“La situazione sanitaria nei Comuni della Via Lattea è sotto controllo e in linea con l’andamento nazionale.
I casi di positività al Covid sono costantemente monitorati e gestiti dagli organi competenti. Le stesse strutture ricettive possono contare sulla collaborazione delle Amministrazioni Comunali che sono in contatto continuo con le ASL di riferimento per le adeguate ed immediate valutazioni.
Sul territorio è disponibile un residence con 10 mini appartamenti finalizzato ad ospitare eventuali casi di isolamento dei turisti. Inoltre le farmacie Jayme di Sestriere, Tintinelli a Sauze D’Oulx e l’ambulatorio medico/traumatologico del dott. Oprandi sempre a Sauze D’Oulx, sono a disposizione dei turisti e residenti per l’effettuazione dei tamponi.
Infine, le stesse attività sportive permettono le passeggiate – con o senza ciaspole – sui vari percorsi individuati. La gestione degli impianti di sci alpino e sci di fondo consentono di praticare queste discipline sportive in sicurezza e senza assembramenti. I controlli sono garantiti grazie al contributo decisivo dei Carabinieri delle stazioni di Oulx, Cesana, Fenestrelle e Sestriere, la Polizia Locale ed un nucleo di Carabinieri in congedo.
Insomma, una stagione invernale – quella che interessa l’intero comparto territoriale della Via Lattea – che, seppur con le note criticità dovute alla persistente pandemia, cerca di soddisfare le esigenze e le aspettative di migliaia di turisti che si recano nelle nostre valli in questo periodo”.
Così Giorgio Merlo Sindaco e Mauro Maurino Vice Sindaco di Pragelato
Cinque anni soltanto, un quinquennio d’oro, dal 1928 al 1933, un pugno di estati e di inverni, l’inizio di un’avventura e il suo immediato declino, lo spazio ed un clima “artistico, propositivo, dialogante e provocatorio” in cui operarono sette artisti, il loro contrapporsi alle tendenze allora imperanti, il cubismo, l’espressionismo, nella vita sfrenata della capitale francese che in quel periodo era divenuta il cuore pulsante, il centro cosmopolita per eccellenza, l’immagine della cultura artistica e letteraria e lo specchio del fermento del pensiero, la culla di ogni movimento avanguardista. Erano “Les Italiens de Paris”, pronti a dimostrare che “Parigi era viva”, come oggi suona la mostra ospitata nelle sale della Fondazione Accorsi – Ometto (sino al 30 gennaio 2022 – titolo che si rifà all’omonima autobiografia di Gualtieri di San Lazzaro, scrittore, editore e critico d’arte, emigrato a Parigi -, a cura di Nicoletta Colombo e Giuliana Godio, con il ricco apporto di
alcuni tra i maggiori musei e Fondazioni italiani, dalla Collezione di Palazzo del Montecitorio – Camera dei Deputati alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro a Venezia ai Civici Misei di Udine, dalle Gallerie degli Uffizi al Mart di Rovereto, dal Museo Revoltella di Trieste al Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “Filippo de Pisis” di Ferrara alla Banca Monte dei Paschi di Siena, sottolineando altresì la presenza di numerose collezioni private, molte decisamente contrarie a staccarsi dai propri tesori ma alla fine – dietro le affettuose premure delle curatrici – pronte ad acconsentire, alla luce della rarità e della bellezza del progetto.
di Léonce Rosenberg, affermato mercante d’arte, che la Grande Depressione americana del ’29, fatta sentire tutta la propria debolezza anche al di qua dell’oceano, mise in grave difficoltà, causa non superficiale e non ultima dell’affievolirsi, a poco a poco, del movimento.
ripudiare come “tentativi contraddittori” le precedenti esperienze pittoriche: da sottolineare capolavori come “Le arciere” del 1933, che sembrano uscite da un ipogeo dell’Italia centrale, “Le spose dei marinai” (1934) fino a spingerci al 1949 con “Ondine al sole”, dove “le donne si sono tradotte in simboli, in segni di una scrittura pittografica che rappresenta l’eternità della vita”.
Infine le opere di Mario Tozzi, forse il più teorico dei Sette, l’artista che fin dal 1924 si propone di divulgare nella capitale francese la conoscenza e l’apprezzamento della pittura italiana dell’epoca, guardando, attraverso i propri dipinti, fonte di suggestiva quanto intensa originalità, ad un ordine ricostituito, ad un classicismo ripensato in una rinascita vitale; guardando altresì a maestri come Cézanne (“Table garnie”, 1922) o spingendosi alla linearità esasperata e all’idealizzazione (“Le bonnet basque”, 1928, altro capolavoro della mostra), sino a contaminare, con differenti materiali, le proprie opere (“Personaggi in cerca d’autore”, 1929), illuminando una stagione che le stanze dell’Accorsi propongono al pubblico in tutta la sua intrigante bellezza.