedere perché usavamo la droga per nasconderle”. Il nostro augurio per Gibran è che continui con fiducia su questo sentiero, consapevole del fatto che qualsiasi percorso si compie facendo un passo alla volta, senza perdere di vista quella luce che già riesce ad intravedere dal punto in cui è arrivato.

Irene Cane

Mascherina obbligatoria fino (almeno) al 9 gennaio

Un’ordinanza emanata dal presidente della Regione Alberto Cirio stabilisce che dal 24 dicembre, e fino al 9 gennaio 2022, in Piemonte è obbligatorio l’uso corretto della mascherina a protezione delle vie respiratorie in tutti i luoghi all’aperto, pubblici o aperti al pubblico.

Fanno eccezione i bambini di età inferiore a sei anni ed i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso del dispositivo.

La decisione ha lo scopo di ridurre le occasioni di contagio e proteggere la popolazione ed è stata condivisa con le Prefetture ed i rappresentanti degli enti locali.

Il mancato rispetto di queste disposizioni verrà sanzionato secondo le misure previste dalla normativa vigente.

Inoltre, l’ordinanza raccomanda fortemente

* l’auto-isolamento domiciliare in caso di sintomatologia respiratoria e/o febbre;

* l’adesione alla campagna vaccinale delle persone non ancora vaccinate o con vaccinazione

incompleta;

* l’adesione alla somministrazione della terza dose per tutti i soggetti per i quali è prevista;

* l’adozione, da parte delle Amministrazioni locali, di tutte le misure possibili per prevenire gli assembramenti nei luoghi pubblici;

* il rispetto di tutte le misure di prevenzione, quali l’utilizzo della mascherina anche nei luoghi ove non ne viga l’obbligatorietà, l’igiene delle mani, l’igiene respiratoria, il mantenimento della distanza interpersonale, l’aerazione frequente degli ambienti chiusi;

* l’effettuazione di un test per la ricerca del Covid prima di incontrare persone estranee al nucleo familiare, in particolare se in luoghi chiusi ovvero in presenza di persone anziane e/o fragili;

* di evitare assembramenti, in particolare in occasioni di feste, manifestazioni, eventi pubblici e privati.

Mascherina obbligatoria fino (almeno) al 9 gennaio

Un’ordinanza emanata dal presidente della Regione Alberto Cirio stabilisce che dal 24 dicembre, e fino al 9 gennaio 2022, in Piemonte è obbligatorio l’uso corretto della mascherina a protezione delle vie respiratorie in tutti i luoghi all’aperto, pubblici o aperti al pubblico.

Fanno eccezione i bambini di età inferiore a sei anni ed i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso del dispositivo.

La decisione ha lo scopo di ridurre le occasioni di contagio e proteggere la popolazione ed è stata condivisa con le Prefetture ed i rappresentanti degli enti locali.

Il mancato rispetto di queste disposizioni verrà sanzionato secondo le misure previste dalla normativa vigente.

Inoltre, l’ordinanza raccomanda fortemente

* l’auto-isolamento domiciliare in caso di sintomatologia respiratoria e/o febbre;

* l’adesione alla campagna vaccinale delle persone non ancora vaccinate o con vaccinazione

incompleta;

* l’adesione alla somministrazione della terza dose per tutti i soggetti per i quali è prevista;

* l’adozione, da parte delle Amministrazioni locali, di tutte le misure possibili per prevenire gli assembramenti nei luoghi pubblici;

* il rispetto di tutte le misure di prevenzione, quali l’utilizzo della mascherina anche nei luoghi ove non ne viga l’obbligatorietà, l’igiene delle mani, l’igiene respiratoria, il mantenimento della distanza interpersonale, l’aerazione frequente degli ambienti chiusi;

* l’effettuazione di un test per la ricerca del Covid prima di incontrare persone estranee al nucleo familiare, in particolare se in luoghi chiusi ovvero in presenza di persone anziane e/o fragili;

* di evitare assembramenti, in particolare in occasioni di feste, manifestazioni, eventi pubblici e privati.

Il bollettino Covid di venerdì 24 dicembre

COVID PIEMONTE: IL BOLLETTINO DELLE ORE 17

LA SITUAZIONE DEI CONTAGI

Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato 4.609 nuovi casi di persone risultate positive al Covid-19 (di cui 3.060 dopo test antigenico), pari al 4,9% di 94.359 tamponi eseguiti, di cui 80.716 antigenici. Dei 4.609 nuovi casi gli asintomatici sono 2.932 (63,6%).

I casi sono così ripartiti: 3.139 screening, 1.114 contatti di caso, 356 con indagine in corso.

Il totale dei casi positivi diventa 448.287, così suddivisi su base provinciale: 35.970 Alessandria, 21.572 Asti, 14.504 Biella, 63.556 Cuneo, 34.690 Novara, 238.461 Torino, 15.937 Vercelli, 16.475 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.887 residenti fuori regione ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 5.235 sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

I ricoverati non in terapia intensiva sono 906 (+38 rispetto a ieri).

I ricoverati in terapia intensiva sono 7(+rispetto a ieri).

Le persone in isolamento domiciliare sono 34.643

I tamponi diagnostici finora processati sono 11.301.326 (+94.359 rispetto a ieri), di cui 2.659.793 risultati negativi.

I DECESSI DIVENTANO 11.991

Otto decessi di persone positive al test del Covid-19, uno di oggi, sono stati comunicati dall’Unità di Crisi della Regione Piemonte (si ricorda che il dato di aggiornamento cumulativo comunicato giornalmente comprende anche decessi avvenuti nei giorni precedenti e solo successivamente accertati come decessi Covid).

Il totale diventa quindi 11.991 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi per provincia: 1.597 Alessandria, 731 Asti, 444 Biella, 1.481 Cuneo, 961 Novara, 5.730 Torino, 552 Vercelli, 380 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 115 residenti fuori regione ma deceduti in Piemonte.

400.673 GUARITI

I pazienti guariti diventano complessivamente 400.673 (+1.508 rispetto a ieri), così suddivisi su base provinciale: 32.180 Alessandria, 19.424 Asti, 12.737 Biella, 57.461 Cuneo, 31.478 Novara, 213.526 Torino, 14.600 Vercelli, 14.776 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 1.585 extraregione e 2.906 in fase di definizione.

Cirio: “Frecciarossa per Parigi prima tappa, poi nelle Valli Olimpiche”

Il presidente della Regione Cirio e l’assessore ai Trasporti Gabusi: “La riattivazione della linea è il primo risultato, ora lavoriamo per la fermata nelle nostre Valli Olimpiche”

 

«Siamo finalmente riusciti a ripristinare un collegamento internazionale importantissimo e proseguiamo il lavoro per riconnettere il Piemonte alle destinazioni principali e portare la nostra regione nel cuore dell’Europa. Il prossimo obiettivo adesso è fare in modo che questa linea abbia una fermata nelle nostre splendide Valli Olimpiche”.

Sono le parole del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alle Infrastrutture e ai Trasporti Marco Gabusi sulla partenza nei giorni scorsi del servizio Frecciarossa Torino-Lione-Parigi.

«Siamo già al lavoro per rendere ancora più attrattiva questa la linea verso il pubblico francese e a servizio del nostro territorio, in particolare delle nostre vallate turistiche – proseguono il presidente Cirio e l’assessore Gabusi -. Abbiamo già chiesto a Trenitalia di prevedere una sosta in Val Susa a Bardonecchia o Oulx. Una opportunità per valorizzare tutte il nostro territorio, favorendo l’arrivo di turisti italiani e stranieri in una valle conosciuta in tutto il mondo per le stazioni sciistiche e per le bellezze naturali, oltre che per la sua storia e le sue tradizioni».

Sere di festa alla Venaria per un Natale da re

Dal 26 dicembre 2021 al 6 gennaio 2022 (ad esclusione del 31 dicembre) la Reggia di Venaria apre i suoi straordinari spazi anche in orario serale per far vivere l’atmosfera magica del Natale nell’incanto dei suoi ambienti barocchi:

 

l’imponente Corte d’onore con l’Igloo di Mario Merz, la Galleria Grande capolavoro dello Juvarra, il Rondò Alfieriano e la Cappella di Sant’Uberto con lo storico Presepe del Re allestito per l’occasione, ospitano il pubblico insieme ad animazioni, performance, momenti musicali e teatrali, secondo un ricco programma curato dalla Fondazione Via Maestra e dal Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino.
Dalle 17 alle 21 nei giorni settimanali, e dalle 18.30 fino alle 22 nel weekend e nei festivi, parte del Piano nobile della Reggia è visitabile alla tariffa agevolata speciale di 5 euro (1 euro per i ragazzi dai 6 ai 18 anni).
A partire dalle 19.30 le suggestive architetture barocche della Galleria Grande, del Rondò Alfieriano e della Cappella di Sant’Uberto si animano con momenti musicali sulle note di pianoforti, arpe e violini, e letture di poesie e racconti legati al tema del Natale.
Un autentico scenario da fiaba, inoltre, è pronto ad accogliere i visitatori già fuori dal complesso monumentale della Venaria Reale: nella piazza della Torre dell’Orologio l’ormai tradizionale grande Cervo luminoso della Reggia sarà attorniato dalle suggestive proiezioni animate della rassegna Immaginaria. Apri gli occhi e sogna a cura del Comune di Venaria Reale, un emozionante racconto di luci e suoni con i simboli della città ambientato lungo il Borgo Antico e non solo, insieme alla programmazione di un ricco palinsesto di eventi ed appuntamenti.

APERTURE PER IL PERIODO DELLE FESTIVITÀ
Dal 26 dicembre al 9 gennaio la Reggia di Venaria è sempre aperta.
Durante il consueto orario diurno, oltre alla Reggia, i Giardini e il Castello della Mandria è possibile visitare le mostre in corso Una Infinita Bellezza nella Citroniera Juvarriana, Il mondo in una stanza presso l’Atelier delle Sale delle Arti, Profumo di Vita al II piano delle Sale delle Arti.
SERE DI NATALE ALLA REGGIA
QUANDO: dal 26 dicembre 2021 al 6 gennaio 2022 (escluso il 31 dicembre).
Dalle 17 alle 21 nei giorni feriali, e dalle 18.30 alle 22 nei weekend e festivi.
DOVE: Piano Nobile della Reggia (dalla Galleria Grande alla Cappella di Sant’Uberto)
COME: tariffe speciali per le visite alla Reggia in orario serale: 5 euro per adulti; 1 euro per ragazzi dai 6 ai 18 anni; ingresso gratuito per i possessori di Abbonamento Musei e Torino Card.

Paolo Bongioanni (FdI): “Salviamo il Tanaro con un contratto di fiume”

Il capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Piemonte: “È un bene che va tutelato, ma senza un approccio eccessivamente ideologico che comprometta lo sviluppo economico”

Tutelare l’acqua, bene prezioso, senza compromettere lo sviluppo economico. È questo l’obiettivo del contratto di fiume, un protocollo giuridico pensato per la rigenerazione ambientale del bacino idrografico di un corso d’acqua. Paolo Bongioanni, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Piemonte, intende proporlo per il fiume Tanaro, affluente del Po che rappresenta una grandissima risorsa, ma che spesso è il primo corso d’acqua ad andare in difficoltà in caso di maltempo. “Recentemente, come Regione Piemonte, abbiamo approvato uno strumento molto importante, che è il Piano della Tutela delle Acque, indispensabile per garantire la gestione di una delle risorse più importanti, uno dei beni più preziosi, l’acqua”, spiega Bongioanni. “L’acqua è un bene di tutti, va tutelata e preservata: dobbiamo fare una riflessione sulle generazioni che verranno dopo, ma senza avere un approccio eccessivamente ideologico che vada a compromettere lo sviluppo economico”. Da qui la volontà di arrivare a una politica condivisa riferita agli assi fluviali, quei fiumi che partono dalla montagna e arrivano in pianura, immettendosi nel Po: “Ritengo che sarebbe auspicabile portare avanti un progetto, il 1.748 del piano sui fondi comunitari 2021/2027, che fa riferimento ai contratti di fiume e prevede fondi importantissimi, 32 milioni di euro. Proporrò questo progetto in riferimento al fiume Tanaro, che è una grandissima risorsa, ma è anche malato, visto che ogni volta che abbiamo piogge intense è il primo a generare problematiche e disastri. Ogni volta dobbiamo rattoppare le ferite e ci troviamo a cercare risorse per tamponare i danni, se non abbiamo da piangere vittime”. La volontà è quella di trovare i partner, gli enti coinvolti in questa operazione che dovrà comprendere la Regione Piemonte, le province di Cuneo, Alessandria e Asti e tutti i Comuni coinvolti nel tratto fluviale del Tanaro: “In questo piano – dichiara il presidente del Gruppo consiliare di Fratelli d’Italia in Piemonte – dovranno esserci anche l’autorità di Bacino, i consorzi irrigui, l’Ecomuseo delle Rocche del Roero, l’Ente Parco Naturale di Rocchetta Tanaro, Arpa Piemonte e la Riserva naturale della Confluenza del Tanaro”. I punti programmatici del contratto di fiume saranno la mitigazione e il contrasto dell’inquinamento idrico e il miglioramento dell’impatto delle attività produttive del fiume Tanaro; la tutela e la valorizzazione della biodiversità fluviale, animale e vegetale; la promozione del turismo naturalistico, outdoor, sostenibile, con itinerari cicloturistici; il recupero delle antiche strutture agricole edelle tradizioni culturali legate alla pesca; azioni di monitoraggio della qualità della risorsa idrica e della pesca ittica; piani di mitigazione delle piene alluvionali e programmi di pulizia del fiume Tanaro e dei suoi affluenti per prevenire le piene; creazione di una governance strutturale del Tanaro che dia vita a un tavolo di lavoro congiunto e stabile tra i soggetti coinvolti.

Gli obiettivi?  Ridurre l’inquinamento, migliorare la funzione culturale e turistica, acuire la capacità di prevenzione (con messa in sicurezza idrogeologica del territorio), condividere le responsabilità tra più enti, ripopolare la fauna ittica autoctona (conmaggiore capacità di pesca), ridurre le specie vegetali aliene invasive, rendere più sostenibile l’impatto delle attività produttive connesse all’attività fluviale e incrementare la capacità di intercettare risorse nell’ambito dei fondi nazionali e comunitari per l’ambiente e lo sviluppo agrirurale. “Non possiamo più permetterci di restituire all’Unione Europea i fondi assegnatici. Èun impegno che la maggioranza regionale dovrà assumersi e così faremo, nell’auspicio che quest’idea di contratto di fiume possa trovare vita entro la fine della legislatura”, conclude Paolo Bongioanni.

Una cabina di regia per il Pnrr

Regione Piemonte, Città di Torino, Città Metropolitana, Università e Politecnico di Torino hanno deciso di costituire una cabina di regia per pianificare gli interventnell’ambito del Pnrr che interesseranno il territorio metropolitano con le modalità più appropriate per garantire il rispetto delle stringenti regole imposte dall’Europa.

L’organismo intende essere uno strumento di raccordo nell’accompagnare tutta la programmazione ordinaria e straordinaria fino al 2026. Obiettivi dichiarati: evitare duplicazioni e sprechi, ma anche aiutare gli enti e le amministrazioni minori facendo opera di informazione e sburocratizzazione.

“Viviamo oggi un momento storico, nel bene perché le risorse che abbiamo per ripartire non ci sono mai state, e nel male per via della pandemia. Dobbiamo da un lato gestire l’emergenza sanitaria, e dall’altro ripartire – ha dichiarato il presidente Alberto Cirio – Bisogna non solo saper fare scelte di prospettiva, quelle che devono cambiare un Paese, una città, un territorio, ma anche saperle fare insieme”.

“Primo esempio in Italia di questo tipo – ha poi detto Cirio – la cabina di regia la chiameremo ‘unità di missione’ per dare ancora più concretezza. In una prima fase, la scorsa primavera, avevamo censito i progetti sulla base dei desiderata dei territori, ora dobbiamo fare una selezione in modo che le risorse vengano indirizzate verso missioni condivise, che possano davvero creare occupazione e ricchezza. Dato che i soldi non li regala nessuno, il Paese verrà chiamato a restituire queste risorse. E noi sapremo farlo solo nella misura in cui le avremo investite non per fare nuova spesa ma per creare occupazione e ricchezza. Il Pnrr del Piemonte prende vita nelle sue declinazioni principali, quelle che a Roma chiamano i progetti bandiera: l’aerospazio, che abbiamo già presentato, l’idrogeno, al quale stiamo lavorando, l’area di crisi complessa a Torino. Grandi direttive che ci permetteranno di investire bene per scaricare a terra gli effetti di queste risorse. Soprattutto bisogna farlo in fretta, perché i soldi scadono, e i soldi che scadono vanno agli altri Paesi d’Europa”.

Muore a 40 anni nello schianto contro un muro

DAL PIEMONTE

Le forze dell’ordine stanno vagliando la dinamica dell’incidente

Ieri un’auto è uscita fuori strada e si è schiantata contro un muro nel Novarese, a Landiona. Nello scontro è morto sul colpo un uomo di 40 anni.  Il 118 giunto sul posto non ha potuto che constatare il decesso. Si sta cercando di capire se la vettura sia uscita di strada da sola  o se siano coinvolti altri veicoli.